Over The Life Romanzo Completo di Caterina Costa

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Over The Life

Romanzo Completo

Di Caterina Costa

 

Primo Capitolo – L’Asta

 

– Ciao stallone! – disse Liane avvicinandosi al bancone del bar, dove era intento a bere la sua birra Lucas.

La ragazza le buttò le braccia al collo e gli stampò un bacio sulle labbra – Che facciamo, andiamo di sopra a divertirci come l’ultima volta? – gli chiese poi con tono speranzoso.

Lucas si voltò verso di lei per ammirarla meglio, era una ragazza bellissima, bionda con occhi azzurri e grandi.

Ogni volta che si trovava a Londra, faceva una capatina in quel bordello perché gli piaceva stare in sua compagnia.

Quel locale non era male come posto, in tutta la sua lunga vita ne aveva visti di peggiori, il solo fatto che non fosse una bettola gli bastava.

Lucas, ragazzo bellissimo che in quella Londra del 1875 si trovava a suo agio, non era una persona come tutti gli altri, per questo riusciva ad ambientarsi molto velocemente in ogni situazione.

Era sicuramente avvantaggiato dal fatto di avere una lunga esperienza di vita alle spalle, infatti, era presente sulla terra da più di 100 anni e sempre con lo stesso giovane aspetto.

Il ragazzo in realtà si sentiva come un animale costretto a vivere di notte per nascondersi dalla luce del sole.

Quella era solo una delle condizioni per poter continuare ad esistere in quel mondo, l’altra era di doversi nutrire del sangue delle persone normali.

Possedeva, inoltre, delle doti particolari che lo aiutavano anche in condizioni sfavorevoli, in altre parole era un vampiro.

Si era forzato a vivere in completa solitudine, perché tutti vogliono uccidere quello che non conoscono e che viene identificato come il male.

Lucas sapeva bene di non essere una brava persona, non lo era nemmeno prima di diventare un abominio.

Era consapevole di essere pericoloso, per questo cercava di stare il più possibile per conto suo lontano dai guai.

Si nutriva succhiando il sangue degli animali anche se, quando ne aveva l’occasione, non disdegnava quello umano.

Ogni tanto svolgeva dei lavori per poter guadagnare qualche soldo e avere così la possibilità di sfogare uno dei suoi istinti più sviluppati, quello di possedere una donna.

Avrebbe potuto farlo anche in altri modi, ma non voleva farsi notare evitando così domande del tipo, come mai non invecchi? Perché non ti vedo di giorno?

Dalle sue esperienze passate aveva imparato che l’anonimato era una buona difesa.

Dal canto suo Liane ogni volta che se lo ritrovava lì, smetteva per qualche minuto di odiare quel lavoro, dato che era sempre costretta a fare la carina con chiunque potesse pagare.

Lucas però era un ragazzo bello con capelli neri spesso arruffati e occhi color cielo, ma soprattutto era un bravissimo amante, instancabile!

– Liane Amore mio! Sono contento che tu non sia occupata con qualcun altro, perché ho proprio voglia di strapazzarti – le disse Lucas attirandola a sé prendendola per la vita

– Lo sai che per te! Io sono sempre libera – il bacio che gli diede dopo aver pronunciato quelle parole, non lasciava dubbi su quanto fosse felice di lavorare quella sera.

Il ragazzo cominciò a baciarle il collo, la sua parte preferita, perfetto e lungo, poi con la mano destra spostò la camicia che le ricopriva il seno, in modo da poterlo raggiungere più comodamente con le labbra e baciarlo avidamente.

– Che mi dici andiamo di sopra? – chiese ancora Liane mentre gli metteva le mani tra i capelli compiaciuta dal modo in cui lui la stava apprezzando.

– Signori carissimi siamo pronti a cominciare! – urlò qualcuno. Quelle parole attirarono l’attenzione di Lucas che si voltò nella direzione della voce.

Un uomo, robusto, vestito di nero che teneva un bastone in mano, si era posizionato su una specie di panca in modo da poter essere visto da tutti.

Poi sbattendo il bastone per terra cercando di avere gli occhi dei presenti su di sé disse – Miei cari voglio sappiate che questa sera… possiamo tenere un’altra delle nostre… aste! –

– Che succede? – chiese incuriosito Lucas

– Non mi dire che non conosci la moda del momento – rispose con tono scocciato Liane

– Di che cosa stai parlando? –

– Il padrone compra delle ragazze giovani e poi mette all’asta la loro verginità -.

Lucas percepì dal suo tono una nota di disappunto, aveva sentito parlare della compera delle vergini ma non gli era mai capitato di partecipare.

A giudicare dall’aspetto degli uomini che attendevano come lupi la loro preda, di sicuro non avrebbe potuto permettersi di prenderne parte, decise comunque di guardare perché incuriosito da tutto quel trambusto.

– Ho capito… non andiamo più a divertirci – gli disse Liane

– Tranquilla, ci divertiremo sono solo curioso di vedere –.

Mentre le diceva quelle parole la baciò anche se con gli occhi era occupato a guardare nella direzione del banditore.

– Miei cari signori… questa sera abbiamo merce di prima scelta. Una bellezza straordinaria, capelli castani e occhi scuri, pelle splendida, liscia come una rosa e… come ciliegina sulla torta… candida e pura. Uno splendido fiore mai stato colto che entri… LA VERGINE! -.

A quel punto un uomo grosso trascinò a fatica nella stanza una ragazza avvolta in una coperta e quando finalmente riuscì a farla smettere di dimenarsi, la scoprì rivelandone la creatura che c’era nascosta.

Tutti rimasero senza parole, persino Lucas si staccò da Liane e si avvicinò per poterla vedere meglio, era bellissima con dei lunghi capelli castani e un viso angelico.

Dopo qualche secondo di stupore, da parte dei presenti in sala, cominciarono a volare offerte da ogni direzione della stanza. Ogni uomo presente nel bordello faceva un offerta, perché tutti volevano avere la possibilità di toccare quella giovane dalla bellezza straordinaria.

La ragazza rimase immobile, le lacrime silenziose scendevano rigandole viso, ad un certo punto il banditore si avvicinò a lei e fece cadere anche la misera vestaglia che le ricopriva malamente il corpo.

Fu così costretta a rimanere davanti ai presenti solo con una sottoveste bianca completamente trasparente.

Era come se il suo giovane e bellissimo corpo fosse senza veli dato che si poteva vedere ogni più piccolo dettaglio.

Naturalmente dopo quel gesto le offerte cominciarono a diventare ancora più alte, Lucas sapeva benissimo di non avere abbastanza danaro per poter partecipare a quel massacro, ma non riusciva a smettere di guardarla.

La poverina ormai sopraffatta dall’’umiliazione, si lasciò andare, ma prima che potesse toccare terra l’’omone, che poco prima l’’aveva trascinata con la forza, la prese in braccio, continuando a tenerla in bella vista davanti a tutti, nonostante lei avesse perso i sensi.

Vinse l’asta un signore alto tutto vestito di nero, che a giudicare dalla cifra pagata, doveva essere un nobile e quando il suo gorilla si avvicinò per prendere il premio, la delusione si poteva leggere negli occhi dei presenti.

Attraversando la stanza l’uomo passo vicino a Lucas e lui riuscì a sentire distintamente il battito del cuore della ragazza, ancora svenuta, ignara di quello che le sarebbe successo.

Nonostante tutto ritornò da Liane che lo aspettava ansiosa, Lucas l’’abbracciò e si fece guidare da lei in una delle stanze.

Intanto Eva apriva lentamente gli occhi, quando nella sua mente riaffiorò il ricordo del posto in cui era stata costretta a stare, con un balzo si alzò dal letto dove era stata poggiata

– Ciao! – le disse un uomo dai lunghi capelli neri seduto su una sedia di fronte al lei, tenendo in mano un bastone – Lo sai che sei davvero bella! – fece poi avvicinandosi.

Eva era come paralizzata, rimase immobile davanti al letto

– Come ti chiami? – le domandò poi l’’uomo girandole intorno

– Eva! – rispose la ragazza impaurita

– Un nome bellissimo – continuò a dire l’’uomo posizionandosi dietro di lei, mentre con la mano le accarezzava il braccio, la ragazza chiuse gli occhi come se quel gesto servisse a proteggerla, ma quando li riaprì se lo ritrovò davanti.

Aveva un sorriso beffardo stampato sulle labbra, mentre con la mano destra le accarezzava i lunghi capelli castani.

Lei reagì a quel gesto colpendolo al braccio e tentando una fuga.

La sua intenzione era quella di raggiungere la porta il più velocemente possibile.

Quando ci arrivò tentò di aprirla ma inutilmente, probabilmente perché era chiusa a chiave a quel punto si voltò e vide l’’uomo che la fissava, era talmente sopraffatta dalla paura che sentiva le lacrime salirle in gola, si paragonò ad un animale in gabbia con nessuna possibilità di fuga.

– La prego! Per favore mi lasci andare – sapeva benissimo che era inutile chiederlo ma sperava di riuscire a prendere tempo in modo da trovare una soluzione qualunque

– Non mi dire che sei davvero così ingenua! – le rispose l’uomo avvicinandosi – Secondo te… dopo tutto il danaro che ho dato al tuo padrone ti lascio andare così, solo perché tu me lo chiedi? –

– Lui non è il mio padrone – ribatté Eva facendo un passo in avanti cercando di allontanarsi il più possibile

– Ma guarda… cominci a cacciare fuori le unghie, mi piace – l’uomo rimase immobile aspettando il momento giusto per poterla afferrare – Vedrai che dopo un po’ ti abitui a questo lavoro –

– Non credo accadrà mai, signore – gli rispose guardandosi intorno

– Speri ancora di uscire da questa stanza senza fare quello per cui ho pagato, bene mia cara TI SBAGLI! -.

Il tono dell’uomo era cambiato e dalla velocità con cui si era buttato su di lei, si capiva benissimo che aveva finito la pazienza.

Con forza la scagliò sul letto mettendosi sopra, poi si liberò del bastone così da poter utilizzate tutte e due le mani, Eva naturalmente si dimenava sperando di essere capace di liberarsi da quel peso, ma lui, usando tutta la sua prestanza, riuscì a bloccarla.

Si sentiva spacciata e quando l’uomo cominciò a baciarla, come risposta gli diede un morso costringendolo ad urlare dal dolore

– Brutta… puttana… come ti permetti! Adesso ti insegno io l’’educazione – le urlava mentre allentava la presa, lei approfittò di quell’’attimo e lo spinse indietro con tutta la sua forza.

Il rumore della serratura che si apriva le diede una speranza di fuga, scese velocemente dal letto cercando di raggiungere la porta e poter così uscire da quell’inferno.

Mentre lo faceva qualcosa la colpì alla spalla destra, subito dopo un dolore lancinante la fece svenire di nuovo.

Chi l’aveva comprata prese il coltello che teneva nascosto dentro il bastone e l’’aveva trafitta, poi rivolgendosi all’’uomo che era entrato nella stanza in aiuto al suo padrone, gli disse – Mettila su letto ed esci! Voglio prendermi quello per cui ho pagato prima che muoia – mentre lo diceva tolse il coltello conficcato nella spalla della ragazza.

Non ebbe nemmeno il tempo di ripulirlo dal sangue che se lo ritrovò conficcato nella pancia.

Avvenne tutto ad una tale velocità che, chi stava prendendo Eva dal pavimento, non si era reso conto dell’accaduto.

Sentì invece il morso sul collo fatto da Lucas per potergli succhiare il sangue, fino a quando non cadde per terra privo di vita.

Il ragazzo sentiva le voci delle persone richiamate dal trambusto sempre più vicine, senza perdere tempo prese la ragazza in braccio e la portò fuori da quella stanza.

Quando si sentì al sicuro si fermò, la poggiò per terra e cominciò ad osservarla.

La sua veste era sporca di sangue, con un gesto delicato le tolse i lunghi capelli dal viso, sentendosi stranamente impacciato, timoroso anche solo di sfiorarla.

I suoi occhi scivolarono sulla ferita notando quanto fosse grave, decise allora di farla vistare da un dottore.

Ne conosceva uno che, per qualche moneta, curava chiunque senza fare domande.

Dopo aver ripulito la ferita il dottore, non completamente lucido, si avvicinò a Lucas e gli disse

– Mi dispiace, ma non credo che ce la farà a sopravvivere, il taglio è profondo ed ha già cominciato ad infettarsi –

– Non si può fare niente per salvarla? – gli domandò con tono supplichevole Lucas, per tutta risposta però il dottore cominciò a scuotere la testa con lo sguardo basso.

Era stato tutto così veloce che non aveva avuto il tempo di fermarsi a pensare, le parole del dottore lo avevano turbato.

Per un pelo non si era fatto smascherare, rischiando la vita per salvare una ragazza che nemmeno conosceva.

Lasciata la stanza del dottore portò Eva nel suo rifugio, lontano dalle luci di Londra nascosto tra alcune rocce, dove durante il giorno poteva stare nascosto.

La poggiò sul misero giaciglio che era riuscito ad arrangiare, mettendosi seduto di fronte a lei senza smettere di guardarla, quando le accarezzò la fronte si rese conto che la febbre era salita, doveva prendere una decisione.

La guardava esitante, in dubbio se condannarla a vivere per sempre, come un animale costretto a nascondersi, era la cosa giusta da fare.

Il fatto che fosse bella e giovane lo confondeva annebbiandogli la mente.

Alla fine in tutto il suo egoismo si rese conto di non voler rinunciare a lei.

Durante tutta la sua esistenza non aveva mai trasformato nessuno e adesso aveva paura di sbagliare nel farlo.

Iniziò a spostargli i lunghi capelli dal collo stordito dall’odore del sangue che fuoriusciva dalla ferita.

Con molta delicatezza le si avvicinò e usando i sui canini arguti glieli conficcò nel collo prendendo in pieno la giugulare.

Assaporò il sangue della ragazza in modo avido sentendo il suo lamento mentre le succhiava la vita, la vicinanza tra i loro corpi gli provocava eccitazione, cosa che succede ad ogni vampiro che si nutre del sangue umano.

Per lui era difficile mantenere la lucidità perché i sui sensi stavano diventando come un fuoco che aveva bisogno di bruciare.

Cercava di mantenersi concentrato fino a quando, con profondo dispiacere, si rese conto di dover smettere.

Poi si procurò una ferita sul polso facendo uscire del sangue e avvicinandolo alla bellissima bocca della ragazza e la costrinse a bere.

Dopo aver compiuto quel gesto si mise seduto accanto a lei, si ripulì del sangue che gli era rimasto ai lati della bocca e aspettò.

Presto il morso avrebbe fatto effetto, iniziando così la trasformazione che le avrebbe dato la vita eterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Capitolo – La Trasformazione

 

Lucas la guardò sudare e lamentarsi, quando Eva perse i sensi cominciò ad avere paura.

La voltò sul fianco per dare un occhiata alla ferita ma per farlo fu costretto a spostare la veste piena di sangue che la ricopriva.

Si ritrovò sotto gli occhi il corpo di lei completamente nudo e davanti a tanta perfezione, si sentì incapace di smettere di ammirarlo.

La ragazza, di cui non conosceva nemmeno il nome, aveva una pelle candida nonostante tutto e quando finalmente portò il suo sguardo sulla ferita alla spalla, si rese conto che fortunatamente non sanguinava più.

Era tardi, stava per giungere l’alba e Lucas sentiva ancora il piacevole sapore del sangue nella sua bocca che gli ricordava il suo bisogno di nutrirsi.

Quella sete insoddisfatta l’avrebbe sentita anche la sconosciuta, appena sveglia, in un modo talmente forte da dover imparare a gestirla e placarla.

Non gli rimaneva molto tempo quindi, decise di andare a cercare nei dintorni, qualche animale da sacrificare per i loro bisogni.

Lo fece alla velocità della luce perché voleva esserci quando si sarebbe risvegliata.

Il modo in cui Lucas cacciava solitamente non era poi molto diverso, tutto grazie alla sua capacità di muoversi tanto rapidamente che gli animali, non si rendevano nemmeno conto della sua presenza, quindi non avevano scampo.

Di solito le prede che catturava erano più grandi e dopo averli dissanguate, li seppelliva in modo da non farli ritrovare, purtroppo era riuscito a catturare solo due conigli, non volendo perdere altro tempo si accontentò.

Rientrato al rifugio nascosto tra le rocce, notò che la ragazza era nella stessa posizione in cui l’aveva lasciata.

Si avvicinò a lei e le toccò la fronte constatando che era fredda, quindi la febbre era scesa.

Mentre la stava sfiorando lei si voltò e molto lentamente aprì gli occhi.

Lucas spostò subito la mano, rimanendo immobile sotto il suo sguardo perso e confuso, lei non riconoscendolo si spaventò.

Di scatto si mise seduta sul misero giaciglio e d’istinto portò la mano nel punto dove qualche ora prima aveva sentito un forte e insostenibile dolore, stupita di non trovare nessuna ferita, le sembrò di aver vissuto un incubo.

Lucas sorrise felice di essere riuscito a salvarla, la osservava mentre lei con lo sguardo spaventato cercava di ricordare cosa fosse accaduto.

Eva ancora stordita, ricordava solo l’uomo che pretendeva di prenderla con la forza, ma chi fosse il ragazzo in piedi davanti al letto lo ignorava.

– Come ti senti? – le domandò Lucas rompendo quel silenzio

– Bene… Credo. Ma tu chi sei? – chiese Eva senza alcun timore, sembrava che il fatto di trovarsi in quel posto con uno sconosciuto non le provocasse alcun tipo di apprensione

– Mi chiamo Lucas Swon – rispose il ragazzo mettendosi seduto accanto a lei

– Io Eva Lontaire, ma come ci sono finita qui? – faceva le domande una alla volta perché si sentiva la testa scoppiare e quindi ci metteva un po’ a coordinare le parole

– Mi trovavo anche io all’asta e… quando ho sentito le tue urla, sono entrato nella stanza e ti ho portato via –.

Naturalmente doveva raccontarle tutto, ma voleva farlo con cautela perché non sapeva come lei avrebbe reagito.

– Quindi… non era un incubo è accaduto tutto sul serio – Eva era confusa ricordava il dolore alla spalla nitidamente, inconsciamente ritoccò il punto dove aveva ricevuto il colpo

– Già… anche il fatto di essere stata colpita è reale –

– Ma come è possibile, non ho nessuna ferita- continuava a toccare quel che rimaneva della veste e non riusciva a comprendere come mai se era stata colpita, sul suo corpo non ne era rimasto alcun segno.

– Mi hai portato da un dottore? – gli domandò

– Sì – rispose Lucas

– Doveva essere davvero bravo! – .

Eva aveva sentito parlare delle grandi capacità dei dottori e di come salvavano le persone compiendo dei veri e propri miracoli, ma non le era mai capitato di conoscerne uno.

Lei purtroppo non poteva permettersi le loro cure, l’unica cosa che poteva fare quando stava male era chiamare Agnes, la sua vicina che con miscugli strani riusciva, quasi sempre, a curare le persone povere.

– A dire la verità, il dottore che ti ha visitato, mi ha detto che… saresti morta cosi… – Lucas si fermò e abbassò lo sguardo

– A quanto pare si è sbagliato – ribatté Eva guardandolo incredula

– Non esattamente! In realtà tu dovresti…- non ne capiva il motivo, ma gli era difficile dirle la verità e temendo di non riuscire a sopportare il suo sguardo si allontanò

– Continua! – gli disse lei alzandosi dal letto e raggiungendolo

– Come mai sono ancora viva? Dimmi quello che mi è successo –

– Sono stato io… io ti ho salvata! –

– Ma come? –

– Ti ho fatto diventare immortale, come lo sono io –.

Pronunciò la frase tutta d’un fiato perché purtroppo, non conosceva un altro modo per dirle la verità

– Che cosa vuol dire? – Eva era molto confusa, non riusciva a capire quello che era accaduto

– Ti ho trasformata in una creatura della notte! – sbottò alla fine Lucas.

Eva cominciò a piangere, era stata tramutata in un mostro.

– Ma perché lo hai fatto? Perché non mi hai lasciato morire, invece di condannarmi alla dannazione eterna! –

Lucas non sapeva cosa dirle, non voleva essere paragonato a quei tizi che si proponevano di comprare il suo corpo, tanto meno farle pensare di averla salvata solo per avere in cambio qualcosa da lei anche se per qualche ragione a lui sconosciuta, l’attrazione che provava nei suoi confronti non era facile da tenere sotto controllo.

– Io mi sento male… sento qualcosa che mi fa venire il mal di testa – Eva si portò le mani tra i capelli, c’era qualcosa nella stanza che le provocava dolore

– lo so… ascolta, è l’odore del tuo sangue, lo sento anche io, devi placare quell’istinto ti devi nutrire –

Lucas si avvicinò a lei e prendendole il viso tra le mani la costrinse a guardarlo.

Eva fissò quegli occhi color cielo e sentì una fitta allo stomaco, non capiva più nulla era come se tutte le sue emozioni e sensazioni provocassero un incendio dentro il suo corpo.

Continuava a guardare il suo viso, era così bello e senza rendersene conto lo accarezzò

– Eva ascoltami! Adesso tutti i tuoi impulsi stanno cercando di prendere il sopravvento, non devi permettere che accada – Lucas la guardava cercando di mantenere la calma, conosceva il momento subito dopo la trasformazione, era come essere colpiti da un fulmine, con la differenza che invece del dolore si prova piacere

– Prendi! – le disse porgendole un coniglio morto afferrato con una mano, perché non voleva staccarsi da lei

– Non posso non è una cosa giusta io…- Eva smise di guardarlo

– Ascolta niente di quello che ti è successo questa sera è giusto – Lucas la costrinse nuovamente a guardarlo – Devi nutrirti perché appena placato questo istinto ritornerai in te –

– Mi dispiace io non farò mai quello che vuoi tu! Non posso succhiare il sangue ad un animale morto -.

Senza aspettare oltre Lucas addentò il povero coniglio e cominciò a dissanguarlo, Eva che cercava in tutti i modi di resistere alla tentazione, si sforzava di non guardare, ma iniziò a sentirne l’odore.

Lucas si bagnò le mani con il sangue e le mise vicino al viso della ragazza, sapeva che le sarebbe stato impossibile resistere.

Eva non si girò, ma quando lui le toccò le labbra sentì un piacevole sapore, fino a quando, arrendendosi ai suoi impulsi cominciò a leccare le mani del ragazzo succhiandone ogni singola goccia.

Quando le mani furono completamente pulite, Eva si voltò e vide le labbra di Lucas piene del sangue dell’animale, istintivamente si avvicinò a lui e cominciò a leccarlo.

La ragazza provava emozioni sconosciute, quasi inconsciamente prese il viso di Lucas tra le mani e con la bocca lo esplorò tutto, le piaceva sentire la sua pelle morbida.

Istintivamente aprì le gambe e si mise a cavallo su di lui che con le mani la teneva per i fianchi mentre Eva si muoveva in modo sensuale e passionale, tanto da fargli perdere quel controllo faticosamente mantenuto fino a quell’istante.

Sentire quel corpo sulle sue cosce mentre lo baciava con avidità non lo faceva ragionare, le prese la nuca con la mano e la guidò fino a far incontrare di nuovo le loro labbra, cominciando a fare dei giochi con la lingua.

Eva si sentiva libera da ogni inibizione, lo baciava mettendoci un impeto che non sapeva di possedere, accarezzare il suo corpo bello e perfetto le faceva venire voglia di lui.

– Eva fermati! – le disse pentendosi subito delle parole appena pronunciate – Tieni prendi questo – fece poi porgendole l’altro coniglio.

La ragazza senza dire nulla spostò la sua attenzione dalle labbra di Lucas al collo dell’animale morto.

Lo addentò facendo spuntare dei canini affilati come un’arma pronta per essere usata.

Lucas le stava vicino mentre Eva si nutriva per la prima volta, ripensando a quanto era stato difficile resistere al suo modo di fare.

Nonostante dentro di sé sapeva di aver fatto la cosa giusta, i suoi istinti lo spingevano a continuare quello che la stessa ragazza aveva iniziato.

Lucas riuscì a reprimerli, perché Eva era la cosa più pura che avesse mai toccato durante tutta la sua lunga vita.

Quando la ragazza terminò, si raggomitolò come una bambina, sentendosi in colpa per quello che aveva fatto alla povera bestia, mentre le lacrime le rigavano le guance, si ripromise di smettere di essere debole, orami era costretta a vivere nell’oscurità, per sempre.

– Eva ti senti bene? – le domandò Lucas

– Adesso che cosa devo fare? –  lo chiese la ragazza singhiozzando, senza però voltarsi a guardarlo

– Adesso devi vivere! Ti sembrerà strano ma non è poi così terribile, ora non sei più debole e indifesa, ma hai della forza dentro te che ti rende una nuova persona e solo tu puoi decidere chi essere -.

La ragazza si voltò verso di lui incredula, le frasi che stava pronunciando Lucas le sembravano assurde, come poteva dire quelle cose sapendo che la loro condanna era eterna.

– Ascolta! Devi riuscire a trovare il modo di andare avanti perché adesso puoi fare tutto quello che vuoi –.

Lucas voleva a tutti i costi farle capire di averle dato una nuova opportunità, naturalmente il prezzo da pagare era alto ma ormai, nessuno le poteva più fare del male.

– Sono sicura che le tue parole sono dette in buona fede, ma io non la vedo in questo modo –

– Basta! Non dire altro, ora riposiamo ne abbiamo bisogno tutti e due, e domani vedrai che le cose ti sembreranno migliori -.

Lucas aspettò sveglio fino a che lei scivolò in un sonno profondo, dopodiché le si sdraiò accanto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terzo Capitolo – La Nuova Vita

 

Eva riaprì lentamente gli occhi ancora bagnati dalle lacrime, sperando di aver vissuto un brutto incubo e di essere ancora al sicuro a casa sua.

Desiderava sentire ancora una volta i passi compiuti da suo fratello, Nico, di dieci anni che arrivando accanto a lei assonnato, le chiedeva qualcosa da mangiare perché aveva fame.

Ogni mattina Eva, infatti, si alzava per andare dalla loro vicina Agnes che possedeva delle galline a prendere un uovo fresco da poter dare a Nico.

S’immaginava di essere ancora per le strade del suo paese, dove tutti si conoscono e si aiutano, soprattutto nei momenti più difficili.

Per lei e Nico era come appartenere ad una grande famiglia anche perché, le persone che conoscevano il suo patrigno, erano al corrente del comportamento violento che aveva nei loro confronti.

Sentiva la mancanza delle persone a lei care che con il loro affetto le riscaldavano il cuore.

Poi si voltò verso Lucas che ancora dormiva e guardandolo si domandò se avrebbe più potuto provare emozioni, ma soprattutto se aveva un cuore che batteva dentro di sé.

Istintivamente si portò la mano al petto sperando di cogliere qualche battito ma non fu così, anzi sentì il suo corpo gelido.

Eva avvertì le lacrime rigarle il viso, subito le ripulì con le dita imponendo a sé stessa di non piangere perché adesso era una nuova persona.

Persa nei suoi pensieri non si rese conto che Lucas la fissava

– Ciao! – le disse quando i loro occhi si incrociarono – Come ti senti? –

– Non lo so! – gli rispose, in realtà doveva ancora capire come vivere in un corpo senz’anima

– Sai cosa facciamo adesso? – le disse Lucas alzandosi in piedi e prendendole la mano – Usciamo a trovare dei vestiti puliti -.

Eva cercò di percepire il calore di quel contatto purtroppo però sentì la mano di Lucas gelida.

Alzò la testa e iniziò a guardarlo nei suoi fantastici occhi azzurri e solo a quel punto avvertì il calore che lui riusciva trasmetterle con lo sguardo.

