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Dante Aligheri

 

 

 

Nel 1318, Dante termina la Divina Commedia, nella quale allude ripetutamente ai Templari, al loro martirio e alla loro resurrezione. Ad esempio, nel Paradiso (canto XXX), Beatrice, nell'empireo, è contornata e protetta dal "convento de le bianche stole", che non sono altro che i cavalieri del Tempio, riconoscibili per i loro favolosi mantelli bianchi contraddistinti da un croce patente rossa sulla spalla. Sempre negli ultimi cieli del Paradiso, se Dante sceglie San Bernardo come guida (canto XXXII), è a causa degli stretti rapporti tra l'abate di Clairvaux con l'Ordine del Tempio; in effetti, nel 1128, circa dieci anni dopo la sua fondazione, questo Ordine ricevette la sua regola dal concilio di Troyes, e fu proprio Bernardo che, in qualità di segretario del concilio, ebbe l'incarico di redigerla (completandola definitivamente solo nel 1131). Successivamente, Bernardo commentò questa regola nel trattato De laude novae militiae, nella quale espose con una magnifica eloquenza i termini della missione e dell'ideale di una cavalleria cristiana, definita "milizia di Dio". Ritroviamo spesso gli stessi termini negli scritti dei Fedeli d'Amore, di cui Dante era un membro eminente. Disseminando le loro opere con simboli esoterici, Dante e i Fedeli d'Amore non fanno altro che richiamare la loro affiliazione allo spirito cavalleresco dell'Ordine del Tempio, che aveva posto la sua soluzione sotto il segno dell'esoterismo, che gli avrebbe consentito d'instaurare relazioni pacifiche con i musulmani. Sul rovescio della medaglia che rappresenta Dante è possibile leggere una strana sequenza di lettere: "F.S.K.I.P.F.T.". Alcuni pensano che queste iniziali possano riferirsi alle sette virtù care a Pisanello: Fides, Spes, Charitas, Justitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia, malgrado l'anomalia tipografica relativa alla lettera "K" (l'ortografia di Charitas non può essere Karitas in latino); infatti, secondo René Guénon, queste lettere significano "Fidei Sanctae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius". Qualificando Dante come Fratello Templare, "Santo" della "Fede", questa medaglia non solo offre una dimostrazione aggiuntiva della stretta relazione che univa Dante ai Templari, ma sottintende anche che i Fedeli d'Amore furono senza dubbio i veri ed i soli guardiani dei valori morali e spirituali dell'Ordine del Tempio.

 

San Francesco di Assisi

fratello Sole e Sorella Luna

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)

 

SINDONE

 

La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia.
È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.

 

IN FEDE

 

ANTICA SEDE

 

Nel  1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel  monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme". 

 

 

GOFFREDO DI BUGLIONE

BALDOVINO I

 

templari in Terrasanta

 

 

  


 

 

 

Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare.
 La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].

 

templari lungo la via Francigena

 
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola.
La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.

 

Templari in Puglia

Castel del Monte

All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.

 

RE RUGGERO II

Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da  re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.

 

 

Portogallo tomar

ORDINE SUPREMO del CRISTO

 E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )

 
Creato da: knighttemplar il 18/05/2008
RICERCHE STORICHE

 

 
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La Terra Idruntina, Abbazia di San Nicola di Casole

Post n°159 pubblicato il 06 Maggio 2013 da knighttemplar

 

 

 


