Le vie di Rushton erano davvero caotiche. In alcune delle strade secondarie bisognava farsi largo a spintoni, ma nessuno se ne lamentava, perché era la prassi per tutti. Le arterie principali invece, nonostante fossero molto ampie, erano costantemente percorse da carovane di grandi e piccoli mercanti. Ai bordi delle strade c'erano bancarelle ovunque e la gente si fermava a guardarle con curiosità.
Sarah si guardava attorno con inquietudine, ma pur sempre con eccitazione. I volti che vedeva erano di persone di tutte le età, razze e classi sociali. Nessuna si preocupava del prossimo, ognuno badava ai fatti suoi. Gli unici che le lanciavano qualche occhiata erano loschi individui, brutta gente che cercava qualche pollo da spennare. Lei stringeva a sé il suo bagaglio, come Vash le aveva consigliato di fare. Ma se si fosse ritrovata da sola in uno dei vicoli più deserti, non osava pensare cosa le sarebbe potuto accadere. Camminava tenendo per mano il cacciatore, come aveva voluto lui, per non rischiare di perderla di vista. Arrossì pensando che agli occhi della gente potevano sembrare due fidanzati. E in fondo constatò che non le dispiaceva... Però la verità era che a nessuno importava nulla di loro.
Man mano che si addentravano verso il centro della città, la ragazza aveva notato un graduale cambiamento negli edifici: all'inizio c'erano grossi agglomerati di abitazioni molto povere, probabilmente appartamenti da una sola stanza, costruiti con i materiali più semplici, in particolare mattoni d'argilla di qualità scadente. Queste abitazioni si estendevano poi in gran numero, nei vicoli più stretti.
Più avanti iniziavano a susseguirsi diverse botteghe, sempre meglio curate e vistose. Con sorpresa, Sarah si accorse che la differenza tra i piccoli mercanti e quelli molto ricchi era davvero abissale. Di questi ultimi non ne aveva mai visti a Greenville. Erano uomini molto ben nutriti, spesso troppo, che vestivano abiti strani e dai colori sgargianti. Dovevano essere vestiari costosissimi, all'ultima moda, ma Sarah li giudicò davvero buffi e a volte si tratteneva a stento dal ridere. Tutti i venditori erano molto cordiali con i clienti, almeno in apparenza, ma quelli più ricchi mantenevano un'aria di superiorità, specialmente con la gente che non vestiva come loro.
Quando seguendo una delle arterie principali, dovevano essere arrivati nel cuore di Rushton, su entrambi i lati della strada si innalzavano grandi palazzi costruiti in pietra. Alcune erano abitazioni di gente ricchissima, forse anche di rango nobiliare. Ma c'erano anche le sedi di grandi compagnie commerciali, banche e uffici pubblici. L'edificio più maestoso era la sede del Consiglio dei Dieci.
Rushton era in pratica governata da un'oligarchia di dieci uomini estremamente potenti finanziariamente. Girava voce che se messi assieme, questi magnati possedevano una tale somma, da far impallidire il più ricco dei re. Appartenevano a dieci famiglie diverse, che ormai da secoli stringevano in mano le sorti della città-mercato. Tenevano buona la gente grazie ad ampie libertà di commercio, lievi tassazioni e tutta una serie di piccoli privilegi, ma ognuno di loro possedeva il monopolio totale nel commercio di un particolare prodotto di primaria necessità. E in questo modo il loro potere non aveva limiti.
Sarah si accorse che avevano raggiunto il fiume Rush, quando il cacciatore si fermò di colpo.
"Dannazione! Il Ponte Grande è chiuso!" esclamò stizzito: "Cosa credono di fare?"
Vash si avvicinò a una guardia che vigilava accanto al ponte e gli chiese spiegazioni.
"Mi dispiace, ma c'è stato un piccolo cedimento e il Ponte Grande ha bisogno di un breve restauro." rispose la guardia in maniera cortese: "Per il momento l'unico modo per raggiungere la parte nord della città è il Ponte Piccolo. Ci scusiamo per il disturbo."
