Creato da lamiapelle il 01/03/2006

LA MIA PELLE

disegni di segni - uno sguardo profondo e sincero verso la vita

 

pelle lombarda

Post n°944 pubblicato il 17 Maggio 2020 da lamiapelle
 

 

Presidente Attilio Fontana,

così la chiamo perché lei è il mio Presidente,

l’ho “conosciuta” quando all’inizio dell’epidemia avevo cercato dove avrei potuto avere informazioni e ho trovato lei, Gallera , la mia Regione.

L’ho vista lavorare con impegno, ho visto la sua voglia di cercare la via di uscita da questo dramma che ci stava travolgendo, ho visto la sofferenza  che le prendeva anche il fisico, l’ho vista dimagrire.

Nel contempo ho visto persone che si accanivano su lei e la gestione della regione e trovavo tutto assurdo, perché credevo, ero certa che contro un virus sconosciuto, semmai si combattesse insieme, ci si aiutasse, si comprendessero le regioni più colpite, mai avrei pensato che si attaccassero come stava succedendo, ma con il tempo mi è apparso tutto chiaro.

Sì, siamo stati attaccati dal virus e nel contempo, siamo stati umiliati da critiche false, ingiuste e montate ad arte, siamo stati lasciati soli nel periodo più buio, malvoluti in quanto untori, proprio nel momento più doloroso e delicato della nostra vita comune e nel contempo sentivano continuamente passare le sirene delle crocerosse che urlavano il nostro stesso dolore.

Abbiamo imparato la lezione sulla nostra pelle, e quelle squallide critiche, hanno veramente ottenuto l’effetto contrario,

hanno ottenuto l’effetto di ricompattare il popolo Lombardo più deciso che mai a difendere il loro Governatore, l’assessore Gallera e l’intera giunta.

Con l’augurio per tutti che cambino veramente gli assetti tra Regione e Stato Centrale,

so che attraverseremo momenti bui per quanto riguarda l’economia, so che Covid non è sconfitto, ma sappiamo che va tenuto a bada e ci stiamo proteggendo,

con certezza so, che noi lombardi siamo leoni e insieme ce la faremo.

Grazie Presidente Fontana

pellelombarda

 

Tornerà l’estate e avrà giornate liquide con labbra di susine dorate
...Lampeggi di papaveri dal collo lungo, botton d’oro e fiordalisi oltremare ci aspettano. Tutto in te è chiaro. Arriveranno le notti di stelle fresche e lune mattutine.
Cristina Riboldi

 

 


 
 
 

ResponsabilitÓ

Post n°943 pubblicato il 03 Maggio 2020 da lamiapelle

 

uno dei perché della vampata dei contagi in Lombardi sono state le metropolitane, i bus, i tram, i treni pieni di persone che volevano/dovevano andare a lavorare, quando erano già state chiuse le piccole zone rosse di Codogno e il virus aveva già invaso ovunque.

Certo che in Basilicata, ad esempio non mi immagino una scena del genere, ma un paio di pecore, che semmai potrebbero infettare

Li ho visti, tanti, confabulavano fra loro, continuavano a contare e a ricontare gli infetti, i guariti, quelli usciti dalla terapia intensiva, perché hanno paura, hanno bisogno di una certezza, che non ho saputo dare.

Sento ripetere in testa che  “dobbiamo avere  responsabilità” , parola sulla bocca di tutti gli ultimi giorni

R E S P O N S A B I L I T À

Chi?

Noi? Voi?Il virologo? Lo stato?La chiesa?Salvini?Conte?Gallera, si, Gallera “il responsabile del mondo”. No, la Meloni, Speranza, Fontana? Feltri? Galli? Burioni?Montagnier? che suona bene e fa schic o perché no, il Padre Eterno? 

Tutti dovremo avere responsabilità.

Me li  rivedo come quando, appena chiuso Codogno erano stipati sui mezzi pubblici senza nessuna protezione e il virus faceva già da padrone. Perché è così che succede in Lombardia. A Milano quando ci si spinge per poter  stare tutti sulla stessa corsa e andare a lavurà, bisogna starci tutti!

