"Io sono Blake, uno dei quattro Capitani di Feor!"
Il mazzafrusto roteava minaccioso nella sinistra del Cavaliere Nero. Vash arretrò istintivamente di un passo. Il suo avversario sarebbe dovuto essere lento e appesantito, ma quell’arma non lasciava molte possibilità di attaccarlo. Muoversi con rapidità non sarebbe stato sufficiente.
Blake spronò il cavallo e partì alla carica. Vash si allontanò per evitare il raggio d’azione della pesante palla chiodata. Dopo aver fatto voltare la sua cavalcatura il Capitano riprovò ad attaccare allo stesso modo e poi ancora, costringendo il cacciatore a evitarlo. La situazione di stallo non gli era affatto favorevole, ogni istante che trascorreva poteva costare la vita a qualcuno dei compagni tunseiani. Doveva agire e quindi rischiare.
All’ennesima carica Vash non cercò di evitare il nemico. Blake puntò con decisione verso di lui, ma all’ultimo momento il cacciatore si abbassò, sfuggendo all’attacco. Nell’istante immediatamente successivo sollevò lo spadone, colpendo il Cavaliere Nero al torace con un affondo preciso.
Ma la lama scalfì appena la massiccia armatura nera. Nonostante il colpo, Blake rimase in sella al suo cavallo.
<<Dannazione! Come faccio ora?>> si chiese il cacciatore.
Sapeva delle voci che giravano tra i soldati feoriani. Si diceva che l’armatura di Blake fosse molto spessa e resistente. Il Capitano di Feor era dotato di una forza straordinaria, qualcuno era arrivato a dire che la sola armatura pesasse addirittura quanto chi la portava. Certo la velocità e l’agilità del Cavaliere Nero ne risentivano profondamente, ma era poca cosa se rendeva invulnerabile l’uomo che riusciva a indossarla.
Nel frattempo Blake si era irritato per l’esser stato colpito e ripartì all’attacco. Il ragazzo sapeva che non sarebbe cascato di nuovo nello stesso trucco, eppure doveva riprovare… non aveva altra scelta. Appena il mazzafrusto gli arrivò a un passo, Vash si abbassò di nuovo. Con buona prontezza di riflessi, Blake calò la palla d’acciaio su di lui. Il cacciatore riuscì a evitare che gli venisse fracassato il cranio per un pelo, rotolando di fianco. Niente da fare, il trucco non poteva più riuscire.
Finché sarebbe rimasto in sella, era molto arduo batterlo. Di conseguenza doveva trovare il modo di farlo scendere. Il Cavaliere Nero imprecò e senza un attimo di tregua continuò nella sua macabra giostra. Vash pensò a una soluzione, mentre continuava a stancarsi nell’evitare gli attacchi del nemico. Infine decise d’improvvisare.
Blake caricò. Quando si fu avvicinato abbastanza, il cacciatore prese per bene la mira e lanciò lo spadone verso di lui. Blake si riparò dietro al mazzafrusto, la cui catena si avvolse attorno all’arma lanciata, bloccandone il movimento rotatorio. Prima che il suo nemico potesse reagire, Vash lo raggiunse di corsa e gli saltò addosso. Caddero entrambi da cavallo, ma Blake finì a terra con una rovinosa schienata.
Vash si rialzò per primo e cercò subito di liberare il suo spadone dalla catena del mazzafrusto. Blake lo seguì goffamente, ostacolato dalla pesante corazza. Il cacciatore si voltò e non riuscì a nascondere la meraviglia. Dopo quella botta tremenda il Cavaliere Nero si era rialzato quasi come se niente fosse. Ma ora almeno era disarmato, la palla chiodata si trovava infatti ai piedi del suo avversario.
"Schwarz!" gridò Blake, dopo aver notato la situazione.
L’enorme stallone nero si avvicinò al suo padrone, ma questi non tentò di risalire. Doveva essere un’impresa troppo ardua in quel momento delicato. Invece estrasse dalla sella un’altra arma. Vash riconobbe un massiccio martello da guerra, dotato di un lungo manico ed estremità chiodate.
