Il wendigo lasciò a terra il corpo esanime del cavaliere e rivolse la sua attenzione a Diana. Con lei, quel magro pasto poteva almeno essere raddoppiato. Tanto più che la sua seconda preda non sembrava in procinto di fuggire o di lottare. Essa attendeva immobile il suo inevitabile destino. Con delicatezza, senza ferirsi, si leccò le zanne, assaporando il tanto familiare quanto gradevole sapore del sangue. Di quei tempi non aveva molto spesso la fortuna di mangiare carne umana.
Si avvicinò alla ragazza con lentezza, consapevole di averla in pugno, ma ancora un po’ diffidente. Perché non stava cercando di salvarsi la vita? Per non rischiare spiacevoli sorprese, le avrebbe dato una forte zampata alla testa, appena sarebbe stato sufficientemente vicino. Dopotutto conosceva bene la natura degli uomini. Astuti e infidi, alcuni di loro nascondevano un lato persino più oscuro del suo.
Ma appena cercò di colpire la donna, venne sfiorato da una tagliente lama metallica. Grazie ai suoi riflessi, ritirò l’arto appena in tempo per evitare che fosse tranciato di netto. Ma la ferita che vi rimase era tutt’altro che superficiale. Irato cercò subito il volto di chi aveva osato fargli quell’affronto.
"Diana, cosa stai facendo?! Allontanati subito da qui!!" gridò Vash con rimprovero.
Poi si accorse della pozza di sangue, nella quale era disteso il corpo dell’amico.
<<Ander!!!>>
Il wendigo attaccò furibondo, ma il cacciatore evitò agilmente i suoi artigli. Quindi contrattaccò cercando di colpire di taglio il tronco del mostro. Questo però afferrò la lama dello spadone con una zampa, bloccandola. Era dotato di una forza impressionante, oltre che di buona prontezza di riflessi. Prima che Vash potesse reagire, lo colpì con l’altra zampa artigliata, lasciandogli un profondo graffio sul torace. Il giovane vacillò per la ferita, ma poco dopo, sferrandogli un calcio allo sterno con tutte le sue forze, liberò la sua arma dalla presa del mostro.
<<Ander… Vash…>>
Diana osservava il tutto come se non fosse presente fisicamente. Si sentiva impotente, inutile. Ora anche il cacciatore grondava di sangue e persino dalle ferite del terribile wendigo scorreva un denso liquido nerastro. Si lottava disperatamente per la vita, eppure lei non riusciva nemmeno a rialzarsi, convinta di non essere in grado di opporsi in alcun modo a tutto ciò.
"DIANA!!!" urlò Vash con tutto il fiato, scotendola nel profondo. Persino il mostro si ritrasse per un attimo: "Se moriremo tutti qui, questo viaggio sarà stato inutile!! Vai, porta a termine la nostra missione!! Io tratterrò questo mostro per tutto il tempo necessario a permetterti di fuggire!!"
La ragazza sussultò. Si sollevò in piedi, il volto coperto di lacrime.
"No… non vi lascio qui…" singhiozzò in un sussurro appena udibile, ma deciso.
<<Vi?>>
Il cacciatore diede un’altra occhiata al corpo esanime del cavaliere. Con grande meraviglia, si accorse che il suo torace si muoveva appena.
<<Respira ancora!!!>>
Magari poco, magari con grande fatica, ma respirava. Forse però avrebbe vissuto solo pochi altri secondi, Vash sapeva quale immane dolore costava ogni singolo respiro in quelle condizioni. Lasciar perdere tutto e abbandonarsi alla fine di ogni sofferenza era un’idea seducente, nessuno sarebbe stato in grado di resistergli a lungo. Se voleva cercare di salvarlo, doveva vincere. E in fretta. Non si porse nemmeno il quesito se avesse davvero potuto fare qualcosa per Ander.
Il wendigo caricò e il cacciatore decise di lanciarglisi incontro, per mettere fine a tutto al più presto. Pareva una vera pazzia e anche Diana se ne accorse.
"NOOO!!!" gridò sconvolta: "Vash, fermati!! Ti farà a pezzi!!"
Appena un istante prima che i due impattassero in un violento corpo a corpo, il mostro venne improvvisamente colpito da qualcosa, che gli fece perdere lo slancio. Vacillò su un fianco, ma rimase in piedi. Sorpresi, Vash e Diana si accorsero che appena al di sotto del collo della creatura si era conficcata una freccia, penetrando in profondità. Senza perdere attimi preziosi, il cacciatore colpì col taglio della lama, provocando uno squarcio profondo nel ventre del wendigo. Questo si fece sfuggire un urlo straziante, che si diffuse in tutte le direzioni del canyon.
