Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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« CAPITOLO VICAPITOLO VIII »

CAPITOLO VII

Post n°10 pubblicato il 21 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 

"Oh no! Le torce...!" esclamò Sarah con voce preoccupatissima.
La ragazza si sentì come se l'avesse combinata grossa, ma di certo non avrebbe potuto far niente per evitare che si spegnessero. La cosa peggiore che potesse capitargli era proprio rimanere al buio. Non si vedeva assolutamente nulla.
"Calmati, troveremo una soluzione..." disse Vash a voce bassa.
All'improvviso la sala si illuminò da sola. I tre ragazzi si guardarono a vicenda per capire chi di loro avesse risolto il problema, ma ognuno poté vedere la meraviglia sul volto degli altri. Si guardarono attorno. Si trovavano in una sala piuttosto grande, ma ciò che balzò immediatamente ai loro occhi era l'arredamento, per il semplice fatto che c'era!
A illuminare l'ampia stanza c'erano diverse torce su ogni parete. Come avessero fatto ad accendersi da sole rimaneva un mistero, ma dall'incontro con gli zombie era ormai chiaro che il castello fosse stregato. Meravigliosi arazzi color porpora e dalle notevoli dimensioni coprivano gli spazi lasciati sulle mura, tra una torcia e l'altra. Al loro centro c'era ovunque lo stemma con la testa di un lupo nero posta di fronte. Qua e la erano sparsi diversi mobili in legno, costruiti in evidente stile obsoleto, ma in condizioni che li facevano apparire come nuovi: cassapanche, librerie, sgabelli... Diana si accorse che alle loro spalle, ai lati della porta dalla quale erano entrati c'erano due armature disposte perfettamente, come se ci fosse qualcuno al loro interno, con tanto di spada in pugno. La ragazza le tenne d'occhio, non voleva certo escludere che potessero iniziare a mouversi.
Non c'era un filo di polvere. Quella sala non sembrava abbandonata da sette secoli, ma al massimo da qualche giorno. Seguirono per alcuni passi il lungo tappeto rosso che si estendeva sotto i loro piedi sino all'altro fondo della sala, dove saliva tre gradini e raggiungeva un grande trono. Questo era di fattura eccelsa, in legno pregiato e ricoperto da decorazioni d'oro. Sulla parete, sopra il trono era appeso un grande scudo rosso con impresso il solito simbolo del lupo. Dietro di esso erano incrociate anche due spade.
"Chi siete, voi che osate mettere piede nel mio castello!?" tuonò improvvisamente una voce profonda, seguita da un eco.
I tre ragazzi sussultarono e cercarono nella sala la fonte di quelle parole. Diana si voltò verso le armature che però non si erano mosse di lì.
"Se siete qui per il mio tesoro, allora non uscirete più da questa sala!" continuò la voce con tono minaccioso.
Era impossibile stabilirne la provenienza dal suono, perché rimbombava ovunque nella stanza. Poi, a un tratto seduto sul trono comparve un vecchio. I ragazzi lo avevano visto proprio materializzarsi dal nulla. Vash fece qualche passo verso di lui, osservandolo meglio. Era un uomo talmente anziano, che la sua età non poteva essere definita. Aveva una lunga barba bianca e capelli candidi. Vestiva abiti eleganti di un tempo remoto e un raffinato mantello gli scendeva dalle spalle. Avvicinandosi il cacciatore poté vedergli anche il viso rugoso e inespressivo. Aveva uno sguardo vuoto e spento, fisso davanti a sé. Il vecchio non tradiva alcuna emozione.
"Chi sei?" chiese Sarah con voce ancora tremante, senza rendersi conto della banalità della domanda.
Il vecchio si alzò lentamente dal trono, ma senza fare fatica. Nonostante tutto era ancora ben chiaro che un tempo era stato un uomo alto e forte. Finalmente sembrò averli notati anche con i suoi occhi.
"Il mio nome è Erasmus, conte di Loston." disse con voce imperiosa, ma che ora non rimbombava più: "Ordinai che nessuno avrebbe dovuto più mettere piede nella mia dimora, ma voi non avete dato ascolto alle mie disposizioni. Questo vi costerà la vita." sentenziò senza rivelare rabbia o desiderio di vendetta.