Lucas piegò la testa verso destra e poi si avvicinò a lei, intimorita da quella strana sensazione che aveva provato

– Va bene! – rispose poi sorridendogli, stupita del fatto che la sola vicinanza del ragazzo la facesse sentire al sicuro.

Lucas prese la coperta e gliela poggiò delicatamente sulle spalle, poi abbracciandola la guidò verso l’uscita del rifugio.

Eva sentiva le gambe che tremavano, ma continuò a camminare sorretta dalle braccia di Lucas.

Niente e nessuno poteva più farle del male anzi, ora poteva difendersi da chi voleva sottometterla.

Quando furono fuori l’aria gelida della notte la colpì, dandole un senso di potenza.

Stranamente non sentiva né freddo né paura di affrontare la strada a piedi nudi, con passo incerto iniziò a camminare in direzione della città che poteva vedere in lontananza, illuminata dalle luci delle lanterne accese.

Raggiunti i margini del posto, Lucas si fermò ad osservare la gente che camminava, rideva e parlava rendendo viva la Londra notturna

– Io vado a cercarti qualcosa da mettere, tu aspettami qui! –

– Perché non posso venire con te? – Eva si stupì del fatto che Lucas volesse lasciarla da sola in quel posto pieno di gente

– Perché così faccio prima, posso muovermi velocemente e prendere tutto il necessario senza farmi vedere –

– Perché non mi insegni come fare, così posso scegliere io quello che dovrò indossare –.

Eva si sentiva piena di energie e pronta ad imparare, ovviamente Lucas desiderava solo proteggerla, non lei voleva rimanere da parte mentre la sua nuova vita cominciava.

– Sono consapevole della tua voglia di imparare ma… per questa volta è meglio se faccio da solo – poi prendendole il mento tra le mani le disse – Ti prometto che imparerai a sfruttare tutte le capacità che hai acquisito durante la trasformazione, ma devi avere pazienza -.

Eva era come ipnotizzata da quello sguardo e senza controbattere accennò un timido sì con la testa.

Non ebbe il tempo di rendersene conto che Lucas già non era più accanto a lei.

Ferma ad aspettare rinchiusa nella coperta cominciò a pensare a suo fratello Nico, preoccupata del fatto che lui era rimasto da solo a vivere con il patrigno.

Anche se lei e Nico non erano veramente fratelli, il bene che provavano l’uno per l’altro li faceva diventare tali.

Sua madre Nadine, ostetrica del paese, aveva incontrato Ralph Froben, padre di Nico, quando la moglie era morta di parto.

Nadine qualche anno prima era stata abbandonata dal marito e viveva da sola con la figlia.

Era talmente dispiaciuta di non essere riuscita a salvare la giovane puerpera, da decidere di non abbandonare il piccolo appena nato.

Conosceva bene la reputazione di Ralph, nonostante questo va a vivere insieme all’uomo e al figlioletto, portando Eva dentro la casa del diavolo.

Nadine lavorava e badava ad Eva e Nico in modo da non far mancare niente a nessuno dei due, i problemi iniziarono quando Ralph, sempre più spesso ubriaco, le rubava i soldi che guadagnava per potersi mantenere anche il vizio del gioco.

La donna dopo anni di soprusi, stanca della situazione, lo affronta cercando di sbatterlo fuori di casa, in modo da poter vivere una vita normale insieme ai ragazzi.

Disgraziatamente però durante la lite cade sbattendo per terra con la testa, morendo sul colpo.

Eva ripensando a tutto quello che aveva dovuto subire la madre provò rabbia, aveva solo dodici anni quando lei morì, lasciandola da sola.

Poteva benissimo andarsene ma non voleva abbandonare Nico, decise quindi di rimanere in quella casa anche se Ralph, la costringeva a pulire i pavimenti della locanda del paese per pochi denari, pur di potersi pagare qualche bevuta.

La collera la fece sobbalzare, provocando la caduta della coperta, le sembrava di esplodere provando quelle emozioni forti.

“Ecco quello che devo fare… vendicarmi di chi mi ha costretto a diventare così!” pensò dentro di sé, quasi sollevata di aver trovato uno scopo che potesse giustificare, almeno per il momento, la sua maledetta vita eterna.

Intanto Lucas entrava in ogni casa, sperando di poter trovare dei vestiti per Eva, ma niente di quello che vedeva gli sembrava adatto a lei.

Il tempo passava velocemente e nonostante la fretta, nulla gli pareva tanto bello da poter accarezzare il corpo della ragazza.

Passando accanto ad una carrozza vide una persona parlare con una donna molto elegante e dal comportamento fine, si capiva benissimo che era una nobile.

Il ragazzo rimase stupito nel notare che la donna indossava abiti maschili.

Aveva visto pochissime signore farlo e tutte quelle che gli era capitato di vedere, appartenevano alla nobiltà.

Si fermò ad osservarli, perché gli piaceva l’idea che Eva indossasse quegli abiti.

Aspettò quindi il momento giusto per potersene impadronire felice del fatto che la corporatura delle due donne era simile.

Stava già pensando come agire per prenderle i vestiti, quando la vide entrare in una locanda e salire in una stanza.

Lucas la seguì, aprì piano la porta e la intravide mentre si spogliava, solo in quel momento si rese conto che sotto il cappello c’erano dei setosi capelli biondi e quando finalmente rimase senza vestiti non poté fare a meno di ammirare quanto fosse bella.

Cominciò a sentire il forte impulso di possederla, ancora più amplificato dal fatto di non essersi nutrito, ma il pensiero di Eva da sola ad aspettarlo era stranamente più forte di tutto.

Esitò fino a quando i vestiti furono tutti sul letto, solo a quel punto entrò nella stanza e li prese.

Naturalmente la donna non si rese conto di nulla e Lucas tutto soddisfatto, ritornò velocemente da Eva.

Quando la raggiunse la vide agitata e nervosa, Lucas lo attribuì alla fame.

– Eva stai male? – le chiese premurosamente

– Io… mi sento ribollire! Non ne conosco il motivo ma e come se… mi mancasse qualcosa –

Lucas la guardava camminare nervosamente, poi con tono sicuro la prese per mano e le disse

– Vieni con me -.

Si avventurarono nelle tenebre, in mezzo ai boschi e nonostante fosse buio pesto, Eva si rese conto di riuscire a vedere perfettamente.

Lucas che ormai si considerava la sua guida, si fermò e le chiese – Lo senti? –

– Che cosa dovrei sentire? –

– Silenzio…- fece lui mentre nelle tenebre più scure le appoggiò il dito indice sulle labbra – Se ti concentri ci riesci, ascolta…-.

Pur essendo confusa Eva fece comunque quello che Lucas le aveva detto si concentrò chiudendo gli occhi, svuotando la sua testa da ogni singolo suono.

Finché ad un tratto riuscì a sentirlo all’inizio delicatamente, ma ogni secondo che passava lo avvertiva sempre più forte, “Tutu… tutu… tutu… tutu…”.

– Lo sento! – disse quasi sottovoce – Non capisco di che cosa si tratta ma riesco a percepirlo –

– Non ti far distrarre dai tuoi pensieri ascoltalo e basta – le rispose Lucas standole vicino

“Tutu… tutu… tutu… tutu…” si concentrò sul suono cercando di capirne la provenienza, “Tutu… tutu… tutu… tutu…” lo sentiva sempre più chiaramente, “Tutu… tutu… tutu… tutu…”

– Il cuore! Sento il cuore di un animale – disse stupita della sua scoperta

– Brava! Ora lasciati guidare dal tuo istinto –

Eva sentiva quel suono dentro di sé e come fosse la cosa più naturale del mondo, immaginò di raggiungerlo, catturarlo e di nutrirsi con il suo sangue.

Quando riaprì gli occhi si ritrovò con un piccolo coniglio morto tra le mani.

– Ma come…-

– L’istinto, devi imparare a dominarlo – Lucas era lì accanto a lei con un altro animale morto tra le mani a quel punto senza aspettare che lui le dicesse altro, fece uscire fuori i canini affilati e addentò bramosamente il collo della povera bestia, gioendo del senso di appagamento che sentiva nel succhiarne il sangue.

Quando tutto finì si misero seduti vicini, appoggiati con la schiena ad un albero e compiaciuti della buona caccia, rimanendo fermi in silenzio ad osservare la luna.

Eva si voltò a guardare Lucas cercando di entrare nella sua testa e leggere tutti i suoi pensieri, ma si scoprì imbarazzata per quello che era capace di creare con la sua fantasia.

Quelle immagini e quei comportamenti sembravano fuori dal suo controllo, le capitava ogni volta che lui le stava vicino.

Di scatto si alzò e guardandolo dall’alto gli chiese – Non sei riuscito a trovare dei vestiti per me? –

Gli disse la prima cosa che le era venuta in mente, perché si sentiva colpevole per i suoi pensieri torbidi

– Si certo! Anche se devo ammettere che è stato più difficile del previsto –

– Come mai? – gli chiese incuriosita Eva, mentre lui era impegnato a togliere i vestiti dalla sacca in cui li aveva messi per evitare di perderli

– Lascia stare. Tieni spero che vadano bene –

– Grazie! – disse lei con stupore quando si rese conto che non erano esattamente come se li aspettava

– Se non ti piacciono io…-

– No! È solo che mi ha sorpreso la scelta, ma va bene – con un passo si nascose dietro l’enorme albero che poco prima li aveva sorretti e dopo essersi levata la veste ormai ridotta a brandelli, indossò il pantalone nero e la camicia di morbida seta dello stesso colore, felice di scoprire che le calzava tutto a pennello persino gli stivali erano perfetti per il suo piede.

Quando terminò di legarsi la fascia nera alla vita, si mise davanti al ragazzo che aspettava con pazienza che lei fosse pronta a farsi vedere.

Lucas rimase folgorato quando la vide, bellissima con i suoi lunghissimi capelli che gli arrivavano alla vita, dove la fascia sottolineava la sua figura perfetta.

Aveva dovuto combattere contro se stesso per non andare dietro l’albero, perché sentire la seta morbida compiere un suono delicato quando le sfiorava la pelle, lo faceva eccitare.

– Allora? – gli chiese Eva vedendo che lui non si esprimeva

– Bene! Si… insomma ti stanno bene – Lucas si passò la mano tra i capelli, doveva diventare più bravo a nascondere le sue emozioni perché presto anche lei sarebbe stata in grado di leggere i comportamenti di chi le stava intorno

– Sembra che io e l’uomo a cui appartenevano, abbiamo la stessa taglia, non è strano? –

– Non tanto, visto che li indossava una donna –

– Vuoi dire che le donne si Travestono da maschi! Non mi è mai capitato di vederle –.

Eva si guardava i vestiti incredula e felice perché li trovava molto comodi – Lo sai sono molto contenta della scelta che hai fatto. Aspetta… – in quell’attimo gli passò un terribile pensiero nella testa – Non l’’avrai…-

– No… stai tranquilla, non posso dire che era felice di darmeli, ma ti posso garantire che non l’ho toccata, ho solo preso i suoi vestiti -.

Stranamente si fidava di quello che Lucas le aveva detto, non riusciva a spiegarselo ma sapeva che le stava dicendo la verità.

– Che cosa vuoi fare adesso? – le chiese il ragazzo avvicinandosi ancora di più a lei e dopo averle spostato i capelli dalla spalla, le sistemò il bottone della camicetta rimasto aperto

Eva vide la mano di Lucas avvicinarsi alla camicetta e quando chiudendo il bottone le sfiorò la pelle, le parve di sentire un brivido attraversarle il corpo.

Il ragazzo compì quel gesto senza pensarci, ma quando lesse l’imbarazzo negli occhi di Eva, si pentì subito di averlo fatto

– Scusami… volevo solo…- balbettava come un ragazzino sorpreso con le mani nel barattolo della marmellata

– Non ti preoccupare non è colpa tua – Eva non era abituata ad avere una tale confidenza con qualcuno, in particolare con un ragazzo – Io non… si insomma lo sai, c’eri anche tu all’asta, quindi per me non è semplice tutto questo –

– Ti chiedo ancora scusa, ho fatto una cosa stupida –

– Per quanto riguarda quello che vorrei fare adesso! – Eva si schiarì la voce e cambiò subito argomento, sperando che anche Lucas terminasse quel discorso molto imbarazzante

– Dimmi… –

– Voglio ritornare a casa mia e prendere mio fratello – Eva lo osservò cambiare espressione, intuendo che lui non la considerasse una buona idea

– Così tu hai un fratello –

– Sì! Ha dieci anni ed è rimasto da solo con il mio patrigno – cercava di mantenere la calma, ma ripensare alla situazione di Nico le faceva ribollire il sangue.

– Ascoltami bene, perché non è facile per me pronunciare queste parole, ma non credo sia possibile – non voleva essere crudele e capiva la voglia di Eva di proteggere il fratello, ma adesso non era più la stessa di quando aveva lasciato il suo paese

– Lo so! Non potrò vivere con lui per molto tempo perché si accorgerebbe che non invecchio, ma posso aiutarlo a liberarsi della bestia che ha rovinato la mia vita, evitandogli così di sopportare quello che ho passato io –.

Eva era consapevole del fatto che ad un certo punto si sarebbe dovuta allontanare da Nico, ma voleva essere sicura di lasciarlo libero di vivere la sua vita come meglio credeva

– Devi essere pronta ad accettare il fatto che non sarà facile toglierlo dalle grinfie del tuo patrigno –

– Nico! Mio fratello si chiama Nico e si, sono del tutto cosciente di quello che devo fare! -.

Voleva finalmente liberare il mondo dalla persona che prima aveva ucciso la madre e poi l’aveva venduta, per farla sfruttare come prostituta e chissà cosa stava facendo passare a suo fratello.

– Forse per te è difficile comprendere il mio progetto, ma credimi… non mi sentirò in colpa dopo aver punito l’uomo che mi ha fatto questo -.

Lucas era indeciso sul come comportarsi, ma non aveva nessuna intenzione di lasciarla da sola anche se, sapeva bene che Eva stava per percorrere una strada difficile e soprattutto dolorosa.

– Non sarà facile – aveva sperimentato cosa significava dover abbandonare le persone care

– Lo immagino! Ma lo voglio fare per il bene di Nico –.

Eva era decisa a portare a termine quello che si era ripromessa, non ne conosceva il motivo ma riusciva a percepire i sentimenti provati da Lucas in quell’istante e stranamente, lui provava pena nei suoi confronti.

– Ti aiuterò a liberare tuo fratello – disse alla fine guardandola negli occhi

Eva ne era felice, perché avere l’appoggio e la vicinanza di Lucas la faceva sentire al sicuro e protetta – Grazie! – gli rispose con tono pieno di gratitudine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quarto Capitolo – Il Fuoco Liberatore

 

Passarono tre giorni e Eva con l’aiuto di Lucas cominciava a capire come vivere la sua nuova vita da immortale.

La ragazza gli era molto grata per tutte le attenzioni e gli insegnamenti, nonostante tutto però non gli aveva rivelato i sui veri obiettivi.

Ovviamente voleva liberare il fratello, ma aveva tralasciato di dirgli che cosa aveva in servo per l’uomo che l’aveva trattata come un animale.

Nonostante cercasse di perdonare e pensare ad una vita tranquilla, non riusciva a dimenticare di essere stata venduta a chi offriva la cifra più alta.

Eva apprendeva molto velocemente e presto sarebbe stata in grado di gestire da sola le sue molteplici capacità.

Era diventata persino brava a cacciare gli animali nel bosco.

Lucas ne era molto impressionato e contento anche se aveva timore del fatto che non avendo più bisogno di lui, la ragazza avrebbe potuto scegliere di vivere per conto suo.

Durante le passeggiate che facevano insieme, riuscivano a confondersi senza problemi tra le persone che popolavano le notti londinesi.

Eva aveva scoperto anche un suo nuovo lato, era attratta come non mai dagli uomini, le piaceva osservarne gesti e atteggiamenti, arrivando a guardarli in modo malizioso.

Era, infatti, capace di sfidare i loro sguardi senza nessuna paura, anzi il gioco che ne scaturiva lo trovava eccitante.

Lucas ovviamente si rendeva conto di ogni cambiamento che avveniva in lei e si scopriva seccato, dal comportamento che la ragazza aveva con gli altri uomini.

Non essendo esperta nell’arte della seduzione Eva non aveva ben chiaro quanto fossero enormi le sue reali capacità, la cosa però faceva preoccupare molto Lucas.

Il comportamento che lei aveva nei suoi riguardi era diverso, quando erano da soli, infatti, lei sembrava quasi intimidita dalla sua vicinanza.

Odiava ammetterlo persino a se stesso ma la cosa lo innervosiva molto, il solo pensiero che un altro uomo la potesse toccare lo faceva impazzire.

Ogni minuto che passavano insieme aveva la tentazione di rivelarle i suoi sentimenti, sperando finalmente di poterla tenere tra le sue braccia.

Non faceva che pensare a come sarebbe stato bello accarezzarle la pelle morbida, i fianchi perfetti e farle scoprire il piacere che lui, era capace di procurarle.

– Ti posso fare una domanda? – fece Eva riportandolo alla realtà

– Certo! –

– Ti è mai capitato… di fare strani sogni … dove immagini di fare cose che… non sapevi di conoscere? –

– Che cosa? – Lucas scoppiò a ridere

– Lascia stare! – Eva si vergognò da morire per la domanda che gli aveva appena fatto

– Scusami – le disse Lucas prendendola per un braccio – E’ stato più forte di me… non dovevo ridere, forse ho capito che cosa intendi, si chiama attrazione –

Eva lo guardò perplessa, sapeva bene che tra un uomo e una donna arrivati ad un certo punto scattava una energia tanto forte, da coinvolgerli fino a farli stare insieme, anche fisicamente.

Non capiva però come mai lei sentisse un desiderio così travolgente tutto di colpo.

– Quindi è normale provare attrazione… è una cosa che capita a tutti, anche a te –

Lucas rimase sorpreso da quella frase – Perché me lo chiedi? – dentro di se sperava che Eva gli confessasse di essere attratta da lui

– Adesso capisco perché guardi le donne in quel modo – non lo aveva mai voluto ammettere nemmeno a se stessa ma, il fascino che esercitava Lucas sulle altre donne le dava fastidio, era come se, in quell’attimo, si dimenticasse di lei.

Il ragazzo sentiva una miriade di sentimenti, felice che anche Eva provasse gelosia nei suoi confronti.

– Io le guardo come tu guardi gli uomini – ribatté lui

– Non capisco perché mi diverte tanto fare quello che faccio, insomma… per me non è normale –

– Non per una ragazza che fino a tre giorni fa era una piccola campagnola indifesa, però è abbastanza normale per la vampira che oggi parla con me –

Eva guardava i suoi occhi azzurri cercando di immaginare con quante donne Lucas avesse condiviso l’intimità che lei soltanto immaginava

– Per te è facile! – si sentiva in forte imbarazzo a parlare di quell’argomento con lui ma doveva capire come mai non riusciva ad ignorare quel lato della sua personalità

– Non voglio sembrarti insensibile, ma ti posso assicurare che poi tutto diventa più… come posso dire naturale e semplice-

– Ne sono sicura il problema è che io ho paura -.

In quel momento Lucas avrebbe tanto voluto abbracciarla e rassicurarla ma non lo fece.

Desiderava fortemente che Eva imparasse ad affrontare le sue paure, acquistando sicurezza nelle sue capacità

– Secondo me ti devi dare del tempo, in fondo sono passati solo pochi giorni dalla trasformazione –

– Mi vergogno da morire! – Eva si mise seduta nascondendosi il viso tra le mani

– Non ti preoccupare, vedrai che pian piano imparerai tutto e non sarà più così difficile affrontare ogni tuo cambiamento. Mi dispiace di non saper trovare le parole giuste ma credimi, non sarà così per sempre -.

Eva lo abbracciò, fece quel gesto dettato dall’istinto e senza pensarci, era felice di sentire il suo corpo sfiorarla, le piaceva l’effetto che aveva su di lei.

Non aveva mai avuto una persona accanto che si preoccupasse della sua incolumità e anche se lo conosceva da appena tre giorni, era ben consapevole del fatto che Lucas avrebbe dato la sua vita per salvarla.

– Grazie! – gli disse alzando la testa e tenendolo ben stretto

– Spero che tu rimanga così come sei ora, per molto tempo –

– Si come no! La campagnola ingenua che non conosce la vita –

– No… La dolce ragazza vampiro che prova sentimenti semplici, come la vergogna –

– Non credo che rimarrò timida a lungo – sbottò lei alzandosi e cambiando tono

– lo so! Ma non è necessario che questo cambiamento avvenga adesso –

– Forse prima di quanto credi –

– Perché? Capisco che il cambiamento è inevitabile ma… perché vuoi affrettare le cose? -.

Lucas aveva paura del significato di quelle parole, sapeva che non sarebbe rimasta così per sempre, ma era convinto che se lei avesse fatto delle scelte sbagliate, poi ne avrebbe pagato le conseguenze per molto tempo.

– E’ meglio ritornare al rifugio, presto farà giorno –.

Eva tagliò corto perché non voleva coinvolgerlo nei suoi piani di vendetta, di sicuro non sarebbe rimasto in disparte a guardare e dopo tutto quello che aveva fatto per lei, non poteva permettergli di esporsi ancora.

– Aspetta un attimo! Spiegami quello che intendi fare? Lo sai che riesco a percepire quando mi nascondi qualcosa – dal tono con cui aveva pronunciato la frase si avvertiva la sua preoccupazione.

Lucas aveva paura che lei avesse scelto di liberarsi del peso della sua verginità, forse con uno degli uomini che aveva visto durante le loro uscite per le vie della città.

Il solo pensiero lo rendeva nervoso, possibile che lei non percepiva l’attrazione provata nei suoi confronti – Eva per favore rispondimi! –

– Non capisco che cosa ti preoccupa? – era confusa dal tono di quelle parole, eppure era stato lui ad uccidere l’uomo che l’aveva comprata, dandole la libertà

– Non voglio vederti fare qualcosa di cui poi in futuro ti potresti pentire – non poteva accettare che un altro uomo facesse l’amore con lei – E’ meglio se io e te parliamo di quello che ti passa per la testa –

– Possiamo parlarne quanto vuoi, ma penso sia arrivato il momento di prendere le decisioni che mi riguardano da sola – senza dargli modo di ribattere si dileguò verso la grotta.

Mentre il sole stava salendo in cielo e prima di addormentarsi Eva ripensò alle parole preoccupate di Lucas.

Le era davvero grata per tutto quello stava facendo, ma aveva capito che per iniziare la sua nuova vita, doveva prima chiudere definitivamente con quella vecchia.

Persa nei suoi pensieri e sotto lo sguardo attento di Lucas si addormentò.

Quando riaprì gli occhi mentre sentiva dentro di sé il forte desiderio di nutrirsi, si rese conto che Lucas, già sveglio, le stava seduto di fronte a guardarla.

– Che c’è? – gli chiese preoccupata per l’espressione sul viso del ragazzo

– Niente! Stavo aspettando che tu aprissi gli occhi così da poter uscire e andare a caccia-

– Stai mentendo! – disse lei alzandosi in piedi e avvicinandosi al ragazzo – Perché? –

Lui guardandole i grandi occhi nocciola e accarezzandole i lunghi capelli castani le disse

– Non lo so se questa che provo è paura di perderti, ma… non vorrei mai vederti soffrire per colpa mia, quindi… se tu decidi di fare qualcosa senza dirmi niente, per me… va bene! –

Eva si sentiva elettrizzata, forse il suo bisogno di nutrirsi le faceva provare voglia di baciarlo e quella vicinanza e quel suo modo di toccarle i capelli, accentuavano ancora di più i suoi istinti rendendole difficile mantenere il controllo dei suoi sensi.

– Ok! Mi sono persa non capisco di cosa stai parlando –

– Ora chi sta mentendo – Lucas smise di accarezzarle i capelli

– Non sto mentendo, non riesco a capire a cosa ti riferisci – Eva si stava per voltare perché era difficile sostenere il suo sguardo, ma Lucas l’attirò a sé prendendola per i fianchi.

Per la ragazza stava diventando difficile mantenere il controllo, lo spazio tra i loro corpi era nullo e sentire addosso le mani di lui le provocava una strana sensazione.

– Guardami negli occhi e dimmi che non mi nascondi niente –

– Io…- sostenere lo sguardo di Lucas non era facile e questo la confondeva

– Ti prego parla con me, dimmi quello che ti passa per la testa – Lucas le baciò delicatamente il labbro inferiore, non voleva fermarsi ma lo fece, smise di baciarla anche se non fu capace di staccarsi da lei.

Eva non riuscì a rimanersi indifferente a quel gesto, le sembrò di volare non aveva mai provato niente di simile prima – Ti chiedo scusa se mi sono comportata da ingrata-.

Lucas si staccò da lei e cominciò a guardarla in modo diverso      – Tu mi sei grata e… basta –

– Certo! Non capisco perché sei stupito, mi hai salvato la vita, dandomene una nuova, diventando anche il mio maestro -.

Quando lui si staccò in modo brusco lei rimase spiazzata.

– Ok! Adesso adiamo perché ho fame – fece lui cambiando atteggiamento

– Perché sei arrabbiato con me? – Eva sentiva di aver sbagliato anche se non riusciva a capire in cosa

– Non è così adesso andiamo -.

Eva lo seguì senza insistere su un eventuale chiarimento, il comportamento di Lucas l’aveva fatta desistere, dovevano imparare a conoscersi per riuscire a capire ogni loro lato del carattere e per adesso non voleva peggiorare le cose.

Aveva deciso di andare quella sera stessa a compiere la sua vendetta, dopodiché sarebbe potuta ritornare al paese e prendere con sé suo fratello.

– Se per te va bene vorrei fare un giro da sola questa sera –

Lucas la guardò sgranando i suoi grandi occhi azzurri, senza saper cosa dire, ormai era chiaro che Eva aveva intenzione di cominciare la sua nuova vita senza di lui e anche se a malincuore, lo doveva accettare.

– Come vuoi! – rispose facendo finta di rimanere indifferente a quella richiesta

– Bene! Allora vado, ci ritroviamo come al solito al rifugio –

– Quindi intendi ritornare da me! – disse Lucas guardandola, non voleva ammetterlo, ma il fatto che lei non lo volesse lasciare era una piccola consolazione

– Perché non dovrei tornare – era confusa, forse lui si era stancato di ritrovarsela tra i piedi e non voleva ferirla chiedendole di andarsene

– Era solo per sapere, allora ci rivediamo al rifugio – senza dire altro si voltò e la lasciò da sola come lei aveva chiesto.

Naturalmente Eva non era felice del comportamento di Lucas ma doveva imparare a capire quale erano le sue priorità e portare a termine la sua vendetta era al primo posto.

Senza perdere tempo si avviò verso il luogo dove doveva attuare il suo piano anche se in realtà, non ne aveva uno ben definito.

Arrivata davanti la porta della locanda, alla velocità di un fulmine, si diede una piccola sistemata, raccolse i lunghi capelli e sperando di passare inosservata entrò.

Come al solito era pieno di uomini che si davano da fare per scegliere la preda giusta con cui passare delle ore piacevoli, almeno per loro.

Eva con fare deciso si avvicinò ad una ragazza, una moretta molto formosa dall’aria annoiata, forse perché i presenti non avevano scelto la sua compagnia.

