San Francesco di Assisi

fratello Sole e Sorella Luna

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)

 

SINDONE

 

La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia.
È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.

 

IN FEDE

 

ANTICA SEDE

 

Nel  1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel  monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme". 

 

 

GOFFREDO DI BUGLIONE

BALDOVINO I

 

templari in Terrasanta

 

 

  


 

 

 

Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare.
 La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].

 

templari lungo la via Francigena

 
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola.
La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.

 

Templari in Puglia

Castel del Monte

All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.

 

RE RUGGERO II

Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da  re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.

 

 

Portogallo tomar

ORDINE SUPREMO del CRISTO

 E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )

 
Creato da: knighttemplar il 18/05/2008
RICERCHE STORICHE

 

 
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Rex Deus

Post n°56 pubblicato il 03 Aprile 2009 da knighttemplar

 

Dopo la crocifissione di Gesù i pilastri principali della Chiesa di Gerusalemme erano Giacomo il Giusto, sostenuto da Pietro,  Giovanni e Maria di Magdala, il discepolo prediletto di Cristo. Costoro formavano una  forma di governo tradizionale presso gli esseni. l'assassinio di Giacomo accese gli animi al punto da provocare in città una rivoluzione che segnò l'inizio della terribile guerra degli ebrei contro i romani.  All'interno della Chiesa di Gerusalemme, Giacomo era molto vicino Gesù. Dopo la sua morte e prima della distruzione definitiva del Tempio alcuni sacerdoti nazarei fuggirono in un primo momento in Grecia, sparpagliandosi poi per tutta l'Europa. Avevano fatto un breve ritorno nella città distrutta per recuperare le spoglie di colui che chiamavano «il salvatore», portandole in salvo in Grecia, dove rimasero fino al 600 d.C, quando furono reinterrate sotto il Tempio, un nascondiglio più che sicuro, dal momento che nessuno poteva essere sepolto entro i confini del santuario.

 

Con la denominazione di Rex Deus, il gruppo di sopravvissuti riuscì a scampare alle persecuzioni dei giudei adottando le pratiche religiose in vigore nei territori in cui avevano trovato rifugio, a patto che non si chiedesse loro più della venerazione dell'unico vero Dio.

Il quadro che si andava delineando era quello di un gruppo di famiglie aristocratiche europee, discendenti delle stirpi ebraiche di Davide e Aronne, fuggite da Gerusalemme poco prima, o forse subito dopo, la caduta del Tempio. Questi individui avevano tramandato la notizia dell'esistenza di alcuni manufatti nascosti sotto le rovine del Tempio a un rampollo eletto (non necessariamente il maggiore) di ciascuna famiglia.

 