L’Abate più illuminato del Casole fu Nettario, che nel battesimo si chiamava Nicola,rivestendo il ruolo di Igumeno dal 1205 al 1224. Sotto il pontificato di Papa Innocenzo III assunse l’incarico di interprete per i cardinali nei tantissimi rapporti tra Greci e Latini a Costantinopoli: nel 1223/1224 per conto di Federico II in Oriente e nel 1232 a Roma in udienza dal papa per la discussione sulla validità del battezzo con il rito greco in Italia. L’epilogo più importante riportò che il cardinale Bessarione, metropolita di Nicea patriarca di Costantinopoli amante della letteratura classica, compì molti viaggi nelle abbazie greco-bizantine compreso quella nella città Idruntina. Nel corso delle sue visite prelevò moltissimi testi dallo scriptorium del Casole, salvati dalla distruzione nel periodo dell’invasione turco-ottomana del 1480, in seguito donati alla biblioteca Marciana per un totale di 533 volumi greci e 301 volumi latini.
Nel 1098-99 il codice in uso presso il Casole era il Tipikon in cui vennero trascritte le norme di vita all’interno dell’abbazia dei monaci. Nel suo interno vi era un manoscritto che comprendeva il Codice Torinese C111 composto di due versioni: il codice detto Barberiniano greco 350 e il codice Barberiniano 383 che non riporta l’autenticità della copia originale. Il contenuto del Tipikon è una minuziosa e scrupolosa descrizione delle “Sacre Officiature” suddivise in due sezioni: di cui una indica il periodo che va dal 1 settembre (per la cultura bizantina indicava l’indizione dell’anno) fino al 31 agosto (che rappresenta la fine), ove vengono riportate in sequenza il susseguirsi delle festività, delle processioni, delle solennità in uso nel monastero; nella seconda sezione vengono stilate le stesse prescrizioni trasferite nelle dieci settimane avanti la Pasqua a otto settimane dopo la stessa. Il codice oggi è conservato presso la Biblioteca Regia di Torino con l’effige “C.111.17 documento della vita religiosa ed intellettuale del monastero otrantino”, fortunatamente scampato alla distruzione vandalica degli ottomani nel 1480 scoperto alla fine dello scorso secolo e acquistato da Zaccaria Mega nel 1508.

