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Viaggio nel Kurdistan turco, Newroz 2007

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Turchia: per Ocalan altro carcere

Post n°204 pubblicato il 03 Novembre 2009 da gaibo

(ANSA) - ANKARA, 2 NOV - Abdullah Ocalan, il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), sara' trasferito nei prossimi giorni in un altro carcere. E non sara' piu' tenuto in isolamento. Lo ha annunciato l'emittente privata CnnTurk precisando che al leader del Pkk - in carcere dal 1999 - andranno a fare compagnia otto militanti della sua organizzazione.

 
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Lettera del Gruppo di Pace

Post n°203 pubblicato il 03 Novembre 2009 da gaibo

Agli onorevoli rappresentanti del Governo della Repubblica turca, alla sua cittadinanza ed alla comunità democratica Al fine di sbloccare l’attuale momento di impasse della iniziativa di pace relativa alla questione kurda in Turchia ed al processo di democratizzazione della Turchia, noi, il gruppo di pace che agisce in base alla storica iniziativa di Abdullah Ocalan, è venuto in Turchia per contribuire a creare delle solide basi per la pace.La nostra decisione di venire in Turchia non è in alcun modo collegata alla possibilità di godere della immunità come previsto alla sezione 221 del Codice penale turco. Abbiamo espresso volontariamente la volontà di far parte di questo gruppo di pace. Facciamo questo, in primo luogo, per fermare il bagno di sangue tra le parti, per porre fine al pianto delle madri e per rafforzare le fondamenta per costruire una soluzione pacifica. Come è evidente dalla iniziativa di pace cha abbiamo intrapreso, noi non siamo la radice del problema ma piuttosto la parte che vuole una soluzione pacifica. La Turchia si sta avviando verso un processo molto importante e molto critico. Dopo le elezioni locali dello scorso 29 Marzo, il dibattito sulla democratizzazione della Turchia ha raggiunto un livello molto importante. Alla road map per una soluzione pacifica, disegnata dal nostro leader Abdullah Ocalan, è stata impedita la diffusione pubblica. Nonostante questo, la road map ha ottenuto un effetto positivo nel dibattito in corso per una soluzione pacifica e, assieme ai costruttivi annunci della autorità di governo, ha rafforzato la possibilità di una soluzione democratica e pacifica.Il fatto che una comunità ampia e diversificata stia tentando di contribuire al dibattito (sebbene su basi limitate) ha, in quanto tale, aperto la possibilità per una reale democratizzazione della Turchia. I contributi della comunità al dibattito miglioreranno la comprensione reciproca tra i suoi popoli e il rispetto per i diritti dei suoi vari popoli. Il Movimento Kurdo di Liberazione sta continuando il suo cessate il fuoco unilaterale e i suoi durevoli sacrifici. Attraverso questi sviluppi ed il dibattito che ne è risultato, il pubblico turco ha potuto verificare la situazione critica vissuta dal popolo kurdo. Questi sviluppi hanno portato al centro del dibattito le questioni della democratizzazione della Turchia e gli sforzi per trovare una soluzione democratica e pacifica alla questione kurda come istanze reali esistenti. Il fatto che i problemi del popolo kurdo e di quello turco non possano essere risolti attraverso la violenza ma piuttosto attraverso l’utilizzo di politiche democratiche ha, adesso, ottenuto un fermo