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L'Immortalità dell'anima e l'impermanenza del corpo

Post n°16 pubblicato il 08 Maggio 2008 da studisciamanici
 

di Nello Ceccon

È molto probabile che nei tempi passati ci fosse stata una forte distinzione tra anima e corpo per dare una risoluzione esistenziale alla propria vita. Questo era in parte giustificato al fatto che la vita umana era molto di più in balia degli imprevisti, dipendeva dall’andamento delle stagioni, dalle regole della società e da molti altri fattori che portavano a vedere la vita come un vero e proprio dono dell’Universo.

Nella nostra società invece c’è la tendenza a non fare alcuna distinzione tra anima e corpo proprio perché consideriamo l’individuo nella sua completezza ed interezza. Abbiamo anche una certa propensione ad identificarci con il corpo ed il nostro aspetto materiale. Il massimo che possiamo considerare l’anima è sotto l’aspetto psicologico, cioè quella sfera non materiale ma sempre relativa alle nostre esperienze reali di vita, come ad esempio le memorie, le emozioni, e le fantasie.

Questa nostra visione ha alcuni vantaggi, nel senso che ci obbliga a vivere molto più pienamente la vita attuale, ci dà un aspetto pratico e pragmatico nell’affrontare le cose. Ci sono molti vantaggi nel vivere una vita considerandosi esseri unici, individui completi e realizzati sotto l’aspetto di questa vita terrena.

Ma per certi aspetti il concetto dell’immortalità dell’anima è dentro di noi, probabilmente è un archetipo che non siamo ancora riusciti a cancellare, e continua a rimanere presenti in un substrato profondo del nostro modo di porci verso la vita.  Noi non distinguiamo più la nostra parte materiale con quella spirituale, cui fa invece riferimento il concetto di immortalità, e spesso ci confondiamo e crediamo di essere immortali dal punto di vista materiale. E così l’uomo moderno non si prepara più alla morte, tende a rimuovere questo fatto ineluttabile dell’esistenza, semplicemente non ci pensa più. Ogni istante della vita presente è vissuto con così grande intensità, attraverso il lavoro, le relazioni, l’uso di alcuni strumenti, macchine ed oggetti, che semplicemente ci fa pensare che ogni istante sia illimitato, che ogni momento presente sia infinito. Questo è l’aspetto interessante di vivere con i propri sensi, di sperimentare sensualmente la realtà in cui viviamo, il corpo con cui stiamo convivendo in questa terra. Un altro aspetto invece è che questo non ci porta ad una vera e propria strategia esistenziale, ci fa trascurare gli effetti della nostra vita nel pianeta terra, ed anche gli effetti nel nostro corpo.

La morte la viviamo con grande disorientamento proprio perché non siamo preparati, perché abbiamo sempre pensato di essere immortali, abbiamo agito come esseri che non dovranno mai affrontare quel passaggio dalla vita alla non vita sulla terra.

Nei tempi antichi questo non succedeva, le persone erano preparate alla morte perché avevano inglobato nella loro vita quotidiana l’immortalità dell’anima e l’impermanenza del corpo. Erano consapevoli che c’è una netta distinzione tra l’esistenza terrena e quella eterna, conoscevano entrambe, e vivevano il passaggio tra le due esistenze in modo graduale e meno traumatico di quello che succede adesso.

Come possiamo fare per affrontare la morte con serenità? Credo che la cosa più semplice sia quella di fare come facevano i nostri antenati nella Classicità, cioè parlandone, elaborando ipotesi, esplorando con le nostre percezioni dirette i confini delle due realtà, cercando sempre nuove prospettive esistenziali. È necessario ricreare una cultura del momento di passaggio della nostra vita, portando la consapevolezza del vivere in chiave esistenziale, chiedendoci ogni giorno “chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando”. In molte società tradizionali, ancora presenti sulla terra, la vita viene imperniata per quello che succederà nell’aldilà, ogni atto ogni respiro di questa vita viene vissuto in funzione, ad esempio, di quello che ci porteremo dietro in termini di consapevolezza al momento del passaggio. Se la nostra vita è stata piena di traumi vissuti e non risolti, se è stata piena di malinconia, di rimpianti, di emozioni gravi e pesanti, è probabile che tutto questo ce lo porteremo appresso. Se invece viviamo in maniera “libera”,  ma con impegno, pienezza e consapevolezza, è probabile che nell’aldilà ci porteremo dietro la nostra coscienza, senza i traumi ed i problemi irrisolti in questa vita.

