Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)
SINDONE
La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia. È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.
IN FEDE
ANTICA SEDE
Nel 1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme".
GOFFREDO DI BUGLIONE
BALDOVINO I
templari in Terrasanta
Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare. La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].
templari lungo la via Francigena
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola. La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.
Templari in Puglia
Castel del Monte
All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.
RE RUGGERO II
Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.
Portogallo tomar
ORDINE SUPREMO del CRISTO
E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )
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CAVALIERI DI CRISTO E DEL TEMPIO DI GERUSALEMME IN TERRA D'APULIA
Post n°58 pubblicato il 20 Aprile 2009 da knighttemplar
Sempre più spesso periodi e personaggi storici oscuri e controversi sono fatti oggetto di trasposizioni romanzesche e cinematografiche che, per quanto affascinanti, finiscono col confondere le idee al pubblico di non esperti. Sarebbe invece auspicabile in generale un approccio più concreto sia pure senza precludersi la possibilità di spiegazioni ‘scomode’ o ‘eterodosse’, di frequente all’origine di nuove conquiste conoscitive. Ciò è realizzabile muovendo dalle tracce che la storia ha consegnato ai posteri, talvolta di difficile lettura, ma molto spesso trascurate, mentre stanno lì, dietro l’angolo di casa, in attesa di essere colte e studiate. E’ quanto sta ad es. accadendo con la vicenda dei Templari, monaci-guerrieri custodi con ‘placet’ papale dei luoghi sacri in Terrasanta, le cui tracce sono disseminate nel nostro Paese. L'Ordine, parte del quale si trovava anche in Puglia. Dal XII sec., durante il dominio normanno e poi svevo, l’Ordine si diffuse infatti anche nel meridione d’Italia e la Puglia fu fra le prime regioni italiane ad accogliere le 'domus' templari, punti di riferimento per le attività militari ed economiche dei monaci-guerrieri, grazie al ruolo strategico e commerciale dei locali porti e città per il passaggio ad Oriente, al punto da configurare inizialmente, insieme al resto del sud, la grande provincia templare d'Apulia. Tra le prime fondazioni dell'ordine, oltre quella di Trani, va ricordata la Casa di Barletta (1169) che, col ruolo di casa Provinciale fino al processo del 1312, fu senza dubbio tra le sedi più importanti, Foggia (nel periodo normanno-svevo), Troia (prima del 1190) , Salpi (1196), Trani, Andria, Molfetta (1148), Giovinazzo, Bari, Brindisi, Lecce e Otranto (1169) e alcuni possedimenti nel leccese. Recenti studi stanno peraltro rivelando un ruolo per nulla secondario anche della Lucania, che sarebbe stata addirittura luogo di nascita del fondatore Hugo di Payns (o dei Pagani) e che sta attirando l’attenzione su tutta una serie di architetture (ad es. la cattedrale di Acerenza) e manufatti simbolici che sembrano legati in modo enigmatico ai Templari. I templari di Andria l’ottagono di Castel del Monte è inscritta la croce templare e alcuni commentatori hanno evidenziato le affinità tra il castello pugliese, la fortezza di Montsegur, in Linguadoca, ultimo baluardo della resistenza catara durante la crociata contro gli albigesi (le leggende narrano che proprio in questo castello fosse custodito il Santo Graal) e il castello di Gisors, fortezza templare nel nord della Francia, dove il "donjon", ovvero la parte centrale del castello, richiama, ancora una volta, la forma ottagonale. I legami tra templari e Castel del Monte non si riducono certo a questo indizio: l’ottagono ritorna nelle cappelle templari a Le-puy-en-Velay in Francia, a Eunate e a Tomar in Spagna e nella chiesa di S.Giovanni al Sepolcro di Brindisi. Le sale del piano