L'entrata della miniera era proprio davanti a loro, ma i quattro ragazzi si fermarono a qualche metro da essa per contemplarla con cautela. Anche i pochi abitanti del villaggio gli avevano confermato che era abitata da mostri pericolosi. Dopo esser stata abbandonata, la miniera era divenuta un'enorme tana per diverse specie di creature. Però nemmeno Vash sapeva tutta la verità sui motivi che portarono alla chiusura della miniera, prima che venisse loro raccontata.
Il mithril era un metallo davvero eccezionale, particolarmente resistente, eppure molto leggero. Caratterizzato dal colore argenteo, ricercatissimo e costoso, serviva anche a forgiare le armi migliori. Ecco perché quella miniera era stata per secoli un'importante fonte di guadagno per Zenthya. Tanti uomini vi avevano lavorato, nonostante fossero stati obbligati a una vita durissima. L'importanza di quel giacimento era stato tale, che le estrazioni del mithril erano aumentate sempre di più. Seguendo avidamente le venature del prezioso metallo, la miniera era divenuta ben presto un labirinto di cunicoli e a un certo punto avevano scavato fino a raggiungere addirittura l'altro lato della montagna.
Questa dopotutto era una fortuna per i quattro giovani viaggiatori. Di certo sarebbe stato molto più arduo attraversare le Silver Mountains, specialmente considerando il poco tempo che avevano a disposizione per raggiungere Kawadi. Un ulteriore colpo di fortuna fu di trovare una vecchia mappa della miniera, probabilmente appartenuta a uno degli ultimi minatori che vi avevano lavorato. Il proprietario attuale consentì ad Ander di farne una copia, così la sera precedente il cavaliere si era messo d'impegno per terminare al più presto il suo compito nel miglior modo possibile.
La cosa più preoccupante era però il motivo che aveva indotto a chiudere la miniera. Già molto tempo prima avevano iniziato a comparire i mostri. Nessuno era riuscito a capire se fossero entrati dall'esterno, grazie ad altre aperture naturali che si connettevano alle gallerie della miniera, o se fossero sempre vissuti nelle vaste caverne all'interno della montagna. Di certo la frequenza di questi spiacevoli incontri era stata sempre maggiore e le difficoltà per i minatori si erano moltiplicate. A questo punto giunsero a organizzarsi in bande armate, solo per poter continuare a lavorare nella miniera. Alcuni si erano specializzati esclusivamente nel combattere i mostri, coprendo così le spalle ai compagni. Il gioco era ancora valso la candela.
Ma il mostro peggiore era l'avidità umana. Antiche leggende zenthyane narravano di creature fantastiche che dimoravano indisturbate nelle profondità della terra. Però nessuno si era immaginato che qualcosa stesse realmente riposando da lungo tempo sotto a quella montagna. E qualsiasi cosa fosse stata, si era risvegliata a causa dei minatori, che scavarono anche dove non avrebbero dovuto. Iniziarono così a susseguirsi numerosi incidenti, come frequenti crolli nella miniera e gruppi di minatori che sparivano senza fare più ritorno. L’abbandono della miniera fu la logica conseguenza.
"Forza, ora andiamo." disse Vash cercando di incoraggiare le ragazze.
Il cacciatore prese una delle torce acquistate poco prima e l’accese nel fuoco che Ander aveva preparato. La porse proprio al cavaliere, prima di accenderne un’altra. Quindi si immerse nell’oscurità della montagna, seguito dai compagni. Dopo qualche decina di passi nell’ampio corridoio, la luce del giorno dietro a loro svanì completamente. Sarah si augurò di poterla rivedere presto, perché provò una sensazione terribile. Credeva che le torce illuminassero troppo poco l’ambiente attorno a loro, ma dimenticava che i suoi occhi non si erano ancora abituati al buio.
Quando giunsero al primo bivio, Vash chiamò a sé il cavaliere e si fece dare la mappa. Ander srotolò il foglio e lo porse all’amico.
"Non ci capisco un accidenti, ma come hai ricopiato?" si lamentò il cacciatore.
"Meglio che potevo!" rispose l’altro: "Non ho certo avuto il tempo di ricamarci sopra!"
