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Inizio e fine del viaggio

Post n°477 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da nagel_a


Sydney 1883

Caro V.

non so contare le ore che dividono ogni nostro incontro. Il tempo è un fiume che scorre senza misura da quando i nostri sguardi si sono incrociati quella prima volta. Non faccio che pensarvi, non faccio che tornare sulla Charlotte, al rumore del vostro passo sul legno del ponte, a quel vento che gonfiava le vele e portava spruzzi di sale e di spuma nell'aria. Non so quale forza misteriosa mi abbia indotta a guardare verso di voi proprio in quel momento, quale filo sia stato teso per far sì che i miei occhi ritrovassero ogni risposta nei vostri. Sì. Non so come altro spiegarvi quel senso di quiete che mi appaga solo che mi stringiate tra le vostre braccia. Ogni inquietudine si dissolve, ogni dubbio svanisce, come voi foste la mia certezza e la mia saldezza.
Questo viaggio alle porte di un nuovo mondo mi era pesato alla partenza, ve lo confesso. Di malavoglia ho fatto i bagagli e mi sono imbarcata. E' vero, mi chiederete conto della speranza in un domani migliore che certo debbo avere provato, dell'entusiasmo che dovrebbe celarsi in ogni inizio, stimolo ad ogni nuova avventura.
Ebbene... tutto questo per me era ininfluente. Mi ero persa nell'inerzia di un'abitudine, senza energia per reagire al soffocante conformismo, abulica e svuotata di ogni desiderio.
Ma ora mi chiedo quale singolare destino ci abbia portati sulla stessa nave e, tra i mille passeggeri, a incrociare i nostri sguardi proprio quell'ultimo giorno di navigazione, sotto gli ultimi raggi di un sole radente.
Io non so spiegarvi quanto trabocchi il mio cuore se solo ripenso al velluto ardente dei vostri occhi, quale strano fremito abiti la mia pelle al pensiero delle vostre mani sulle mie spalle. E' come se riusciste a suonare le melodie della mia anima attraverso il corpo, melodie che solo ora apprendo anche se dovevano già essere in qualche remoto anfratto del mio essere.  
Io mi confondo e non so come dirvi la mia gioia nell'aver riconosciuto in voi il mio destino.

Vi attendo

Vostra J.

 

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Commenti al Post:
cineciclista
cineciclista il 04/02/12 alle 17:54 via WEB
Quando un senso dell’esistenza può essere espresso soltanto attraverso un senso preciso della letteratura e in nessun altro modo. Quando l’attimo confuso, fragile di uno sguardo fuggevole coincide con la stabilità e la gioia chiara del destino ma non si tratta di spiegarlo razionalmente, filosoficamente quanto di farcelo sentire addosso, sulla pelle, nelle ossa. Quando attraverso gli occhi calmi di chi legge le parole scritte restituiscono esattamente quello sguardo casuale eppure estremo sulla nave nel suo ultimo giorno di navigazione, tra le folate impetuose del vento, gli spruzzi di sale e di spuma nell’aria.
 
vocevera
vocevera il 06/02/12 alle 21:42 via WEB
mi mancherai, Nagel.
 
ebenezer.le.page
ebenezer.le.page il 06/02/12 alle 22:43 via WEB
" Come mosche per i monelli, così noi siamo per gli dei, ci uccidono per gioco." Era stato il tuo biglietto da visita... quello che mi aveva colpito del tuo blog...
 
beside_me
beside_me il 07/02/12 alle 17:08 via WEB
la parola fine non mi è mai piaciuta,mi ha sempre lasciato addosso uno strano senso di impotenza..mi piace pensare piuttosto che sia un nuovo inizio per te,ed un momento di pausa quì..garbo sensibilità e delicatezza,saranno le note che "ascolterò" ogni volta che ti penserò :)
 
d4ny3L4
d4ny3L4 il 07/02/12 alle 21:22 via WEB
ti abbraccio, sei meravigliosa
 
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"Oltre alla realtà empirica e banale c'era l'ambito dell'immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all'odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. [...] Allora non mi capacitavo del fatto che la maggioranza assoluta dell'umanità appartiene al regno del senso profondo non in virtù del proprio sapere - dono assai raro -  bensì della vita, della raggiante, viva sostanza, e che, dunque, accusarli di ignoranza era sciocco e assurdo. Invece di interrogatori, inquisizioni e tormenti, avrei dovuto osservarli e comprenderli. Osservarli con tenerezza e comprenderli con intelligenza"
A. Zagajewski - Due città

 

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