Le spade che erano incrociate dietro allo scudo si liberarono dalla parete e muovendosi da sole, raggiunsero il loro possessore. Il conte impugnò le spade con vigore e avanzò verso i tre ragazzi.
Vash gli si diresse incontro e parò un primo fendente. Sentì subito che il colpo era eccessivamente potente per un vecchietto. Schivò l'affondo dell'altra spada, spostandosi su un fianco, quindi parò un altro fendente della prima spada. Combattendo con due spade il conte non concedeva il tempo per poter ribattere. Il cacciatore continuò a schivare o parare gli attacchi dell'avversario. Diana cercò di attaccarlo dopo che gli si era portata alle spalle, ma il conte sembrava vedere ogni cosa e parò l'affondo del tridente con una delle spade. Vash non si fece sfuggire l'occasione. Si buttò di lato all'ennesimo attacco del vecchio e contrattaccò rapidamente mandando a segno un fendente che lo squarciò in due, circa all'altezza della vita.
Ma con grande sorpresa dei tre ragazzi lo spadone gli passò attraverso come se non avesse colpito niente. Diana e Vash fecero due passi indietro, chiedendosi come avrebbero potuto affrontarlo. Era soltanto uno spirito, senza un corpo non poteva essere ferito. Anche il conte si fermò per un momento.
"Sei un abile guerriero, ma non ti servira a nulla..." affermò con voce sommessa, mentre tornò ad avanzare verso il ragazzo.
"Aspetta!" gridò Sarah: "Noi non vogliamo il tuo tesoro! Non siamo qui per questo!"
Lo spettro si fermò esitante.
"Già, vogliamo solamente una cosa, la reliquia del dio Oceano!" intervenne Diana.
A quelle parole il vecchio conte reagì voltandosi. Per un istante una scintilla si accese nel suo sguardo, come se fosse ritornato in vita.
"Hai detto... la reliquia?" chiese lo spirito: "E' solamente per questo che siete qui?" continuò mentre le ragazze annuivano: "Sì, sento che siete sinceri."
Il conte aveva ormai perso ogni proposito di belligeranza. Lasciò cadere a terra le spade.
"Quell'oggetto mi ha rovinato." disse: "La dannazione eterna è terribile da sopportare, ma lo odio soprattutto per avermi sottratto mia moglie e mio figlio. Non so più da quanto tempo sono qui ad aspettare la morte... giorni, mesi, secoli... non li distinguo più."
Sarah avrebbe voluto dirgli che effettivamente era già morto, ma preferì stare zitta e ascoltare.
"Un tempo ero un giovane stolto. Mi macchiai di terribili crimini. Ho portato via ogni cosa a gente indifesa: le loro case, i loro averi, le loro vite. Ma quella volta andai oltre e osai portar via loro anche la fede e la speranza. Il sacerdote di quel tempio cercò di dissuadermi, invece io lo uccisi e lui mi maledì." sospirò: "Mi disse che il frutto delle mie gesta sarebbe stato la mia rovina. Così il tesoro che ottenni dai saccheggi divenne maledetto. Da allora cerco di evitare che un destino analogo al mio capiti ad altri. Nessuno deve toccare il mio tesoro o patirà la dannazione eterna!"
"E così uccidi tutti quelli che entrano nel tuo castello, giusto?" domandò Vash.
"Quando un uomo pensa alle ricchezze, una volta entrato qui non si tira più indietro. Non c'è modo di fargli cambiare idea. Per salvare la sua anima sono costretto a ucciderlo."
"Come fai a sapere che il tesoro è maledetto?" chiese Sarah.
"L'ho capito quando ho spartito il bottino con i miei fedeli soldati. Acora adesso condividono il mio atroce destino." a quelle parole il conte si voltò verso il suo trono e alzò il braccio destro in direzione di una grande tenda che copriva la parete alla sua sinistra. Con un semplice gesto della mano la fece spostare di parte, rivelando un passaggio nascosto dietro una porta: "Vi concedo... anzi, vi imploro di portare via la reliquia da qui. Andate pure a prenderla, ma vi avverto ancora una volta: non toccate il tesoro, nemmeno una moneta. Prendete soltanto la reliquia."
