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CAPITOLO XVII

Post n°20 pubblicato il 04 Maggio 2008 da Tyki_Mikk
 

Il palazzo imperiale di Feor City si innalzava imponente e inquietante. La giovane recluta credeva, anzi sperava che le guardie avrebbero preso la lettera del suo tenente e lo avrebbero quindi congedato. Ma gli dissero invece di passare e di comunicare il messaggio direttamente al capitano. Dovette perciò proseguire oltre il cancello delle mura esterne e attraversare l'ampio cortile, sino a raggiungere la grande caserma delle guardie, dov'era atteso. Prima di entrare diede un'ultima occhiata al palazzo, non senza provare soggezione e pure un po' di timore.
Non gli piaceva affatto dover eseguire quel compito. Avrebbe sicuramente preferito lasciare il messaggio a qualcuno e tornarsene a casa dai suoi famigliari, che abitavano nella periferia di quella città. Ma il peggio era dover riferire tutto al capitano e non sapeva nemmeno a cosa andasse incontro, specialmente ora che portava brutte notizie. L'unico capitano che avesse mai visto era stato il suo. Ma ora Blake era morto e nonostante fosse proprio questo il messaggio da consegnare, la recluta in fondo non si sentiva affatto addolorata per la perdita. Il Cavaliere Nero era stato un uomo duro e molto severo, aveva sempre avuto paura di lui. Se anche il capitano che si trovava lì era almeno simile a Blake, allora sapeva di rischiare.
Si sarebbe sfogato su di lui? Lo avrebbe punito corporalmente? Rischiava addirittura la vita?
<<Ti prego, Sol, non farmi morire ora, che sono vicino a casa! Mi hai protetto a Tunsea Town, non abbandonarmi qui!>> rivolse le sue suppliche, mentre avanzava con passo esitante verso la porta dell'ufficio del capitano.
Un'altra guardia attendeva davanti a essa, ma vedendolo sopraggiungere, si mise da parte per farlo passare. Il giovane messaggero entrò nell'ufficio e salutò alla maniera militare, talmente teso e preoccupato da tenere gli occhi fissi verso l'alto. Non osò nemmeno guardare chi ci fosse seduto dietro alla scrivania.
"Signore, porto notizie per conto del tenente Bannegaard!" esclamò forte e chiaro.
"Come...? Perché mai porti notizie di un tenente e non del capitano Blake?" lo interrogò una voce tranquilla e rilassata, quasi gradevole... ma soprattutto una voce femminile.
La recluta abbassò gli occhi incuriosita, incoraggiata dal tono cordiale del capitano. Il messaggero rimase incredulo a osservare una giovane donna seduta dietro alla lussuosa scrivania da alto ufficiale. La prima cosa che pensò è che fosse uno scherzo. Intuendo il suo imbarazzo la donna lo fissò negli occhi, mantenendo un espressione autoritaria, ma rassicurante. Stava aspettando che parlasse.
"Purtroppo... il capitano è caduto combattendo sotto le mura di Tunsea Town..." rispose ancora spaesato, porgendole la lettera.
"Ah... capisco." commentò con aria fin troppo indifferente.
<<Tutto qui?>> si chiese il giovane.
La donna sembrava avere tra i venti e i trent'anni, era difficile dirlo con precisione. In ogni caso era giovane e molto bella. La recluta non si accorse nemmeno di fissarla con maleducata insistenza. Più ci pensava e più dubitava che quella fosse davvero un capitano. Non aveva niente dello stereotipo da ufficiale che si era sempre immaginato. Ma tutto sommato, anche con un viso angelico e una delicatezza puramente femminile, la giovane donna si trovava perfettamente a suo agio nella sua posizione di comando.
"Agendo secondo le istruzioni," proseguì la recluta: "i tenenti Bannegaard e Ravendahl hanno preso in mano le legioni, ritirandole immediatamente dall'attacco a Tunsea Town. Le truppe ora si trovano a Fort Karadan in attesa di ordini."
"Vedo." affermò la donna leggendo il messaggio.
Il capitano finì di leggere e posò la lettera sulla scrivania. Si portò le mani nei lunghi capelli castani mossi, raccogliendoli e legandoli in una coda di cavallo. Il giovane messaggero continuò a osservarla iniziando a provare un'infatuazione per lei. Ignorava che fosse lo stesso effetto che la donna aveva su quasi tutti i suoi subordinati. Lei lo guardò con gli occhi di un colore misto verde e nocciola, come se si fosse appena ricordata della sua presenza. Il giovane arrossì suo malgrado.
"Soldato, dov'è che abita la tua famiglia?" gli domandò.
"Qui a Feor City, mia signora." rispose prontamente questo.
"Bene, fatti dare qualche giorno di licenza dal mio tenente." continuò lei: "Ora puoi andare."
Il giovane annuì e uscì dalla stanza faticando a nascondere l'entusiasmo. Mentre tornava sui suoi passi, maledì il fato, che lo aveva assegnato al capitano sbagliato. Si augurò che il sostituto di Blake sarebbe stato più simile a quella donna, almeno caratterialmente. O chissà, magari un giorno avrebbe ottenuto il trasferimento sotto il suo comando...

