Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)
SINDONE
La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia. È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.
IN FEDE
ANTICA SEDE
Nel 1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme".
GOFFREDO DI BUGLIONE
BALDOVINO I
templari in Terrasanta
Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare. La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].
templari lungo la via Francigena
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola. La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.
Templari in Puglia
Castel del Monte
All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.
RE RUGGERO II
Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.
Portogallo tomar
ORDINE SUPREMO del CRISTO
E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )
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Post n°71 pubblicato il 15 Luglio 2009 da knighttemplar
Roma: nei circa novanta anni successivi alla morte di Commodo, fra aspiranti e titolari si avvicendarono almeno ottanta Imperatori, in un clima di turbolenze e intollerabili sopraffazioni, degenerate in un'anarchia tale da rendere necessario il ricorso ad un personaggio forte: di doti intellettuali e di genio militare; di coraggio e di spregiudicatezza; di senso pratico e di acume politico. Tali requisiti, nell'anno 284 d.C. furono individuati nel dalmata Diocleziano, figlio di un liberto e Comandante della Guardia Pretoriana: uomo appropriato al momento storico ed in grado, con la sua limpida e lucida intelligenza, di realizzare quella necessaria riforma radicale che reinsediasse nell'Urbe stabilità ed ordine. Egli comprese fin da subito che l'enormità del territorio; l'esigenza di mantenere ordine nelle colonie e l'obbligo di presidio costante delle frontiere esigevano un apparato amministrativo efficacemente organizzato. Spostata la residenza a Milano; garantita la inespugnabilità dei confini; chiamato alla corregenza Massimiano, distribuì gli incarichi di governo in quattro realtà, attraverso le quali gli fosse riconosciuto l'esercizio di un illimitato potere che restaurasse un impianto monarchico assoluto; che inquadrasse la sua immagine imperiale nella tradizione persiana dell'isolata ed inattaccabile egemonia; che relegasse il nuovo Senato in una dignità di impronta aristocratica; che riproponesse come risorsa economica la schiavitù abrogata dalla Pax Romana di Augusto; che innovasse, attraverso il sostanziale recupero dell'agricoltura, la posizione reddituale dei cittadini; che ridisegnasse le imposte, attraverso un rinnovato impegno della servitù della gleba; che spianasse la via ad un assetto sociale di ispirazione gerarchico/orientale; che proponesse i collegia: una sorta di associazione professionale propedeutica alle corporazioni medievali; che rilanciasse la tradizione piramidale di un establishment, alla cui testa restasse inamovibile un'autorità suprema non immune all'arbitrio. In sostanza, da cima a fondo della sua organizzazione, lo Stato del basso Impero impose a ciascuno il suo posto ed il suo ruolo con attribuzioni precise ed inibite da ogni sorta di scantonamento: il colono alla terra, il soldato alla legione, il funzionario all'amministrazione, l'artigiano alla corporazione etc. Quanto all'ordine pubblico: una dolorosa spina nel fianco dell'Impero, Diocleziano evitò ogni possibile spargimento di sangue e, solo a fronte della protervia dei Cristiani nella pretesa di imporre le proprie ragioni confessionili, applicò disposizioni drastiche: lavori forzati, confino, schiavitù, pena di morte. La tetrarchia, tuttavia, fu incrinata dalla smania successorio/ereditaria e, alla sua morte, nuovi scenari politici e venti di guerra agitarono un Impero ormai consegnato all'inarrestabile declino. Fu Costantino Flavio Valerio Costantino nacque il 27 febbraio di un anno compreso fra il 271 ed il 275 nella dacia