San Francesco di Assisi

fratello Sole e Sorella Luna

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)

 

SINDONE

 

La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia.
È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.

 

IN FEDE

 

ANTICA SEDE

 

Nel  1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel  monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme". 

 

 

GOFFREDO DI BUGLIONE

BALDOVINO I

 

templari in Terrasanta

 

 

  


 

 

 

Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare.
 La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].

 

templari lungo la via Francigena

 
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola.
La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.

 

Templari in Puglia

Castel del Monte

All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.

 

RE RUGGERO II

Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da  re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.

 

 

Portogallo tomar

ORDINE SUPREMO del CRISTO

 E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )

 
Creato da: knighttemplar il 18/05/2008
RICERCHE STORICHE

 

 
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FLAVIO VALERIO COSTANTINO TRA STATO E CHIESA

Post n°70 pubblicato il 15 Luglio 2009 da knighttemplar

collocare in ambito esclusivamente cristiano la persona del Cristo, svincolandola da qualsiasi residuo legame giudaico; sovrapporre la ricorrenza della sua nascita alla festa del Sole Invitto, così identificando le due liturgie ed utilizzando l'aureola solare in emblema dei santi, essi stessi testimoni degli insegnamenti messianici sostanzialmente travasati in una dottrina funzionale alle esigenze politiche e pagane dell'Imperatore. In definitiva, approvata l'omousia; storicizzata la dogmatica ecclesiale; ordinata la chiusura dei Tribunali nel venerabile giorno del sole, il Cristianesimo, che fino a quel momento in conformità con l'antica tradizione ebraica del sabbath aveva dedicato al riposo il sabato, prontamente adottò la domenica assumendo in sé una ulteriore matrice idolatra. Ai Conciliari restò da fissare il Canone ufficiale delle Scritture e da redigere il Credo degli Apostoli, in cui l'assunto trinitario si espresse in forma estesa e complessa: ignorandone il Figlio, era stato scelto il Dio Padre dei Cristiani come facciata al Sol Invictus; era stata trasformata l'adorazione del disco solare in religione di Stato; era stato consentito ai Cristiani, sulla mistificazione, di adeguare i loro interessi a quelli imperiali. Un anno più tardi, fu decretata la distruzione di tutte le opere contrastanti con gli insegnamenti ortodossi; il Primate di Roma fu insediato nel palazzo del Laterano e nel 331 furono approntate nuove copie della Bibbia, forti di capziosi stravolgimenti, aggiustamenti e revisioni. Costantino, millantando di avere realizzato quanto non aveva realizzato il Messia di Israele, aveva di fatto sganciato le celebrazioni cristiane da qualsiasi nesso ebraico, assumendo che Gesù fosse egli stesso un cristiano e non un ebreo e saldandone i dettati ad una dottrina mirata alla tutela del suo enorme territorio. A Nicea, in definitiva, s'era dato avvio ad una sistematica soppressione della verità, in seguito utile alla Chiesa per esercitare l'autorità attraverso la gestione dell'elemento apocalittico poiché essa, eludendo riferimenti e dati storici, fondò il proprio dominio su orpelli e simulazioni pseudodottrinali, strumentalmente adattate alla sua efficiente macchina di potere. E non può non sconcertare che, prestandosi ad una operazione di esclusivo stampo politico, essa accettasse la totale indifferenza dell'Imperatore verso il Cristo; consentisse ad Eusebio di dichiarare che il Logos si era incarnato in lui, attribuendogli quelle prerogative esclusive e peculiari di Gesù; confermasse che, nella veste di amico di Dio, egli governasse la terra ad imitazione della Signoria sul cosmo del Dio unico e del suo Logos; sostenesse la determinazione dello stesso Vescovo