Goffredo di Buglione, fratello maggiore di Baldovino I, era figlio di Eustachio II, duca di Boulogne, e della figlia di Goffredo II di Lorena. Se il gruppo dei Rex Deus esistette davvero, è facile intuire che la Prima crociata dovette offrire a queste famiglie un'opportunità «voluta da Dio» di fare ritorno al Tempio sacro per recuperare il tesoro che apparteneva loro per diritto di nascita, e per di più nel momento predetto dall'autore ebreo del Vangelo di Giovanni il Divino. Le famiglie dei Rex Deus parteciparono alla Prima crociata e a quelle successive. Per lungo tempo i medievalisti si sono interrogati sulle ragioni della presenza delle stesse famiglie alla testa delle milizie crociate per l'intera durata dei combattimenti... ebbene, noi avevamo forse trovato la risposta. Una volta che le truppe cristiane ebbero conquistato Gerusalemme, i personaggi di spicco che non appartenevano al gruppo dei Rex Deus furono rapidamente destituiti dai propri incarichi e ai vertici della monarchia e della gerarchla ecclesiastica della città salirono gli appartenenti alle famiglie dei Rex Deus, perché il loro santo tentativo di riconquistare l'eredità affidata dagli antenati non venisse ostacolato. La storia delle famiglie dei Rex Deus non solo chiariva come il gruppo di cavalieri cristiani conoscesse con esattezza l'oggetto delle proprie ricerche, ma rendeva del tutto sensato il significato del nome Roslin. Henry Saint Clair aveva scelto il titolo che più di tutti esprimeva il suo entusiasmo per la riconquista del «sapere segreto tramandato di generazione in generazione». Un gruppo di anziani della Chiesa di Gerusalemme sfuggì alla carneficina successiva alla presa di Gerusalemme e si diresse verso Alessandria, la città che, per molti versi, era diventata la seconda per importanza agli occhi dei giudei. Qui, valutata attentamente la propria posizione, il gruppetto decise di proseguire per la Grecia, da dove si sparpagliò infine in varie città europee. Adottarono la religione del paese in cui si erano stabiliti e si integrarono nelle comunità di adozione, assumendo nomi che li facessero sembrare meno stranieri. I fuggitivi erano individui estremamente intelligenti, tutti discendenti dall'aristocrazia ebraica e assai facoltosi. Con il susseguirsi delle generazioni, tuttavia, il ricordo delle origini andò dissolvendosi, salvo che per un figlio maschio prescelto, che al raggiungimento dell'età adulta veniva messo a parte dei propri strani privilegi di nascita e dei segreti del Tempio. Più il tempo passava e più i singoli nuclei familiari perdevano i contatti reciproci. Ciò nonostante i figli eletti erano al corrente dell'esistenza di altri loro pari, che sapevano come riconoscere nell'eventualità in cui si fossero incontrati. Nel 1095 tutti i membri del gruppo dei Rex Deus erano quasi certamente convertiti al cristianesimo, tuttavia ciascuno di loro deve aver avuto almeno un congiunto maschio che custodiva in cuor suo la tradizione delle nobili radici ebraiche. Non c'è dubbio che costoro si considerassero cristiani per eccellenza, gli eredi della Chiesa primitiva e i depositari dei più grandi segreti nella conquista di Gerusalemme da parte dei turchi selgiuchidi il preannunciato attacco di Gog e Magog, essi adoperarono tutta la loro formidabile influenza per far nascere nella mente di papa Urbano II l'idea di una grande crociata cristiana. Al pontefice spiegarono che la profezia di Giovanni il Divino si era avverata e che egli avrebbe dovuto assumersi l'importante compito di porsi alla guida del mondo cristiano per la liberazione della Città Santa dall'invasore infedele. La storiografia ci conferma, in effetti, che il ruolo centrale di Urbano II determinò l'assunzione da parte del papato della guida suprema della cristianità occidentale. Com'è ovvio, le famiglie dei Rex Deus furono le prime a impegnarsi solennemente per la causa delle crociate e Urbano II dovette rimanere molto sorpreso nel ritrovarsi improvvisamente così influente: fino ad allora aveva trascorso i suoi sei anni di pontificato all'insegna della banalità, lontano da Roma, costretto all'esilio dall'antipapa Clemente III. Adesso, invece, era «l'uomo del momento». Dopo la conquista di Gerusalemme è probabile che si fosse prodotta una spaccatura all'interno del gruppo dei Rex Deus: qualcuno di certo avrà voluto costituire sui due piedi una squadra di operai addetti agli scavi, mentre altri avranno giudicato rischiosa qualsiasi attività pubblica, sempre difficile da giustificare. Il papato si sarebbe subito interessato a qualsiasi campagna di scavo nei luoghi sacri del cristianesimo. Per nulla desideroso di attirare su di sé la diffidenza papale in qualunque modo, il nuovo re di Gerusalemme, Baldovino, si mise subito dalla parte dei cauti, proclamando che la cosa importante era il fatto di aver riconquistato il controllo del Tempio. I tesori, lamentava, erano sepolti sotto migliala di tonnellate di roccia. E poiché nessuno aveva la benché minima idea di dove cominciare a scavare, la cosa migliore, a sua detta, sarebbe stata di non lanciarsi in alcuna impresa. Molti anziani ricorsero invano alla propria autorità per persuadere Baldovìno a dare il via libera agli scavi. La risposta del sovrano fu sempre la stessa: egli si trovava in una posizione difficile, per cui agire in segretezza sarebbe stato impossibile, mentre muoversi alla luce del giorno sarebbe stato suicida. Il primo viaggio a Gerusalemme di Ugo di Payns di cui si abbiano notizie risale al 1104, quando egli andò a perlustrare la