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SERENA BARBISAN
Al primo incontro con le opere di Serena Barbisan mi venne in mente una frase di Renato Barilli, a me particolarmente cara. Il critico nel 1975, riferendosi ad alcuni autori dell’informale italiano, scriveva:”far saltare quella crosta esteriore per consentire all’energia di prorompere liberamente”.
Ponendo delle considerazioni sull’autrice di Montebelluna e fare un semplice rimando passatista sarebbe svilirne l’opera. Questo perché la pittrice sa infondere una profonda carica di originalità alle sue opere, mediante una pittura dal sapore astratto. Da un lato legata agli echi di Pollock e delle grandi scuole nate negli anni 50’, dall’altro conferendo nuova linfa vitale, attualizzando la poetica alle istanze contemporanee.
Una ricerca che non mira ad un discorso incentrato sul reale, ma ad una trasposizione attraverso il colore delle sensazioni più profonde. Non vi sono riferimenti tangibili, ma stati emotivi impressi sulla tela. Un tradurre la propria emozionalità mediante la tecnica pittorica, che porta lo spettatore a sentire gli echi del vissuto dell’autrice. Una pittura gestuale, e di conseguenza legata ai moti interiori. Ma per questo non del tutto incidentale, perché derivante da una profonda stratificazione di attimi di vita quotidiana.
Un colore vibrante che domina la scena, dal forte impatto tonale. Un’energia sottesa, quasi a voler affermare un grande e intimo bisogno di libertà, per superare i confini imposti dal reale. (continua in edicola)
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Inviato da: voltidicass
il 14/09/2006 alle 18:08