– Tu sei una donna! – disse questa quando Eva le si avvicinò

– Credevo di aver visto di tutto facendo questo mestiere, ma questa le batte tutte – la ragazza vedendola l’aveva scambiata per un potenziale cliente, ma quando se la ritrovò vicino ne rimase visibilmente delusa

– Adesso che hai espresso il tuo pensiero posso farti qualche domanda? –

– Senti tesoro, se riguarda il tuo ragazzo, mi spiace se ti tradisce venendo in questo posto, ma cerca di prenderla per quello che è un passatempo –

– Ti ringrazio per il tuo interessamento ma non si tratta di questo – rispose Eva sorridendo

– Volevo ben dire! Ma chi sarebbe così pazzo di cercare altro quando ha una come te –

– Gentile… come ti chiami? –

– Mary! –

– Bene Mary, io in realtà vorrei parlare con il padrone di questo posto –

– Ascolta… tu mi sembri tanto una brava ragazza e per questo che mi permetto di darti un consiglio Scappa! Finché sei in tempo, perché questo non è posto per te –.

Mary conosceva bene il dolore che si prova quando sei costretta a darti a chiunque possa pagare pochi spiccioli, mentre il padrone si arricchisce sulla tua pelle.

– Non ti preoccupare per me… Se vuoi un consiglio esci da qui, perché presto scatenerò l’inferno! -.

Eva si sentiva forte e senza paura e mentre si allontanava sotto lo sguardo attonito della ragazza, si accorse che l’uomo vestito di nero che aveva fatto il banditore dell’asta era entrato nella stanza, quindi senza perdere tempo gli si avvicinò.

L’uomo quando la vide ferma davanti a lui rimase a bocca aperta stupito dalla sua bellezza, nonostante i vestiti maschili.

– Buona sera, posso chiederle un favore? –

– Mia cara lei può chiedermi qualunque cosa – le rispose l’uomo squadrandola dalla testa ai piedi.

Eva percepì subito i sentimenti che nascondeva dietro il falso sorriso, sembrava contare i soldi che sarebbe riuscito a guadagnare con lei, se fosse diventata una delle ragazze che lavorano alla locanda.

– Vorrei tanto incontrare il padrone di questo posto! – fece piegando la testa da un lato e sorridendogli

– Penso che gli farà tanto piacere conoscere una bella ragazza come te… Prego! – fece l’uomo indicandole la strada.

Percorsero il corridoio fino a raggiungere l’ultima porta della fila, le si fermarono davanti e mentre l’uomo bussava Eva si guardò intorno.

Grazie al suo udito sviluppato riusciva a sentire le parole delle persone che si trovavano dietro le altre porte

– Chi è? –

– Signore sono io, Peter, posso entrare? – fece l’uomo con falso buonismo e senza attendere una risposta aprì la porta – Le chiedo scusa se la disturbo ma le vorrei presentare qualcuno -.

Eva entrando nella stanza percepì chiaramente le vere intenzioni dell’uomo che ignaro della sorpresa finale, continuava a guardarla come se volesse spogliarla con gli occhi.

– Buona sera signore – esordì avvicinandosi all’uomo che era occupato a stringere una delle ragazze che lavoravano per lui

– Buona sera… – rispose lui alzandosi dalla sedia – Con chi ho l’onore di parlare? – disse ancora avvicinandosi a lei

– Io ero stata scelta per lavorare qui! – sbottò Eva senza giri di parole, ritrovandosi davanti un uomo sui quaranta pure belloccio, invece del solito vecchio maiale

– Devo dire che ho avuto occhio! Comunque non capisco come mai mi dice questo – l’uomo aggrottò la fronte perché si stava scervellando di capire come aveva potuto perdere un bocconcino del genere

– Peter forse tu puoi illuminarmi! – disse voltandosi verso l’uomo che stava cercando di capire chi fosse

– Io sinceramente non mi ricordo di lei –

– Devo dire che sono molto delusa, del fatto che tu, in special modo non ti ricordi di me. Come hai detto vediamo… se mi ricordo le parole esatte, candida e pura, uno splendido fiore mai stato colto, signori che entri LA VERGINE! -.

L’’uomo ancora perplesso continuò a guardarla incredulo, quelle erano le parole che usava quando faceva il banditore per le aste delle vergini

– Ho capito! – fece il padrone della locanda avvicinandosi a lei

– Tu sei quella che ha ucciso il cliente ed è fuggita – la guardava stupito dal suo coraggio, quando l’aveva comprata era indifesa come un cucciolo – Eva… Giusto –

– Quale onore! Dato che tu ti ricordi di me che ne dici di presentarti signor? –

– Non capisco… Perché sei ritornata qui! –

– Perché volevo conoscerti di persona prima di ucciderti-

– Davvero credi di farci fuori senza problemi? – mentre l’uomo le parlava Peter sfoderò il coltello

– Oh… Si! –

– Che cosa? – A quel punto Peter si avvicinò alla ragazza sicuro di essere più forte.

Eva per niente intimorita con un gesto rapido si spostò dietro di lui e facendo uscire i canini cominciò a succhiargli il sangue, lo fece fino a quando l’uomo non smise di muoversi.

Il proprietario sconvolto da quello che aveva visto rimase paralizzato dalla paura, Eva si avvicinò a lui e prima di ucciderlo gli chiese – Quanto hai dato al mio patrigno quando mi hai comprata? – lui la osservava giocare con il coltello di Peter ormai esanime a terra

– Rispondi alla mia domanda – lo incalzò Eva

– Io… non mi ricordo te lo giuro! – la sua superbia era sparita lasciando spazio alla paura che lei riusciva a percepire dandole un forte senso di onnipotenza

– ok… non lo ricordi, posso capirlo quanto ne compri in una settimana tre, quattro, figurati se puoi ricordare questi dettagli inutili per te-

– Non lo faccio più ti giuro che… se mi lasci in vita, chiudo questo posto. Ti posso dare anche dei soldi, tutti quelli che vuoi! – l’uomo si avvicinò al tavolo e aprendo un cassetto tirò fuori delle monete.

Eva non ne aveva mai viste tante in vita sua, ovviamente non era lì per i soldi ma per compiere la sua vendetta che sarebbe terminata quando quel luogo di sfruttamento, sarebbe stato divorato dalle fiamme.

– Non m’interessa – senza perdere tempo si posizionò dietro di lui talmente velocemente che l’uomo non se ne rese neanche conto.

La ragazza cominciò succhiargli la vita assaporando come non mai quel sangue, sentendo la sua forza crescere sempre di più.

Quando l’uomo finì di saziarla, lei prese dei soldi e uscì dall’ufficio chiudendo la porta dietro di sé.

Poi avvicinandosi al bar prese una delle lampade che illuminavano la stanza, salì su un tavolo e disse ad alta voce, così da attirare l’attenzione.

– Gentili signori… so che odiate interrompere il vostro passatempo preferito ma, volevo avvisarvi che questo posto verrà chiuso, per sempre! -.

Terminata la frase fece cadere a terra la lampada che rompendosi cominciò a bruciare.

Poi molto velocemente prese tutte quelle che trovava e rompendole aumentò sempre di più le fiamme che in poco tempo diventarono talmente alte da risucchiare tutto quello che c’era sul loro cammino.

Eva si era fermata fuori dalla porta intenta a guardare le persone che uscivano urlando mentre le fiamme distruggevano tutto.

Solo quando fu sicura di aver compiuto la sua vendetta, si voltò e si allontanò da quel luogo che l’aveva trasformata in una nuova Eva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quinto Capitolo – Due nuove amiche 

 

Lucas stava seduto a bere pensando con rabbia ad Eva da sola in giro per la città, occupata a scegliere l’uomo con cui avrebbe fatto l’amore per la prima volta.

Non sopportava l’idea che la ragazza a cui aveva salvato la vita, provasse per lui solo gratitudine.

Gli dava fastidio solo il pensiero di lei con un altro uomo, capace di farle provare il piacere che lui bramava di darle.

– Al fuoco! – sentì urlare mentre pensava ai fatti suoi e dopo qualche secondo cominciò a sentire l’odore del fumo, usci di corsa da quel posto preoccupato per Eva.

– Correte presto la locanda sta bruciando! – urlavano le persone intanto che si munivano di secchi da riempire d’acqua, per cercare di spegnere il fuoco che era divampato velocemente.

Lucas era come paralizzato in mezzo alla folla diretta sul posto dell’incendio.

– Liane… ma che cosa è successo? – le chiese lui afferrandola per un braccio mentre la ragazza cercava di allontanarsi

– Non lo so, io ero con un cliente quando ad un tratto qualcuno ha cominciato a rompere le lampade del locale ed io mi sono messa a correre –

– Lo so io chi è stato a fare tutto questo – s’intromise Mary che stava fuggendo insieme a Liane

– Parla! Dimmi tutto quello che sai – le intimò Lucas ancora più preoccupato

– E’ stata una ragazza che indossava abiti maschili è venuta alla locanda decisa a distruggerla -.

Ascoltando quelle parole il sospetto di Lucas divenne certezza era stata Eva a provocare l’incendio, aveva fatto tutto a sua insaputa, ecco perché gli aveva mentito.

– Sai se è uscita dopo aver appiccato il fuoco? – chiese a Mary che lo guardava stupita

– Tu la conosci, sai chi è quella matta! – disse la ragazza non rispondendo alla domanda che gli aveva fatto Lucas

– Pensaci bene, hai visto se è uscita dalla locanda? – domandò con insistenza il ragazzo stringendo forte il braccio di Mary che si storceva dal dolore

– Ehi! Mi stai facendo male, non lo so se è uscita. Smettila! –

– Lucas – disse Eva arrivando alle spalle dei tre – Sono qui – quando finalmente si voltò e la vide dietro di sé, sana e salva, lasciò il braccio della ragazza e si avvicinò a lei

– Dobbiamo andare – le disse guardandola diritta negli occhi

– Lo so!  – rispose lei semplicemente – Voi due state bene? – chiese poi rivolgendosi alle ragazze che stavano assistendo alla scena in silenzio

– Si! – risposero in coro

– Bene – fece Eva mentre si apprestava a sparire nel buio

– Aspetta! – la fermò Liane – Adesso non abbiamo più un posto dove andare, non potreste aiutarci… almeno per questa notte –

– Andiamo… – le disse Lucas guardandola con aria seccata, la ragazza gli stava facendo perdere tempo, mentre lui voleva solo portare via Eva dalla città, prima che qualcun altro si rendesse conto che era lei la responsabile di quel casino.

– Aspetta… hanno ragione in fondo è colpa mia se sono in questa situazione –.

Eva lo guardava con aria supplichevole si sentiva responsabile per loro e non poteva lasciarle da sole

– Non ci credo! davvero le credi tanto indifese –

– No! Però possiamo dare loro una mano – Eva sapeva di averlo convinto perché riusciva a leggerlo nei suoi occhi

– Va bene, come vuoi, però muoviamoci – disse arrendendosi alla sua volontà.

I quattro s’incamminarono per le strada buia del bosco mentre nonostante l’impegno delle persone, il fuoco non accennava minimamente a spegnersi.

– Aspettate io sono molto stanca – fece Mary piegandosi in due dopo aver percorso un bel po’ di strada

– Ma come fate a sapere se questa è la strada giusta da percorrere, io non vedo niente – disse Liane

– Abbiamo fatto questa strada tante di quelle volte da conoscerla a memoria, per questo ci basta la luce della luna – rispose Eva

– Risparmiate il fiato, c’è n’è ancora tanta da percorrere –.

Dal tono di voce si capiva bene che Lucas era impaziente di raggiungere il rifugio.

Quando finalmente arrivarono alla grotta Mary e Liane si buttarono per terra stremate, mentre Lucas ed Eva non sembravano nemmeno affaticati dopo tutta quella strada.

Solitamente la percorrevano alla velocità della luce, per questo non si erano mai resi conto di quanto potesse essere distante dalla città, quando la si percorre come le persone normali.

– Così questo è il vostro nido? – disse Mary con tono malizioso

– Ma qui non c’è niente è una grotta – constatò Liane scrutandola.

Lucas aveva notato lo strano atteggiamento della ragazza e non gli piaceva affatto il modo in cui si rivolgeva ad Eva.

– Ehi! Se non ti sta bene te ne puoi anche andare –

– E’ lei non è vero? – gli chiese Liane avvicinandosi – E’… la ragazza dell’asta… quella che hai visto quando eri alla locanda con me –.

Era molto seccata dal comportamento che Lucas aveva avuto quella sera, perché aveva scelto di andare a difendere una perfetta sconosciuta invece di divertirsi con lei.

– Che problemi hai? –

– Calma… Liane, giusto? Non conosco la ragione del tuo malumore nei miei riguardi, ma credimi se ti fosse capitato quello che è capitato a me, sono sicura che ti saresti comportata allo stesso modo –

– Ma davvero! Secondo te fare questa vita è stata una mia scelta… o che lei e le altre ragazze della locanda fossero felici della loro condizione. Povera piccola… davvero pensi di essere l’unica vittima –.

Eva percepiva rabbia nelle sue parole, non si era mai resa conto che anche loro erano vittime di un mondo crudele.

– L’unica differenza è che tu hai avuto la fortuna di incontrare sulla tua strada, uno come Lucas che ha deciso di salvarti –

– Mi dispiace se ti ho offeso, non era mia intenzione, per quanto riguarda Lucas hai ragione, se quella sera lui non avesse rischiato la sua vita per salvarmi, forse oggi sarei…-

– Come me! – fece Liane concludendo la frase.

Il ragazzo non s’intromise nella discussione anche se ne era il soggetto principale, tutto ormai era passato in secondo piano perché aveva capito di aver frainteso le reali intenzioni di Eva.

– Ti posso parlare? – le disse poi avvicinandosi al suo orecchio

– Certo! –

– Perché non mi hai detto quello che avevi intenzione di fare? Io ti avrei aiutata – le disse Lucas, dopo essere uscito dalla grotta e stando ben attento a non essere ascoltato dalle loro “ospiti”

– Proprio per questo –

– Non volevi il mio aiuto? –

– Hai già rischiato abbastanza per me… non potevo permetterti di farlo ancora –

– Quindi sei andata da sola, devo ammettere che hai avuto coraggio –

– A dire la verità mi è piaciuto, ho provato una sensazione di potenza assoluta, non avevo nemmeno paura – Eva sentiva ancora l’adrenalina in circolo

– Ti sei nutrita con il sangue umano? – le domandò sottovoce

– Sì! Prima ho succhiato la vita del banditore e poi sono passata al padrone della locanda, pensa… alla fine mi ha persino supplicato di non ucciderlo –

– E’ l’effetto del sangue umano -.

Solo in quel momento Eva iniziò a realizzare che per la prima volta si era nutrita di sangue umano – E’ stato tutto così veloce che non me ne sono resa conto, mi sento più… –

– Potente! È l’effetto che fa – Lucas sapeva bene che il sapore del sangue umano era come una droga, una volta assaggiato l’effetto che dava loro, non era paragonabile al sangue di nessun animale

– Comunque io ero convinta che tu avessi capito quello che volevo fare, infatti, dopo il nostro discorso, stavo quasi per rinunciare –

– Io… avevo intuito qualcosa… ma non conoscevo esattamente le tue intenzioni. Ascolta! lo sai che non possiamo tenere quelle due con noi – disse riferendosi alle ragazze nella grotta e cambiando velocemente argomento – Cosa ci inventiamo se domattina non ci vedono uscire dalla grotta? –

– Lo so ci ho pensato anche io, ma non potevamo lasciarle là! Ha proposito tu e la biondina avete una conoscenza piuttosto intima… – da come era stata attaccata aveva dedotto che la giovane tenesse più del dovuto a Lucas

– Andiamo… in fondo ci siamo incontrati in un bordello e io e lei… si insomma ci siamo visti un paio di volte, ma ti assicuro…-

– Non ti devi giustificare di niente, non con me, conosco bene le tue “esigenze” – Eva era molto infastidita per l’interesse che Liane aveva nei confronti di Lucas

– Tranquilla è arrabbiata solo con me – rispose lui tra i denti

– Secondo me, prova qualcosa per te che và oltre il semplice svago –

– Non è vero! È solo che io la tratto meglio degli uomini che frequentano solitamente la locanda. Domani penserò a come procurarmi del danaro così possiamo liberarcene prima possibile e senza sensi di colpa –

– A proposito… questo può bastare? – disse Eva togliendo le monete dalla tasca, si era dimenticata di averle prese alla locanda – In fondo sono frutto del loro lavoro –

– Certo, ma dove? Ah lascia perdere – rispose Lucas prendendole in mano e rientrando nella caverna, sotto lo sguardo compiaciuto di Eva.

– Avevate molto da dirvi? – sbottò Liane appena i due rientrarono nella grotta

– Questi sono per voi – Fece lui senza cogliere la provocazione

– Così domani mattina potete lasciare questo posto e ricominciare da capo e grazie a questo danaro per un po’ di tempo starete bene – Lucas porse loro le monete sotto lo sguardo attonito di Mary

– Ma dove li avete presi? – domandò poi

– Non vedete l’ora di liberarvi di noi – incalzò Liane che sembrava fregarsene dei soldi che aveva ricevuto

– Ma perché ti comporti così, se non fosse per Eva saresti ancora alla mercé di quei balordi che non facevano altro che metterti le mani addosso! – Lucas disse quella frase con tono alterato

– Perché lei? Spiegami solo perché l’hai scelta al posto mio? –

– Liane tu non puoi capire…- cominciò Lucas

– No ti sbagli, capisco e come, lei è molto più bella, però venire a letto con me ti è sempre piaciuto…- la ragazza fu interrotta dalla mano di Lucas che arrivò diritta sulla sua guancia.

Liane non si era resa conto dello schiaffo fino a quando non ne sentì il dolore.

Le lacrime cominciarono a scenderle sul viso che ancora si teneva dolorante tra le mani

– Lucas! – urlò Eva mettendosi tra i due – Perché lo hai fatto? –

– La ragazzina è rimasta sconcertata – sbuffò Mary che non si spostò di un millimetro di fronte alla schiaffo ricevuto dalla sua amica – Tesorino è meglio se impari, si vede che sei ancora una bambina, gli uomini sono tutti uguali se non fai quello che ti dicono… te le suonano –

– Eva, non le dare retta, io…-

– Non avrai il coraggio di dirmi che se l’è cercata, come hai potuto farlo… sai di essere più forte –

– Non ci credo Lucas zittito da questa poppante – constatò Liane con la guancia ancora rossa

– Ora basta! – urlò il ragazzo confuso dalla reazione di Eva, non voleva picchiare nessuno ma Liane non la smetteva di parlare e lui non poteva sopportarlo

– Altrimenti! – lo sfidò Eva guardandolo diritto negli occhi senza paura

– Senti ragazzina, io non ti ho mai detto di essere un angelo, ti ho salvato la vita e non me ne pento, ma se credi di potermi cambiare ti stai sbagliando! –

– Perché non picchi anche me… in fondo ti sto facendo arrabbiare – gli disse Eva dandogli un colpo sul petto

– Andiamo… forza… Picchiami… – mentre pronunciava quelle parole continuava a dargli delle spinte.

Lucas la guardava stupito, i suoi occhi stavano diventando rossi dalla rabbia come poteva sfidarlo davanti a quelle due arpie.

Eva riusciva a percepire la sua collera e nonostante ciò sembrava cercasse uno scontro diretto con lui, pur sapendo di essere nettamente più debole.

Forse Lucas aveva ragione il modo in cui reagiva poteva essere l’effetto del sangue umano che aveva bevuto.

Il ragazzo senza pensarci troppo la prese per le spalle e la sbatté contro il muro, Eva accusò il colpo alla schiena perché Lucas aveva usato molta forza nel farlo, così i due si ritrovarono l’una di fronte all’altro a guardarsi.

I loro istinti stavano prendendo il sopravvento e lui non poteva permetterlo anche perché, bastava quello che aveva combinato Eva incendiando la locanda, portando due estranee nel loro rifugio.

– Scusami! – le disse staccandosi da lei – E chiedo scusa anche a te! Non dovevo darti uno schiaffo – dopo aver pronunciato quelle parole il ragazzo uscì dalla caverna lasciando le tre da sole.

– Grazie! – fece subito Liane

– Di niente, per quanto può valere io credo che lui tenga a te –

– Si come no! lo sai vorrei avere il tuo coraggio –

– Non esagerare, diciamo che sono giovane e incosciente, tu sei più intelligente e sai affrontare meglio le situazioni. Bene! Che ne dite di cercare di riposare è quasi l’alba? – disse Eva felice di aver trovato un punto di contatto con la ragazza.

Dopo che tutte si erano sistemate, Lucas rientrò e si distese vicino a Eva che aveva scelto la parte più interna della grotta, la più riparata, infatti, il sole del mattino non raggiungeva mai quel lato.

La cosa che lo tranquillizzava un po’ era che anche le ragazze erano abituate a dormire durante il giorno, visto il lavoro che svolgevano, decise comunque di sorvegliarle nel caso fossero mattiniere.

– Lo sai che è innamorata di te? – bisbigliò Eva quando lui le fù accanto

– Ti dà fastidio? – rispose Lucas con il suo solito sorrisetto beffardo incrociando le braccia sotto la testa e guardandola

– Solo il modo in cui la tratti – ribatté lei

– Lo sai piccola ribelle, ho l’impressione che l’idea che ti sei fatta di me è ben lontana dalla realtà – constatò Lucas guardandola mentre si destreggiava tra i lunghi capelli

– Non lo so! Io credo non ti farebbe male pensare che qui nessuno di noi ha scelto la vita che sta vivendo – rispose secca Eva voltandogli le spalle.

Ripensava al comportamento che Lucas aveva avuto nei confronti di Liane non riuscendo a capacitarsene.

Soprattutto perché, era stato lui ad averla protetta da un uomo pronto ad usarle violenza.

Vederlo comportarsi in quel modo, per lei, era difficile da accettare.

Chiuse gli occhi e senza poterne fare a meno cominciò a pensare a Liane e Lucas insieme, scoprendo che quell’idea la faceva star male.

L’unione dei loro corpi, la complicità dei gesti, la condivisione di ogni più piccolo piacere e la conoscenza intima di ogni dettaglio del corpo dell’altro.

Doveva essere bello non avere segreti per qualcuno e mostrarsi talmente liberi e complici da non dover più provare pudore.

Ovviamente il caso di Liane e Lucas non era quello più consono, nonostante tutto però, provava gelosia per quella ragazza che non aveva paura di farsi vedere nuda da un uomo, lei al solo pensiero si sentiva mancare la terra sotto i piedi.

Sperava comunque di riuscire a superare tutte le sue paure quando avrebbe incontrato l’uomo giusto.

Era tardo pomeriggio quando le due ragazze riaprirono i loro occhi.

Lucas intanto osservava Eva preoccupato che non la raggiungessero i raggi del sole.

– Buon giorno – disse Mary avvicinandosi lentamente

– Buon giorno – rispose Lucas senza spostarsi di un millimetro

– Se ti dico una cosa ti arrabbi anche con me e poi mi picchi – gli disse col tono di un povero cucciolo impaurito

– Dipende da quello che vuoi dirmi – rispose lui

– Dovresti dirle che ti piace, se non lo fai in tempo, si potrebbe interessare a qualcun altro –

– Come se fosse facile! – ribatté il ragazzo guardandola

– Anche per il grande Lucas qualche volta la vita è dura – s’intromise Liane – Senti… davvero ci volete dare tutto quel danaro? –

– Sì! In fondo è vostro lo avete guadagnato voi, se volete un consiglio andate lontano da questa città e ricostruitevi una vita vera –

– Ti sei innamorato di lei al primo sguardo, me ne sono accorta subito, non hai mai provato niente del genere per me! –

– Ti sbagli! Io mi sono affezionato a te –

– Lo prova il fatto che quando venivi alla locanda non badavi nessuna altra di noi, andavi diritto da lei e credimi! So quello che dico, Liane era molto invidiata per questo –.

Mary si senti in dovere di sostenere le parole di Lucas perché era convinta che ci fosse del vero

– Buon giorno! – fece Eva alzandosi

– Veramente… sarebbe più giusto dire buona sera! – disse Mary scoppiando a ridere – Lo so che vi dobbiamo molto ed è brutto dirlo in questo modo ma… io ho fame. Purtroppo qui non c’è nulla da mangiare, quindi… direi che è meglio cominciare ad andare – propose la ragazza

– Non lo so se vi conviene ritornare a Londra, forse è meglio proseguire per il villaggio che viene dopo. In città vi conoscono tutti e se vi vedono spendere del danaro come se niente fosse, potrebbero insospettirsi – suggerì Lucas

– Forse ha ragione lui – lo sostenne Eva

– Va bene! Allora… noi andiamo – fece Liane guardando Lucas negli occhi

– Grazie di tutto e spero che ci verrete a trovare un giorno di questi – disse Mary con gli occhi lucidi.

Eva si avvicinò a lei e l’abbracciò, Mary si stupì nel sentire il corpo della ragazza freddo.

Liane come era previsto salutò tutti freddamente e prima di uscire dalla grotta diede un ultimo sguardo ai due ragazzi, provando un dolore al petto, perché desiderava da sempre di essere al posto della giovane è bella Eva, comunque se ne andò per la sua strada senza voltarsi.

 

Sesto Capitolo – Tempo Di Ricordi

 

Il tempo era improvvisamente diventato nuvoloso e nonostante fosse pieno giorno i due si dedicarono alla caccia.

Stranamente la loro andatura era quella delle persone normali, uno di fianco all’altro, in attesa dell’animale che suo malgrado sarebbe stato la loro preda.

Nel frattempo Eva guardava Lucas, scoprendosi curiosa della sua vita passata.

Come mai era diventato un vampiro? Quanto aveva viaggiato? Quante volte si era innamorato? Aveva ancora una famiglia? Erano tutte cose che forse non aveva il diritto di sapere, ma non riusciva a frenare la sua curiosità, perché in fondo di lui non sapeva nulla se non il nome.

– Dobbiamo lasciare questo posto? – gli chiese camminandogli accanto

– Credo proprio ci convenga farlo, in fondo era quello che volevi o sbaglio? – le rispose lui mentre era intento a seguire i movimenti di uno scoiattolo

– Ma a te dispiace? – sentiva il bisogno di nutrirsi sempre più forte ma nonostante tutto, non voleva rinunciare a parlare con lui che intanto scrutava immobile i movimenti dell’animale

– Non particolarmente, comunque posso sempre tornarci -.

In quell’istante il ragazzo nella sua mente ripercorse tutte le volte in cui era ricomparso nella città di Londra, durante la sua lunga vita.

Per ovvie ragioni non poteva rimanere nello stesso posto per molto tempo, quindi gli capitava di ritornare più volte in una città

– Ma non corri il rischio che qualcuno si ricordi di te? – Eva non riusciva a capire come la gente potesse dimenticarsi delle persone e dei fatti che capitavano

– Per questo cerco di rimanere nell’ombra più scura e devo dire che fino ad oggi me la sono cavata bene! –.

Lucas accennò ad un piccolo sorriso, non era risentito nei confronti della ragazza, anzi era felice di averla incontrata perché aveva portato nella sua vita, ormai piatta e monotona, l’irruenza della gioventù.

– Mi dispiace averti creato dei problemi, ma non mi pento di quello che ho fatto –

– Non intendevo rimproverarti, se lo vuoi sapere sono felice della decisione che hai preso, di non soffocare la tua nuova natura –

– Non lo farò mai, perché non ho nessuna intenzione di ritornare la piccola e indifesa ragazzina a cui tutti dicono cosa fare-.

Lucas notò nello sguardo di Eva una nuova luce e si sentì ancora più vicino a lei, consapevole che l’amore che provava nei suoi confronti, diventava ogni giorno più forte.

Vederla così sicura di sé da un lato gli piaceva, dall’altro però lo rendeva triste perché prima o poi, l’avrebbe spinta ad allontanarsi da lui.

Ci fu un attimo di silenzio tra i due, infatti, con il loro udito percepirono l’arrivo di una animale più grosso del povero scoiattolo che stavano aspettando.

Dopo qualche minuto d’attesa spuntò dagli alberi del bosco un cervo che a causa del tempo nuvoloso non si rese conto di essere osservato dai due predatori.