Ma questa volta ci sono guanti, mascherine, mezzi di trasporto sterilizzati, questa volta c’è la consapevolezza, il distanziamento, 

la R E S P O N S A B I L I T À

Non sappiamo nulla di questo virus, abbiamo saputo poco anche di alcuni altri virus poi svaniti da sè, 

non sappiamo se dovremo conviverci, se verrà assorbito, se sparirà o se ci divorerà.

Non sa niente neanche l’OMS , non sanno niente i virologi, meno ancora ne sa la Cina, che dopo 4 mesi di studi di 24 ore al giorno, con turni di 8, non è ancora venuta a capo di niente. L’Americaaah l’America non sa.

Ma non perdiamoci,

perché domani i nostri figli, i nostri mariti, i nostri fratelli, i nostri padri, i nostri genitori, noi stessi torneremo a lavorare e quindi ci saremo.

Ma

una domanda a cui vorrei evitare di darmi una risposta c’è: 

queila gente che da domani ancora S C A P P E R À  in treno verso il sud...

...

...mentre il dito muore sulla tastiera

 

 


 
 
 

capocchia di spillo

Post n°942 pubblicato il 01 Maggio 2020 da lamiapelle

 

 

ho visto camminare due anziani con la mascherina in mezzo alla strada

deserta

distanti

muti;

camminavano piano e li ho seguiti con gli occhi fino a quando sono diventati piccoli piccoli

insieme al mio cuore,

tanto stretto da togliermi il fiato.

 

Eppure dobbiamo trovare e darci forza, perché altro da fare non c’è.

 

 


 
 
 

25 aprile

Post n°941 pubblicato il 26 Aprile 2020 da lamiapelle
 

 

Amore di verità 

 

“dei crimini fascisti oramai sappiamo tutto o quasi, ma cosa sappiamo del lato oscuro della resistenza, quello fatto di processi sommari, fucilazioni, fosse comuni e soldati uccisi sui letti di ospedale o prelevati dalle prigioni e freddati con un colpo alla nuca, di violenze e stupri ai danni delle ausiliarie e delle donne fasciste? Poco, molto poco.

E delle motivazioni, non sempre nobili, che hanno portato i partigiani a coprirsi il volto e a imbracciare il fucile cosa ci è fatto sapere? Praticamente nulla.

Conosciamo tutti la triste vicenda dei 7 fratelli Cervi uccisi dai fascisti (è stato perfino tratto un film), ma quanti conoscono l’altrettanto dolorosa storia dei 7 fratelli Govoni, tra cui una donna, assassinati dai partigiani perché uno di essi vestiva la camicia nera?

Si ricordano giustamente le 365 vittime della strage nazista delle Fosse Ardeatine, mentre è stata rimossa dalla storia un’altra orribile strage, quella di Oderzo dove, a guerra finita, 598 tra allievi ufficiali e militi della Guardia Nazionale Repubblicana furono fucilati dai partigiani e gettati nel Piave dopo essersi arresi e aver deposto le armi.

Di vicende come queste la storia, quella vera, ne è piena. Non è mia intenzione fare la macabra contabilità dei morti o stabilire chi maggiormente si macchiò le mani di sangue innocente, ma solo contribuire a sollevare quel velo di omertà che copre le malefatte dei vincitori e questo non per spirito di rivalsa, ma solo per amore di verità, perché solo riconoscendo gli errori del passato possiamo evitare di ripeterli in futuro.

Messi con le spalle al muro i sostenitori della mitologia partigiana, dopo aver negato per sessant’anni i crimini della loro parte, ora ammettono, a bassa voce e con evidente imbarazzo, che “in effetti qualche errore e qualche eccesso effettivamente ci furono….però” e qui incomincia la solita stucchevole tesi di comodo secondo cui da una parte, quella partigiana, c’era chi combatteva per la libertà, mentre dall’altra parte c’erano i sostenitori della tirannide nazifascista. Quindi, secondo loro, quei crimini sono pienamente giustificati dal fine.