riconoscimento.Come gruppo di pace crediamo che la nostra iniziativa possa contribuire al processo democratico fornendo le basi per una maggiore comprensione reciproca e creativa. Oggi, più che mai in passato, gli sviluppi in Turchia forniscono la possibilità per una vera soluzione. Una soluzione democratica della questione kurda offrirà le fondamenta per la democratizzazione e la stabilizzazione di tutta la regione. Per dare vita a questa possibilità noi siamo fiduciosi che, in primo luogo, le forze e le comunità che ne hanno la responsabilità approccino questo processo in una maniera delicata e piena di sensibilità.Quali siano le condizioni per una soluzione, la democrazia comunque non prevarrà senza una volontà comune. Gli ostacoli posti dai gruppi sciovinisti e nazionalisti contro la democratizzazione della Turchia e la soluzione pacifica e democratica, rendono questo punto estremamente chiaro. Gli attacchi ad ampio raggio lanciati da questi gruppi contro la democratizzazione della Turchia sono ideati al fine di impedire una soluzione democratica alla questione kurda. Ciò costituisce una minaccia reale alla iniziativa democratica che si è sviluppata ed al dibattito prodotto sino ad oggi.Al fine di prevenire le minacce al processo democratico, Abdullah Ocalan ha fatto appello ai gruppi per una soluzione democratica e pacifica di recarsi in Turchia. Noi stiamo quindi esercitando la nostra libera volontà di andare in Turchia come ambasciatori di pace per sostenere il processo in corso. Un’altra ragione è di svelare il piano sovversivo al fine di rafforzare la possibilità che i nostri popoli possano vivere assieme in armonia.Alcuni di noi sono rappresentanti del popolo di Mahmura che vive nel campo come conseguenza delle dannose politiche che hanno portato alla impossibilità di trattare la questione kurda. Negli anni ’90 il governo turco bruciò e distrusse molti nostri villaggi. Questi attacchi ci obbligarono a migrare dalle terre nelle quali eravamo nati e cresciuti e ci obbligarono a lottare per sopravvivere a condizioni insopportabili ed ai continui bombardamenti. Famiglie e persone care persero la vita a causa di queste politiche ingiuste. Ugualmente molti membri delle nostre famiglie e dei nostri affetti divennero le vittime di esecuzioni extragiudiziali eseguite dalle forze governative dell’epoca.Ad oggi non sappiamo come queste persone furono uccise e dove si trovano i loro corpi. Migliaia di persone furono rese disabili e centinaia furono imprigionate e sono ancora in prigione fino ad oggi. Come il popolo di Mahmura, abbiamo vissuto tutte queste sofferenze, non c’è nessuno che voglia vivere in pace con la libertà delle nostre identità più di quanto non vogliamo noi.Altri di noi hanno deciso di assumere un ruolo attivo all’interno della Lotta Kurda di Liberazione, rimanendo sulle montagne per anni attraverso condizioni immensamente complicate al fine di proteggere la loro degna identità. Ciò era una risposta ad un altrimenti non risolvibile questione kurda, con ineguaglianze nelle condizioni di vita dei kurdi e ingiustizie vissute dai kurdi. Questa divenne la nostra lotta per la nostra esistenza, per una soluzione basata sulla democrazia, sull’eguaglianza e sulla libertà.Ogni conflitto deve avere il suo percorso di dialogo per una soluzione pacifica. Noi siamo fondamentalmente ed eticamente convinti che quando un problema è stato afferrato e