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Post N° 27

Post n°27 pubblicato il 03 Gennaio 2008 da italolazzaretti_2007

Non vi è alcun duraturo successo che
non

Sia preceduto da un grande sogno
(6)da un proverbio degli indiani della prateria

6° L’attività agonistica
Questo
è un capitolo senza fine(almeno spero),infatti
ho iniziato a gareggiare nel 1960 e nel 2007 la bella
fiaba infinita continua 
L’atletica leggera ha rappresentato per me un’esperienza fondamentale

 (vedere “il mio Parkinson”, “Chi
sono” capitolo 2 ,pagina 15).
Come atleta non ho avuto risultati eccezionali;onesto lavoratore, molta fatica per nulla(se faccio il bilancio
riferito al denaro percepito).La
scelta diventa invecie altamente appagante e il bilancio raggiunge un forte
attivo,quando valuto alla luce delle sensazioni delle
emozioni,dell’importanza della consapevolezza dei propri mezzi ,con le sensazioni,l’emozione,dell’importanza e
della consapevolezza dei limiti personali.Il mio primo sì all’atletica è iniziato
nel 1960 con le Olimpiadi di Roma.
………amor ch’a nullo amato amar perdona,mi prese di costui piacer si forte che come vedi ,ancor non
m’abbandona……….
Con gli ostacoli alti (mt.1,06),poichè
non avevo caratteristiche per questa specialità,ero troppo lento
e piccolo di statura mt.1,70. Ben presto capii che per ottenere
risultati migliori (16” 5/10 nei 110 hs ) avrei dovuto
passare a distanze superiori. sopra esposto,quando mi orientai verso
la specialità dei 400 ostacoli medi (mt.0,91) ma
ahimè,ben presto scoprii che nei 400 ostacoli per tenere una
discreta cadenza di passi,(un intervallo da ostacolo di 35 mt. in
15 passi) era necessaria una alta statura con conseguente
maggiore velocità e quindi ottenere discreti risultati.
Potevo comunque ovviare almeno in parte
con una maggiore resistenza, che è una caratteristica che si può acquisire con
l’allenamento,mentre la velocità è in gran parte ereditaria.In questo modo raggiunsi risultati
discreti nei 400 ostacoli (55”7/10) alternando gare ad ostacoli
con gare sugli 800 metri,dove pure conquistai
soddisfacenti risultati(1’54” 9/10).Continuai dunque a competere sui 400
ostacoli,quella che,almeno per me,rappresenta la gara più
affascinante,ma il mio futuro era il mezzofondo ,dagli 800
fino ai 5000 mt.Le gare sulle siepi con le barriere
fisse di 91 cm avrebbero potuto costituire la specialità più
idonea per le mie caratteristiche psicofisiche, ma non
feci mai la scelta definitiva in quella direzione.Ero a quel tempo già
sposato da
anni,con una figlia e…..decisamente impegnato nel lavoro.Ora
a distanza di tanto tempo conosco le problematiche che unite
all’esperienza tempo l’esperienza accumulata in tanti anni di attività
agonistica hanno contribuito a consolidare risultati.Alla diagnosi di
Parkinson del 1992
dopo un iniziale momento di  smarrimento,ripresi
con determinazione a correre per contrastare la malattia;avevo da
subito deciso di guardare negli occhi questo“ sedicente”
Parkinson.”(vedere “il mio Parkinson”,”Chi sono” rif. to capitolo
II°,pag 15)
 
Spesso riesco a guardare ad eventi non felici o non facili con
autoironia ,o in modo canzonatorio.Ricordo che parlando di gare
dicevo:Pensa che quando corro,ho James Parkinson che mi trattiene per
la maglia ed in quelle condizioni riuscivo a fare due ore di
corsa.L’attività sportiva inizialmente, era finalizzata
a mantenere una forma fisica discreta.Nel 1999 mi resi conto che avrei potuto
provare ed allenarmi per i 200 ostacoli (altezza ostacolo mt
076).Così mi preparai con più determinazione.Scelsi come allenatore Paolo Gilioli
,un amico, con un passato buon ostacolista in gioventù
(14” 7/10 )nel 2003 la prima gara di 200 ostacoli con il tempo 43”66/100 a 57 anni.L’anno
successivo mi supero ulteriormente, la mia migliore prestazione sui 200 ostacoli 38”90/100.E’ dei giorni nostri,l’ultima gara del
2005,a 59 anni facciofermare i cronometri a 38”50 centesimi.
Si sono riuscito ancora a migliorarmi,
di oltre 5 secondi di
miglioramento in 3 anni. Il risultato è
consultabile da chiunque,
perché realizzato in una gara gestita
dalla Fidal
(federazione italiana di atletica
leggera).

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