Era una bella mattinata di tarda primavera e Sarah pensò di andare a caccia. La selvaggina nei rigogliosi boschi vicini al suo villaggio, Greenville, era sempre molto abbondante e quel giorno decise che avrebbe preso qualche lepre, oppure un fagiano, magari anche un piccolo cinghiale. Conosceva quei luoghi molto bene, sapeva dove nascondersi e attendere. Come previsto, non dovette aspettare che pochi minuti, perché le finisse sotto tiro un grosso leprotto. Scoccò una freccia con la solita precisione e non mancò il bersaglio. Sorrise compiaciuta all'idea di esser ormai diventata un arciere infallibile. Parte del merito comunque spettava al grande arco di frassino che fu del nonno.
Solo pochi mesi prima non avrebbe neanche osato pensare di far del male a un animale. Suo padre le aveva fatto un lungo discorso sul rispetto per gli animali e sull'ucciderli per mangiarli, e alla fine con grande sorpresa di tutti, Sarah aveva imparato a cacciare con l'arco. Così, una volta alla settimana procurava lei la cena per la famiglia. Con un po' di pazienza, prima o poi avrebbe imparato da sua madre anche a scuoiare e macellare le sue prede. Si convinse che per il momento era sufficiente saper cucinare, il resto le faceva ancora troppo senso...
Intanto aveva già catturato una seconda lepre e decise di incamminarsi verso casa. Non fece che poche decine di passi, quando si accorse che nella zona era sceso il silenzio. Non si udivano più i soliti rumori della foresta, gli ucceli avevano smesso di cantare. L'istinto le consigliò di stare all'erta, perché non era un buon segno. Sarah pensò subito che ci fosse qualcuno nei paraggi, poteva anche essere un animale predatore. Dopo qualche indecisione, continuò sulla via del ritorno, ma con maggiore cautela e nel silenzio. Era meglio evitare possibili incontri spiacevoli.
A dire il vero nei boschi di Greenville era improbabile che ci fossero animali pericolosi per l'uomo. I predatori più grandi erano volpi, poiché di lupi non se n'erano avvistati più da anni, da quando lei era ancora bambina. Invece ora aveva compiuto quindici anni e secondo l'uso comune del villaggio, poteva quasi considerarsi adulta. Infatti pensò che fosse per questo motivo che i suoi genitori, di solito molto protettivi, le avevano concesso di vagare da sola nei boschi. E fino ad ora non c'erano mai stati problemi.
Improvvisamente si ricordò del mostro. Nel villaggio c'era chi giurava di averne visto uno nelle profondità dei boschi. Erano voci che giravano da qualche anno e che aveva sempre creduto fossero invenzioni per spaventare i bambini, per non farli allontanare dal villaggio da soli. Greenville infatti aveva la particolare caratteristica di essere totalmente circondata dai boschi, anche l'unica via che vi conduceva i mercanti forestieri era in mezzo al verde più folto.
Cercò di convincersi che i mostri fossero figure leggendarie, che di certo non c'erano mai state a Greeenville. Eppure chi diceva di averlo visto, lo descriveva con terrore, sempre al solito modo: una creatura dalle dimensioni di un enorme orso, ma dall'aspetto e dalle caratteristiche simili a un lupo. Tutti sottolineavano che le cose più inqiuetanti fossero i suoi occhi, grandi e gialli. A sostenere la teoria del mostro c'erano le rare sparizioni di capi di bestiame: alcune pecore, qualche maialino e un vitello piuttosto grande erano svaniti nel nulla da qualche anno in qua. Qualcuno vi aggiunse la scomparsa nei boschi di alcune persone, mai più riviste. Sarah si meravigliò di pensare a ciò in un momento come quello e rabbrividì.
"Hey bellezza, cosa fai qui tutta sola?"
A quelle parole Sarah sobbalzò e si guardò attorno. Sulla strada davanti a lei era comparso un tizio mai visto. Il suo tono era spavaldo e il suo sorriso poco rassicurante. Sarah capì subito che non aveva buone intenzioni e fece istintivamente un passo indietro. A Greenville, a parte gli abitanti del villaggio, le uniche persone che ci passavano erano mercanti abituali. Quello era il primo straniero che Sarah avesse mai visto. E non sembrava affatto cordiale e simpatico.
"Non avere paura, ho solo voglia di divertirmi un po'! Vediamo se le figlie di questi rozzi contadini sono ospitali con gli stranieri!"
"Cosa vuoi da me?! Lasciami in pace!!" rispose la ragazza.
Viveva in un paesino sperduto, ma non era una sciocca. Poteva intuire che non era interessato al suo bottino di caccia.
"Perché sei scortese? Vorrei solo un po' di compagnia! Sai, sono stanco e ho bisogno di svago..." disse l'uomo, mentre iniziava ad avanzare verso di lei con calma.
Era di media statura, vestito solo di un giubbetto senza maniche e un paio di pantaloni borchiati. I capelli ritti verso l'alto, un eccesso di orecchini e borchie lo rendevano bizzarro e sgradevole. Nascondeva lo sguardo dietro a lenti da sole.
"Non avvicinarti!" esclamò Sarah.
Ma l'altro non le diede ascolto. A quel punto si voltò per darsi alla fuga, ma non riuscì a fare due passi che si ritrovò un alro brutto ceffo a sbarrarle la via dalla quale era giunta. Era conciato quasi allo stesso modo dell'altro, si distingueva soltanto da una bandana sulla testa. L'espressione era la stessa.
