Tyki's Fantasy

La Leggenda del Dragone

 

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« CAPITOLO VCAPITOLO VII »

CAPITOLO VI

Post n°9 pubblicato il 20 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 

Loston era un paese poco più grande di Greenville, sorto ai margini del mare meridionale. Era un luogo triste, dimenticato da tutti. Vi abitavano prevalentemente pescatori e qualche artigiano, gente tranquilla e timida, chiusa a se stessa. Vash pensò che fosse un po' paradossale, non si trovava poi molto lontano da una metropoli caotica come Rushton.
Prima di giungervi avevano attraversato i luoghi che la gente locale chiamava ancora "la Contea". A separarla dalle ampie pianure della regione di Rushton vi era un bosco di conifere, quello che in un tempo molto lontano era stato il terreno di caccia del conte e dei suoi soldati. Non ci voleva molto a capire che Loston viveva ancora con lo spettro del suo antico signore, ma erano passati sette secoli da quando era vissuto!
Si fermarono a raccogliere informazioni nella piccola locanda del paese. L'uomo anziano che la gestiva si offrì volentieri di rispondere ai loro quesiti. Affermò che il castello del conte, di cui c'erano ancora le rovine, si trovava subito a ovest di Loston, in cima a un alto promontorio. I Ragazzi l'avevano già visto, era impossibile non notarlo appena giunti vicino al paese. Il castello di Loston infatti torreggiava su di esso. Vash pensò che non poteva essere scelto luogo migliore strategicamente per costruirvelo.
"E' possibile visitare le rovine?" chiese con impazienza Diana.
Il vecchio locandiere reagì come se avesse visto un fantasma. Si ritrasse d'istinto con gli occhi sgranati. Dovettero attendere un po' per avere una risposta.
"Nessuno ve lo impedisce..." iniziò il locandiere: "Ma io vi consiglio caldamente di starne alla larga! Quel castello è stregato!"
"Stai scherzando, vero?" domandò la ragazza di Tunsea.
"Niente affatto! Potete chiederlo a chiunque nel paese! Nessuno vi farà da guida!" rispose il vecchio: "Da secoli ormai nessuno si avvicina più al castello del conte. O almeno nessuno che sia poi tornato per raccontarlo."
"Parlaci del conte." lo interrogò Vash e l'uomo annuì.
"La leggenda vuole che quando il conte, ancora giovane, fece ritorno dall'ultima delle sue guerre, in breve tempo perse la sua amata moglie e il suo caro figlioletto ed erede. Il terribile dolore che patì, lo fece impazzire. Divenne crudele con i suoi sudditi, desideroso di far provare anche ad altri la sofferenza che lo tormentava. Non si mosse più dal suo castello per alcun motivo, per ogni cosa inviava i suoi fedeli soldati. Non cercò di risposarsi o di procurarsi un erede. Visse molto a lungo e ormai vecchissimo, ordinò a tutti che nessuno sarebbe dovuto più entrare nel suo castello."
"E in tutto questo tempo davvero nessuno l'ha fatto?" chiese Diana quasi con scherno.
"Certo che no!" esclamò il locandiere: "Sembra che molti signori dei feudi vicini vollero prendere in mano la nostra contea, ma tutti quelli che entrarono nel castello fecero una brutta fine." proseguì: "Vedete, si diceva che il conte avesse accumulato enormi richezze durante i suoi saccheggi, per secoli ci provarono in molti a trovare i tesori del castello. Ma come vi ho già detto, nessuno poté vantarsi neanche di essere ritornato vivo."
Quelle parole avevano spaventato Sarah a morte. Anche Diana aveva perso la sua deteminazione iniziale e rimase silenziosa.
"Se volete sapere cosa ne penso, ve lo dico." continuò il vecchio: "Secondo me lo spirito del conte è ancora lì a sorvegliare le sue mura e il suo tesoro. La sua maledizione continuerà a colpire chiunque cercherà di entrare nelle rovine del castello. Perciò ve lo ripeto: statene alla larga!"

