Creato da votattilio2008 il 28/03/2008

A.T.T.I.L.I.O.

Attivisti Territoriali Terribilmente Incazzati Lievemente Inconsapevoli a Oltranza

 

 

« Il voto e il congressoPer non morire soffocati... »

Dedicato alle anime belle che girano armate di calcolatrice

 

Come promesso, ecco la seconda nota. buon fine settimana a tutti.

 

Girano nel nostro partito tante anime belle, che fanno gli unitari in pubblico e poi lanciano i macigni e minacciano in privato. E siccome sono notoriamente brutto, sporco e cattivo, a me, invece, le questioni piace dirle in maniera chiara, trasparente. Ai critici che sostengono che dire le cose come stanno danneggia il partito rispondo, come sempre, che il lavare i panni sporchi in famiglia, intanto fa parte di una metalità mafiosa che non mi appartiene, poi diventa del tutto ridicolo nella società della comunicazione. Chi ci fa perdere credibilità e consensi è chi si comporta in un determinato modo, non di chi denuncia quel comportamento.

 

Ma questo è un altro tema.

 

Molti di voi, e molti in maniera anche del tutto sincera, mi hanno criticato nei giorni scorsi come in passato per la mia eccessiva vis polemica (per i talebani, vuol dire che mi incazzo troppo). Vi informo che il tutto deriva da un dato genetico aggravato dalla provenienza geografica (Toscana) e quindi non può essere corretto (chi conosce mio padre non avrà difficoltà a capire). Rivendico però di aver sempre svolto nella mia attività politica una forte azione propositiva. Quando nei mesi scorsi mi sono candidato come coordinatore del Pd in X Municipio, tanto per fare un esempio recente, ho legato la mia candidatura a un preciso programma politico. Scritto nero su bianco e distribuito in assemblee pubbliche. E credo di essere stato uno dei pochi a farlo, in tutta Roma. Che nessuno, o quasi, l’abbia letto prima di votare è un altro dei sintomi del degrado del nostro Partito.

 

L’altra cosa a cui ho sempre tenuto è la libertà di pensiero. Anche qui un esempio chiarisce meglio cosa intendo. Correva l’anno 2001, ero responsabile dell’ufficio stampa del gruppo Ds alla Regione Lazio, capogruppo era Michele Meta. All’epoca anche coordinatore regionale della mozione Fassino insieme a Giraldi. A quel combattutissimo congresso io votai la mozione Berlinguer. Senza tra l’altro, e vorrei attribuirgli pubblicamente questo merito e questa correttezza, che Michele Meta pensasse a farmi qualsiasi forma di pressione. Una cosa è il lavoro, che credo di aver sempre svolto con la dovuta riservatezza e professionalità, un’altra è l’impegno politico che va svolto senza tener conto né di quello che pensa il tuo capo, né, tanto meno, dei possibili benefici che potresti avere da questo o quel comportamento.

 

Terzo punto, la campagna elettorale. Io, come molti altri, ho fatto campagna elettorale per il partito. Faccio notare alle anime belle che nel nostro territorio sono state organizzate quattro iniziative di questo tipo. La prima, al tennis club Garden, organizzata dai circoli di Capannelle, Anagnina, Cinecittà Est e Morena. Altre tre (in piazza per la miseria, riprendiamoci le piazze e i mercati come luogo della nostra iniziativa) organizzate dai circoli Capannelle e Anagnina che hanno messo in piedi una sorta di piccola festa de L’Unità itinerante. A queste iniziative sono stati invitati tutti i candidati del Pd ed è stata fatta propaganda per il voto al Pd. La quarta organizzata dal coordinatore e dalla segreteria del Pd del X Municipio, a largo Appio Claudio, c’erano quattro gatti e si distribuivano i santini dei candidati del coordinatore, ma questo fa parte delle miserie umane.

Per chi non lo sapesse sono iscritto al circolo del Pd di Capannelle.

 

Per organizzare queste iniziative mi sono preso le ferie, ho rinunciato a ore di straordinario, ho fatto ore in meno che dovrò recuperare pena la decurtazione dello stipendio. Vorrei sapere se chi ha fatto il galoppino elettorale di questo o quel candidato lo ha fatto con lo stesso metodo oppure ha potuto usufruire di permessi, servizi esterni e via dicendo, grazie alla benevolenza del suo datore di lavoro. Ricordo che chi lavora nelle segreterie di assessori, presidenti del consiglio provinciale e via dicendo è un dipendente pubblico a tutti gli effetti e viene pagato dalla collettività al pari mio, dipendente pubblico in seguito a un concorso vinto (chi fa commenti su questo sappia che sarà denunciato).

 

Detto questo, per la parte relativa alle preferenze, ho sostenuto – e sfido chiunque a dire il contrario – i candidati democraticamente decisi dal direttivo del mio circolo: Cioffredi, De Angelis, Milana. Abbiamo fatto (da soli) il materiale con le tre preferenze e queste abbiamo sostenuto. Provocando, a quanto mi dicono, anche parecchie proteste. Perché gli accordi presi a livello centrale erano rigidamente a coppia (Cioffredi De Angelis da un lato Gualtieri Milana dall’altro) e non era possibile fare cose diverse. Che volete, noi a Capannelle siamo parecchio strani. C’è stato addirittura chi, ma in questo caso trattasi di sottospecie talebana non dotata di intelletto, ha sostenuto che noi non potessimo sostenere la candidatura di Guido Milana. Come se fosse di un altro partito.