Naisso, da Costanzo Cloro e dalla sua concubina Elena, successivamente elevata agli onori degli altari. Detto Trachala, per il suo enorme collo, crebbe alla Corte di Diocleziano col quale, eletto Tribuno Ordinis Primi, viaggiò in Palestina e partecipò alla guerra romano/danubiana, contro i Sarmati. La sua vita privata e la sua ascesa pubblica si saldarono ben presto agli importanti eventi che segnarono le sorti dell'Impero, squassato dalle agitazioni sociali alimentate dai Cristiani, ritenuti sovversivi e perturbatori dell'ordine pubblico, ed indebolito dall'impianto tetrarchico voluto per arginare le minacciose pressioni barbare da ogni parte delle frontiere. Il 1° maggio del 305, Diocleziano e Massimiano abdicarono: Costanzo Cloro e Galerio, assunsero il titolo di augusti e quest'ultimo, dopo avere investito del rango di cesare un oscuro soldato, Severo, cui assegnò Italia ed Africa, affidò a Massimino Daia Egitto e Siria, defraudando Costantino che si riteneva destinatario del medesimo incarico. Ritiratosi a Boulogne, presso il padre ammalato, e deluso per l'affronto inferto alle sue legittime aspettative, egli si dedicò con zelo alla campagna contro i Pitti, incombenti sulla Britannia. Nel luglio del 306, morto il genitore ad Eboraco, fu acclamato augusto dall'esercito con grave pregiudizio all'assetto istituzionale approvato da Diocleziano. Così, Galerio gli revocò l'incarico e promosse Severo, mentre suo genero Massenzio, figlio di Massimiano, irritato per l'essere stato trascurato, ottenne dal Senato e dal Popolo romano la proclamazione ad Imperatore, previo impegno a restituire Roma agli antichi fasti. Il 28 ottobre dello stesso anno, revocata la propria abdicazione, Massimiano rientrò nell'attività politica riassumendo il rango di augusto e soccorrendo il figlio che prevalse su Severo, suicida per il tradimento dei suoi soldati. Per contro, ancora Galerio, accreditò il dacio Valerio Liciniano Licinio. A fronte di tale circostanza e dell'essersi Massimino Daia autodefinito augusto, Massimiano si alleò con Costantino, che apprezzabili risultati aveva conseguito nelle guerre contro gli Alemanni ed i Franchi, e gli offrì il medesimo titolo e la mano della figlia Fausta, storicizzando la presenza di ben sei Imperatori nell' Impero: tre nell'Oriente e tre nell'Occidente. Ovvero: Trachala dominava nelle Province Occidentali già amministrate dal padre; Massimiano e Massenzio governavano incontrastati l'Italia; Licinio controllava l'Illiria, la Dacia e i territori del Danubio; Galerio signoreggiava sulla Grecia, Tracia ed Asia minore; Massimino amministrava Siria ed Egitto. Nella torbida frammentazione e sullo sfondo di una insostenibile politica di intrighi, veleni e rivalità, lesivi della stabilità imperiale, contro il tentativo di Galerio di occupare l'Italia e contro la deposizione del figlio posta in essere da Massimiano, le parti convennero a Carunto per ripianare i contrasti. Tuttavia, né Diocleziano, né Galerio, né Massimiano, costretto ad una nuova abdicazione, raggiunsero risultati apprezzabili e, mentre Licinio veniva riconosciuto augusto per l'Occidente, Costantino e Massenzio ottennero il generico titolo di Figli degli Augusti. Nel 310, sulla globale disgregazione politica, intervenne una nuova impennata dei Franchi: evento del quale si avvalse Massimiano, portatosi in Gallia per recuperare la qualifica di Imperatore e spodestare Costantino che, invece, lo fece arrestare e sopprimere. Frattanto, anche il potere di Galerio sfumò: emanato il 30 aprile del 311 un Editto di Tolleranza in favore dei Cristiani trasformatisi ormai in un incurabile cancro sociale, e compromesso nella salute, egli si spense assestando un durissimo colpo all'impianto tetrarchico di Diocleziano. I quattro Augusti sopravvissuti entrarono presto in conflitto ed il fronte di lotta si delineò netto fra Licinio e Massimino, con i quali si schierarono rispettivamente Costantino