Creato da stellinacadente_81 il 16/08/2013 |
Dancing In The Dark
Ci sono segreti o bugie detti a fin di bene che possono avere conseguenze devastanti anche nella vita di chi non è direttamente interessato alla verità. Tutti mentiamo o custodiamo segreti per salvaguardare rapporti o per tutelare noi stessi. Purtroppo, però, ci sono verità taciute che sbucano fuori quando meno te l’aspetti e cambiano il corso delle cose
She once believed in every story he had to tell
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Andata e ritorno con sorpresa
Post n°12 pubblicato il 21 Agosto 2013 da stellinacadente_81
Stranamente il treno non ha subito ritardi, assurdamente sono arrivata anche pochi minuti prima e resto sbalordita. Per un bel po' questo tragitto mi ha fatto fare i salti mortali per arrivare in orario al lavoro, per prendere l'ultima metro che arrivasse vicino a casa. Ricordo una mattina di inverno in cui per il gelo della notte sono rimasta tutta la mattina in stazione aspettando che sciogliessero i binari (dal ghiaccio intendo). Mi avvio con nuovi pensieri che fluttuano nella testa sulla pensilina dell'autobus, sono stravolta, mi chiedo quale sarà il prossimo passo e verso quale direzione, ma ora sono stanca e vorrei solo sedermi. Contando che Genova ha un elevata media di persone sopra i 65 anni già so che sarà difficile trovare un posto a sedere se non sul marciapiedi quindi non mi scompongo nemmeno troppo quando sedute sotto la pensilina trovo due signore”datate” che si raccontano le loro avventure estive. La prima dice alla seconda: Sai quando Mario era ancora con me di questo periodo mi portava in riviera, restavamo tutto il giorno in casa ma la sera e la mattina camminavamo come due fanciulli sulla riva del mare, oramai non avevamo più le forze per passare le giornate al mare, al limite ci mettevamo sulla terrazza con le sedie a ricordare i vecchi tempi. La seconda per tutta risposta le dice che Mario era un uomo che a trovarne ci voleva il lanternino, tipico detto delle mie parti almeno l'ho sempre sentito dire, e che Mario non vorrebbe vederla così. Continua raccontando che nel suo gruppo sociale ci sono molte persone interessanti, che lei va per non pensare ai trascorsi della sua vita, alla lunga malattia del marito e la invita ad aggiungersi a lei. Mi appoggio alla pensilina con la spalla, cerco una posizione comoda per potermi riposare un po', resto a fissare un punto vuoto e ripenso alle parole che oggi pomeriggio ho ascoltato senza saper cosa dire, senza sapere come mi sarei comportata una volta uscita da quello studio. Ci ero stata qualche mese fa per questioni che non riguardavano me, avevo appreso una situazione clinica disperata, ricordo ancora lo sguardo quasi impassibile di quella dottoressa nel dare poche speranze ad una ragazza giovane, una ragazza che per amore di qualcuno aveva percorso 1200 km con la speranza tra le mani. Sento dire il mio nome, lo sento ripetere, ma non ci faccio troppo caso, il mio è un nome comune, di quelli carini e di moda che si danno ad una bambina non sapendo che si porteranno dietro una croce! Quante volte da bambina mi son sentita dire: Valentina vestita di nuovo! Oppure Valentina come il fumetto! Alzo lo sguardo perchè mi sento avvicinare da qualcuno, non sapendo bene in che direzione guardare lo rendo solo vivo verso il punto che fissavo, ecco che al mio fianco ricevo uno scossone...Marco!
Ci penso un po' e di andare a casa voglia zero, forse vorrei solo rimanere un po' sola, ma lui è li che mi costa?
Ci sediamo in un bar con i tavolini fuori, io devo assolutamente fumare, davanti alla stazione e parliamo un po'. Gli chiedo quante ancora ha fatto innamorare, di raccontarmi della sua esperienza pluriennale nel tremendo humor inglese e di come mai ha deciso di tornare. Mi racconta che aveva accumulato talmente tante ferie che era indispensabile farne un po',mi dice che Londra dopo un po' non è così male rinfacciandomi che in quarta superiore per quattro mesi l'ho lasciato per andare in Francia e che ha perso la sua media in matematica a causa mia. Lo trovo a cercare qualcosa nel portafogli. Gli dico che non è il caso che paghi lui e comunque ci eravamo appena seduti quando con il suo sempre simpatico modo di fare esclama: “Scemetta!”tolto il fatto che un drink te lo devo, te lo dovrò sino a che ci incontreremo, mi hai chiesto quante ne ho fatte innamorare no? Si certo Simon le Bon del tempo delle mele, fammi vedere questa donna capace di rapire il tuo cuore. Sorride e mi guarda:Non cambi mai te...sei sempre quella che se gli altri non sai che stanno bene allora non stai bene nemmeno te! Mi passa una foto poco più grande di quelle che fanno le macchinette, per un attimo lo vedo imbarazzato e mi sorprendo, che sia davvero la volta che si è innamorato? Guardola foto e vedo una bimbetta con gli occhi verdissimi e il suo sorriso...resto zitta, forse sorrido, non so dire che faccia avessi,non so nemmeno dire se ho avuto un espressione sul mio viso.. Mi dice che la piccola Elisabeth (strano il nome Elisabeth non lo usa nessuno in Inghilterra) è il frutto nato da una relazione con una stagista Lituana che lavorava con lui, che per un po' ha provato a conviverci ma che alla fine è tornata in Lituania con la bambina e ora la vede circa una volta al mese se tutto va bene. Per un attimo ripenso a me, e mi chiedo se io mi sarei comportata come lei, certo distanze esituazioni diverse ma la sostanza è la stessa
Forse la mia espressione è cambiata, lo sento sfiorarmi una mano, sento il suo sguardo cercare di entrarmi dentro per capire. Mi accendo una sigaretta e inizio a raccontare da tempo addietro cosa ho saputo fare, come mi sonosconvolta la vita, che sono diventata zia, che mi hanno tolto l'appendice e lui era in giro per il mondo, che ho spinto la vecchia macchina per quattro chilometri, che lavoro sempre nell'ultimo posto che sapeva e poi resto zitta...