"Sono il capitano Swanson, fatemi passare!" gridò la donna davanti al grande cancello del palazzo.
Ai lati di esso si ergevano due piccole torri, nelle quali vi erano le guardie addette all'ingresso. Il massiccio portone d'acciaio si apriva tramite un sofisticato ingranaggio che veniva messo in funzione proprio dalle cime delle due torri. Era un sistema poco pratico, ma anche una delle tante difese impenetrabili che erano di fondamentale importanza nel cuore dell'Impero.
Le guardie obbedirono e misero in funzione il marchingegno che faceva spalancare il portone. Il capitano entrò nel palazzo e dopo aver attraversato l'immenso salone centrale, iniziò a salire sulla grande scalinata che conduceva verso la sala del trono. Sapeva benissimo che ci volevano diversi minuti per superare tutte le stanze e i corridoi, ma non c'era tanta fretta e se la prese comoda. Le guardie che la incontravano balzavano all'istante sugli attenti, ormai tutti la conoscevano bene lì dentro. Quando giunse davanti alla porta della sala del trono però, la guardia la fece fermare.
"Mi dispiace, mia signora, ma l'imperatore è occupato con un altro ospite." disse: "La prego cortesemente di attendere."
<<Ospite?!>> si chiese la donna.
A differenza di tutti gli altri feoriani, civili o soldati, nobili o politici, lei conosceva bene l'imperatore. E non era certo il tipo da avere ospiti. La cosa la insospettiva, ma non poté far altro che attendere il suo turno.
Finalmente la grande porta si aprì e l'ospite uscì dalla sala del trono.
<<Di nuovo lui!>> pensò tra sé il capitano Swanson.
Era "l'uomo dai capelli di fuoco", come veniva chiamato dalle guardie, quando parlavano tra di esse. Un tipo dalla chioma rossa accesa con un lunga giacca di cuoio nero. La donna non sapeva assolutamente chi fosse, forse un personaggio politico, ma non ne aveva l'aspetto. Di tanto in tanto si faceva vedere e incontrava solo l'imperatore in persona. Il capitano non ricordava più quando fosse venuto per la prima volta a palazzo, probabilmente sin da quando era stato eletto il nuovo imperatore, oltre due anni prima.
L'uomo le passò oltre senza degnarla nemmeno di uno sguardo, mentre lei invece lo fissava con diffidenza. Quel tipo non le era mai piaciuto, questo era sicuro. Era ben consapevole di essere gelosa del suo signore, ma la sua diffidenza non era dovuta solo allo stretto rapporto segreto che lo legava a quel tale dagli occhi rossi. Un rapporto di cui lei rimaneva all’oscuro al pari di tutti gli altri. Era il sesto senso da donna?
"Capitano Swanson, ora può entrare." disse la guardia, distraendola dai suoi pensieri.
La giovane donna entrò nella sala del trono e trovò l'imperatore in piedi a osservare la sua capitale dalla grande vetrata alla sinistra del trono. Sembrò quasi non accorgersi di lei, ma senza perdere altro tempo il capitano si inginocchiò e iniziò a parlare.
"Mio signore, porto notizie dell'armata del capitano Morgan Blake..."
"So già tutto, Ellis." la interruppe lui con tono annoiato: "Se non sbaglio, ti ho detto già diverse volte di non usare certe formalità quando siamo soli."
La donna rimase sorpresa e un po' delusa per esser venuta inutilmente. Ma pur di rivedere il suo amato imperatore non le occorreva avere dei buoni motivi.
"Sì, signore."
L'imperatore si voltò verso di lei, facendo svolazzare il lungo mantello purpureo alle sue spalle. Vestiva con grande eleganza abiti ricamati in oro, però non particolarmente pomposi. In fondo a Ellis non importava come fosse vestito. Per lei era magnifico in ogni situazione.
Portava ancora la maschera, un mezzo che gli serviva a mantenere l'anonimità. La indossava quasi sempre e a parte lei e il Generale di Feor, nessuno aveva mai visto il vero volto dell'imperatore. Ora, che era da solo con lei, poté toglierla. Ellis pensò che non valesse la pena di coprire completamente un così bel volto, ma il suo signore non aveva dubbi in proposito. Quando era salito al potere, nessun feoriano sapeva chi fosse e così sarebbe dovuto rimanere.
"Mi chiedo…" parlò lui: "com’è possibile che Blake si sia fatto battere da quei pezzenti di Tunsea… Sia chiaro, non ho mai pensato che lui fosse invincibile, però chiunque sia riuscito ad ammazzarlo non poteva essere un tizio qualsiasi."
"In ogni caso chi osa uccidere uno dei Capitani di Feor, merita di essere punito adeguatamente…" consigliò la donna: "Per non parlare del fatto che ora abbiamo un conto in sospeso con Tunsea Town. Cosa crede di fare a riguardo, signore?"
"Vediamo… Deon è già partito per Yuwa, Kaejis sta preparando il suo esercito per un altro obiettivo…" rifletté a voce alta.
"Allora è arrivato il mio turno…" propose lei.
"No, Ellis, tu rimani al mio fianco." proseguì l’imperatore: "Vai ad avvisare il generale Swanson affinché prepari dei rinforzi. Domani partirà lui stesso per Fort Karadan. E già che ci siamo digli anche di investigare sulla morte di Blake." sospirò: "Mi sono stufato: tuo fratello metterà fine al problema Tunsea in un lampo."
"Sissignore!"
"E adesso vai." aggiunse lui: "Tra poco devo incontrare Faust per il resoconto mensile sulle ricerche del laboratorio. Sai bene che disprezzo quell’ometto pazzo, ma è anche un genio che ha sempre saputo rendersi molto utile."
Il capitano Swanson condivideva pienamente i sentimenti dell’imperatore per Faust. Il direttore del Laboratorio Imperiale di Ricerche Segrete era una persona sgradevole nell’aspetto quanto nella personalità. La giovane donna non smaniava certo per incontrarlo, perciò salutò il suo signore e lasciò la sala del trono.

