San Francesco di Assisi

fratello Sole e Sorella Luna

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)

 

SINDONE

 

La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia.
È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.

 

IN FEDE

 

ANTICA SEDE

 

Nel  1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel  monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme". 

 

 

GOFFREDO DI BUGLIONE

BALDOVINO I

 

templari in Terrasanta

 

 

  


 

 

 

Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare.
 La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].

 

templari lungo la via Francigena

 
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola.
La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.

 

Templari in Puglia

Castel del Monte

All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.

 

RE RUGGERO II

Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da  re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.

 

 

Portogallo tomar

ORDINE SUPREMO del CRISTO

 E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )

 
Creato da: knighttemplar il 18/05/2008
RICERCHE STORICHE

 

 
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DAL CODICE DA VINCI AL CODICE GIORGIONE E POUSSIN

Post n°60 pubblicato il 19 Maggio 2009 da knighttemplar

Giorgione – pseudonimo di Giorgio o Zorzi da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510) è stato un pittore italiano.
Sbalorditivo è stato il constatare che la donna nuda del quadro
La Tempesta", compare brevemente nel film più osannato e criticato dell’anno. Chi è quella misteriosa donna che accudendo e allattando amorevolmente il suo pargolo lancia un’occhiata di sfida all’ignaro visitatore delle gallerie dell’Accademia di Venezia? Perché seduta in modo assai scomodo, si tocca con la mano sinistra il ginocchio destro evidenziandolo ulteriormente con il dito indice? In latino, lingua ancora usata dai dotti del cinquecento, ginocchio destro si traduce con "dextrum genu" ("genus" secondo Cicerone) che parimenti, secondo abile gioco di parole, può significare anche "giusta nobile stirpe" o meglio "vera discendenza". L’ipotesi qui formulata è che Giorgione volesse indicare nel suo più enigmatico dipinto il pensiero eretico concernente la discendenza di un figlio di Cristo attraverso la Maddalena, sua sposa.Leonardo da Vinci può aver influito sulla crescita artistica e culturale del giovane pittore veneto durante il suo soggiorno veneziano del 1500; entrambi gli artisti sarebbero stati altresì influenzati all’esoterico testo "Hypnoerotomachia Poliphili" pubblicato a Venezia nel 1499. Leonardo, presunto Gran Maestro del Priorato di Sion dell’epoca, giunse nella città lagunare per non meglio precisati motivi di lavoro ma anche per incontrare autorevoli personaggi della cultura locale. Nel quadro "La Tempesta" la Maddalena potrebbe essere identificata per via dei suoi abiti succinti, per i suoi capelli rossicci ma anche dall’attributo simbolico della torre, che si erge alle sue spalle.Per completare l’opera di ermetismo iconografico Giorgione avrebbe anche raffigurato se stesso come giovane re pastore, ben conscio del segreto iniziatico, mentre avanza con il proprio ginocchio destro. Il personaggio, inoltre, è vestito di bianco e di rosso, i colori dei Templari ribaditi ulteriormente dalle croci rosse su sfondo bianco dei pantaloni alla zuava. "La Tempesta" sembra essere ambientata in un preciso punto di Treviso, visto da uno dei suoi scorci più suggestivi, dove ancor oggi si può osservare il fiume Cagnan attraversare placidamente la città. Più precisamente è possibile identificare il ponte di legno con l’attuale ponte S. Agata e alla sua destra si può osservare, sebbene leggermente modificata, la medioevale casa Zanon, che per un lungo periodo fu il fortilizio del Capitano della città durante il dominio dei Carraresi.Come è evidente nel quadro, tuttora nella realtà, è possibile individuare sulla facciata di tale edificio lo stemma dei Da Carrara e il piccolo squero fatto ad arco verso l’acqua. Passando oltre il ponte si giungerebbe nell’attuale via Carlo Alberto con il vicino insediamento dei Templari e dei Cavalieri di Malta di S. Giovanni del Tempio, attuale S. Gaetano. Coincidenza vuole che proseguendo oltre, verso il centro della città, è possibile raggiungere rapidamente la chiesa di S. Maria Maddalena collocabile al di sotto della folgore che sta squarciando le nubi nel misterioso dipinto. In lontananza è poi possibile osservare le signorili case dell’attuale zona della Pescheria superate in altezza dall’imponente campanile della chiesa di S. Francesco. Il quadro del Giorgione può aver influenzato la vena pittorica di altri artisti che hanno velatamente raffigurato nelle loro opere queste tesi ermetiche.
