Creato da: sguardo_d.acqua il 08/01/2011
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Post n°11 pubblicato il 03 Febbraio 2011 da sguardo_d.acqua

Oggi mi sono guardata alla specchio e mi sono vista bella.
Bella più di quando avevo vent’anni.
Ho scoperto la bellezza che ci può essere nelle linee morbide di una donna che ha abbandonato le ossute forme di una ragazzina.
La sicurezza dei movimenti delle mani, l’andatura maliziosa e il peso sapientemente distribuito sui tacchi altissimi.
Il trucco impeccabile degli occhi, la forma perfetta delle labbra.
Il seno grande, morbido, materno, chiuso dentro un corpetto come un’ostrica dentro la sua conchiglia. I capelli profumati di vaniglia che disegnano il profilo delle spalle. Le parole scelte con cura. Il tono dolce e fermo della voce. Le idee chiare in testa. Lo sguardo attento e luminoso.
Tutto questo a vent’anni non c’era.
Prendo le chiavi edesco. “Io sono bella” dico fra me.
Arrivo in città e la luce grigia cambia il colore della mia pelle.
“Tu sei bella” mi dice lui “Lo sei sempre stata”.
Di colpo le sue labbra ingoiano le mie.
E, di nuovo,  mi ritrovo catapultata negli anni bui della mia esistenza senza neppure rendermene conto.
Apro la portiera dell’auto, infilo i miei tacchi nuovi in una pozzanghera, strappo la borsa dal cruscotto e corro via.
“Non ci ricasco più” dico “bella si, scema no.”
E mi rendo conto che a trent’anni non c’è più bisogno di conferme. Che la bellezza può essere un’arma e che non va usata contro se stesse.
E che per essere felici, a volte, bisogna rischiare di rimanere soli per sempre.

 
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-C'è tempo- I.FOSSATI

Post n°10 pubblicato il 24 Gennaio 2011 da sguardo_d.acqua

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini
quando è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere
come sarebbe stata la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente si tende la mano
è il medesimo istante per tutti che sarà benedetto,
io credo da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente mano alla mano
che buffi saremo se
non ci avranno nemmeno avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

 
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Cara mia, come s'invecchia!!!

Post n°9 pubblicato il 24 Gennaio 2011 da sguardo_d.acqua

Presto compirò 30anni.
Penso alle mete raggiunte, a quelle sfiorate, a quelle non volute ma alle quali sono approdata per caso e a quelle che, forse, non toccherò mai neppure con un dito.
Ho comprato una crema anti-rughe la settimana scorsa (cosa che mi fa un pò ridere a essere onesta) che puntualmente dimentico di mettere, non perché mi dispiacciano i segni del tempo, ma solo perchè voglio avere ancora altro tempo.
Però, se ci penso bene, credo di aver vissuto e costruito qualcosa in questi anni, forse il tempo non l'ho sprecato, non del tutto per lo meno.
In effetti la vita è un pò così per tutti: è “come” la viviamo che "ci sazia" da questa fame di vivere che abbiamo. E il "come" è molto soggettivo, prescinde, spesso, dalle aspettative altrui e dal comune buon senso.....

Il mio primo fidanzato storico mi diceva sempre che ero una vecchietta travestita da bambina perché, pur essendo lui più grande di me, si sorprendeva spesso del mio “modo saggio”di vedere le cose.
Col senno del poi non so se ero io la tipa particolarmente matura a quell’età o lui il tipo particolarmente immaturo….
Una cosa però la so per certo: a volte di anni me ne sento 80. E non perché sono stanca di vivere (anzi è proprio il contrario) ma perché è come se avessi vissuto cento vite….
...questo è il problema di quelli che non riescono a farsi scivolare le cose addosso.
Poi capitano momenti, non rari per fortuna, in cui mi riprendo i miei 15anni sotto braccio e guardo il mondo con lo stupore negli occhi di chi vede tutto per la prima volta. Quelli sono i momenti in cui mi amo di più.
D’altra parte c’è sempre tempo per invecchiare.
Quello che manca di solito è il tempo di vivere, il tempo di farsi attraversare dalla vita, il tempo di farsi ferire, di amare e farsi amare, di piangere e sorridere, di urlare, cantare, ballare e di disperarsi.

Ora che ci penso bene voglio la faccia piena di rughe alla fine e spero di averne proprio tante. 

Penso di aver fatto un pessimo acquisto comprando quella crema. Avrei potuto spendere i miei soldi per una birra con gli amici di sempre o con quelli conosciuti per strada in un giorno qualunque. Oppure avrei potuto comprare un libro o il biglietto per un concerto. Avrei potuto comprare un paio di scarpe per andare più veloce, dove non lo so, ma più veloce, perché ho sempre il terrore di avere troppo poco tempo.
Ci sono tante emozioni che voglio ancora provare e riprovare, ci sono tanti cieli che voglio toccare e tanti fondi in cui voglio scavare.
E voglio avere ancora tempo per ammirare le mie cicatrici e per farmene di nuove.