La cosa certa è che non ci portiamo dietro i beni materiali, e per l’uomo moderno, non abituato a pensare a questo, il momento del passaggio potrebbe essere un trauma, una ulteriore sofferenza, oltre che una sofferenza per le persone vicine, parenti, famigliari ed amici.

La riscoperta di questi argomenti potrebbe portare a nuove visioni della vita, ad approfondire il proprio motivo per cui stiamo percorrendo questo cammino sulla terra, e potrebbe dare nuove prospettive, nuove ed ampie percezioni  della realtà, del mondo circostante, delle relazioni, creando nuove opportunità per tutti, in armonia e serenità, come è l’Universo in cui siamo.

 

 
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Scoprire le origini sciamaniche italiane

Post n°14 pubblicato il 26 Febbraio 2008 da studisciamanici
 

di Nello Ceccon

Sarebbe molto bello poter affermare con certezza che anche le nostre tradizioni spirituali, qui in Italia, hanno una matrice sciamanica che si è tramandata fino ai giorni nostri. In realtà c’è una discontinuità che dura da alcuni secoli, forse tre o quattro. Ma se facciamo riferimento alla storia dell’ uomo, così come la conosciamo, possiamo affermare che 300 o 400 anni sono veramente poca cosa, rispetto a quanta conoscenza ed esperienza abbiamo accumulato nelle nostre cellule.

Inoltre abbiamo tutta una serie di siti storici che si sono conservati, ed altri che stanno venendo alla luce.

Un po’ come stanno facendo i Nativi Americani, dopo la loro grave sconfitta avvenuta nel XIX secolo, abbiamo la responsabilità di riscoprire da dove proviene tutta la nostra spinta spirituale, che è presente in tutti noi. Possiamo affermare questo per andare oltre al luogo comune che stiamo vivendo in una società materialista, perché se parliamo ad ogni singola persona, possiamo rilevare interesse, anche solo di conoscenza, per molti temi filosofici, esistenziali, spirituali. Ogni adulto da bambino si è chiesto “da dove vengo?” e probabilmente la risposta che ha ricevuto, se l’ha ricevuta, non lo ha soddisfatto, e così questa domanda a livello subliminale se la sta portando dietro ancora adesso. Lo possiamo verificare con i nostri famigliari, con parenti ed amici, per comprendere che il bisogno di conoscenza spirituale è intrinseco in noi.

Questo bisogno è la spinta che ha portato anche l’uomo antico a scoprire nuovi mondi, a conoscere la sfera dell’invisibile e a comunicare con esseri non umani e poi anche immateriali.

E’ probabile che le scoperte che ha fatto non siano state indotte da conoscenze o da “dottrine” precedenti, ma che siano derivate da esperienze dirette in queste altre realtà. Abbiamo noi la capacità di ripercorre quello che hanno percorso i nostri antenati?

Se i presupposti su cui si basa lo sciamanesimo sono corretti, la risposta non può essere altro che affermativa. E questa ipotesi ci viene continuamente sufragata dalle esperienze di viaggi sciamanici che vengono vissute dalle persone più diverse. Spesso queste esperienze si rifanno ad eventi mitici che sono sopravvissuti per millenni, come ad esempio la disgregazione del corpo, smembramento, e la successiva rinascita, oppure l’albero della vita, che nel basso entra nel mondo superiore e verso l’alto entra nel mondo celestiale. A volte coloro che compiono il viaggio sciamanico sperimentano le stesse percezioni sensoriali dell’animale di potere che hanno incontrato, con il volo, con la corsa a quattro zampe, oppure con il contatto degli elementi della terra e dell’acqua.

