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Post N° 122

Post n°122 pubblicato il 14 Luglio 2007 da eleperci
 
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OMAGGIO A MIMMO ROTELLA,  "STRAPPAMANIFESTI" IRONICO E GENIALE

di ELENA PERCIVALDI

Mimmo Rotella è noto in tutto il mondo soprattutto per i suoi provocatori  “manifesti lacerati”, realizzati raccogliendo per strada brandelli di manifesti pubblicitari e rincollandoli, in stile cubista  e dadaista, dando vita a opere nuove e originali. Una tecnica di  décollage - dapprima singolo, poi doppio con il manifesto  staccato e poi strappato - nata nel 1953 quando l’artista, in piena crisi espressiva, ricevette quella che lui ha spesso definito una «illuminazione Zen», cioè   la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica che si sostituisce alla pittura tradizionale, ormai inutile e superata. Ed ecco allora la celebre serie Cinecittà, in cui raccoglie volti e icone del cinema contemporaneo, dando ad essi un significato provocatorio.


Etichettato  dalla critica come «strappamanifesti», Rotella non  si è però limitato ad una carriera di “pittore della carta incollata”. La sua esperienza creativa ha infatti attraversato per oltre 60 anni il Novecento - nato nel 1918, si è spento lo scorso anno - lasciando un’impronta indelebile sull’arte contemporanea italiana e internazionale. A Rotella artista a tutto tondo è dedicata una monumentale monografia curata  dal critico e storico genovese Germano  Celant e pubblicata da Skira (pp. 592, 910 illustrazioni a colori e 340 in b/n, e 120), che ripercorre i  momenti della produzione artistica di Rotella attraverso le opere più significative, dagli esordi agli ultimi esiti creativi.
Emerge quanto decisivo, per lui,  fu il sodalizio con critico francese Pierre Restany, col quale nel 1960 aderì - pur senza firmarne il manifesto - al  Nouveau Réalisme, unendosi ad artisti quali   Klein, Spoerri,  César, Arman e Christo.  Come Arman,  Rotella iniziò  ad eseguire anche assemblaggi di oggetti acquistati da rigattieri come tappi di bottiglia o corde, ricevendo nuovo impulso dalla  Pop Art e dall'Espressionismo astratto, come dall'Informale e dalle ricerche spaziali e materiche di  Burri e di Fontana. 
L’esigenza di Rotella, come dimostra questo libro, era quella di andare sempre oltre, di esplorare nuove frontiere.  Tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70 eccolo realizzare gli  Art-typo,  con cui, ribaltando di 360 gradi la tecnica finora adottata, mette anzichè toglie,  sovrapponendo l’una sull’altra  le immagini pubblicitarie, riproducendole su tela. E va oltre, prendendo l’immagine e scolorandola con solventi,  cancellandola,  scarnificandola.  Sono anni di estrema creatività. Un disco di poesie fonetiche, la partecipazione al “Recital Internazionale di Poesia Sonora - Poesia Azione” (1976), il manifesto  accartocciato e rinchiuso in un cubo di plexiglas. Nella  “Milano da bere” Anni 80 caratterizzata dal trionfo dell’immagine sulla sostanza e dalla risata stile Drive-in,  Rotella elabora le cosiddette “blanks”, cioè coperture in bianco dei manifesti pubblicitari, quasi fossero abusivi. E poi ancora,  le sovra-pitture ispirate al graffitismo d’Oltreoceano e alla scrittura sui muri, la partecipazione a tante  mostre in tutto il mondo come “Italian Metamorphosis” al Guggenheim di New York (1994) o “Face à l'Histoire”  al  Pompidou (1996), o ancora al Museum of contemporary art di Los Angeles in “Halls of Mirrors” (sempre ’96). Omaggio alla grandezza di un artista che ha pochi paragoni nel secolo appena trascorso, questo ponderoso volume permette finalmente di penetrare a fondo la poetica di Rotella mostrando come egli, da vero artista, seppe interpretare la realtà in maniera a volte anche visionaria, ma sempre con un sorrisetto ironico.

 
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IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
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IL SECOLO D'ITALIA  01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf

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1 novembre, Europa tra sacro e profano

1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.

ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636

 

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I MIEI LIBRI / 2

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Il libro è il PRIMO saggio COMPLETO in italiano sull'argomento.

L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”

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Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità.  Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.

 

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