Era un vero e proprio labirinto, ben peggio di quello che aveva immaginato. Vash sospirò, quindi prese la torcia di Ander e la porse a Diana.
"Mi dispiace, ma toccherà a te chiudere la fila." le spiegò: "Ander, tu starai dietro di me con la mappa. Visto che la capisci meglio, ci guiderai tu."
Proseguirono a sinistra, lungo la via più larga. Diana si chiese quanto effettivamente ne capisse il cavaliere della sua mappa, dopotutto rischiavano di smarrirsi per sempre e vagare negli abissi della terra. Camminarono senza sosta fino al bivio successivo, dove decisero con calma la via da seguire. Ma i cunicoli iniziarono ben presto a ramificarsi con una certa intensità, mettendo a dura prova le certezze di Ander.
Poi, improvvisamente udirono un rumore crescente risuonare tutt’attorno a loro. Un forte fruscio frammisto a dei richiami simili a squittii si stava avvicinando rapidamente proprio verso di loro. Vash porse inutilmente la torcia davanti a sé.
"State giù!" gridò il cacciatore improvvisamente.
Senza battere ciglio tutti obbedirono. Sarah si buttò a terra chiudendo gli occhi e mettendosi le mani sopra la testa. Il rumore ora era fortissimo e si trovava proprio sopra di loro. Diana sollevò lo sguardo e intravide ombre scure sfilare in grande quantità oltre la galleria.
Erano pipistrelli. Ma erano i più grossi che avesse mai visto. A occhio e croce avevano un’apertura alare superiore al metro e mezzo.
"Pipistrelli giganti!" esclamò Ander ancora abbassato: "Ragazze, aspettate! Prima di rialzarvi, siate sicure che non ne arrivino altri!"
Una volta passato il pericolo, la marcia riprese da dov’era stata interrotta. Dopo momenti interminabili, raggiunsero un luogo dove alcuni cunicoli si incontravano con un’immensa cavità. Sul soffitto, molti metri sopra di loro, poterono scorgere delle stalattiti, visibili a malapena con la fioca luce delle torce. Si trovavano in una grotta e anche piuttosto ampia. Da entrambi i lati del passaggio davanti a loro, si estendeva un buio precipizio. Ander si sporse prudentemente con la torcia di Diana nella mano, seguito da Sarah, che provava un’irresistibile curiosità. Ma nessuno dei due riuscì a intravedere il fondo del burrone.
"Ma c’è un fondo?" chiese la ragazza sentendo scorrere un brivido lungo la schiena.
"Per forza!" rispose Ander senza distogliere lo sguardo dalla voragine: "Sì, insomma… dovrà pur avere una fine, no?" proseguì Ander con poca convinzione.
Proseguirono fino a raggiungere un ponte di legno, indispensabile punto di passaggio verso l’altra estremità della caverna. Quando Ander disse che era necessario attraversarlo, le ragazze si guardarono tra di loro esitanti.
"Se pensate che io cammini su quel ponte…" iniziò Diana.
"Non ti preoccupare," la rassicurò Vash: "vado avanti io."
"Ma… è pericoloso!" insistette lei: "Non vedi com’è vecchio! Chissà da quanto tempo è lì… e chissà quando è stato usato per l’ultima volta!"
Ma non avevano tempo da perdere e il cacciatore salì sul ponte senza darle ascolto. Avanzò con cautela e i suoi compagni trattennero il fiato, finché non giunse dall’altra parte. A quel punto fece cenno agli altri di seguirlo uno per volta.
"Sarah, non guardare in basso!" le consigliò Ander alle sue spalle.
Ma proprio perché glielo disse, Sarah non poté fare a meno di guardarsi i piedi. Tra una tavola lignea e l’altra c’erano spiragli . E oltre c’era il vuoto… Fino a quel momento non sapeva di soffrire di vertigini. Sentì il suo corpo perdere l’equilibrio e presa dal panico afferrò il passamano del ponte. Lo strinse a sé con entrambe le mani, mentre i compagni cercavano di incoraggiarla. Dopo qualche istante si riprese e fece dei respiri profondi. Finalmente proseguì e senza mai lasciare la ringhiera raggiunse Vash.
Quando tutti e quattro ebbero attraversato l’infido ponte, Ander indicò prontamente la strada da percorrere. Seguirono uno stretto cunicolo fino a sbucare nuovamente nella grotta.