Un modo molto frequente per entrare nella mitologia è connettersi con gli spiriti del luogo. Gli antichi romani avevano un termine che usavano insistentemente, il Genius Loci, cioè sentivano la presenza di entità soprannaturali associate con un determinato luogo. Se andiamo in un luogo storico, dove sappiamo che sono vissuti con una certa intensità i nostri antenati, vediamo che risulta facilissimo connettersi con questi Genius Loci, e ricevere da loro conoscenze, rituali, e riscoprire le cerimonie che venivano svolte per onorarli. È possibile risalire anche agli stili di vita del luogo, come le persone si vestivano, quali strutture architettoniche avevano i villaggi, le gerarchie e le organizzazioni interne della comunità. Possiamo scoprire mondi affascinanti, molto più ricchi e dettagliati di qualunque libro di storia, documentario o film.

Buon viaggio!

 
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Cerimonia per il Solstizio d'Inverno

Post n°13 pubblicato il 18 Dicembre 2007 da studisciamanici
 

Il Solstizio d’Inverno

È importante celebrare questo grande momento di passaggio, il più significativo nel ciclo annuale delle stagioni. Per i popoli antichi durante questi giorni si celebrava l’apertura della porta degli dei, cioè il passaggio verso il cielo. È la vera rinascita dell’uomo, la speranza che ancora una volta la vita divina ritorni sulla terra, attraverso la connessione dei suoi figli con il mondo celeste. Secondo le tradizioni, proprio in questo giorno nascono molti avatar, esseri illuminati che portano i messaggi degli dei.

La porta degli dei la possiamo immaginare rivolta proprio in alto, sopra la nostra testa, nella direzione zenitale.

Per lo sciamano è la direzione che porta nel mondo Superiore, verso l’Alto, dove si trovano i Maestri Spirituali. È cioè il momento dell’anno in cui si apre di nuovo questa fenditura nel cielo, dove possiamo trovare tutti i poteri per iniziare un nuovo ciclo, in collaborazione con il divino.

In questo giorno è fondamentale alleggerirsi di tutti i pesi che abbiamo portato, che ci sono stati accollati o che abbiamo raccolto durante l’anno. Solo quando siamo leggeri possiamo spiccare il volo verso il punto più alto della volta celeste.

Per questa ragione si può celebrare il Solstizio d’Inverno facendo un piccolo rituale con il fuoco, che in tutte le tradizioni primordiali è un altro elemento caratteristico per questo periodo.

Seguendo la traccia del rito del fuoco descritto per il Solstizio d’Estate, potete fare una lista delle cose che volete lasciare andare dell’anno appena trascorso. Ad esempio un litigio, una sconfitta al lavoro, una perdita sentimentale… qualunque cosa che in questo momento sentite che vi è d’impedimento per la vostra vita.

Il Solstizio d’Inverno è il periodo in cui, come Jano bifronte nella tradizione Romana, guardiamo al passato e ci rivolgiamo al futuro. Dopo questa lista del passato, che avete donato al fuoco, con l’aiuto delle fiamme, o con l’aiuto del vostro Maestro Spirituale, chiedete un suggerimento, una particolare strategia per il nuovo periodo che sta nascendo. Il mondo che sta in Alto vi risponderà sicuramente, e vi darà delle grandi indicazioni per la vostra nuova vita.

Il Solstizio è la festa del sole, del suo ciclo sulla terra, ed un modo per onorarlo è quello di osservare i momenti di passaggio, l’alba ed il tramonto. Il Solstizio d’inverno corrisponde nel ciclo giornaliero al sorgere del sole e cioè all’alba. E’ una esperienza molto interessante osservare il sorgere del sole, nel punto più verso sud di tutto l’anno. A volte le mattine fredde di questa stagione hanno il loro fascino, ed il sole rosso del mattino è una grande medicina!

 

 

 

di Nello Ceccon

 
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La Via Polare

Post n°12 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da studisciamanici
 

Alcune note sullo sciamanesimo nelle tradizioni esoteriche occidentali

Di Nello Ceccon

Mi sembra interessante poter aggiungere una nuova dimensione alla nostra esistenza. Molte tradizioni esoteriche parlano della dimensione terrestre o solare, che va da oriente ad occidente, secondo la direzione del sole, e la direzione verticale o polare, che va dal basso all’alto.