Senza mostrare troppa fretta Blake si diresse contro di lui. Era un uomo dalla stazza davvero impressionante. Sovrastava il giovane di oltre un piede d’altezza, ma la massa muscolare che nascondeva sotto al metallo nero della sua armatura si presumeva spaventosa. Quando vibrò un colpo su di lui, Vash si spostò e contrattaccò velocemente. La lama colpì con forza la gamba sinistra del Capitano di Feor, ma ancora una volta non riuscì a lasciare nient’altro che un graffio appena visibile. Il cacciatore fu costretto ad allontanarsi per evitare l’attacco successivo e Blake poté riprendersi il mazzafrusto. Ora impugnava un’arma per mano, la situazione si era complicata ulteriormente.
"Dimmi la verità, ti stai pentendo di avermi sfidato?" lo interrogò scoppiando poi in una risata: "Puoi provare quanto vuoi, non riuscirai a superare questa formidabile difesa!" continuò il Cavaliere Nero, battendo il manico del martello sul petto corazzato: "Prima o poi ti stancherai e a quel punto ti schiaccerò come un verme! Godrò nel vedere le tue cervella schizzare in ogni direzione… è un passatempo che mi da molte soddisfazioni!"
Se cercava di intimorirlo, era fiato sprecato. Per quanto fosse grave la situazione, Vash non avrebbe ceduto senza combattere. Se era suo destino fermarsi lì, lo avrebbe fatto solo dopo aver speso ogni energia e risorsa disponibile…
L’arrivo dei rinforzi feoriani aggravò la situazione. I pochi tunseiani rimasti combattevano ancora con grinta, ma la fatica e la netta inferiorità numerica stavano prendendo rapidamente la meglio su di loro. Diana aveva seguito Vash con lo sguardo finché le era stato possibile, presa però dallo scontro sanguinoso poté solo augurarsi che fosse riuscito nella sua impresa. Lei e gli altri dovevano cercare di tenere duro, solo così potevano dare qualche speranza al cacciatore, non solo di successo, ma anche di fuga.
A dire il vero Vash non aveva mai parlato di ciò che avrebbe seguito l’uccisione del Cavaliere Nero. Aveva richiesto il loro intervento solo per dargli l’opportunità di procedere. Una volta passato oltre i ranghi della cavalleria nemica, il gruppo dei suoi compagni si sarebbe potuto anche ritirare. Diana aveva capito che il cacciatore non aveva confidato in un ritorno, ma non si era sognata neanche per un momento di abbandonarlo. D’altra parte i suoi compagni erano del tutto presi dalla battaglia e non accennavano a una fuga.
Sino a quel momento si era occupata più di tenere uniti e compatti i suoi compagni, che di combattere effettivamente. Poi si accorse che un gruppo di cavalieri aveva aggirato le loro posizioni per dirigersi verso le rocce, da dove gli arcieri tunseiani continuavano a scoccare frecce sul nemico. Chiamò a sé alcuni dei compagni a cavallo e si diresse verso di loro.
Mentre l’avversario avanzava con crescente spavalderia, il cacciatore continuò ad arretrare, finché si ritrovò alle spalle una grossa roccia a ostacolarlo. Credendolo in trappola, Blake attaccò con il mazzafrusto. Vash scattò di fianco e la grossa palla chiodata andò a schiantarsi sulla roccia, frantumandola in diverse schegge che saltarono in tutte le direzioni. Il giovane reagì con un fendente che però fu parato dal manico del martello. Il suo avversario allora tirò a sé il mazzafrusto, ma la palla d’acciaio si era incastrata nella roccia. Approfittandone, il cacciatore indirizzò un nuovo affondo all’altezza della vita di Blake, che si preparò a parare di nuovo. Ma questa volta era una finta e Vash colpì di taglio alla testa.
