Creato da veleblu il 27/03/2008

CON IL SILENZIO

parlo allo specchio che riflette me stessa

 

 

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un ultimo abbraccio

Post n°416 pubblicato il 13 Ottobre 2009 da veleblu

Te ne sei andato. Adesso posso darti del tu, anche se dentro di me l’ho sempre fatto. Per quaranta anni della mia vita, sei stato il mio datore di lavoro, ti chiamavo Avvocato e ti davo del lei, ma tutti e due sapevamo che al di la del lavoro c’era un grande affetto tra di noi.
Sei stato come un padre, io sedicenne timida che affrontava il suo primo lavoro nel tuo studio, tu avvocato quarantasettenne, senza figli. Con me hai iniziato a sentirti padre, hai capito che lo potevi fare, che avevi molto da dare e così hai deciso di diventarlo adottandone uno.
Mi hai insegnato, tutto quello che tu eri. Ho imparato da te il “silenzio dell’azione”, ma anche “la macchina del pensiero”. L’accettazione, con dignità, di quello che non si può modificare, la sopportazione, il sacrificio, la coerenza e il senso del dovere.
Quante volte mi hai accarezzato con gli occhi benevolmente, quando ti raccontavo le mie difficoltà. Quante volte mi hai detto che “il bene non si dice, si dimostra”.
Il tuo lavoro ti portava ad adoperare una logica ferrea del ragionamento deduttivo, ma lo eri anche nella vita, io ho cercato di imparare, anche se qualche volta mi lascivo prendere dalle insicurezze, e quando capitava mi rincoravi, dicendomi, che anche questo vuol dire essere umani, che anche tu avevi le tue fragilità.
Mi hai portato nel tuo bosco narrativo, lasciandomi libera di decidere quale tipo di libri volevo leggere, dei tuoi saggi me ne parlavi sempre, così era come se li avessi letti, io ti raccontavo dei romanzi che leggevo, ridevi dicendo che ti saresti annoiato a leggerli, però poi mi chiedevi consiglio su che libro regalare a tua moglie. Quanti libri ci siamo scambiati.
Mi hai portato ad apprezzare la musica classica, la conoscevi a menadito, ti allietava la sera quando leggevi. Le canzonette d’oggi non ti piacevano, solo in questi ultimi anni, riascoltavi piacevolmente le vecchie canzoni degli anni “50”.
Mi manchi. Il tuo ricordo mi soterrà sempre. Tutti hanno bisogno di un eroe, e tu lo eri, lo sei: irraggiungibile per me.

 
 
 
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