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La Leggenda del Dragone

 

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« La Leggenda del DragoneCAPITOLO I »

PROLOGO

Post n°3 pubblicato il 15 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 


Al risveglio non ricordavo nulla, nemmeno chi fossi. Ero completamente fradicio, disteso su una spiaggia sabbiosa. Le gambe erano ancora parzialmente immerse nel mare, mentre la marea continuava a salire e a scendere, ricoprendo ogni volta il resto del mio corpo, sino a raggiungere il mio volto. Ecco cosa mi aveva svegliato.
Avevo la faccia nella sabbia e questa si era sgradevolmente attaccata a tutto il corpo. Iniziai a tossire e sputare, quindi cercai di sollevarmi sulle braccia. Mi guardai attorno. Era chiaro che mi trovavo su di una spiaggia che non avevo mai visto, lo constatavo mentre la memoria mi ritornava gradualmente. Il sole stava iniziando a tramontare e il cielo era diventato di un rosso meraviglioso, ma non ero nelle condizioni di apprezzarlo. Attorno a me c'era solo sabbia, dietro solo mare sconfinato. Di fronte invece, oltre la spiaggia, si estendeva un deserto roccioso che non prometteva nulla di buono.
Poteva essere scambiato per il mondo degli inferi: era un paesaggio di roccia rossa, reso ancora più evidente e acceso dal colore del tramonto. Non sembrava che ci potesse vivere qualcuno o qualcosa, ma la mia seppur poca esperienza mi avvertiva di non illudermi troppo di ciò. Sicuramente non avevo mai visto nulla di simile, le roccie assumevano delle forme molto particolari, come se un bizzarro, quanto eccezionale artista le avesse scolpite in un impeto di originalissima creatività. Forme che non ricordavano nulla o quasi, ma che sembrava volessero esprimere qualcosa. Non ero abbastanza ignorante da non capire che l'artista in questione era la Natura, però non riuscivo a trovare l'interpretazione giusta delle sue opere. In seguito avrei concluso, dopo averlo provato sulla mia pelle, che il messaggio fosse: "Non entrare in questi luoghi, è molto pericoloso! Ne va della tua vita!"
Tornai a me e finalmente ricordai cos'era successo. Ero stato a bordo di una piccola nave, assieme a pochi, vecchi marinai. Improvvisamente e inaspettatamente fummo vittime di una terribile tempesta, alla quale la nostra nave, già vecchia e malridotta di suo, non poté fare alcuna resistenza.
"Quindi sono vittima di un naufragio... Oppure sono morto e mi trovo negli inferi!" dissi tra me.
Anche la seconda ipotesi non era da scartare, visto lo spettacolo che si estendeva davanti ai miei occhi.
Mi alzai e soltanto allora mi accorsi di lei. Era a pochi metri di distanza e in qualche modo si era piantata con la punta nella sabbia.
"Isarnon!" esclamai tra lo stupore e il sollievo.
Corsi subito da lei. La impugnai per l'elsa e la tirai fuori dalla sabbia, sollevandola di fronte a me.
"Maestro, ho promesso che mi prendero cura della tua spada e così farò!" sussurrai appena, ma con decisione.
Mi sentivo rinfrancato dalla buona sorte che non mi aveva voluto separare da Isarnon. Però allo stesso tempo divenni triste al ricordo di aver perduto solo pochi mesi prima l'unica persona che avessi al mondo. La sua spada, che in realtà era un grosso spadone, era tutto ciò che mi aveva lasciato, la cosa più importante che avesse posseduto. D'ora in poi sarei stato più attento...
Ma mi accorsi subito che era ancora troppo pesante per me e che non riuscivo a maneggiarla a dovere. Portarla con me sarebbe stato un inutile intralcio e una fatica notevole, visto che mi apprestavo ad attraversare un luogo desertico. Se fosse stato necessario, sarei stato in grado di difendermi a mani nude. E comunque, se i mostri che avrei potuto incontrare fossero stati enormi e pericolosi, sarei riuscito a scampagli più facilmente senza quel pesante fardello.
Decisi allora di nascondere Isarnon su quella spiaggia. Trovai, lì vicino, una grossa roccia a due passi dall'acqua, la cui forma, vagamente a mezzaluna, consentiva nel suo mezzo uno spazio visibile solo dal mare. Lì eressi un tumulo di sabbia, quindi vi conficcai la punta della spada, premendola in profondità. Era un luogo in mezzo al nulla, nessuno l'avrebbe trovata e anche sapendo dove e cosa cercare, sarebbe stato molto difficile raggiungere proprio quel posto.
Risolto questo problema, rifflettei sul da farsi.
<<Chissà se ho raggiunto il continente?>> pensai.
Fino ad allora non avevo mai lasciato l'isola sulla quale ero nato.
<<Quanto mi ci vorrà per scoprirlo?>>
Il mio obbiettivo era però rimasto lo stesso. Se quello era il continente, allora molto presto avrei raggiunto l'accademia Deathforce. Restava da capire se mi ci avrebbero fatto entrare o no. Nota a tutto il mondo, girava voce che gli apprendisti potevano entrare in quest'accademia militare d'elite solo a partire dai quindici anni d'età. Io non sapevo quanti anni avessi, sulla mia isola non esistevano dati anagrafici. Da quello che mi era stato detto, non avevo ancora compiuto quattordici anni. Ma alla Deathforce, per fortuna, questo non potevano saperlo...
Un altro requisito fondamentale richiesto era un'abilità superiore nel combattimento e in particolare nell'uso di almeno un tipo d'arma. Di questo non me ne preoccupavo affatto. Combattere era la cosa che mi riusciva meglio e avevo totale fiducia nelle mie capacità. E poi sarebbe bastato uscire vivo da quel deserto rocciso per dimostrare di essere adatto. In caso contrario non ci sarebbero stati rimpianti.
"Maestro, guardami! Diventerò il più grande guerriero di tutti i tempi!" esclamai con nuova eccitazione: "Questo è lo scopo della mia vita... e un giorno supererò anche te!"
Raccolsi le mie cose, cioè le sole che in quel momento avessi: coraggio, determinazione e un'incosciente senso d'invincibilità.
"Qui inizia la mia storia! Deathforce preparati, Vash sta arrivando!" gridai muovendo i primi passi verso quel mondo ignoto, irto di pericoli e avversità. Intanto il sole, alle mie spalle, sembrava immergersi nell'oceano fino a scomparire del tutto.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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