Approfittando della loro capacità di muoversi ad una velocità non percepibile agli occhi dell’animale, raggiunsero la povera bestia.

Dapprima fu Lucas ad addentarlo in modo da renderlo inoffensivo e incapace di scappare, poi anche Eva cominciò a succhiargli la vita.

Lo fece con una tale avidità, da dimenticare persino i soliti sensi di colpa provati dopo aver ucciso una povera bestia innocente.

Finito di appagare la loro fame si misero seduti sotto un albero, con accanto il corpo ormai senza vita dell’animale.

Eva era felice di quella giornata buia e ombrosa, perché da quando Lucas l’aveva trasformata, non aveva più visto la luce del sole.

E grazie alle nuvole potevano godersi quella giornata riparati dai raggi ormai diventati dannosi per la loro vita.

– Sono contenta di averti come compagno di viaggio! – fece lei cercando di riprendere il discorso che avevano interrotto per cacciare

– Anche a me fa piacere la tua vicinanza – rispose Lucas sorridendo in modo tale da far brillare i suoi magnifici occhi azzurri

– Perché non mi parli un po’ di te? – gli chiese Eva cercando di usare un tono distaccato

– Che cosa vuoi sapere? – ribatté lui sorridendole

– Non lo so! Comincia col dirmi come mai sei diventato un vampiro? – Eva era rimasta incantata nel guardare la bocca di Lucas, sentiva dentro di sé il forte desiderio di baciarla – Si insomma se vuoi… non ti voglio costringere – aggiunse poi distogliendo lo sguardo da lui e cercando di ritornare in sé.

Lucas notò il suo atteggiamento e gli venne da sorridere, sapeva di essere affascinante e di avere un forte ascendente sulle donne e il fatto che anche Eva lo subisse gli piaceva.

Ogni volta che si nascondevano dalla luce del giorno mentre lei dormiva, non faceva che guardarla immaginando di accarezzarle il corpo, di giocare con i suoi lunghi capelli ma soprattutto di possederla e di sentirla fremere tra le sue braccia.

Eva provò un leggero imbarazzo perché aveva percepito i suoi pensieri.

Non riuscendo a sostenere il suo sguardo abbassò gli occhi, cominciando a giocherellare con un bastoncino di legno, cercando di nascondersi dietro i lunghi capelli che la proteggevano dallo sguardo insistente di Lucas.

– Va bene! Tanto prima o poi dovrò raccontarti di me. Cominciamo dal come mai sono diventato così. Ti sembrerà strano ma la mia trasformazione è avvenuta perché volevo vendicarmi di chi mi ha tolto la persona più importante della mia vita! –

– Chi era? – fece Eva voltandosi verso di lui ritrovando così i suoi occhi

– Mio fratello Mark – ripensando a lui il viso di Lucas s’incupì, facendo trapelare la sofferenza che ancora provava nonostante fossero passati tanti anni.

– Io e lui eravamo inseparabili, era più grande di me di cinque anni, quindi puoi immaginare l’ammirazione che provavo nei suoi confronti e quanto fosse importante per me la sua presenza, tra l’altro era il mio unico famigliare ancora in vita –.

Il ragazzo cominciò a raccontare ripensando a tutte le bravate che avevano combinato durante la loro gioventù, a quel punto spuntò sul suo viso un piccolo sorriso malinconico

– Quindi sei stato tu a voler diventare un animale della notte? – domandò ingenuamente Eva, meditando sul fatto che se lei avrebbe avuto la possibilità di scegliere, non sarebbe diventata un vampiro – Come mai eravate rimasti da soli al mondo? –

–  I miei genitori erano morti anni prima e noi siamo cresciuti con i nostri nonni, alla fine rimanemmo da soli – Lucas sentiva ancora dentro di sé il peso della solitudine che aveva caratterizzato, lo scorrere della sua lunga vita

– E Mark… com’era? – la ragazza era curiosa di sapere tutto

– Era un genio! Riusciva sempre a trovare il modo di racimolare qualche moneta o qualcosa da mangiare -.

Il ragazzo cominciò a raccontare degli avvenimenti che erano accaduti ormai da più di cento anni, ma ogni volta che gli capitava di farlo, rivedeva tutto limpidamente come se fosse ancora insieme a suo fratello.

Si ritrovava con Mark, molto simile a lui con i capelli chiari e gli occhi azzurro cielo, rincorrere le gran signore che passeggiavano nel mercato della città di Londra, accompagnate dalle loro serve.

I ragazzi, infatti, poco più che ventenni approfittavano del fatto di essere piacenti per scoprire dove abitavano e mentre uno li teneva occupate, di solito Mark, l’altro entrava di nascosto, rubando tutto ciò che poteva.

I due non venivano mai denunciati perché le signore prescelte, erano sposate e naturalmente non ci tenevano a far sapere ai loro ignari mariti, dei piccoli passatempi che erano solite svolgere durante la loro assenza, in compagnia di Mark.

Eva ascoltava le parole di Lucas senza perdersi una parola e da come lui era assorto mentre gli raccontava una parte importante della sua vita, le sembrava di essere lì con loro.

Un giorno mentre facevano il loro giochetto, Mark incontrò una bellissima duchessa, naturalmente, come al solito, cominciò a corteggiarla fino a che non la convinse a farsi accompagnare a casa.

Una volta dentro la villa succede un imprevisto, ovviamente Mark si guarda intorno immaginando a quanto avrebbero potuto guadagnarci, prendendo tutti gli oggetti di valore che c’erano all’interno.

Ma mentre girava per le stanze si addentra in quella della giovane cameriera della duchessa.

Il ragazzo non riesce a staccarle gli occhi di dosso, bellissima nonostante gli abiti umili e i capelli ricci e biondi, raccolti nella cuffietta bianca.

La ricca signora abituata ad essere al centro dell’attenzione, nota l’atteggiamento di Mark che ovviamente, cerca di nasconderlo.

Purtroppo però non riesce a concentrarsi su di lei.

La giovane cameriera, rendendosi conto di quello che stava accadendo, cerca di non farsi vedere troppo, nascondendosi in una delle altre stanze.

Molto imbarazzata dal fatto che qualcuno potesse trascurare la sua padrona per guardare lei, una umile serva.

Mark capisce di non riuscire a portare avanti la sua recita, arrabbiato del fatto che per colpa di una ragazzina, senza dubbio bellissima, aveva perso l’occasione di guadagnare un bel po’ di danaro.

Ormai innervosito si liquida velocemente dalla duchessa lasciandola in un modo brusco.

Lucas intanto era fuori dalla porta in attesa che suo fratello lo facesse entrare, ma quando lo vide uscire in tutta fretta, ne rimase stupito.

– Ma che cosa è successo? – gli chiese mentre lo seguiva rincorrendolo

– Niente è solo che oggi mi gira male – il tono del ragazzo gli fece capire che era molto più seccato di lui, di aver perso un colpo tanto importante

– Mi spieghi! – gli disse Lucas afferrandolo per un braccio costringendolo così a fermarsi anche se dal passo spedito che aveva non era intenzionato a farlo

– Non sono riuscito a combinare niente, perché mi sono fatto distrarre dalla sua serva –.

Il tono della sua voce era talmente alto da essere sentito persino dai passanti che ovviamente, ascoltando quella frase, lo guardavano con occhio sospetto

– CHE COSA! – quelle due parole gli uscirono dalla bocca senza che lui se ne rendesse conto, non era affatto arrabbiato con suo fratello, figuriamoci, era solo stupito dalla frase che aveva appena ascoltato

– Non dire niente, mi sento già abbastanza in colpa, ma si può essere più stupidi di così –.

Mark continuava a colpevolizzarsi da solo sotto lo sguardo attonito di Lucas che a stento, riusciva a trattenersi dal ridere.

– Adesso di sicuro mi giudicherai una ragazzina, ma… io lo trovo romantico, piacersi subito al primo sguardo – Eva lo fissava sperando di non diventare rossa, consapevole di aver detto una cosa che dimostrava la sua età e ancora di più, la sua ingenuità.

– Capire sin dal primo sguardo che tu non puoi più fare a meno di quella persona –.

Lucas fece quell’esclamazione ripensando alla prima volta che aveva visto Eva.

– Raccontami com’è andata a finire – disse lei con tono curioso, non badando al fatto che era scesa la notte.

Lucas continuò il racconto catapultandosi nuovamente nel suo passato.

Il giorno seguente Mark si accostò davanti al portone della duchessa, aspettando con ansia che lei uscisse, in modo da poter suonare, sperando di rivedere la bellissima ragazza del giorno prima.

Dopo ore d’attesa finalmente il sontuoso portone si aprì e la duchessa e suo marito lasciarono la villa.

A quel punto, dopo aver aspettato che la carrozza si allontanasse, saltò fuori dal suo nascondiglio e si avvicinò al portone cominciando a battere il grande anello di ferro.

Passarono poco meno di due minuti prima che il portone si aprisse nuovamente, dietro c’era proprio la giovane del giorno prima.

Colei che era riuscita ad entrare nei pensieri di Mark tanto prepotentemente, da levargli persino il sonno.

– La duchessa non c’è! – fece stupita di ritrovarsi davanti il ragazzo che le aveva quasi fatto perdere il lavoro

– Non sono venuto per lei– le disse perdendosi nei grandi occhi verdi che sembravano intimidititi dalla sua presenza

– Ah… Posso sapere che cosa è venuto a fare se non per vedere la signora? –

– Voglio parlare con te – Mark sorrise illuminando il suo viso, era ancora più bella di quanto ricordasse

– Mi spiace, non posso parlare con lei – la ragazza stava per chiudere il portone ma Mark la fermò

– Aspetta! Sono consapevole di averti messo nei guai con la tua padrona e mi dispiace, ma… – si fermò un attimo per avvicinarsi ancora di più alla ragazza per poi riprendere – Quando ti ho vista è stato come essere colpito da un fulmine –

– Scommetto che dici a tutte così, specialmente a quelle belle e ricche -.

Indubbiamente anche lei era rimasta affascinata dal bel giovane e si era sentita lusingata, del fatto che l’avesse preferita alla sua padrona, ma non poteva permettergli di prenderla in giro

– Ti chiedo scusa perché può sembrare un copione già scritto, ma ti posso assicurare che è la verità – Mark era stranamente impacciato, non gli era mai capitato di essere azzittito da una donna

– Scuse accettate, ora però vattene! Se ti trovano qui, questa volta mi cacciano– la ragazza lo spinse fuori dal portone con tutta la forza che aveva in corpo

– Va bene… dimmi almeno come ti chiami – fece Mark mentre usciva dalla villa

– Non posso! –

– Se non mi dici il tuo nome, domani lo chiederò direttamente alla tua padrona – il suo tono serio e deciso la spaventò.

La ragazza si ritrovò disorientata da quell’atteggiamento, di sicuro poteva avere tutte le più belle donne di Londra e invece stava lì a perdere tempo con lei.

Era molto preoccupata del fatto che la duchessa, lo venisse a sapere, non poteva permettersi di perdere il lavoro quindi, sperando di far finire quella tortura glielo disse – Jenny… il mio nome è Jenny! – dopo averlo detto lo spinse fuori e gli sbatté il portone in faccia.

– Ma come fai a sapere tutti questi particolari? – Eva era talmente persa nella storia che Lucas le stava raccontando, da riuscire ad immaginare tutta la scena nella sua testa

– Adesso non mi prendere per pazzo, ma ero preoccupato per Mark, quindi l’ho seguito, quando ho visto come si comportava con Jenny non potevo credere ai miei occhi. Mi è venuto pure da ridere ripensando a tutte quelle volte che mi diceva “Lucas non bisogna mai innamorarsi, perché significherebbe mettersi le catene volontariamente” –.

Eva sorrise sentendo la voce con cui aveva imitato suo fratello.

– Capisco perché ti sei preoccupato per lui, ma poi come ha fatto a conquistare la fiducia e il cuore di Jenny? –

Lucas appoggiando la schiena all’albero, sotto il quale ormai stavano seduti da ore, riprese il suo racconto rammaricato del fatto che Eva e suo fratello non si fossero conosciuti.

Il giorno seguente Mark si accostò ancora una volta davanti l’enorme villa, aspettando il momento giusto per poter parlare ancora con lei.

Durante la sua attesa vide dei fattorini fare avanti e indietro per tutta la mattinata, segno che stavano organizzando una festa e dato l’elevato ceto dei proprietari, doveva essere qualcosa di molto imponente.

Rimase lì a guardare tutto quello che succedeva, quando ad un tratto vide Jenny uscire dal portone con una enorme borsa in mano, Mark le corse dietro e quando si allontanarono abbastanza le si avvicinò.

– Buon giorno! – disse spuntandole davanti – Come stai oggi? –

– Bene! Fino a questo momento – il tono della ragazza cambiò nel giro di un secondo, era preoccupata di essere vista mentre parlava con lui

– Non mi dire che hai paura di me? – la stuzzicò Mark con un sorriso ironico

– Figuriamoci – Jenny voleva sul serio essere arrabbiata con quel ragazzo, ma non ci riusciva era più forte di lei

– Dove stai andando? – le domandò prendendole la borsa

– Non sono fatti tuoi – gli rispose riprendendosela con un gesto brusco

– Andiamo, ti voglio solo accompagnare –

– Lo sai che succede se la padrona mi vede parlare con te –.

La ragazza cercava di apparire più spaventata possibile, in modo da convincerlo a lasciarla in pace

– Ho aspettato che tu fossi abbastanza lontana prima di avvicinarmi e poi, sono sicuro che una bella duchessa come la tua padrona, non abbia avuto problemi a rimpiazzarmi con qualcuno diciamo… molto più disponibile di me –

– Invece ti sbagli! Non ricorda l’ultimo dei suoi amanti, ma puoi stare tranquillo che si ricorda di te, il ragazzo che l’ha rifiutata-

– Uhm… mi sa che l’ho fatto grossa – disse Mark con tono divertito

– Non lo so se è il caso di scherzare, io ho rischiato di essere cacciata per colpa tua! – lo rimproverò lei scocciata dal suo atteggiamento, così mentre pronunciava quelle parole gli voltò le spalle decisa ad allontanarsi da un tipo talmente presuntuoso, da non pensare alle conseguenze delle sue azioni.

– No… no… aspetta! Non volevo essere insensibile, ti ho anche chiesto scusa per come mi sono comportato ma… – Mark si mise davanti a lei bloccandole il passaggio e costringendola a guardarlo negli occhi

– Ma…- fece Jenny

– Ma non è colpa mia se tu sei bella da togliere il fiato! – disse quelle parole con sincerità sperando di essere creduto

– Ti ho già detto che non mi piace chi mi prende in giro – era lusingata che un bel ragazzo le dicesse quelle parole, ma aveva paura di perdere il lavoro quindi lo spintonò e riprese la sua strada.

Mark la guardava andar via incapace di dire o fare qualunque cosa per fermarla.

– Ma come è possibile! – esclamò Eva arrabbiata come se quella situazione stesse accadendo a lei

– Non è colpa mia se voi donne avete la testa dura – rispose Lucas divertito dal suo comportamento

– Secondo te Jenny avrebbe dovuto credergli, ma scusa non era abbastanza ovvio, per lei era difficile lasciarsi andare, specialmente sapendo che Mark diceva quelle belle parole anche ad altre donne, per poterle derubare –.

Eva prendeva le difese della ragazza, ma era anche dispiaciuta del fatto che Mark non riuscisse a convincerla di provare per lei, dei sentimenti sinceri.

– Andiamo! Era abbastanza chiaro che mio fratello non voleva farle del male, le sue intenzioni erano serie, ci teneva talmente tanto da volerla sposare e avere dei figli –

– Sì! Ma questo lei non poteva saperlo, poi visto come tuo fratello trattava le donne –.

Eva non capiva come mai i due si stupivano dell’atteggiamento della ragazza che anche se attratta da Mark, non poteva accettare di dividerlo con le altre.

Ci fu un attimo di silenzio tra di loro e Lucas per qualche minuto, raccontando le vicende di suo fratello, aveva dimenticato la fine che aveva fatto.

Mark dopo il rifiuto di Jenny non si diede per vinto, decise quindi di intrufolarsi alla festa organizzata dal duca e dalla duchessa Wells, in modo da avere un’altra occasione per parlare con lei.

 

 

 

 

 

 

 

Settimo Capitolo – Il grande Ballo

 

Mark andò alla ricerca del fratello che si trovava, come al solito, per le strade del mercato.

– T devo parlare – gli disse appena lo vide

– Che succede? – gli domandò Lucas, notando quanto era sulle spine

– Mi devi aiutare, ho bisogno di entrare nella villa della duchessa Wells –

– Andiamo Mark… non mi dirai che stai ancora pensando a quella ragazzina – sbottò, stanco del comportamento del fratello – Ti rendi conto che a causa sua non abbiamo più fatto un colpo, noi siamo rimasti senza il becco di un quattrino e tu pensi come a spassartela con lei -.

Lucas non fece nemmeno in tempo a terminare la frase che Mark, lo prese per la camicia e lo attirò a sé con fare minaccioso – Non ti permetto di parlare così di lei, perché non è come le donne che incontro di solito, per me Jenny è importante! –.

Dalla luce che s’intravedeva nei suoi occhi, Lucas capì che per lui conquistare quella ragazza non era solo un capriccio.

– Va bene! Dimmi cosa devo fare? – acconsentì alla fine

– Ho visto il garzone del panettiere entrare nella villa, mi chiedevo se tu potessi parlare con Tracy –

– La figlia del panettiere – ribatté Lucas immaginando cosa voleva chiedergli suo fratello

– Sì! Se non ricordo male, siete in ottimi rapporti –

– Ricordi bene… –.

Nella mente di Lucas ritornarono tutte le volte in cui Tracy lo aveva aiutato, soprattutto nei momenti difficili, quando lui e il fratello non avevano niente da mettere sotto i denti.

Il ragazzo in cambio era molto, ma molto accomodante nei suoi confronti.

– Perché non le chiedi se mi fa entrare con una scusa, poi quando sarò all’interno della casa aspetterò l’arrivo degli ospiti e approfittando della confusione, mi mischierò tra di loro. Di sicuro nessuno farà caso a me ed io potrò incontrare Jenny –.

Il ragazzo gli espose per sommi capi quali erano le sue intenzioni, cercando di convincerlo a darsi da fare il più velocemente possibile, dovevano muoversi al più presto se voleva avere una possibilità di entrare nella villa.

– Ci sto, però ad una condizione –

– Quale? – chiese subito Mark pronto a cedere su qualunque sua richiesta

– Comunque andrà, da domani, riprendiamo a darci da fare per guadagnare qualche moneta –

– Ok! – rispose lui spintonandolo – Ma adesso sbrigati o non potrò più entrare nella villa –.

Senza perdere tempo Lucas entrò nella bottega del panettiere che come al solito, era indaffarato a servire i suoi clienti.

Mentre ascoltava quella parte del racconto, Eva diventò cupa in viso, il solo pensiero che Lucas usasse il suo fascino con le ragazze, per ottenere quello che voleva la irritava enormemente.

– Ti sei stancata? – le domandò lui notando la sua strana espressione

– No! E… solo che stavo cercando di immaginare come era fatta Tracy –

– Devo dire che non era male, l’unico suo problema era quello di essere un po’ in carne. Naturalmente per me non era importante, ma lei si era fissata sul fatto di non essere corteggiata dai ragazzi, perché non era abbastanza magra –

– E non era così? – chiese ancora Eva

– No! In realtà il vero problema di Tracy era quello di non essere molto bella –.

Lucas si sforzo di trovare l’espressione più adatta e meno offensiva nei confronti della ragazza con cui aveva passato dei bei momenti

– Ma come hai appena detto… a te non importava – ribadì Eva con tono provocatorio, sorpresa di provare gelosia per una ragazza vissuta più di cento anni fa

– Già! – fece lui sorridendo

– Vai avanti! Raccontami quello che ha fatto Mark per conquistare Jenny -.

Lucas ricominciò il suo racconto, dall’incontro con Tracy, naturalmente era riuscito, senza nessun problema, a convincere la ragazza a far entrare Mark, con una scusa all’interno della villa.

Si erano dati appuntamento dietro la bottega e dopo qualche minuto di attesa, Tracy lo raggiunse con in mano quattro filoncini di pane caldo che emanavano un delizioso profumo.

– Tieni! – gli disse – Questo è il pane preferito dal duca Wells, ho detto a mio padre che il garzone lo ha dimenticato –

– Grazie! – fece Lucas dandole un bacio stampo

– Allora ci vediamo stasera? – le chiese Tracy con tono speranzoso

– Ci puoi giurare… – rispose lui dandole un colpetto sul sedere.

Dopo aver dato il pane a Mark, il ragazzo si precipitò alla villa dicendo quello che gli aveva suggerito Tracy.

Naturalmente riuscì ad entrare senza problemi, una volta all’interno consegnò il pane in cucina e si guardò intorno.

Doveva trovare un posto dove poter aspettare il momento giusto per uscire senza essere notato.

Si nascose dentro una dispensa e quando sentì il vociare delle persone aumentare e la servitù agitarsi, capì che la villa si stava riempiendo di gente.

Mark si ripulì ben bene e uscì con l’aria da invitato, cercando di mischiarsi tra tutte quelle persone.

Passò in mezzo ai nobili, tentando di non dare nell’occhio, si guardava in giro sperando così, di individuare la sua amata.

Mentre passava in mezzo alle persone con una mano afferrò un grappolo d’uva bianca mentre nell’altra, teneva un boccale ricolmo di ottimo vino.

Completamente mimetizzato tra quei nobili che non sembravano fare caso a lui, iniziò a girare per la villa, osservando la servitù che passava tra gli invitati offrendo ogni ben di Dio.

Mark rimase sbalordito dalla quantità di vivande che c’era a disposizione degli ospiti, non gli era mai capitato, nei suoi venticinque anni di vita, di partecipare ad una festa organizzata da gente dell’alta società.

Il ragazzo, nonostante tutto, non aveva dimenticato lo scopo per il quale si era intrufolato a quella festa, parlare con Jenny.

Il suo obbiettivo sembrava difficile da portare a termine perché l’enorme salone era affollato dagli invitati.

Si spostò verso la cucina dove tutti erano presi a prepararsi a servire le ottime pietanze che le cuoche avevano cucinato a ritmo incessante.

Quando ormai era preso dallo sconforto finalmente la vide, indaffarata ad aiutare una signora a tagliare del formaggio che poi veniva distribuito in enormi vassoi d’argento, così da essere servito nel salone principale.

Si soffermò un momento a guardarla mentre era intenta a non sbagliare quello che stava facendo e quando ad un certo punto, una ciocca ribelle dei suoi capelli scivolò fuori dalla cuffietta bianca, le urlò la donna – Jenny! – la ragazza subito tentò di sistemarsi, usando il polso destro – Che cosa fai! – la riprese quella ancora in modo scorbutico – Lo sai a chi danno la colpa se i signori trovano anche un solo capello… vai a sistemarti e cerca di sbrigati, perché c’è ancora molto da fare –.

La ragazza ovviamente obbedì, senza fiatare e dopo aver posato il coltello che stava usando, uscì dalla cucina per andare a raccogliere i capelli che non volevano saperne di stare dentro la cuffietta.

Si stava guardando davanti allo specchio cercando di sistemarsi al meglio, quando si sentì afferrare per i fianchi.

La ragazza si rese conto che qualcuno, con la forza, la stava trascinando nel piccolo sotto la scala.

Mark per evitare che lei potesse urlare, dopo averla attirata a sé, le mise una mano sulla bocca, perché non voleva farsi notare mentre la portava lontano da occhi indiscreti.

Successe tutto talmente velocemente che la ragazza non ebbe nemmeno il tempo di chiedere aiuto, quando poi si rese conto di essere stata trascinata lontano dalle persone presenti nella villa, morse la mano che le chiudeva la bocca.

– Hai! – fece Mark sforzandosi di non urlare e liberando la presa

– Ma sei impazzito! – gli disse Jenny, con tono alterato, quando vide che era stato lui a prenderla alle spalle – mi hai fatto morire di paura– lo rimproverò ancora

– Non volevo spaventarti, scusami… purtroppo non sapevo come incontrarti e ti ho attirata qui in modo sconsiderato – tentò di giustificarsi Mark tenendosi la mano ancora dolorante per il morso ricevuto

– Io e te non abbiamo nulla da dirci, ti prego, anzi no ti supplico… di lasciami in pace – disse Jenny senza dimostrare esitazione nelle sue parole.

Mark rimase in silenzio, l’ultima volta che avevano parlato lei gli aveva detto le stesse cose ma con meno decisione.

Jenny si rese conto, guardandolo negli occhi, di averlo ferito con i suoi modi bruschi, ma non poteva rischiare di perdere il lavoro.

Tra i due ci fu un attimo di silenzio coperto dal vociare delle persone che erano nella sala accanto, intente a ridere e a gustare ogni ben di Dio che veniva offerto loro.

Qualcuno degli ospiti poi passò accanto al sotto scala dove erano nascosti.

D’ istinto Jenny, nel sentire il rumore dei passi e lo strusciare dei bellissimi vestiti delle nobili signore, si buttò tra le braccia di Mark.

Il ragazzo con sua enorme sorpresa si ritrovò col corpo di Jenny appiccicato al suo.

Sentire il suo odore, diverso da quello delle ricche signore a cui spesso si accompagnava, lo eccitò.

Mark approfittò di quel contatto per metterle le braccia intorno alla vita e tenerla ferma, così che lei non potesse fuggire da quella stretta.

Jenny alzò gli occhi e si perse in quelli di Mark che si avvicinò alle sue labbra, per darle un lungo e appassionante bacio.

Mentre ascoltava il racconto di Lucas, Eva s’immaginò il bacio tra i due, provando un po’ d’imbarazzo perché anche se non aveva mai baciato nessuno, sentiva dentro di sé il desiderio di vivere le stesse emozioni che avevano provato i due ragazzi.

Immaginava nella sua testa quel momento, provando sensazioni talmente forti che le sembrava di vivere quella situazione in prima persona.

Vedeva le mani di Mark accarezzare il corpo sinuoso e nudo di Jenny, lo immaginava baciare la sua pelle morbida, mentre lei pervasa dal piacere si aggrappava alle tonde natiche del ragazzo che la possedeva con una tale foga, da farla gemere.

Eva cominciò a sentire il suo corpo bruciare, le sembrava di avere la febbre, percepiva i brividi percorrerle la schiena e la voglia sempre più forte di vivere quelle sensazioni.

Nella sua fantasia immaginava i movimenti di Mark sopra di Jenny, le sembrava di aver già vissuto una cosa simile, perché riusciva a ipotizzare ogni minimo gesto, fatto dai due anche se lei prima d’ora, non aveva mai fatto l’amore con un uomo.

Di colpo si alzò e si allontanò da Lucas – Che succede? – le domandò lui stupito da quel comportamento

– Niente e solo che…-

– Solo che? – ripeté lui cercando di farle continuare la frase, visto che Eva non ne voleva saperne di finirla

– Non ti preoccupare mi era parso di sentire un rumore – si giustificò lei voltandogli le spalle

– Sei sicura… io non ho percepito nulla – fece Lucas avvicinandola

– Comunque riprendi pure il racconto, sono curiosa di sapere quello che è successo–.

Eva cercò di apparire rilassata anche se il corpo non rispondeva ai comandi che gli dava il suo cervello.

– Forse è meglio se te lo racconto la prossima volta! – Lucas sembrava molto turbato nel pronunciare quella frase

– Perché? – chiese Eva stupita

– Perché adesso ho finito le cose belle da raccontare-

– Non ti fermare! Sono curiosa di sapere chi ti ha fatto diventare così –.