nello sviluppare il senso divino della missione imperiale in direzione politica; concorresse a sovrapporre valore militare e spirituale; accettasse di esaltare l'assunto di Rex et Sacerdos nella figura del Sovrano. Era l'inizio della grande menzogna: un gioco delle parti nel quale, se Trachala ritenne di prendere a prestito i Cristiani, costoro si servirono di lui per impostare la inossidabile monarchia papista; se egli spianò la via alla secolarizzazione ecclesiale, fondando una ibrida sintesi di valori giudaici, saulini, mitraici e pagani a vario titolo, essi procedettero nella inarrestabile marcia verso vertici costruiti sulla frode; se egli dette vita ad una sua confessione personale, finalizzata all'obiettivo politico della unità religiosa e territoriale di un Impero in cui forti erano anche le spinte confessionili in direzione di Baal e di Astarte ed ove incontrastato vigeva il monoteismo solare, essi guardarono previdentemente al dopo/Costantino. E guardarono molto in avanti, se da allora, i seminati germogli dell'incontrastato dominio episcopale sbocciarono con conseguenze storiche incalcolabili, malgrado in quel sinodo egli avesse costruito una Chiesa Imperiale in grado di produrre una sua professione di fede ecumenica, fondata su un Dio; su un Imperatore; su una Chiesa; su una fede. Non ebbero pregio le contestazioni di gruppi eretico/scismatici, propedeutiche alla frattura fra sette latine e greche, ovvero cattoliche ed ortodosse, sul rifiuto delle seconde ad emendare il testo niceno con l'aggiunta del termine filioque. E quando i cattolici modificarono il Credo, aggiungendovi che lo Spirito Santo procede non solo dal Padre, ma anche dal Figlio, i Greci ritennero la modifica una alterazione della dottrina originaria tale da fissare il loro dettato in uno Spirito Santo procedente dal Padre attraverso il Figlio. Svincolare le celebrazioni cristiane da qualsiasi legame ebraico, in effetti, sottendeva a ben altro: designandolo nella Persona di Dio, si era fatto di Gesù un personaggio privo di rilievo a fronte di due centrali oggetti di culto: la Triade e Trachala, apostolo di Dio in terra; titolare delle nomine e della gestione di Vescovi e diocesi!; liberatore e salvatore meglio e più del Messia ebreo. Il progetto autocratico era stato pienamente realizzato: la Chiesa si era avvitata alla storia dell'Impero, malgrado l'Arianesimo, imperniato sulla negazione della Divinità del Cristo, tentasse di scuoterne le fondamenta. Il dogma niceno, inventato e ratificato da una elezione a carattere politico e non da una motivazione spirituale, a tre secoli ed oltre dalla morte del Cristo, passò alla dotazione della religione ortodossa riformata. Fu il Cristianesimo. Eusebio Vescovo di Cesarea; discepolo di Origene; consigliere di Corte e imputato di apostasia al Concilio di Tiro, si fece portatore dell'ideale messianico/monarchico di Costantino, indicandolo a tutti gli effetti successore di Cristo, e nella Storia ecclesiastica sostenne come un naturale e superiore compiersi ...che soltanto a partire dai tempi di Gesù e non prima, la maggior parte delle nazioni dell'ecumene, siano giunte sotto l'unico dominio dei romani, e che contemporaneamente all'inaspettata venuta del Cristo tra gli uomini, lo Stato Romano abbia cominciato a fiorire..., ingenerando il primo dubbio storico circa l'esistenza del Messia. Di più: nell'esibizione di un Dio/Signore nazionale esclusivo: ...Sono il Signore Dio tuo e non avrai altro Dio fuori di me..., i Vescovi, coinvolti non dall'esempio di Cristo ma dalla potenza del ruolo esercitato nelle periferie, disegnarono una storia universale teocratica nella quale mutarono il ruolo di perseguitati in persecutori, attraverso l'uso indiscriminato di un dominio spirituale che, affondate le sue prevaricanti radici nella mitologia politeista del Cristo teizzato, soverchiò anche quello imperiale. Così, i vari Editti di Tolleranza; così l'ampio ventaglio di privilegi accordati al monoteismo cristiano da un Sovrano brutale e sanguinario, indicato proprio