Sarah si dispiacque di non poter attraversare quel ponte, era davvero maestoso. Il fiume in quel punto era molto ampio e il ponte che vi era stato costruito era perciò lunghissimo. Ma era soprattutto molto largo e massiccio, in grado di far passare un'enormità di persone e mezzi contemporaneamente. Il blocco di quella via di transito non poteva che provocare malumore e proteste tra la gente.
Presero allora un'altra strada, Vash disse che avrebbero attraversato il Ponte Piccolo. Si fecero largo tra la gente e Sarah non sapeva più da quanto tempo camminassero, quando finalmente raggiunsero l'altro ponte.
Con nuova meraviglia soprirono che il passaggio era intasato da una grande ressa di gente.
"Ma che diavolo succede oggi!" disse Vash, frustrato: "Aspettami in questo punto preciso, io vado un attimo a vedere cos'è accaduto."
Sarah annuì e il ragazzo sparì tra la folla. Dopo qualche minuto riemerse, ma alla ragazza erano sembrate ore... si era spaventata alle grida rabbiose della gente e si era guardata nervosamente attorno per paura di essere avvicinata da qualche tizio poco raccomandabile. Pregò di non doversi separare più da Vash, almeno finché si sarebbero trovati in quella città.
"Ho sempre detto che due soli ponti non erano sufficienti per raggiungere l'altra sponda di Rushton! Maledizione!" gridò il cacciatore, scaricando l'ira: "I Dieci sono strapieni di soldi, ma non pensano proprio a spenderli per costruire altri ponti. Sono davvero tirchi questi mercanti!"
"Che cos'è successo? Perché sei così arrabbiato?" chiese timidamente Sarah. Vash fece un sospiro e ritrovò la calma.
"A quanto pare un grosso carro sovraccarico di merci ha ceduto mentre stava attraversando il ponte. Le ruote di un fianco si sono sfasciate improvvisamente e il carico si è riversato ovunque, ostruendo il passaggio di altri mezzi che hanno così creato un ingorgo. Le guardie hanno bloccato il passaggio a tutti i passanti, mentre si stanno raccogliendo le merci. Hanno paura che la gente rubi qualcosa." affermò Vash e sospirò: "Ne avranno per diverse ore!"
Si erano seduti vicino a una splendida fontana, in mezzo a una piazza talmente vasta, che pareva tranquilla e rilassante nonostante le centinaia di persone che vi si trovavano. Sarah apprezzò quel momento di pace e di riposo, ma Vash sembrava pensieroso.
"Non c'è altro modo per attraversare il fiume?" chiese la ragazza.
"Sì, uno ci sarebbe." rispose l'altro, ma senza alcun entusiasmo: "Ci sono i traghettatori. Ti portano sull'altra riva con dei piccoli battelli, ma costano caro. Sono stati messi dai Dieci proprio per spillare soldi. E' un mezzo che usano solo i ricchi, non ho alcuna intenzione di sfamare quegli avvoltoi."
Sarah gli rivolse un breve sorriso compiaciuto, quindi tornò ad apprezzare quella piazza, immersa nel verde e con vista sul fiume.
"Dimmi..." disse Vash improvvisamente: "...che intenzioni hai ora?"
La ragazza si voltò sorpresa.
"Non lo so... se per te non è un problema vorrei poterti seguire, almeno per un po'." rispose.
"Non credo sia il caso. I miei sono viaggi lunghi e pericolosi, come hai detto anche tu."
Vash non sapeva cosa doveva fare con lei. Gli aveva chiesto di accompagnarla a Rushton e ora la sua incolumità era nelle sue mani. Di certo non poteva lasciarla andare a casa da sola e comunque non gli sembrava che fosse ansiosa di far ritorno. Pensandoci bene, forse sarebbe stato davvero meglio per entrambi se avessero viaggiato assieme. Presto o tardi sarebbero stati nuovamente nei dintorni di Greenville, cosicché Vash l'avrebbe potuta accompagnare a casa.
Sarah intanto continuava a guardarlo speranzosa.
"E va bene. Per il momento viaggerai con me." concluse il cacciatore: "Ora andiamo a cercare un posto dove mettere qualcosa sotto i denti."
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