Il manoscritto 201, conservato presso la Biblioteca Provinciale di Lecce, contiene una copia del Typikon di Casole in greco e la corrispondente traduzione latina, curata dall'Abate Giuseppe Cozza-Luzi intorno al 1888. Non è facile seguire le tappe del cammino fatte dalTypikon originale, da Casole (sec. XI-XII) fino ad oggi, perché non abbiamo sufficienti prove o documenti della sua storia. Ogni parte di questo manoscritto è stata trascritta in tempi diversi, come dimostrano i diversi tipi di carta usata, l'inchiostro più o meno sbiadito, la grafia che, pur della stessa persona, cambia col tempo.
L’interessante figurazione del manoscritto risulta così articolato:
- due fogli in traduzione latina,tra cui il Vangelo e l’elenco dei testi della biblioteca dell’abbazia;
- cinque fogli (carte) che riportano dettagliate notizie amministrative con relativo necrologio degli Igumeni fino al decimo Basilio;
- terza parte riporta una copia in lingua greca del Tipikon del Casole di S.Nicola;
- quarta parte contiene la disciplina nell’uso dei viveri e una lettera autografa del patriarca di Costantinopoli Michele III al vescovo di Gallipoli Paolo.
La conquista Normanna della terra otrantina diede origine al proseguimento dell’eredità spirituale bizantina, come già asserito la stessa Chiesa di Roma pur avendo manifestato la propria superiorità, mirava all’espansione della sua giurisdizione anche sulla Chiesa Greca, resasi indipendente nel periodo del VII-IX secolo. Fu la volontà di Boemondo, crociato e figlio di Roberto Guiscardo grande condottiero normanno, che finanziò il restauro dell’abbazia di San Nicola di Casole, rifortificando le mura dopo l’anno 1000, contrariamente allo stile delle costruzioni italo-greche, ricavate nella roccia unitamente al corpus (codice) delle regole canoniche in dotazione ai monasteri eretti nei loro domini, osservate già dai monaci di San Basilio Magno, illuminante espressione della sacra spiritualità e riformatrice della Chiesa Bizantina.
Dagli studi emersi sull’abbazia tramandati dall’umanista salentino Antonio De Ferrariis Galateo (1444-1517) nel suo dettame “De situ Iapygiae” si riporta quanto segue: "Dopo questo (porticciolo) vi è un cenobio dedicato a San Nicola,il quale dista da Otranto millecinquecento passi. Qui viveva in comunità una moltitudine di monaci del grande Basilio. Costoro,degni di ogni venerazione, tutti istruiti nelle lettere greche e,la maggior parte,anche in lettere latine, offrivano di sé un immagine estremamente esemplare. Chiunque desiderava dedicarsi alle lettere greche riceveva il dono del vitto quasi per intero, il maestro, l’alloggio, senza alcune mercede. Così lo stato della grecità, che ogni giorno va a ritrovo, veniva sostenuto". La diligenza dei basiliani aveva origine dall’assillo politico-religioso del contrasto tra la chiesa greca e latina,che riduceva in ogni parte l’area del rito greco. Uguale sorte fu riservata al monastero idruntino e alla sua opera culturale e spirituale, generando nel pensiero del Galateo un forte risentimento: "...mentre in Italia fiorisce l’umanesimo, che esalta il mondo antico e le lettere classiche, questo fulcro periferico di diffusione di studi greci è sempre più impedito nella sua opera di proselitismo, perché scomodo alle mire egemoniche del Papato e della Chiesa di Roma".
Nel 300 a Firenze, Coluccio Salutati istituiva la prima cattedra di greco affidandola a Manuele Crisolora, nel sud d’Italia lo studio delle lettere greche aveva raggiunto traguardi memorabili con i dialetti neogreci parlati in molte terre del Salento. Gli interessi formativi dell’abbazia basiliana miravano alla conservazione d’una civiltà bizantina con la difesa della liturgia greca non sempre apprezzata a causa dello scisma della Chiesa Ortodossa, anche il potere papale ne opprimeva il suo diffondersi. L’umanista salentino De Ferraris, che ricorda ancora l’Abate Niceta (Cezzi nel corso dei suoi studi ha dimostrato che in esso di identifica Nicola d’Otranto e Nettario di Casole, vedere precedente articolo nel paragrafo sul Mandylion) che non si limitò a spese nell’accogliere nel cenobio i testi provenienti dalla Grecia assorbendo e travolgendo le iniziative culturali del Casole. La cronologia dell’ingente libreria casolana di San Nicola si trova oggi in luoghi lontani, infatti le più interessanti informazioni sono reperite presso la Biblioteca Nazionale di Parigi che custodisce molti manoscritti provenienti dalla terra idruntina fra i quali citiamo: un manoscritto di Callistene ”De Vita Alexandri Magni” di mano di Nettario; un manoscritto di Apollonio di Alessandria stilato dal monaco S.Conon; e parecchi manoscritti autografati da Giovanni d’Otranto. A Madrid si conserva un Gregorio di Nazianze scritto da Gioacchino
Buona parte di questi tomi contengono canoni dei primi concili, trattati di diritto canonico, evangeliari, manuali liturgici, salteri, preghiere, inni (note musicali per il canto) e vite dei santi. I sacri autori, che maggiormente compaiono, sono: San Basilio; San Giovanni Crisostomo; San Gregorio Nazianzeno; Teofilatto di Burgaria. Tra i codici greco-salentini e casolari del XIV e XV secolo vi sono le opere di Aristotele (Le Categorie, L’Interpretazione, La Fisica e la Retorica) con i relativi commenti sulle stesse ad opera di Ammonio di Filopono. La fonte preziosa del Galateo riporta che in Nardò nacque il primo “ginnasio” di studi filosofici e letterari che divenne il centro di riferimento quando i greci persero nel Salento la loro notorietà. Carlo Diehl nel 1886 stilava questo commento sull’Abbazia: "All’estremità meridionale della penisola italica,vicino alla cittadella di Otranto,si ergono,sopra una piccola altura che domina il mare,i resti del convento brasiliano di San Nicola di Casole. Dal 1480 in cui i Turchi deprederanno il monastero e lo devastarono,la celebre abbazia non si è più completamente rifatta dalla sua rovina; nel vasto recinto, occupato oggigiorno dagli edifici della masseria, solo una piccola cappella ricorda l’antico splendore del convento. Pochi resti di pitture con iscrizioni greche ne coprono i muri: qui San Nicola, patrono dell’Abbazia, là i SS. Cosimo e Damiano, i santi medici così cari alla Chiesa Greca, e infine San Basilio, protettore dei monaci, ricordano l’origine e le tradizioni del monastero. Eppure questi miseri resti non tarderanno molto a scomparire:di già l’incuria dei paesani ha trasformato la cappella in fienile, e ben presto del vecchio convento, così celebre nel medioevo,non rimarrà che il ricordo e il nome".
Il Cenobio della terra idruntina, terra dei martiri fonte della sapienzalità filosofica-umanistica, si diffuse in tutta l’Italia e l’Europa divenendo il “faro” illuminante l’Occidente e ricevendo il fascino della più virtuosa conoscenza.
Oggi, gli occhi di quanti spinti dalla voglia di conoscere il grande medioevo salentino, si può solo fantasticare su questa straordinaria storicità del tempo,vista l’incuria e la dimenticanza dello stesso uomo. In questa giornata afosa di luglio mia moglie Giovanna ed io ci accingiamo,tra il cinguettio degli uccelli e il latrare dei cani vicini, a visitare quel che rimane della magnificenza dell’Abbazia di San Nicola di Casole.