superiore di Castel del Monte hanno dei sedili in pietra che cingono tutto il perimetro interno delle pareti, delle vere e proprie "sale consiliari" di impronta marcatamente monastica, molte diffuse nelle chiese templari francesi (e Tavolaro ricorda anche la chiesa di templare di Poggibonsi, in Toscana, dove ancora oggi esiste una delle mansioni templari meglio conservate in Italia). Le similitudini tra Gisors, Montsegur e Castel del Monte ritornano anche nei precisi allineamenti di carattere astronomico: il castello federiciano è posto ad una latitudine particolare, per cui i quattro punti della levata e del calar del sole ai solstizi invernale ed estivo tracciano un rettangolo ideale con il castello al centro, i cui lati sono tra loro in rapporto aureo, un numero che ritorna costantemente nella geometria delle stanze e del perimetro dell’edificio (così come nella famosa piramide di Cheope). Tutto l’edificio sembra inoltre essere una sorta di immenso "gnomone" solare, che marca, attraverso l’ombra proiettata a mezzogiorno sulle pareti e sul perimetro, l’ingresso del sole nei diversi segni zodiacali. Il fascino della loro vicenda, di per sé molto drammatica, risiede infatti oltre che nell’ancora dibattuta fondatezza di alcune delle accuse, come quelle di eresia, idolatria e sodomia, innanzitutto nella possibilità che i Templari fossero depositari di forme di conoscenza esoterica, riservata cioè sin dall’antichità a pochi iniziati e legata alle oscure leggi del cosmo e alle loro relazioni con l’uomo. E’ a partire dal ‘700, che l’argomento ha ripreso vigore col nuovo proliferare di leggende su segreti e misteri dei quali i più noti sono quelli riguardanti il Santo Graal, l'Arca dell'Alleanza, le regole architettoniche delle cattedrali e una presunta continuità occulta dell’Ordine attraverso i secoli. La scelta di trattare questo argomento in rapporto alla Puglia, sia pure molto sinteticamente per ovvie ragioni, deriva dalla ricorrenza il 3 agosto prossimo a Terlizzi della Festa Maggiore dedicata alla Vergine Nera di Sovereto,uno dei più antichi e suggestivi culti mariani in Puglia e in odore di legami coi Cavalieri del Tempio. Ricordando la grande devozione popolare legata a questo culto il Di Giacò nel suo ‘Il Santuario di Sovereto a Terlizzi’, scriveva nel 1872 che "…Divulgatasi la fama di questo santuario tutti coloro che andavano a Gerusalemme transitando per la via Appia, vicinissima al nostro santuario non mancavano di entrarvi..."Sovereto è un piccolo sobborgo a tre km circa da Terlizzi, strutturato su due vie principali che s'intersecano e al cui incrocio si trova l'arco di ingresso per il Santuario della Madonna di Sovereto, o Ecclesia Sancte Marie de Suberito (costruita circa ai primi del secolo XII) accanto alla quale sorsero poi l'ospedale per l'assistenza ai pellegrini e, in un insolito monasterium duplex, due comunità religiose, quella dei Frati Gerosolomitani e quella delle Monache dette di S. Marco. Luogo di transito sull’Appia Traiana di pellegrini e crociati, fu crocevia sul tragitto verso la Terrasanta e l’Oriente. Qui si venera un’icona della Vergine Nera che la leggenda vuole ritrovata da un pastore bitontino e che la devozione popolare affidò ad un carro trainato da due buoi, spontaneamente direttisi verso Terlizzi, che da allora ne fece la sua patrona. La chiesa di Sovereto ha un'unica navata, al centro della quale si apre una grata metallica che conduce nella grotta nella quale sarebbe avvenuto il ritrovamento. Il 16 aprile alle 14,00, ora leggendaria del suo rinvenimento l’immagine viene esposta in Cattedrale, per poi essere di notte solennemente portata il 23 a Sovereto nel cui Santuario rimane esposta fino alla prima domenica di agosto, allorchè viene ricondotta, sempre di notte, a Terlizzi per le vie cittadine tra ali di folla in tripudio. E’ trasportata su un carro trionfale che nel corso dei secoli ha raggiunto l’altezza di ben 22 metri, spinto