Fa niente, ormai la crema l’ho comprata, tanto vale spalmarmela la sera prima di andare a dormire sperando poi di avere al mattino qualche spazio liscio in più in cui scavare una bella ruga profonda.

Trent’anni, cinquant’anni, ottant’anni saranno sempre troppo pochi per vivere tutta la vita che c’è fuori e dentro ognuno di noi.

 
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Vita da branco

Post n°8 pubblicato il 17 Gennaio 2011 da sguardo_d.acqua

Ho tutto l’Amore del mondo all’altro capo del guinzaglio, certe volte penso di avere io il collare a strozzo perché ogni volta che uno di loro si allontana troppo sono io che mi sento soffocare.
È quel modo tutto speciale che hanno loro di guardarmi negli occhi, come se riuscissero a leggere ogni più intimo pensiero e di comprenderlo. Non c’è bisogno di parole, le parole confondono. C’è un patto segreto fra noi: “io mi fido di te e tu non mi tradirai. Ti amo e ti difenderò sempre. Se sbagli io ti perdono e continuerò ad amarti come prima, anzi, più di prima, perché ne avrai più bisogno”
…certe volte ho paura che la mia “umanità” sia il limite che non mi permette di essere sempre capace di rispettare questo patto.
E poi ci sono le meravigliose scoperte quotidiane, ogni cosa animata o no agli occhi di uno di loro prende un’altra forma, assume un altro significato: un camion che ci sorpassa mentre siamo in auto diventa un mostro da prendere a morsi, la sirena di un’ambulanza diventa l’ululato di un lontano cugino, un vetro troppo pulito diventa l’immagine di un cane feroce, il cassonetto della spazzatura diventa un’enciclopedia di notizie utili sul mondo, ma un estraneo, anche se ha un buon odore, resta sempre un estraneo…il branco siamo noi.
Branco, non famiglia. Perché nel branco c’è molta più onestà, rispetto ed individualità di quella che ci può essere in una famiglia.
E quando siamo fuori dal nostro territorio non c’è nulla di conosciuto o sconosciuto che possa interagire con uno di noi sottraendosi all’occhio vigile degli altri.
Certo a casa, la nostra casa, è tutta un’altra storia…si litiga per un limone rubato dal cesto degli agrumi, che poi ritorna sempre sul tappetino d’ingresso un po’ bucato e lucido di bava, oppure per la scopa che viene trasportata con orgoglio per il giardino come la coppa dei campioni ai mondiali di calcio, oppure per i miei calzini che invece di stare ai miei piedi stanno sempre fra i loro musi finchè, tira di qua e tira di là, per la buona pace di tutti, si riducono in brandelli, un pezzo ciascuno e ai miei piedi non resta altro da fare che congelare, a meno che, uno di loro non decida di accucciarsi proprio sotto la mia poltrona, le volte in cui è concesso a me di stare seduta sulla poltrona, ovviamente.
Certo, ci sono giorni in cui, i nostri odori sono così mescolati che non mi basta un bagno caldo con tanta schiuma per poter andare a fare la spesa senza sentirmi a disagio fra gli esseri umani, ma tanto gli esseri umani non lo sanno che a volte l’odore che emanano è così innaturale e sgradevole che esprime tutta la loro voglia malcelata di nascondere se stessi al naso del mondo…
E poi ci sono le lunghe ed interminabili giornate in cui uno di noi sta male e gli altri, ognuno a modo proprio, s’improvvisano medici ed infermieri, chi pulisce le ferite come meglio può, a volte a suon di vigorose leccate, a volte con puzzolenti disinfettanti, chi si accuccia accanto al povero infermo per dargli conforto, chi ruba la palla e la lascia cadere proprio lì accanto come per dire: “dai, alzati e andiamo a giocare!!! A stare male ci penserai più tardi.”
E a questo punto, con un’equipe di primari del genere, pensate davvero che qualcuno di noi abbia voglia di lasciarsi andare??? Però a volte capita che uno di noi non ce la fa, perché a volte ci sono malattie molto più feroci di qualsiasi branco e più forti di qualsiasi farmaco, e quando questo succede gli altri sono tutti lì accanto accucciati, con nessuna voglia di giocare o di mangiare, con una tristezza che solo noi riusciamo a capire e a condividere.
Forse solo in questi casi, per fortuna rari, siamo un po’ “umani”, per così dire…

 
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Post n°7 pubblicato il 14 Gennaio 2011 da sguardo_d.acqua

C’erano luoghi lontani al di là del cannocchiale, luoghi in cui zattere di pensieri ci avrebbero portato.
Capelli intrecciati di salsedine al vento e suoni di conchiglie nelle orecchie.
Piccole barche alla deriva della mente ci tagliavano il percorso e noi lì a respirare il mare.
Il sole luccicava sulla pelle e le unghie si facevano più bianche.
Versi di gabbiani ondeggiavano sulla spiaggia mentre noi cavalcavamo echi di sirene mute.
Se quei pesci che ci danzavano intorno avessero avuto una meta noi saremmo rimasti soli.
Nulla unisce di più due naufraghi della voglia certa di naufragare.
E nulla li rende più soli.

 
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