Andò a segno e questa volta il colpo fu accusato. Il Capitano di Feor vacillò, ma riuscì incredibilmente a tenersi ancora in piedi. Fendette l’aria attorno a sé con il martello, senza riuscire a colpire il cacciatore, che si era allontanato in fretta.
<<Ma certo! Forse se continuo a colpirlo alla testa… potrei farcela!>> rifletté Vash.
Blake sembrava ancora intontito dalla botta subita. Estrasse con forza la palla chiodata dalla roccia nella quale si era incastrata.
"Dannato bastardo!" esclamò: "Ora vedrai…"
Iniziò a correre verso il suo avversario facendo roteare il mazzafrusto. Vash evitò ancora una volta la palla d’acciaio, che si schiantò sulle rocce dietro di lui. Una grossa scheggia però gli volò addosso, colpendolo alla tempia. Il ragazzo perse l’equilibrio e riuscì a malapena a deviare l’attacco successivo del martello da guerra. Finì a terra confuso e sentì un liquido caldo che gli scendeva sulla fronte. Le forze sembravano averlo abbandonato e non riusciva più a rialzarsi. Si sentiva come se stesse per svenire, ma si sforzò di lottare per rimanere cosciente. Ormai era in balia del suo avversario; era spacciato.
"Che cosa ti succede, non ce la fai a continuare?" ghignò Blake esultante: "E’ tutto qui quello che sai fare?"
Vash digrignò i denti per la rabbia e l’impotenza. Ma gli occhi gli si chiusero senza che potesse evitarlo.
<<E’ tutto qui quello che sai fare?>>
Quelle parole lo riportarono indietro nel tempo…
"Sei troppo lento, non riuscirai mai a colpirmi!"
Un giovane ragazzo gli stava di fronte con un largo sorriso di scherno sul volto. Aveva i capelli castano chiari, lunghi fino al collo. Era alto e slanciato, dotato di una corporatura atletica e muscolosa. Teneva in mano un lungo bastone di legno, con il quale lo aveva appena disarmato e spinto a terra.
"Hahaha! Sei ridicolo, Vash… è tutto qui quello che sai fare?"
Vash strinse i denti per la frustrazione.
"E’ inutile che ti ostini, ci sono quattro anni di differenza tra di noi." proseguì l’altro: "Sei solo un poppante… non sei in grado di fermarmi."
"Aspetta!" gridò Vash mentre l’altro fece per andarsene: "Perché…?"
L’altro divenne serio e lo squadrò con gli occhi argentati:
"Perché sono stanco di questo posto." sussurrò come se parlasse a se stesso: "Voglio andarmene, qui non ho più nulla da cercare. Ormai ho quasi quindici anni, è il caso di trovare la mia strada."
Il ragazzino fece per obbiettare, ma fu zittito con un gesto.
"Cosa serve saper combattere se non è utile a niente e a nessuno?" lo interrogò e proseguì: "Forse un giorno ci rivedremo… fino ad allora vedi di migliorare o non sopravvivrai in questo mondo."
"Non andare…" lo supplicò Vash, ma l’altro si avviava già nella direzione opposta alla sua.
"Addio." rispose.
Blake si avvicinò allo sfidante per infliggergli il colpo di grazia. Era stato un degno avversario, considerando che non si era arreso nemmeno dopo aver capito di non poterlo battere. Il Cavaliere Nero sapeva di essere invincibile, ma dopotutto il ragazzo era stato sfortunato. Una scheggia lo aveva colpito fortuitamente, facendogli subire una brutta botta in testa e causandogli un taglio vistoso alla fronte. Perlomeno aveva perso i sensi, così non avrebbe sofferto affatto mentre l’avrebbe finito. Sollevò il martello in aria, ma quando fece per abbassarlo, vide che il ragazzo aveva improvvisamente riaperto gli occhi.
Vash si rimise in piedi in un istante e incrociò lo spadone con l’arma dell’avversario. Il manico del martello da guerra fu tagliato di netto, facendo volare lontano l’altra estremità. Blake osservò la scena incredulo e fece un passo indietro.