dalla forza di 60 uomini e guidato da quattro timonieri che riescono, con le loro particolari manovre, ad orientarlo. Per quanto riguarda il legame del luogo e del culto con i Templari vi sono vari indizi che, in quanto tali, non incontrano il giudizio pacifico di studiosi e ricercatori, ma che hanno sufficiente fascino per destare interesse. Il dato meglio documentato su Sovereto è la presenza dei monaci dell’Ordine ospitaliero di S.Giovanni che vi costruirono un ospizio per i pellegrini e un ospedale per i Crociati ed è con essi che secondo alcuni studiosi sarebbe cominciata la storia del luogo. Secondo altri invece vi sarebbe già stata una domus templare che, dopo la soppressione dell’Ordine, sarebbe passata ai Giovanniti, come del resto avvenne certamente in altri luoghi. Tra gli indizi su cui si fonda quest’ultima tesi vi è innanzitutto una leggenda locale secondo la quale nel 1188 i Templari avrebbero trasferito un’immagine miracolosa della Vergine da Corsignano, vicino Giovinazzo, a Sovereto per custodirla in quella che quindi era la loro sede. A sostegno di questo dato leggendario ci sarebbe un inventario redatto nel XIV sec. da Giacomo vescovo di Trani circa i beni appartenuti ai Giovanniti, tra i quali comparirebbe la Casa di S. Maria di Sovereto indicata come ex casa Templare. Vi sarebbe inoltre un documento redatto a Giovinazzo agli inizi del XIII sec. nel quale Viviano, priore e procuratore dell'Ordine Templare in Puglia, dichiarava che l'Ordine cavalleresco "habet et possideat in Terlicio ecclesiam unam que vocatur Santa Maria de Muro", chiesa già intestataria di terre, orti, vigne, oliveti, case ed altre proprietà fondiarie. Vi sono poi delle tracce oggettive sui luoghi che offrono altre suggestioni ed elementi di discussione: tracce di un ciclo di affreschi (nella sacrestia, nell’abside della chiesa e in tutto il complesso, compresa una torre di avvistamento) che secondo il prof. Enzo Varricchio, critico d’arte e presidente del Centro Studi di Diritto delle Arti, del Turismo e del Paesaggio, corrisponderebbero ad un analogo ciclo pittorico risalente alla prima metà del Duecento e presente a Montsaunès, importante e riconosciuta domus dei Templari nella Francia pirenaica. Tracce particolarmente evidenti si trovano in un locale laterale, un tempo torre dell’Ospedale, oggi fungente da sacrestia, in cui vi sono alcuni affreschi dalla complessa simbologia: stelle a otto cuspidi, scala a doppio piolo e un motivo a scacchiera con caselle alternate bianche e rosse. Infine un ottagono formato da due quadrati sovrapposti e ruotati l’uno rispetto all’altro di 45°, una grande croce greca bianca in campo rosso e accanto, un sole raggiante, un esagono, uno strano "fiore" a quattro lobi, o petali cuoriformi, inscritto in un doppio cerchio, come probabile "rosa mistica". Un vero e proprio rebus, senza scomodare fantasiosi ‘Dan Brown’ d’Oltreoceano. Tra le altre tracce, troviamo una formella scultorea raffigurante una Madonna con Bambino (XIII - XIV sec.) che sarebbe paragonabile con una identica raffigurazione della Madonna con in mano un pomo presente sempre a Montsaunès. Inoltre la presenza in sacrestia di una chiave di volta circolare con inscritta una croce trilobata sormontante il Golgota, che secondo alcuni sarebbe però di epoca cinque-seicentesca. Simboli (croci) di probabile ascendenza templare sono poi ravvisabili sotto l’intonaco dell’ospedale, sull’acquasantiera di destra e sui lastroni di alcune tombe all’interno della chiesa dove sono sepolti alcuni cavalieri con la tipica croce a coda di rondine. Legata invece alle presunte conoscenze iniziatiche dei Templari è la teoria secondo cui Sovereto sorgerebbe su un ‘omphalos’ (ombelico), ossia un punto ‘di forza’ nel quale, secondo antiche concezioni pagane, si incontrerebbero energie terrestri e divine. Ciò sarebbe testimoniato dalla presenza di alcuni graffiti raffiguranti la cosiddetta Triplice Cinta (ossia tre quadrati concentrici con dei segmenti che uniscono i punti mediani dei lati, di cui due su un lastrone fuori il santuario adibito a panca e uno all’interno della chiesa davanti l'altare, poco distante dalla sacrestia) e da alcuni megaliti (menhir) conficcati nel terreno nelle vicinanze che, come in altri luoghi d’ Europa, indicherebbero il luogo di culti geomantici. Significativa anche la leggenda di una vena d’acqua miracolosa che scorrerebbe sotto la chiesa, come sembra attestato dal nome di Madonna dell’Acqua, col quale la Vergine di Sovereto era anticamente denominata dai pastori abruzzesi e molisani giunti in Puglia per la transumanza. E’ un fatto che sulla parte esterna della chiesa sia visibile una lunetta nella quale oltre alla Madonna vi e’ rappresentato anche un uomo che sale i gradini di una scala immersa nelle acque. Sul pavimento interno, si nota poi la raffigurazione di un albero, con tre grandi radici che si aprono a "zampa d’oca" e con rami provvisti di foglie che si allargano verso l’alto: figura da alcuni interpretata come l’Albero Cosmico, legame tra Cielo e Terra. Ultimo ma fondamentale elemento, perché si ricollega all’esistenza stessa della chiesa, è il culto della Vergine nera, tradizionalmente oggetto di devozione da parte dei Templari. Sovereto è uno dei 450 luoghi (molti dei quali in Puglia) in cui si venerano icone simili, il cui colore viene da alcuni interpretato come un’alterazione del pigmento colorato o un tributo all’etnia dei devoti, da altri invece come il richiamo all’antico culto della Madre Terra, origine di tutte le cose (dai pagani raffigurata con l’incarnato nero), supportato in questo caso dal ritrovamento dell’icona in una grotta, elemento che potrebbe alludere ad antichi culti sotterranei precristiani poi rielaborati in chiave cristiana. In altri termini sarebbe ciò che per gli alchimisti simboleggiava l’oscura Materia Prima che racchiude in sé la Luce (Stella Mattutina o Vergine Bianca), punto centrale del processo di divinizzazione dell’Uomo.Pur scrigno di tanti possibili misteri, dalla seconda metà del ‘400 in poi, con il progressivo abbandono della via consolare traiana, iniziò il declino di Sovereto, sebbene la tenuta e il santuario fossero stati affidati alla gestione di un amministratore ecclesiastico. Nel ‘600 il complesso attraversò il suo periodo più buio tra pestilenze, carestie e sommosse popolari, mentre dalla fine del secolo fino a tutto il ‘700 si cominciarono apportare alcune modifiche strutturali e decorazioni varie. Dal 1812, data della prima vendita, il Santuario e la tenuta passarono in mani private, ma sino ad oggi costantemente rivitalizzati dalla devozione popolare. I Templari a Trani ebbero ricchi possedimenti la cui amministrazione venne affidata alla famiglia Pagani, a Giovanni (1158) e successivamente al figlio Abelardo (1191). costruirono la chiesa di Ognissanti nella prima metà del XII secolo. Con la venuta di Federico II i Templari, come già avvenuto in Sicilia iniziano a perdere il loro potere, salvo riacquistarlo con la caduta di casa Sveva, tanto che nel 1295 la vedova di Sir Sommaro Ruggiero, Alferada donava cospicui beni all'Ordine. In base ad un atto del 1191 a Trani esisteva a quell'epoca una Grancia dei Cavalieri del Tempio, che era costituito da un complesso di beni, chiese e magazzini per la conservazione di prodotti agricoli, destinati a sostenere i Cavalieri del Tempio in Terra Santa. La presenza dei Templari a Trani è certa dalla metà del XII secolo come riportato dal Diacono Amando nella sua "Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini". La storia dei Templari si interseca con la storia della Puglia, da dove partivano navi cariche di grano, di vino, di cavalli per sostenere i crociati ed i pellegrini diretti in Terra Santa e con quella delle Sacre Reliquie, con l'avventuroso viaggio del Sacro Lenzuolo della Sindone, le Sacre Spine, che cinsero il Capo di