La ragazza lo guardava diritto nei suoi splendidi occhi azzurri che brillavano sotto la luce della luna

– Va bene! – disse lui ricominciando a raccontare la storia

– Questo bacio dimostra che non ti sono indifferente – disse Mark prendendole il viso tra le mani

– Senti… io ho solo paura che tu mi faccia soffrire! – sbottò lei staccandosi da quell’abbraccio che la mandava in confusione.

Non aveva mai provato nulla di simile e sentire il corpo del ragazzo attaccato al suo, le faceva perdere il controllo

– Lo capisco, in fondo ci siamo incontrati mentre stavo cercando di derubare la tua padrona –

– Il problema è che tu volevi anche portartela a letto, chi lo sa con quante altre donne hai fatto la stessa cosa? – il tono di Jenny era accusatorio e Mark non poteva certo negare quello che aveva fatto, ma era sicuro, come non mai, di volere lei nella sua vita.

– Ora però devo andare – gli disse la ragazza mentre si raccoglieva i ricci dentro la cuffietta

– Aspetta! Io ti voglio rivedere –

– No! –

– Il bacio di poco fa, dimostra che anche tu lo vuoi, quindi perché insisti nel forzare i tuoi sentimenti? – Mark era talmente abituato a dire smancerie alle ricche signore che dovette fare uno sforzo enorme, per non usare le sue solite frasi.

– Va bene! Dopo la festa… quando tutti si saranno ritirati potrò uscire senza essere vista dalla porta della cucina, ci possiamo incontrare lì? –

Il ragazzo era talmente felice da non credere alle sue orecchie, avrebbe voluto urlare dalla gioia, ma si trattenne perché sapeva di rischiare, mettendo Jenny nei guai e non era quello che voleva.

Lei con passo spedito ritornò in cucina per continuare a svolgere il suo lavoro mentre Mark tutto contento, si mescolò ancora una volta tra la folla cercando di non farsi vedere dalla duchessa Wells.

In realtà la donna era intenta a farsi corteggiare da alcuni degli uomini presenti alla sontuosa festa.

Mark cominciò a mangiare approfittando dei vassoi pieni di leccornie, poi si posizionò in un angolo nascosto della sala non potendo fare a meno di notare i gioielli sfoggiati, dalle ricche signore che ballavano.

Nessuno dei presenti si preoccupava del fatto che intere famiglie, fuori dalla villa morivano di fame perché non sapevano come guadagnare qualche soldo.

Tutto quello sfarzo lo faceva sentire meno in colpa per come lui e suo fratello trattavano i nobili, incuranti della fame patita dalla povera gente.

Ovviamente se Jenny sarebbe diventata la sua donna, lui non avrebbe più potuto intrattenersi con le belle signore, prede facili per via del suo bell’aspetto.

Sapeva però di non poter fare a meno di mantenere la promessa fatta a suo fratello Lucas, doveva quindi trovare una soluzione che potesse andar bene alle persone a lui più care.

Finita la festa dopo aver aiutato a ripulire la cucina Jenny, aspettò che tutti fossero andati a dormire per poter uscire senza essere vista.

Nonostante la stanchezza non voleva rinunciare ad andare all’appuntamento con Mark, era sicura che il ragazzo fosse davvero interessato a lei e forse, con il suo aiuto, avrebbe potuto lasciare il lavoro come cameriera nella villa dei Wells per qualcosa di meglio.

Lui intanto aspettava impaziente l’arrivo della ragazza mentre nella sua mente cercava di prepararsi un discorso.

Doveva assolutamente convincerla che provava per lei un sentimento sincero.

Era nascosto dietro uno degli alberi che stavano di fronte la porta della cucina, ripensando alla promessa fatta a Lucas.

Adorava suo fratello erano praticamente inseparabili, ma adesso nella sua vita voleva anche Jenny e doveva trovare il modo di farli andare d’accordo.

Mentre pensava a come risolvere la situazione complicata che si era creata, sentì lo scricchiolio dell’enorme porta, dopo qualche secondo fece notò una testa fare capolino e finalmente vide uscire la sua amata.

Jenny una volta fuori, richiuse il portone alle sue spalle e aspettò sull’uscio, perché data l’ora, non era sicura che Mark fosse ancora lì ad attenderla.

Lui appena la vide richiamò la sua attenzione, cercando di non farsi sentire anche dagli altri abitanti della villa.

– Non credevo mi avresti aspettata! – disse subito stupita dalla pazienza che le aveva dimostrato di avere

– Non vedevo l’ora d’incontrarti da sola e poter così parlare – cominciò col dirle cercando di ricordare quello che si era preparato durante l’attesa

– Un attimo! – lo fermò Jenny – Sono troppo stanca per discutere sempre della solita cosa –

– Quindi ho aspettato per niente… – il tono di quella frase esprimeva tutta la sua delusione

– No! – sorrise Jenny intenerita da quel bel ragazzo che la voleva conquistare a tutti i costi – Ho deciso di accettare… io e te cominceremo a frequentarci, naturalmente all’insaputa della duchessa -.

Mark non credeva alle sue orecchie, ma era contento della possibilità che le stava offrendo Jenny.

– Sono felice di sentirti pronunciare queste parole – fece lui abbracciandola teneramente

– Però ad una condizione! – continuò Jenny staccandosi dall’abbraccio

– Quale? – fece Mark che in realtà già immaginava quale fosse la sua richiesta

– Basta giochetti con le ricche signore, bada che per me è essenziale, perché non accetterò mai di dividerti con altre donne–.

La decisione con la quale aveva pronunciato quelle parole lo colpì molto, all’inizio le era sembrata indifesa ma da come si poneva non si poteva dire che fosse sprovveduta o non sapesse il fatto suo.

– Va bene! – disse soddisfatto per come erano andate le cose, poi senza aggiungere altro l’attirò a sé dandole un bacio appassionato.

Jenny rispose a quel bacio con la stessa partecipazione, felice di avere accanto a sé una persona su cui poter contare e fare affidamento nel momento del bisogno.

Quel bacio sembrava il preambolo di qualcosa di meraviglioso purtroppo però i due anche se a malincuore si separarono, dandosi appuntamento per il giorno seguente, quando lei sarebbe dovuta uscire per fare la spesa al mercato.

– Da quella sera i due approfittavano di ogni occasione per incontrarsi – disse Lucas mettendosi seduto a fissare la luna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottavo Capitolo – L’amara scoperta

 

– Perché tu non eri contento del fatto che tuo fratello amasse Jenny? – gli chiese Eva mentre ritornavano al rifugio

– Non te lo so spiegare con esattezza, all’inizio penso sia stata la gelosia nei suoi confronti a spingermi a non fidarmi di lei, poi…-

– Continua, raccontami che cosa è successo – lo spronò Eva notando i suoi occhi lucidi

– Jenny si rivelò per quella che era in realtà – rispose il ragazzo mettendosi seduto con le spalle appoggiate alla roccia fredda

– Tesoro non riesco più a sopportare la duchessa Wells – sbottò Jenny mentre Mark le baciava il corpo nudo – Non fa che darmi ordini, non ne posso più! –

– Amore mio è solo questione di tempo, io e Lucas grazie al tuo aiuto siamo riusciti a mettere da parte un bel po’ di danaro. Secondo me tra un paio di mesi potremo finalmente lasciare Londra e vivere una nuova vita senza problemi –.

Mark sembrava più interessato al corpo disteso accanto a lui che alle parole pronunciate dalla ragazza.

Dalla sera della festa i due erano diventati una coppia a tutti gli effetti, naturalmente Lucas e Mark avevano cambiato il piano con cui si procuravano il danaro.

Non andavano più in cerca di ricche e sole signore da sedurre per poi poterle derubare, ma grazie a Jenny che era diventata il loro gancio, sapevano chi e quando rapinare.

– Aspetta! Tu mi hai fatto delle promesse, io sono stanca di lavorare, quindi, per me, è arrivato il momento di smettere – disse la ragazza con tono deciso, costringendolo a fermarsi dal baciarla

– Tesoro come mai tutta questa fretta? – chiese lui mettendosi seduto in mezzo al letto mentre si copriva con una parte del lenzuolo

– Perché non ne posso più, poi è grazie a me, se siamo riusciti a mettere da parte il danaro che ci serve… per lasciare questo posto –.

Il tono della ragazza era quello che usava quando voleva ottenere qualcosa da lui.

Naturalmente per Mark era difficile dirle di no, quindi puntualmente, riusciva ad avere tutto quello che chiedeva.

– Ho promesso a Lucas che avremmo aspettato, prima di lasciare Londra –

– Lucas… Lucas, sempre e solo Lucas, per te esiste solo lui, io non conto niente! –

– Ti prego non ricominciare con la solita storia – Mark era stanco di fare da arbitro tra suo fratello e Jenny, sembrava proprio che i due non riuscissero ad andare d’accordo.

– Ma che dolce, non riesce a sentir parlar male del suo adorato fratellino, ma lo vuoi capire che mi odia! – da un po’ di tempo Lucas era diventato per lei un vero incubo, non faceva altro che metterle il bastone tra ruote

– Perché dici queste cose, adesso non esagerare, secondo me invece Lucas ha ragione, quando suggerisce di non lasciare la città. Se ce ne andiamo adesso, dopo tutti i lavoretti portati a termine, sarebbe come confessare la nostra colpa -.

Non derubare le ricche signore seducendole aveva i suoi svantaggi, infatti, quando il furto veniva scoperto scattava subito la denuncia.

Per fortuna le guardie non riuscivano mai a beccare i due fratelli, ma erano sempre tenuti sotto controllo, perché sospettati.

– Chi ha deciso che è Lucas la persona adatta a dettare regole valide per tutti e tre, io sono stufa di spezzarmi la schiena, mentre voi ciondolate tutto il giorno senza fare niente –.

Lo sguardo di Jenny era duro, alcune volte Mark si chiedeva come era possibile che un viso tanto dolce potesse esprimere tutta quella rabbia.

– Non ricominciare con la storia che nessuno di voi due vuole fare il capo, perché a me sembra proprio il contrario – lo rimproverò ancora la ragazza mentre Mark, la guardava rivestirsi e inveire contro suo fratello.

Poi con molta calma, si alzò dal letto consapevole del fatto che ormai era finita l’ora delle tenerezze.

– Jenny, amore, capisco tutte le tue ragioni, ma credo proprio che seguiremo il consiglio di Lucas perché, è la cosa giusta da fare, ora basta! -.

Il tono sprezzante con la quale erano state pronunciate quelle parole l’avevano colpita più di un pugno in pieno stomaco.

Jenny rimase immobile a guardare il ragazzo che aveva giurato di amarla, di proteggerla e di starle sempre vicino, prendere le parti di Lucas nella guerra che si stavano facendo.

Mark si rivestì e si avvicinò a lei che lo guardava incredula, per il suo comportamento e le disse – Io ti amo! Forse per te il fatto di voler bene anche a mio fratello e come tradirti, ma, ti posso garantire che non è così. Siete le persone più importanti della mia vita e vorrei tanto riuscire ad essere una famiglia, ma non posso più sopportare la rabbia che provate l’uno nei confronti dell’altro –.

– Ho capito! – fece lei mentre finiva di raccogliere le sue cose

– Hai fatto la tua scelta. Da adesso puoi considerarti libero da ogni obbligo nei miei riguardi –.

Jenny stava per lasciare la stanza, quando ad un tratto cominciò a barcollare fino a perdere i sensi e cadere tra le braccia di Mark.

– Certo che tra voi due era guerra aperta – disse Eva seduta accanto a Lucas sempre più coinvolta dal suo racconto

– Lo puoi ben dire! Jenny voleva solo usarlo in modo da poter smettere di lavorare, fregandosene se lui si metteva nei guai–.

Il ragazzo sentiva ancora dentro di sé rabbia, nei confronti della persona che aveva rovinato la sua vita e quella del fratello.

– Sei sicuro che lei non lo amasse davvero, magari non voleva intromissioni da parte tua nel loro rapporto – azzardò Eva cercando di giustificare il comportamento della ragazza anche se lei stessa non lo approvava.

– Io non mi sono mai intromesso, come dici tu, nel loro rapporto, ne sono sempre stato fuori perché sapevo quanto mio fratello l’amasse e non volevo ferirlo facendogli capire di non approvare la sua scelta – Lucas scattò in piedi e cominciò ad agitarsi

– Non ti arrabbiare… volevo solo cercare di capire il motivo per il quale Jenny voleva mettersi tra te e Mark – si giustificò lei notando la reazione del ragazzo.

Aveva come l’impressione che lui si sentisse in colpa per non aver saputo gestire al meglio la situazione che si era creata.

– Hai ragione! Nonostante il trascorrere degli anni, non riesco a smetterla di arrabbiarmi per quello che c’è capitato – le disse guardandola mentre con un gesto quasi inconsapevole le accarezzò i lunghi capelli – Io e Mark non abbiamo mai litigato prima di allora, l’arrivo di Jenny ha fatto cambiare il nostro rapporto fino a quando non si è spezzato –

– Non mi posso certo definire un esperta di queste situazioni, ma credo fosse normale, in fondo tutti e due lottavate per ottenere le attenzioni di Mark che poverino, secondo me, è l’unica vittima di tutta questa storia – fece lei accennando un sorriso

– Tu e lui sareste andati d’accoro – le disse Lucas

– Questo non potremo mai saperlo, purtroppo, ma sono felice che tu lo creda– rispose lei perdendosi nei suoi occhi azzurri

– Finisci di raccontare – gli chiese poi rimettendosi seduta e facendogli cenno con la mano di mettersi accanto a lei.

– Ma che cosa è successo? – chiese Lucas entrando nella stanza e vedendo il dottore intento a visitare Jenny distesa sul letto

– Non lo so… stavamo parlando quando ad un tratto lei mi è svenuta tra le braccia – Mark era talmente preoccupato da non riuscire a stare fermo, andava su e giù per la stanza come un matto.

– Allora dottore che cosa ha avuto? – gli domandò poi quando l’uomo si avvicinò a loro

– Niente di grave è tutto normale, visto le sue condizioni! – poi mentre raccoglieva i suoi strumenti continuò – Dovrebbe stare a riposo ed evitare gli sforzi eccessivi, altrimenti rischia di perdere il bambino -.

Naturalmente quella notizia fece rimanere di stucco Lucas che non sapeva nulla della gravidanza di Jenny.

Ma la reazione di Mark fu a dir poco strabiliante – Che cosa ha detto? – domandò incredulo per le parole che aveva appena ascoltato

– Quello che ha sentito presto sarà padre– il dottore richiuse la borsa e aspettò di essere pagato, dopodiché salutò i ragazzi e uscì dalla stanza.

– Mark… ti senti bene? – gli chiese Lucas vedendolo smarrito mentre guardava Jenny distesa sul letto

– Io non ne sapevo niente… oggi abbiamo litigato e lei è stata male – il ragazzo non riusciva a darsi pace, si sentiva in colpa per le parole che le aveva detto qualche minuto prima

– Resta da capire perché non ti ha detto di aspettare un bambino –

– Perché? – ribatté subito Mark

– Non capisco tutto qua, conoscendola non si sarebbe persa l’occasione metterci al corrente di una notizia simile –.

Lucas nonostante tutto non riusciva a fidarsi della ragazza, sapeva bene che lei avrebbe approfittato del fatto di essere incinta per poter manovrare meglio Mark.

Lo insospettiva l’atteggiamento di Jenny che non aveva detto niente neanche a suo fratello.

– Ma ti rendi conto di quello che dici! – Mark non poteva accettare il tono con il quale suo fratello diceva quelle parole

– Magari non lo sapeva…- non poteva credere che Lucas ne approfittasse per parlare male della sua donna – Sai una cosa, forse Jenny a ragione quando dice che tu la odi -.

Lucas solo in quel momento si rese conto di aver esagerato ad esprimere il suo pensiero al fratello, perché naturalmente in quelle circostanze non sarebbe riuscito a farlo ragionare.

Il suo pensiero sul comportamento della ragazza era del tutto sincero, ma quando parlava di Jenny con lui doveva andarci cauto.

Gli era comunque difficile credere nell’a sua ingenuità, a lui non sembrava così indifesa come voleva tanto apparire, in special modo agli occhi di Mark.

– Non capisco! – disse Eva – perché pensavi quelle cose sul conto di Jenny, in fondo lei e tuo fratello erano amanti –

– Si! Ma il fatto di non aver detto a nessuno, tantomeno a Mark, di essere incinta, non so perché ma mi faceva pensare che nascondesse qualcosa –

– Non avrai insistito a dirlo a tuo fratello – fece Eva dubbiosa sul comportamento tenuto da Lucas

– Ovviamente no! Anzi, per un po’ sono anche riuscito ad essere contento del fatto che presto avrei avuto un nipotino, ma poi…- Lucas si fermò e a quel punto il suo sguardo diventò cupo.

Stava girovagando tra le bancarelle del mercato, come al solito affollato di gente, quando si ritrovò ad osservare dei ragazzini giocare in mezzo alle persone, a quel punto la sua fantasia cominciò a viaggiare immaginando che uno di quei ragazzini fosse un piccolo Swon.

– Ciao Lucas! – gli disse Tracy arrivandogli alle spalle – Dove eri finito? –

– Ho avuto un po’ da fare – le rispose lui sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi

– E tra tutti i tuoi impegni non hai avuto nemmeno un attimo di tempo da dedicare a me? – continuò col dire Tracy mentre si metteva di fronte a lui

– Credimi… anche se non ci siamo visti, ti ho pensato molto – Lucas si sporse in avanti per darle un bacio ma lei mettendogli una mano sul petto lo fermò dicendogli

– Ho saputo che tu e tuo fratello, frequentate un altro giro – mentre gli parlava lo guardava diritto negli occhi

– Non ho idea di che cosa stai parlando – Lucas era davvero stupito dal rifiuto di Tracy ma era ancora più sorpreso dalle sue parole.

La ragazza gli girò intorno mentre lui ne seguiva i passi con lo sguardo, per la prima volta in vita sua, Lucas si sentì in imbarazzo, conosceva Tracy da un po’ di tempo e non l’aveva mai vista comportarsi in quel modo.

– Io… – disse lei senza smettere di sostenere il suo sguardo – Vi ho sempre aiutato perché, vi considero dei ragazzi in gamba, nonostante tutto, ma… ultimamente avete cominciato a frequentare delle persone decisamente poco affidabili–.

Alla fine della frase il tono della sua voce si ammorbidì, Tracy aveva intuito dalla il ragazzo era completamente allo scuro del comportamento della sua nuova amica.

Lucas la osservava cercando di capire a chi lei si stesse riferendo anche se nella sua mente risuonava il nome di Jenny, l’unica persona nuova entrata ultimamente nella loro vita.

– Tracy… tesoro… io te siamo sempre stati sinceri l’uno con l’altro, soprattutto, nessuno dei due ha mai finto di essere quello che non è. Per favore, dimmi chiaramente a chi ti riferisci? –

– Non ci credo! – l’intuizione avuta poco prima dalla ragazza, in quel momento diventò conferma, dalla richiesta fatta da Lucas, infatti, lei lo conosceva abbastanza bene da capire che non stava assolutamente mentendo – Non sai niente?! –

– Ora basta! Dimmi quello che sai senza girarci intorno… – il ragazzo l’afferrò per un braccio e l’attirò a sé, innervosito da quei giochetti

– Non vorrai minacciarmi – il sorrisetto di Tracy lo fece desistere convincendolo a mollare la presa

– Scusami… per favore dimmi quello che sai– Lucas fece un passo indietro e aspettò

– Intanto io non sapevo che tuo fratello frequentasse quella tipa– chiarì Tracy

– Jenny! – suggerì subito lui

– Proprio lei, se lo avessi saputo prima vi avrei messo in guardia-

– Da lei? – fece Lucas aggrottando le sopracciglia

– Ascoltami con attenzione, come ben sai, io vado a portare tutti i giorni il pane nella villa del duca Wells. In una di quelle volte la cuoca mi ha confidato di non sopportarla, perché lei cercava in tutti i modi di darsi da fare con il duca -.

La risata di Lucas riecheggiò per le stradine affollate del mercato – Andiamo! Questa sembra la storiella raccontata dalla pettegola di turno, per mettere in cattiva luce qualcuno –

– E’ quello che ho pensato anch’io quando la cuoca me lo ha detto, ma poi…- Tracy si fermò un secondo lasciando Lucas come appeso ad un filo ad aspettare di sentire il seguito Ho visto con i miei occhi quello di cui è capace la bella ragazza dalla faccia angelica –

– Spiegati meglio! – fece lui, ormai sopraffatto dalla curiosità, non si era mai fidato di Jenny e odiava il modo in cui trattava suo fratello Mark, nonostante questo gli riusciva difficile credere che lei potesse avere la capacità di soggiogare un nobile.

– Quando ho sentito quei pettegolezzi l’ho osservata per capire se erano fondati, così mi è capitato di notare come la bella bambolina facesse in modo di stuzzicare il duca, ti dirò… aveva l’aria di una professionista – mentre pronunciava quelle parole osservava lo sguardo incredulo di Lucas, provando soddisfazione per il fatto di essere stata lei a svelare chi fosse in realtà, l’angelo che era riuscita ad abbindolare i due fratelli.

– Non è che stai buttando fango su di lei perché sei gelosa – ribatté subito il ragazzo

– Gelosa io! Poi di chi? Di quella scopa rinsecchita, figurati – rispose a tono la ragazza avvicinandosi a lui – Tu puoi pensare di me quello che ti pare ma la ragazzina sprovveduta, venuta dalla campagna sa il fatto suo, si mormora persino che è riuscita a farsi mettere incinta dal duca Wells -.

Sentendo quelle parole Lucas capì il motivo per il quale Jenny non aveva informato Mark della sua gravidanza – Secondo me stai solo sputando veleno, scommetto che anche la cuoca e le altre avevano provato a buttarsi tra le braccia del duca Wells–.

Lucas non poteva definirsi un ammiratore della ragazza, ma il fatto che suo fratello la amasse lo costringeva a mettere un freno alle sue supposizioni, era comunque deciso a saperne di più.

– Capisco! – fece Tracy con uno sguardo colmo di amarezza

– Anche tu sei caduto nella sua trappola-

– CHE COSA! Non ti azzardare nemmeno a pensarle una cosa del genere, ascoltami, sono molto indeciso se credere a quello che mi stai dicendo perché, non riesco a concepire il fatto che la ragazza di cui si è innamorato mio fratello sia quella profittatrice senza scrupoli dipinta dalla gente – questa volta la presa al braccio della ragazza fu molto più forte e meno controllata della precedente, Tracy in quell’istante di rese conto della gravità delle parole pronunciate.

Conosceva i fratelli Swon da molto tempo e sapeva benissimo quanto fosse forte il legame tra di loro e la reazione di Lucas, non faceva che confermare quella solidità difficile da spezzare soprattutto per una puttanella qualunque.

– Ti conviene stare attento a lei – disse con tono alterato Tracy mentre si liberava bruscamente dalla presa – Io non motivo di mentirti e ti sto dicendo questo, perché mi dispiace vedere te e tuo fratello, mettervi nei guai per colpa sua– così dicendo si allontanò da Lucas lasciandolo di stucco.

– Lucas era vero? Jenny vi ha preso in giro? – disse Eva mentre un’ondata di calore pervadeva il suo corpo – E’ incredibile! Povero Mark chissà come c’è rimasto male scoprendo la verità -.

Ripensando a quella situazione a Lucas sembrò di riviverla in quell’istante, sentendo la rabbia pervadere tutto il suo corpo.

– Per colpa di Jenny ho perso mio fratello! – sbottò alla fine mettendosi seduto con le gambe incrociate mentre uno strana luce pervadeva il suo bellissimo viso

– Perché dici così? – chiese ingenuamente Eva

– Per colpa di Jenny, Mark si è fatto uccidere ed io sono rimasto solo al mondo – pronunciò la frase guardando nel vuoto facendo provare alla ragazza una sensazione di gelo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nono Capitolo – La confessione

 

– Tu come hai affrontato la situazione? Hai detto quello che sapevi di Jenny a tuo fratello? – gli chiese Eva intuendo già la risposta

– E’ ovvio! Non potevo tenergli nascosta una cosa del genere, soprattutto sapendo che quello che aspettava poteva non essere figlio di Mark. Non volevo tenermi dentro un segreto simile, non a discapito di mio fratello, forse per te è difficile da comprendere ma non avrei mai permesso a nessuno di ferirlo-.

Lo sguardo di Lucas faceva trasparire il dolore che provava in quel momento, la ragazza era addolorata per quello che aveva passato e sicuramente lui aveva ragione, non poteva mentire a Mark.

– Prima però dovevo essere sicuro che le chiacchiere delle persone non erano solo frutto della loro gelosia nei suoi confronti– chiarì il ragazzo riprendendo il racconto

– Jenny perché non mi hai detto di aspettare un bambino? – le chiese Mark appena la ragazza aprì gli occhi

– Che cosa? – rispose lei ancora intontita dal gran mal di testa

– Chi ti ha detto una sciocchezza simile – la risatina forzata con la quale aveva accompagnato la frase, fece capire a Mark che le stava mentendo

– Uno che ne capisce molto, dato che fa il dottore – rispose il ragazzo alterando il tono della voce

– Aspetta! Mi ha visitato il dottore, ma… io non lo ricordo – domandò lei stupita dalle parole di Mark, era come se un martello le battesse in testa.

Non riusciva a ricordare niente di quello che le era capitato, ma ormai il danno era fatto e doveva trovare il modo di risolverlo, altrimenti avrebbe perso l’unica persona a cui teneva sul serio.

– Mi sembra ovvio sei svenuta qui davanti a me e visto che non riprendevi conoscenza, mi sono spaventato e ho chiamato il dottore, è stato lui a dirmi della tua gravidanza – Mark conosceva bene la sua donna tanto da capire che per lei la notizia non era nuova

– Quindi sai del bambino – disse la ragazza – Io… io… ho bisogno di pensare – sbottò ancora confusa passandosi una mano tra i lunghi ricci biondi – Adesso vado altrimenti questa volta mi cacciano davvero! –.

Mark rimase di stucco, il suo comportamento lo fece raggelare

– Perché non mi hai detto niente? – fu solo capace di chiederle mentre lei si stava finendo di preparare – Non lo capisco in fondo io sono felice per noi –

– Non ti ho detto niente perché avevo paura della tua reazione – rispose Jenny abbassando lo sguardo e cercando in tutti i modi di assumere l’aria della povera ragazza innocente, cosa che le riusciva abbastanza bene soprattutto con Mark

– Ma io ti amo! T i ho già detto che presto ci sposeremo e lasceremo Londra insieme, di cosa avevi paura? –

– Non di cosa… di chi! – le rispose la ragazza sostenendo il suo sguardo

– Non capisco – fece Mark incredulo per quello che Jenny gli stava dicendo

– Di Lucas! Non fare finta di cadere dalle nuvole, perché lo sai anche tu, lui non riesce ad accettare il fatto che noi due siamo una coppia -.

Jenny sapeva di camminare su un campo minato, ma doveva riuscire a rompere il forte legame che c’era trai due fratelli, doveva farlo per poter vivere una vita assieme a Mark, di cui si era follemente innamorata.

– Tu davvero credi che mio fratello possa essere un problema per noi? – disse Mark mentre la guardava nei suoi grandi occhi azzurri

– Si! Non solo lo credo, ne sono assolutamente certa, lui non fa che mettermi in cattiva luce con te –

– Ti rendi conto di quello che dici…– fece Mark con un tono di voce talmente pieno di rabbia da farla sobbalzare – Tu stai parlando male di mio fratello, l’unica persona al mondo a cui, tengo… oltre te-

– Lui…- cominciò col giustificarsi la ragazza spaventata dalla sua reazione

– Lui… cosa? – le chiese Mark afferrandola per un braccio e cominciando a strattonarla – Continua mia cara non ti fermare, dimmi cosa pensi in realtà di mio fratello –

– Mark ti prego! – Jenny cominciò a sentirsi mancare la terra sotto i piedi

– Perché mi stai mentendo, dimmi perché non mi hai detto di essere incinta? – urlò il ragazzo, sicuro che la donna di cui era innamorato gli stesse dicendo un cumulo di bugie e per giustificare il suo comportamento, si nascondeva dietro la rivalità che c’era tra lei e suo fratello.