Se dovesse prevalere questa logica qualunque crimine, anche il più efferato, sarebbe giustificato. Dipenderebbe solo dalla potenza di comunicazione e dalla forza di persuasione di chi detiene il potere.

Per motivi anagrafici non ho conosciuto il Fascismo e anch’io, come la maggior parte degli italiani, sono cresciuto a pane e resistenza avendo appreso la storia in maniera superficiale dai libri di testo, dai programmi televisivi e attraverso la cinematografia imperniata sui soliti luoghi comuni che vede i cattivi da una parte e i buoni dall’altra.

Solo che non mi sono accontentato della verità ufficiale – quella scritta dei vincitori – e ho voluto approfondire le mie conoscenze.

Il risultato è stato che man mano colmavo i miei vuoti i dubbi aumentavano. Dubbi che a tutt’oggi nessuno è stato in grado di sciogliermi.

Il primo dubbio riguarda la definizione dei partigiani quali ”patrioti e combattenti per la libertà”.

Il movimento partigiano pur essendo estremamente variegato e spesso al suo interno profondamente diviso (vedi la strage comunista di Porzus) era militarmente e, soprattutto, politicamente egemonizzato dal Partito Comunista Italiano, all’epoca diretta emanazione della Russia Sovietica da cui prendeva ordine tramite Togliatti, stretto collaboratore di Stalin, che infatti viveva in Russia.

Obiettivo dichiarato di questi partigiani – che lo ripeto erano la maggioranza e militarmente prevalenti – era quello di fare dell’Italia, una volta sconfitto il fascismo, uno stato comunista satellite dell’Unione Sovietica e di instaurare nel nostro paese la dittatura del proletariato.

Non si capisce quindi su quale base logica e storica i partigiani si possano definire tout court patrioti e combattenti per la libertà.

Se l’Italia è oggi una Repubblica "democratica" (sul concetto di democrazia, altro grande equivoco) non è certo per merito dei partigiani, ma in virtù della divisione del mondo in due blocchi contrapposti decretata a Yalta nel ’45, da cui scaturì la nostra collocazione nel campo occidentale e la conseguente dipendenza americana.

Il contributo dei partigiani alla sconfitta tedesca fu, infatti, del tutto marginale se lo rapportiamo all’enorme potenziale bellico messo in campo dagli alleati. Le fila partigiane s’ingrossavano man mano che l’esercito tedesco si ritirava sotto l’incalzare degli angloamericani.

Gli stessi americani avevano una scarsa considerazione dei partigiani e li tolleravano solo perché facevano per loro il lavoro sporco come assassinare i gerarchi fascisti e fare attentati dinamitardi per suscitare la rappresaglia tedesca che fu quasi sempre spietata e spropositata.

Il 25 aprile del ‘45 Mussolini era a Milano e solo dopo la sua partenza per trovare la morte a Dongo il capoluogo lombardo fu “liberato” dai partigiani che si abbandonarono ad una vera e propria orgia di sangue contro i fascisti o presunti tali, compresi i loro familiari. Come testimoniano le lapidi al Campo 10 del Cimitero Maggiore di Milano che raccoglie le spoglie dei fascisti (di quelle che si riuscì a recuperare, oltre un migliaio) molti dei quali barbaramente assassinati o fucilati ben oltre il 25 aprile e dopo che ebbero deposto le armi (il canale Villoresi era rosso del sangue delle vittime, mi disse un vecchio fascista scampato alla mattanza).

Lo stesso discorso riguarda la Russia di Stalin la quale contribuì in maniera determinante alla sconfitta della Germania nazista, pagando per questo un pesante tributo di sangue, ma al solo scopo di estendere il suo dominio su tutto l’est europeo e non certo per portare in quelle sciagurate terre democrazia e libertà.

Non dimentichiamoci poi che l’Unione Sovietica fu alleata della Germania nazista fino al 1941 (patto Rippentrop-Molotov.) con la quale si spartì la Polonia due anni prima.

