Ancora una volta stanno attaccando il nostro popolo, vogliono destabilizzarne l'unità e creare le basi per una nuova guerra civile che veda i kurdi contro i kurdi. Ma chi ha in mente questi obiettivi deve sapere che i kurdi non ripeteranno la storia e non prenderanno parte a un'altra guerra civile. Ne sono profondamente convinta.
I kurdi sono il fuoco: se ci si avvicina in maniera giusta, ci si scalderà, ma se lo si fa nel modo sbagliato ci si brucia. I kurdi oggi non sono soltanto sotto attacco da parte della Turchia, della Siria e dall'Iran. I kurdi oggi stanno subendo un attacco internazionale. Quando si parla di questione kurda, quando si chiede di affrontare la questione kurda, vengono immediatamente dimenticati i protocolli e le legislazioni internazionali. Si dimenticano i diritti umani e perfino la democrazia.
Il governo turco chiede al Pkk di deporre le armi, ma nello stesso tempo bombarda pesantemente il Kurdistan senza risparmiare armi, uomini, blindati e aerei. Tutti devono sapere che i kurdi hanno il diritto di difendersi. Il partito di governo, l'Akp (il partito per la giustizia e lo sviluppo), parla di nazione musulmana da una parte, mentre dall'altra attacca i kurdi e il Kurdistan. Il governo ha invaso e bombardato il Kurdistan al di là del confine senza il permesso del governo iracheno. Questa operazione è in violazione e in spregio di tutte le legislazioni internazionali. Per questo credo che sia profondamente ipocrita l'invito rivolto da questo governo al presidente dell'Iraq Jalal Talabani.
Da una parte mandano i soldati oltre confine e dall'altra parte invitano il presidente dello stato che hanno appena invaso. L'intenzione reale che si cela dietro questo invito è chiara: Talabani è stato invitato per disonorare i kurdi, per mostrare loro disprezzo. Per questo chiedo a Jalal Talabani di non accettare questo disonore. Non venga come un commesso viaggiatore, ma venga con la sua identità, con l'intenzione di parlare di libertà. Se davvero il governo vuole interloquire con il presidente dell'Iraq, allora lo inviti senza secondi fini, con rispetto e onore.
Il mese di febbraio è per i kurdi un mese nero. È così dalla rivolta di Seik Said del 1925. La storia ci ha dimostrato che proprio a febbraio si sono svolte le operazioni militari più pesanti contro i kurdi. L'inverno è un periodo duro in Kurdistan, seguito dalla primavera. Ma i nemici del Kurdistan non ci hanno mai permesso di raggiungere la primavera. I kurdi hanno sempre lavorato e continuano a lavorare per una soluzione politica di questa questione. Hanno sempre lavorato per il dialogo, per una soluzione negoziata. I kurdi non hanno mai oppresso nessun altro popolo.
Ma i kurdi sono sempre stati sotto attacco. Lo sono ancora e in varie forme, basti pensare ai tentativi continui di chiudere le nostre televisioni, di vietare l'uso della nostra lingua. E naturalmente i kurdi vengono attaccati militarmente. Credo sia arrivato il momento per la legislazione internazionale di riconoscere e accettare l'identità kurda. Perché i kurdi vogliono la pace e la fratellanza.
Spero che la via democratica non sia stata chiusa definitivamente, perché se così fosse i kurdi bruceranno. Non spingeteli in questa situazione. Le strade del dialogo devono rimanere aperte. Come ho detto i kurdi sono il fuoco. E non esiteranno, come non hanno mai esitato, ad alzare la voce e a combattere chi vuole zittirli.
*Ex deputata kurda del Dep, fondatrice del partito Dtp
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il 23/04/2009 alle 16:36
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il 10/04/2009 alle 07:27
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il 28/03/2009 alle 15:19
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il 24/03/2009 alle 07:52
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il 22/03/2009 alle 18:08