Le esperienze della vita quotidiana ci conducono nella dimensione terrestre, dove il percorso del sole stabilisce tutti i ritmi della nostra vita, i suoi cicli ci accompagnano dal momento in cui nasciamo fino al momento in cui lasciamo questa vita. L’età, le stagioni, le settimane ed i giorni sono la nostra dimensione, le direzioni terrestri sono lo spazio dove ci muoviamo.

I popoli antichi sapevano che c’era un’altra via da esplorare: era la via dove passa l’asse del mondo, dove l’albero della vita cresce. L’albero è il simbolo della dimensione polare, perché con le sue radici affonda dentro al terreno e con i suoi rami si eleva verso il cielo. L’albero è fisso, immobile, perciò tutto si muove intorno a lui, proprio come l’asse di rotazione di qualunque corpo, e come i poli della terra. È il luogo dove tutto è perfettamente immobile, dove ci si può ritirare fuori dallo spazio e dal tempo che conosciamo.

Descritto in questo modo ci viene voglia di sperimentare questa dimensione assiale, ma dove si trova? Come è possibile raggiungerla?

In origine l’uomo poteva vivere perfettamente in entrambe queste dimensioni. Poteva muoversi nello spazio-tempo terreno ma poteva anche viaggiare in altre dimensioni, e spesso andava in basso, verso mondi sotterraneo oppure in altro, verso mondi celestiali. Così sono nate le conoscenze sciamaniche, sviluppate nella dimensione assiale, e questi uomini e donne dell’antichità sapevano che in queste dimensioni si potevano avere esperienze difficili da raggiungere nella dimensione terrestre. Gli incontri con poteri sconosciuti, gli incontri con spiriti sotto forma di animali nei mondi sotterranei e con sembianze umane nei mondi celestiali, hanno contribuito a rendere ancora più interessante queste esperienze. Le società tradizionali hanno collegato il loro potere con il potere della dimensione assiale, così sono nati i primi miti, le prime credenze di mondi che esistono al di là di quello terrestre.

L’uomo o qualunque essere vivente, come l’albero, è il punto d’incontro della dimensione terrestre e della dimensione verticale, assiale, perciò ogni uomo è il centro del mondo concepito nelle varie dimensioni. Questo in definitiva è anche il significato primario del simbolo della croce, dove la linea orizzontale, quella terrestre si incontra con la linea verticale, quella assiale, ed al centro si trova l’essere vivente. Il potere della croce sta proprio in questo, ed è importante divenire consapevoli che possiamo anche adesso, nonostante queste conoscenze siano superate da migliaia di anni di storia e religioni occidentali, essere il centro del mondo, essere liberi di decidere quale dimensione esplorare.

Siamo nati in questa terra ed è un nostro diritto di nascita potere esplorare le altre dimensioni, che ci permettono di salire verso il cielo o di scendere sotto la terra.

Lo sciamanesimo è la via più diretta per esercitare questo diritto di nascita, perché sta alla base di ogni pratica spirituale, e perché permette nell’immobilità di essere il centro di tutti mondi. Lo sciamano conosce molti modi per entrare nel mondo di sotto e per salire nei mondi che stanno in altro, per ogni fuori dalle dimensioni spazio temporali di questo mondo. Ma soprattutto dà la possibilità ad ogni persona di sperimentare questo, perché è consapevole che in ogni persona passa l’asse del mondo e che c’è un centro da dove partire.

Perché viaggiare in questi mondi?

Come dicevano gli sciamani dell’antico Messico, dobbiamo renderci conto che abbiamo la libertà di percezione, è cioè che ci possiamo liberare dalle percezioni del mondo terrestre, le percezioni con cui siamo stati allevati, quelle che ci danno la dimensione limitante della vita.

Le vere guarigioni provengono solo dalla dimensione verticale, e lo sapevano bene i nostri antenati, che hanno affidato la loro sopravvivenza alle Divinità, ad esseri invisibili ma con poteri illimitati.