Innegabile è l’influenza che "La Tempesta" esercitò sul Poussin nell’esecuzione dei due quadri sul tema dei Pastori d’Arcadia, dipinti in seguito al soggiorno veneziano del pittore francese nel 1624.Poussin è chiamato in causa nel mistero dell’abate Sauniere, che ha poi dato il nome al principale personaggio del Codice Da Vinci, perché questi suoi quadri conservano enigmatiche cifrature riguardo la Nobile Stirpe. Come non notare le analogie tra la donna che allatta ne "La Tempesta" e la donna vestita di bianco nella prima versione dei "Pastori d’Arcadia": ambedue presentano il seno destro scoperto e indicano il ginocchio destro!
Come non notare la similitudine tra l’uomo con il bastone di "La Tempesta" e i pastori presenti nelle tele del Poussin, intenti nel perseguire la decifrazione del motto ermetico "Et in Arcadia Ego". Ma il motivo iconografico più sbalorditivo incontrato nel tentativo di accostare Giorgione al mistero di Berenger Sauniere, è dato dall’identica postura tenuta dalla Maddalena di "La Tempesta" e dal diavolo Asmodeo, (secondo cui Asmodeo corrisponde al me sconosciuto Ugallu della mitologia assiro-babilonese Effettivamente tal creatura ha le stesse caratteristiche principali: aspetto ferino e zampe da uccello!- custode/scopritore di tesori...(secondo il Goetia)
- costruttore del tempio di Salomone (tradizione ebraica) - dalla strana zampa simbolo dei mastri muratori...(simbologia massonica) .  posto all’ingresso della chiesa di Rennes le Chateau in Francia. Anche il demone mette chiaramente in evidenza il proprio ginocchio destro segnandolo con la mano sinistra!  Sauniere fece scolpire questa statua, insieme a molte altre bizzarre opere, seguendo delle precise indicazioni dottrinali e avendo ben in mente l’insegnamento dei grandi maestri quali Leonardo, Giorgione e Poussin. Ma chi fu mai Giorgione e perché è collegabile all'intrigo di Rennes-le-Château e alle vicende che hanno generato i mitologemi de Il Codice da Vinci? Giorgione nacque nel 1477, presumibilmente figlio illegittimo di nobile stirpe, secondo alcuni autori riconosciuta nel casato Costanzo, collegabile con la ancora più nota famiglia dei Lusignano che diede persino dei Re a Gerusalemme e a Cipro. Il noto pittore fu al servizio della regina Caterina Cornaro, vedova di Giacomo II di Lusignano, poi riparata ad Asolo sotto l'ala protettrice di Venezia.I Lusignano in origine provenivano dalla Francia e avevano avuto degli incroci dinastici con la enigmatica famiglia Hautpoul di Rennes-le-Château (ecco una prima associazione del Giorgione con il famoso mistero). Non è da dimenticare che il personaggio più emblematico per i Lusignano era rappresentato dalla fata Melusina (Mere Lusigne), metà donna e metà serpente, mito adottato anche dagli Hautpoul che la identificavano pure con il nome di Maria Maddalena: Otto Rahn racconta come fosse tradizione vedere questo misterioso essere, non molto dissimile dal progenitore dei Merovingi, prendere il bagno nelle sacre fonti del Razes. Sarà una coincidenza ma nel quadro di "La Tempesta" sotto il personaggio maschile compare, visibile unicamente ai raggi X, una donna seminuda che prende il bagno facendo il paio all'altra donna della tela: la presunta Maddalena con bambino. Secondo molti critici d'arte tutto ciò è stato unicamente un "pentimento" del pittore, ma a mio modesto avviso la sua presenza può costituire un vero e proprio messaggio nascosto. La donna che poi indica con la mano sinistra il ginocchio destro non fa altro che ribadire il messaggio cifrato: "dextrum genus" (giusta nobile stirpe) evidente in numerose altre opere di artisti iniziati. Primo fra tutti il Poussin, autore delle due tele sui Pastori d'Arcadia e recanti l'ermetico motto "Et in Arcadia Ego", tanto caro alla accolita segreta Le Brouillard (La Nebbia). Infatti nella prima versione de "L'Arcadia" si può osservare come la pastorella, con il seno destro scoperto, alzi la tunica vistosamente per mostrare il proprio ginocchio destro; similmente si comporta il San Rocco che mostra la ferita nella chiesa di Rennes-le-Château (altra statua commissionata da Béranger Saunière). Lo stesso gesto viene eseguito, nel "Trionfo di Flora" del Poussin, dalla donna posta in primo piano che si appoggia voluttuosamente sul ginocchio