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inutili prove tecniche d'uscita

Post n°38 pubblicato il 14 Marzo 2008 da teatron78
 

Dlin Dlon.... Dlin Dlon.... Per ulteriori "informazioni", i signori viaggiatori sono pregati di passare da Perturbabile; è richiesto il gusto per la perdita di tempo, il bighellonare con la mente ed altro... considerato l'ambiente serio e pomposo della seguente digressione è gradito l'abito da sera.... è concessa la possibilità di addormentarsi sulle poltrone dondolando di tanto in tanto con la testa fingendo di annuire

Grazie Pert per la riflessione che mi rilancia (.... il “tema” che lei lancia in “campo” è ciò che mi lacera, letteralmente, da qualche anno: essere, con la propria individualità, col mio io, imprigionato nel labirinto dell’esistenza corporea e psichica, indisgiungibili (così intendevano i greci con la parola “fisica”, mentre oggi, tale dimensione, è ristretta al solo più angusto “spazio” dell’esistenza corporea), e, con una parte di sé, inafferrabile, nascosta, e non so con quale altro aggettivo qualificarla, assentire ad una dimensione altra, non costretta da nessuna forma, limite, definizione..... quindi infinita.... ed ecco la contraddizione presentarsi alla nostra mente, che non è altro che lo strumento conoscitivo della nostra individualità, quindi, per natura, limitata, individuata=fra due.... la mente può pensare solo per immagini, per forme, quindi può solo apporre limiti: infatti, il suo conoscere, passa inderogabilmente attraverso il distinguere, che non significa altro che=apporre limiti tratteggindo con punti ciò che appare davanti ad essa al fine di poter definire : dare un nome e, quindi, un ordine alla miriade d’informazioni che i sensi le trasmettono.... questa “arte” sarebbe la logica, termine che, guarda caso, viene proprio dal verbo greco leghèin che significa legare.... legare cosa?..... legare insieme tutte le informazioni in un insieme ordinato dove ogni cosa è al suo posto secondo la sua funzione..... ragionare, o meglio riflettere, sarebbe come giocare con un mosaico.... io, con il suo strumento, la mente, trova davanti a sé un mucchio disordinato e confuso di tessere che deve legare insieme mettendo ogni tessera al suo posto secondo la sua funzione che, a sua volta, dipende dalla sua forma colore dimensioni.... cosa ne esce da questa “operazione”?..... il quadro della vita..... è, allora, questo quadro, l’infinito?.... logicamente NO.... allora a cosa serve la logica, strumento della mente, che può solo definire forme, limiti?... a niente?.... è pura illusione?.... è quindi impossibile la conoscenza assoluta=ab-solutus=sciolto da qualsiasi limite=infinito?.... come può l’io, con la mente, che per natura ha la funzione di definire nomi, dare un nome a ciò che è SENZA-NOME?..... è chiaramente impossibile.... ed allora?.... perché gli antichi saggi di ogni dove hanno parlato della possibilità di questa conoscenza?.... ma come ne hanno parlato?... con l’unico modo possibile al linguaggio: esprimendolo, quindi limitandolo, in un enigma che non può che avere una forma contraddittoria: il vero nome è il SENZA-NOME (è conseguenziale come questo aforisma possa essere espresso in una indefinità di forme diverse).... mi viene da aggiungere un’altra cosa: come gli antichi saggi si siano sempre espressi sotto forma simbolica: simbolo da simballèin=gettare oltre.... il simbolo, nel suo stigmatizzare forme, le rende essenziali al limite della possibilità della forma..... al limite.... al limite.... è allora “magnifico” sapere, naturalmente nei limiti angusti della razionalità, che il calcolo integrale, propriamente il passaggio al limite non è stato scoperto da scienziati razionalisti, ma da essi solo rivelato attingendo a dati della cabala ebraica.... la stessa geometria euclidea: il punto, senza dimensione, che genera lo spazio, pieno di dimensioni, non è altro che una dottrina metafisica del pitagorismo, un equivalente del Tao....ecc. ecc.... naturalmente, come lei dice magnificamente nel precedente post, di cui questo non è che il prosieguo, questa mia è solo erudizione e non certo conoscenza, quindi, semplice riproduzione imperfetta di quanto narravano gli antichi saggi e che, perciò, a maggior ragione, si manifesta ed è maldestra razionale ricerca della sezione aurea che si presenta avulsa dalla vita che accomuna a ciò tutto l’altro: merda di cane, violenza, stupro, omicidio.... egoismo..... concludendo questa già troppo lunga cavalcata mi viene da dire che “io”, capo della mente, è il limite fra l’individualità e l’infinito che, però, tutto comprende.... allora, essendo il limite, considerato\ndosi dalla parte delle forme del labirinto, di cui è il creatore, è il nemico più tenace alla realizzazione della realtà assoluta; considerato dalla parte dell’infinito, ammessa e non concessa tale affermazione di per sé contraddittoria perché l’infinito non ha parti ma è l’unico modo per esprimere la realtà inesprimibile, l’”io”, dicevo, è ciò che unisce l’individualità all’infinito.... ma cazzo, facile a dire tutto questo, arduo fino all’inverosimile sciogliersi dal peso dell’io inferiore che mi schiaccia nelle forme del labirinto.... scusandomi per la lunghezza dell’esposizione.... ma è l’unico modo nelle mie, spero solo attuali, possibilità di partecipare a questa Sua riflessione che, ripeto, mi è di vitale importanza.

 
 
 
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