zona di persona, in compagnia di Ugo di Champagne. Dopo aver interpellato Baldovino, i due fecero ritorno in Europa, portandosi appresso una mappa ben documentata dell'area del Tempio, avrebbe permesso di preparare un piano d'azione. Gli anni passavano e Baldovino rimaneva ostinatamente saldo nella sua opinione. Nel 1113, tuttavia, accadde qualcosa che creò una nuova opportunità. Un gruppo di cavalieri cristiani costituì l'ordine militare sovrano dell'Ospedale di san Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, meglio noto come ordine dei Cavalieri ospedalieri. Costoro si proclamarono protettori di un ospedale fondato a Gerusalemme prima dell'inizio della crociata da Gerardo, giurando, entusiasti, di volersi porre a difesa della Città Santa. Questo episodio fece balenare una nuova idea nelle menti dei Rex Deus. E così nel 1114 Ugo di Champagne e Ugo di Payns si recarono un'altra volta a Gerusalemme, per sottoporre all'attenzione del re un nuovo progetto, fiduciosi che sarebbe stato accolto favorevolmente. I due illustrarono a Baldovno la propria intenzione di dislocare a Gerusalemme un piccolo contingente di cavalieri addetti a una campagna esplorativa di scavi, con il pretesto che essi facevano parte di un ordine molto simile a quello degli Ospedalieri. Si avvalevano della copertura di guardiani delle principali vie battute dai pellegrini. Si propose che il nuovo ordine si stabilisse in prossimità delle scuderie di Erode, dove i cavalieri sarebbero stati al riparo da sguardi indiscreti e dove, trovandosi a un livello inferiore, avrebbero potuto scavare in orizzontale, direttamente nelle volte sotterranee che nascondevano i tesori. Ma la sorte volle che, per nulla convinto, il sovrano respingesse il nuovo progetto. I due signori ritornarono in patria avviliti. Poiché su Baldovino non potevano contare, essi rivolsero la propria attenzione al cugino del sovrano, e suo successore al trono. Il futuro re, Baldovino anche lui, era stato tenuto prigioniero dai musulmani per quattro anni e aveva idee assai più radicali sul da farsi. Nel 1118 Baldovino I morì all'età di sessant'anni, presumibilmente per cause naturali, e fu sostituito in un battibaleno dal cugino, incoronato Baldovino II di Gerusalemme. Di lì a qualche settimana i nove cavalieri francesi sotto il patrocinio di Baldovino II erano già sistemati nel luogo che un tempo ospitava le scuderie di Erode, e che ora faceva parte dell'edificio adiacente all'ex moschea di al-Aqsà. Per giustificare la presenza di questi cavalieri, si raccontò che avevano il compito di proteggere i pellegrini cristiani dalle grinfie dei malvagi banditi musulmani, quando invece la loro vera missione era la localizzazione e il recupero dei manoscritti e dei tesori della Chiesa di Gerusalemme. Il lavoro doveva essere estremamente difficile e le giornate dovevano sembrare interminabili. Aprire un nuovo cunicolo nella roccia viva con strumenti manuali era un'operazione molto faticosa. Ci vollero mesi persino per collegarsi con un vecchio passaggio, che conduceva fin sotto l'al-Haram, la gigantesca base su cui poggiava il Tempio. Ma una volta raggiunto il labirinto, i cavalieri ebbero l'impressione di procedere in modo più rapido. Dapprima dovettero rinvenire una piccola ciotola contenente delle monete, poi diversi vasi d'oro e d'argento, e infine due scatole di legno ciascuna contenente un manoscritto. Una volta lucidati, i preziosi oggetti metallici si rivelarono di uno splendore abbagliante; quanto ai manoscritti, essi non dicevano proprio niente a quel gruppo di cavalieri illetterati, capaci di riconoscere a stento qualche vocabolo francese ma non certo di decifrare testi redatti in greco e aramaico. Questa squadra di rozzi archeologi cominciò ad avvertire un profondo desiderio di salvaguardare il materiale dissotterrato. Rispedito in Francia, Geoffrey de Saint Omer, il comandante in seconda del gruppo, affidò il compito di tradurre i rotoli a Lambert de Saint Omer, il quale riuscì a decifrare tutto ciò su cui i suoi occhi increduli si posavano. L'erudito chiese di poter custodire i manoscritti e, all'insaputa di Geoffrey, ne copiò uno in tutta fretta: una raffigurazione della Gerusalemme celeste. Abbiamo il sospetto che l'anziano ecclesiastico sia morto per mano di Geoffrey de Saint Omer, quando si seppe del suo gesto non autorizzato. Il cavaliere, tuttavia, non avrebbe mai più recuperato la copia del rotolo della Gerusalemme celeste, che si trova ora custodita nella biblioteca dell'università di Gand. Nel 1121, dopo i primi ritrovamenti, giunse a Gerusalemme un conte di nome Folco d'Angiò, per fare degli accertamenti sull'andamento degli scavi. Ma per poter essere ammesso sul luogo dei lavori, egli fu costretto a pronunciare il voto di affiliazione all'ordine. Prima di rientrare in patria, Folco, che in futuro sarebbe diventato re di Gerusalemme, lasciò ai cavalieri un'annualità pari a trenta libbre angioine. Intanto Bernardo di Fontaines-lès-Dijon (il futuro abate di Chiaravalle) era impegnato ad accrescere la propria fama di personaggio eminente della Chiesa, in modo da potersi avvalere del proprio status per persuadere il papa Callista I della necessità di costituire formalmente un ordine militare a difesa del regno di Gerusalemme. Le reali intenzioni del gruppo dei Rex Deus erano di mantenere segrete le proprie attività, nonostante il viavai di numerose personalità di rango. Si faceva pertanto sempre più pressante la necessità di architettare una storia verosimile per giustificare le ingenti