Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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CAPITOLO XLIX

Post n°53 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da Tyki_Mikk
 

Il giovane stregone non riuscì a capire per quale motivo non fosse più in grado di muovere la propria mano destra. Sconvolgendo tutti, era stato Vash a bloccarla, e nonostante non potesse muovere né braccia, né gambe. Quando anche il guerriero mago si accorse di come aveva fatto, non poté fare a meno di gridare per la sorpresa, e forse pure per lo spavento. Il suo polso era infatti avvolto da quello che gli era sembrato il corpo di un grosso serpente, ma che in realtà si rivelava essere una lunga e sottile coda squamosa.
<<Non morirò qui!!>>
Il cacciatore lo stava fissando dritto negli occhi, aveva assunto un'aria terribilmente minacciosa e selvaggiamente indomita. Digrignava i denti, esponendo dei canini di dimensioni straordinarie. La sua coda si strinse come una morsa attorno al polso, iniziando a stritolarglielo. Questa volta le grida di sofferenza del mago Deathforce fecero rabbrividire i presenti. Sopraffatto dal dolore, l'uomo cadde in ginocchio. Allora la coda cambiò obiettivo e gli si avvolse rapidamente attorno al collo.
<<Sarete voi a morire!!>>
Vedendo il compagno soffocare, uno dei lanceri Deathforce si precipitò verso Vash con la punta dell'arma protesa a colpire. Ma non fu abbastanza veloce, perché si udì con agghiacciante chiarezza il suono del collo dello stregone che si spezzava. Il suo corpo cadde a terra come un fantoccio inanimato, mentre tutti osservavano la scena trattenendo il fiato per lo stupore.
<<Devo liberarmi!!>>
Ripresosi, il lancere scattò nuovamente alla carica, ma senza sforzarsi troppo il cacciatore si liberò dal sortilegio che lo immobilizzava. Non fu chiaro come ci fosse riuscito, poiché un incantesimo di quel tipo non svaniva subito, nemmeno dopo la morte di chi lo aveva evocato. Quando il guerriero lo raggiunse, Vash lo anticipò e lo colpì con le mani artigliate, dilaniandone l'addome dal basso verso l'alto. L'attacco sventrò con violenza inaudita l'avversario, che si accasciò senza vita proprio sopra il cadavere del compagno. Le altre persone presenti nella stanza erano praticamente paralizzate dall'orrore.
"Avevo sentito dire da alcuni allievi che tu eri un mostro..." sussurrò Erwin con voce irreale, un atteggiamento assente: "Credevo che fosse un modo per dire che eri particolarmente in gamba, o che avessi dei comportamenti bizzarri... Di certo non immaginavo minimamente qualcosa di simile!"
L'ex allievo ora lo puntava con lo sguardo, fisso e deciso. Il Maestro dovette lasciar andare Sarah per impugnare le sue armi e prepararsi al nuovo scontro.
Ma sorprendentemente Vash piombò invece sul Capitano di Feor spostandosi a una velocità assolutamente inumana. L'ultimo Guerriero Deathforce gli si oppose con intenzione di difendere Kaejis, tenendo la sua lancia in posizione di difesa. Gli artigli del cacciatore, simili a coltelli, ne spezzarono però in due il manico di metallo con incredibile facilità e si piantarono quindi nel suo collo, affondando in profondità, sino alle dita. Con un movimento istantaneo Vash sollevò quindi il braccio verso l'alto e la testa del lancere si staccò dal resto del corpo. Mentre il sangue schizzava su di lei, Kaejis guardava la scena impietrita. Era rimasta semplicemente sconvolta. Gli occhi di lui, che per un lungo istante rimasero fissi sui suoi, le apparvero come quelli di una belva, anzi di un mostro.
"Allora, vogliamo finire il nostro duello?!" richiamò Erwin l'attenzione del cacciatore: "Vorresti farmi credere che adesso sei più forte di com'eri poco fa?! Allora fammi vedere..."
Finalmente aveva recuperato il sangue freddo e si preparava a fare sul serio. Un guerriero della sua esperienza non si meravigliava più di nulla, non arretrava mai ed era pronto ad affrontare ogni situazione. Se non fosse intervenuto, probabilmente il Capitano di Feor non avrebbe avuto scampo. Il giovane, che nonostante un aspetto poco umano sembrava aver ritrovato di colpo la sua proverbiale impassibilità, ritornò con calma sui suoi passi e raccolse da terra il proprio spadone.
Senza concedergli altro tempo, il Maestro lo attaccò e le loro spade ripresero a incrociarsi con sempre maggiore frequenza. Questa volta Vash teneva decisamente testa al suo ex insegnante, pur usando lo spadone esclusivamente con la sola mano destra. I suoi colpi ora parevano terribilmente forti e violenti, ma l'uomo che aveva di fronte rispondeva con altrettanta energia. O almeno così poteva sembrare in un primo momento.
Quando Erwin iniziò a vacillare, Kaejis, rendendosene conto, decise di intervenire. Ma dovette desistere dopo una frustata intimidatoria del cacciatore con la lunga e sottile coda a punta di freccia. L'aveva evitata appena in tempo. Il capitano di Feor non rinunciò, ma appena decise di riprovare, un colpo a tradimento lo fece crollare al suolo privo di sensi.
"Stanne fuori, Kaejis!" le disse Ander: "Questo è un duello, nessuno ha il diritto di intromettersi!"
Le lame delle spade dei duellanti intanto provocavano scintille a ogni loro impatto, rovinandosi a vicenda a causa della potenza dei fendenti. Il Maestro Deathforce notò con un po' d'incredulità che anche il suo scudo d'acciaio era vicino al suo limite. Il suo corpo accusava la stanchezza e la fatica di quel prolungato duello, eppure il suo avversario non mostrava il minimo cedimento. Era una furia, istinto puro.
"Questo è il modo di combattere!" sorrise compiaciuto Erwin: "Forse sono stato troppo precipitoso a giudicarti..."
Il suo ex allievo lo incalzava senza tregua. Appena lui cercava di allontanarsi di un paio di passi per rifiatare, Vash gli era subito addosso con attacchi che parevano sempre più forti. In realtà era lui a essere sempre più debole. Non gli era mai successo di arrivare completamente stremato alla fine di un combattimento. Ma c'era una prima volta per ogni cosa.
All'ennesimo affondo del cacciatore, lo scudo si frantumò e il Maestro fu costretto a liberarsene.
"Peccato, ci ero molto affezionato!" dichiarò ansimante: "Adesso ne ho abbastanza... facciamola finita!"
Impugnando la sua lunga spada con due mani, Erwin partì al contrattacco, talmente rapido da cogliere di sorpresa Vash e ferirlo al braccio sinistro con un taglio piuttosto profondo. Il suo sangue schizzò sul pavimento della stanza, ma il cacciatore non fiatò nemmeno. Fu invece pronto a controbattere e ricominciò così il fragore delle spade che si incrociavano.
Fortemente impressionate, Sarah e Diana osservavano il confronto a distanza, senza sapere come comportarsi. Avrebbero dovuto aiutare Vash, o starne alla larga?
Erwin affondò ancora una volta, sfiorando lo zigomo destro del cacciatore. Un rivolo rosso gli scese sul viso. Era riuscito a spostare la testa un attimo prima che venisse colpita in pieno.
"La tua fortuna dovrà finire prima o poi!" imprecò l'altro a modo suo: "Che ti prende? Hai perso la lingua o sei fuori di te?"
Ma l'altro non fiatava. Si limitava a fissarlo con quegli occhi, letteralmente iniettati di sangue.
Al terzo tentativo il Maestro Deathforce mirò al cuore. Ma grazie a dei riflessi straordinari, questa volta Vash reagì intercettando l'arma con un violento pugno e mandandola così completamente a vuoto. Quindi approfittando della mancanza di guardia del suo avversario, affondò a sua volta lo spadone nel corpo dell'altro. Dal ventre la lama penetrò in profondità salendo verso l'alto.
"Notevole..." sussurrò mentre la voce veniva soffocata dal sangue: "Non mi apettavo una reazione del genere!"
L'impugnatura dell'arma gli scivolò dalle mani, le forze iniziarono ad abbandonarlo. Sconfitto, si accasciò in ginocchio.
"Maes...tro..." parlò con qualche difficoltà Vash: "Io... non sono... inferiore a Jax!"
Dopo aver lottato con grinta, forza e velocità superbe, adesso il suo giovane allievo era immobile come una statua, ritto sopra di lui.
"Ah... credevo avessi perduto il lume della ragione!" sorrise debolmete Erwin: "Se è così... allora devi affrontarlo... e batterlo!"
Erwin Roddenbath crollò a terra per non rialzarsi più. Aveva terminato il suo ultimo combattimento. E aveva lottato con onore. Anche allora il cacciatore rimase fermo a guardarlo, lo sguardo fisso e inespressivo. I suoi compagni non riuscivano ancora a comprendere veramente tutto l'accaduto e attendevano incerti e preoccupati la sua prossima reazione.
"Vash?" si fece coraggio Ander.
Non sapeva se fosse una buona idea distrarlo in quel momento, ma non avevano tempo per prendersela comoda. C'era ancora una missione da compiere e quello non era certamente il luogo adatto per fermarsi.
Il cacciatore, che era rivolto di spalle, mosse appena la testa.
"E' andato..." sussurrò mestamente.
"Mi dispiace." rispose l'amico gravemente: "Non è facile... Erwin è stato molto importante per te... ma dopotutto sono convinto che questa fosse la fine che desiderava."
"Mi stavo riferendo allo spadone."
"Come?" si sorprese il cavaliere.
"Ha raggiunto il suo limite." spiegò Vash con voce bassa, inespressiva, vuota di ogni emozione: "Potrebbe spezzarsi da un momento all'altro."
Ander posò lo sguardo sulla lama dello spadone, completamente rovinata dai terribili colpi di quel duello. Non riusciva nemmeno a immaginare il cacciatore privo di quell'arma. Fornitagli tre anni prima dalla Deathforce stessa, da allora non se n'era mai separato.
Quando egli finalmente si voltò, fissò l'amico con i soliti occhi argentei. Non c'era su di lui più traccia dei strani disegni, tatuaggi o altro. Persino la coda era svanita sotto il lungo mantello invernale, come se non fosse mai esistita e fosse stata solo frutto della loro immaginazione.
Sarah e Diana tirarono un sospiro di sollievo. Fino a quel momento la loro tensione era giunta a livelli insopportabili.