reso aperto al confronto pubblico allora le parti in causa debbano recedere dall’uso della violenza e tentare una soluzione pacifica attraverso il dialogo. Crediamo fermamente che una soluzione possa venire soltanto da coloro che credono ed evocano la pace. Come è stato evidenziato dai conflitti presenti nel mondo, grazie alle circostanze uniche che abbiamo, possiamo raggiungere una soluzione pacifica attraverso il dialogo .Per questa ragione riteniamo il nostro contributo di tentare di scavalcare l’attuale impasse nel processo attuale come un passo cruciale. Con la coscienza delle nostre responsabilità per il proseguimento del processo di pace abbiamo risposta all’invito del nostro leader e alle speranze del nostro popolo di creare le condizioni di vivere assieme in pace e libertà. Nonostante tali tentativi non siano stati fruttuosi in passato, noi dimostriamo, ancora una volta, il volere del popolo Kurdo e della sua guida per una soluzione pacifica. Noi crediamo che tutti coloro che sentono la responsabilità per una soluzione pacifica rispetteranno e sosterranno la nostra iniziativa di pace. Il risultato di questa nostra fede è ciò che noi stiamo attuando, questo sacrificio come pegno da pagare a dimostrazione della nostra capacità di accogliere una risoluzione democratica. Crediamo che i rappresentanti del governo turco e coloro che sono a favore della pace risponderanno a questa iniziativa con la responsabilità che essa merita.Noi elenchiamo le nostre richieste affinché il nostro messaggio di pace possa avere vita:1. Che la road map disegnata dal nostro leader possa essere consegnata ai legittimi destinatari affinché possa avere avvio un dibattito pubblico.2. Che entrambi le parti in conflitto rispettino il cessate il fuoco affinché possa avere inizio un processo pacifico e democratico di risoluzione della questione kurda.3. Sulla base del riconoscimento della nostra identità kurda, che nella Costituzione sia garantita e protetta la nostra identità ed il nostro diritto a vivere liberamente, in eguaglianza e come parte di una Turchia democratica.4. Che sia possibile praticare liberamente la nostra lingua: parlarla, studiarla, svilupparla, che sia possibile vivere i nostri valori storici e culturali nella nostra geografia attraverso la nostra lingua madre.5. Che sia garantito il diritto di dare nomi kurdi ai nostri figli e sia garantito di educarli in kurdo.6. Che sia permesso di praticare la nostra storia, letteratura, cultura e musica come popolazione kurda e che sia permesso la loro preservazione ed il loro sviluppo.7. Che ci sia possibile unirci come kurdi e così prendere parte al processo politico democratico, esprimendoci liberamente.8. Che le città ed i villaggi del Kurdistan siano liberati dalle guardie di villaggio e dalla violenza governativa e che vi si possa vivere in sicurezza.9. Per la democratizzazione della Turchia, per la creazione di una Costituzione civile e democratica.Queste richieste sono la base per trovare una soluzione democratica alla questione kurda. Noi tentiamo di aprire un dibattito democratico e di produrre la pace in Turchia con tutta la comunità democratica. Facciamo questi passi al fine di portare avanti questa storica opportunità. Crediamo che la nostra iniziativa avrà successo e su queste basi salutiamo tutti coloro che sono in favore della pace. 19 ottobre 2009Gruppo per una soluzione pacifica e democratica