La ragazza di Tunsea si guardò attorno in ogni direzione, cercando di individuare chi aveva aiutato il suo compagno. Un’esile figura si stagliava eretta su un’alta sporgenza impugnando un arco da caccia.
"ANDER!!!" strillò sconvolta una famigliare voce femminile.
L’arciere scese in tutta fretta dalle rocce, dirigendosi di corsa verso la larga pozza di sangue, in cui giaceva il cavaliere. Quivi si fermò e inginocchiò, posando le mani sul torace del giovane.
"Sa… Sarah…?!" esclamò Diana incredula.
Vash si preparò a dare un ultimo colpo al mostro, ma questo era stranamente ancora pieno di energia e gli sfoderò una specie di pugno al volto con il dorso della mano. Il cacciatore finì a terra, fermandosi solo dopo aver rotolato per diversi metri. Il wendigo estrasse la freccia con la punta in mithril dal proprio corpo, non senza urlare per la sofferenza.
"Veni mihi vis magica…" recitò Sarah con fermezza: "Cura, essentia elementi!"
Diana le si avvicinò con gli occhi sgranati e la bocca aperta, senza capire cosa stesse tentando di fare l’amica.
<<È davvero lei?!>> si chiese: <<Cosa sta dicendo?!>>
"Lux: Lumen sanabilis!!"
Dai palmi delle mani della ragazza bionda esplose uno splendore abbagliante, che avvolse il corpo di Ander. Inizialmente copertasi gli occhi, Diana provò a sbirciare oltre le proprie mani. La luce era calata di intensità e si era concentrata sulle ferite al fianco e allo stomaco, dove ora posava le mani Sarah. Il volto del cavaliere era sereno, ma ancora colorito. Era vivo.
Per diversi minuti la ragazza di Greenville rimase immobile nella posizione assunta, mantenendo la concentrazione con evidente fatica. In breve il suo volto si ricoprì di sudore, mentre iniziò a impallidire gradualmente. Diana la guardava con stupore e ammirazione, ma anche con crescente preoccupazione. L’amica stava assumendo un colorito anche peggiore di quello che aveva Ander.
"Sarah!" esclamò preoccupata.
"Non ci riesco…!" rispose lei: "Più di così non posso fare!"
La luce candida che emanavano le sue mani, si disperse fino a svanire del tutto.
"Sono riuscita solo a fermare l’emorragia e in parte a richiudere qualche ferita…" disse con evidente delusione: "Ander, ti prego, resisti!"
Le sue condizioni rimanevano ancora molto critiche e Sarah non poté arrestare le lacrime che iniziarono a rigarle il volto.
"Co… come hai fatto?!" domandò Diana, ancora spaesata.
In quel momento un ruggito le fece voltare verso il mostro. Si era portato a un passo da Vash, che non riusciva più a trovare le forze per rialzarsi. Il wendigo si preparava a infliggere la sua vendetta, spalancando le fauci verso il cacciatore. Seguendolo con gli occhi, le ragazze lo implorarono disperatamente di evitarle, ma il compagno era troppo malridotto per spostarsi.
Con un tempismo perfetto, un densissimo raggio di luce, simile a una linea bianca, investì in pieno il mostro, spingendolo lontano con forza, fino a farlo schiantare sulle rocce.
<<Magia della luce?!>> si chiese Vash sorpreso.
"Vattene, creatura del male! Ritorna nelle tenebre, dalle quali provieni!"
I tre ragazzi spostarono contemporaneamente lo sguardo nella stessa direzione.
"Signora maestra!" esultò Sarah.
"A quanto pare sono riuscita a trascinare qui le mie vecchie ossa appena in tempo." affermò la vecchia con un sorriso.
Gravemente ferito, colpito dall’elemento magico che di più detestava e soverchiato numericamente dagli umani, il wendigo decise di ritirarsi, seppure con grande rammarico. Non era affatto abituato a prendere tali decisioni e la rabbia che covava dentro di sé si era accumulata ancora di più. Ma un residuo di buon senso ebbe stranamente il sopravvento.
O era forse la paura della luce?
Dopo aver fatto uno strano sogno, Ander riaprì gli occhi, come se non lo avesse più fatto da secoli. Spaesato, riconobbe su di sé gli sguardi di quattro persone sedutegli accanto, di cui solo tre erano volti famigliari.
"Ander, finalmente ti sei ripreso!" esclamò Sarah con sollievo.
Il cavaliere rimase in silenzio e immobile. Non riusciva a muovere un muscolo, ma nemmeno a ricordare dove fosse e come vi fosse giunto. Con qualche sforzo riuscì solamente a spostare lo sguardo attorno a sé.