Particolare importante che la storiografia ufficiale nasconde – perché farebbe smontare in un sol colpo la tesi di comodo della "lotta della democrazia contro la tirannide" – riguarda la dichiarazione di guerra di Francia e Inghilterra all’indomani dell’invasione tedesca della Polonia: fu dichiarata alla Germania, ma non alla Russia pur avendo anch’essa attaccato la Polonia alcuni giorni dopo da est. Perché? Evidentemente la Polonia fu solo un pretesto per muovere guerra alla Germania, mentre Stalin, che dopo la Polonia si apprestava ad invadere la Finlandia e ad annettersi le deboli Repubbliche Baltiche con l’assenso occidentale, era considerato già da allora un prezioso alleato, ben sapendo che questi era uno spietato dittatore, che con le sue "purghe" aveva massacrato, deportato nella gelida Siberia e ridotto alla fame milioni di russi, molti dei quali ebrei, definiti "nemici della rivoluzione" (ma questo evidentemente alle democrazie occidentali, America in testa, poco importava).

Il secondo dubbio riguarda la definizione di “guerra di liberazione", quando invece fu una classica e tragica guerra civile. I fascisti non venivano da Marte, erano italiani come italiani erano i partigiani.

In quei lunghissimi 18 mesi la guerra non risparmiò nessuno, attraversò le famiglie e divise i fratelli.

La guerra è una realtà tragica e quella civile lo è ancor di più, in queste circostanze gli uomini tendono a perdere la loro dimensione umana per accostarsi a quella bestiale, per cui o stendiamo un pietoso velo e consideriamo tutti i morti uguali e rispettiamo gli ideali che animarono le loro azioni giusti o sbagliati che possano apparire, oppure la storia la raccontiamo tutta e per intero, senza reticenze e convenienze politiche.

Altro grande equivoco riguarda la presunta invasione nazista dell’Italia: tedeschi non invasero l’Italia, c’erano già.

Dopo la caduta di Mussolini, avvenuta il 25 luglio 1943, il governo monarchico di Badoglio chiese aiuto all’alleato tedesco per contrastare gli anglo americani che nel frattempo erano sbarcati in Sicilia.

I soldati italiani e tedeschi si ritrovarono, quindi, a combattere spalla a spalla contro l’invasore americano fino all’8 settembre ’43, quando il Re e Badoglio, con estrema disinvoltura e lasciando allo sbando il nostro esercito, passarono armi e bagagli dalla parte del nemico, scatenando l’ira di Hitler.

Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana e la ricostituzione di un esercito lealista cui aderirono, secondo uno studio di Silvio Bertoldi (“Soldati a Salò” ed. Rizzoli, Milano 1995) e confermati dai libri matricola, in seicentomila (quanti fossero i partigiani è invece ancora oggi un mistero), frenò i propositi di Hitler che aveva previsto il totale smantellamento e trasferimento in Germania del nostro apparato industriale, la deportazione nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche di tutti gli uomini che si fossero rifiutati di arruolarsi nella Wehrmacht e chissà cos’altro.

Le motivazione che spinsero tanti giovani ad entrare nel neo costituito Esercito Fascista Repubblicano furono diverse e non sempre nobili (come spesso accade in questi casi): il rischio di fucilazione per i renitenti alla leva, l’intento di molti militari deportati nei campi di concentramento in Germania di tornare in Italia per poi disertare, la paga e la voglia di protagonismo.

Vi aderirono anche fior di criminali, ma la stragrande maggioranza di essi lo fece per riscattare l’onore perduto e per sottrarre l’Italia alla vendetta hitleriana.

Questi giovani, uomini e donne, potevano al pari di molti loro coetanei, aspettare in qualche luogo sicuro che la tempesta passasse, oppure andare con i partigiani le cui fila s’ingrossavano man mano che i tedeschi si ritiravano e la vittoria alleata si approssimava. Potevano, ma non lo fecero.

