La lettera.

 

Noio vulevon savuar.

 

Compare nipote.

 

Ultimi commenti

Vedo che anche tu SEGUI TOTO'! OGNI VIENI A...
Inviato da: tommy812007
il 10/12/2007 alle 12:43
 
Troppo gentile...grazie mille....
Inviato da: fedor_2007
il 11/11/2007 alle 01:05
 
ormai è storia, è leggenda. nessun commento. bellissimo...
Inviato da: vignetorosso
il 10/11/2007 alle 21:34
 
Grazie mille...troppo gentile....ciao :)
Inviato da: fedor_2007
il 28/10/2007 alle 10:42
 
Complimenti scrivi molto bene.
Inviato da: merrygate1971
il 28/10/2007 alle 09:06
 
 
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Creato da: fedor_2007 il 16/10/2007
Votantonio.

 

 

L'albero natalizio.

Post n°17 pubblicato il 20 Dicembre 2007 da fedor_2007

Guardo il mio albero di Natale. Bellissimo perchè l'ho fatto io (non l'albero, già esistente in natura, bensì l'addobbo più che altro). Dunque bellissimo, (evviva la modestia eh?!) ma in fondo in fondo uguale a tantissimi altri abeti natalizi ricoperti da fili, palline di ogni genere e colore, stelline e lucette variopinte. Guardo le lucette che si accendono e si spengono subito dopo. Per tornare l'istante successivo di nuovo ad illuminarsi e a sfoggiare i loro colori brillanti. Luce e buio. Si susseguono. Quasi si rincorrono. Vanamente. Senza mai coincidere. Senza mai incontrarsi. Guardo l'albero. Guardo le luci. E guardo una piccola, verde, agreste e anche commerciale metafora della nostra esistenza. Già, riesco a vedere una metafora anche in un semplice addobbo natalizio che poi tutto sommato consiste nient'altro che in un agglomerato di rami e colori. La stanza che si illumina. La stanza che si oscura. Come una qualsiasi giornata. Come una qualsiasi esistenza. In cui chiunque può sentirsi in un momento vicino alle stelle per una gioia pazzesca ed essere catapultato agli inferi subito dopo da un improvviso dolore. E viceversa ovviamente. Le luci colorate che brillano e danno colore anche a tutto ciò che le circonda. Alle palline. Ai fili. All'albero stesso. Alla stanza. Come un attimo di felicità che ci fa apparire d'incanto tutto roseo. Che ci fa scovare il bene intorno a noi portando via i pensieri cattivi e bui. Le luci colorate che si spengono e portano nella semioscurità ciò che c'è vicino. Come una lacrima che appanna la vista e affanna il respiro. Che sciocco in fondo che sono. Trovare una metafora della nostra vita anche in quei piccoli concentrati di cariche elettriche eterocromiche. Ma forse in tutto c'è una metafora di qualcosa. Luce e buio. Sorriso e lacrima. Giorno e notte. Gioia e dolore. Sogno e realtà. Amicizia e solitudine. Serenità e angoscia. Melodia e rumore. Poesia e prosa. Amore e odio. Mare e abisso. Perdono e rancore. Solidarietà e egoismo. Vittoria e sconfitta. Razionalità e istinto. Divertimento e noia. Abbondanza e miseria. Coerenza e opportunismo. Ascesa e caduta. Gloria e polvere. Chiarore e nebbia. Coraggio e paura. Rispetto e intolleranza. Sazietà e fame. Facce della stessa medaglia. Parti della stessa mela. Che si inseguono incompatibili e ineludibili nella vita di tutti i giorni. Si inseguono come le piccole luci del mio albero.

 
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Le mie classifiche: film italiani.

Post n°16 pubblicato il 30 Novembre 2007 da fedor_2007
 

  1. TOTO', PEPPINO E... LA MALAFEMMINA.   -   (1956)

  2. MISERIA E NOBILTA'.   -   (1954)

  3. SIGNORI SI NASCE.   -   (1960)

  4. TOTO' A COLORI.   -   (1952)

  5. TOTOTRUFFA '62.   -   (1961)

  6. LA BANDA DEGLI ONESTI.   -   (1956)

  7. GUARDIE E LADRI.   -   (1951)

  8. UN TURCO NAPOLETANO.   -   (1953)

  9. LETTO A TRE PIAZZE.   -   (1960)

  10. I TARTASSATI.   -   (1959)

 
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Le mie classifiche: film stranieri.