"Grazie mille, conte Erasmus!" esclamò Sarah accennando un sorriso.
Ma lo spirito ora non badava molto alle parole dei mortali, come se fosse perso in antichi ricordi. Rimase lì, fermo in piedi con lo sguardo che era tornato a fissare il vuoto.
Senza perdere altro tempo i tre ragazzi attraversarono il passaggio e si ritrovarono su una stretta scala a chiocciola che scendeva nel buio. Qualcosa in fondo a essa emetteva una flebile luce che poté così condurli giù per i gradini. Scesero perlomeno l'equivalente di tre piani prima di vedere di cosa si trattasse.
Rimasero tutti abbagliati da una luce dorata. Quando gli occhi si addattarono, trattennero il respiro con la bocca aperta dallo stupore. Era una piccola stanzetta, ma completamente ricoperta d'oro e pietre preziose. Alla base stava una piccola collinetta di monete d'oro, sufficienti a fare la bella vita per il resto dei loro giorni e di quelli dei loro famigliari e discendenti. Qua e la erano disposti diversi pezzi dal valore inestimabile: gemme di diversa natura e grandezza; uno scettro dorato con piccoli rubini incastonati; una corona simile, sempre in oro e rubini; una scultura in avorio di un eminente personaggio a cavallo; una statuetta in oro massiccio di una divinità con gli occhi in smeraldi; una grossa sfera dal'intenso colore azzurro; infine una spada di eccezionale fattura con impugnatura d'oro e lama in argento, non di certo un'arma per combattere.
Qualcosa lì dentro turbava però il cacciatore. L'oro sicuramente non emetteva luce, ma la stava rifflettendo da un'altra fonte. Per quanto cercasse di capire quale fosse, non ci riuscì.
"Allora Diana, qual'è la reliquia?" le chiese Sarah.
"Ragazzi... abbiamo un problema." rispose Diana: "Io non ho la più pallida idea di come sia fatta la reliquia! Il suo aspetto è andato dimenticato in tutti questi secoli, non saprei proprio come riconoscerla!"
"Ma... se non prendiamo la cosa giusta non potremo più lasciare questo castello!" esclamò l'altra con crescente preoccupazione.
"Mi dispiace... io..."
"Non hai proprio alcun indizio sulla natura della reliquia?" domandò Vash.
"Rifflettete: se è la reliquia di un dio potrebbe essere la statuetta..." propose Sarah.
"No, non credo." la interruppe la ragazza di Tunsea: "Non ha alcun particolare che ricordi il dio Oceano."
"Ma certo! Qualcosa che centri con il mare, no?"
"Può darsi, Sarah, ma a cosa ti riferisci?" rispose Diana.
Sarah guardava i tesori senza trovare una soluzione. Diana rimuginava senza successo. Vash provò ad andare per esclusione, ma sapeva che non era un metodo affidabile. Una reliquia poteva essere qualsiasi cosa, specialmente se di un culto che lui ignorava completamente.
"Diana, deciderai tu." affermò il cacciatore e la ragazza mora lo guardò insicura: "Siamo nelle tue mani. Se posso permettermi di darti un cosiglio, scegli in base a ciò che ti dice l'istinto."
Sarah sembrava d'accordo, ma era facile affidarsi a un altro. Diana non sapeva cosa fare. Però temporeggiare non sarebbe servito a nessuno. Lei aveva una missione da portare a termine il prima possibile. E ora che era a un passo da un'insperata vittoria, perlomeno personale, non poteva fermarsi e arrendersi. Non era stato facile arrivare fino a lì. Cosciente di tutto ciò e del fatto che una scelta sbagliata gli sarebbe costata ben più della vita, coinvolgendo altre due persone che l'avevano aiutata per pura generosità, infine si fece avanti.
Prese la grande sfera azzurra.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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