Cristo, la Lancia che ne trafisse il costato. La domus brindisina, come già accennato, era ubicata nella chiesa di San Giorgio de Templo, la quale nell’ottobre del 1260 pagava all’erario ben quindici tarì d’oro annui. Erroneamente gli studiosi (tra cui anche Caponio, Imperio e Valentini in "Guida all’Italia dei Templari") e la tradizione hanno considerato il loggiato presente in piazzo Duomo come un resto della domus templare, tanto da chiamarlo portico dei Templari. Il portico, stando alla documentazione locale, costituiva il piano terra del palazzo che appartenne alla nobile famiglia De Cateniano, citata in alcuni documenti in Brindisi fin dal XIII secolo. Lucio De Cateniano (la famiglia si estingueva sui finire del XVI secolo), sindaco di Brindisi tra il 1551 ed il 1556, donò all'ospedale civico o dei poveri, all'epoca istituito con pubbliche donazioni, le sue proprietà in piazza Duomo. Inoltre, un’attenta analisi dell’architettura, suggerisce uno stretto legame con le costruzioni fortificate monastico-cavalleresche del medio oriente. La sottostante insula dei cavalieri gerosolimitani alla marina, non escluderebbe una originaria appartenenza del portico al complesso dell'Ordine Ospedaliero, membro in seguito accorpato nel palazzo De Cateniano. Secondo qualche studioso locale, i Templari ebbero anche una seconda sede presso la chiesa di San Giovanni al Sepolcro, collegata da una strada ancor oggi chiamata via dei Templari. Templari a Otranto la approfondita conoscenza di questo testo da parte del monaco Pantaleone, che tra il 1163 ed il 1165 realizzò l'opera il mosaico pavimentale nella Cattedrale. Come il testo fosse pervenuto nelle sue mani non lo sappiamo, ma abbiamo avanzato l'ipotesi che questo fosse il frutto delle praticate dai monaci-guerrieri templari in Terra Santa. Sotto la navata destra della cattedrale su apre una larga scalinata che porta alla stupenda cripta inferiore. A sinistra della scala è stata conservata quella che doveva essere la vecchia scala di ingresso alla cripta che, però, finisce in corrispondenza di una singolare tomba vuota. Essa è sistemata a sinistra nella parte finale della scala, ed è collocata in un vasto incavo nel muro che fiancheggia la scalinata. Ciò che rende singolare la tomba è la presenza di croci vermiglie a coda di rondine chiaramente templari che ornano le quattro pareti interne della tomba. Una spada tipicamente templare raffigurata vicino una delle croce conferma l'origine di questa tomba. Nella zona incavata nel muro che ospita la tomba era presente un affresco che qualcuno, in epoche remote, ha provveduto a scalpellare con tale accanimento e minuziosità che è, oggi, assolutamente impossibile sapere cosa esso raffigurasse. Tomba vuota e affresco cancellato ci dimostrano, quindi, che non solo la presenza templare nella cattedrale .
La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.
CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY
Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096, il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel 1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",
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Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008
SIGILLUM MILITUM
A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi. San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine
INVESTITURE
Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.
Iniziazione cavalleresca La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava. La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente. Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.
RE CRISTIANI
CATTEDRALI GOTICHE
I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.
Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine. Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.
Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.
Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.