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Labbra di piuma

Post n°562 pubblicato il 13 Marzo 2007 da strangeskin

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Arriva chiassosa, grassa, ingioiellata come un capotrib¨, tutta tintinii e colpi di tacco largo sulle assi di legno del corridoio semibuio.
Le poltrone nere sono occupate da occhialuti impiegatucci con le chiavi dell'ufficio nella tasca della giacca.
Si pu˛ affermare che il gessato, sia esso grigio a strisce bianche o nero a strisceáblu o blu a strisce grigie, Ŕ tornato di moda o , quanto meno, qualunque negozio della provincia lo sta svendendo a prezzi molto accessibili.

Un uomo travestito da coniglio stacca i biglietti agli spettatori.
Appena la fila si dissipa un attimo, scosta la tenda di velluto nero, afferra un fiasco di vino rosso, lo poggia alle labbra protette da baffi grigiastri e tracanna con veemenza sorsi di chianti schietto.
Poi abbassa la bottiglia e sei o sette gocce si frantumano in terra in decine di goccioline pi¨ piccole.
Il mocassino sottostante ad un abito gessato le pesta e le sparge come humus sulla terra arida.

La signora, capelli tirati in una crocchia nera, faccia cadente e viso macchiato dal tempo, nonchŔ da un trucco eccessivo, batte le mani per chiamare la maschera a sŔ.
L'uomo con grossi piedi di gommapiuma si trascina verso l'innervosita dama.
Lei , senza decoro, ad alta voce chiede di sedere in prima fila.
Il grosso coniglio baffuto tenta di farla ragionare, ma impauriti dalla volgaritÓ della voce che ha scosso i fragili scheletri degli ingessati, un omuccio pi¨ basso degli altri si alza e non risparmiando riverenze, d'altronde mai ne ha risparmiate, offre la sua poltrona alla donna.
Acuendo i rumori, tintinnii, passi, lamenti e sbuffi, la donna si accomoda, si leva la stuola a cui pendono decine di monete arrugginite e la poggia sulla spalla del suo vicino di poltrona.
Per non fare differenza, sulle gambe del ragazzo alla sua destra poggia il suo borsone ornato di piume d'oca puzzolenti.
Si toglie le scarpe, si schiarisce la voce e finalmente tace.

Le luci si abbassano, il buio Ŕ denso come cioccolata, poi, d'improvviso, luce bianca su teli bianchi.
Entra sul palco un ragazzo, smilzo, vestito di nero con una bombetta da capitalista.
Cade a terra, piange e se ne va.

Applausi come rami secchi che si staccano dal tronco, l'attore esce, rientra, riesce, rientra e gli applausi scrosciano.

Passa un ragazzo di colore che vende le rose. Tutti gli impiegatucci si precipitano a comprarne una: chi rossa, chi rosa, chi gialla, chi bianca.
La porgono alla donna chiassosa che mostrando il suo sorriso di crateri neri ringrazia, baciandoli ad uno ad uno.

Suona una campana al centro della scena, lo spettacolo Ŕ finito, la maschera coniglio invita all'uscita.

Suona la campana, il battacchio Ŕ una piuma blu.



 
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