"Non… non è possibile!" esclamò: "Come hai fatto?!"
Il cacciatore non sembrò volergli rispondere e quando ne incrociò lo sguardo, il Capitano di Feor sentì un brivido salirgli sulla schiena. I suoi occhi erano mutati.
"Cosa ti è successo?!" chiese Blake con tono incerto, arretrando di un altro passo.
Vash continuò a fissarlo con gli occhi spalancati in uno sguardo indecifrabile. Le sue iridi erano arrossate vistosamente, mentre le pupille si erano allungate in una linea verticale. Ora sembravano gli occhi di un animale feroce e assetato di sangue. Anche la sua pelle era in qualche modo diversa. Sulle braccia erano comparse strane macchie azzurre, simili a tatuaggi. Blake ricordava chiaramente di non averle viste prima.
"Che razza di sortilegio è mai questo!!" gridò l’uomo dall’armatura nera: "Chi… Cosa sei tu?!"
All’improvviso Vash partì all’attacco con rapidità impressionante. Il Cavaliere Nero rimase sorpreso, ma rinsavendo, fece per colpire l’avversario con il mazzafrusto.
Troppo tardi.
"AAAARGGH!!!"
La palla d’acciaio volò via assieme al suo braccio. La lama del cacciatore glielo aveva troncato completamente, come se fosse stato fatto di burro.
Blake cadde in ginocchio guardando con orrore il moncone che era rimasto al posto del suo braccio sinistro. Urlava dal dolore, mentre il sangue schizzava copioso dall’arto amputato. Si accorse che Vash stava sopra di lui, pronto a colpirlo ancora. Sul suo volto erano ora visibili degli strani disegni dal colore del guado.
Il Cavaliere Nero si guardò attorno preso dal panico. Si tolse l’elmo dalle lunghe corna. Chiamò a sé i suoi uomini, tre cavalieri spaventati dopo la scena terrificante alla quale avevano assistito. Il giovane che fino a un attimo prima avevano deriso, era riuscito a staccare un braccio al loro capitano nonostante la sua durissima e spessissima armatura. Paralizzati dalla paura, si ripresero solo dopo le urla di Blake, che si trascinava nella loro direzione. Ma invece di aiutarlo si guardarono tra di loro, quindi fecero voltare i cavalli e si diedero alla fuga.
"Dove andate! Non lasciatemi qui!!" gridò il monco: "Schwarz! Fedele destriero, vieni da me!"
Nemmeno il grosso cavallo nero però aveva abbastanza coraggio da avvicinarsi. Sbuffava nervosamente, senza però muoversi da dov’era.
Vash raggiunse con calma il cavaliere agonizzante. Questo aveva ormai capito che era giunta la sua ora e smise di sperare nella salvezza. Guardò ancora una volta colui che lo aveva sconfitto, quegli occhi sovraumani…
<<Io ero invincibile! Come ho potuto perdere?>>
Tutta la sua vita gli si ripresentò davanti: guerre, battaglie, stragi, gente inerme e uomini valorosi… amici e nemici… poi il volto di un ragazzo. Lo avevano mandato qualche tempo fa, perché passasse sotto il suo comando diretto.
Vash abbassò con forza la punta dello spadone tra il collo e la spalla dell’avversario, perforandogli la corazza e raggiungendo gli organi vitali. Blake si sentì soffocare dal sangue che iniziò a vomitare. Il caldo liquido rosso sgorgava dalla ferita ricoprendo il suo corpo, ma dentro di sé ora sentiva freddo.
<<Adesso ricordo…dove!>> fu il suo ultimo pensiero, poi il buio calò su di lui per sempre.
Inviato da: LaTorreDiGuardia
il 03/08/2008 alle 22:53
Inviato da: Tyki_Mikk
il 21/05/2008 alle 23:20
Inviato da: chaoticknight
il 21/05/2008 alle 20:06
Inviato da: Tallund
il 18/05/2008 alle 11:17
Inviato da: Tyki_Mikk
il 17/05/2008 alle 22:17