"Perché non hai finito Kaejis?" domandò Vash con spietata freddezza: "Sarebbe stato un fastidioso ostacolo in meno."
"Stai dicendo sul serio?" lo guardò Ander incredulo e dopo qualche esitazione rispose: "Non ci sono riuscito... ma sappi che non ho rimpianti!"
L'altro non ribatté. Era già abbastanza contrariato per come si stavano mettendo le cose. Ogni uomo presente all'interno del palazzo era ormai sulle loro tracce e senza che fossero riusciti a combinare ancora nulla.
Mentre fuggivano passando da una stanza all'altra, il cacciatore provava a riflettere su dove potesse essere tenuta prigioniera la principessa di Northland. La realtà era molto diversa da come era stata prevista. Non c'era alcuna traccia dell'ostaggio e più cercavano, più Vash si convinceva che non lo avrebbero trovato. Il terzo piano del palazzo era pressoché deserto. Si udivano solo le grida e i passi dei feoriani che sopraggiungevano per catturarli.
"E' inutile insistere, qui non c'è!" fece fermare i compagni: "Dovremmo scendere..."
"E come pensi di fare, ora?" lo interrogò il cavaliere: "Ci sono soldati ovunque, tutte le scale saranno sicuramente presidiate!"
Naturalmente era vero e Vash non ne dubitò. Si massagiò pensieroso il braccio sinistro ferito, cui Sarah aveva avuto solo il tempo di limitare l'emorragia.
"Seguitemi!"
Il cacciatore li guidò all'interno dell'ultima stanza in cui erano stati. Si fece dare la sacca da Diana ed estrasse da essa la corda che portavano con sé.
"Copritevi per bene, per un po' sentirete freddo."
Con queste parole Vash si diresse alla finestra e l'apri senza esitazioni. Subito il gelo invase la stanza, penetrando inesorabile nelle loro ossa.
"Che stai facendo?!" si preoccupò Diana, nonostante tendesse ad appoggiarlo in ogni sua decisione.
"Scendiamo al piano inferiore." spiegò lui assicurando un'estremità della corda su una sporgenza della ringhiera esterna.
Fatto ciò, vi si aggrappò e iniziò a scendere lungo la corda. Con notevole destrezza si ritrovò in un attimo sul piccolo balcone del piano inferiore. Quindi fece cenno ai compagni di raggiungerlo. Sarah era spaventata solo all'idea, ma avrebbe fatto qualunque cosa per sfuggire a quel freddo e senza pensarci troppo, si ritrovò sul balcone quasi senza accorgersene. Prima che si calasse anche l'ultimo, cioè Ander, Vash sfondò la finestra che aveva di fronte con una violenta spallata. I vetri finirono in frantumi con inevitabile fragore.
"Presto, allontaniamoci, prima che le guardie ci siano addosso!" ordinò il cacciatore.
E di nuovo si mossero con rapidità e silenzio tra i corridoi e le stanze del palazzo. Ma ai feoriani non era sfuggito quel rumore e si misero subito alla loro ricerca anche nel secondo piano. Erano in gran numero e gli ambienti troppo spaziosi, perché i quattro intrusi non venissero infine avvistati e tallonati. Vash e gli altri iniziarono a correre con l'intento di seminare gli inseguitori quel che bastava per riuscire a nascondersi e rifiatare. Ma si dimostrò essere un'impresa davvero ardua, e alla fine di un ennesimo corridoio si ritrovarono in un vicolo cieco.
"Oh, magnifico!" esclamò Ander con sarcasmo: "Mi spieghi allora a cosa ci servisse la mappa?"
"Come credi che avessi il tempo di consultarla?" si stizzì Vash: "E poi è inutile se non sappiamo dove andare!"
"Cosa facciamo, cosa facciamo?!!" chiese Diana ansimante e nervosa.
I passi dei feoriani le ricordarono che da un momento all'altro sarebbero stati scovati e raggiunti.
"Ragazze, nascondetevi all'interno di quella stanza!" decise in fretta il cacciatore: "Barricatevi se sarà necessario, ma aspettate lì finché non torneremo a riprendervi!"
Aveva indicato la porta alla loro sinistra. Sarah e Diana si affrettarono a obbedire e richiusero la porta dietro di sé appena prima che i soldati si presentassero all'altra estremità del corridoio. Scorgendo i due giovani, avanzarono compatti verso di loro.
"E ora?" domandò Ander sconsolato.
"Ho un'idea..." rispose Vash: "Vieni!"
I due giovani si rifugiarono nella stanza alla loro destra, che stava esattamente di fronte a quella delle ragazze. Una volta entrati, Ander ne serrò l'entrata meglio che poté, trascinandovi davanti anche i mobili più vicini.
"Ma cosa avevi in mente?! Siamo come topi in trappola!" protestò a quel punto.
I feoriani si erano raccolti dall'altro parte della porta e iniziarono a colpirla con forza per sfondarla. Il cavaliere poté udire le loro minacce, imprecazioni e grida di battaglia. Ben presto dovettero aver trovato qualcosa da usare come ariete, perché i colpi si fecero più violenti e la barricata stava per cedere.
"Allora?!" si spazientì: "Qual è il tuo piano geniale?! Come ci tiriamo fuori da questa situazione?!"
Ma Vash rimase in silenzio.
"Mi stai ascoltando?!"
Quando si voltò verso di lui, Ander si accorse che il compagno rimaneva immobile e muto. Aveva chiuso gli occhi nel tentativo di raggiungere un altissimo livello di concentrazione. Poi iniziò a recitare una formula.
"Veni mihi maioris status vis magica..." sussurrò sommessamente: "Invoco te, elementum rubrum!"
"Ah... a quanto pare hai deciso di fare sul serio!" reagì l'altro intimorito: "Avresti potuto dirmelo!"
Ander si spostò subito dallo spazio che stava tra il cacciatore e la porta. Proprio allora questa cedette e i feoriani si riversarono nella stanza.
"Focus: Sphaera Ignis!!"
Vash protese entrambe le mani davanti a sé. Esse formarono dal nulla una palla di fuoco che iniziò a ingrandirsi smisuratamente. Superati i cinque piedi di diametro, fu lanciata dal cacciatore in direzione dei nemici e dell'entrata della stanza.
La devastazione che ne seguì fu terribile. Molti dei nemici furono investiti dalla palla di fuoco, al contatto con essa la parete della stanza esplose in grossi detriti. Oltre a questi davanti ai due ragazzi restavano solo corpi carbonizzati. Altri soldati erano seriamente ustionati e si disperavano tra grida strazianti, mentre venivano divorati senza pietà dalle fiamme.
"Via libera!"
Vash balzò oltre ai resti che aveva creato e raggiunse ancora una volta il corridoio. Qui era atteso da altri uomini, che si disposero in semicerchio attorno a lui. Erano ancora troppi per poterli affrontare all'arma bianca e il cacciatore strinse i pugni frustrato. Dietro a lui sopraggiungeva finalmente Ander.
"Fulmen: Catena Fulgurum!"
Tenendo l'alabarda sopra di sé, il cavaliere iniziò a farla ruotare sempre più velocemente. Da essa iniziarono a sprigionarsi delle saette che colpirono in ogni direzione e con forza devastante. I nemici colpiti rimasero folgorati, gli altri cercarono di darsi alla fuga. Ma quel potente attacco non diede scampo a nessuno dei presenti.
"Niente male, davvero!" si congratulò Vash sorpreso.
"Non sei l'unico qui che è in grado di usare una magia di livello superiore!" sorrise Ander compiaciuto di sé.
In due avevano sbaragliato i loro inseguitori e per il momento potevano proseguire. Ma non avevano tempo da perdere, poiché i nemici presenti nel palazzo erano ancora numerosissimi e il loro obiettivo sembrava più che mai introvabile.

 
 
 

CAPITOLO L

Post n°54 pubblicato il 24 Dicembre 2008 da Tyki_Mikk
 

Diana richiuse immediatamente la porta dietro di sé, quindi rimase assieme all'amica nel più totale silenzio. L'unica cosa che udivano era il loro respiro affannoso. Attesero in ascolto, fissandosi preoccupate negli occhi. A Sarah parve per un istante di udire il respiro di una terza persona lì dentro.
La stanza nella quale erano finite era piuttosto piccola e buia. Si guardarono attorno frettolosamente, senza notare nulla di rilevante, anche a causa dell'oscurità. Pensarono che fosse meglio così, non avrebbero dovuto fare altro che attendere di essere raggiunte dai compagni.
Poi si udì un forte chiasso e le grida e imprecazioni di un gran numero di uomini. Sembrava che stessero cercando di sfondare una porta, ma per fortuna non era la loro. Sarah pensò subito a Vash e Ander, e pregò affinché non accadesse loro nulla di male.
"Che sta succedendo?!" sussurrò Diana con il cuore in gola: "Speriamo solo che i ragazzi ritornino tutti interi!"
"Fa silenzio, non dobbiamo farci scoprire..." rispose l'altra: "Dobbiamo avere fiducia, loro sono in gamba. Ma se toccasse a noi..."
Era stata sufficientemente chiara e Diana le diede retta.
Poi, improvvisamente si udì una tremenda esplosione, seguita dalle urla agghiaccianti di gente ferita o forse moribonda. Un brivido corse lungo la schiena delle due amiche.
"Che succede?"
Sarah e Diana si fissarono con gli occhi sbarrati e con crescente preoccupazione realizzarono che nessuna delle due aveva fiatato. E infatti quella voce non somigliava ad alcuna che ritenessero famigliare.
"Chi è?" chiese qualcuno nel buio: "C'è qualcuno?"
Era una voce femminile, dolce e gentile, ma con una evidente nota di inquietudine. Spiazzate e alquanto spaesate, le due amiche si guardarono attorno sforzando la vista, ma senza scorgere nessuno. Sarebbe stato alquanto azzardato rispondere, se non persino folle. All'interno di quel palazzo erano considerate delle intruse ed era altamete improbabile che vi avessero incontrato degli alleati.
<<A meno che...>> pensò tra sé Sarah.
Improvvisamente nella stanza comparve una luce. Una giovane e aggraziata ragazza sedeva su un grande letto a baldacchino, vestita del solo abito da notte. Dovevano essere le primissime ore del mattino e naturalmente stava dormendo sino a un attimo prima. Svegliata di soprassalto dal fragore dell'esplosione, aveva acceso la lampada a olio poggiata sul tavolino che le stava di fianco e scrutava con curiosità e non poco timore le due giovani donne che le si presentavano di fronte.
"Per l'amor di Sol, chi siete?!" domandò trattenendo il fiato.
Era molto giovane e particolarmente aggraziata. Due ciocche dei suoi lunghi capelli lisci le ricadevano da entrambi i lati del viso sino all'altezza del seno. Erano bianche, candide come la neve.
"Principessa?" azzardò Sarah coraggiosamente.
Diana lanciò un'occhiata esitante alla compagna.
"Sono io." rispose la giovane con crescente sicurezza: "Potrei sapere con chi sto parlando? Non credo di conoscervi."
Le due amiche si guardarono con aria trionfante.
"Siete proprio voi, non riesco a crederci!" esclamò Diana.
"Siamo qui per portarvi via, principessa." spiegò Sarah: "Ci manda il capitano della guardia reale di Northland in persona."
Un barlume di speranza colse dal nulla la ragazza dai lunghi capelli bianchi.
"Dite sul serio?! Siete qui per ordine del capitano Hansson?"
Le altre due annuirono gravemente. Intanto giunse alle loro orecchie un nuovo frastuono, seguito ancora una volta da grida. Le tre giovani donne rimasero mute ad ascoltare, sentendosi pervadere dalla paura. Poco dopo tutto tacque all'improvviso.
"Cos'è stato?" chiese la principessa con profonda timidezza.
"Ci sono altre due persone oltre a noi, giunte qui per salvarvi." disse la ragazza di Greenville preoccupata: "Spero che stiano bene..."
"Dovrebbero raggiungerci a momenti." aggiunse l'amica: "Ma dovremmo sbrigarci, abbiamo poco tempo a disposizione per fuggire dal palazzo. Perciò vi chiedo gentilmente di vestirvi in fretta e di seguirci."
La principessa annuì e si alzò subito dal letto con l'intenzione di cambiarsi.
"Potreste gentilmente voltarvi?" chiese cortesemente.
Le altre due esaudirono la sua richiesta e le permisero così di togliersi la camicia da notte. Senza preavviso però la porta si aprì di colpo e Vash irruppe nella stanza con impazienza.
"Dove siete?! Presto, filiamo, prima che ne arrivino altri..."
Ritrovandosi di fronte la giovane donna quasi completamente svestita, il cacciatore si interrupppe altrettanto bruscamente a come aveva esordito. Spaesato, rimase a fissarla senza capire. Lei si era voltata nella sua direzione sussultando e trattenendosi a stento dal strillare. Per un lungo istante i loro occhi argentei si incrociarono provando curiosità e sorpresa, ma anche un'indescrivibile sensazione.
Dopo lo spavento iniziale, anche Sarah e Diana realizzarono esterrefatte cosa fosse accaduto.
"Oh, mi sono perso qualcosa?!" commentò maliziosamente Ander mentre sopraggiungeva.
"Uscite subito!!" gridò con decisione la ragazza di Tunsea.
Spingendo fuori i ragazzi senza troppi convenevoli e senza dare loro spiegazioni, Diana richiuse la porta, rimanendoci appiattita con tutto il peso per precauzione.
"Ci dispiace molto per ciò che è successo..." si scusò Sarah con enorme imbarazzo.
La principessa rimase in silenzio e le due amiche temettero che si fosse arrabbiata parecchio. Il suo volto era infatti diventato paonazzo, ma ne ignoravano ancora il vero motivo.

