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Post N° 199

Post n°199 pubblicato il 19 Luglio 2008 da eleperci
 

Grand Tour sul Lago Maggiore, ora c’è anche la quadreria dei principi Borromeo

di ELENA PERCIVALDI


pubblicato sabato 19 luglio 2008

All'interno ci sono le vedute di Roma del Vanvitelli, un intenso Redentore del Bergognone, un paio di ritratti del Boltraffio, la languida Sofonisba del Giampietrino, una Trasfigurazione e un Martirio di sant'Agnese del Procaccini. Ma soprattutto due meravigliosi ritratti - di gentiluomo con barba e di giovane scapigliato - di Daniele Crespi. Fuori, una sontuosa villa che appartenne ai principi Borromeo che dà sulla magica e solatìa cornice del Verbano. Centotrenta dipinti antichi, dai leonardeschi al Barocco, finora gioia per i soli occhi dei Borromeo e dei loro ospiti, sono da adesso visibili a tutti nella Galleria di Quadri (detta anche Berthier dal nome del generale napoleonico che vi soggiornò nel 1797 sulla via dell'Elba) e nella Sala del Trono dopo un restauro durato tre anni. La ricostruzione del percorso (la miniguida è pubblicata da Silvana Editoriale) è filologica e rispetta il concetto delle antiche quadrerie ben declinato dall'architetto veneto Vincenzo Scamozzi: luoghi, cioè, dove i nobili si intrattenevano per far conversazione in compagnia di tele disposte a mosaico, con pezzi originali alternati a copie di opere celebri di artisti come Raffaello, Correggio e Guido Reni. La collezione, messa insieme dai Borromeo con certosina accuratezza e grande gusto, apre un vero e proprio spaccato sull'arte lombarda tra Cinque e Seicento ed è l'unica ad essersi mantenuta intatta fino ai giorni nostri. Le altre quadrerie nobiliari - come quella dei Gonzaga, venduta a re Carlo I d'Inghilterra per pagare i debiti - sono infatti andate tutte più o meno disperse. I Borromeo amavano a tal punto la loro Galleria da collocare la propria alcova proprio in mezzo ai quadri, salvaguardando l'intimità grazie al piccolo diaframma di una monumentale cornice. Così i loro amplessi avvenivano sotto lo sguardo complice di Venere e di Eros. Ma poiché l'età era quella della Controriforma, poco più in là ecco - provvidenziale - il richiamo alla sobrietà e alla morigeratezza dei costumi, incarnate proprio dal Borromeo san Carlo: ammoniti dalla severità del Ritratto d'uomo in veste di martire di Vincenzo Catena, dopo i voli estatici dell'amore, la necessità di volgere lo sguardo al cielo ma con i piedi ben piantati in terra. (elena percivaldi)

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www.borromeoturismo.it

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IL MIO ULTIMO LIBRO

E' uscito il mio nuovo libro. Si tratta dell'edizione, con traduzione, testo latino a fronte, commento e ampia introduzione, della "Navigatio sancti Brendani", testo anonimo del X secolo composto con molta probabilità da un monaco irlandese e che narra la peripezie di san Brandano e dei suoi monaci alla ricerca della "Terra repromissionis sanctorum", la terra promessa dei santi.
Un classico assoluto della letteratura medievale. Prefazione di Franco Cardini.

Anonimo del X secolo
La Navigazione di san Brandano
A cura di Elena Percivaldi
Prefazione di Franco Cardini
Ed. Il Cerchio, Rimini
pp. 224, euro 18


PER GLI ALTRI LIBRI, SCORRI LA PAGINA E GUARDA LA COLONNA A DESTRA

 

NE PARLANO:

GR2 (RAI RADIO 2): INTERVISTA (9 gennaio 2008, ore 19.30) Dal minuto 20' 14''
http://www.radio.rai.it/radio2/gr2.cfm#

ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE
http://medioevo.leonardo.it/blog/la_navigazione_di_san_brandano.html

IL SECOLO D'ITALIA 12 dicembre 2008 p. 8 - SEGNALAZIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2008/12-dicembre/081214.pdf

IL SECOLO D'ITALIA  01 gennaio 2009 p.8 - RECENSIONE
http://www.alleanzanazionale.it/public/SecoloDItalia/2009/01-gennaio/090110.pdf

ARIANNA EDITRICE
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23436

 LA STAMPA
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=248&ID_articolo=21&ID_sezione=&sezione

 GRUPPI ARCHEOLOGICI DEL VENETO, p. 12-13:
http://www.gruppiarcheologicidelveneto.it/VA129.pdf

IRLANDAONLINE:
http://www.irlandaonline.com/notizie/notizia.asp?ID=1231329012

 

 

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IL MIO INTERVENTO A RADIO RAI nella trasmissione NUDO E CRUDO, in onda su RADIO 1 a proposito di Halloween e dei Celti:

1 novembre, Europa tra sacro e profano

1 novembre, Europa tra sacro e profano. Ne hanno parlato al microfono di Giulia Fossà: Elena Percivaldi, giornalista e studiosa di storia antica e medievale; Flavio Zanonato, sindaco di Padova; Marino Niola, Professore di Antropologia Culturale all'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sonia Oranges, giornalista de 'Il Riformista'; Alberto Bobbio, capo della redazione romana di 'Famiglia Cristiana'; Ennio Remondino, corrispondente Rai in Turchia. La corrispondenza di Alessandro Feroldi sulle politiche dell'immigrazione a Pordenone.

ASCOLTA: http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/view.cfm?Q_EV_ID=230636

 

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I MIEI LIBRI / 1

ELENA PERCIVALDI, "I Celti. Una civiltà europea", 2003, Giunti (Firenze), pagine 192, euro 16.50

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TRADOTTO IN TEDESCO (ED. TOSA)


E IN SPAGNOLO (ED. SUSAETA)

 

I MIEI LIBRI / 2

ELENA PERCIVALDI, I Celti. Un popolo e una civiltà d'Europa, 2005, Giunti, pagine 190, euro 14.50

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***

Elena Percivaldi, GLI OGAM. Antico Alfabeto dei Celti, Keltia Editrice, formato 150x230 -pagine 176, euro 15
brossura, con xx tavole fuori testo in b/n
ISBN 88-7392-019-5


Il libro è il PRIMO saggio COMPLETO in italiano sull'argomento.

L'alfabeto ogamico è un originalissimo modo di scrivere che fu inventato presumibilmente intorno al IV secolo d.C. Il nome "ogam" è stato collegato a quello di un personaggio chiamato Ogme o Ogmios: per i Celti il dio della sapienza. Nella tradizione irlandese del Lebor Gàbala (Libro delle invasioni), Ogma è un guerriero appartenente alle tribù della dea Danu (Tuatha Dé Danann). Un testo noto come Auraicept na n-éces (Il Manuale del Letterato), che contiene un trattato sull'alfabeto ogam, dice: "al tempo di Bres, figlio di Elatha e re d'Irlanda (...) Ogma, un uomo molto dotato per il linguaggio e la poesia, inventò l'Ogham.”

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Tibet. Land of exile
di Patricio Estay
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pp. 224, euro 39

Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d’animo vanno di pari passo con la gentilezza, l’allegria e l’immensa generosità.  Le suggestive immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il libro è introdotto da un accorato messaggio di pace del Dalai Lama che pone l’accento sulla grande forza d’animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l’affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.

 

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