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Un blog creato da marjella0 il 11/02/2011

VOGLIO LE ALI

per volare in fantasia...

 
 

VOGLIO LE ALI

 

Voglio le Ali

e come un deltaplano

planare dolcemente

sopra i tetti delle case

e sedermi ad ascoltare

la gente chiacchierare

raccontarsi tante storie

di un passato, del presente

e di un futuro che li attende,

di sogni e di chimere

di amori e tradimenti

e di…

angeli dormienti.

Voglio un battito di Ali

per frullare via i mali

che affliggono le genti

per tornare a volare

col sorriso nella mente.

 

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« Addio Giorgio

L'assurdo mestiere

Post n°53 pubblicato il 06 Luglio 2014 da marjella0
 

A TE Giorgio GRAZIE

per quella straordinaria bravura nel tratteggiare luoghi e personaggi

nei tuoi romanzi e le trame avvincenti che mi hanno tenuta incollata

alle pagine.. ma molto prima per le risate di cuore che mi hai fatto

fare con lo stralunato personaggio di Vito Catozzo, e la "pazza" Suor Daliso

e Carlino con quel suo "ti regalo un bel giumbotto"..

e poi le canzoni... tra tutte quell'assurdo mestiere che mi mette

i brividi ogni volta che l'ascolto.. un artista a tutto tondo...

un Grande Artista... mi mancherai tantissimo.

Buon viaggio Giorgio ovunque andrai il mio pensiero ti accompagnerà

 

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Commenti al Post:
marjella0
marjella0 il 06/07/14 alle 21:35 via WEB
Canzone tratta dal 4° ed omonimo Cd di Giorgio Faletti: Ci metterò la mani e un genio da inventore Ci metterò un dolore che so io Ci metterò l'asfalto e il sogno di un attore Che appoggia il manoscritto sul leggio E tirerò il cemento come un muratore sa non è possibile E tesserò una tela che sarà una vela grande e irrestringibile E tergerò la fronte con la mano aperta per il gran sudore E accorderò strumenti con il tocco esperto che ha un suonatore Mi metterò seduto li a impagliare sedie per sedermi insieme Mi stupirò di non averlo fatto mai e di averlo fatto bene Perché c'è sangue, c'è fatica, c'è la vita Anche se a volte ci si spezza il cuore In questa assurda specie di mestiere Benedetto tu sia per quel ciuffo di pelo nero Che se l'hai fatto tu non è cosa brutta davvero E per le storie eterne dei cartoni animati Per quei pazzi o quei saggi che li han disegnati E per quel che si mangia si respira e si beve Per il disegno allegro della pipì sulla neve E per le cose tonde e per le cose quadre Per le carezze di mio padre e di mia madre Per il futuro da leggere invano girando i tarocchi Per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi Perché tutto è sbagliato ed è così perfetto Per ciò che vinco e ciò che perdo se scommetto Tu sia benedetto Benedetto tu sia Per avermi fatto e messo al mondo E per quel che ho detto prima ti perdono Di non avermi fatto alto e biondo Ma così stupido e così vero Con l'eterna paura dell'uomo nero E del viso bianco come calce Di quella sua signora con la falce Che come tutti prima o poi mi aspetto E per cui altri ti han benedetto Ma io no Mi dispiace ma sono solo un uomo e non ne son capace Ma c'è una cosa che ti chiedo ed è un favore In cambio del bisogno del dottore Mentre decidi ogni premio e ogni castigo Mentre decidi se son buono o son cattivo Fa che la morte mi trovi vivo E se questo avverrà io ti prometto Che mille e mille volte ti avrò benedetto E se per caso non ci sei come non detto E avrò davanti agli occhi la mia mano aperta per il troppo sole E andrò verso la notte con il passo calmo del seminatore Aspetterò seduto lì per dare un nome all'ombra di qualcuno Che per un poco sembrerà sia tutti e non sarà nessuno Perché c'è sangue, c'è fatica, c'è la vita Anche se a volte ci si spezza il cuore In questa assurda specie di mestiere Che è l'amore
 
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CANTO DI GUERRA DELLE COSE

 

Quando diventerete vecchi rispetterete la pietra,
se per caso diventerete vecchi,
se per caso allora sarà rimasta qualche pietra.
I vostri figli ameranno il vecchio rame, il ferro fedele.
Riceverete gli antichi metalli in seno alle vostre famiglie,
tratterete il nobile piombo con la decenza che spetta al suo carattere dolce;
vi riconcilierete con lo zinco dandogli un soave nome;
con il bronzo considerandolo fratello dell'oro,
perchè l'oro non è andato in guerra per voi,
l'oro è rimasto, per voi, nel ruolo di bimbo coccolato,
vestito di velluto, avvolto nei suoi panni,
protetto dal risentito acciaio...
Quando diventerete vecchi, rispetterete l'oro,
se per caso lo diventerete,
se per caso allora,
di oro, ne sarà rimasto.

 

Joaquin Pasos (Granada, Nicaragua 1914 - Managua, Nicaragua 1947). Poeta, drammaturgo e saggista Nicaraguense.

 

 

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