e Massenzio. Pertanto, nella primavera del 312, sceso in Italia e occupate Susa, Torino, Verona, Aquileia e Modena, il figlio di Costanzo Cloro marciò su Roma, collegando la sua avanzata all'abile artificio della prodigiosa apparizione della Croce: la scritta in hoc signo vinces, disegnatasi nel cielo e foriera della sua vittoria, fu riportata in uno stendardo a forma di croce con sopra il monogramma di Cristo ed affidata alla custodia di cinquanta guardie. Della visione, al centro di due panegirici del 313 e del 321, malgrado l'enfasi di Lattanzio, Eusebio, Filostorgio e Sozomeno, furono fornite versioni del tutto contrastanti. Di fatto, a Ponte Milvio, nella giornata del ventotto agosto, Massenzio fu travolto dalle acque del Tevere mentre il rivale, protetto dal Dio degli osannanti Cristiani, faceva il suo trionfale ingresso in Roma ove Popolo e Senato gli tributarono il titolo di augusto e gli riconobbero ruolo di preminenza anche giuridica sull'Impero: ... Signore dell'universo e autore della vittoria, con le azioni stesse, ed entrò in Roma con canti trionfali, mentre tutti i membri del Senato e inoltre i perfettissimi, insieme con donne e bambini, e tutto il popolo romano lo accoglieva in massa con un'espressione di gioia sul volto quale liberatore, salvatore e benefattore, con acclamazioni e letizia incolmabile.... (Eusebio di Cesarea, IX 9,9) Sciolti i Pretoriani e revocate le leggi precedenti, Costantino si recò a Milano per presenziare alle solenni nozze di sua sorella Costanza con Licinio e per approfondire la politica filocristiana, alla luce anche delle disposizioni di Serdica, emanate da Galerio: ne scaturì un ulteriore Editto di Tolleranza, col quale si restituìrono ai Cristiani i beni confiscati; gli si concesse il diritto di culto e di costruzione di chiese; li si parificò, nella legge comune, a tutti i cittadini dell'Impero. Rientrato in Gallia, Trachala fronteggiò una nuova invasione franca mentre contro di lui Licinio, favorito dal decesso di Massimino, diventava padrone incontrastato dell'Oriente e, nella cornice delle controversie religiose aperte dai Cristiani con Donatisti, Montanisti e Ceciliani, organizzava una congiura, esaltando la ribellione di Bassiano, sposato ad Anastasia, anch'ella germana di Costanza. La reazione fu durissima: mandato a morte l'insorto, Costantino marciò sulla Pannonia e sconfisse i cognati a Cibalis l'8 ottobre del 314. Poco dopo però, in Adrianopoli, la sorte arrise a Licinio che dichiarò la decadenza del rivale dai suoi diritti e ne affidò il patrimonio ad Aurelio Valerio Valente. Una terza battaglia, combattuta nella piana Mardiese della Dacia, non sortì effetti. Alla fine, le parti scesero a patti a condizioni umilianti per il pugnace Licinio: la rinuncia a tutte le province europee, tranne la Tracia e la deposizione di Valerio. La conflittualità familiare sembrava risolta e, nel 315, i due Imperatori designarono i rispettivi eredi: Prisco, figlio della concubina Minervina, e Costantino, figlio di Fausta, alla successione occidentale; Licinio Liciniano a quella orientale. Per otto anni fu la pace. Trachala attese al riordino della Pannonia, della Dacia e dell'Italia e Prisco, sconfitti i Franchi ed i Sarmati, respinse dalla Tracia, ricadente nell'orbita liciniana, un'invasione dei Goti. L'atto fu considerato un segnale di belligeranza ed i due antagonisto si affrontarono nuovamente ad Adrianopoli, ove il 3 luglio del 324, perduta la parte europea del suo dominio, l'irriducibile ribelle fu costretto a riparare in Asia mentre la sua flotta, malgrado il sostegno del suo cesare Martiniano, veniva battuta a Gallipoli. Il successo dell'impresa facilitò l'ingresso delle legioni di Costantino in Asia Minore, dove il 18 settembre a Crisopoli, cedute definitivamente le armi, Licinio ebbe salva la vita grazie alla mediazione della moglie e previo confino in Tessalonica per i reati di tradimento e tentata