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Synaptic Mind

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Post N° 67

Post n°67 pubblicato il 13 Maggio 2007 da celr
 

LEGGERE IL PENSIERO

Gli sviluppi delle neuroscienze nell'ambito dei processi di intenzionalità

Una ricerca condotta dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia e pubblicata su Current Biology, dimostra un assunto sempre più forte che sta “prendendo piede” nell’ambito delle neuroscienze. L’idea è che l’intenzionalità umana riguardo lo svolgimento di azioni che ancora devono essere compiute non viene codificata a livello dei singoli neuroni, ma a livello di pattern neurofisiologici più complessi ed articolati che riguardano diverse regioni cerebrali. Questo è il pensiero di fondo della ricerca condotta da John-Dylan Haynes e collaboratori, che stanno affrontando il delicato argomento dei processi di intenzionalità. Secondo questo studio, è possibile monitorare ed interpretare l’attività cognitiva che ha luogo nella parte anteriore della corteccia prefrontale del cervello attraverso processi di risonanza magnetica funzionale e una serie di algoritmi complessi.

Attraverso la partecipazione di otto volontari alla ricerca, è stato chiesto a questi ultimi di scegliere tra due possibili operazioni matematiche: la sottrazione o la somma di numeri non ancora noti. Ciò che i ricercatori hanno potuto rilevare, è che prima ancora che l’intenzione si trasformi in azione effettiva (e che a livello neurocognitivo avviene in un’area limitrofa a quella anteriore prefrontale), e prima ancora che i soggetti conoscessero i numeri su cui compiere le operazioni matematiche, è possibile individuare l’intenzione dei partecipanti circa quale operazione eseguire; ciò è reso possibile dalla “lettura” (decodifica) a livello neurale di specifici pattern che si differenziano e ricorrono con regolarità in funzione dell’intenzione latente. Attraverso l’addestramento di reti neurali artificiali, è stato quindi possibile individuare schemi neurocognitivi ricorrenti che permettono l’anticipazione delle azioni dei soggetti con un significativo livello di accettabilità.

I ricercatori quindi hanno avuto modo di dimostrare che durante un ritardo variabile, che costituisce lo iato tra la scelta di quale compito svolgere e il tempo necessario per convertirlo in opportuna azione, è possibile decodificare dall’attività delle regioni mediali e laterali della corteccia prefrontale quali delle due operazioni matematiche i soggetti intendono eseguire. Questo suggerisce che le intenzioni celate possono essere rappresentate attraverso complessi pattern di attività della corteccia prefrontale, e di conseguenza fornendo un substrato neurale potenziale per ciò che deve essere ancora compiuto.

La notizia pare quindi gettare luce e prospettive future nell'ambito degli studi legati ai processi di intenzionalità; tuttavia, a titolo personale, la questione risulta molto più complessa e non semplicemente legata ad una correlazione stabile tra fatti (aree cerebrali attive e operazione matematica scelta), poichè ciò che lo scanner neurale fa è indubbiamente individuare la relazione tra regioni encefaliche e specifiche funzioni cognitive, tuttavia tale dispositivo è incapace di attribuire un contenuto alla scelta presa dall'individuo...  

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Post di Edoardo Santucci

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