"Che cosa stava accadendo lì dentro?" domandò Ander ansioso: "Chi era quel bel pezzo di figliola?"
"..."
"Perché era ignuda?" insistette: "Ehi, Mi senti?"
"La principessa..."
"COSA?!" sbottò l'altro: "Ne sei sicuro?!"
"No." rispose: "E' una sensazione."
Il cavaliere di Eyrie fissò negli occhi l'amico cercando di indovinare i suoi pensieri. Era tempo sprecato e lo sapeva, ma di certo Vash sembrava improvvisamente rabbuiato in volto.
"Mi spiace dovertelo dire, ma questa volta l'hai combinata davvero grossa, collega." lo compatì trattenendosi a stento dall'esplodere in una fragorosa risata: "Dopo quello che hai visto, potrebbero cavarti gli occhi, lo sai?"
"Taci!" si innervosì il cacciatore: "Anche tu..."
"No, maledizione!" si disperò Ander interrompendolo: "Non ho avuto il tempo di vedere bene! E non è affatto giusto!"
"Ne ho abbastanza!" lo zittì Vash: "E' possibile che tu non riesca a pensare ad altro? Mi pare che il corpo di una donna non ti celi misteri, o credevi forse di scoprire qualcosa di nuovo?"
Il biondo compagno lo squadrò come se appartenesse a una specie differente.
"E' inutile perdere tempo a discuterne con te, che sei un dannato pezzo di ghiaccio..." sbuffò sconsolato.
Iniziarono a spazientirsi, quando finalmente la porta si aprì e le tre giovani donne riapparvero, pronte a seguirli. Ancora sconvolta e distratta per ciò che era accaduto poco prima, la principessa salutò i due guerrieri con un leggero inchino.
"Il mio nome è Victoria Evelynn Karlsson, principessa del regno di Northland." si presentò con lieve imbarazzo: "Vi sono immensamente grata per esser giunti sin qui allo scopo di condurmi in salvo..."
Ander si diresse senza indugi verso la ragazza dai lunghi capelli candidi, inginocchiandosi galantemente al suo cospetto. Le prese delicatamente la mano per poi baciarla.
"E' un onore e un privilegio per noi poter svolgere codesto compito." rispose solennemente: "Ander Steiner, cavaliere dell'Ordem, d'ora in avanti al Vostro servizio; sappiate che la mia vita Vi appartiene, sono pronto sacrificarla in ogni momento per difenderVi!"
Lei lo osservò sorpresa, con un sorriso di circostanza.
"E' molto onorevole e generoso da parte vostra, messer Steiner... ma mi auguro che non sia necessario alcun sacrificio."
Il cavaliere di Eyrie sollevò lo sguardo verso di lei.
"Per tutti gli angeli del paradiso, la Vostra bellezza risplende con intensità maggiore di quella della stella più luminosa del vespro!" proseguì lui: "Mia Signora, il Vostro sorriso addolcisce il mio cuore e lo riempie di gioia e serenità! Non potrei chiedere ricompensa più gratificante di stare al Vostro fianco!"
Diana lo stava fissando con espressione nauseata, mentre Sarah si portò una mano alla bocca per coprire la risatina divertita che non riusciva a trattenere.
"Se siete tutti pronti, direi che è il caso di andare..." irruppe nella conversazione Vash nascondendo come sempre ogni emozione nel tono di voce.
"Non hai proprio nulla da dire tu?!" reagì Ander scaldandosi: "Dovresti come minimo supplicare il perdono della principessa per ciò che hai fatto!"
"Ce ne occuperemo più tardi, adesso non abbiamo un minuto da perdere." liquidò Vash ogni sua resistenza: "Avanti, dobbiamo trovare un modo sicuro per scendere al piano inferiore."
Si accorse che la pricipessa lo osservava con curiosità, ma questa volta lui distolse prontamente lo sguardo e inizio a riattraversare il corridoio dal quale erano venuti.
"Ti avverto: non pensare nemmeno di scendere come prima!" gli intimò il cavaliere di Eyrie, quando gli fu vicino: "Non puoi mica obbligare la principessa a calarsi con una corda... come se non ne avessi combinate già abbastanza!"
"Ho capito, non sono stupido!" s'infastidì l'altro: "Perché non trovi tu una soluzione, invece di criticare?"
Dopo pochi passi raggiunsero una grande sala, spaziosa e ampia, ma completamente deserta. Si guardarono attorno con prudenza e attenzione, ma nonostante i cattivi presentimenti che avevano, non accadde nulla di sospetto. Senza sprecare altro tempo attraversarono quell'ambiente vuoto e silenzioso.
"Di scendere le scale non se ne parla..." rifletté Ander a voce alta: "Ma chissà, magari usando le maniere forti...? Come abbiamo fatto poco fa..."
"No, è troppo rischioso!" rispose il cacciatore: "Anche se riuscissimo a passare, sarebbe impensabile seminarli. E se ci inseguissero sino al passaggio segreto, saremmo nei guai."
"Già... Forse però potremmo..."
"Silenzio!!" esclamò improvvisamente Vash: "Avete sentito?!"
"Uh?" mormorò l'amico sorpreso: "Di che parli?"
Erano proprio al centro della sala, quando si arrestarono in silenziosa attessa. Un tonfo sordo giunse alle loro orecchie e Sarah ebbe la netta impressione che il pavimento sotto ai suoi piedi avesse tremato per un attimo. Dopo un breve istante però l'intero salone sembrò investito da una violenta scossa.
"Un terremoto?!" si chiese Diana preoccupata.
Ma subito dopo la situazione ritornò alla normalità.
"Direi che si trattava piuttosto di un crollo o di un'esplosione..." propose Ander con parecchie incertezze.
E ancora una volta ci fu un forte tremito, come se qualcosa di grosso stesse impattando violentemente su qualche parete nel tentativo di abbatterla. Presa dal panico, la principessa respirava affannosamente, guardandosi attorno come un animale impaurito. Il cavaliere di Eyrie le fu subito accanto al fine di rassicurarla, ma neanche lui poté nulla negli istanti strettamente successivi.
Il pavimento, assemblato con piastrelle di marmi preziosi e all'apparenza così solido e sicuro, cedette di colpo, proprio sotto ai loro piedi.

Diana cadde nel vuoto e solo i riflessi di Vash, che gli permisero di tuffarsi e afferrarle una mano, le impedirono di sparire nell'oscurità sottostante.
"AAAAAAAH!!"
Sarah perse l'equilibrio, mentre il buco nel pavimento si allargava nella sua direzione. La ragazza di Greenville sentì mancare il contatto con il suolo e il suo corpo iniziò a precipitare verso il basso. Con un ulteriore sforzo però il cacciatore allungò anche l'altro braccio e raggiunse prontamente anche la mano di lei. Le due ragazze stavano ora sospese nel vuoto, con il cuore in gola, aggrappate disperatamente al loro salvatore.
"Cosa sta succedendo?!" domandò Ander incredulo: "Come può accadere una cosa del genere?!"
"Non startene lì impalato!" sbottò l'amico: "Dammi una mano!!"
Lui fece per obbedire, ma appena si avvicinò, qualcosa si mosse nel buio del vuoto sottostante.
"Attenti!!" gridò il cavaliere senza intuire di cosa si trattasse realmente.
Qualcosa di enorme e metallico colpì il pavimento dal basso, proprio nel punto dove era già parzialmente crollato. Lo schianto fu tremendo e grossi blocchi di marmo cedettero nuovamente. Anche il punto in cui stava accucciato Vash con le mani impegnate a sorreggere le compagne, si staccò all'improvviso. Ander rimase a guardare impotente, mentre i tre piombarono giù. Gli si gelò il sangue udendo il fragore della pietra che si schiantava al suolo del piano inferiore.
"SARAAAAH!!" urlò fuori di sé: "DIANAAAA!!"
La principessa era pietrificata accanto a lui, gli occhi spalancati e fissi davanti a sé. Finalmente il rumore causato dal crollo si era attenuato e il cavaliere riprovò a chiamare i compagni.
"Sto bene!!" rispose finalmente la voce famigliare della ragazzza di Greenville: "Ho preso solo qualche botta..."
"Ahi..." mormorò invece Diana: "Credo di essermi slogata la caviglia!"
L'enorme ambiente vuoto amplificò il suono delle loro voci raggiungendo Ander che tirò un sospiro di sollievo.
"Non fa niente, non è grave!" la consolò lui: "Sarebbe potuta andare molto peggio..."
Vash però si rimise subito in piedi impugnando lo spadone.
"Mi spiace deludervi, ma non è ancora finita." affermò freddamente: "Qualunque cosa ci abbia fatto precipitare giù è ancora qui."
Le ragazze si rimisero in piedi allarmate, seguendo lo sguardo del cacciatore. I loro occhi si abituarono alla bassa illuminazione di quel luogo tetro e spazioso. Davanti a loro scorsero qualcosa, ma non si resero conto subito di cosa si trattasse. Solo quando iniziò a muoversi riconobbero con orrore una sensazione già provata. Il suolo tremava per la pesantezza dei passi di un gigantesco mostro meccanico.
"Maledizione!!" esclamò Ander seriamente preoccupato per i compagni: "State attenti, è uno dei Mech Ogre!!"
Da dov'era non poteva fare niente e cercò di riflettere sul da farsi. Doveva tentare di scendere in qualche modo, ma aveva anche la pricipessa da portarsi dietro.
"Ti sbagli, Steiner!" lo richiamò una voce famigliare, cogliendolo di sorpresa: "Si chiama SMA 004, abbreviazione di Steel Mech Armor. E' un modello dell'ultima generazione: più grosso, più potente e con più risorse."
"Kaejis?!" si meravigliò lui, ritrovandosela a pochi passi.
Il Capitano di Feor gli si stava avvicinando con passo lento e sicuro. Nel frattempo tutto attorno alla sala si disposero i soldati feoriani, chiudendo ogni via di fuga.
"E' un dono del L.I.R.S. che considero molto utile." proseguì lei: "Mentre ridurrà in cenere quel bizzarro mostro di Vash, io mi occuperò di te. Ho un conto in sospeso..."
"MetteteVi dietro di me, principessa!" disse il cavaliere, preparandosi al nuovo scontro.
"Come avete fatto a trovare la mocciosa?!" lo interrogò il Capitano di Feor: "E pensare che l'ho spostata in una stanzetta anonima, senza metterle neanche una guardia, proprio per non attirare l'attenzione! Beh, non importa: la vostra fortuna finirà qui!"