destro del proprio compagno. La posizione dei due personaggi potrebbe ricordare l'atteggiamento di uno Hieros Gamos ribadito ulteriormente dalla presenza nel grembo della donna di un calice, anzi dell'unico calice dell'intera scena. Come non pensare che questo oggetto poteva ben rappresentare per il Poussin il San Graal o meglio il Sang Real! Una così velata ma nel contempo esplicita allusione, mi ha condotto a un'analisi più attenta dei motivi che indussero l'artista a dipingere questa tela. Perché la divinità Flora e i suoi Floralia? Molto probabilmente il Poussin era a conoscenza dell'importanza di Flora nell'ambito delle tradizioni dei Giochi Floreali che si tenevano in Maggio nelle zone d'influenza Catara del Tolosano, non troppo distanti da Rennes-le-Château. Come afferma Mariano Bizzarri, Flora - altrimenti nota come Clemenzia Isaura - costituiva la sopravvivenza del ricordo ancestrale della Grande Madre ma rappresentava anche la istitutrice della "Gaia Scienza", tanto cara ai trovatori che hanno imbevuto di miti le terre del Razes, dando origine a Le Brouillard. Di questa società segreta (poi nota come Angelique) sembra facessero parte numerosi pittori quali Poussin, Delacroix o scrittori quali Rabelais, Novalis, France, Barres, Nerval, la Sand ma anche Goethe. Anzi quest'ultimo, quasi a suggellarne la propria appartenenza, pose il motto "Auch ich in Arkadien" sul frontespizio del suo famoso saggio Viaggio in Italia. Lo scrittore tedesco ha poi dedicato un intero paragrafo del libro, alla propria investitura romana, presso l'Accademia d'Arcadia (probabile emanazione de Le Brouillard) sotto il pomposo soprannome di "Megalio Melpomenio", a coronamento dell'altro "nomen mysticum" (Abaris) quale Illuminato di Baviera.Ma il motivo iconografico che mi ha ancor più stupito, è rappresentato dal famoso ritratto di Goethe nella campagna romana eseguito nel 1787 da Johann Tischbein. Egli appare stranamente disteso su delle rovine, toccandosi il ginocchio destro con la mano sinistra, in una posizione assai simile a quella della donna con il calice del Trionfo di Flora. Ancora il ginocchio destro! Anche l'austero Mosè di Michelangelo ostenta il proprio ginocchio destro scoprendolo dal suo pesante paludamento. Interessante è osservare come tutti i personaggi che eseguono questo ermetico gesto, già noto ai Pitagorici quale segno di riunione, abbiano la testa invariabilmente ruotata verso il lato sinistro. Giorgione e il Veneto si inseriscono in queste singolari vicende per il fatto che a Venezia, nel 1499, fu dato alle stampe l'esoterico testo "Hypnerotomachia Pholiphili" che ha rappresentato per secoli la bibbia della società segreta Le Brouillard. Anzi il pittore fu forse parte del tessuto sapienzale veneziano che aveva partorito tale libro con tutte le sue numerose implicazioni. Vorrei ora concludere con questa curiosità: Poussin sembra essersi ispirato all'autoritratto di Giorgione per eseguire i propri autoritratti, assumendone lo stesso atteggiamento ieratico; osservandoli bene si potrebbe dire che i due quasi si assomiglino!

 

 
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BRAY

 

 

Sceau (SIGILLO) de la baronnie de Bray

La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.

 

 

CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY

 Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096,  il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry  sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel  1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di  hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio 1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",

 

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Papa Benedictus XVI

Joseph Ratzinger


Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008


 

SIGILLUM MILITUM

 

A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi.
San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine

 

INVESTITURE

 

Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.

Iniziazione cavalleresca
La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava.
La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente.
 
Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.

 

 

RE CRISTIANI

 

 

CATTEDRALI GOTICHE

 

I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.

Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.

 

Francia Parigi

 

 

Notre Dame

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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