da Eusebio instauratore dell'unità di Chiesa ed Impero, in un sodalizio forte di reciproche opportunità e complicità e del dogma trinitario della monarchia divina; così la sacralizzazione dell'egemonia politica, fuorviante anche la storia; così, infine, la gestione dell'intesa con i Cristiani sempre e solo in ambito strumentale, com'era emerso già nell'Editto di Milano col quale, stabilita la libertà di fede, Costantino aveva esibito tutta la sua indifferenza in materia: ...Noi abbiamo da lungo tempo stabilito che la libertà di fede non debba essere negata. Anzi le idee ed i desideri di ciascun uomo gli debbono essere garantiti, rendendogli possibile il dedicarsi alle cose spirituali come egli meglio decida. Per questo ordiniamo che a ciascuno sia permesso avere le proprie credenze e praticare la propria fede come meglio desidera....Egli, dunque, ancorché cristiano per la Chiesa, nella rivisitazione degli eventi appare un cinico e disumano avventuriero la cui madre, eletta al rango di augusta, fu santificata malgrado ...intrigante, autoritaria e spregiudicata...; protervamente motivata da sfrenata ambizione e incurante dello scherno sprezzante espresso dalle famiglie pagano/aristocratiche nei confronti della sua origine plebea. Fu Elena, ovviamente santificata!, la regista di una politica di intrighi che, col sostanziale appoggio della setta cristiana, creò le premesse perché il figlio sedesse al trono e conferisse rispettabilità alla sua estrazione sposando Fausta, la figlia di Massimino. Così, malgrado la ricostruzione della personalità dell'Imperatore resti ancorata all'apriori fideistico di Lattanzio ed ai panegirici di Eusebio, la sua ambigua ferocia non sfugge: un usurpatore, eletto per acclamazione delle truppe; proclive alla eliminazione fisica dei suoi nemici parte dei quali, come il figlio Prisco, personalmente sgozzati; disposto ad ogni sorta di compromesso pur di secondare le sue ambizioni. Non a caso, la fatale alleanza con Papa Silvestro cui era noto che egli, ancorché cristiano, avesse fatto erigere a Costantinopoli templi e statue pagani alla Dea Madre degli Dèi, ai Dioscuri, a Tyche e che, in un rigurgito persecutorio, avesse fatto giustiziare anche moltissimi Neoplatonici con l'accusa di pratiche magiche. Nel 326, Costantino volle celebrati i vicennali dell'Impero. Poi, allontanatosi definitivamente da Roma ed adottata come capitale Bisanzio, cui il 26 novembre del 330 impose il nome di Costantinopoli, ufficializzò con i Vescovi latini quel vincolo privilegiato che lo avrebbe consegnato alla storia, dopo aver consentito alla corrente clericale romana la soppressione di tutti i documenti della religione delle origini! Poco più che sessantenne, la morte lo colse a Nicomedia, a mezzogiorno della domenica di Pentecoste, mentre si disponeva a portare guerra al Sovrano di Persia Sapore II. Era il 22 maggio del 337: inviso ai Romani; odiato e temuto anche in ambito familiare; spregiudicato, cinico e spietato autore della strage operata in danno dei suoi familiari, Trachala venne sepolto con tutti gli onori e con l'appellativo di Magnus in Costantinopoli. Mai convertito, ricevette i Sacramenti del Battesimo e della Estrema Unzione da Eusebio, comunque seguace di Luciano pertanto morendo come eretico. Donde l'efficace sintesi di Voltaire: ...credevano di aver trovato la formula per vivere come criminali e morire come santi....Con tutta evidenza, le sue riforme intervennero sul complessivo assetto istituzionale ed economico dell' Impero determinando l'aumento delle imposte, in particolare della Prediale, o iugatio, e promuovendone di nuove come la Collatio globalis, che colpì la proprietà fondiaria dei Senatori, e la Collatio lustralis, che colpì i proventi delle attività commerciali. Con tutta evidenza, dette inizio alla secolarizzazione della Chiesa i cui Vescovi romani, fin dallo spostamento della Corte a Costantinopoli, presero ad interessarsi sempre più agli affari civili e politici fino a definirsi Papi e ad autocertificarsi titoli, meriti e crediti.