 
 
 

CAPITOLO LI

Post n°55 pubblicato il 09 Gennaio 2009 da Tyki_Mikk
 

Il gigante metallico prese subito di mira il cacciatore. Era molto più grosso del suo simile incontrato a Fort Karadan.
<<Devo attirarlo lontano dalle ragazze, Diana non è in grado di muoversi.>> rifletté Vash: <<Come faccio ad affrontarlo? Questa volta sembra privo di punti deboli!>>
Scattò alla sua destra, assicurandosi che l'attenzione dello SMA 004 non si spostasse altrove. Non sapeva proprio come agire, quella mostruosità meccanica era corazzata con placche molto resistenti e per quanto avesse potuto provarci, non sarebbe riuscito a farle nemmeno un graffio. La strategia più valida sarebbe stata di colpirlo alle giunture, rendendolo nel migliore dei casi inoffensivo. Eppure il cacciatore sospettava che proprio quei punti fossero stati rinforzati maggiormente. Lo Steel Mech Armor si reggeva su ben quattro gambe, che gli garantivano maggiore solidità, ma era dotato di altrettanti arti per combattere. I sensori che gli permettevano di vedere erano posti alla testa, quindi in cima al suo corpo, a un'altezza per lui inarrivabile. Lo SMA 004 era alto più di sei metri e quasi sfiorava il soffitto.
Appena Vash si fermò per studiarlo meglio, l'automa partì all'attacco cercando di colpire con uno degli arti. Sorprendentemente questo si allungò sino al cacciatore, che aveva creduto di trovarsi a distanza di sicurezza. Il giovane si gettò alla sua destra all'ultimo istante, evitando il grosso braccio d'acciaio, che si schiantò con enorme fragore e violenza sul muro dietro di lui.
<<Può allungare le braccia!>> realizzò con sgomento: <<Questa non ci voleva, non serve a niente tenerlo lontano...>>
Come si rialzò, il ragazzo si vide piombare addosso altri due arti e rotolò ancora una volta per schivarli.
"Sarah, dobbiamo fare qualcosa!!" esclamò Diana seriamente preoccupata: "Se lasciamo Vash da solo contro quel coso, fra non molto finirà per soccombere!!"
Nonostante fosse molto spaventata l'amica annuì decisa.
"Cosa possiamo fare?!" le chiese però: "Tu non riesci quasi a muoverti!"
"Anche se è così, non posso restarmene qui ferma a guardare!" affermò risoluta: "Non sarò un'inutile palla al piede! Lo salverò!"

"Dannazione!!" sfogò Ander la propria frustrazione, osservando con la coda dell'occhio la situazione sottostante.
"E' tutto inutile, non avete alcuna possibilità di scampo! Vash pagherà per quello che ha fatto!" disse perentoriamente il Capitano di Feor: "Avanti, consegnami la principessa! Se fai come ti dico, potrei anche decidere di lasciarti vivo."
"Perché mai dovrei crederti?" si infastidì lui: "Sai bene qual è la mia risposta e sai pure che non cambierei idea nemmeno tra mille anni!"
"La tua ostinazione mi fa infuriare! Non vedi che sei in trappola?!" ruggì Kaejis puntandogli contro l'estremità affilata della sua grande picca: "Restituiscimi la mocciosa e risparmierò anche le due ragazze!"
"Vieni pure a prenderla!" rispose lui con uno sguardo minaccioso: "Ma sappi che dovrai prima passare sul mio cadavere! E puoi già immaginare che non ti sarà affatto facile!"
I soldati feoriani fecero per avanzare verso di lui, ma il loro capitano gli fece gesto di fermarsi. La giovane guerriera era livida di rabbia.
"Ho cercato di venirti incontro... ma niente!" sibilò stringendo i pugni con tutta la forza sul manico dell'arma: "E va bene, facciamo come dici tu! Tanto sappiamo già entrambi chi vincerà!"
"E' vero, ma dubito di puntare sul tuo stesso cavallo..." sorrise freddamente Ander.
"Sei un illuso..." lo redarguì lei: "Tra tutte le volte che ci siamo affrontati in questi anni non mi hai battuto una sola volta!"
Ander si mise in guardia con un'espressione spavalda disegnata sul volto. Adesso fremeva dalla voglia di combattere.
"E non ti è mai saltata in mente la possibilità che ti avessi lasciato vincere di proposito?!"
La donna ebbe un attimo di esitazione.
"Ti stai solamente dando delle arie..." si convinse infine: "Sei molto abile a usare la lingua, ma adesso il tempo di parlare è giunto alla fine!"
Il Capitano di Feor partì all'attacco e il cavaliere di Eyrie si preparò a contrastarlo.

Vash evitò per l'ennesima volta l'attacco del gigante d'acciaio, ma la stanchezza iniziava a incalzarlo e presto non sarebbe più riuscito a farlo. Aveva già sprecato una parte importante delle proprie energie nel duello con Erwin. Ma la cosa peggiore rimaneva l'impotenza delle sue abilità di fronte a un avversario come quello.
<<Devo provarci comunque, perché di questo passo non otterrò assolutamente nulla!>>
Durante l'attacco successivo il cacciatore si tuffò in avanti. Il gigantesco pugno dello SMA 004 si infranse alle sue spalle, lasciando un altro buco nel pavimento. Mentre i pezzi di questo gli ricadevano tutto attorno, il giovane si rimise prontamente in piedi e si lanciò a tutta velocità verso l'automa. Esso reagì cercando di colpirlo scagliando gli altri tre arti contemporaneamente, ma con grande prontezza Vash fece un grande salto verso l'alto. I tre pugni d'acciaio colpirono appena sotto di lui con violenza tale da far tremare il suolo dell'intero palazzo.
<<Adesso o mai più!>> decise il cacciatore: <<Devo usare tutta la mia forza!>>
Ricadendo verso il basso, strinse l'impugnatura dello spadone al punto da sforzare i suoi muscoli al massimo. Prese di mira uno degli arti incastrati nel pavimento, o meglio la spessa fune metallica che gli permetteva di allungarsi durante gli attacchi. La sua lama colpì l'obiettivo e sorprendentemente riuscì quasi a tranciarlo di netto. Senza pensarci su due volte Vash ripeté il gesto per una seconda volta e terminò il lavoro.
<<E uno è andato!>> esultò tra sé, ansimando per lo sforzo: <<Passiamo al prossimo finché è ancora possibile!>>
Prima che il robot ritrasse i suoi arti, balzò accanto al secondo di questi. Ancora una volta calò lo spadone con tutta la forza. E di nuovo risuonò il fragore del metallo che si spezzava.
Ma questa volta era stata la sua lama a cedere.
<<Ma cos...?!>> rimase spiazzato: <<Alla fine hai smesso di supportarmi, vecchio pezzo di ferro... Hai deciso di abbandonarmi in circostanze molto critiche... ma in fondo fin'ora il tuo dovere l'hai sempre fatto...>>
Nello stesso momento aveva sentito qualcosa spezzarsi dentro di sé, una sensazione particolare che lo scosse e demoralizzò. Si raccontava infatti che il destino di un guerriero seguiva spesso quello della sua arma: quando questa si spezzava, lo stesso sarebbe accaduto entro brevissimo alla vita del suo possessore.
Ma in realtà quel pensiero lo turbò solo per un misero attimo.
<<Se davvero calerà il sipario, allora farò in modo che sia una grande uscita di scena!>>
Lo Steel Mech Armor lo puntò e lui scoprì che le gambe gli erano ormai divenute pesanti e poco reattive. Non sapeva più se sarebbe riuscito a evitare il prossimo attacco.
"Aqua: Unda Vehemens!!"
Improvvisamente l'automa fu investito in pieno da una gigantesca colonna d'acqua. L'impatto fu devastante, il suo corpo metallico fu spazzato via, finendo per sbattere contro la parete. Il tremore che seguì dimostrava la grandiosa potenza dell'incantesimo.
"Preso!!" gioì Diana a quella vista: "Non ti aspettavi una cosa simile, eh?! Adesso prova a rialzarti se ci riesci, ammasso di bulloni arrugginiti!"
Ma quasi come se avesse compreso le sue parole, il gigante meccanico ricominciò a muoversi.
"Non ci credo!!" protestò lei sconvolta: "Ce l'ho messa tutta!! Come può...?!"
Rimessosi in piedi l'automa si mise in posizione perfettamente retta e immobile. All'altezza del suo petto si aprì dal nulla uno sportello, facendo comparire una specie di grosso cannone.
"Che diamine è quello?!" deglutì la ragazza di Tunsea.
"Non lo so e non mi piace..." rispose semplicemente Sarah: "Ma... sembra puntare verso di te!!"
All'interno del cannone comparve d'un tratto una luce, che per alcuni, lunghi secondi continuò a intensificarsi sempre più, sino a diventare quasi abbagliante. Il rumore che provocava era assordante e spaventoso.
"Spostati da lì!!" gridò Vash a squarciagola.
Il cacciatore annullò la distanza che lo separava da Diana in un batter d'occhio, buttandosi su di lei appena un attimo prima che venisse disintegrata dal terrificante raggio sparato dal cannone dell'automa. Increduli, tutti e tre si voltarono a osservare la devastazione lasciata dal fuoco nemico. Aveva raso al suolo tutto ciò che aveva incontrato sulla sua traiettoria, lasciando evidente il segno del suo passaggio.

"Co-cos'è stato?! Che diavoleria è mai questa?!" si chiese Ander in preda allo stupore.
Dopo essersi scambiato alcuni graffi e tagli con la sua avversaria, era stato distratto dal cataclisma che si era abbattuto nel piano inferiore. Si assicurò che i suoi compagni stessero bene, quindi fissò Kaejis con aria interrogativa.
"Niente male, no?" ghignò lei: "Ammira l'immensa potenza distruttiva del cannone laser LC-106! Questo è il genere di arma con cui avranno a che fare i nemici di Feor! Non c'è modo di contrastarci senza incorrere nell'annientamento!"
Il cavaliere si radrizzò con nuova determinazione.
"Non è con la forza che mi costringerai alla resa!" dichiarò: "Mi spiace, ma adesso devo fare sul serio! Devo sconfiggerti, così potrò andare ad aiutare i miei compagni!"
La donna lo squadrò con nuovo rispetto, ma senza vacillare.
"Non te lo permetterò!"
E di nuovo ripresero a scontrarsi. Kaejis tempestò Ander con una serie di affondi della sua lunga picca, ma lui li respinse uno a uno. Adesso però non si limitava più alla difesa e provava a colpire a sua volta. Il duello si infiammò, ma rimase in equilibrio. I due infatti si conoscevano piuttosto bene.
<<Resistete ragazzi, cercherò di raggiungervi al più presto!>> si augurò speranzoso il cavaliere.