"Qui siamo al sicuro, è il luogo in cui vive la signora maestra." lo rassicurò la ragazza: "È lei che devi ringraziare per averti salvato la vita."
"Questo è vero solo in parte!" si mise a ridere la vecchia: "Senza il tuo intervento, io non sarei mai giunta in tempo, sai?"
Anche Sarah iniziò a ridere e gli altri due compagni rimasero a guardarle perplessi.
"Grazie…" sussurrò Ander con un filo di voce, rivolgendosi a entrambe.
"Ammetto che eravamo un po’ preoccupati. Per tutta la giornata di ieri non hai ripreso conoscenza neanche per un attimo…" proseguì la ragazza: "La signora maestra ti ha assistito e curato costantemente, mentre io mi occupavo… Vash!!" si interruppe bruscamente: "Perché ti sei tolto le bende?!"
"Sto bene." rispose con indifferenza.
"Non ci credo, non puoi già essere guarito completamente!" si arrabbiò Sarah.
Senza troppe cerimonie, Vash si spogliò a torso nudo.
"Guarda da te!" la invitò.
Sarah arrossì, nonostante ormai conoscesse piuttosto bene il corpo del cacciatore, per averlo curato più volte. Ma effettivamente le ferite che gli erano state inferte dagli artigli del wendigo erano ormai solo delle lievi cicatrici, che si confondevano con tutte le altre. La ragazza rimase sorpresa, poiché sapeva che non era tutto merito della sua ancora rozza magia curativa.
"Stai facendo rapidi progressi, sai?" dichiarò la donna sciamano: "D’altra parte il modo migliore per imparare è la pratica e questi due ragazzi ti hanno dato una buona occasione per provare."
"E certamente ne avrà anche delle altre…" aggiunse Vash.
Le tre donne lo guardarono con aria spaventata.
"Sarebbe meglio di no, non credi?" gli chiese Diana.
Il cacciatore annuì, ma con atteggiamento poco convincente.
"Bene, vado a fare un giretto qua attorno." disse Vash alzandosi in piedi: "Tu cerca di riprenderti in fretta, ricorda che abbiamo una missione da compiere!" salutò l’amico.
"Non allontanarti troppo!" lo ammonì Sarah, quindi rivolse la sua attenzione alla vecchia: "Signora maestra, che ne dice se ci esercitiamo con la magia? Ho ancora molto da imparare!"
L’anziano sciamano guardava distrattamente il cacciatore, quindi accettò la proposta dell’allieva e si allontanò con lei. Diana rimase da sola con Ander. Gli si avvicinò e gli prese delicatamente una mano.
"Io… ti devo delle scuse…" parlò la ragazza con tono sommesso: "No, cosa dico… ti devo ben più della vita."
"Non… ti preoccupare." rispose il cavaliere tranquillamente: "Ho solo fatto… quello che dovevo. E come puoi vedere… è finito tutto bene, no?"
"Non sforzarti di parlare." gli consigliò lei.
Tutto si era concluso nei migliori dei modi, ma per pura fortuna. Diana si rendeva perfettamente conto di non aver fatto assolutamente nulla di rilevante. Persino Sarah, a differenza di lei, si era rivelata di vitale importanza.
"Sei sempre così ottimista…" affermò la ragazza con un tono malinconico, ma gentile.
"Già, è un modo per tirare avanti… per trovare almeno un po’ di speranza… quando ti sembra che il mondo ti cada addosso." spiegò il giovane, ignorando il suggerimento della ragazza: "Serve a evitare la disperazione, la quale è invece inutile, se non dannosa."
Diana lo ascoltò con nuovo interesse.
"Ciononostante non avrei dovuto dimenticare che il mio atteggiamento poteva offendere i tuoi sentimenti. La mia filosofia di vita è talmente efficace su di me, che finisco per scordare la profonda sofferenza che si prova quando tutti quelli che hai attorno muoiono." proseguì il cavaliere: "Si vede che dopotutto non ho ancora imparato bene la lezione."
<<O piuttosto l’ho imparata talmente bene, che la morte dei compagni ormai mi lascia quasi indifferente…>> pensò con profonda tristezza: <<Ho il terrore di farci l’abitudine…>>
La ragazza lo fissò sorpresa. Anche lui ha avuto le sue avversità, forse anche peggiori di quelle che lamentava lei. Ma Ander non solo non le faceva pesare a nessuno, aveva anche trovato il modo di mettere da parte le brutte esperienze e di continuare a vivere.
<<Sono davvero una sciocca!>> si rimproverò: <<Invece di piagnucolare, dovrei cercare di diventare più forte, cosicché la prossima volta potrò essere in grado di affrontare le difficoltà e salvare chi mi sta a cuore!>>
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