 

In campagna elettorale ho difeso questa scelta. Prima il partito, poi, in seconda battuta, queste tre preferenze. Ho polemizzato – e lo rivendico – con chi presentava programmi di un candidato prima di quello del partito e soprattutto con chi vedeva nelle elezioni europee una maniera per regolare i conti interni a suon di preferenze. Il motivo non lo ripeto, perché chiunque dotato di intelligenza minima dovrebbe capire che la cosa importante sono i voti presi dal Pd e non le preferenze. Il dato evidente a tutti l’8 giugno è stato il 26,1 per cento e non certo quanti voti aveva tizio rispetto a caio.

 

Dopo le elezioni, a chi mi aveva lanciato fini messaggi del tipo: “Bella rega’, tanto poi famo i conti l’8 giugno”, ho fatto notare che mi interessava di più parlare della disfatta del Pd che del successo di questo o quel candidato. E che se, malgrado questo, si volevano fare i conti, i conti si fanno sulle cifre. Le cifre, nel Lazio sono chiare. L’ordine di arrivo è Sassoli, Costa, De Angelis, Milana, Gualtieri. Punto. Altre valutazioni hanno la precarietà tipica di chi si arrampica su specchi unti abbondantemente di sugna.

 

Mi sono incazzato, e non poco, quando ho letto della marronata del capobanda romano dei talebani che, sui giornali, ha dichiarato che il voto romano indica una ripresa del Pd. Se il dieci per cento in meno è una ripresa, quando perdiamo il 5 cento cos’è, un trionfo inaspettato?

 

Di fronte a questo, diverse anime belle mi hanno detto che non sono costruttivo, che così non si fa il bene del partito. E poi in privato mi hanno spiegato che adesso andavano riaperti i conti sul regionale, mentre, per rimanere al territorio, nel X Municipio i conti erano stati chiusi dalle preferenze e che al congresso di ottobre ci avrebbero spazzati via. La natura del “ci”, visto lo stato attuale di confusione è del tutto misteriosa.

 

C’è stato perfino chi ha difeso il presidente del consiglio municipale del X Municipio (dicono iscritto al Pd) che ha fatto il rappresentante di lista (in quindici seggi) per il centro destra. Quelli più idioti si dichiarano addirittura conniventi di questi fatti. Una sorta di associazione a delinquere.

 

Tutte costruttive, le anime belle, mi hanno invitato al confronto delle idee. E io ci sono pure cascato, mi sono giustificato. Mi sono detto “avranno ragione, probabilmente sbaglio io”. Anche perché lo hanno fatto anche persone come Roberto Ceccarelli e Claudio Poverini che, al contrario degli altri, sono in buona fede.

 

Poi leggo che sei consiglieri del XIII Municipio, il giorno dopo le elezioni, hanno chiesto le dimissioni di Paolo Orneli da capogruppo. Motivo: le preferenze prese dalla coppia da lui sostenuta (Cioffredi De Angelis) non sarebbero proporzionate al peso che la componente Bettini Zingaretti ha in XIII Municipio

 

C’è di più, l’ex segretario regionale della sinistra giovanile, Giorgio Fano, su Facebook scrive: “Ora diamo una bella pulita anche al partito romano e regionale, anche se gia` una bella passata gliel`abbiamo data il 6 e 7 giugno!”. C’è chi, come il buon Quattrocchi, parla di buldozer da usare per asfaltare la corrente avversaria nel Pd. Occhio che l’asfalto è parecchio caldo.

Il tutto unito a giudizi sommari e offensivi verso Nicola Zingaretti e Roberto Morassut. Il quale Morassut, magari non mi starà neanche particolarmente simpatico, ma è l’unico che a Roma e nel Lazio abbia provato se non altro a sentire i circoli, a fare l’opposizione ad Alemanno, a far produrre materiale del partito da distribuire ai circoli. Del coordinatore provvisorio della Federazione di Roma nessuno parla. Scusate, scordavo che a Roma abbiamo vinto.

 

Salendo di livello si rivendicano assessorati regionali, presidenze del consiglio regionale, presidenze di società pubbliche. Ovviamente, siccome loro sono costruttivi, di tutto ciò si dovrà discutere, in base alle preferenze, soltanto dopo i ballottaggi. Intanto però lo diciamo sui giornali. Così, di sfuggita, tanto per dire qualche cazzata.

Altro che doppia morale. La morale vera è: voi dovete stare zitti, noi possiamo dire quello che ci pare perché siamo intoccabili.

 

Me cojoni, mi sono detto.