Mentre percorrevano la via che saliva verso il promontorio, il sole stava iniziando a tramontare.
"Scusate, ma non era meglio aspettare domani e passare la notte nella locanda?" chiese Sarah con inquietudine. Non era eccitante l'idea di esplorare le rovine del castello di notte.
"Non abbiamo tempo da perdere." rispose Diana: "Il mio paese è in guerra. Non so quale sia la situazione lì, Feor potrebbe attaccare a breve. Devo fare ritorno il prima possibile. E con la reliquia del dio Oceano!"
Si fermarono un attimo, quando giunsero davanti al castello. Era tetro e inospitale, ma Vash pensò che ai suoi tempi doveva essere maestoso e pieno di vita. Si accorse che le ragazze guardavano lui con trepidazione.
"Ho capito, alla faccia della precedenza alle donne!" disse il cacciatore, superando per primo l'apertura, dove un tempo c'era stato un grosso cancello oppure un massiccio portone di legno.
Le ragazze lo seguirono e si ritrovarono in un ampio cortile. Si guardarono attorno curiosamente. L'erba era molto alta e Sarah aveva come la sensazione che da un momento all'altro qualcosa ne sarebbe sbucato fuori. Continuava a guardarsi nervosamente a destra e a sinistra, ma non accadeva nulla. Vash notò che c'erano almeno tre porte, una per ogni lato del cortile, se si considerava anche il cancello d'entrata.
"C'è solo l'imbarazzo della scelta." esclamò, facendo trasalire le due ragazze: "Io proporrei di iniziare la ricerca direttamente dalle stanze del conte. Dubito che i tesori potrebbero trovarsi nel magazzino, nella scuderia o nell'armeria. Voi che ne dite?"
Le ragazze annuirono in silenzio e Sarah era felice che almeno Vash continuasse a mantenere il sangue freddo e la mente lucida. A dire il vero a lui quella sembrava poco più di una scampagnata. Lo seguirono verso la porta che si trovava di fronte a loro, quella centrale. Conduceva all'edificio più grande che era quasi una specie di torre. Davanti all'entrata Vash si fermò all'improvviso e le ragazze lo imitarono spaventate. Si voltò verso di loro.
"Mi raccomando, una volta dentro dobbiamo assolutamente evitare che le torce si spengano." sussurrò il cacciatore.
Sarah fece un sospiro di breve sollievo. Il ragazzo entrò per primo con una torcia, lo seguiva lei, mentre Diana chiudeva la fila con l'altra torcia. Si ritrovarono in un corridoio di pietra scura e spoglia. Probabilmente un tempo era tutto ben arredato e piacevole, ma dopo tanti secoli era ovvio che i materiali fossero deperiti. Avanzarono con lentezza cercando di non far troppo rumore. Vash teneva la torcia davanti a sé con le sue lunghe braccia, ma non riuscivano a vedere per più di qualche metro. Ben presto Diana iniziò a voltarsi per guardarsi alle spalle e continuò a farlo diverse volte. Raggiunsero a un certo punto due porte, una per lato del corridoio. O meglio due aperture dove un tempo dovevano esserci delle porte di legno.
"Aspettatemi qui." disse Vash a bassa voce, mentre passava attraverso quella alla sua sinistra.
Le ragazze annuirono anche se l'idea non garbava affatto a nessuna delle due. Seguirono il cacciatore con lo sguardo all'interno della stanza. Naturalmente era vuota anch'essa ad eccezione di qualche ferraglia arrugginita, come chiodi o altri pezzi metallici che furono probabilmente di mobili. Nemmeno l'altra stanza non rivelò nulla di interessante. Se davvero ci fossero tesori nel castello, non sarebbero stati così facili da trovare. Ma in fondo Sarah ci aveva sperato, così se ne sarebbero andati in fretta.
Ripresero a vagare per il corridoio, finché questo si divise in due. Svoltarono alla loro sinistra e continuarono ad addentrarsi nei meandri delle rovine. Dovettero salire delle scale e si ritrovarono in un altro corridoio. Sarah sentì crescere l'inquietudine dentro di sé: più avanzavano e più si faceva lontana l'uscita da quel luogo tetro. E questo non le piaceva affatto.
Dopo aver percorso pochi metri, che però erano sembrati lunghissimi, alla loro destra trovarono altre tre stanze. La prima era uguale alle precedenti e passarono alla seconda. Le ragazze seguirono Vash all'interno, ma appena fece un altro passo, Sarah sentì qualcosa spezzarsi con facilità sotto il suo piede. Quando la torcia di Diana illuminò meglio quel punto, vide che a terra c'erano sparse delle grandi ossa. Istintivamente Sarah si fece sfuggire un gemito, ma prima che potesse strillare Vash le portò la mano sulla bocca.
"Scusa, ma credo sia più prudente non fare troppo chiasso." le sussurrò il cacciatore.
Sarah annuì e quando si tranquillizzò, Il ragazzo le tolse la mano dalla bocca. Dai bacini e soprattutto dai teschi sarebbe stato evidente a chiunque che quelle erano ossa umane. In mezzo a esse c'erano anche vecchie armi arrugginite come spade e punte di lancia. Vash notò anche pezzi metallici di scudi, di corazze e qualche fibula. Lo stesso spettacolo gli si presentò quando entro, questa volta da solo, nell'ultima stanza. Quegli scheletri non potevano essersi conservati da sette secoli, ma certamente da molti meno. La domanda che gli sorgeva spontanea era come avessero potuto morire lì. L'impressione era che ci fosse stato uno scontro. Si erano battuti tra loro?
