la terza via

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Prima di iniziare questo post, chiedendomi quale fosse la parola che definisce l’uso corretto dei termini, non ridete, ma senza l’aiuto di Google avrei detto “dizionària”. Stavolta la sapevo pure, di quelle parole che hai sulla punta della lingua, ci sei proprio vicino, poi basta un bacio e, fanculo la ricerca. Ci son cose che possono aspettare. La dizionària sarà oggetto di quel dopo dove gli argomenti verbali latitano perché i sensi, pur di raggiungere la vetta, desertificano la mente e, dopo, è come stare in ascensore. Al massimo qualche monosillabo.
“A cosa pensi?”
“No, avevo una parola sulla punta della lingua… quella che definisce l’uso corretto dei termini…”
“Terminologia?”, dice alzandosi.
“Proprio quella”, rispondo e penso “grazie al cazzo, le è venuta subito, non perché ne sa più di me, ma solo perché nel trambusto delle lingue era scivolata dalla punta della mia fino alla sua”.
Sentendo il rumore della caldaia che si accende, sorrido pensando che il bidet si sta godendo quello spettacolo della natura in primo piano. Di lui non sono geloso perciò sorrido e intanto ho il tempo di tornare alla terminologia e, più specificamente, a quella nostra stupida fossilizzazione sulla ricerca dei contrari di ogni termine. Quella tara culturale con la quale ci siamo ridotti a pensare solo in un perimetro fatto di due estremi: un termine ed il suo contrario, e non siamo più capaci di saltare il fosso; di pensare che possa esserci anche qualcos’altro. No, oltre gli estremi ci vietiamo di andare e quindi: bene e male, dritto e rovescio, ricchi e poveri, bianco e nero, guerra e pace, vero e falso, realtà e finzione, alto e basso, vuoto e pieno, amore e odio, dittatura e democrazia, utopia e distopia.
Ci siamo talmente rincoglioniti che questo modo di pensare è diventato “cultura” e non ne usciamo. Noi che se solo volessimo immaginare una società diversa, e sarebbe il caso di farlo, non ne siamo capaci perché abbiamo uno schema mentale ormai atrofizzato. Un pensiero pendolare che quando proviamo ad immaginare qualche alternativa a quella puttanata che chiamiamo democrazia del voto, ecco che non siamo capaci di andare oltre quello che riteniamo sia il suo contrario ovvero il concetto di dittatura; e se pensiamo ad una società nella quale c’è uguaglianza nel diritto, ecco che non siamo capaci di andare oltre il comunismo; e quando pensiamo al comunismo, la fermata successiva è l’utopia e là finiamo perché l’utopia è una strada inutile, ma lo è soltanto per chi non ha più voglia di sognare. Noi che, grazie a qualche pazzo coraggioso e strafottente come Galileo, ci siamo buttati dietro migliaia d’anni d’imbecilli irrazionali e pure arroganti; oggi, intanto, siamo tornati ad essere terrapiattisti del pensiero e non riusciamo più a saltare il fosso restando imprigionati fra l’utopia e la distopia. Nemmeno ci accorgiamo che intelligenza, fantasia e voglia, le abbiamo lasciate oltre quel fosso che non riusciamo più a saltare. Quell’intelligenza, fantasia e voglia che, invece, non hanno limiti e paure perché sanno che c’è sempre una terza via.
Pensieri che nascondo frettolosamente sotto al letto mentre lei torna fra le lenzuola. Così, per cancellare quella pausa e tornare indietro nel tempo, le dico che mi è mancata e, stavolta, sulla punta della lingua non ho parole smarrite ma solo voglia della sua. Con gli occhi, le dita e le labbra, la scorro piano come una mappa, cercando una terza via e, quando la trovo, prima di percorrerla, come con un pennarello la cerchio per bene con la lingua.
la terza viaultima modifica: 2020-04-09T13:05:56+02:00da arienpassant

4 pensieri riguardo “la terza via”

  1. Non solo l’aborto, pure il coito interrotto! ero lì lì per commentare e voilà, post sparito…comunque stavo per scrivere che l’avevo trovato divertente ma che non c’avevo capito granché 🙂

  2. ah, che bella lettura a metà del pomeriggio. Questa volta ti sei quasi superato: hai spaziato dalla metalinguistica alla politica, dal lessico comune a due amanti alla distopia che appartiene a tutti e a nessuno. E infine, in punta di lingua, un accenno all’eros. Sei in stato di grazia?

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