Provo piano piano a raccontargli il mio presente e accenno l'appena passato, lui sta li e mi ascolta, ricerca la mia mano ma io la allontano, lo vedo con quella faccia seria fissarmi e non so nemmeno io se sia giusto spogliarmi così tanto. Gli ho raccontato tutto dal primo giorno all'ultimo messaggio, tutte le volte che ho omesso qualcosa e tutte le assurde scenate di gelosia, sino alla paura di essere odiata. Dico tutto a lui quando in realtà vorrei poter avere un altro interlocutore, ma lui è li e mi ascolta, non parla guarda le mie labbra, incrocia i miei occhi e mi passa un fazzoletto.
Lo guardo e gli sorrido,poi riabbasso lo sguardo e lo sento iniziare un discorso, le prime parole mi sono sfuggite, le altre le ricordo bene.
Per un attimo prendo per buono quello che mi ha detto, poi continuo raccontandogli la mia giornata, i litigi di prima mattina, il viaggio in treno fatto e rifatto tante volte ma questa volta diverso, l'attesa su quella sedia in plastica arancione, il suono della chiamata, il verdetto, il ritorno in stazione e lo sguardo verso l'ingresso ai binari sperando in quell'arrivo... Il pezzettino di carta che avevo in mano ormai era in mille pezzi, succede sempre così, quando parlo di qualcosa di mio, quando so che piangerò, ho sempre in mano un pezzettino di carta e finisco per farlo in coriandoli. Lui resta zitto, forse sta cercando le parole o forse le parole non le ha, ma io lo fermo prima,non è qualcosa di cui voglio parlare, non ora, forse mai,forse voglio solo sia una cosa mia.. Mi chiede se ho fame e gli dico di no, guardo la pensilina dell'autobus e la vedo vuota, il pullman è già passato, dovrò aspettarne un altro. Si alza e va apagare, non ricordavo fosse così bello, e mentre cammina tra i tavolini mi accorgo di un gruppo di ragazzine che lo guardano. Torna e mi dice dai ti do uno strappo a casa se prometti che mi canterai la nostra canzone a squarciagola! La nostra canzone? Avevamo una canzone? Lui mi dice a breve capirai. Salgo in macchina e mi avvisa da subito che è la macchina dei suoi, che quel cuscino sul sedile dietro è per quella tappa di sua madre e che lui non ha problemi di emorroidi! Rido come una matta, sua madre lo ha sempre preso a scappellotti per tutto quello che combinava ed ogni volta diceva:Valentina pensaci tu a farlo mettere in riga. Da li il termine “mogliettina” che nelle ore di religione diventava un tormentone quando in ginocchio chiedeva al prete di sposarlo con la sua mogliettina...che brutta esperienza l'adolescenza. Ok ho capito la canzone,mi ricordo bene della descrizione di un attimo dei Tiromancino e scopro di ricordarne anche tutte le parole. Arrivati sotto casa mi chiede se ci rivedremmo per far due chiacchere, lui starà via solo una settimana a settembre poi sino al quindici di ottobre resterà qui. Gli dico che non so, mi farebbe piacere rivederlo e propongo una cena tra pochi intimi per un giorno indefinito sapendo che probabilmente non mi sentirò di andare da nessuna parte, gli do il nuovo numero di telefono e mi avvio verso il portone, lo sento andar via con la musica a tutto volume, sembra felice, e io lo sono per lui. Cerco le chiavi di casa nella borsa tra fogli e foglietti, qualcuno ha lasciato le porte dell'ascensore aperte al terzo piano, non ho nemmeno la forza di insultarlo mentalmente che prendo le scale e inizio a salirle. Entro in casa e la trovo semi vuota, una buona parte degli scatoloni l'hanno portata via, i miei sono ancora tutti li, devo trovare un posto dove andare, mi sdraio sul letto e guardo il soffitto, lo guardo e riguardo e sento quelle parole torturare la mia mente...passerà |
Inviato da: cassetta2
il 26/06/2020 alle 17:03
Inviato da: il.caso_roby4
il 07/10/2015 alle 10:50
Inviato da: stellinacadente_81
il 14/05/2014 alle 13:04
Inviato da: animafragilex
il 14/05/2014 alle 08:52
Inviato da: stellinacadente_81
il 11/05/2014 alle 23:33