 
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La marcia zapatista del «Gruppo di pace» kurdo

Post n°202 pubblicato il 03 Novembre 2009 da gaibo

21.10.2009-Dal 19 ottobre 34 militanti del Pkk hanno varcato il confine tra Iraq e Turchia e si dirigono, disarmati e a piedi, ad Ankara. Portano una lettera di richieste per dare una possibilità concreta alla pace. Sono accompagnati, lungo il loro cammino, da migliaia di kurdi che li festeggiano e li incoraggiano. Il governo turco per ora li lascia fare, e anche questo è un fatto straordinario 34 militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan [Pkk] due giorni fa, il 19 ottobre, hanno oltrepassato, disarmati, la frontiera di Habur, tra Iraq e Turchia.Si autodefiniscono «gruppo di pace», il loro viaggio è stato ideato da Abdullah Apo Ocalan, leader del Pkk condannato all’ergastolo e detenuto dal 1999 nel carcere di Imrali. I 34 sono diretti ad Ankara a piedi, portano una lettera di richieste per la pace tra la Turchia e il popolo kurdo da presentare al governo. Per ora il governo turco non li ha fermati, e su tutti i giornali del paese è dato molto risalto all’avvenimento.Nei pressi di Silopi, appena entrati in Turchia, i membri del «gruppo di pace» sono stati prelevati dalle forze di sicurezza e interrogati da un giudice e cinque procuratori turchi. Poi però sono stati liberati e lasciati andare, e una volta superata la frontiera irachena hanno trovato ad attenderli lungo la strada migliaia di cittadini di etnia kurda, che li hanno accolti sventolando bandiere e scandendo slogan che chiedevano una soluzione pacifica per la questione kurda. Il loro cammino è accompagnato da due giorni da persone che li festeggiano e li incoraggiano.Sono richieste di buon senso, quelle portate dal gruppo di pace. «Nulla che vada oltre, in forma e contenuto, a ciò che il governo di Ankara dovrebbe riconoscere come diritti inalienabili dell’uomo in quanto nazione predisposta ad una politica filoccidentale», ha scritto Antonio Marafioti su Peacereporter.net.Nella lettera di richieste del comitato di pace [il cui testo integrale è su Peacereporter.net], si legge: «Al fine di sbloccare l’attuale momento di impasse della iniziativa di pace relativa alla questione kurda in Turchia e al processo di democratizzazione della Turchia, noi, il gruppo di pace che agisce in base alla storica iniziativa di Abdullah Ocalan, siamo venuti in Turchia per contribuire a creare delle solide basi per la pace. […] Una soluzione democratica della questione kurda offrirà le fondamenta per la democratizzazione e la stabilizzazione di tutta la regione. Per dare vita a questa possibilità noi siamo fiduciosi che, in primo luogo, le forze e le comunità che ne hanno la responsabilità approccino questo processo in una maniera delicata e piena di sensibilità. Quali siano le condizioni per una soluzione, la democrazia comunque non prevarrà senza una volontà comune. […]Ogni conflitto deve avere il suo percorso di dialogo per una soluzione pacifica. […]Noi elenchiamo le nostre richieste affinché il nostro messaggio di pace possa avere vita: 1. Che la road map disegnata dal nostro leader possa essere consegnata ai legittimi destinatari affinché possa avere avvio un dibattito pubblico; 2. che entrambi le parti in conflitto rispettino il cessate il fuoco; 3. sulla base del riconoscimento della nostra identità kurda, che nella Costituzione sia garantita e protetta la nostra identità e il nostro diritto a vivere liberamente, in eguaglianza e come parte di una Turchia democratica; 4. che sia possibile praticare liberamente la nostra lingua; 5. che sia garantito il diritto di dare nomi kurdi ai nostri figli e sia garantito di educarli in kurdo; 6. che sia permesso di praticare la nostra storia, letteratura, cultura e musica come popolazione kurda e che sia permesso la loro preservazione ed il loro sviluppo; 7. che ci sia possibile unirci come kurdi e così prendere parte al processo politico democratico, esprimendoci liberamente; 8. che le città ed i villaggi del Kurdistan siano liberati dalle guardie di villaggio e dalla violenza governativa e che vi si possa vivere in sicurezza».Ora sono due le questioni sul tavolo: la prima è l’accettazione da parte del governo Erdogan di una trattativa che parta dalla «road map» di Apo Ocalan, che non è mai stata resa pubblica; la seconda questione è la ferma condanna dell’opposizione nazionalista [Partito del Movimento nazionalista, Mhp] e di sinistra [Partito Repubblicano del popolo, Chp] ad un processo di distensione che prescinda dalla resa del Pkk alle autorità turche. «Se Erdogan e i suoi dimostreranno di poter varcare anche loro il confine tra i monti dell’odio e la terra del dialogo, probabilmente la Turchia otterrà la pace desiderata e l’ingresso a Bruxelles», scrive ancora Marafioti. «In caso contrario sarà difficile convincere per i decenni futuri un solo guerrigliero delle altre migliaia rimaste nel nord Iraq a tendere per primo la mano all’eterno rivale». Secondo Jonathan Head, corrispondente della Bbc da Istanbul, «la maniera in cui verranno trattati adesso sarà vista come una chiara indicazione della buona volontà del governo».

 
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15 anni di carcere richiesti per "opposizione kurda"