Nel corso della ricerca di materiale storico reperito in rete alcune fonti riportano nei loro articoli la diffidenza degli attuali proprietari nel permettere la visita dei ruderi dell’Abbazia di San Nicola di Casole. Personalmente, senza conoscerli e senza intercessioni, ci hanno permesso di visitare l’Abbazia dimostrandosi ospitali, cordiali e molto discreti. A loro vada il nostro personale ringraziamento per la gradita attenzione riservataci.

IL MOSAICO della CATTEDRALE e l’Abbazia di S.Nicola di Casole
L’architettura della cattedrale idruntina dell’Annunziata si trova sulla linea in cui il sole unisce l’est con l’ovest ove si espande il maestoso mosaico pavimentale più grande d’Europa. Fu progettata sul punto più elevato perché la sua autorevole struttura dominasse l’intera Puglia. Le mura della Cattedrale furono costruite sulle rovine di un tempio paleocristiano di un villaggio messapico dal 1080 sotto il pontificato di Gregorio VII, e conclusasi il 1088, sotto papa Urbano II.
In essa ritroviamo l’egemonia di tre differenti caratteri artistici: paleocristiano,bizantino e romanico tutti ben armonizzati.
Sostando sulla piazza antistante la Cattedrale capeggia il grande rosone rinascimentale che sormonta il portale d’ingresso su cui è inserito lo stemma dell’arcivescovo Adorzo di Santander. Oltrepassando il portone d’ingresso si nota la pianta a croce latina a tre navate con un abside semicircolare e due cappelle laterali. Lungo il percorso si notano due file di colonne (14 in totale) di granito sormontate da minuziosi capitelli che aprono la loro estensione per una lunghezza di 54 metri e una larghezza di 25 metri. IL soffitto presenta uno sfondo nero e bianco con cassettoni in legno di colore oro. Altresì emerge che il soffitto centrale presenta una differente altezza rispetto ai due laterali il tutto arricchiti da eccezionali affreschi. Lungo le navate predominano gli altari: a destra troviamo quello della Resurrezione,San Domenico di Guzman e dell’Assunta, e a sinistra invece quello della Pentecoste. La Visitazione e San Antonio di Padova. Il battistero commissionato dall’arcivescovo Orsi (1722-1752), richiama lo stile barocco e presenta la forma basilicale sormontata dall’altare del tabernacolo. All’attenzione del visitatore non può sfuggire nella navata di destra la raffigurazione della splendida Madonna del Bambino in stile bizantino racchiusa nell’eccezionale cornice di fede e fulgore.
Sul pavimento (nell'effetto d'insieme della chiesa romanica il pavimento aveva un'importanza molto maggiore rispetto ad oggi perchè spesso non era occupato da sedie o da panche ed era di una semplicità puritana) della cattedrale si estende l’opera musiva del maestoso mosaico incastonato da Guglielmo il Malo sotto la guida del monaco Pantaleone dell’Abbazia di San Nicola di Casole, che presiedeva la facoltà pittorica della stessa. L’intera opera fu realizzata dal 1163 al 1165, come fedelmente incasellato all’inizio dello stesso

 

 

 

presbiterio, ripetendosi in maniera ridotta nelle navate del transetto. Nella sua raffigurazione viene riportato il dominio di Dio suddiviso in tre cantiche:
- Dio, nella navata centrale;
- Dio riscatta il mondo, nella navata di destra;
- Dio sentenzia il mondo, nella navata di Sinistra.

 

 

 

CONTINUA

 

 

 
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BRAY

 

 

Sceau (SIGILLO) de la baronnie de Bray

La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.

 

 

CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY

Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096,  il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry  sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel  1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di  hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio 1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",

 

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Papa Benedictus XVI

Joseph Ratzinger


Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008


 

SIGILLUM MILITUM

 

A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi.
San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine

 

INVESTITURE

 

Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.

Iniziazione cavalleresca
La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava.
La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente.
 
Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.

 

 

RE CRISTIANI

 

 

CATTEDRALI GOTICHE

 

I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.

Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.

 

Francia Parigi

 

 

Notre Dame