Sentì Sarah che lo chiamava sottovoce e si precipitò fuori nel corridoio. Tremante, la ragazza gli disse di aver udito qualcosa. Diana invece non si era accorta di niente. Ma appena finirono di parlare il rumore si ripeté. E a breve ne seguì un altro simile. Vash riconobbe il rumore provocato dal ferro, forse contro la roccia delle pareti. Le ragazze erano rimaste paralizzate.
"State in guardia!" esclamò il cacciatore con decisione, cercando di infondere coraggio.
Fermi sul posto ascoltarono con attenzione. All'improvviso udirono chiaramente dei passi. Ed erano molti. Vash guardava davanti a sé, mentre alle sue spalle Sarah singhiozzava nervosamente. Diana, si voltava costantemente da una parte all'altra del corridoio. L'attesa era snervante.
Quando apparve il primo, Vash portò la mano destra all'elsa del suo spadone, alle sue spalle. Quello che si presentò alle loro torce sembrava vagamente umano. Appena comparve alla luce avanzando con lentezza, rilasciò un flebile lamento, che divenne straziante quanto terribile. Senza preavviso Sarah gridò con tutte le forze. Era presa dal panico.
"Diana, andiamocene di qui!" disse Vash voltandosi e afferrando l'altra ragazza.
Diana annuì prontamente e guidò il gruppetto indietro da dove erano venuti. Quasi subito però si accorse che erano in trappola. Anche da quella parte stavano giungendo rumori di passi. Vash si fermò e toccò con la mano libera il volto di Sarah, sentendo le sue lacrime al tatto.
"Sarah! Ho bisogno di te!" esclamò assicurandosi che lei lo capisse: "Prendi in mano le torce e cerca di fare luce meglio che puoi, a me e a Diana. Hai capito?" disse senza attendere la risposta: " Seguitemi!"
Vash estrasse lo spadone e tornò ad avanzare rapidamente dalla sua parte del corridoio. Quando la prima delle creature riapparve di fronte a lui, senza indugiare, calò la pesante arma energicamente su di essa tagliandola in due.
"Cosa sono?!" gridò Diana con voce tremante.
"Sono le guardie del castello!" rispose Vash senza fermarsi: "Un tempo erano uomini, ora solamente zombie!"
Presto Vash si ritrovò la strada sbarrata da una mezza dozzina di quei dannati. Erano corpi scarnificati, decomposti solo in parte. Armati di tutto punto, sembravano avere difficoltà a muoversi rapidamente. Avanzavano con equilibrio precario e con quei costanti lamenti che non avevano nulla di umano. Senza rallentare il cacciatore vibrò un fendente che decapitò lo zombie più vicino. Parò il colpo del prossimo e contrataccò tagliandogli il braccio armato. I suoi avversari avevano i rifflessi troppo lenti, fu per lui un gioco da ragazzi abbatterli tutti entro breve tempo.
Ma alle loro spalle si stavano avvicinando altre di quelle guardie, sembravano non finire mai. Diana impugnava saldamente il suo tridente in posizione di difesa, ma prima che cercasse di ingaggiare un combattimento con gli inseguitori, Vash la chiamò e le disse di continuare a seguirlo. Dopo aver svoltato a destra, il corridoio li condusse a un'altra scala. L'unico pensiero lucido di Sarah in quel momento era che stavano sbagliando direzione: invece di tornare indietro, si stavano dirigendo sempre più lontano dalla salvezza. Salirono di un altro piano e si ritrovarono nell'ennesimo corridoio, illuminato però dalla luce lunare. Alla loro sinistra c'erano almeno tre grandi aperture che davano all'esterno, delle finestre quindi, non delle feritoie. Proseguirono, mentre sentivano dietro di loro gli zombie arrancare su per le scale. Ma altri lamenti li avvisarono che sulla loro strada si stavano avvicinando altre guardie dannate. Vash si fermò con lo spadone stretto tra le mani. Diana si affacciò a una delle finestre e guardò in basso per cercare un'eventuale via di fuga. Ma sotto di loro c'era un precipizio che finiva tra gli scogli e il mare. Si ricordò solo allora che erano in cima a un promontorio.
Fu Sarah a notare la porta alla loro destra. Senza pensarci due volte la indicò a Vash. Il ragazzo non si fermò a farsi domande e l'aprì con facilità.
"Presto, entrate!" ordinò alle ragazze.
Richiuse la porta dietro di loro e con movimento automatico girò la chiave che era nella serratura. Tutti e tre fecero un sospiro di sollievo, sapendo però che non erano ancora in salvo. A quel punto Vash realizzò cosa stesse davanti a lui. Quella era una porta! La prima che avesse visto in quelle rovine antiche. Ed era in legno massiccio. Anche le ragazze lo notarono con meraviglia. Ma prima che potessero notare altro, un improvviso soffio di vento fece spegnere entrambe le torce che Sarah teneva nelle mani, lasciandoli nel buio più totale.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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