"Dove credi di andare, biondina? Non sei stata gentile con il mio amico, ora esigiamo delle scuse!"
"Vi ho detto di lasciarmi in pace!! Andatevene, vi prego!!" supplicò inutilmente la ragazza.
Entrambi avanzavano verso di lei, che nel mezzo si trovava in trappola. Pensò di afferrare l'arco, ma erano troppo vicini. Non avrebbe avuto il tempo di incoccare una freccia, che le sarebbero saltati addosso. Presa dal panico, si appoggiò al tronco di una quercia al margine del sentiero. Era troppo distante dal villaggio, per lei non c'era scampo.
"Ho una buona idea sul modo con cui potresti chiedermi scusa..." proseguì il primo dei due stranieri: "Lo sai che sei davvero carina?"
Sarah sentì le lacrime scenderle sul viso e la disperazione la stava per afferrare...
"Voi due! Non avete sentito la signorina? Vi ha detto chiaramente di levarvi da torno!"
Una voce frammista di stizza e noia, ma ben udibile, fece trasalire tutti e tre. Sarah si accorse che i due si erano fermati e sgranavano gli occhi per la meraviglia, guardando sopra di lei. Si allontanò dalla quercia e la osservò con attenzione.
Qualcuno sedeva comodamente, quasi disteso su un grosso ramo a circa tre metri di altezza. Non era molto visibile, poiché coperto dall'ombra e dalle foglie.
"E tu chi diavolo sei?!" gridò l'uomo dai capelli ritti: "Da quanto tempo sei lì?! Ci stavi forse spiando?!"
"Scendi, che ti diamo una lezione, scocciatore!" aggiunse immediatamente l'altro.
La figura sull'albero non si fece pregare due volte e balzò agilmente giù dal ramo. Era un giovane uomo, piuttosto alto e slanciato.
"Finitela di fare i gradassi! Siete voi che avete disturbato me... stavo dormendo così bene!" disse il ragazzo, lasciandosi sfuggire uno sbadiglio a conferma di ciò che affermava.
Sarah lo squadrò con speranza e curiosità. Era più giovane di quello che potesse sembrare a prima vista. Certo aveva un fisico atletico e braccia muscolose, ma il volto tradiva la sua età. Non doveva essere più vecchio di lei di un paio d'anni. Era intervenuto per salvarla? Si rendeva conto del pericolo che correva? A differenza delle attese, il giovane sembrava tranquillo e sicuro di sé.
"Come ti permetti!! Tu non sai con chi hai a che fare!!" esclamò l'uomo con la bandana ed entrambi i brutti ceffi estrassero un coltello: "Te ne pentirai di aver usato quel tono con noi!"
"Sì, sì, certo! Ogni volta che sento questa frase ho a che fare con dei vigliacchi." continuò il giovane nella totale impassibilità: "Se volete darmi una lezione, meno chiacchiere e fatevi sotto!"
"Ci sta prendendo in giro! Attacchiamolo insieme!" esclamò l'altro e i due scattarono in avanti con il coltello in pugno.
Quello che ne seguì, Sarah non l'ebbe capito bene. Il ragazzo aveva certamente evitato i coltelli, quindi, tra calci e pugni, aveva steso in un attimo i due avversari. Il tutto senza fare una piega e con la minima fatica.
"Che razza di nullità!" disse il ragazzo stizzito: "Ora sparite, prima che mi venga voglia di infierire!"
I due si alzarono con difficoltà e sofferenza, ma tutto sommato piuttosto in fretta. Dopo essersi allontanati di alcuni passi senza perderlo di vista, si fermarono ancora per un attimo.
"Guarda che non stavamo scherzando! Ti pentirai per quello che ci hai fatto!" gridò l'uomo dai capelli a spazzola, mentre aiutava l'amico sorreggendolo: "Noi siamo membri della famigerata Bloody Claw!! Abbiamo amici potenti e stai certo che avremo la nostra vendetta!"
"Voglio darvelo io un avvertimento serio!" disse il giovane, questa volta con voce bassa e minacciosa. Anche Sarah non poté fare a meno di trattenere il fiato: "State certi che una seconda volta non sarà perdonata!"
A questa frase i due non risposero e se ne andarono più in fretta che poterono. Sarah rivolse lo sguardo verso il suo salvatore, ma questo la ignorò e sparì dietro alla quercia che lo aveva visto comparire.
"Ti sono davvero molto grata! Mi hai salvata da quei due!" lo ringraziò seguendolo dietro all'albero.
L'altro stava raccogliendo un ingombrante bagaglio che probabilmente aveva lasciato appoggiato al tronco.
"E' stato solo un caso. Se non mi avessero svegliato..."
"Sì, però al tuo posto chiunque altro sarebbe rimasto nascosto! Hai rischiato la vita per salvarmi!" lo interruppe Sarah, estremamente grata allo straniero. Questo la guardò non riuscendo a nascondere un po' d'incredulità.
"Ora stai esagerando, non posso credere che tutta la gente qui sia senza spina dorsale!"
"Già, forse hai ragione. Comunque vorrei sdebitarmi in qualche modo..."
"Non ce n'è il motivo."
"Insisto. Ti prego, vieni almeno a pranzo a casa mia. Guarda, ho preso due belle lepri. Le cucinerò per te. E' il minimo che possa fare."
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