Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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CAPITOLO III

Post n°6 pubblicato il 18 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 

Prima di sera si fermarono vicino a un torrente. Sarah bevve avidamente da esso, mentre Vash accendeva un fuoco a pochi passi da un albero isolato. Mangiarono qualche pezzo di formaggio e quando ormai si stava facendo buio, Sarah estrasse dal suo bagaglio un sacco a pelo. Non era abituata a camminare così tanto, le dolevano i piedi.
Una volta usciti dai grandi boschi di Greenville, si erano ritrovati in un'ampia prateria e avevano proseguito lungo un sentiero per ore, sino a raggiungere appunto il torrente. Nonostante il cacciatore le chiedesse spesso durante il viaggio se avesse bisogno di soste, lei aveva cercato di essere di peso il meno possibile.
Naturalmente era partita con il consenso dei genitori, i quali stranamente avevano opposto ben poca resistenza. Di certo non avevano acconsentito volentieri, erano visibilmente preoccupati, però lei era stata ferma nella sua decisione e avevano capito che non sarebbero più stati in grado di tenerla con sé. Ormai Sarah era sufficientemente grande da pensare con la sua testa, da prendere le decisioni giuste e di avere cura di sé. Non gli aveva mai dato motivo di preoccuparsi, meritava la loro fiducia. Solo Brian sembrava fermamente contrario, ma solamente per invidia, perché avrebbe voluto esserci anche lui. Disse a Vash che doveva prendersi cura di sua sorella, altrimenti gliela avrebbe fatta pagare. Il cacciatore gli aveva risposto che l'avrebbe fatto sicuramente.
Ripensando a quella scena Sarah sorrise tra sé. Poi guardò il suo compagno di viaggio, che osservava spensieratamente il cielo notturno. Lui amava il silenzio, fino a ora avevano parlato davvero pochissimo. La ragazza pensò che fosse il caso di conoscersi meglio.
"Vash..." esordì e attese di avere la sua attenzione: "...quindi tu sei un cacciatore di mostri? E così che ti guadagni da vivere?"
"Sì." rispose. Buttò qualche rametto secco nel fuoco: "Leggo gli annunci sulle bacheche delle città, di persone che hanno bigogno di questo servizio e vado a cacciare il mostro che richiedono. A volte capitano situazioni come nel tuo villaggio, dove c'è un mostro che da noie agli abitanti, ma più frequentemente i committenti sono singole persone che necessitano della cattura di un mostro particolare." disse controllando se Sarah lo seguisse: "Si va dall'alchimista bisognoso di un ingrediente specifico, fino al ricco nobiluomo che desidera ardentemente un importante trofeo da esibire. Quest'ultima tipologia di cliente è più ricercata, perché paga molto bene."
"Ma avrai un obbiettivo nella vita, no? Non vorrai fare per sempre un cacciatore di mostri? Credo sia un lavoro molto pericoloso!" continuò Sarah.
"Non credo però che sia un lavoro inutile, non conosco molta gente che si occupa di queste cose... anzi, potrei dire di essere uno degli ultimi cacciatori di mostri. E la gente continua ad averne bisogno."
"Non è questo che intendevo!" esclamò la ragazza, fece un sospiro: "Avrai una casa e una famiglia che ti aspetta?! Se ti succedesse qualcosa..."
"Tranquilla..." la interruppe Vash: "non ho nessuno, né alcun luogo al quale fare ritorno. Se un giorno la caccia andasse male, nessuno ne soffrirebbe."
Lo disse con la solita impassibilità, ma Sarah ne rimase molto rattristita. Non voleva credere che dicesse il vero, quel ragazzo non meritava una solitudine totale. Lo guardò con compassione, anche se non sembrava proprio averne bisogno. Nel frattempo Vash era tornato a contemplare il cielo stellato. Sarah decise che almeno per il momento gli avrebbe fatto compagnia lei e forse, prima o poi, lo avrebbe indotto a trovare qualcuno d'importante per sé. Qualcuno che gli facesse apprezzare veramente la vita.
"Belle le stelle, non trovi?" chiese la ragazza.
"Beh... diciamo di sì." rispose l'altro, come colto alla sprovvista: "Ora però dormi, veglierò io su di te."
Dopo queste parole Vash salì su un ramo dell'albero e vi si sdraiò più comodamente possibile. Sarah era eccitata dall'idea di dormire all'aperto, nel luogo più lontano che avesse visto in vita sua fino ad allora. Eccitata al pensiero che presto avrebbe visitato luoghi ancora più lontani. Eccitata perché l'avrebbe fatto con il suo nuovo angelo custode.
"Buona notte!" sussurrò al ragazzo.
"Buona notte anche a te!" le rispose.

Quel mattino c'erano parecchie persone ad affollare la porta sud di Rushton, piccoli mercanti su carri trainati da buoi, ma anche molta gente che andava a far compere. Era uno spettacolo che si poteva vedere ogni giorno, la città era sempre piena di vita. Nonostante comprendesse tre porte di dimensioni titaniche, la porta sud era sovraffollata di gente che entrava e usciva dalla città. Altrettanto imponenti erano le gialle mura che cingevano Rushton, dalle quali sorgevano innumerevoli torri. Lo spettacolo che offriva la città-mercato era davvero eccezzionale.
Potevano apprezzarlo anche i due giovani che si erano fermati su di un colle vicino proprio per ammirare il panorama. Uno era un ragazzo alto oltre sei piedi, dalle braccia forti e dal fisico atletico. Vestiva una maglietta vermiglio senza maniche, dei lunghi pantaloni e degli scarponi neri. Dietro la schiena spuntavano le estremità di uno spadone a due mani, posto dentro un grande fodero. Sul braccio sinistro stava aggiustandosi un bracciale di cuoio, di quelli in uso tra i guerrieri. Osservava Rushton con i suoi occhi grigi chiari, mentre una leggera brezza gli scompigliava i capelli castani, di media lunghezza.
L'altra era una ragazza minuta dai capelli biondi, leggermente mossi, lunghi fino alle spalle. Aveva dei grandi occhi verdi e un ampio sorriso solare. Indossava una completo femminile da caccia e oltre a una sacca da viaggio aveva con sé un grande arco di legno e una faretra piena di frecce.
"E' davvero magnifica!" esclamò estasiata Sarah.
"Già. Ma non hai ancora visto niente..." rispose Vash incamminandosi verso la porta sud, seguito a breve dalla ragazza.
Dopo altri tre giorni di viaggio erano finalmente giunti a destinazione. Avevano costeggiato il torrente, finché questo divenne l'affluente di un fiume. A quel punto si fecero guidare fino a destinazione da questo, che il cacciatore aveva chiamato Rush, e che evidentemente aveva dato il nome alla grande città-mercato, sorta su entrambi i suoi margini.
Sarah era un po' spaventata, non aveva mai visto così tanta gente tutta assieme e il chiasso le pareva assordante. Stava molto attenta a non perdere di vista Vash. L'aveva avvertita che era facile perdersi una volta entrati. E non tutte le persone di quella città erano gentili e disposte ad aiutare. Un luogo del genere poteva risultare anche molto pericoloso.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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