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NANNING INTERNATIONAL FOLK SONG ART FESTIVAL

Post n°1 pubblicato il 27 Ottobre 2005 da Maverick73x
Foto di Maverick73x

Siamo appena tornati dalla Cina!

Abbiamo suonato al festival di Nanning, uno dei principali festival musicali della Cina. I Jesters insieme ad Aisha Cerami (voce) e Pietro Battistella (tastiere) hanno formato per l'occasione i Solìta, la band che ha rappresentato la musica italiana al festival. I Solìta erano una delle venti band chiamate da 20 Paesi di 5 continenti a suonare negli eventi a contorno del concorso.

Di seguito un estratto dell'intervista rilasciata alla stampa cinese. Probabilmente, non sapremo mai se, quando, dov'è uscita. Allora ce l'appuntiamo qui, come primo messaggio nell'UKK BLOG dei Jesters...

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Mario: Questo viaggio nella musica mi ha lasciato molto ottimismo: vedere come persone che vengono da venti Paesi in rappresentanza di cinque continenti possano stare insieme, divertirsi, emozionarsi ed emozionare senza che alcuna barriera di razza o religione possa mettersi in mezzo, be', tutto questo mi lascia guardare il mondo con uno sguardo diverso.

Gianluca: è stata un’esperienza che arricchisce non solo dal punto di vista musicale e culturale, ma principalmente da quello umano: grande accoglienza, senso dell’ospitalità... come poter dimenticare l’ingresso nelle piazze, tra lo sventolare di bandierine e la musica della banda che ci accoglieva. Dal punto di vista propriamente musicale, entrare a contatto con le altre nazioni che hanno partecipato al Festival di Nanning, dalla Scozia al Sud Africa, dall’Egitto alla Francia, solo per citarne alcune, condividerne le abitudini e i gusti musicali, nonchè ritrovarsi a suonare insieme per ore ed ore, cioè vivere la musica senza alcuna frontiera, restituisce alla musica stessa il suo compito principale: la capacità di unire tutti attraverso un linguaggio comune. E’ stata nel complesso un’esperienza indimenticabile e, spero, ripetibile.

Max: questo viaggio in Cina mi ha lasciato un vortice di mille sensazioni, in questo paradosso di nazioni. Una sorpresa enorme anche se sono stati solo quattro giorni, vissuti intensamente come mai nella mia vita. Sono stato molto colpito dalla subordinazione delle persone che lavoravano, ma anche dalla loro felicità durante le performance. Indimenticabili i sorrisi dei bambini. Sul festival, poca organizzazione tecnica, ma grande pubblico. 

Cosa hai provato a rappresentare l'Italia in questo raduno di musica tradizionale internazionale?
Mario: E' stato divertente notare le somiglianze e le differenze: abbiamo proposto melodie tipicamente italiane che erano volta per volta influenzate dal sapore mediterraneo della Tammurriata, dalle inevitabili contaminazioni del rock-pop inglese in "Acqua azzurra acqua chiara" o dalla bossa, con la quale abbiamo riletto "Volare". Nella nostra musica c'era un po' di mondo, ma poco di cinese, comunque... 

Gianluca: Rappresentare l’Italia in Cina è stato sicuramenete un motivo di grande orgoglio. Far conoscere la nostra musica a persone che per cultura sono abituati a suoni completamente diversi è stata una sensazione impagabile. E’ stato inoltre molto interessante notare quanto la canzone e la tradizione italiana ha radici profondamente piantate in tutto il mondo: quanta emozione cantare in Cina canzoni italiane insieme ad australiani, maori, scozzesi…

Max: La musica che abbiamo portato è sia folk che rock, riarrangiata in chiave moderna per personalizzarla al nostro stile; mi ha colpito molto il grande riscontro del pubblico, a tratti entusiasta. 


Un parola che riassume tutto.
Mario: "Xiexie", grazie.

Gianluca: Indimenticabile.

Max: Paradosso.

 
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