Preferirono continuare a combattere, in divisa e a volto scoperto, per quel senso dell’onore che oggi, in epoca di consumismo e individualismo, si fatica a comprendere, consapevoli che le sorti del conflitto erano segnate e che difficilmente ne sarebbero usciti indenni.

Furono migliaia e migliaia in tutta Italia i soldati fascisti fucilati dopo la loro resa o condannati a morte dopo processi sommari, come ampiamente documentato nei libri di Gianpaolo Pansa, di Giorgio Pisanò e di Lodovico Ellena (solo per citarne alcuni).

Un capitolo a parte lo meritano le ausiliarie, giovani e giovanissime donne, tutte volontarie. Il loro tributo di sangue fu altissimo, catturate dai partigiani venivano spesso stuprate e uccise.

A guerra finita molte di loro, rapate a zero, furono costrette a passare su carri bestiame tra ali di folla inferocita, sottoposte a insulti e angherie di ogni genere.

Il terzo dubbio riguarda la modalità di lotta dei partigiani. Mentre i fascisti come abbiamo visto combattevano in divisa e a volto scoperto, inquadrati nelle divisioni dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana o nelle varie milizie volontarie i partigiani, invece, pur potendo anch’essi vestire una divisa – essendo armati e finanziati dagli americani – e pur potendo combattere nell’esercito italiano di Badoglio secondo le regole di guerra, preferirono il passamontagna, i soprannomi e la tecnica del mordi e fuggi a base di attentati, sabotaggi e omicidi alle spalle. Tecnica sicuramente meno rischiosa per loro, ma devastante negli effetti.

Il fine era infatti quello di scatenare la rappresaglia tedesca e creare i presupposti per quella guerra civile, poi eufemisticamente definita di “liberazione”, le cui ferite ancora oggi stentano a rimarginarsi.

Sono questi i dubbi su cui mi piacerebbe si sviluppasse un sereno dibattito, scevro da pregiudizi ideologici e senza reticenze, finalizzato a capire la storia e non solo a celebrarla, come purtroppo avviene da oltre sessant’anni.

Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti

Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur”

Ricordiamo anche Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa dai partigiani a 13 anni.

 

 

“Perdemmo la guerra, arrivarono americani ed inglesi, ci hanno imposto il loro modello, che non è male e poi ci hanno difeso dai comunisti che avrebbero voluta una dittatura stile sovietico.”

 


 
 
 

Triglia boccheggiante sul bagnasciuga

Post n°940 pubblicato il 24 Aprile 2020 da lamiapelle

 

Triglia boccheggiante sul bagnasciuga


“Un giorno ci chiederemo quale sia stata la stella polare, la guida ferma, la figura di riferimento in questo periodo storico di paura ed emergenza, e di sicuro non ci verrà in mente il capo della Protezione civile Angelo Borrelli.”

 Borrelli è il dopo Bertolaso come Monti è stato il dopo Berlusconi, come Gentiloni e Zingaretti sono stati il dopo Renzi, come la triglia boccheggiante sul bagnasciuga è il dopo tsunami. Borrelli è la quiete durante la tempesta. Io lo guardo arrivare con la sua aria bonaria nella sala dove si svolge la conferenza stampa della Protezione civile, a tutti gli effetti l' ultimo programma tv ad avere ancora il pubblico in studio.”

 
 
 
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Il Comunismo condannato per crimini contro l'umanità
Crimini comunisti: condanna dell'Assemblea parlamentare [25/01/2006]

Il 25 gennaio, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha condannato fortemente le massicce violazioni dei diritti umani commesse dai regimi comunisti totalitari e ha reso omaggio alle vittime di questi crimini. L'Assemblea ha dichiarato in una risoluzione che queste violazioni comprendono omicidi di massa ed esecuzioni, decessi nei campi di concentramento, privazioni, deportazioni, torture, lavori forzati e altre forme di terrore fisico di massa.
In buona sostanza si è stabilita l'equazione:


COMUNISMO = NAZISMO

e io l'ho provato su lamiapelle

 




 

 

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