ricchezze, che non sarebbero più potute passare inosservate. Ugo di Champagne era ancora una volta a Gerusalemme nel 1124. In occasione di quel viaggio anch'egli pronunciò il giuramento e si affiliò all'ordine dei Templari, i cui membri salirono pertanto a undici. Si è detto dell'impossibilità di individuare il personaggio a cui questa confraternita prometteva con solennità «obbedienza». Ma se si trattava di Ugo di Payns, allora colui che si era affiliato per ultimo aveva appena dichiarato di essere pronto a sottomettersi al proprio vassallo; un'eventualità, questa, molto insolita, che potrebbe essere il sintomo di una «febbre del tesoro» oppure potrebbe dimostrare l'esistenza di un vincolo di obbedienza a un consiglio di membri del gruppo dei Rex Deus. La squadra continuò a scavare fino al Natale del 1127, quando i cavalieri si ritennero certi di avere scoperto anche il più piccolo frammento di tesoro e tutti i manoscritti. Di lì a una i settimana Ugo di Payns lasciò la Città Santa diretto a Troyes, dove ricevette la bozza della regola, scritta da Bernardo ma consegnatagli dal cardinale di Albano. Dopodiché intraprese un viaggio di reclutamento in Europa, stabilendo delle tappe in modo da poter dare istruzioni ai vari affiliati del gruppo dei Rex Deus lungo il tragitto. Fu in quest'occasione che si fermò per una visita lampo in Scozia, presso la famiglia della moglie della casata Saint Clair, a cui presumibilmente affidò i preziosi manoscritti. Essendo il luogo più lontano da Roma ove rifugiarsi, quello era anche il nascondiglio più sicuro per documenti segreti, contenenti resoconti della vita di Gesù e Giacomo che raccontavano la storia dei paladini della libertà del popolo ebraico. Al termine del suo viaggio in Europa, Ugo di Payns, divenuto primo Gran maestro dei Templari, ritornò a Gerusalemme con trecento cavalieri pronti a eseguire i suoi ordini. Era anche riuscito a strappare la promessa di un sostegno finanziario e a ottenere in dono diverse proprietà, che sarebbero state ottime coperture per gli inestimabili tesori di cui erano venuti improvvisamente in possesso. Per la prima volta dopo oltre un millennio le famiglie dei Rex Deus erano rientrate in possesso dei propri beni e detenevano nuovamente il controllo di Gerusalemme e del Tempio. Ma nell'aria aleggiavano già i timori per la successione di Baldovino II, che non aveva eredi maschi. La successione di un membro del gruppo fu garantita dal matrimonio di Folco d'Angiò, rimasto vedovo, con la figlia di Baldovino, Melisenda. Una volta raggiunto lo scopo originario, l'ordine dei Templari cominciò una vita indipendente, quasi certamente in conseguenza dei documenti rinvenuti sotto le rovine del Tempio.  Avevano così appreso che Gesù era discendente di famiglia di stirpe regale. L'insegnamento Gesù era molto complesso e parlava in parabole ai suoi discepoli. II  Templari intrapresero un cammino indipendente a partire dal 1128 e le persone, chiunque esse fossero, responsabili dell'istituzione di quest'ordine continuarono a interagire con esso e a partecipare insieme con gli affiliati a un grande periodo dell'architettura europea. Nei diciassette anni successivi Bernardo di Chiaravalle fondò più di novanta monasteri e i Templari non smisero di dare il loro contributo alla progettazione e alla costruzione di chiese e di comunità su tutto il territorio europeo, nonché di ottanta grandi cattedrali, la più famosa delle quali è la splendida Notre-Dame a Chartres. L'ordine dei Cavalieri templari era sorto grazie agli sforzi congiunti di un certo numero di Rex Deus infiltratisi in posizioni chiave per garantire la buona riuscita dell'ambizioso progetto di recupero di alcuni manufatti da sotto le rovine del Tempio di Erode. Una volta costituito secondo le aspettative dei suoi ideatori, l'ordine crebbe rapidamente, acquisendo fama e fortuna. Alla morte di Ugo di Payns i Templari erano già impegnati nell'edificazione di comunità e di chiese in tutta Europa. E non appena il loro nome cominciò a diffondersi, si sentì dire che erano loro i custodi del Santo Graal.

 
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BRAY

 

 

Sceau (SIGILLO) de la baronnie de Bray

La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.

 

 

CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY

 Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096,  il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry  sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel  1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di  hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio 1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",

 

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Papa Benedictus XVI

Joseph Ratzinger


Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008


 

SIGILLUM MILITUM

 

A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi.
San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine

 

INVESTITURE

 

Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.

Iniziazione cavalleresca
La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava.
La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente.
 
Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.

 

 

RE CRISTIANI

 

 

CATTEDRALI GOTICHE

 

I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.

Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.

 

Francia Parigi

 

 

Notre Dame

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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