Lo SMA 004 stava ricaricando il cannone per un secondo colpo e Vash cercava disperatamente di allontanare in fretta Diana, che a causa della caviglia slogata si trascinava a fatica. Contro quel mostro d'acciaio la loro sorte sembrava ormai segnata, poiché si rendevano conto che difficilmente sarebbero riusciti a evitare un secondo raggio laser.
<<Non gli permetterò di ferire i miei compagni!>> raccolse tutto il suo coraggio Sarah: <<Li difenderò a ogni costo!>>
La ragazza di Greenville si portò davanti al cacciatore e all'amica, ignorandone le proteste.
"Cosa credi di fare?!" s'infuriò lui: "Vattene, finché sei in tempo!!"
"Sarah, fuggi!!" strillò Diana: "Non puoi nulla, verrai spazzata via!!"
Ma lei non li sentiva più, perché aveva già raggiunto un alto livello di concentrazione.
"Veni mihi maioris status vis magica..."
Mentre recitava l'inedita formula magica, a sua insaputa il pendaglio che portava al collo iniziò a splendere di luce propria. La ragazza di Greenville sentì il proprio corpo avvolto da un gradevole tepore. Ma niente poté distrarla, nemmeno il potente cannone laser che in quel momento ultimava il caricamento. Vash e Diana si voltarono a fissare impotenti la bocca di fuoco dell'automa che sparava ancora su di loro. La sua luce li accecò, convincendoli che sarebbe stata l'ultima cosa che avrebbero visto.
"Lux: Radius Solaris!!"
Un intenso raggio di luce, simile a una linea bianca, esplose dalle mani di Sarah. Nello stesso istante il laser del gigante metallico si stava per abbattere su di loro e invece impattò proprio contro la magia della ragazza. Per un po' i due raggi si incrociarono sfoderando una straordinaria energia, ma lottando tra loro alla pari. L'effetto visivo che ne scaturì divenne abbagliante, l'aria si appesantì e tutta la sala sembrava vibrare per l'enorme potenza magica che vi si concentrava.
Vash e Diana si coprirono gli occhi senza comprendere cosa stesse accadendo, ma certi di giunti al capolinea. Kaejis e Ander, ma anche tutti i soldati feoriani del piano di sopra rimasero di stucco a osservare la scena, mantenendo a stento l'equilibrio. Il pavimento infatti tremò a lungo e persino più forte di prima. La principessa cadde in ginocchio stringendosi le braccia e trattenendo il fiato sino allo stremo per quella convulsa sensazione che l'opprimeva. Si sentiva come se stesse per svenire.
Sarah ebbe l'impressione che le mebra le si torcessero per lo sforzo. Le mancava il respiro e sudava copiosamente. Sapeva quale sarebbe stato l'esito se avesse ceduto, perciò tenne duro nonostante la grande fatica e sofferenza. Ma a differenza di lei, la forza d'urto del cannone laser non si indeboliva.
<<Ancora un piccolo sforzo, solo un altro po'...>> si incorraggiò stringendo i denti e chiudendo gli occhi: <<Ho bisogno di maggiore potenza per salvarci tutti!! DEVO SPREMERMI AL MASSIMO!!>>
D'un tratto il suo raggio di luce si ingrandì ulteriormente e travolse quello nemico con un'energia davvero immensa. L'inarrestabile linea bianca si abbatté quindi sullo SMA 004, attraversandolo e raggiungendo la parete dietro di questo. Infine anche il muro esplose in frantumi e il bianco raggio scomparve nel cielo notturno.

Finalmente ritornò il silenzio.
Sarah respirava affannosamente, reggendosi in piedi per miracolo sulle ginocchia tremanti. Ogni muscolo del suo corpo era sfinito e la vista le apparve annebbiata. Dopo quell'intensa esplosione di luce ognuno dei presenti credette di esser divenuto cieco e ci volle del tempo prima che potessero esaminare realmente l'accaduto.
Lo Steel Mech Armor era ancora ritto e immobile dov'era rimasto, ma al centro del suo corpo metallico, proprio dove prima c'era il terribile cannone laser LC-106, ora vi era una grossa cavità di forma circolare, che lo trapassava da parte a parte. Il gigante metallico non reagiva più ed era tempestato ovunque di scintille che si accendevano con sempre maggiore frequenza. Dopo qualche istante iniziò a scutersi convulsamente.
"State giù!!" gridò Vash all'improvviso.
Sarah reagì istintivamente lasciandosi cadere a terra e un attimo dopo l'automa esplose. L'onda d'urto travolse violentemente tutto ciò che la circondava. Il frastuono fu assordante e fu seguito da nuovi, pesanti crolli. La parete vicina scomparve quasi del tutto e al suo posto sullo sfondo si stagliava ora il cielo stellato. Il gelido vento del nord soffiò debolmente all'interno della sala, portando via la nube di polvere che ne seguì.

 
 
 

CAPITOLO LII

Post n°56 pubblicato il 19 Febbraio 2009 da Tyki_Mikk
 


La nube di polvere si dissolse all'arrivo della gelida brezza notturna. L'unico suono che si udiva ancora era il rumore di piccoli detriti, che piovevano in ogni direzione.
Quando riaprì gli occhi, Diana vide solo il buio di fronte a sé. Cercò di riordinare gli ultimi istanti che ricordava. Prima dell'esplosione si era sentita trascinare a terra, quindi la forza d'urto l'aveva fatta scivolare indietro, sino alla parete. Schegge di ogni genere le erano volate contro, ma nessuna era stata particolarmente grossa e pericolosa. Perciò credeva di stare bene. Era rannicchiata in posizione quasi fetale.
Poi si accorse del debole respiro, un po' affannato che le moveva i capelli e solleticava l'orecchio. Vash era sopra di lei, la copriva con il suo corpo. La ragazza si sentì avvolgere dal calore e ci mise qualche tempo a comprendere l'accaduto. Il cacciatore si piegò sulle ginocchia, il volto coperto da una smorfia di dolore. Lui le aveva fatto da scudo.
Diana sussultò quando vide il grosso frammento metallico che si era conficcato nella schiena del giovane, all'altezza del rene sinistro.
"Vash... perché?!" chiese istintivamente: "La tua ferita..."
"Non fa niente... non è grave." spiegò per niente convincente: "Stai bene?"
La ragazza di Tunsea annuì senza capire, fissandolo sconvolta.
"E Sarah?" domandò lui.
Diana si rimise in piedi e senza più badare alla caviglia dolente andò in cerca dell'amica. La trovò piuttosto in fretta, ancora priva di conoscenza.
"Sta bene!" sentenziò dopo averla esaminata accuratamente: "Sarah, svegliati!"
Sollecitata delicatamente, l'altra riprese conoscenza, posando i suoi occhi su di lei.
"Come ti senti? Ce la fai a rialzarti?"
"Non... riesco a muovermi." sussurrò Sarah con un filo di voce.
Era completamente stremata.
"Diana, devi farmi un favore." disse Vash, che adesso era in piedi alle sue spalle: "Devi aiutarmi a estrarre questa scheggia..."
La ragazza mora si voltò sorpresa.
"Hai bisogno di essere curato! Sarah..."
"Sarah non è in grado di fare nulla, adesso... Non chiederle troppo..." la interruppe: "Ti prego, sbrigati!"


"No, non ci credo!!" esclamò Kaejis con gli occhi sgranati: "Com'è potuto accadere?!"
Ripresosi dall'impatto con l'onda d'urto, il Capitano di Feor fissava incredulo la situazione sottostante.
"Quell'arma era invincibile!" cercò inutilmente di convincersi: "Tutto ciò è assurdo! Cos'è successo?!"
Cercando di non attirare l'attenzione dei feoriani e senza troppi convenevoli Ander prese in braccio la principessa Victoria e si avvicinò al bordo della voragine che si era formata nel pavimento.
"Vash, ci sei?!"
Il biondo cavaliere osservò attentamente l'oscurità del piano inferiore in cerca di un qualsiasi segno di vita.
"Sono proprio sotto di te!" rispose lui: "Quando vuoi..."
"Allora vado! Preparati!" esclamò Ander: "Principessa... mi spiace per i modi bruschi, ma la situazione è alquanto critica... Fidatevi di me, non avete nulla da temere!"
Tralasciando altre spiegazioni, la lasciò semplicemente cadere nel vuoto. Presa dal panico, lei strillò con tutte le sue forze, sentendosi precipitare verso il basso. I feoriani e il loro capitano furono scossi e riportati alla realtà proprio dalla sua voce. Tutti gli occhi erano posati sul cavaliere di Eyrie.
"Che diamine...! Sei forse impazzito?!" ruggì Kaejis incredula per ciò che lui aveva fatto.
"Mi spiace... penso che dovremmo rinviare la nostra resa dei conti." affermò l'altro con indifferenza, lanciandole un'ultima occhiata beffarda.
"Guarda che non hai scampo, cosa credi?!" tuonò lei infastidita.
Ma Ander non attese nemmeno la sua reazione e semplicemente saltò nel buco del pavimento e svanì nell'oscurità.


"E' tutto a posto." parlò una voce rassicurante: "In fondo non è stato così terribile, no?"
La principessa si tolse le mani dal viso e si ritrovò a incrociare lo sguardo del cacciatore, che la teneva saldamente tra le sue braccia. L'aveva afferrata al volo con delicatezza inaspettata, tanto che fu sorpresa di non sentire alcun dolore per l'impatto. Senza togliere gli occhi di dosso da lui, la principessa scosse lievemente la testa. Il suo volto tradiva un'epressione quasi ipnotizzata.
"Principessa?"
"Vi ringrazio..." sussurrò lei imbarazzata: "Però adesso potete anche lasciarmi camminare, signor..."
"Mi chiamo Vash."
A pochi metri da loro precipitò invece Ander, attutendo l'atterraggio eseguendo una capriola in avanti. Si rimise in piedi senza battere ciglio.
"Niente male, eh?" sorrise, parlando a se stesso: "Per fortuna non ci sono altri piani da dover discendere!"
Diana non riusciva a tranquillizzarsi. Il frammento metallico che teneva in mano e che aveva estratto dalla schiena di Vash, era più grosso di quanto avesse pensato. La sua parte insanguinata rivelava una profonda lacerazione e la ferita del cacciatore infatti grondava sangue.
Sarah riusciva a malapena a tenere aperti gli occhi e a rimanere cosciente. Accorgendosene, Ander fece per caricarsela sulle spalle.
"Lascia... la porto io." intervenne però Vash.
L'amico si voltò con gli occhi spalancati.
"Stai scherzando?! Hai visto in che condizioni sei?!"
"Sì... sono disarmato e ferito. Non sarei in grado di combattere qualora fosse necessario." rispose lui: "Tu invece sì: hai il compito di sgomberarci la via di fuga."
Ander ci rifletté velocemente.
"Credi di potercela fare?"
Il cacciatore annuì in silenzio.