Una delle guardie la osservava mentre stava lasciando il palazzo. Era un soldato di grande esperienza che aveva servito a lungo sotto l’imperatore precedente. Fino ad allora il titolo imperiale era stato trasmesso in linea di sangue, nonostante fosse sempre stato, almeno in teoria, un titolo elettivo. Negli ultimi due secoli l’Impero era stato in mano alla nobile famiglia O’Silian, ma l’ultimo rappresentante, Padraigh III, era morto in età avanzatissima, sopravvivendo al suo erede. La guardia ricordava molto bene quei momenti. Dopo aver atteso a lungo la nascita di un erede maschio, finalmente la ottenne quando era già piuttosto anziano. Ma il giovane principe era affetto da una malattia incurabile, che lo strappò alla vita e all’amore quasi ossessivo del padre a soli tredici anni. A nulla erano valsi gli importanti investimenti nella ricerca che avevano portato alla fondazione del L.I.R.S., sotto la direzione di Faust. Gli sforzi finanziari svuotarono le casse dello stato e aumentarono il malcontento. Il vecchio imperatore non si riprese più dalla profonda ferita che gli aveva lacerato il cuore, oltre che l’orgoglio. Morì assieme alla sua stirpe.
Alla morte di Padraigh III il trono di Feor rimase vacante. Nella lotta per la successione emerse un giovane uomo che era riuscito a mantenere ignota la sua identità. Si nascondeva sempre dietro a una maschera, ma la guardia non aveva dubbi che fosse di estrazione militare. Per fortuna non ci fu una seria opposizione, perché il nuovo imperatore godeva dell’appoggio completo delle forze militari. Paradossalmente, Feor aveva evitato una sanguinosa guerra civile grazie alla mancanza di spina dorsale da parte dei suoi nobili e politici.
Il nuovo sovrano era conosciuto ironicamente tra il popolo come "l’imperatore mascherato", pochi ricordavano il suo nome dinastico, Chuchulainn V, visto che non veniva usato quasi mai. Nonostante la poca popolarità l’imperatore poteva dormire sonni tranquilli, perché aveva il totale controllo dell’esercito e della Deathforce. E poi era bravo a usare il pugno di ferro…
Tutti sapevano dei cambiamenti che aveva portato ai vertici dell’esercito. Blake era stato uno degli ultimi superstiti dell’epurazione, mentre il Generale e gli altri Capitani di Feor ora erano dei giovani molto in gamba, presentatisi come l’élite dell’accademia Deathforce.
I tempi stavano cambiando rapidamente. Il nuovo imperatore era un guerrafondaio. In confronto a lui, tutti i sovrani di Feor che lo avevano preceduto, potevano ritenersi dei pacifisti. In realtà quasi nessuno di essi aveva evitato la guerra durante il loro regno, ma lui aveva superato qualsiasi altro in soli due anni di reggenza.
<<Eh sì!>> pensò tra sé la guardia: <<I tempi stanno proprio cambiando. E non sono sicuro che sia una cosa buona.>>

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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