Creato da Web_London il 15/04/2015

Note a margine

A volte di vince, a volte si perde ma la lotta è sempre impari

 

« Quando lasci andare ...

Attese e disattese

Post n°880 pubblicato il 22 Marzo 2024 da Web_London


Anni fa, a casa di un amico notai appeso al muro un ritaglio di giornale con una foto.
Raffigurava un uomo anziano sul ciglio della strada sotto casa.
Aveva l'aria preoccupata e sembrava aspettare qualcosa.
O qualcuno.
"Cos'è questo?" chiesi incuriosito.
Mi raccontò che si trattava di un padre che stava aspettando il figlio ignaro che un paio di ore prima avesse avuto un incidente stradale e si trovasse nell'obitorio del'ospedale poco lontano.
Il fotografo era arrivato con la sua auto subito dietro la volante dei Carabinieri andati li per dare al padre la notizia ed era riuscito a cogliere l'attimo terribile in cui l'uomo si trovava sul ciglio della strada in attesa del ritorno a casa del figlio.
Una foto terribile e sconvolgente per la sua crudeltà.
Neglia anni ho pensato spesso a quella foto e l'ho avuta molte volte davanti agli occhi della mia mente.

Quante volte è capitato anche a te di dover aspettare qualcosa o qualcuno?
Non intendo star lì con le mani in mano senza far nulla a sperare che qualcosa ti cada dal cielo e arrivi la Befana a risolvere ogni cosa e portarti quello che più desideri.
Quello va bene per i bambini, o forse nemmeno più per loro.
No, non intendo certo questo.
Voglio solo dire, quando le carte che hai davanti te le sei giocate tutte, quando ogni cosa deve ormai fare il suo corso e non c'è più spazio per far nulla, quante volte è capitato anche a te di metterti l'anima "più o meno" in pace e di aspettare?
A me qualche volta è capitato e penso sia capitato anche a te.

Di solito, io mi siedo sulle scale
Mi siedo sugli ultimi gradini della scala di casa mia, mi accendo una sigaretta e la fumo piano.
E aspetto.
Ascolto il rumore della notte e di qualche macchina che da lontano passa di fretta giù in strada.
Qualche volta mi sono anche chiesto dove diavolo stessero andando quelle persone e se c'era da qualche parte qualcuno o qualcosa che le stesse aspettando o se anche loro correvano lasciandosi alle spalle solo un gran rumore che si sarebbe disperso nell'aria dietro di sé confondendosi nei rumori della sera.

C'è una grande differenza tra "aspettare" o "essere aspettati".
Nella vita mi sono trovato su entrambe le sponde e ti confermo che sapere e rendersi conto da che parte del fiume si sta fa un'enorme differenza.
Negli anni, ci sono stati momenti in cui, teminata ogni possibilità di intervento, mi sono seduto sulle scale ad aspettare
In tempi più lontani seduto ad aspettare una telefonata che non arrivava mai.
Qualche volta poi è arrivata, qualche volta no.
In anni più recenti, arrivati ad un certo punto non rimaneva altro che aspettare e aver pazienza.

Ci sono stati momenti in cui stare sulle scale non mi bastava, non ci stavo più dentro.
In quei casi ho messo due stracci nell'auto e son partito anche se poi, quando sono arrivato a destinazione, non ho trovato nessuno ad aspettare me e mi sono reso conto di aver vuto una pessima idea.
Se ne è valsa la pena io questo non lo so, ma ti dirò, non me ne sono mai pentito.
Non ne potevo fare a meno, forse sarebbe stato così importante saper aspettare ma era così forte e urgente anche la mia voglia di partire.
Sarà l'ansia ma alle urgenze io non so resistere, aspettare mi costa fatica, non riesco a starmene fermo, ho bisogno di andare, di far qualcosa, qualsiasi cosa che mi possa inventare.
In questi ultimi anni, però, mi sono anche reso conto che non "sempre" e non "su tutto" possiamo decidere solo noi, che il coniglio dal cilindro non sempre lo abbiamo e se c'è lo sanno tirar fuori solo i maghi.
Sarà l'età oppure sarà semplicemente che nella mia testa ci sono dei pensieri diversi e delle priorità diverse, da qualche tempo mi sono accorto che ho imparato ad aspettare anche se mi sento morire e impotente davanti alle prove che la vita ti mette davanti.
Dovrei accettare di fare solo la mia parte ma faccio fatica a restare dalla mia parte del fiume e non buttarmici dentro raggiungendo a nuoto la riva opposta.

Ho sempre avuto un grande difetto, la presunzione di voler avere ogni cosa sempre sotto il nostro controllo e di saper governare da solo il mio mondo e che se stavo io alla guida si sarebbe andati sul sicuro.
Purtroppo mi sono accorto mio malgrado che non è così, a volte c'è la necessità di fare un passo indietro e di saper aspettare con calma e pazienza
Di stare sulle scale.

Come recitava quel pezzo, «l'ultima luce, l'ultima insegna accesa», io la vedo così; quando hai fatto la tua parte e senti che in quella particolare situazione sei al finale dell'ultima scena, un attimo prima che il sipario si chiuda e gli spettatori se ne tornino nelle loro case, quando capisci che oltre non si va e che tutto quello che ti resta da fare è aspettare e tu lo fai e basta.
Stai lì e aspetti.
Sulle scale.

 

 
Rispondi al commento:
SoloDaisy
SoloDaisy il 23/03/24 alle 22:36 via WEB
Vivere nell'attesa o nell'attesa vivere? Un caro saluto ;)
 
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