 – DIMMELO! –

– Perché il duca mi ha VIOLENTATA! – rispose la ragazza spaventata a morte scoppiando a piangere – Non ti ho detto niente perché… ho scoperto di essere incinta quando io e te già ci frequentavamo, per questo ho avuto paura –

– Che cosa! – Mark sembrava impazzito, sentiva dentro di sé una crescente rabbia, non poteva credere che un uomo come il duca, con tutte le più belle donne a sua disposizione, provasse piacere nell’approfittarsi di una ragazza come Jenny.

– Perché non me l’hai detto? – le chiese cercando di calmarsi – Io avrei capito –

– Avevo paura… perché non volevo perderti– disse Jenny buttandogli le braccia al collo – Avevo il terrore… che tu mi lasciassi – continuava a ripetere la ragazza aggrappandosi a Mark che la circondò con le braccia in segno di protezione.

Lucas si passò le mani tra i capelli ed Eva percepì chiaramente il dolore che stava provando in quel momento, poi guardando in alto vide che la luce della luna si stava affievolendo e che presto il giorno avrebbe fatto capolino.

– Se non te la senti di finire il racconto lo capisco – gli disse premurosa

– No! – rispose lui alzando lo sguardo – E’ passato del tempo, ma purtroppo, ripensare al momento in cui ho perso mio fratello mi fa ancora male –

– Lo posso immaginare – rispose Eva mettendosi ancora più vicina e prendendogli le mani tra le sue, le piaceva la sensazione che le dava quel tocco – E’ stato il duca ad uccidere Mark? – disse poi seguendo il suo intuito

– Già… – rispose Lucas sospirando, prima di riprendere il suo racconto nella parte più dolorosa della storia

– Mark, ora devo andare – disse Jenny usando il tono che gli era più congeniale, quello della vittima

– No! Da questo momento in poi non metterai più piede in quella villa – rispose il ragazzo staccandosi da lei

– Sai che non posso farlo – ribatté Jenny sicura della sua vittoria

– Invece sì, partiremo questa sera stessa – il suo sguardo mentre pronunciava quelle parole era duro e freddo, ma Jenny sembrò non vederlo perché era troppo felice di essere riuscita nel suo intento, convincere Mark a partire.

– Dici sul serio… e Lucas? – disse Jenny con falsa preoccupazione

– Con lui ci parlo io, tu pensa solo a riposare – l’uomo con dei gesti dolci e protettivi l’accompagnò fino al letto e la fece sedere

– Invece di riposare voglio cominciare a darmi da fare per raccogliere le nostre cose, se vogliamo partire prima che faccia buio –

– Come vuoi – disse Mark avvicinandosi alla porta – Io devo sistemare alcune cose, tieniti pronta appena ritorno si parte –

– Oh Mark! – fece Jenny buttandogli le braccia al collo – Sono così felice, finalmente io e te staremo insieme, ti amo… – la ragazza piena di euforia cominciò a baciarlo

– Jenny… festeggeremo più tardi, ora devo andare -.

Mark non aggiunse altro lasciando la stanza e chiudendo la porta dietro di sé, l’unica cosa a cui riusciva a pensare era la vendetta.

Aveva intenzione di affrontare il duca, perché doveva pagare per quello che aveva fatto alla sua donna.

Mentre Jenny era occupata a raccogliere le poche cose che valeva la pena portarsi dietro, entrò nella stanza Lucas – Cosa stai facendo? – le chiese vedendola indaffarata

– Mio caro… noi… lasceremo Londra, finalmente! – gli rispose la ragazza senza nemmeno guardarlo negli occhi, ma continuando a raccogliere la loro roba

– Senti ormai so chi sei e qual è il tuo gioco, appena dirò a mio fratello tutta la verità, non vorrà più saperne di te– il ragazzo l’afferrò per un braccio costringendola a rivolgere lo sguardo verso di lui

– La verità? Di che cosa stai parlando? Mark ha saputo ogni cosa e mi spiace tanto deluderti ma è stato proprio lui a dirmi che saremmo partiti, con o senza il suo caro fratellino -.

Lucas leggeva negli occhi di Jenny la soddisfazione della vittoria, era riuscita a convincere suo fratello a seguirla – Che cosa hai detto a Mark? –

– Ogni cosa… che il duca si è approfittato di me – gli sputò in faccia la ragazza

– Brutta…- disse Lucas alzando il braccio pronto a darle quello che meritava, non gli era mai capitato di provare un odio talmente forte nei confronti di una donna

– Non vorrai che dica a tuo fratello cosa hai in mente di farmi– il tono con il quale la ragazza pronunciò quella frase lo fece raggelare

– Dov’ è ora Mark? – le chiese preoccupato per quello che suo fratello avrebbe potuto fare

– Non lo so… ma presto sarà qui –

– Possibile che non capisci – urlò Lucas

– Cosa dovrei capire, ho vinto e presto me ne andrò con l’uomo che amo – ribadì Jenny vantandosi ancora una volta della sua vittoria

– No mia cara! Invece rischi di perdere ogni cosa –

– Perché? – domandò lei fermandosi – Mark presto sarà qui – ripeteva quelle parole cercando di convincere se stessa oltre che Lucas, era come se finalmente avesse intuito la paura del ragazzo

– Purtroppo non sarà così, perché è andato per vendicare te! – le disse lui – La ragazza che ama, senza sapere di essere stato preso in giro, da una delle persone a lui più care – continuò col dire Lucas usando il tono di chi sa quello che dice.

– Non è vero lui è venuto a cercare te – disse Jenny mentre gli occhi le si riempivano di lacrime

– Lo sai anche tu che è andato alla villa del duca, per vendicare il tuo onore –

– Smettila… Non sai quello che dici! –

– Ti sbagli mia cara, perché ho parlato con il tuo amico Frank, è stato lui a portarti qui e sempre lui ti ha fatto entrare come domestica nella villa del duca Wells, sai dopo qualche bicchierino mi ha raccontato del vostro piano –

– Maledetto! – fece Jenny tra i denti – Non vorrai credere ad un ubriacone –

– A me non importa niente di te, io sono solo preoccupato per Mark- le chiarì il ragazzo avvicinandosi alla porta – Un’altra cosa… puoi smettere di preparare i bagagli perché non permetterò che ti avvicini ancora a mio fratello – le disse alla fine lasciandola da sola nella stanza, in lacrime per la rabbia, sapendo di aver perso ogni possibilità di vivere una vita agiata.

– Ehi duca! – esordì intanto Mark, irrompendo nella stanza richiamando l’attenzione di tutti i presenti

– Mi scusi ma credo di non aver avuto il piacere di conoscerla – gli rispose senza perdere il controllo il duca Wells sentendosi addosso lo sguardo degli ospiti e di sua moglie

– Sono qui perché io e te abbiamo qualcosa da chiarire – gli ribatté il ragazzo avvicinandosi a lui guardandolo duramente

– Da chiarire? – fece il duca confuso dalla presenza dell’uomo, non lo aveva mai visto, quindi non aveva nessuna idea di cosa stesse parlando, nel suo sguardo però si poteva leggere la collera che provava nei suoi riguardi.

– Le spiace essere più esplicito? – gli chiese, poggiando con gesti eleganti il calice colmo di vino che teneva in mano

– Il nome Jenny le dice niente –

– Ovvio! È una delle cameriere che lavorano per me– il duca dimostrava un auto controllo invidiabile, sembrava non fosse per nulla spaventato dalla situazione che si era creata davanti ai suoi ospiti, anzi pareva felice di dare loro qualcosa di nuovo di cui parlare, diverso dai soliti pettegolezzi

– Quindi lei… signor duca, ricorda il nome di tutte le cameriere che lavorano nella sua villa? – lo stuzzicò Mark cercando di metterlo in imbarazzo

– No… Ma quelle che mi porto a letto, si! – a quella frase tutti scoppiarono in risata che risuonò per la stanza.

Mark li guardava ridere sentendo dentro di sé il desiderio crescente di prenderli a schiaffi uno per uno, poi rivolgendo lo sguardo verso la duchessa si stupì di vedere che anche lei, partecipava alla risata collettiva.

Evidentemente i due erano soliti fare quello che volevano senza dover rendere conto a nessuno.

– Siete sicuro di non averla costretta a venire a letto con voi… signor duca – fece Mark sentendo le risate rumorose terminare di colpo

– Mio caro amico, io non devo di certo costringere le donne ad essere… come posso dire… carine con me, se qualcuna di loro non mi vuole, cosa che tra parentesi non mi è mai capitata, io ne cerco un’altra più disponibile –

– Quindi mi state dicendo che voi non avete costretto Jenny, la mia donna a venire a letto con voi contro la sua volontà –

– Ora capisco! –

– Se è lecito… vorrei chiariste il concetto anche a me – il tono di Mark faceva intuire che la sua pazienza si stava esaurendo

– Non è che… magari… la vostra donna, si vergogna di ammettere di aver provato piacere…-

– BRUTTO MAIALE! – gli urlò in faccia Mark avventandosi su di lui – Come osi dire queste cose – la sua rabbia era incontenibile e anche se gli ospiti avevano smesso di ridere cominciando ad urlare.

Mark colpì con un pugno il duca prendendolo in pieno viso, subito dopo venne trattenuto da due uomini presenti alla festa.

L’affronto subito dal duca era un’offesa palese, aggravato dal fatto di essere stato schiaffeggiato da un poveraccio, per colpa di una squallida cameriera.

– Mio caro amico! – disse avvicinandosi a Mark mentre il ragazzo era trattenuto – Io non mi sporco le mani per due nullità come voi – continuò col dire mentre si massaggiava la guancia rossa a causa del colpo ricevuto, poi senza batter ciglio prese la spada che, uno dei due uomini aveva in vita e la conficcò diritta nella pancia del povero ragazzo.

Mark non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi delle intenzioni del duca, per questo non fu in grado di difendersi.

Intanto che cadeva per terra, grondando sangue, guardava il duca soddisfatto per il gesto appena compiuto.

– NOOO! – urlò Lucas entrando nella stanza, purtroppo era arrivato troppo tardi e non aveva potuto aiutare il suo adorato fratello, colpito a morte con fare vigliacco.

– MARK… Ti prego non morire… – disse con le lacrime agli occhi mentre gli sorreggeva il capo, consapevole ormai di non poterlo salvare

– Io ho dovuto difendermi, lo hanno visto tutti! – disse il duca gesticolando con la spada in mano

– BASTARDO! Era disarmato… – gli rispose Lucas, prendendo una delle spade riposte in una cornice attaccata ad un muro del salone.

– Perché non combatti contro di me… vediamo se sei in grado di farlo ad armi pari – lo incitò il ragazzo mentre i suoi occhi erano completamente bagnati dalle lacrime.

Il duca non si scompose più di tanto, senza rispondere alle accuse del giovane, cominciò ad attaccarlo.

Lui a malapena riusciva a difendersi dai colpi precisi, sferratigli contro da quello che era evidentemente un provetto spadaccino.

I due giravano in tondo per la stanza sotto lo sguardo attento degli stessi uomini che, pochi minuti prima avevano immobilizzato Mark.

Per un istante Lucas rivolse lo sguardo verso il corpo inerme del fratello, in quell’attimo il duca, come era prevedibile, ebbe la meglio su di lui, colpendolo in modo grave al petto.

Il ragazzo lentamente stramazzò sul pavimento, accanto al cadavere di suo fratello.

Lucas con l’ultimo respiro che ancora aveva in corpo prese la mano di Mark, amareggiato di non averlo saputo vendicare come lui avrebbe meritato.

 

 

 

Decimo Capitolo – La vendetta

 

Lucas si mise la mano sul fianco destro come se la ferita fosse ancora lì, Eva gli accarezzò il viso tirato in una smorfia, notando i suoi occhi lucidi, sembrava volesse piangere.

– Come hai fatto a sopravvivere? – gli chiese poi

– Chiamarono qualcuno per farci portare via dalla villa, quell’uomo ci caricò sul suo carro e ci sballottò per la città.

Naturalmente percepivo appena quello che succedeva, come puoi immaginare non ero abbastanza lucido – Lucas si alzò si allontanò di qualche passo – poi riprese – L’uomo invece di portarci nel luogo dove solitamente sotterravano i poveri disgraziati come noi, ci scaricò in una grotta. Quando si rese conto che ero ancora vivo, si avvicinò a me e mi sussurrò all’orecchio che se volevo vendicare la morte di mio fratello, lui mi avrebbe aiutato. Io non riuscivo a pensare lucidamente e il dolore che provavo in quel momento era davvero terribile, ma dopo aver sentito la parola vendetta ho deciso subito di accettare e anche se a fatica cercai in ogni modo di capire le sue parole-.

Lucas si fermò per un secondo, abbassò lo sguardo e dopo qualche secondo riprese il suo racconto – Mi spiegò che potevo continuare a vivere e poter così riuscire ad avere la mia vendetta. Avrei dovuto però pagare un enorme prezzo, infatti, non avrei più potuto vivere come una persona qualunque. Ovviamente avrei fatto qualunque cosa pur di riuscire ad avere ancora un solo giorno di vita- Lucas si voltò verso di lei e poi con gli occhi pieni di odio continuò il suo racconto – A quel punto dissi Sì! Lui si allontanò da me e si mise in un angolo buio della grotta. Non ho idea di quanto tempo ho passato agonizzante in quella grotta, ricordo solo di essermi risvegliato urlando il nome di Mark -.

– Ben tornato! – disse la donna seduta accanto a lui, mentre gli toccava la fronte per controllare se scottava ancora– Non hai più febbre vuol dire che ci sono riuscita –

– Tu chi sei? – domandò Lucas confuso – E dov’è Mark? – fece poi guardandosi attorno non vedendo il corpo del fratello

– Mark… se ti riferisci al ragazzo che era insieme a te, purtroppo… è morto non sono riuscita a salvarlo –.

Lucas scrutava la giovane donna cercando di capire se l’avesse mai vista

– Mi chiamo Jill Hass, sono la moglie dell’uomo che ti ha portato qui – gli disse allontanandosi da lui di qualche passo, poi prese una ciotola con dentro del liquido rosso e la porse al ragazzo che ancora non riusciva a ragionare lucidamente a causa del forte mal di testa – Tieni… devi berlo tutto… vedrai che ti farà stare meglio-.

Lucas la guardava sbigottito, non distingueva bene quello che c’era all’interno della ciotola, ma qualunque cosa fosse sperava avesse la capacità di far sparire il dolore all’istante.

Con suo stupore lo buttò giù senza lasciarne nemmeno una goccia, lo finì con tanta bramosità che anche quando la ciotola fu completamente ripulita, Lucas continuò a leccarla sentendo dentro di sé la voglia di berne ancora.

– Va meglio? – domandò Jill conoscendo bene l’effetto della prima volta che si beve il sangue

– Meglio…– rispose Lucas sentendo il mal di testa sparire come per magia – Ma… cos’era? –

– Sangue animale – rispose secca la donna

– CHE COSA! – urlò Lucas saltando in piedi

– Tranquillo, la prima volta può essere sconvolgente ma poi ci farai l’abitudine –

– L’abitudine? Ma che vuol dire? Che cosa mi hai fatto? – le disse poi ritrovandosi con il suo collo tra le mani.

Era come se, quello che aveva immaginato nella sua testa si fosse avverato, si bloccò cercando di capire come poteva essere successo, visto che lui non si ricordava nemmeno di essersi mosso

– Ti ho fatto diventare immortale e onnipotente – disse Jill togliendogli la mano dal collo – Ti ho trasformato in una creatura della notte, capace di fare tutto quello che vuole -.

Lucas la guardava e finalmente vedeva quanto fosse bella e desiderabile, era come aprire gli occhi per la prima volta. Cominciò a baciarla con desiderio come non aveva mai fatto prima, le accarezzò il corpo bello e tornito poi la alzò e lei aprendo le gambe si aggrappò ai fianchi di lui, forti come il tronco di un albero.

I loro corpi cominciarono a muoversi in sintonia perfetta era come se l’uno conoscesse le intenzioni dell’altro, Lucas si sentiva la mente completamente offuscata, avvertiva dentro di sé i suoi istinti senza freno e non riusciva a smettere di seguirli.

Eva conosceva bene quella sensazione perché l’aveva provata anche lei al risveglio.

Il suo corpo le mandava segnali strani, si sentiva eccitata nell’ascoltare il racconto di Lucas e si rendeva conto che per lei, diventava sempre più difficile controllare i suoi istinti.

– Quindi quella donna ti ha salvato perché glielo ha chiesto suo marito? – gli domandò poi bramosa di conoscere la fine del racconto, arrabbiata con sé stessa perché, consapevole di voler sapere se i due alla fine erano stati amanti

– Esattamente! Purtroppo non ha potuto nemmeno tentare di salvare Mark, perché era morto da troppo tempo -.

– Aspetta! – fece il ragazzo mentre la donna continuava a baciargli il collo – Io ho bisogno di spiegazioni come posso sentirmi bene quando ricordo perfettamente di essere stato ferito a morte –

Jill si fermò e mentre si ricomponeva metteva Lucas al corrente di ogni cosa.

– Quindi ora sono diventato un animale che si nutre del sangue degli altri esseri viventi – disse il ragazzo guardandola

– Vedila come ti pare –

– Naturalmente tutti mi credono morto… – Lucas pregustava già il momento in cui si sarebbe ritrovato davanti le persone che avevano calpestato la sua vita e quella del fratello come si fa con gli scarafaggi

– Te l’ho già detto puoi… fare… tutto… quello…che…vuoi – disse la donna riavvicinandosi a lui desiderosa di continuare quello che avevano interrotto poco prima

– In cambio tu e tuo marito cosa volete da me? – le chiese mentre spostandole i lunghi capelli castani le baciava il collo

– Danaro, gioielli, tutto quello che riesci a procurare…-

– Ok! – fece lui prima di lasciarsi trasportare dall’istinto di possederla.

– Non riesco a capire… quei tizi trasformavano le persone per poter avere danaro? Perché non se lo procuravano da soli? – Eva cercava di interpretare il pensiero di quelle strane persone

– Jill non trasformava tutti, solo le persone con motivi validi, i soldi li dava a suo marito che in cambio la copriva e la sfamava. Anche a me non piaceva la situazione in cui mi ero ritrovato ma non mi importava più di tanto perché, dopo aver ottenuto vendetta, me ne sarei andato -.

Lucas ripensando a quei giorni vissuti in modo frenetico non provava né rimorso, né vergogna aveva fatto quello che doveva, vendicare i torti subiti.

– La prima persona che andai a cercare fu la tanto dolce e indifesa Jenny, lei non poteva nemmeno immaginare di rivedermi dato che le avevano raccontato l’accaduto compresa la nostra morte –

– Non ti sei fermato nemmeno davanti al fatto che lei aspettasse un bambino! – gli occhi nocciola di Eva assunsero un’espressione di dispiacere nel pensare alla creatura innocente inconsapevole del suo crudele destino

– Lei ha tentato di impietosirmi, prima di cercare di sedurmi, ma io ormai la conoscevo bene e potevo percepire quanto fosse cattiva dentro la sua anima –

– E se ti fossi sbagliato? Magari cercava solo di salvarsi la vita provando ogni modo che le veniva in mente –.

Non voleva certo giustificare la donna che si era approfittata di loro, causando la morte di Mark, ma provava un profondo dispiacere per il piccolo non ancora nato.

– Non mi sono mai sbagliato sul suo conto e tutto quello che ci è successo ne è la prova. Lo so benissimo di sembrarti un mostro ma l’’ho fatto! Ti posso garantire che succhiare il suo sangue è stata una delle poche soddisfazioni che mi ha dato la vita-.

Raccontando l’accaduto il ragazzo rivide nella sua mente lo sguardo perso di lei quando se lo ritrovò davanti.

Eva paragonò l’odio di Lucas nei confronti della ragazza a quello che provava lei per il suo patrigno.

Naturalmente anche lui conoscendo la vecchia Eva avrebbe tentato di farle provare pietà, ma dentro di sé sapeva bene che lasciarlo vivere, sarebbe stato un errore imperdonabile.

– Sai! – gli disse mettendosi di fronte a lui – Tutto quello che mi hai raccontato non fa che confermare il mio pensiero, bisogna approfittare della nostra seconda possibilità e anche io ho intenzione di farlo-

– Lo so! – rispose lui soffocando la voglia di baciare le sue labbra carnose – Io direi di partire domani appena fa buio –

– Grazie! – fece Eva sorridendogli

– Per cosa? – chiese Lucas

– Di appoggiare la mia decisione e per esserti offerto di venire insieme a me – Eva d’istinto l’abbracciò assaporando la sensazione che provava ogni volta che i loro corpi si sfioravano

– Non c’è di che! – fece lui compiacendosi di quell’abbraccio

– Aspetta! – fece Eva sorreggendo il viso con la mano facendo cadere i lunghi capelli tutti da un lato – Il duca lo hai… si insomma –

– Ci puoi giurare – rispose lui sorridendo

– E Jill? – gli chiese ancora, curiosa di capire per quanto tempo i due erano stati amanti

– Dopo averle consegnato una parte del bottino che io e Mark avevamo messo da parte, l’ho lasciata -.

Eva percepiva nel suo tono una nota di dispiacere – A malincuore – gli disse rimettendo giù la testa.

Lucas si voltò verso di lei e avvertendo disappunto nelle sue parole le disse con tono scherzoso – Ti dirò… non è stato facile lasciare una… così brava ragazza –

– Come no – ribatté subito Eva voltandogli le spalle

– Notte… – disse Lucas felice di aver stuzzicato la sua gelosia.

 

 

 

 

 

 

 

Undicesimo Capitolo – Heather Duean

 

Il giorno dopo, all’imbrunire, i due ragazzi salutarono il luogo dove si erano rifugiati per il tempo necessario, dopodiché iniziarono a correre per il bosco, consapevoli di dover soddisfare il loro istinto di nutrirsi prima di poter intraprendere il viaggio, verso il paese natio di Eva.

Avevano addentato l’animale da qualche minuto, dopo un inseguimento neanche tanto lungo, quando sentirono delle urla.

Alzando gli occhi si resero conto che qualcuno, di fronte a loro, li stava osservando mentre si nutrivano.

Guardando meglio videro che si trattava di una ragazza, la quale spaventata a morte cominciò a correre.

Lei, ovviamente, non poteva sapere di essere in trappola e di non avere alcuna possibilità di sfuggire ai due ragazzi che senza sforzo, la raggiunsero sbarrandole la strada.

– Vi prego non mi fate del male – disse cominciando a piangere consapevole del fatto di essere arrivata alla fine dei suoi giorni

– Se mi lasciate andare non dico a nessuno quello che ho visto, ve lo giuro! – continuava a farneticare mentre le lacrime le scendevano sul viso senza ormai più nessun controllo

– Come ti chiami? – le chiese Eva avvicinandosi a lei

– Heather… Heather Duean – rispose guardando le sue labbra rosse, impregnate del sangue dell’animale.

Eva si rese conto di quello che guardava la ragazza e voltandole le spalle cercò di ripulirsi come meglio poteva utilizzando la manica della sua camicia.

Lucas le girò intorno per osservarla meglio, lei per lo spavento chiuse gli occhi, poi Eva avvicinandosi a loro chiese al ragazzo

– Come abbiamo fatto a non sentirla arrivare? –

– Non lo so – rispose lui mantenendo il tono di voce basso – Forse mentre ci nutrivamo ci siamo distratti –

– Che facciamo ora? –.

Eva era molto preoccupata, la ragazza li aveva visti succhiare il sangue di un animale morto, avrebbe potuto raccontarlo in giro e a quel punto, la gente spaventa avrebbe iniziato a dare la caccia ai due mostri che vivevano nel bosco.

– Tu che dici? – le rispose Lucas sgranando i suoi occhi azzurri

– La vorresti uccidere?! –

– No! Vi supplico! Io… io… posso andarmene se voi mi lasciate, me ne andrò lontano, così potete stare tranquilli che non dirò niente a nessuno… -.

Eva non si era resa conto di aver alzato il tono della voce, sapeva benissimo di rischiare molto lasciandola libera, ma non poteva uccidere una ragazza che aveva solo la colpa di essere capitata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Lucas la guardava e anche se la luce della luna era molto fievole, poteva comunque percepire quanto fosse bella e nonostante avesse capelli dei cortissimi e disordinati, non intaccavano per nulla il suo viso dai lineamenti dolci.

Ammirandone la carnagione chiara e gli occhi grandi e azzurri, si riscoprì molto dispiaciuto di doverla sacrificare ma non aveva altra scelta.

Prima che Eva avesse il tempo di rendersi conto delle sue intenzioni, Lucas era già dietro le spalle della ragazza pronto ad addentarla, quando Eva capì cosa voleva fare, si scagliò contro di lui bloccandolo.

– Non ti permetterò di ucciderla! – gli disse sfidandolo

– Mi spiace ma, invece… è quello che farò – ribatté lui seccato per la reazione di Eva

– Dovrai prima vedertela con me! –

– Che cosa? Forse non ti rendi conto del rischio che corriamo a lasciarla andare – le chiarì lui con un tono di voce alterato

– Io non dirò nulla… – ribadì Heather grata ad Eva per il suo aiuto

– Che ci fai nel bosco a quest’ora? – le domandò poi curiosa

– Sono scappata – rispose pulendosi il viso dalle lacrime

– Da chi? – chiese ancora Eva più incuriosita di prima

– Da mio marito – sbottò lei – Diciamo che lui non è un tipo gentile, soprattutto con me –

– E’ lui che ti ha fatto quel taglio di capelli alla moda? – le chiese Lucas intromettendosi

– Sono stata io! Quando cercavo di sfuggirli riusciva ad afferrare i mie capelli e li tirava talmente forte che avevo la sensazione mi strappasse via il collo dal resto del corpo -.

Stranamente, Lucas, aveva una buona percezione standole vicino, la ragazza non gli sembrava pericolosa e pareva sincera quando diceva che non avrebbe detto a nessuno il loro segreto.

– Se non credete alle mie parole guardate i lividi che mi ha lasciato – continuò col dire Heather facendo cadere la camicia bianca rivelando alla luce della luna il suo magnifico seno.

Lucas rimase a bocca aperta, quella ragazza dimostrava un enorme coraggio nell’affrontarli in quel modo così diretto, poi guardando meglio notò i lividi più o meno vecchi che riempivano il suo corpo.

– Se volete uccidermi fate pure, tanto dopo i due anni d’inferno che ho passato, vivendo con l’animale che si è rivelato essere mio marito, ho capito di non avere nessuna speranza, perché prima o poi mi ucciderà lui-

– Nessuno ti farà niente – fece Eva ricoprendola con la camicia

– Grazie! – disse la ragazza accennando un sorriso – Come ti chiami? – le chiese poi curiosa di sapere il nome di colei che si battuta per salvarle la vita

– Eva Lontaire, lui e Lucas Swon – disse poi rivolgendosi al ragazzo che la guardava sbalordito perché lei aveva risposto alla domanda

– Bene… se avete finito con le presentazioni, perché non cerchiamo di capire cosa farne di lei? – sbottò Lucas seccato per tutta la situazione, arrabbiato soprattutto con se stesso per essersi fatto influenzare dalla presenza Eva.