Procedettero con lentezza. Ander guidava il piccolo gruppo di fuggitivi lungo i bui corridoi del piano sotterraneo. I loro inseguitori non si erano fidati di saltare dal piano superiore e avrebbero impiegato qualche minuto a trovare un modo più sicuro per scendere. Ma questo di certo non escludeva che ci fossero altri soldati feoriani a presidiare gli ambienti in cui vagavano.
Il cavaliere continuava a guardare la mappa del palazzo e provava a seguirne le indicazioni al meglio, ma il timore di venire scoperto lo induceva a scegliere vie che riteneva più sicure. La principessa seguiva i suoi passi in timido silenzio e senza obiezioni. Diana zoppicava vistosamente, ma stringeva i denti per non far pesare ai compagni la propria difficoltà. D'altra parte la situazione di Vash era di gran lunga peggiore.
Sorprendentemente raggiunsero il passaggio segreto senza incontrare nessuno. La principessa rimase molto meravigliata della sua esistenza, a conferma che fosse davvero segreto. Una volta richiuso il passaggio alle loro spalle, Diana poté tirare un sospiro di sollievo. Sapeva che non potevano considerarsi ancora in salvo, ma essere giunti al di fuori delle mura del palazzo le faceva sentire decisamente meglio. Poteva leggere la stessa sensazione sui volti dei compagni.
La ragazza di Tunsea chiudeva la fila subito dopo Vash, che portava sulle spalle Sarah. Sembrava molto affaticato e Diana era costantemente preoccupata per la sua ferita, che continuava a lasciare una scia rossa al suo passaggio. Solo quando raggiunsero il seminterrato della casa il cacciatore accettò di lasciare l'onere di trasportare Sarah a uno degli uomini della Guardia Reale, che li aveva attesi.
I tre divennero visibilmente raggianti alla vista della principessa, ricoprirono insistentemente di lodi i suoi giovani salvatori e provvedettero a ogni singola esigenza della stessa. Lei continuò a ripetere che stava bene e che non aveva bisogno di nulla, ma dovette cedere perlomeno all'insistente proposta di indossare delle vesti più pesanti. Uno degli uomini cercò inutilmente di fermare l'emorragia di Vash.
"Tra poche ore sorgerà l'alba, dobbiamo affrettarci!" disse infine: "Appena raggiungeremo la nave vedremo di curarti come si deve! Adesso però non abbiamo tempo da perdere... e comunque qui non abbiamo a disposizione nulla che faccia al caso nostro! Mi spiace, non è molto quello che possiamo fare al momento!"
Lo disse con amarezza e con la consapevolezza della gravità della ferita.
"Il capitano Hansson ci sta aspettando." dissa a sua volta il cacciatore annuendo.
Il suo volto era però terribilmente pallido e i suoi occhi stanchi e assenti.


"Di qua, presto!" esclamò una delle guardie reali, conducendo la fuga della principessa dalla città occupata di Dorthavn. Se qualcuno li avesse notati, avrebbe avuto l'impressione di vedere il frettoloso recupero di feriti da un campo di battaglia: una delle guardie portava sulle spalle Sarah, che intanto aveva perso di nuovo conoscenza, un'altra aiutava Diana ad affrettarsi sostenendola e Ander infine faceva lo stesso con Vash che continuava a rallentare e a sanguinare copiosamente. All'orizzonte il cielo iniziava a schiarirsi e le vie della città sarebbero state deserte ancora per poco. Di certo tutti i soldati feoriani erano già stati allarmati e adesso li stavano cercando ovunque a Dorthavn. Anche in quel momento c'era quindi un elevato rischio di incontrare nemici.
A ogni passo che facevano, si guardavano prudentemente attorno. Gli uomini della Guardia Reale di Northland conoscevano bene la città ed evitarono con efficacia qualsiasi spazio troppo aperto. Sapevano bene però che la parte peggiore e inevitabile sarebbe stato proprio il canale, che era praticamente al centro della città.
Ander percepiva che il corpo dell'amico stava diventando sempre più pesante, ormai lo stava letteralmente trascinando. Era freddo e pallidissimo, il cavaliere poteva solo sperare che Vash potesse resistere, perché nessuno tra loro aveva modo di aiutarlo.
"Tieni duro..." gli sussurrò, senza sapere se fosse stato davvero udito.
L'unica cosa che ancora manteneva in piedi il cacciatore era la sua forza di volontà.
"Ci siamo! E' il canale!" disse finalmente la loro guida: "Aspettatemi qui, vado a controllare che sia tutto a posto."
Silenzioso e guardingo, l'uomo svanì oltre il vicolo dove li aveva lasciati. Quasi subito la loro divenne un'attesa estenuante. Improvvisamente Vash tossì e sulla neve ai suoi piedi comparve una macchia rossa.
"Vash!!" gridò Diana sconvolta.
"Le sue condizioni sono piuttosto gravi, è evidente." spiegò Ander: "L'emorragia è diminuita, ma probabilmente la ferita si è infettata. Non lo nascondo, nonostante lui abbia una grande resistenza, di questo passo potrebbe anche morire entro breve."
"Allora dobbiamo correre subito sulla nave!!" esplose Diana quasi piangendo: "Non abbiamo un minuto da perdere...!"
"Calmati, non essere precipitosa!" la interruppe freddamente il cavaliere: "Purtroppo dobbiamo aspettare per essere certi di poter raggiungere la nave... se ci trovano ora, è tutto finito! E non solo per Vash..."
Diana stava per esprimere tutta la sua rabbia e la frustrazione, quando la loro giuda ritornò da loro.
"Non c'è nessun feoriano nella strette vicinanze. Il capitano Hansson mi ha assicurato che la via è libera e tutto è pronto per partire."
"Allora sbrighiamoci e andiamo!" affermò Ander con impazienza.
In breve si ritrovarono sulla nave, accolti a braccia aperte da Olaf, che quasi si commosse alla vista della sua principessa. Questa e i suoi salvatori furono condotti sotto coperta, mentre il capitano diede subito l'ordine di mollare gli ormeggi. La gelida brezza notturna iniziò a spingere la grande vela verso ovest, ma la rotta fu corretta poco dopo in direzione nord. Dopo essersi assicurato che Vash venisse soccorso da un paio di marinai e Sarah venisse adagiata comodamente al caldo, Ander uscì nuovamente sul ponte e si diresse verso Olaf.
"Abbiamo già aperto il collegamento con il fiume e ho lasciato due dei miei uomini allla chiusa per assicurarci che nessuno possa interferire." disse egli anticipando la domanda del cavaliere: "Tra pochi minuti saremo fuori dalla città e a quel punto potremo rilassarci e festeggiare!"
Olaf sorrise raggiante, sperando di contaggiare Ander con il proprio ottimismo. In realtà entrambi sapevano bene che non era ancora giunto il momento di cantare vittoria. Ma nonostante ciò il giovane gli ricambiò il sorriso, iniziando a convincersi che dopotutto non aveva motivo di detestare la gente di Northland. Quelli che un tempo erano stati nemici temibili, erano divenuti validi alleati.
"Non dimenticherò mai quello che avete fatto per me e per tutta Northland!" proseguì l'omone, dandogli una calorosa pacca sulla spalla: "Mi assicurerò che a Mildborg veniate trattati da eroi! Tutti dovranno sapere che voi quattro ragazzi avete salvato la principessa Victoria e con esse ridonato la libertà e nuovo vigore a Northland!"
"Non ci sarà bisogno di tante cerimonie... Abbiamo semplicemente fatto quello che dovevamo."
Olaf non sembrò essere d'accordo, ma lasciò cadere l'argomento.
"Ho visto che il tuo amico è ferito." affermò seriamente: "Spero non sia troppo grave... Se la caverà?"
Ander non seppe rispondergli, ma sarebbe ritornato sottocoperta a controllare, se poco dopo non fosse avvenuto un imprevisto.


"Come sta?!" chiese Diana ai due uomini che assistevano Vash.
Il cacciatore sembrava aver perso conoscenza e il suo pallore non era affatto rassicurante. Dopo aver condotto la principessa nelIa sua cabina, i due si erano rimboccati subito le maniche e si erano concentrati sul loro compito, ma nei loro volti la ragazza non notava alcuna traccia di ottimismo.
"Purtroppo versa in gravi condizioni!" esclamò uno: "Abbiamo fermato l'emorragia, ma potrebbe essere già troppo tardi. Inoltre la ferita è destinata a infettarsi e non abbiamo modo d'impedirlo. Se ciò accadesse, temo che ci sia ben poco da fare..."
"Co-cosa?!" si disperò lei: "N-no!! Ci dev'essere un modo per curarlo, non possiamo restarcene a guardare e sperare in un miracolo mentre Vash sta morendo!!"
Non sapendo che altro fare, le due guardie si guardarono imbarazzate e impotenti. Avevano già fatto il possibile, ma a bordo non c'erano medici, né l'occorrente per soccorrere adeguatamente il ferito.
"Mi dispiace..." riuscì a sussurrare una di esse scuotendo la testa sconsolata.
Diana sentì crescere l'angoscia dentro di sé. L'unica cosa che riusciva a pensare era che Vash fosse rimasto ferito per colpa sua. Se non l'avesse coperta con il suo corpo durante l'esplosione, forse non sarebbe stato colpito. Ancora una volta rischiava di perdere un compagno e lei non era in grado di fare assolutamente nulla per impedirlo.
Il cacciatore aveva un aspetto quasi cadaverico, il volto irriconoscibile. Era disteso su un fianco e quella terribile ferita era proprio sotto gli occhi della ragazza. Non era ancora stata ricucita, perché non c'era stato modo di pulirla e disinfettarla adeguatamente.
Diana si voltò verso Sarah. L'amica era completamente spossata e riposava ancora. Ma era l'unica che aveva la possibilità di salvare Vash. La ragazza di Tunsea pensò di svegliarla e forzarla a curare il loro compagno, però appena le si avvicinò, sì fermò di scatto. La sua mente era annebbiata dall'urgenza del momento, ma in un istante di lucidità realizzò che non avrebbe dovuto farlo. Sarah aveva già fatto anche troppo salvandoli tutti. Invece lei non era in grado di aiutare nessuno.
<<Devo smetterla di dipendere sempre dagli altri!>> si convinse: <<E' giunto il mio turno, non posso tirarmi indietro!>>
Ritornò sui suoi passi, inginocchiandosi accanto a Vash. Le guardie la fissarono incuriosite, ma lei li tranquillizzò con un semplice sguardo, mite, ma deciso. Quindi respirò profondamente.
<<Se Sarah è in grado di farlo, devo riuscirci anch'io!>> pensò concentrandosi intensamente: <<Adesso basta con i soli tentativi, ormai posso padroneggiare il mio potere!>>
Avvicinò delicatamente le mani alla ferita e una debole luce azzurra comparve sotto ai palmi.
"Aqua: Fons Regenerans!!"
Un liquido trasparente e limpido si materializzò levitante nell'aria. Diana sfruttò la magia per farlo scorrere all'interno della lacerazione. Per qualche minuto rimase immobile e concentrata sotto lo sguardo sbalordito dei due uomini.