"Ma siamo tornati di nuovo qui?!" domandò spazientita Diana.
"È tutto a posto…" rispose il cavaliere con la mappa in mano: "Ora dovremmo trovare un altro ponte…"
"No, eh! Adesso basta con i ponti!" esplose lei.
"Ander, abbiamo un problema!" lo chiamò Vash, che si era portato avanti di alcuni passi: "Se il ponte al quale ti riferivi è questo… ebbene non c’è più." attese di essere raggiunto e continuò: "Ha ceduto, dobbiamo trovare un’altra strada."
Si sedettero sul posto per una sosta forzata. Ander studiò la mappa con grande concentrazione, cercando di individuare una via alternativa che potesse condurli all’uscita della miniera. Le ragazze si passarono la borraccia dell’acqua. Solo dopo essersi seduta, Sarah si accorse di essere molto stanca per la lunga marcia.
<<Da quante ore stiamo camminando?>> si chiese.
Diana si coricò per un breve riposino, visto che i ragazzi non riuscivano ancora a decidersi sul percorso da seguire.
"Sei sicuro che ci sia un’altra strada?" chiese Sarah preoccupata.
"Sì, ci sono talmente tanti cunicoli che le alternative potrebbero essere diverse." spiegò il cavaliere: "Il problema sta nell’individuare quella più vicina e breve."
"Prenditi pure qualche minuto di riposo, Sarah." le consigliò Vash: "Non ci pensare."
La ragazza accettò volentieri il consiglio e si distese vicino all’amica.
Lontani dalla luce e dall’aria fresca, i quattro ragazzi avanzavano instancabili nelle tenebre delle profondità della terra. Seguivano già da parecchio tempo la nuova via scelta da Ander, ma nonostante questo avesse controllato per bene la mappa più volte, continuava ad avere una cattiva sensazione. Non era piacevole avere in mano il destino dei compagni. Un suo errore sarebbe costato la vita a tutti.
Ogni tanto trovavano a terra qualche pala, qualche piccone dal manico rotto o qualche vecchia corda. Sulle pareti c’erano di tanto in tanto delle torce più o meno consumate. Tutto procedeva come sempre, finché non trovarono resti di altro tipo… Si trattava di resti umani.
Gli scheletri dei due minatori fecero impallidire Sarah, che non riuscì proprio a sopportarne la vista. Vash invece li esaminò da vicino, cercando di percepire qualche segno che indicasse la causa della loro morte. Ander aspettò un responso dell’amico, ma il cacciatore scosse la testa.
"Ci sono pochi resti e piuttosto vecchi." constatò: "È difficile capire come siano morti. Non vedo segni di morsi, ma qui l’osso potrebbe essere stato spezzato…" indicò: "Non è certo che siano stati uccisi… Però ho come l’impressione che siano stati divorati…"
Soltanto poche centinaia di passi più avanti si ritrovarono in una sala molto ampia. Si guardarono attorno con incertezza. La luce delle torce rivelò un’infinità di piccoli cunicoli sparsi ovunque sulle pareti. Buchi troppo stretti per far passare un uomo con facilità.
"Che ci fa un luogo del genere qui?" domandò Diana.
"Questo posto non mi piace…" dichiarò Sarah senza troppi giri di parole.
"Ecco cosa non andava nella mappa…" sussurrò Ander iniziando a sudare freddo: "Maledizione! Questo posto è una tana!!"
Le ragazze lo fissarono con gli occhi spalancati.
"La tana di cosa?" chiese Diana cautamente.
Improvvisamente iniziarono a giungere grida raccapriccianti da ogni parte attorno a loro. Qualunque cosa fossero, erano in molti e si avvicinavano.
"Tra poco lo sapremo." rispose Vash estraendo lo spadone.
Inviato da: LaTorreDiGuardia
il 03/08/2008 alle 22:53
Inviato da: Tyki_Mikk
il 21/05/2008 alle 23:20
Inviato da: chaoticknight
il 21/05/2008 alle 20:06
Inviato da: Tallund
il 18/05/2008 alle 11:17
Inviato da: Tyki_Mikk
il 17/05/2008 alle 22:17