usurpazione. Ma anche l'esilio ebbe un drammatico epilogo, poiché a fronte di una nuova cospirazione, egli fu condannato a morte. Il Vescovo di Corte Eusebio annotò che, nello scontro finale col cognato, un Costantino ormai pazzo e perverso, ...avendo come guida ed alleato Dio, Re sommo, e il Figlio di Dio, Salvatore di tutti, padre e figlio (Prisco) divisero il loro schieramento contro i nemici di Dio e li circondarono riportando una facile vittoria, poiché nello scontro tutto venne loro agevolato da Dio secondo un suo piano...ornato di tutte le virtù della devozione, insieme col figlio Prisco, imperatore carissimo a Dio e simile al padre in tutto, riprese l'Oriente che era suo e ricostituì, come in passato un unico impero romano, portando sotto la sua pace la terra intera, da Oriente fino all'estremo Occidente, da settentrione a mezzogiorno... tutto era pieno di luce, e coloro che prima erano mesti si guardavano l'un l'altro col viso sorridente e lo sguardo sereno; con danze e canti, in città come nelle campagne, onoravano innanzi tutto Dio, sommo Re, perché così era stato loro insegnato, poi il devoto imperatore insieme con i figli cari a Dio....Finalmente sgombrato il campo da tutti i rivali, in un Impero travolto da fermenti e contrapposizioni fra fazioni politiche e dalla piaga sociale del Cristianesimo, grave ipoteca sulla stabilità complessiva dell' enorme territorio; superate le conflittualità familiari e sedate le animosità di una Roma incubatrice di rivolte, Costantino salì al trono occupandolo dal 324 al 337; risollevandolo dal disordine di cui era preda; riordinandolo con nuovi assetti amministrativi; spostando la capitale da Roma a Bisanzio; presentando un apparente atto di adesione alla nuova religione, per affrancarsi da ulteriori turbative dell'ordine pubblico; esentando il Clero da obblighi municipali; trasformando i tribunali ecclesiastici in Corti d'Appello per le cause civili, ma sostanzialmente istituendo la formula dell'assolutismo cesaropapista. Nel 335, avendo già personalmente sgozzato il figlio Prisco, assassinato la di lui fidanzata Elena e la propria consorte Fausta, divise il patrimonio fra i tre superstiti: a Costantino dette la Gallia; a Costanzo l'Asia e l'Egitto; a Costante l'Illiria, l'Italia e l'Africa; ai nipoti Dalmazio ed Annibaliano, rispettivamente la Tracia e la Macedonia, il Ponto e l'Armenia. Il 22 maggio del 337 morì a Nicomedia, ancorando il suo nome a grandi riforme amministrative: modificato il sistema monetario con la coniazione della moneta d'argento detta siliqua, aveva diviso l'Impero in quattro Prefetture in cui comunque tenne separati il potere civile e politico da quello militare: Prefettura d'Oriente, d'Illiria, d'Italia e di Gallia. Esse furono ripartite in tredici diocesi ed in centodiciassette Province, cui pose a capo quattro Dignitari di Palazzo: il Conte delle cose private, Comes Rei Privatae, amministratore del patrimonio privato imperiale; il Preposto della Sacra Stanza, Praepositus Sacri Cubiculi, o Gran Ciambellano, con alle dipendenze cortigiani e schiavi; due Conti dei Domestici, Comites Domesticorum, responsabili l'uno della Compagnia a piedi e l'altro della Compagnia a Cavallo e della Guardia Imperiale. Aveva affodato l'amministrazione dello Stato a tre Ministri: Magister Officiorum, per l'amministrazione interna e le relazioni esterne; Quaestor Sacri Palatii, custode delle leggi e della giustizia; Comes sacrarum Largitionum, esattore di tributi ed controllore dei beni dello Stato. I tre Magistrati Supremi, i quattro Dignitari di Corte, i Prefetti Urbani composero il Consistorium Principis o Sacrum Consistorium, nella cui direzione fu impegnato il Quaestor Sacri Palatii. A capo di ogni Prefettura, ma privo di potere militare, fu insediato un Prefetto del Pretorio, cui erano subordinati i Vicari delle diocesi ed i governatori delle Province, con giurisdizione civile e giudiziaria. Istituì, infine, un