"Com'è possibile?!" sbottò Olaf con gli occhi sgranati: "Perché il canale è di nuovo chiuso?!"
Erano ormai giunti ai confini della città, quando si ritrovarono a sorpresa la via sbarrata. Ander fissava la chiusa che ostruiva loro il passaggio senza comprendere. Era certo di aver capito che sarebbe dovuta essere aperta.
"Dev'essere accaduto qualcosa..." esclamò il capitano con crescente agitazione nel tono di voce: "Erik, riesci a vedere lassù Gustav e Fredrik?!"
Seguendo l'indicazione del suo superiore l'uomo scrutò attentamente la zona attorno all'enorme cancello. La sala adetta al controllo del traffico e del flusso nel canale sembrava buia e deserta, non vi si scorgeva nessuno. Non c'era traccia dei loro due compagni. L'oscurità ormai andava scemando e non c'era possibilità di sbagliarsi.
"No, signore!" rispose infine Erik: "Capitano, vuole che vada a controllare di persona?"
Olaf si accarrezzò la barba nervosamente e pensieroso.
"Ci andiamo assieme... Thordur, Birgir! Venite con me!" ordinò il capitano Hansson: "Arne, avvicina la nave al molo! Non attraccare, ma tieniti pronto a ripartire non appena riapriremo la chiusa! Lascio a te il comando a bordo..."
"Ma cosa...?" reagì Ander sorpreso: "Che intenzioni avete? Se vi lasciamo qui..."
"Non è necessario che ti preoccupi per noi, cavaliere... sappiamo il fatto nostro." lo zittì Olaf con un largo sorriso rassicurante: "Qualunque cosa accada, lascerete la città sani e salvi, ti do la mia parola! Ti affido la principessa, almeno finché non giungerete a Mildborg."
Il giovane annuì tristemente, ma con profondo rispetto. Il capitano della Guardia Reale e tre dei suoi uomini stavano per gettarsi in mezzo al pericolo per permettere agli altri di fuggire.
"Addio, cavaliere dell'Ordem." salutò l'omone battendosi il pugno destro sul cuore nel saluto militare: "Che la luce di Sol possa proteggervi tutti!"
Detto ciò, senza perdere altro tempo, prese la rincorsa e saltò oltre il ponte della nave, direttamente sul molo di pietra. Gli altri tre lo seguirono subito dopo e assieme a lui si allontanarono in fretta nella direzione del cancello. Ander naturalmente aveva capito che i feoriani stavano attendendo il loro arrivo. Quella del capitano Hansson e dei suoi uomini era praticamente una missione suicida. Osservandoli mentre le loro figure si rimpicciolivano in lontananza, il cavaliere batté a sua volta il pugno sul cuore.


 
 
 

CAPITOLO LIII

Post n°57 pubblicato il 23 Marzo 2009 da Tyki_Mikk
 

Come avevano previsto, appena raggiunsero la cima della scalinata che portava alla sala controllo, proprio a ridosso delle mura che cingevano la città, comparvero diverse decine di soldati feoriani, sia di fronte a loro che alle spalle. Olaf e i suoi però proseguirono senza esitazioni e con le armi già in pugno, pronti a farsi largo di forza.
"Prendeteli!!" ordinò immediatamente un sottoufficiale nemico.
I soldati imperiali si gettarono su di loro, ma si schiantarono contro un muro. La grossa mazza ferrata del capitano Hansson iniziò ad abbatterli con colpi possenti quanto violenti. Al contatto con essa armi e armature si sbriciolavano, le ossa si spezzavano. Coperti dai grandi scudi ovali, gli uomini della Guardia reale si richiusero nella formazione a falange, ricacciando con le lunghe aste gli attacchi che giungevano alle loro spalle. Lo stretto passaggio della scala giocava a loro favore. I primi corpi iniziarono a precipitare verso il basso, mentre nuovi nemici risalivano la scalinata in gran numero.
<<Siamo in trappola!>> realizzò lucidamente Olaf: <<Era prevedibile... ciò che conta è che stiano alla larga dalla nave. Perciò dobbiamo fare in fretta!>>
I soldati che lo separavano dalla leva di apertura della chiusa erano quasi due dozzine, ma l'omone vi si lanciò contro come un rullo che travolgeva e spianava, tenendo la mazza minacciosamente avanti a sé. Forte della sua stazza e del suo peso, fece cadere molti feoriani, alcuni dei quali volarono direttamente giù dalle mura.
"Mi dispiace di avervi portati con me..." sussurrò il capitano con lo sguardo cupo a guardare avanti a sé: "Avrete capito anche voi che a questo punto non abbiamo più scampo..."
Si erano appena asserragliati all'interno della sala controllo della chiusa, sbarrando saldamente il cancello ferreo che per il momento li separava dal nemico.
"Sì signore, è un onore combattere ancora al vostro fianco!" rispose prontamente Thordur: "Non abbiamo rimpianti o esitazioni... siamo pronti a tutto per la salvezza della principessa e del regno!"
"Questo vi rende onore..." disse l'omone prontamente, come se si aspettasse quella risposta: "Allora vediamo di fare le cose per bene e di vendere cara la nostra ruvida pellaccia! Sarà sufficiente riuscire ad aprire la chiusa e mantenerla tale sino al passaggio della nave... Quindi, l'unica cosa da fare sarà di resistere il più a lungo possibile!"
Tra i suoi uomini si levarono feroci e inebrianti grida di battaglia, preparativi per la lunga lotta che avrebbero affrontato sino alla fine.

"Ci siamo!" esclamò a un tratto Arne, proprio mentre il massiccio cancello si spalancava davanti ai suoi occhi: "Uomini, avanti tutta!!"
Il capitano Hansson era riuscito a riaprire la via di fuga e il suo vice non esitò un istante a obbedire agli ordini ricevuti precedentemente. Anche se questi prevedevano di abbandonare là il suo superiore e i suoi compagni.
<<Bastano pochi metri... Una volta superata la soglia della chiusa, saremo irraggiungibili per chiunque...>> rifletté Ander indeciso se rallegrarsene o meno.
Dopotutto trovava spietato, ingrato e forse persino un po' vile quello che stavano facendo. Furono istanti lunghi un'eternità, durante i quali venne assalito da dubbi, rimpianti e ansia. Una parte di sé non vedeva l'ora di oltrepassare quella maledetta soglia e di lasciarsi tutto alle spalle, l'altra invece non riusciva a non pensare a coloro che si stavano sacrificando per la salvezza degli altri. Ma era anche vero che quello fosse il loro lavoro. Come tutti i militi d'elité anche quelli della Guardia Reale avevano un prezzo da pagare per godere dei loro privilegi.
Il tromento del cavaliere di Eyrie però non si placava così facilmente, per lui che era stato istruito a non abbandonare i compagni, a difendere chiunque fosse in difficoltà. Per lui che era figlio di suo padre...

"Capitano, una piccola nave sta tentando di attraversare la chiusa!" esclamò un sottufficiale che accorreva incontro ai nuovi arrivati.
"Dannazione!! Mandate una parte degli uomini a imbarcarsi... subito!!" ordinò Kaejis scendendo da cavallo: "Per quale motivo è stata aperta?!"
L'uomo riferì in breve quale fosse la situazione corrente.
"Non siete riusciti a fermare quattro uomini?! Avete permesso loro di barricarsi all'interno della sala controllo?! Siete degli incapaci!!" ruggì il suo superiore: "A quanto pare se voglio che le cose siano fatte per bene, devo sempre occuparmene personalmente!"
Kaejis salì la scalinata e si fece condurre sino all'entrata della sala assediata, seguita dai suoi fidati. Doveva fare in fretta, o la principessa le sarebbe sfuggita. E sarebbe stata una grossa umiliazione da sopportare. In particolar modo perché l'Imperatore le aveva concesso carta bianca nell'affare Dorthavn e un qualsiasi fallimento sarebbe stato considerato esclusivamente farina del suo sacco.
La giovane donna odiava quella città e la sua gente. Vi aveva vissuto un'infanzia difficile e piena di stenti, ma nonostante tutto non desiderava spargere il sangue dei suoi ex concittadini. Certo la sua geniale strategia aveva evitato ciò, riuscendo persino a fare prigioniera la figlia maggiore di re Karl. Ma se ora questa le fosse stata sottratta sotto il naso, non avrebbe rischiato solo qualche presa in giro alle spalle. Sin'ora l'Imperatore si era dimostrato gentile e comprensivo, però Kaejis aveva l'impressione che quell'uomo sarebbe potuto essere capace di qualsiasi cosa. E lei lo temeva molto.
"Fatevi da parte!" tuonò sugli uomini che attendevano davanti al massiccio portone di ferro: "Ehi, voi! Sono Kaejis Lundgren, Capitano di Feor! Vi consiglio caldamente di tirare immediatamente la leva della chiusa e uscire disarmati! E' l'unica possibilità che avete per salvarvi la vita!"
La sua voce fu udita inconfondibilmente da Olaf e dai suoi, ai quali era rivolta l'intimidazione. I quattro furono molto sorpresi di riconoscervi una donna.
"E così infine ci incontriamo, capitano! Anche se ci separa ancora questa porta..." rispose l'omone con tono calmo e controllato: "Ebbene sappiate che io, Olaf Hansson, capitano della Guardia Reale di Northland ho intenzione di declinare la vostra gentile proposta! Non ci importa di avere salva la vita!"
La donna reagì malamente colpendo la parete con un pugno e maledicendo tutto ciò che le veniva in mente.
"Buttate giù la porta!!" gridò infuriata ai suoi.
"Siamo spiacenti, capitano, ma è quello che abbiamo cercato di fare fino a ora... senza successo!" disse il sottufficiale mortificato: "Non abbiamo a disposizione i mezzi adatti per farlo... ci vorrebbe del tempo..."
"Non ne abbiamo!!" ribatté lei.
Kaejis rifletté rapidamente su una soluzione, ma si accorse che in ogni caso non sarebbe più riuscita a fermare la nave della principessa. Non poteva fare altro che affidarsi agli uomini che aveva fatto imbarcare al suo inseguimento. Ma si sarebbe vendicata stanando ed eliminando quei topi che si erano infilati nella sala controllo della chiusa.
"E va bene! Vorrà dire che morirete bruciati vivi là dentro!" sentenziò facendosi udire dai suoi nemici: "Appiccate il fuoco a questo posto e ordinate ai soldati di allontanarsi!"
I suoi uomini obbedirono, mentre lei si incamminò tornando sui suoi passi.
"Tu sei di Northland, non è così?" la fermò la voce di Olaf: "Lo sento dal tuo accento."
"E anche se così fosse?!" si stizzì voltandosi: "Comunque è vero, sono nata in questa città!"
"Quindi non mi sbagliavo... Dietro a tutto ciò c'è qualcuno che conosce fin troppo bene Dorthavn..." constatò l'omone: "Ma allora per quale motivo fai tutto questo contro il tuo paese?!"
"Non ti riguarda, chiaro?!" sbottò lei scocciata: "Adesso taci e goditi il tuo rogo funebre! Addio!"
Il capitano Hansson squadrò un'ultima volta i suoi uomini con orgoglio e leggera commozione.
"Ragazzi, non so cosa pensiate voi, ma io non ho la minima intenzione di andarmene tra le fiamme!" dichiarò solennemente: "Erik, dov'è la nostra nave?"
L'uomo si sporse sulla feritoia che guardava sul canale e si voltò sorridente.
"E' appena passata oltre la chiusa, signore!"
"Molto bene!" approvò lui con entusiasmo: "Adesso non c'è più nulla a legarci qui... Siamo guerrieri e in quanto tali sarebbe giusto e onorevole per noi morire combattendo! Preparatevi!"
"Capitano, vi prometto che porterò con me nell'oltretomba almeno dieci soldati feoriani!" strinse il pugno Birgir.
"Allora non sarà un problema superarti!" affermò Thordur con un ghigno spavaldo.
"Fate quel che vi pare, ragazzi... ma prima vi darò il mio ultimo ordine!" li sovrastò Olaf con la propria voce: "Lasciatemi andare avanti da solo... mi seguirete a debita distanza!"
Gli altri tre lo guardarono senza capire, mentre lui tirava fuori dal borsello qualcosa.
"Ma... capitano, quel fungo che avete in mano è...!!" esclamò Erik con enorme sorpresa.
"Già... era da tanto tempo che non lo usavo. Rivedendolo mi vengono in mente parecchi ricordi del passato!" spiegò distrattamente: "Comunque... se avete capito di cosa si tratta, credo che non avrete alcuna obiezione!"
Visto che nessuno parlò più, Olaf concluse con un breve incitamento.
"Bene... allora andiamo! Facciamoci onore, perché gli antenati ci osservano e il paradiso degli eroi ci attende!!"
Qualche tempo dopo girò voce che il capitano Hansson morì imbattuto, lasciando sul terreno oltre al suo, almeno un centinaio di altri corpi massacrati. La leggenda voleva infatti che il cuore gli fosse collassato per l'immane fatica, senza che nessuno dei feoriani fosse riuscito ad arrestarlo precedentemente.