Post n°201 pubblicato il 10 Giugno 2009 da gaibo

SALİH YEŞİL DİYARBAKIR (DİHA) - Per 54 sindaci del DTP sono stati richiesti 810 anni di prigione,15 anni ciascuno,a causa di avere utilizzato "opposizione kurda" in un comunicatostampa.Alcune notizie provenienti dai giornali sono stati mostrati per dimostrare l'evidenza del caso.In Turchia,ogni giorno una nuova parola viene aggiunta ai termini vietati.Molta gente e' stata condannata al carcere a causa di avere usato parole come "guerriglia" e "mr" riferito a AdbullahOcalan e "opposizione Kurda" ha preso posto tra i termini vietati. 54 sindaci del DTP sono stati portati davanti alla corte a causa dell'utilizzo del termine "opposizione Kurda".I sindaci avevano fatto un comunicato stampa presso L'associazione dei giornalisti di Diyarbakir il 4 Marzo 2007 con l'intento di allentare le tensioni causate dalle dichiarazioni circa l'avvelenamento di Abdullah Ocalan in prigione.Nel comunicato stampa,letto dal sindaco della municipalita' metropolitana di Diyarbakir Osman Baydemir, e'stato dichiarato "gli sforzi dell'opposizione kurda e della voce popolare democraticaper superare il difficile programma e' conosciuto da tutti".Nell'ufficio del direttore della procura le indagini sono state condotte e la procura ha elaborato un atto di accusa.Attraverso alcune notizie pubblicate da alcuni quotidiani attraverso la parola "opposizione kurda" il pkk e' stato usato esplicitamente come pretesto per il caso.Nell'atto di accusa si afferma che ci sono notizie che attraverso la parola "opposizione kurda",Osman Baydemir che ha fatto il comunicato a nome dei 54 sindaci,esplicita il PKK.A causa dell'affermazione di Pkk come "opposizione kurda",gli oppositori agiscono in accordo con l'organizzazione terroristica,svolgono propaganda per l'organizzazione terroristica.Seguono alcune persone finite sotto processo per 15 anni di prigioneDiyarbakır Metropolitan Mayor Osman Baydemir, Batman former Mayor Huseyin Kalkan, Sırnak former Mayor Ahmet Ertak, Hakkari former Mayor Metin Tekce, Tunceli former Mayor Songul Erol Abdil, Yenişehir former Mayor Fırat Anlı, Baglar former Mayor Yurdusev Ozsokmenler, Kayapınar Mayor Zulkuf Karatekin, Sur Mayor Abdullah Demirbas, Ergani former Mayor Nadir Bingol, Bismil former Mayor sukran Aydın, Silvan former Mayor Fikret Kaya, Lice former Mayor Seyhmus Bayhan, Dicle former Mayor Abdullah Akengin, Kocakoy former Mayor Mehmet Kaya, Kurtalan former Mayor Murat Ceylan, Suruc Mayor Ethem Sahin, Viransehir former Mayor Emrullah Cin, Ceylanpınar Mayor İsmail Aslan, Cizre Mayor Aydın Budak, İdil Mayor Resul Sadak, Silopi former Mayor Muhsin Konur, Bostaniçi former Mayor Gulcihan Şimşek, Beytuşşebap former Mayor Faik Dursun, Kızıltepe former Mayor Cihan Sincar, Derik former Mayor Ramazan Kapan, Mazıdagı former Mayor Nuran Atlı, Nusaybin former Mayor Mehmet Tanhan, Dogubayazıt former Mayor Mukaddes Kubilay, Kucukdikili former Mayor Leyla Guven and Besiri former Mayor Burhan Korhan

 
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Turchia, condannato il sindaco di Sur per “propaganda terroristica”

Post n°200 pubblicato il 12 Maggio 2009 da gaibo

Osservatorio Iraq, 11 maggio 2009Abdullah Demirbas, sindaco del distretto di Sur (Diyarbakir) , è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per essersi riferito ad Abdullah Ocalan - leader in carcere del Partito dei lavoratori del Kurdistan - con l’appellativo di “signore”.Secondo l’agenzia Dicle News (Diha), nel corso di un’intervista alla emittente kurda in Danimarca Roj Tv Demirbas denunciò "gli attacchi alla lingua, alla identità e alla cultura kurda” , sottolineando che “l’importanza per i kurdi delle idee del signor Ocalan”.A detta della magistratura turca, le dichiarazioni incriminate configurano il reato di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”.In precedenza, e su decisione del ministero dell’Interno di Ankara, Demirbas era stato rimosso dalla carica di sindaco, in quanto la sua municipalità aveva fornito dei servizi pubblici in più lingue in modo da andare incontro alle esigenze della popolazione di Diyarbakir, in maggioranza kurda.Dopo il provvedimento del governo centrale, Demirbas si era ricandidato alla poltrona di sindaco ed era stato nuovamente eletto nelle consultazioni dello scorso 29 marzo.L’ultima condanna decisa dalla magistratura turca ha suscitato le proteste di diverse organizzazioni umanitarie.L’Associazione per la solidarietà con gli oppressi e per i diritti umani (Mazlumder) ha protestato contro la sentenza e contro alcuni recenti pronunciamenti che hanno colpito altri sindaci legati al filo-kurdo Partito della società democratica (Dtp).In tutti e tre i casi – afferma Mazlumder – i soggetti sono stati puniti per l’espressione pacifica delle poche idee, determinando così una violazione della libertà di espressione.(fonte: Bianet)

 
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