Creato da: dottor_orloff il 21/10/2004
Un piccolo diario personale su gli strani effetti che provoca il cinema sulla vita e viceversa...

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Post N° 83

Post n°83 pubblicato il 14 Maggio 2006 da dottor_orloff

"... Però, nel profondo del nostro essere, siamo tutti individualità collettive, lo si voglia o no. Per quanto piccoli si sia, e per quanto poco sia quel che noi possiamo, in senso stretto, direi che ci appartenga. Noi dobbiamo tutto ricevere ed imparare sia da coloro che ci hanno preceduti che dai nostri contemporanei.
Anche il più eccelso dei geni non progredisce se egli s'illude di dover soltanto a se stesso tutto quel che è lui. Ma non tutti gli uomini di valore vogliono capirlo e, con i loro sogni d'originalità, passano gran parte della loro esistenza broncolando nell'oscurità. Ho conosciuto artisti che si vantavano di non aver mai avuto, nè seguito, nè maestri e di dovere ogni cosa al proprio genio. Gl'illusi!
Come se tutto fosse loro piovuto dal cielo! E come se il mondo non li spingesse ad ogni passo e, a dispetto della loro stupidità, non traesse qualcosa anche da loro!
Forse potrei parlare anche di me stesso e dire modestamente quel che sento. E' vero che lungo la mia non breve esistenza ho intrapreso e compiuto una grande varietà di cose, e posso anche vantarmene.
Ma ad essere onesti, cos'avevo io che fosse realmente mio, a parte l'inclinazione e l'abilità, anche di vedere e d'udire, di decidere e di scegliere, e di dare anima a quel che vedo ed udivo col mio spirito, e riprodurlo con qualche abilità?
Io non devo in nessun modo le mie opere soltanto alla mia sapienza, ma a migliaia di cose e di persone al di fuori di me, me ne prestarono materia. Ho conosciuto folli e saggi uomini, menti illuminate e menti ottenebrate, infantilità e giovinezza e, anche, mature vecchiezze.
E tutte mi dissero quel che sentivano, quel che pensavano, come vivevano e quel che facevano, e quali esperienze riuscirono a riunire insieme; ed io non ebbi a fare altro che raccogliere e maturare tutto quel che esse sentirono, videro e realizzarono per me. In fondo è soltanto insensatezza, siail chiedersi se dobbiamo a noi stessi o se lo abbiamo ricevuto da altri, e se si lavora con strumenti escusivamente nostri o già usati prima di noi. La cosa principale è che occorre possedere una grande volontà e molta abilità e perseveranza nella realizzazione. Tutto il resto non ha importanza"

J.P. Eckermann "Colloqui con Goethe"

 
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