Comandante Supremo di Fanteria, Magister Peditum, ed un Comandante Supremo di Cavalleria, Magister Equitum. Ove i due incarichi fossero ricaduti su di un'unica persona, questi avrebbe assunto il titolo di Magister Utriusque Militiae e di capo del Tribunale di Guerra, col controllo dell'esercito ripartito in centotrentadue legioni. Grazie a Costantino, nel volgere di pochi anni, il Cristianesimo si trasformò in istituzione religiosa, assumendo i fondamenti di dottrina teologico/politica funzionali allo Stato ed alla Chiesa attraverso un processo di sovrapposizione di storia della Chiesa e storia dello Stato, donde lo stretto legame fra religione e politica, fino all'identificazione del Cesare a Cristo. La sua prima iniziativa tollerante era consistita delle deliberazioni assunte a Milano nel 313 e cui fecero seguito, nel Concilio di Arlès del 314, un ordinamento di tutela dei sacerdoti dalle ingiurie degli eretici e leggi che, a partire dal 315, esibirono una sempre più esplicita apertura sfociata, nel 319, nella concessione di speciali immunità al Clero e, nel 321, anche nel riconoscimento del diritto a testare in favore della Chiesa. Più in particolare, ad Arlès, egli aveva presentato il Dio cristiano come suo personale patrono ed aveva rimediato alle evidenti anomalie dottrinali, col ricorso ad elementi pagani. Nel 318 poi, aveva dato mandato ai Vescovi al suo servizio di risolvere il fuori programma di un gruppo di Desposyni assumente che la Chiesa di Gesù dovesse avere la sua naturale sede in Gerusalemme: nel metterli alla porta, Silvestro asserì che la nuova dottrina era consona alle esigenze imperiali e che il potere di redenzione risiedeva nell'Imperatore e non in Cristo, i cui sedicenti eredi furono definitivamente liquidati nell'assise successivamente convocata a Nicea. Ordinata la costruzione di nuove chiese, l'Imperatore in persona ammonì il suo alter ego: il Vescovo di Corte Eusebio:... tutte devono essere degne del nostro amore per il fasto....Costui, di origine palestinese, durante la controversia ariana mantenne una tanto ambigua condotta da accendere seri dubbi sulla sua ortodossia: preso, infatti, partito per Ario contro Alessandro di Alessandria ed Atanasio, a Nicea sottoscrisse la formula conciliare per solo timore di rappresaglie, ma professò sempre tendenze ariane: ammissione della inferiorità del Verbo rispetto al Padre e individuazione in Cristo di una divinità non autentica come quella del Padre. Ovvero, tutta la sua teologia trinitaria sostenne il Padre, solo vero Dio; il Figlio, prima creatura del Padre; lo Spirito Santo, creatura del Figlio. E, nella fase postnicena, non risparmiò critiche a quanti sostennero la consustanzialità. Dal canto suo, Costantino restò di fatto pagano, malgrado la Chiesa, pur a fronte degli orrendi crimini di cui si macchiò, insista nell'esibirlo Primo Imperatore Convertito. Di fatto, egli onorò fervidamente il Sole Invitto, del quale fu Pontifex Maximus e dispose conio ed iscrizioni monetarie arrecanti la formula soli invicti, comiti nostri. Di fatto, pur tollerando il nuovo culto per logiche di opportunità funzionali ai suoi interessi e mai elevandolo a religione di Stato, egli consentì al Dio cristiano vessato, perseguitato e insultato nei primi due secoli della sua storia, di avviarsi al trionfo politico/religioso del quale si vocò protettore e garante, nella accezione eusebiana del potere derivato dal Dio unico, reggente l'universo con giustizia e bontà e di cui egli stesso era rappresentante in terra. Di fatto, fin dal suo insediamento, si comportò come capo politico e religioso, sia rispetto al suo credo tradizionale, sia rispetto alla confessione emergente, al cui interno si pose come una sorta di Super Vescovo con potere di decisione anche nelle controversie eretiche: Epìskopos Tòn Ektòs. Di fatto, protagonista della Storia Ecclesiastica di Eusebio e, più in particolare del