– Se non vi spiace potrei venire con voi? – Heather approfittò del momento propizio per cercare di aggregarsi a loro, non avrebbe più avuto paura di girare da sola e se per caso suo marito sarebbe riuscito a rintracciarla, loro avrebbero potuto aiutarla

– Non se ne parla! – fece subito Lucas avvicinandosi a lei

– Perché no? – insisté la ragazza sfidando il suo sguardo – Così sareste sicuri che non rivelerò a nessuno chi siete, anche se… ancora non l’ho capito bene nemmeno io-

– No! – ribadì Lucas – Tu ti porti dietro un marito manesco, capace di fare qualunque cosa pur di riprendersi ciò che gli appartiene. Mi dispiace ma non possiamo rischiare oltre -.

Heather lo guardava affascinata non poteva credere che un ragazzo così bello fosse un mostro a malincuore, doveva ammettere che lui aveva ragione a considerarla un peso, ma se voleva uscirne viva e rifarsi una vita, quello era l’unico modo.

Durante lo scambio di sguardi che c’era stato tra Lucas ed Heather, Eva non disse una parola.

Percepiva chiaramente l’attrazione che c’era tra i due.

Era rimasta immobile, perché provava una forte gelosia per quella strano battibecco creatasi tra di loro.

In fondo Lucas era molto sensibile alle belle ragazze in pericolo bisognose del suo aiuto e lei ne era la prova vivente e chissà, quante ne aveva salvate durante la sua lunga e movimentata vita.

– Eva! – la chiamò Lucas dopo che lei non aveva risposto alla sua domanda

– Sì! – fece subito rendendosi conto di essersi persa nei suoi pensieri – Che… cosa… mi hai chiesto? –

– Ti senti bene? – le domandò preoccupato

– Certo… Direi di portarla con noi, almeno fino al prossimo paese –

– Ma così ci rallenterà di molto –

– Hai ragione, ma sarà abbastanza lontana da suo marito e noi, potremmo proseguire da soli e recuperare il tempo che abbiamo perso -.

Ci fu qualche minuto di silenzio, ma Lucas doveva ammettere che data la situazione, quella era la soluzione più adatta.

– Va bene! Faremo così, ma al prossimo paese le nostre strade si divideranno –

– Grazie! – disse Heather sorridendo

– Ci conviene andare perché altrimenti rimarremo bloccati quando farà giorno – fece Lucas mentre con la mano indicava la strada alle signore dando loro la precedenza.

Heather era rimasta volutamente un passo indietro a Lucas perché desiderava capire, attraverso Eva, chi fossero in realtà.

Conoscere il loro segreto non le bastava, doveva saperne di più, così da capire se anche lei poteva diventare una di loro e vivere finalmente senza più paura e libera da ogni legame.

– Tu e lui state insieme? – le chiese secca sbalordendo Eva che non si aspettava una domanda tanto diretta

– Non sei una che va per il sottile – le disse la ragazza guardandola e sapendo che Lucas anche se faceva finta di niente, poteva sentire tutto – No! –

– Davvero! Ma cosa… siete? – questa volta titubò un attimo perché non sapeva quali parole usare per definirli

– Vampiri! – fece Lucas intromettendosi nella loro chiacchierata perché aveva notato l’imbarazzo di Eva

– Allora esistono sul serio – sembrava quasi contenta quando pronunciò quella frase – Da quello che so, voi siete immortali, allergici alla luce del sole e mangiate la gente-

– Perché ti interessa tanto quello che siamo? Tra un po’ ci dovremo separare – chiese Eva ignorando le parole appena pronunciate dalla ragazza

– Sono solo curiosa, quindi… vi devo ringraziare per non avermi mangiato–

– Fossi in te non mi sentirei troppo sicura, siamo ancora in tempo per farlo– Lucas lo disse con tono scherzoso ma Heather si spaventò ugualmente.

Per un po’ camminarono in silenzio anche se ad un certo punto Heather cominciò a sentire male ai piedi – Non possiamo riposarci? – domandò ai ragazzi nonostante sapesse di essere un peso per loro rischiando che i due l’abbandonassero in quel bosco da sola.

– Tra un po’ incontreremo un fiume, lì ci potremo riposare, inoltre ci sono delle grotte poco distanti che utilizzeremo per ripararci dal giorno e aspettare la sera, per poter così ripartire e raggiungere il prossimo villaggio senza ulteriori soste -.

Heather sapeva benissimo che quelle parole erano rivolte a lei, ma non rispose anzi gli sorrise e anche se aveva i piedi doloranti continuò a camminare.

– A quanto pare la conosci bene questa strada- disse rivolgendosi a Lucas sperando che il fatto di distrarsi parlando con lui, la potesse aiutare a sentire meno dolore

– L’ho fatta un paio di volte – rispose lui notando che la ragazza zoppicava vistosamente – Ti fanno male? –

– Molto e poi ho pure sete, voi non sentite la stanchezza? – gli domandò vedendoli freschi e riposati come se, i chilometri appena percorsi per loro non erano stati pesanti

– In realtà la nascondiamo bene, vieni appoggiati… ti aiuto io a camminare – le disse mentre le prendeva il braccio facendolo passare intorno al suo collo

– Manca ancora molto? – gli chiese reggendosi a lui

– No! Vedrai che tra qualche minuto sentirai il rumore dell’acqua che scorre -.

In realtà lui ed Eva quel rumore lo sentivano da un po’, ma avvertivano anche l’odore del sangue farsi sempre più forte, sicuramente provenienti dalle ferite sui piedi di Heather.

Lucas riusciva a dominare il suo istinto ma era preoccupato per la reazione che avrebbe potuto avere Eva, ancora incapace di controllarsi completamente.

Heather in realtà percepiva qualcosa di strano, aveva notato le occhiate che si lanciavano i due convinti di non essere visti, era come se riuscissero a comunicare tra di loro solo con gli sguardi.

Le sarebbe tanto piaciuto buttarsi per terra e addormentarsi, era così stanca che riusciva a stento a tenere gli occhi aperti, ma aveva paura di dirlo o di farlo, perché non sapeva cosa avrebbero potuto fargli i suoi due compagni di viaggio.

– Lo sento! – disse rincuorata ad un certo punto – Ascoltate è il rumore dell’acqua del fiume che scorre– continuò col dire mentre si staccava da Lucas e nonostante il forte dolore ai piedi cominciò quasi a correre.

Raggiunta la riva del fiume si mise a piedi nudi ed entrò in acqua, sentendo una sensazione di gelo al primo impatto che piano, piano si trasformava in sollievo per i suoi poveri piedi massacrati.

– Tutto bene? – disse Lucas guardando Eva negli occhi

– Non lo so… – rispose lei perplessa senza rispondere al suo sguardo, osservando invece il comportamento di Heather nel fiume, le sembrava una ragazzina alle prese con il nuovo giocattolo

– E’ per l’odore del sangue? –

– Forse… – rispose disattenta Eva incamminandosi verso la ragazza.

Aspettarono il tempo necessario ad Heather per rifocillarsi e poi ricominciarono il loro cammino verso le grotte.

Una volta arrivati Lucas in mezzo a tante fessure ne scelse una senza indecisione, come sapesse già quale era la più adatta a loro.

Appena entrati Heather si buttò per terra sfinita e senza rendersene conto crollò in un sonno profondo

– Finalmente si è azzittita – fece Lucas sistemandosi nella parte più interna della grotta appoggiando le spalle nella roccia fredda – Mi spieghi perché sei così silenziosa? – domandò ancora alla ragazza stanco di non sentirla proferire parola

– Niente! – rispose lei seccata

– Niente? – ripeté il ragazzo guardandola

– Non ti conviene urlare altrimenti si sveglia – Eva cercava solo di evitare il discorso, non voleva accettare di essere infastidita dalla presenza di Heather e non sopportava di capire quanto Lucas provasse attrazione per lei.

– Io mi metto a dormire presto sarà giorno e a quanto ho capito domani la nostra giornata comincerà presto– le disse sdraiandosi rasente la roccia – Adagiati pure e stai tranquilla i raggi del sole non riescono a penetrare fino a questo punto della grotta-

– Ti sei rifugiato altre volte? –

– Si conosco tutti i difetti del posto e questa è la parte migliore per ripararsi -.

Eva non continuò il discorso anzi fece finta di dormire, non voleva che Lucas capisse lo stato d’animo in cui si trovava in quel momento, poi l’indomani si sarebbero liberati di Heather e questo pensiero la rendeva felice.

 

Dodicesimo Capitolo – Guerra tra donne

 

– Eva svegliati! – le disse Lucas facendola sobbalzare di colpo – Ti devi essere mossa più del dovuto questa notte – appena aveva aperto gli occhi si era reso conto dell’assenza di Heather e del raggio di sole che quasi le sfiorava il piede

– C’è mancato poco – fece lei tirando indietro le gambe e stringendosi a Lucas

– Per fortuna mi sono svegliato in tempo – le disse poi accarezzandole il viso e sistemandole i capelli

– Si vede che il destino ti ha eletto mio salvatore – rispose Eva contenta per quel gesto dolce che aveva avuto nei suoi riguardi

– Ne sono felice, non potrei sopportarlo se ti accadesse qualcosa–.

Eva ebbe l’impressione di veder i suoi occhi brillare, neanche lei avrebbe accettato di perderlo, ma non glielo disse, si limitò solo ad abbracciarlo.

Lucas le accarezzò ancora una volta i capelli e proprio nell’istante in cui stava per baciarla sicuro che questa volta lei lo avrebbe corrisposto, irruppe nella grotta Heather.

– Finalmente vi siete svegliati – esordì con tono di voce alto e abbastanza allegro – Mentre voi riposavate io ho pensato al cibo– senza aggiungere altro buttò per terra dei pesci che ancora vivi, dimenavano la coda.

Eva le lanciò uno sguardo di sfida era come se fosse capace di leggere i suoi pensieri, si era convinta che Heather mirasse a conquistare le attenzioni Lucas.

– Se volete li posso cuocere, basta raccogliere un po’ di legna ed accendere un fuoco – la ragazza cercava in tutti i modi di far allontanare i due, intuendo quello che sarebbe successo tra di loro se non fosse ritornata in tempo

– No! Ma grazie per il pensiero, purtroppo per noi non va bene quel genere di cibo –.

Lucas lo disse cercando di non offenderla, in fondo era stata carina a prendersi il disturbo di procurare del cibo

– Che scema… ho dimenticato che voi avete altri gusti-

– Guarda il lato positivo, il pesce che non mangi lo puoi ributtare nel fiume, dato che è ancora vivo -.

Il sarcasmo di Eva colpì Lucas, da quando avevano conosciuto Heather non parlava quasi mai e quando lo faceva non perdeva occasione per attaccarla.

Percepiva una certa rivalità tra le due e questo significava che Eva teneva a lui, tanto da sentirsi minacciata dalla presenza di un’altra ragazza.

Ci fù un attimo d’imbarazzo, il silenzio che ne seguì rese la situazione più pesante del dovuto, Lucas era confuso, sicuramente lusingato, ma comunque preoccupato.

Gli era già capitato in passato di trovarsi in una situazione simile e sapeva bene che la rivalità tra donne, non è una cosa da sottovalutare.

– Se mi spieghi bene cosa devo fare, posso vedere di procurarvi qualcos’altro – la ragazza si avvicinò a Lucas e usò un tono da civetta scatenando la rabbia di Eva che si sentiva ribollire il sangue.

Aveva la forte tentazione di prendere quella brutta antipatica e farla stare zitta, ma soprattutto, allontanarla da Lucas.

– Non c’è bisogno, quando comincerà e scendere il sole andremo a caccia, come abbiamo sempre fatto – le rispose Eva a tono mentre Lucas guardava prima una e poi l’altra cercando di capire cosa dire o più semplicemente come fare a farle smettere di stuzzicarsi.

– Perché non vai ad accendere il fuoco e cominci a cuocere quei poveri pesci, così puoi calmare un po’ dei tuoi bollori – fece Eva spintonandola

– Hai ragione non vedo perché perdere tanta grazia – stava per uscire, dopo aver ripreso i pesci che poco prima aveva buttato per terra, quando di colpo si fermò e voltandosi verso i due disse – Quindi… la diceria che i raggi del sole per voi sono letali è vera?! – poi ributtando quei poveri pesci per terra provocando loro una ulteriore tortura, cominciò a levarsi i vestiti –.

Sono molto dispiaciuta per voi, perché… non potete più sentire il calore dei raggi del sole sfiorare la vostra pelle –.

Quando rimase in una sottile sottoveste facendo intravedere tutto il suo bellissimo corpo, voltò loro spalle.

– Penso… che… prima di pranzare andrò a fare un bagno al fiume, per rinfrescarmi un po’ e poi… mi stenderò sotto il sole approfittando del suo calore, così potrò asciugare il mio corpo bagnato – dopo aver pronunciato quelle frasi con tono provocante uscì.

Lucas rimase immobile davanti al comportamento della ragazza, fosse stato da solo avrebbe rischiato anche di finire incenerito, pur di poter possedere quel magnifico corpo.

Doveva ammettere che gli costava molto reprimere i suoi istinti anche perché Heather, era una ragazza molto bella e chiunque avrebbe perso il controllo vedendola comportarsi in quel modo.

– Tranquillo! – disse Eva che invece aveva dovuto reprimere il desiderio di addentare quell’arpia al collo – Vedrai che quando sarà buio di sicuro farà un altro bagno, non vede l’ora di farti capitolare –

– Forse è così, ma lo sai cosa mi ha colpito di più? –

– Che cosa? –

– La tua gelosia nei suoi confronti-

– Tu ti stai immaginando cose che non esistono, io non sono gelosa– si avvicinò a lui e lo fissò negli occhi per fargli capire che stava dicendo la verità – Mi dà fastidio la sua sfrontataggine –

– Certo! Quindi se io accetto la sua… come posso definirla… corte, per te va bene-

– Tu puoi fare quello che ti pare! –

– Sei sicura? – i loro visi erano così vicini da provocare una sorta di magnetismo.

Eva lo percepiva in modo forte e sapeva che anche lui lo sentiva, ne era sicura perché quell’istinto era qualcosa di potente, difficile da nascondere

– Sì! – disse semplicemente lei andandosi a sedere nell’unico angolo della grotta ancora buio, Lucas non proferì parola, rimase immobile a guardarla mentre Eva si sforzava di non sembrare imbarazzata.

Restarono in silenzio ad aspettare che il sole calasse a quel punto Lucas, spazientito, uscì dalla grotta.

– Andiamo a caccia prima di partire? – disse Eva seguendo ogni suo passo, cercando di ristabilire un dialogo normale con lui

– Forse è meglio se questa volta cacciamo separatamente – propose il ragazzo fermandosi

– Come vuoi– rispose Eva, scomparendo alla velocità della luce.

– Finalmente! – disse Heather distesa sulla riva del fiume, qualche secondo dopo, ritrovandosi il ragazzo in piedi davanti a lei

– Purtroppo non sono potuto uscire prima– ribatté subito Lucas che non riusciva a smettere di guardare la veste della ragazza, ancora bagnata, aderire perfettamente al suo corpo

– Capisco – disse lei guardandolo – Perché non ti stendi qui accanto a me? – mentre con la mano accarezzava la sabbia, invitandolo

– Non lo so, forse non è una buona idea– Lucas negava con le parole, ma in realtà i suoi occhi tradivano la passione che provava in quel momento, davanti alla disponibilità della ragazza – Tu sei molto bella e desiderabile, ma non credo… di poterti dare quello che chiedi-

Heather si alzò e gli si mise di fronte, voleva tanto fargli capire quanto desiderasse stare con lui, ma sapeva benissimo di dover abbattere un enorme scoglio, Eva.

– Perché? – gli si avvicinò talmente tanto che lui riusciva ad intravedere i suoi seni eccitati trasparire dalla sottoveste

– Bella domanda! –

– A cui tu… però non hai risposto –

– Heather tu… sei davvero…- istintivamente le accarezzò il braccio provocandole i brividi sulla pelle ancora bagnata

– Davvero…- ripeté lei prendendogli la mano e cominciando a baciarla.

Lucas davanti a quel gesto capì che non sarebbe riuscito a controllarsi, perché quella situazione lo faceva eccitare tanto da non riuscire più a resistere

– Davvero… Davvero, desiderabile! – a quel punto la baciò in modo appassionato e travolgente cedendo ad ogni suo istinto.

Eva intanto non riusciva a concentrarsi sulla caccia tra l’altro non aveva nessuna voglia di nutrirsi, era però curiosa di sapere cosa stesse facendo Lucas, poiché le era chiaro per quale motivo non l’aveva voluta seguire a caccia per i boschi, Heather.

Decise di ritornare indietro e quando arrivata alla grotta non trovò nessuno, raggiunse le rive del fiume, senza volerlo arrivò giusto in tempo per assistere al bacio tra Lucas e Heather.

Rimase impietrita davanti a quella scena, era così arrabbiata da sentire il bisogno di fuggire, non poteva più rimanere lì, insieme a quei due, rischiando di diventare il terzo incomodo.

Lucas sentendo rumore di passi tra gli alberi di scatto si staccò da Heather che rimase confusa dal suo atteggiamento

– Che succede? – gli domandò poi seccata

– Ho sentito dei rumori – rispose lui – Voglio andare a controllare –

– Forse era Eva che rientrava dalla caccia –

– Eva! – fece Lucas – Vado a accertarmi-

– Aspettami vengo anche io – disse Heather, ma il ragazzo non la sentì perché ormai era troppo distante da lei.

Raggiunse la grotta, ma di Eva nessuna traccia, iniziò a correre all’impazzata per tutto il bosco cercando di fare attenzione ad ogni minimo movimento o rumore percepibile, sperando di ritrovarla.

Heather stava ritornando alla gratta quando si ritrovò la strada sbarrata da Eva – Bene, bene, eccoti qui! –

– Che cosa vuoi da Lucas? – le domandò in modo secco la ragazza fredda come non mai

– Niente, mi piace –

– Ti ripeto la domanda, dimmi che cosa vuoi da lui? –

– La domanda è… cosa vuoi tu? ancora da lui. Sai qual’è il tuo problema, credevi di poterlo tenere tutto per te, invece oggi ti ho dimostrato che purtroppo… non è così –

– Chi ti dice che lui vuole te?! –

– Tu! Il tuo comportamento, pensavi sul serio di poterlo avere per l’eternità – Heather scoppiò a ridere facendo alterare ancora di più Eva che l’attaccò alle spalle tirandole indietro la testa

– Io non mi fido di te, sai quanto ci metto a spezzare per sempre la tua miserabile vita–.

Eva la minacciava dicendo cose che non le appartenevano, ma non riusciva a trattenere la sua rabbia, avrebbe tanto voluto bere fino all’ultima goccia del suo sangue.

– E dopo che farai? Ucciderai ogni ragazza che incontrerà Lucas. Fa pure è evidente che sei la più forte tra noi, io non proverò nemmeno a difendermi, tanto non avrei scampo comunque-.

Eva la lasciò andare, le parole di Heather la riportarono alla realtà, stava per uccidere qualcuno solo per gelosia nei confronti di Lucas, quella non era lei.

Il legame tra loro due stava diventando ogni giorno più forte e pericoloso, forse era arrivato il momento di spezzarlo per sempre.

Dallo sguardo di Eva, Heather capì di aver vinto e mentre la guardava allontanarsi, assaporava già il momento in cui Lucas sarebbe stato tutto suo.

Rientrò nella grotta felice di essere riuscita nel suo intento, mentre si rivestiva cercava di trovare le parole giuste da dire a Lucas per convincerla a farla diventare come lui.

– Eva è ritornata? – le domandò il ragazzo entrando nella grotta interrompendo i suoi pensieri

– No– rispose lei finendo di rivestirsi

– Sono molto preoccupato non vorrei le fosse successo qualcosa! – Lucas sentiva il panico farsi strada dentro di sé, non riusciva a capire il motivo della sua scomparsa

– Da quello che ho visto, è capace di cavarsela benissimo anche da sola, forse si è resa conto di essere di troppo e ha deciso di continuare il viaggio per conto suo –.

Heather doveva stare attenta a non fornire troppe indicazioni, perché altrimenti lui avrebbe capito quello che era successo

– Perché avrebbe dovuto sentirsi di troppo? – domandò Lucas

– Magari ci ha visto al fiume mentre ci baciavamo e avrà capito di dover trovare la sua strada e lasciarti libero-

– Preparati… tra cinque minuti si parte– le disse con tono deciso immaginando le sensazioni provate da Eva mentre assisteva alla scena

– Ma che fretta c’è, possiamo aspettare e partire domani, nel frattempo… perché non riprendiamo da dove abbiamo interrotto poco prima -.

Heather gli stava per accarezzare i capelli sperando di riuscire a convincerlo ad aspettare la sera seguente.

– Se non sei pronta, vado senza di te- le disse lui bloccandole il braccio con decisione

– Va bene! – rispose Heather spaventata dallo sguardo duro del ragazzo, diverso da quello che qualche minuto prima la guardava distesa sulla riva del fiume.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tredicesimo Capitolo – Niente è come sembra

 

Eva raggiunse il villaggio successivo in un secondo, avrebbe tanto voluto proseguire il suo cammino e distanziare Lucas, costretto da Heather a tenere un passo normale, ma non lo fece.

Appena arrivata notò un uomo disteso per terra privo di conoscenza, si avvicinò a lui per controllare se era ancora vivo e se poteva aiutarlo.

Più che un uomo sembrava un ragazzo, aveva all’incirca l’età di Lucas e ad una prima occhiata si accorse che aveva una ferita alla testa.

Dalla qualità degli abiti che indossava si capiva che era benestante forse un nobile, aggredito e derubato.

Eva gli alzò la testa e mettendogli un orecchio sul petto cercò di sentire se il suo cuore batteva ancora.

A quel punto il ragazzo si svegliò e la spinse lontana da sé credendo che lei volesse derubarlo.

– Signore, si sente bene? – gli domandò mantenendosi a distanza – Ha bisogno di un dottore, se mi dice dove trovarlo l’accompagno -.

Il ragazzo si toccò la testa nel punto doveva aveva la ferita

– Qualcuno mi ha colpito alle spalle –

– Sì! Ha bisogno d’aiuto– fece Eva

– Grazie! – rispose lui appoggiandosi alla ragazza – Le chiedo scusa per prima, credevo fosse uno… lasciamo stare –

– Uno di quelli che l’’ha derubata – suggerì Eva mentre lo aiutava ad alzarsi

– Già! – la guardava sconcertato, non gli era mai capitato di vedere una donna indossare abiti maschili, tanto più una di straordinaria bellezza come lo era la sconosciuta che lo stava aiutando.

– Mi perdoni… il colpo in testa mi ha fatto dimenticare le buone maniere, io sono il duca Dylan Less con chi ho il piacere di parlare? –

– Io mi chiamo Eva Lontaire – rispose lei sorridendo per i modi garbati del ragazzo

– Signorina Lontaire sono onorato di fare la sua conoscenza –

– Vuole che l’accompagni dal dottore? –

– No! Basterà la mia domestica a curare la ferita, per quanto riguarda il mio orgoglio quello sarà difficile da risanare -.

Nonostante il mal di testa fosse insopportabile, Dylan rimase colpito dall’atteggiamento della ragazza, non gli capitava spesso di incontrarne una bella come Eva andare in giro da sola a quell’ora di notte.

– Lei non é di queste parti? – le chiese lui incuriosito e affascinato

– In effetti sono appena arrivata –

– Non mi dica che sono io la prima persona del paese con cui parla? –

– Temo proprio di sì! – Eva sorrise doveva essere davvero umiliante per uno come lui essere soccorso da una ragazzina dopo essere stato rapinato

– Ora posso anche sprofondare dalla vergogna – ribatté lui abbassando il capo, non capiva come mai quello scricciolo così esile non aveva paura.

Eva lo guardava rialzarsi e dovette resistere alla tentazione di aiutarlo, si era resa conto che dalla ferita fuoriusciva del sangue, non voleva rischiare più di tanto avvicinandosi troppo.

– Mi permetta di offrirle ospitalità – disse lui avvicinandosi notando il suo sguardo fuggente – Che c’è non si fida di me? – le chiese Dylan stupito da quel suo repentino cambiamento

– No è solo che non sopporto la vista del sangue! – rispose lei voltandogli le spalle.

Dylan era ancora stordito dalla botta ricevuta e non si era reso conto di avere i vestiti sporchi di sangue colato dalla ferita.

– Strano… una ragazza che va in giro da sola fino all’alba, ha paura di qualche goccia di sangue? – la stuzzicò lui cercando di convincerla ad accettare la sua proposta

– Io comunque adesso devo andare, ci incontriamo in giro magari… – Eva stava per sparire nella notte quando Dylan l’afferrò per un braccio

– Ma non ha detto di essere appena arrivata? –

– Sì! Ma…-

– Allora mi permetta di aiutarla, venga a stare da me almeno fino a domattina-

– Non saprei– Eva era molto dubbiosa non conosceva quel ragazzo anche se il suo bell’aspetto la spingeva a fidarsi di lui, aveva però paura di non riuscire a nascondersi per il giorno seguente, decise quindi di scappare – Guardi c’è qualcuno, possiamo chiedere aiuto –

– Dove? – Dylan si voltò solo il tempo necessario ad accorgersi che dietro di lui non c’era nessuno, ma quell’attimo diede l’occasione ad Eva di sparire nella notte.

Lucas, nel frattempo, camminava a passo normale rallentato da Heather che sembrava lo facesse di proposito di fermarsi ogni secondo con la scusa del mal di piedi.

– Tra poco si alzerà il sole – le disse mentre lei si era seduta e teneva un piede tra le mani cercando di massaggiarlo

– Io sono troppo stanca, ho fame non riuscirei a fare un altro passo, ti prego fermiamoci da qualche parte e ripartiamo domani sera –

– Non se ne parla Eva ha già molto vantaggio rispetto a noi dobbiamo continuare. Rimettiti le scarpe – il tono autoritario usato dal Lucas nella seconda parte della frase le fece raggelare il sangue

– Ma io…- Heather tentò di iniziare a parlare, ma lui guardandola le ribadì

– Rimettiti le scarpe! – il tono questa volta non ammetteva nessun tipo di replica, Heather a quel punto obbedì

– Vieni! – fece poi Lucas porgendole la mano, lei con obbedienza eseguì, appena fu in piedi Lucas se la caricò sulle spalle e le disse – Tieniti ben stretta e chiudi gli occhi –.

Heather fece quello che le era stato ordinato e appena chiuse gli occhi Lucas cominciò a correre.

Lei poteva sentire l’aria fresca che le sbatteva in viso, si abbracciò il più possibile al ragazzo tanto da percepire quanto fosse gelido il suo corpo, era come aggrapparsi ad un pezzo di ghiaccio, Heather si chiese come mai.

Dopo nemmeno pochi minuti di corsa Lucas rallentò ed entrò alle porte del villaggio camminando normalmente a quel punto Heather riaprì gli occhi e vide che avevano già raggiunto la loro destinazione.

– Non capisco come mai non ci ho pensato prima! – si disse tra sé Lucas rammaricato di aver perso tutto quel tempo dando così più vantaggio ad Eva.

– Ma come hai fatto? – chiese Heather ancora più curiosa di saperne di più sulle capacità del ragazzo

– Un’altra volta te lo spiego, ora devo trovare Eva – stava per riprendere la velocità dopo aver sistemato la ragazza quando lei gli disse

– Aspetta! – non sapeva come, ma era riuscita a bloccarlo prima che lui si volatilizzasse nel buio

– Tra qualche ora sarà di nuovo giorno, se non ricordo male, non potete essere sfiorati dai raggi del sole –

– Lo so bene, per questo non posso perdere tempo, se lei non è qui io devo saperlo ora, così domani possiamo riprendere il cammino –

– Ma cosa pensi di fare, girare tutte le case del villaggio e chiedere di lei, se poi, come è molto probabile, si stesse nascondendo dalla luce del sole, tu come farai a trovarla? -.