Post n°15 pubblicato il 30 Novembre 2007 da fedor_2007
 

  1. PSYCO. (Psycho)   -   (1960)

  2. LA FINESTRA SUL CORTILE. (Rear window)   -   (1954)

  3. IL DELITTO PERFETTO. (Dial M for murder)   -   (1954)

  4. L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO. (The man who knew too much)   -   (1956)

  5. LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE. (Vertigo)   -   (1958)

  6. GLI UCCELLI. (The birds)   -   (1963)

  7. INTRIGO INTERNAZIONALE. (North by northwest)   -   (1959)

  8. NOTORIOUS, L'AMANTE PERDUTA. (Notorious)   -   (1946)

  9. MARNIE. (Marnie)   -   (1964)

  10. CACCIA AL LADRO. (To catch a thief)   -   (1955) 

 
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La storia del barattolo.

Post n°14 pubblicato il 24 Novembre 2007 da fedor_2007

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d’accordo e dicono di si. Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si. Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Anche questa volta gli studenti rispondono con un si unanime. Il professore velocemente aggiunge due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Allora gli studenti si mettono a ridere. Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita… Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose… Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia”. Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè. Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffé con un amico!”.

 
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I tuoi occhi e il mare in burrasca.

Post n°13 pubblicato il 19 Novembre 2007 da fedor_2007

E mi perdo dentro ai tuoi occhi, ancora una volta. Vorrei non deviare il mio sguardo dalla loro placida profondità e continuare a perdermi in essi. Quasi cullandomi alla luce del loro scintillìo. Ma ancora una volta non sono abbastanza bravo. Ancora una volta preferisco fuggire dal loro vortice. Dalla corrente che mi assale mentre navigo nei loro abissi. Preferisco fuggire senza provare a nuotare. Senza evitare di  trovare un appiglio che mi possa trarre in salvo. Senza cessare di ricorrere alla consueta, desolante fuga. Ma non sono abbastanza bravo per provare a nuotare. E allora fuggo. Trovo riparo lontano da quegli occhi. Volgo lo sguardo altrove e in quell’altrove trovo rifugio. Come un naufrago scampato per un soffio alla tempesta. E placo la fatica. Forse non ti accorgi della mia fuga spaventata. O forse sì. Forse sì. Ma riesci ad assecondare il mio bisogno di placare la fatica. Ti ascolto e ti osservo senza guardarti mentre odo il dolce suono delle tue parole. E ogni tanto torno a guardare quel mare dalla riva su cui sono approdato. Come quel naufrago che torna a guardare il mare minaccioso dall’isola su cui ha trovato la salvezza ormai quasi inattesa. Ma è una salvezza che non vivrà a lungo. Durerà solo per un pò. E’ una salvezza temporanea che si limita solo a celare un pericolo costante e pronto a riemergere. Ti ascolto e ogni tanto torno a guardarti. Poi quando tutto è passato torno a pensare al momento difficile del pericolo e del naufragio. Ed è inevitabile pensare che quel momento potrebbe tornare. Tornerà senz'altro. E mi spaventa l'idea di doverlo affrontare di nuovo. Forse se avessi tentato. Se avessi provato a nuotare in quelle acque profonde e bellissime. Forse avrei smesso di restare su quell’isola. Su quell’appiglio temporaneo. Non credo che avrei raggiunto la terraferma ma forse avrei almeno smesso di temere e di sentirmi minacciato ad ogni accenno di tempesta. Almeno avrei abbandonato quell’isola. Rifugio effimero. Ma forse quella è la mia isola. Forse il fato l’ha scelta per me quell’isola. E allora continuerò ad avere timore del temporale quando arriverà un pò di pioggia. Quando le nubi torneranno ad apparire minacciose. E continuerò a perdermi nella profondità del mare dei tuoi occhi meravigliosi. Continuerò a perdermi arrancando. Affannandomi disperatamente in cerca di un sostegno che mi riconduca sulla mia isola. Che mi riporti quasi per inerzia al mio rifugio effimero. Se solo avessi imparato a nuotare. Se solo smttessi di cercare un appiglio tra le onde. Isola isola perché non sparisci? Perché non smetti di ospitarmi fingendo di aiutarmi? Quale potere mi riporta da te contro la mia volontà? Lasciami affogare in quell’oceano placido. Ma poi non lo vedrei più. Non potrei più fare di quello sguardo la mia oasi tempestosa. Non avrei più quegli istanti di magica nostalgia. Di malinconica serenità. Il pericolo di affogare. Il pericolo di salvezza. Il pericolo di perdere il desiderio di perdermi. Il pericolo di non poter più temere quei pericoli. Affrontarli tutti. O la mia isola. Unica amara certezza.

 
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Vulvia-Guzzanti.