Alcune ore prima di quella stessa notte l'imperatore stava fissando la luna dalla grande vetrata della sala del trono. Ellis era rimasta muta in attesa che il suo signore le parlasse, ma lui sembrava molto preso dall'affascinante panorama che offriva il cielo notturno. E seguendo il suo sguardo anche il Capitano di Feor dovette ammettere che era davvero uno spettacolo magnifico. Le luci di Feor City brillavano sino in lontananza, la capitale infatti era immensa.
La giovane donna provava un piacevole calore dentro di sé al solo pensiero di trovarsi in quel momento da sola con la persona che amava. Ma per quanto lei gli fosse vicina e per quanto fossero in confidenza, il loro rapporto rimaneva poco più che professionale. Ed Ellis intuiva che dopotutto lui non intendeva aprirle totalmente il cuore. Il suo signore le nascondeva di proposito una parte dei propri pensieri. Era una verità dolorosa, ma che il capitano Swanson era disposto a sopportare pazientemente.
"Io davvero non capisco..." esordì lei: "Perché non volete proporre la resa a re Karl?! Con tutta probabilità sarebbe disposto a cedere persino il suo regno pur di avere indietro sua figlia, la principessa, sana e salva!"
Gli aveva posto una domanda simile solo perché era certa che a lei fosse consentita. Nessun altro, a parte forse suo fratello Nash, avrebbe potuto osare tanto. L'imperatore non era certo tenuto a dare spiegazioni, i suoi ordini dovevano essere più che sufficienti. L'uomo mascherato le lanciò una rapida occhiata, ma tornò subito a osservare il cielo stellato.
"Sarebbe troppo facile..." affermò con indifferenza: "Dove starebbe tutto il divertimento, se tutto si risolvesse in questo modo?"
"Cosa intendete dire, mio signore?" chiese delucidazioni l'altra: "Il regno di Northland cadrebbe nelle vostre mani senza che ci fosse bisogno di altre lunghe ed estenuanti battaglie; risparmiereste tempo, denaro e persino un pesante tributo di sangue da entrambe le parti!"
"Non m'importa nulla di tutto ciò..." ribatté con tono cupo e gelido: "Quello che desidero non è la loro sottomissione... invero io voglio la loro distruzione!"
Un brivido percorse la giovane donna, che rimase a fissarlo con gli occhi sgranati. In quel momento Ellis non poteva vedere il suo volto e non riusciva proprio a immaginare l'espressione che il suo signore aveva nel dire parole così terribili. Odiava quella maschera, preferiva di gran lunga quando lui ne era privo. Per un istante le parve che gli occhi dell'imperatore fossero divenuti di un minaccioso rosso fuoco.
Un tempo non avrebbe mai detto cose simili. Un tempo era stato molto diverso. E il ragazzo di cui lei si era follemente innamorata apparteneva proprio a quel tempo. Nel suo cuore Ellis nutriva ancora la speranza che tutto ritornasse come allora, specialmente lui.
Quando era cambiato? Per quale ragione lo aveva fatto?
Pur non sapendo spiegarsene il motivo, la donna in realtà ricordava bene il periodo in cui lui aveva iniziato a comportarsi diversamente. Era accaduto nel periodo in cui morì Padraigh III. Poche settimane prima lui era ritornato dall'ultima delle missioni che aveva svolto da solo come Campione Deathforce. Già allora aveva iniziato a essere strano: silenzioso, freddo e distaccato, persino più di quanto lo fosse mai stato di solito. Legati com'erano a lui, Ellis e Nash non lo avevano abbandonato per così poco, gli avevano anzi offerto tutto il loro appoggio. Anche quando lui gli aveva rivelato la sua nuova, grandiosa ambizione.
Ciò che era accaduto dopo, Ellis lo avrebbe volentieri voluto dimenticare. I metodi che lui aveva usato per appropriarsi del potere non si sarebbero di certo potuti definire leciti. Ma quel che contò, fu che infine ottennero tutti e tre le posizioni che ricoprivano attualmente.
All'incirca da quel momento aveva iniziato a fare la sua comparsa quell'uomo. Se ricordava bene, tra lui e l'imperatore c'era stata subito una profonda, perfetta intesa, tanto che la donna aveva pensato si conoscessero già da prima. Lei aveva sempre avuto un cattivo presentimento riguardo a quel tale, ignoto a tutti e dall'aspetto inquietante. Vestiva completamente di nero e folgorava chiunque incontrasse con lo sguardo intenso e perforante di quegli occhi scarlatti, così terribilmente inusuali, quasi inumani. Spesso sul suo volto c'era inciso un ghigno divertito, che lei avrebbe definito malefico.
"Mio signore... scusatemi se ve lo chiedo di nuovo..." parlò il capitano Swanson con profondo rispetto, ma ancora più forte curiosità e preoccupazione: "Perché incontrate quell'uomo dai capelli di fuoco...? Chi è? Cosa rappresenta per voi?"
"Se non erro ti avevo già risposto in passato che ciò non ti riguarda." rispose lui secco, mantenendo però un tono pacato: "Ti avevo pure avvertito di non ritornare più sull'argomento..."
"Vi chiedo umilmente perdono... ma davvero ci terrei molto a comprendere come stanno le cose. Quell'uomo mi rende ansiosa e diffidente, sono molto preoccupata per il mio signore!"
"Non hai davvero nulla da temere!" la rincuorò l'altro pensieroso: "Dopotutto non vedo perché non possa dirtelo: quell'uomo è un mio amico. Spesso mi da delle informazioni e dei consigli molto utili. Tutto qui."
<<Tutto qui?!>> ripeté Ellis nei propri pensieri: <<Si limita a consiglirlo o sta manipolando il mio amato signore?!>>
Non si era ancora rassegnata ad accettare come naturale e spontaneo il profondo cambiamento che l'imperatore aveva subito negli ultimi anni.
"Con tutto il rispetto... ma penso che fareste meglio a prendere da solo le vostre decisioni!"
"Non mi piace il tuo tono!" si innervosì lui: "Stai forse insinuando che non sia in grado di usare il mio cervello?!"
"Certo che no!! Non oserei mai!!" implorò pentendosi subito delle proprie parole.
"Forse ti ho concesso troppe libertà... la tua sfacciataggine inizia a mostrarsi come insolenza!" constatò l'imperatore con tono gelido: "Ellis, non abusare della tua posizione privilegiata ai miei occhi... Anche la mia pazienza nei tuoi confronti ha un limite, non dimenticarlo!"
Il Capitano di Feor abbassò il capo profondamente addolorato. La sua gelosia e la sua curiosità rischiavano di compromettere per sempre il suo rapporto con la persona che amava. Si sentì gelare il sangue e per un attimo le si fermò il cuore. Trattenne il fiato.
"Per questa volta sorvolerò..." parlò infine l'uomo mascherato con tono tranquillo e atteggiamento assente: "Adesso però sparisci, questa sera la tua presenza mi infastidisce!"
"Sì, mio signore!" obbedì la giovane donna tirando un amaro sospiro di sollievo.

La notte ormai copriva con il suo manto scuro la vasta pianura di Feor. La capitale del potente impero era immersa nel sonno e ovunque regnava una quiete quasi irreale, così distante dalle guerre che Feor stessa aveva portato nelle terre confinanti.
Su un'altura non molto lontana dalla grande metropoli, eppure completamente disabitata e ricoperta di vegetazione, tre figure si stagliavano immobili nel mezzo di una radura. Nel buio che li avvolgeva sembravano poco più che ombre. Una delle tre sedeva comodamente sul prato, osservando in tutta tranquillità Feor City, mentre le altre rimanevano ritte in piedi alle sue spalle.
"Ci vorrà ancora un altro po' di tempo..." esordì l'uomo seduto: "...e finalmente vedremo le nostre ambizioni realizzarsi."
Gli altri due annuirono in silenzio, l'espressione grave e seria.
"Però io vorrei rendermi utile! Mi annoio a morte, dimmi cosa devo fare!" domandò l'imponente figura alla sua destra con voce profonda e impaziente: "Sono stanco di restarmene a guardare!"
"Abbi pazienza, amico mio!" lo redarguì lui ghignando divertito: "Non ci sarà bisogno di agire, per il momento. Ci penseranno loro a fare il nostro gioco. Fidatevi, vedrete che ci ritroveremo la strada spianata senza alcuna fatica."
"Ma io voglio fare qualcosa!" protestò il gigante, che ora pareva adirato: "Non c'è nessun divertimento a fare semplicemente da spettatore!"
"Calmati fratello, non è il caso di scaldarsi tanto." intervenne la sensuale voce femminile della terza persona, che si rivolse quindi all'altro uomo: "Pensi davvero che questi conflitti saranno utili e sufficienti ai nostri scopi?"
Lui si radrizzò, passandosi una mano tra i lunghi capelli ispidi.
"Feor è di gran lunga il paese più potente. Ha inesauribili risorse economiche e umane, in breve potrà esportare la guerra in ogni angolo del mondo." spiegò con aria di sufficienza: "Sono convinto della scelta che ho fatto, anche se non posso scommettere su una vittoria facile e completa. Ma non importa: appena questo impero perderà lo slancio conquistatore, entreremo in scena personalmente per concludere l'opera."
"Mi chiedo se tutto ciò sarà davvero così semplice." insistette lei dubbiosa: "Il mondo è composto da numerose nazioni diverse, spesso pure densamente popolate. Sarebbe troppo ottimistico credere che tutte possano distruggersi a vicenda."
"Morte e distruzione appartengono alla natura umana, per questo sono fiducioso." proseguì l'altro: "E' lecito scommettere che alla fine potrebbe esserci un numero notevole di sopravvissuti, ma costoro non avrebbero scampo contro di noi. Anche se... potremmo decidere di essere magnanimi e risparmiarne qualcuno... sempre che dimostrino una totale sottomissione ai nuovi padroni del mondo!"
Gli altri due rifletterono su quelle parole scambiandosi un largo sorriso malizioso.
"Certo che odi profondamente gli Umani... non è così, Marduk?" domandò l'omone alla sua destra.
L'uomo seduto sospiro pigramente, quasi come se preferisse ignorare quella domanda.
"La loro era sta per giungere al tramonto. Finalmente ci riprenderemo ciò che è nostro." affermò invece: "E nel frattempo inizierà la loro discesa nell'oblio, diventando ben presto una razza dimenticata dalla storia e cancellata dalla memoria. Faranno la stessa fine che già avevano tentato di farci fare molto tempo fa. Questa sarà la nostra vendetta!"
Infine l'uomo dai capelli di fuoco si alzò in piedi sgranchindosi e osservando distrattamente la luna. Tutti i suoi propositi erano adesso in mano a una sola persona, il sovrano di quella terra, a cui lui stesso aveva fornito l'appoggio necessario a raggiungere quel enorme potere.
<<Mi raccomando, non deludermi... Anshar!>> pensò tra sé lasciandosi sfuggire l'ennesimo ghigno malvagio.

 
 
 
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Data di creazione: 15/04/2008
 

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