I mondi della dimensione verticale non hanno i confini del mondo terrestre, per questo conoscono solo abbondanza e prosperità, invece che mancanza e bisogni, conoscono la guarigione invece che la malattia, conoscono l’armonia anziché la sofferenza. Sono mondi che vanno oltre la dualità cui siamo abituati in questa terra. Perciò come non esiste il giorno e la notte, non esiste il bene ed il male, non esiste la ricchezza e la povertà, non esiste l’abbandono e la solitudine, non esiste l’odio contrapposto all’amore, il buio contrapposto alla luce, non esiste il caldo ed il freddo. Le dualità appartengono solo al mondo terrestre, nei mondi in altro ed in basso esiste solo l’unione, l’amore incondizionato, e la luce infinita.

Viaggiare in questi mondi, sentirsi il centro di tutto l’universo, ci fa venire in contatto con qui poteri sovrannaturali che hanno alimentato l’umanità fin dai tempi più remoti e soprattutto dà quella libertà che fa superare l’angoscia esistenziale che è presente in ogni uomo moderno.

Il mito della stella polare nasce proprio dalla consapevolezza degli uomini antichi che quello era un punto dove passava l’asse del mondo, probabilmente era considerato un portale per andare nei mondi spirituali, da dove trarre conoscenza saggezza e guarigione.

 

 
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Celebrazione del Solstizio d'Estate con un rituale sciamanico

Post n°11 pubblicato il 19 Giugno 2007 da studisciamanici
 

Ci sono arrivate alcune richieste per conoscere quello che faremo durante il rito del solstizio d’estate, il 20 giugno. Queste brevi note potranno essere d’ispirazione per coloro che vogliono fare il rito nella propria comunità locale, e nello stesso momento sapere di partecipare ad una comunità globale, che onora i cicli della natura.

Il nostro programma prevede il fuoco come elemento alleato, perciò viene accolto nel cerchio come è: un essere vivente, che ha coscienza ed intenzione, e come una delle più potenti manifestazioni dell’universo.

Il significato del solstizio d’estate è, dal punto di vista astronomico, il momento in cui il sole è al punto più alto nel cielo, che nella prospettiva esoterica è la porta per entrare nella “caverna cosmica”, e poiché è l’inizio del moto discendente del sole nel cielo, viene tradizionalmente designata come “porta degli uomini”. Nella tradizione degli antichi Romani in questo periodo ci festeggiava Jano Bifronte, che da una parte porta la chiave e dall’altra il bastone, simbolo del fuoco. Il solstizio d’estate è un rito iniziatico e quindi di grande trasformazione.

Questa è la traccia di quello che faremo.

  • Iniziamo con il rito dell'accensione del fuoco, considerando il fuoco come essere vivente, con cui ci possiamo parlare, e lo onoriamo facendogli delle offerte (erbe, incensi, tabacco, …)

  • Dopo avere acceso il fuoco, con tutti i tamburi o sonagli che suonano nel cerchio, una persona alla volta si avvicina al fuoco e chiederà "che cosa deve essere trasformato in me adesso", lasciando che le fiamme diano la risposta, ed ascoltandola con il cuore

  • Quando tutti hanno avuto la risposta, andremo a costruire un semplice talismano pieno del potere di trasformazione che il fuoco ha indicato, ad esempio un pezzo di carta con scritto che cosa deve essere trasformato, oppure un bastone, un'erba o qualche cosa d'altro che possa essere donato al fuoco. Più lo carichiamo del nostro potere, più il fuoco sarà generoso con noi.  Lo possiamo chiedere anche agli spiriti del luogo o agli spiriti guida che ci aiutino a trasformare questo ostacolo. Faremo poi un dono al fuoco affinché ciò che abbiamo gettato venga completamente trasformato e restituito all’universo. 

  • Con il talismano, ogni partecipante del cerchio si avvicina al fuoco con una danza, con tutto il potere che si vuole offrire al fuoco. Il fuoco, dal legno al calore, diventa luce e quindi diventa spirito.

  • Non è una distruzione, ma una trasformazione, l’energia trasformata viene restituita all’universo. È un rituale di grande guarigione.

  • Alla fine ci sarà una semplice condivisione di cibo, frutta e dolci.

 

 

Il solstizio d'estate è la porta degli uomini per entrare nella "caverna cosmica", e quindi per cominciare il viaggio iniziatico verso la grande apertura degli dei del solstizio d’inverno.

 

Ci saranno altri cerchi che in Italia che seguiranno questa traccia, per creare una rete di luce che trasforma.

 

 
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