Perché la Chiesa si adattò alla distorsione dell'accettare Messia quell'Autorità Imperiale che aveva ucciso il Cristo tre secoli prima e che continuava a mandare alla croce chi le si ribellava? Perché ne fece il suo alfiere, malgrado egli avesse scelto il Dio Padre ed ignorato il Figlio, addirittura pretendendo di sostituirglisi? Perché enfatizzò gli assunti di Eusebio, per il quale il Logos si era incarnato nell'Imperatore, rendendolo di fatto Messia? Forse perché un potere secolare come quello da lui esercitato, ove allineato all'ortodossia dell' epoca, avrebbe prevenuto nei secoli e per i secoli qualsivoglia minaccia alle gerarchie ecclesiali; o forse perché l'odio romano per i Giudei non avrebbe consentito ad una religione che ad essi in qualche modo si richiamasse, di allignare nell'Impero: per renderla accettabile, dunque, occorreva romanizzarla rimuovendo da essa ogni traccia del nazionalismo ebraico. Così, nella consapevolezza di non poter deificare un ribelle al potere di Roma; un sovversivo che l'Impero aveva condannato a morte per crimini contro lo Stato; un populista cui il governatore romano aveva invano e generosamente offerto una chance, la Chiesa falsificò le circostanze storiche e, in cambio di una istituzionalizzazione a carattere eterno e definitivo, ascrisse le responsabilità di quella crocifissione ad altri: agli Ebrei. Un progetto esigente la depoliticizzazione di Gesù; la negazione di ogni sua ascendenza giudaica; una solida complicità con l'Imperatore; una convergenza sulla quale investire ogni possibile ritorno nel tempo della prospettiva, sostituendo la successione ereditaria di Cristo con quella apostolica. E l'avallo fornito dall'Epìskopos Tòn Ektòs alla nuova fede si trasformò in un errore fatale: il ribaltamento del rapporto di fiducia vivo fra Dio ed i credenti in una confessione che rafforzasse la sua immagine politica e lo delegasse a Vicario di Cristo in terra, disorientò le mentalità e gli interessi occidentali, consentendo alle migrazioni barbare di sfasciare i residui fasti romani e di avviare una serie di dinastie germaniche. Su tali vicende, determinanti cambiamenti di misura epocale, sfruttando il vuoto di potere politico, i Vescovi romani presero le distanze dall'Impero Romano d'Oriente per costruire ed esercitare la loro autocrazia nell'intero Occidente. Infatti, già dopo l'Editto di Milano del 313, se nelle terre bizantine il Cristianesimo s'era attestato sull'uniformità monoteista spiritualmente incarnata dal Sovrano, in Occidente aveva trasformato l'Episcopato romano in un fermo punto di riferimento socio-culturale della Comunità angariata dagli effetti della frantumazione politica e dalla insufficienza dei barbari, spesso incolti e rozzi. E fu la Chiesa..Che accettò ed avallò il manifesto disinteresse di Costantino nei confronti di Gesù. Che accreditò e consentì la di lui autoproclamazione al rango di Messia. Che indirettamente, approvò e storicizzò, nella sua autodefinizione messianica, anche l'immagine armata e politica del Gesù naziro. Che fece dell'antica attesa biblica, una ibrida fusione di elementi giudaici, mitraici e pagani, trasformando il Cristo in manifestazione terrena del sole. Che concentrò la sua attenzione all'Occidente quando, alla morte di Trachala, il figlio e successore Costanzo abbracciò l'arianesimo ed esiliò i capi della Chiesa ortodossa. Che organizzò, ai fini dell'accaparramento del maggior potere, la Falsa Donazione di Costantino, datata 30 marzo 315; constante di un legato sottoscritto dal Primo Imperatore Cristano mai convertito, ed indirizzata a Papa Silvestro: vi si raccontava la storia del Sovrano che, contratta la lebbra, contro i sacerdoti pagani intenzionati a guarirlo attraverso l'immersione in una fontana erogante sangue di infanti, si era rivolto, previa apparizione e suggerimento dei santi Pietro e Paolo, proprio a Silvestro, all' epoca rifugiato sul monte Soratte. Costui gli aveva mostrato il fonte di pietà e, grazie ad esso recuperata la salute, egli si era impegnato nel voto di costruire chiese in tutto il territorio imperiale. Non solo: la sua gratitudine al Vicario del Figlio di Dio ed ai suoi successori si era manifestata tangibilmente: ...In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il Vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo...Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali...Nel medesimo documento, Trachala aveva anche spiegato di aver tenuto per sé l'Oriente desiderando che Roma, ove la religione cristiana era stata fondata dall'Imperatore del Cielo, non rivaleggiasse con alcuno sulla terra: come dire che la Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana. Non sfugge che nel testo si parlasse di Vicario del Figlio di Dio e non ancora di Papa. Nell'atto, tramandato in due relazioni: l'una in greco, l'altra in latino, lateralmente alla parte che si indica col nome di confessione ed in cui si parla della formula di fede ambrosiana e della leggendaria conversione, insiste una seconda parte definita Donazione: il Pontefice vi veniva riconosciuto successore di Pietro e di Costantino e, a stravolgimento del dettato evangelico, assumeva la proprietà di una serie di territori. Gesù non aveva posseduto nulla. Il suo epigono era fornito del possesso di enormi territori e di alleanze militari utili a conservarli. Fu solo nel 1440 che lo studioso Lorenzo Valla ne rilevò l'inconfutabile falsità: all'epoca della sua compilazione, contro quanto asseritovi: il Primate di Roma non era Silvestro, ma Milziade; Costantinopoli era chiamata ancora Bisanzio; la forma della scrittura non era in latino classico, ma in quello ibrido usato nei secoli successivi; la lebbra di Costantino era un'invenzione del V secolo.

 

 
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BRAY

 

 

Sceau (SIGILLO) de la baronnie de Bray

La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.

 

 

CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY

 Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096,  il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry  sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel  1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di  hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio 1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",

 

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Papa Benedictus XVI

Joseph Ratzinger


Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008


 

SIGILLUM MILITUM

 

A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi.
San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine

 

INVESTITURE

 

Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.

Iniziazione cavalleresca
La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava.
La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente.
 
Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.

 

 

RE CRISTIANI

 

 

CATTEDRALI GOTICHE

 

I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.

Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.

 

Francia Parigi

 

 

Notre Dame

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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