 

Allora mi sono messo a fare i conti. Nelle elezioni del coordinamento municipale del X ho preso il 38 cento dei voti. Dopo, negli incontri con il coordinatore municipale, il talebano Giulio Bugarini (segreteria assessore Mancini) non ho chiesto né posti in municipio né nella segretaria del Pd. Ho chiesto un luogo dove poter condividere la linea del partito. Ovviamente questo luogo non esiste, la linea del partito manco. Decide tutto il vero leader locale del Pd, il presidente Sandro Medici.

 

Poi ho ragionato sulle preferenze. Questo sono, a quanto risulta al Comune di Roma l’inappellabile responso dei seggi sui candidati del Pd, i principali, nel X Municipio: Sassoli 10737, Costa 3271, Milana 3187, Gualtieri 3146,  Cioffredi 1444, Mori 1312, Laurelli 1291, De Angelis 1291.

 

Posto che da noi c’erano due assi contrapposti uno fra popolari lato Costa, lettini, talebani e rutellidi (reggerà quest’asse? Mah?) l’altro costituito da sinistra (Cioffredi) e bettinidi (Cioffredi De Angelis) anche se si tratta di operazione da cui perdiamo qualcosa (io ho sostenuto e votato Cioffredi De Angelis Milana, lo ricordo) per calcolare il peso di ciascun asse basta sommare il numero delle preferenze e fare le percentuali. Facciamo pure che tutte le preferenze prese dalla Costa abbiano valenza locale e tutti sappiamo che non è proprio così. Ma ci metto tutti. Spero che siamo tutti d’accordo nel non attribuire ad alcuno le preferenze del capolista.

 

Allora il totale è questo:

Costa-Milana-Gualtieri: 9604

Cioffredi-De Angelis-Laurelli: 4026

Mori: 1312

 

Le percentuali relative sono:

Popolari lato Costa+rutellidi+talebani = 64%

Bettinidi+Sinistra= 26%

Popolari lato Mori= 8%

 

Ore nel nostro Municipio la situazione è questa:

assessori: due talebani, un popolare lato Costa. Capogruppo: talebano (dice di essere super partes ma non ci crede manco lui), presidente del consiglio municipale: rutellide (dice lui, ma fra qualche mese tornerà a casa Battaglia), vice presidente: neo talebano. Commissioni consiliari: 1 rutellide, una talebana, una sinistra, 1 lettino, 1 Udc (che volete fare essendo stravaganti abbiamo cercato di comprare un pezzo dell’opposizione, ma l’operazione non è un granché riuscita. Vota a favore solo quando sono cose proposte da lui).

 

Pd: coordinatore talebanissimo, vice coordinatore popolari lato Costa, segreteria: tutta fra loro, saranno una decina abbondante.

Bisognerebbe aggiungere che il presidente del Municipio, a parole di estrema sinistra, più a sinistra di Fidel Castro e dei centri sociali di tutta Italia messa insieme, è in realtà più talebano di Mancini, Marroni e Latino sommati fra loro.

 

Insomma le percentuali delle cariche, facendo il semplice conto all’ingrosso senza attribuire nessun peso, è questa: talebani+rutellidi+popolari lato Costa+lettini = 11 pari al 91.66 per cento

Resto del mondo= 1 tendente allo zero. E quell’uno è rappresentato dalla prsidenza di una commissione consiliare. Per di più sempre scavalcata quando si tratta di questioni “riservate” a pochi sodali come l’assegnazione di spazi pubblici nel X Municipio.

 

Depurando i dati dai voti personali si può dire, realisticamente che nel Pd del X Municipio circa il 35 per cento è rappresentato da bettinidi+sinistra, 25 per cento talebani, 30 per cento rutellidi, 8 per cento popolari lato Costa, 5 per cento popolari lato Mori, 2 per cento lettini. E’ una valutazione personale ma credo si avvicini molto alla realtà. Basta considerare i voti personali della Costa e la scarsa attitudine a chi viene da una cultura “vecchio Pci” a chiedere il voto di preferenza. Eccetto i talebani che ormai possono dare ripetizioni a tutti gli altri. E c’è da ribadire che l’asse con i rutellidi non si sa quanto possa tenere in futuro perché da noi, potrà sembrare strano, sono brave persone.

 

Stando così le cose, come “rappresentante” della minoranza uscita dall’elezione del coordinatore municipale dovrei chiedere un riequilibrio immediato. Come minimo a noi tocca: un assessore, il vicepresidente del consiglio, il vice coordinatore municipale. Come minimo.

 

Questa è la logica delle anime belle che fanno discorsi costruttivi in pubblico e si presentano con la calcolatrice di ultima generazione alle riunioni a porte chiuse.

 

Dovrei farlo, ripeto, anche per rispetto alle tante persone che hanno seguito un percorso insieme a me dalla nascita del Pd e che hanno il diritto di essere rappresentate.

 

Dovrei farlo, ma non lo faccio, perché io con questa immondizia che sta affossando il progetto del Pd non ci voglio entrare manco di striscio. Ci tengo all’etica, alla questione morale, alle idee. Ho bisogno di guardarmi allo specchio senza vomitare nel lavandino. Sarò strano, ma i miei genitori prima, Enrico Berlinguer poi, mi hanno insegnato a essere così.

 

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