suo IX libro, egli ...primo nel principato per dignità e rango, fu anche il primo ad avere pietà di coloro che erano oppressi dalla tirannide a Roma, ed avendo invocato con preghiere quale alleato il Dio celeste e il suo Verbo, il Salvatore stesso di tutti, Gesù Cristo, avanzò con tutto l'esercito, aspirando a conquistare per i Romani la libertà dei loro antenati... (IX 9,2) e a Nicea, teatro della saldatura definitiva fra Impero e Cristianità, fece emergere un inquietante elemento di riconsiderazione dell'attività di Gesù: la mancata espulsione dei Romani dalla Palestina aveva denunciato il fallimento del nazionalismo messianico e prodotto lutti e persecuzioni a catena in danno dei Giudeo/Cristiani, cui solo l'Imperatore aveva riconosciuto libertà di fede. Dal che discendeva l'ardita ed ambiziosa implicazione di un trasferimento in lui del ruolo messianico. Pretesa, peraltro, conforme alla asserita discendenza di sua madre Elena da Giuseppe d'Arimatea! Tali circostanze furono sufficienti per stabilire ai voti che Dio fosse Uno e Trino: tre parti coeguali e coeterne, ovvero Padre, Figlio e Spirito Santo, nella totale ignoranza che l'assunto coincidesse con l'antica tradizione essena delle tre designazioni sacerdotali: Padre, Figlio e Spirito. Il clima conciliare niceno fu a dir poco turbolento: molti delegati sostenevano che Gesù, in quanto Figlio, fosse di carne. E che, come tale, non fosse Dio: in particolare il libico Ario. Il dibattito degenerò in una autentica rissa nel corso della quale Nicola di Mira prese a pugni l'eresiarca, ottenendone dall'Episcopato orientale la proscrizione e la formula conclusiva del ...Deum vero de Deo vero; genitum non factum, consubstantialem Patri....Nicea venne, così, a porsi pietra miliare della storia degli equivoci della Cristianità: assistito da Commissari Imperiali, Costantino presiedette l'assise accanto al Vescovo Osio di Cordova e, fissata nel piano di ortodossia la centralità di Roma contro Alessandria ed Antiochia; decisa la Divinità di Gesù e la sua esatta natura, vi propose l'essere, Cristo, ...Filium Dei, genitum ex substantia Patris, genitum non factum, consubstantialem Patri....Con 218 voti favorevoli e due contrari, all'interno di una condotta assai congeniale al Manuale Cencelli di democristiana memoria e col supporto autorevole del propagandista di Corte Eusebio, Gesù da profeta mortale fu promosso al rango di Dio; alle Province dell'Impero si fecero corrispondere le Province Ecclesiastiche; l'Imperatore fu acclamato vero Salvatore per aver concesso libertà ai Cristiani; in linea con le decisioni assunte nel concilio del 314, la data del Natale del Messia fu spostata dal 6 gennaio al 25 dicembre, con tale ultimo atto mettendo a segno due operazioni destinate a porsi ineludibile ipoteca storica dei secoli successivi:
La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.
CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY
Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096, il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel 1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",
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Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008
SIGILLUM MILITUM
A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi. San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine
INVESTITURE
Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.
Iniziazione cavalleresca La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava. La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente. Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.
RE CRISTIANI
CATTEDRALI GOTICHE
I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.
Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine. Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.
Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.
Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.