Lucas rimase fermo, non si mosse di un passo, forse Heather aveva ragione, se Eva era stata lì solo di passaggio probabilmente nessuno l’aveva notata, per scoprirlo però doveva parlare con le persone.

– Va bene, vieni conosco un posto dove ci possiamo riposare – disse alla fine sconfitto.

Eva si era rifugiata dietro un cumulo di case dove ce n’era una abbandonata, non sapeva se fosse abbastanza sicura ma non aveva il tempo di trovare un altro posto, non conosceva quei dintorni quindi non le sembrava il caso di andare in cerca di un rifugio più sicuro.

Mentre si era distesa su uno dei pagliericci di sicuro usato come letto dalla famiglia che l’aveva preceduta, cercò d’ immaginare cosa stessero facendo Lucas e Heather in quell’istante, dato che erano rimasti da soli avevano avuto di sicuro il tempo di sfogare la loro passione reciproca.

Rivedeva nella sua testa quel bacio appassionato tra i due, si sentiva morire immaginando i loro corpi che si sfiorano.

Ad un tratto si sovrappose il volto di Dylan, più precisamente del duca Less, molto diverso da Lucas, molto più educato e signorile, anche fisicamente i due erano l’opposto.

Dylan era biondo con occhi nocciola e con dei lineamenti più marcati, per alcuni versi molto meno gentili di quelli di Lucas.

Eva si ritrovò persa nei suoi pensieri ad elencare le caratteristiche dell’uno e dell’altro finché il sonno non prese il sopravvento.

Dall’altro lato del villaggio ricoperto dagli alberi Lucas invece non riusciva a darsi pace al pensiero di Eva sola per la prima volta dopo la trasformazione.

Si preoccupava perché, aveva paura che lei non fosse abbastanza pronta a procurarsi il riparo più adeguato a proteggersi dalla luce del sole.

Si voltò verso Heather crollata per la stanchezza non riuscendo a perdonarsi di essersi lasciato trasportare dal suo istinto, forse per quel breve momento di cedimento aveva perso Eva per l’eternità.

Il giorno seguente fu splendido per Lucas perché il cielo era completamente scoperto e i raggi del sole non riuscivano ad oltrepassare le nuvole, lui era così felice da non stare più nella pelle, aveva tutto il tempo di controllare se Eva si trovava ancora al villaggio o aveva proseguito il suo cammino, poteva recuperare così gran parte del suo svantaggio.

– Lucas dove vai? – gli domandò Heather ancora insonnolita

– Vado a cercare Eva-

– Ma è ancora giorno– la ragazza si stupiva del fatto che lui rischiasse di uscire a quell’ora del giorno, nonostante fosse pericoloso

– Lo so! Ma è tutto coperto presto pioverà e secondo me durerà per tutto il giorno –.

Lucas non le disse altro, si affrettò solo ad uscire dal rifugio ansioso di cominciare a girovagare per il villaggio.

A quell’ora il villaggio era popolato dai mercanti e dalla servitù dei nobili, indaffarati a fare la spesa per i loro padroni, per non parlare dei ragazzini che gironzolavano per le strade del mercato rubando la frutta sui banchi dei venditori.

Lucas adorava rivivere quei momenti e quando poteva approfittarne non si lasciava mai sfuggire l’occasione di frequentare quei luoghi.

Tutto quel brusio e il vociare delle persone gli ricordavano tanto quando c’era ancora suo fratello Mark e insieme vivevano a pieno la loro vita spensierata.

Decise però di darsi da fare a cercare Eva, evitando così di perdersi nei suoi ricordi dolorosi.

Cominciò a camminare tra le bancarelle dei mercanti, se aveva fortuna forse lei sarebbe uscita allo scoperto, approfittando del tempo buio.

Eva aprì gli occhi sentendo l’odore della pioggia, non ebbe nemmeno il tempo di spostarsi che dopo qualche secondo l’acqua cominciò a caderle addosso, il tetto era così decrepito da risultare inutile, per fortuna quella giornata era cupa e piovosa, altrimenti non avrebbe avuto nessuna possibilità di salvarsi dalla luce del sole.

Rimase comunque immobile, le piaceva la sensazione che le dava l’acqua quando toccava il suo corpo.

Capì che grazie al tempo cupo poteva uscire e girare liberamente per le vie del villaggio cercando di mescolarsi tra le persone normali anche solo per un unico giorno.

Aveva appena cominciato a percorrere la strada del mercato piena di gente e di bancarelle che si sentì chiamare da dietro le spalle, aveva subito riconosciuto la voce, era quella del duca Less.

– Signorina Lontaire! Signorina Lontaire! – urlava il ragazzo cercando di attirare la sua attenzione

– Duca Less, non credevo che lei frequentasse il villaggio a quest’ora – gli disse lei perplessa ritrovandoselo davanti

– A dire il vero la stavo cercando, immaginavo non avesse un posto dove stare e volevo offrirle il mio aiuto –.

Dylan la guardava completamente fradicia trovandola ancora più bella di quanto la ricordasse.

– Non doveva disturbarsi – fece lei percependo distintamente i suoi pensieri

– Non è vero, la prego di accettare il mio aiuto – disse con insistenza il ragazzo fermo davanti a lei sotto la pioggia battente – Capisco quanto sia sconveniente accettare l’invito che le ho fatto di ospitarla a casa mia. Se permette mi vorrei scusare per essere stato così sfacciato, per questo per sdebitarmi voglio offrirle una stanza alla taverna-.

Eva lo guardava stupita, colpita dal suo modo di fare e dalla sua bellezza.

Decise di accettare l’offerta del duca che rischiava di prendersi una polmonite solo perché lei non si decideva a dire di si – Va bene… Ma solo per un giorno– disse lei con tono deciso perdendosi negli occhi di Dylan

– Come vuole! – rispose lui felice di averla convinta, sperando di aver guadagnato del tempo da passare insieme.

Il duca da vero gentiluomo fece strada e dopo averla accompagnata in stanza, la lasciò promettendole che sarebbe ritornato il più presto possibile.

Lucas aveva vagato in mezzo alla gente fino a quando non era arrivata la pioggia poi per riparasi decise di entrare in una taverna e chiedere se avevano visto Eva.

– Ti porto da bere? – le disse subito una donna dai lunghi capelli neri, appena Lucas si avvicinò al bancone

– Sì, grazie! – rispose lui osservandola

– Tu non sei di queste parti, vero? – disse lei mettendogli davanti un bicchiere e riempiendolo con del liquido giallo

– No! Sono solo di passaggio a dire la verità sto cercando una mia amica– Lucas sapeva bene che se voleva informazioni doveva chiedere alle persone giuste e i barristi facevano parte di quella categoria

– E…come si chiama la tua amica? – la donna, in realtà, sembrava distratta dalle faccende comunque gli diede ascolto

– Eva… magra con capelli lunghi e neri – disse lui guardandosi in giro.

A quella descrizione la donna si fermò appoggiando le mani sul bancone – Non mi pare di aver visto nessuno che somigli alla tua amica da queste parti! – rispose lei riprendendo le sue faccende

– Grazie lo stesso… –

– Ehi… Tu! – urlò poi di colpo rivolgendosi all’uomo appena entrato nella taverna – Mi ha detto mio marito che hai preso una stanza, a cosa ti serve? –

– Non ti preoccupare non la occuperò per molto tempo – rispose l’uomo con tono sgarbato

– Lo immaginavo, qui comunque si paga in anticipo –

– Tieni! – le disse l’uomo buttando sul bancone un cumulo di monete che risuonarono toccando il legno – Dovrebbero bastare a pagare per questa bettola –

– Non voglio più vederti qui, adesso vattene– le rispose la donna senza paura

– Come madame desidera – rispose l’uomo scomparendo per le scale

– Un tipo simpatico – disse Lucas notando quanto fosse ingannevole l’apparenza

– Già! Ha l’aria di un ragazzo tanto a modo, infatti, dall’aspetto non diresti che è un farabutto –

– A dire la verità, in vita mia ho incontrato persone nobili come lui, con la sua stessa gentilezza -.

La donna scoppiò a ridere – Nobili! – fece poi – Ti sbagli caro, quello non è per niente un nobile –

– Ma dai vestiti e dall’aspetto curato sembra uno di loro, per quale motivo si finge chi non è? –

– Per abbindolare le ragazze ingenue, gli fa credere di essere ricco e innamorato di loro, dopodiché le rinchiude nella villa e le vende al migliore offerente –

– Un protettore con una villa? –

– E’ riuscito ad raggirare una ricca duchessa che lo ha sposato, dopo qualche mese la donna è sparita nel nulla e lui si è impossessato di ogni cosa –.

La locandiera conosceva bene quel tipo dall’ingannevole aspetto, gli aveva visto rovinare molte giovani ragazze facendole cadere nella sua rete, perdendo così la loro libertà.

– Bel tipo! – fece Lucas dispiaciuto per le poverette che cadevano nella sua trappola

– Lo puoi dire forte il duca Less e un diavolo travestito da gentiluomo -.

Eva intanto si era tolta i vestiti fradici e si era coperta con il lenzuolo, si stava passando le mani tra i lunghi capelli cercando di farli asciugare quando la porta si spalancò.

– Oh che visione! – fece subito Dylan – Vi chiedo scusa, per la fretta di farvi avere dei vestiti asciutti, io… non ho bussato prima di entrare! –

– Me ne sono accorata – in realtà Eva aveva sentito il rumore dei passi e si era sistemata in modo da essere coperta

– Spero vogliate perdonare la mia brusca intrusione – le disse il ragazzo abbassando lo sguardo e porgendole i vestiti

– Posso chiedervi come li avete avuti? –

– Li ho presi al mercato, spero solo di aver indovinato la giusta taglia – chiarì il ragazzo che le aveva voltato le spalle per permetterle di vestirsi

– Devo dire che avete occhio -.

Il ragazzo si voltò lentamente e alla fine fu compiaciuto di aver saputo scegliere

– Siete… davvero bella! –

– Grazie duca – rispose sorridendo Eva accennando un inchino

– Ha smesso di piovere che ne dite di andare a mangiare qualcosa? – propose Dylan prendendola sotto braccio.

Eva era talmente colpita dal suo modo di fare che non rispose, si limitò solo a seguirlo anche se sapeva bene di non poter mangiare nulla di quello che lui gli avrebbe offerto.

Lasciarono la taverna sotto gli occhi sbalorditi dei presenti, passeggiarono per tutto il villaggio ed Eva si sentiva così bene che per un attimo aveva dimenticato Lucas ed Heather.

Pensava solo a godersi quella giornata in compagnia di un vero gentiluomo, in mezzo a persone normali e per bene.

Dylan la portava ovunque fiero di mostrarla a tutti, come se ci tenesse a far sapere di essere in compagnia della ragazza più bella di tutto il villaggio.

 

Quattordicesimo Capitolo – La giusta fine

 

– Ciao! – disse la locandiera vedendo Lucas

– Ciao?! – rispose lui perplesso di ritrovarsela dietro le spalle

– Come mai mi hai seguito? –

– Ricordi il tizio di cui ti ho parlato stamattina alla locanda –

– Sì! certo, perché me lo chiedi? –

– Credo di averlo visto con la tua amica, quella che stai cercando. Quando te ne sei andato dalla locanda, Less è sceso con una ragazza che corrisponde alla descrizione che mi hai fatto. Ti giuro che non sapevo di lei, perché non gli ho dato io la stanza-

– Grazie per l’informazione – il ragazzo era davvero riconoscente alla sconosciuta, non tutti avrebbero fatto come lei

– Se quella è davvero la tua amica, potrebbe essere nei guai, non voglio sentirmi complice di un farabutto come Less –

– Sai dove sono andati? – le domandò Lucas arrabbiato

– No, ma so dove faranno ritorno –

– Hai ragione– i due s’incamminarono verso la locanda per aspettare il rientro del duca Less con Eva.

– Senti per il momento ho solo questo poco danaro con me, ma posso…-

– Non ti ho aiutato per avere soldi in cambio, devi solo dare a quel l’animale la lezione che merita –

– Puoi giurarci, se solo si azzarda a metterle le mani addosso io…-

– Non voglio sapere altro…- fece la donna fermando Lucas che stava parlando con un tono di voce talmente alterato, da farsi sentire da tutti i clienti della locanda – Vieni di sopra ti farò entrare con la mia chiave – le disse poi precedendolo sulle scale

– Non conosco nemmeno il tuo nome –

– Tutti mi chiamano Cherì – rispose lei lasciandolo solo.

Eva rideva come una matta, Dylan era così divertente, aveva potuto approfittare del tempo nuvoloso e poter così passeggiare con lui.

Per fortuna gli enormi nuvoloni, le concedevano una pausa dalla paura per i raggi del sole.

– Grazie per la bellissima giornata– gli disse davanti alla locanda

– Ho ancora una sorpresa per te! –

– Che cosa? –

– Vorrei che tu accettassi il mio invito a cena –

– Non è necessario hai già fatto tanto per me – Eva era completamente affascinata da quel bellissimo ragazzo

– Ti prego… – disse lui inginocchiandosi ai suoi piedi

– Ma che fai alzati –

– Allora dimmi di sì – il ragazzo si rialzò e le prese le mani tra le sue a quel contatto rimase stupito perché erano gelide

– Va bene! – rispose lei lusingata da tanta corte

– Fantastico, preparati manderò la carrozza a prenderti – le disse stampandole un bacio sulle labbra.

Eva rimase di stucco non capiva come mai, ma sentì un tonfo al cuore e una strana agitazione.

Quando lui scomparve dalla sua vista risalì nella stanza e ancora colpita da quel gesto, non si rese conto della presenza di Lucas.

– Finalmente sei rientrata! – le disse il ragazzo rivelando la sua presenza

– Lucas… ma… tu che ci fai qui? Come sei riuscito a trovarmi? –

– Per puro caso, dove sei stata? E con chi? Poi chi ti ha dato quel vestito? –

– Non ho nessuna intenzione di rispondere alle tue domande, in particolar modo se me li poni con quel tono – la ragazza si voltò dandogli le spalle, chiedendosi il motivo della sua presenza

– ok… va bene, ricominciamo. Perché sei andata via senza dirmi niente? –

– Non volevo essere di troppo – mentre parlava Eva rivedeva nella sua mente il bacio appassionato tra lui ed Heather

– Ma perché? –

– Hai anche il coraggio di chiedermi il perché, ho visto quello che è successo tra voi due al fiume… – gli disse con tono alterato affrontandolo di petto avvicinandosi a lui e guardandolo negli occhi.

Non gli stava chiedendo spiegazioni, se lui voleva rimanere con Heather nessun problema, ma anche lei aveva il diritto di vivere la sua vita senza darne conto a nessuno.

– Eva! – le disse Lucas afferrandola per le braccia – Non è successo niente tra me e lei, devi credermi-

– Non è vero! – urlò lei staccandosi bruscamente – Comunque… – fece poi passandosi le mani tra i lunghi capelli – Non sono affari miei, anzi io sono contenta della tua scelta, se pensi sia Heather la ragazza giusta per te… non c’è problema, quello che non capisco è perché sei qui? –

– Come fai a non capire, io sono qui per te! –

– Non ti preoccupare me la cavo bene anche da sola –.

La ragazza aveva mentito dicendo quella frase sapeva benissimo che si era salvata da morte sicura solo a causa delle cattive condizioni del tempo

– Frequentando tipi poco raccomandabili! – le sbatté in faccia il ragazzo

– Tu… che ne sai? – Eva era strabiliata come faceva a sapere di Dylan

– L’uomo che hai visto oggi non è chi dice di essere –

– Non ci credo, vuoi screditare quel ragazzo senza conoscerlo, solo perché ha passato un po’ di tempo con me? – Eva stava per voltargli la spalle ma lui la costrinse a guardarlo

– Lui ti ha detto di essere nobile ma non è vero –

– Ti rendi conto di quello che dici, solo perché è un duca deve essere per forza cattivo. Perché non ritorni da Heather, scommetto che si sentirà sola senza di te –

– Eva ascoltami, quel ragazzo vuole solo approfittarsi di te, come ha fatto con molte altre ragazze, se non mi credi perché non lo chiedi a Cherì, la padrona della locanda –

– Figurati, hai mai conosciuto una locandiera parlare bene di un nobile –

– Ma lui non lo è! – insisteva col dirle Lucas sperando di farle ritrovare il senno

– Adesso basta! Voglio che tu te ne vada via –

– Eva… –

– Dico sul serio, da questo momento in poi le nostre strade si dividono. Corri da Heather e non pensare a me, chiederò a Dylan di aiutarmi con il mio patrigno –

– Non lo farà mai! In particolar modo quando gli rivelerai chi sei in realtà, hai pensato a questo? –

– Non vorrei essere scortese, ma non credo siano affari tuoi, dimmi perché ti sei arrabbiato quando hai saputo di Dylan – parlava duramente con lui, perché non voleva più essere un peso per nessuno – Lo so che sei convinto di dovermi proteggere, però io… non voglio più stare insieme a te-

– Perché no! Dimmi il vero motivo e io ti lascio stare. Già che ci sei dimmi come mai sei scappata dopo avermi visto baciare Heather –.

Lucas la teneva così forte da farle sentire le sue unghie arrivare fino alla pelle – Tu non vuoi ammettere di essere innamorata di me! -.

Eva era confusa, non riusciva a smettere di guardarlo, forse lui aveva ragione era innamorata, ma come gli aveva spiegato Heather, niente dura in eterno.

– Non è vero io non sono innamorata di te e neanche tu lo sei di me, altrimenti non sarebbe successo niente con Heather. Il nostro è solo reciproco rispetto. Io ti sono grata per avermi salvato la vita e tu sei convinto di dovermi difendere da tutto e da tutti, ma questo credimi non è amore-

– Tu non sai quello che dici e non sai quanto mi ferisce sentirti parlare in questo modo. Vuoi rimanere da sola, per me va bene, vuoi rivedere il tuo nobile, fa pure non sarò io ad impedirti di fare quello che vuoi, ma se io esco da questa stanza senza di te, non ci vedremo più! -.

Il suo sguardo era duro e pieno di rabbia, era consapevole di averlo ferito dicendo quelle parole, ma non voleva rischiare di essere compatita, non da lui.

Forse quello che provava per Lucas era amore, ma di sicuro non era ricambiata.

Non voleva rischiare di soffrire ancora e il bacio tra lui ed Heather, era stato più doloroso di un pugno nello stomaco.

Eva si avvicinò alla porta sotto lo sguardo di Lucas la aprì e gli disse – Addio! -.

Lucas era così infuriato che sparì come un fulmine, stupito da quel modo di fare e ferito da quelle parole.

Se Eva voleva essere libera, non glielo avrebbe impedito, era comunque convinto che appena conosciuta la verità, sul conto del duca Less, sarebbe ritornata da lui.

Forse Eva aveva ragione, doveva sbagliare per poter imparare dai suoi errori questo l’avrebbe fortificata e resa indipendente.

Così quando sarebbe ritornata da lui, lo avrebbe fatto consapevole dei sentimenti che prova nei suoi confronti.

Solo in quel caso avrebbero potuto amarsi a pieno e senza paura.

La cosa più dura era rimanere in l’attesa, conscio però di avere l’eternità intera dalla sua parte.

Eva ci mise qualche minuto a riprendersi, dopo aver chiuso la porta alle sue spalle, perché si sentiva mancare l’aria.

Era terrorizza dal fatto che Lucas avrebbe potuto mettere in atto la sua minaccia, lei, però, sentiva di doverlo fare.

Doveva raggiungere suo fratello e tirarlo fuori dalle grinfie del suo patrigno, questo sarebbe diventato il motivo che l’avrebbe aiutarla ad andare avanti, poi avrebbe deciso sul da farsi.

Voleva però prima di lasciare il villaggio passare una bella serata in compagnia dell’amabile duca Less.

Sicuramente quello che aveva detto a Lucas era una bugia, non aveva nessuna intenzione di trascinare Dylan nell’eterno vivere in cui era condannata lei.

Lo aveva detto solo per farlo andare via arrabbiato più di quanto non fosse già, il legame che si era creato tra di loro era veramente forte e questo un po’ le faceva paura.

Aspettò davanti la locanda l’arrivo della carrozza, sentendosi addosso gli occhi della donna di cui le aveva parlato Lucas.

Poteva capire che nessuno delle persone presenti in quel posto apprezzavano i nobili, ma Dylan le era parso così gentile e a modo da farle dubitare di tutte le dicerie che aveva sentito.

Era intenzionata, comunque, a passare una bella serata con lui, per ringraziarlo e salutarlo.

Arrivata la carrozza notò che il cocchiere non era un uomo tanto elegante, come si era aspettata di vedere – Lei è la signorina Eva? – le chiese vedendola in attesa sulla soglia – Mi manda il duca Less –

– Sì, sono io – rispose, salendo dietro e fissando l’uomo incuriosita.

La carrozza aveva la cappotta abbassata forse Dylan la teneva così per le sue passeggiate romantiche durante la sere stellate.

Ne era contenta perché dopo la giornata buia, quel cielo stellato faceva presagire la splendida giornata di domani.

Eva sapeva bene di non poter fare nuovamente, le stesse cose vissute durante quel giorno piovoso e cupo.

Raggiunta la villa la vide a malapena, era poco illuminata e il giardino non sembrava ben curato, forse il duca non era poi così danaroso, da potersi permettere il personale adeguato al suo rango.

Dylan l’aspettava sul porticciolo d’entrata, lei appena lo vide si mise a sorridere ripensando a tutta la fatica che il povero ragazzo aveva fatto per apparire abbiente davanti a lei.

– Mia cara non vedevo l’ora di rivederti – le disse avvicinandosi alla carrozza e aiutandola a scendere – Ti sembrerà sciocco da parte mia ma… sentivo già la tua mancanza –.

I loro sguardi s’incrociarono mentre lui si chinò per baciarle delicatamente la mano – Vieni… accomodati– le disse poi prendendola sottobraccio.

Appena mise piede nella villa sentì un brivido attraversarle la schiena, aveva come la sensazione di essere in trappola anche se non riusciva a capirne il motivo.

La ragazza attribuì il suo nervosismo al fatto di trovarsi per la prima volta in vita sua, veramente da sola con un ragazzo, infatti, oltre a Lucas, non aveva mai avuto occasione di stare in compagnia di uomini.

– Hai fame? – le disse mentre spostava la sedia per farla accomodare davanti ad una tavola imbandita a dovere.

Eva ne rimase affascinata, non aveva mai visto così tanta frutta, vino e pane messi insieme, era molto dispiaciuta di non poter assaggiare niente.

– Un po’…- rispose sedendosi sulla sedia e aspettando che Dylan si mettesse di fronte a lei

– Per prima cosa dobbiamo fare un brindisi a noi due! – disse quelle parole mentre riempiva i calici di vino rosso

– Veramente io… non sono abituata a bere –

– Almeno assaggiane un sorso, giusto per brindare con me– disse Dylan insistente

– Va bene! –.

Eva lo assaggiò giusto per vedere se riusciva a mandarlo giù, in fondo era liquido rosso come il sangue delle povere bestie di cui lei e Lucas si nutrivano.

Con suo stupore le piacque quel sapore, lo trovava dolce e sentiva una sensazione di calore mentre le scendeva in corpo.

– Bene mia cara sono molto felice di averti qui questa sera, spero anche che questa cena sia la prima di una lunga serie – Dylan si appoggiò alla sedia e cominciò a guardarla – Devo dire che sei davvero bella! –

– Grazie – rispose Eva sentendo uno strano dolore alla testa

– Ho idea che con te dovrò aumentare il prezzo– disse poi poggiando il bicchiere sul tavolo e andandole alle spalle.

Eva era confusa vedeva tutto offuscato e le sembrava di sentirsi girare la testa.

– Non mi sento tanto bene…– disse cercando di alzarsi dalla sedia, ma Dylan glielo impedì, si rese conto di non avere abbastanza forza per muoversi era come paralizzata

– Che… cosa… mi hai fatto? – gli chiese confusa.

Dylan la prese in braccio e la mise distesa sul divanetto che c’era nella stanza, poi lentamente cominciò a levarle i vestiti.

Eva era come inerme non riusciva a muovere nemmeno un muscolo inoltre vedeva tutto sfuocato.

In quel momento ripensò a Lucas e alle sue parole, era stata davvero stupida a fidarsi del primo incontrato per la strada, solo perché era stato gentile con lei.

Sentiva dentro di sé la voglia di urlare e di piangere, era sicura di essere spacciata, dispiaciuta soprattutto per tutti gli sforzi di Lucas per darle una vita diversa, che lei, aveva bruciato in quell’istante.

– Ricordi la sera del nostro incontro – Dylan inizio a parlare con lei incurante del suo stato – Credevo di aver avuto la classica serata storta, dopo aver perso fino all’ultima moneta d’oro, sono stato pestato a sangue perché ho tentato di barare, alla fine però ho visto te. Una ragazzina dalla bellezza straordinaria tutta sola nella notte, era troppo bello una manna caduta dal cielo. Lo sai come mi procuro da vivere io! Vendendo le ragazzine come te al migliore offerente. Prima però le assaggio-.

Eva non sentiva le mani di Dylan sul suo corpo anche se lo vedeva mentre la stava toccando, cercò con tutte le sue forze di muoversi, ma non ci riuscì.

– A questo punto tutte le altre erano già svenute, tu invece… non hai ancora perso i sensi, meglio, così potrai vedere quello che ne faccio di questo fantastico corpo. Devo dire che un po’ sono dispiaciuto di doverti vendere, ma… ho bisogno di soldi e tu amore mio… ne vali tanti-.

Dylan cominciò a baciarle il corpo ormai completamente nudo, ad un tratto si alzò ma solo per qualche secondo, giusto il tempo di levarsi la giacca, per poi ritornare sopra di lei.

Questa volta però Eva notò una differenza, riusciva a sentire ogni minimo toccò, forse l’effetto del veleno su di lei stava già svanendo, persino la testa aveva smesso di farle male e stava ricominciando a vedere normalmente.

Senza che lui se ne rendesse conto mosse piano le dita delle mani, quando fu sicura che il corpo rispondeva di nuovo ai suoi comandi, aspettò il momento giusto in modo da sorprenderlo e attaccarlo.

Dylan le stava baciando i seni era completamente steso su di lei, Eva poteva persino percepire quanto il ragazzo fosse eccitato, aspettò che lui fosse completamente vulnerabile per stringerlo forte tra le braccia e girandosi di colpo lo fece cadere per terra.

Il ragazzo senza rendersene conto si ritrovò imprigionato sotto di Eva che lo bloccava tenendolo tra le gambe.

– Ma come…- Dylan era talmente stupito, per quello che la ragazza aveva fatto, da non riuscire a terminare la frase

– Lo hai detto anche tu, io non sono come le altre– disse Eva facendo apparire i canini aguzzi e addentandolo al collo, succhiandogli tutto il sangue che aveva nelle vene.

Quando finalmente Dylan completamente inerme per terra non dava più segni di vita, lei si alzò e ricoprì il suo corpo nudo.

Mentre si rivestiva, guardava il ragazzo steso a terra immobile sentendosi una vera stupida, per essersi cacciata in quel guaio.

Doveva distruggere ogni prova dell’accaduto, guardandosi intorno capì che l’unica soluzione era bruciare ogni cosa.

Con la fievole fiamma delle candele cominciò dalle tende, per poi passare al corpo del ragazzo che aveva avvolto nell’enorme tappeto su cui l’aveva ucciso.

Appena vide che le fiamme erano alte, aspettò giusto il tempo di assicurarsi di aver distrutto tutto a dovere, alla fine scomparve nella notte.

Lucas intanto era ritornato da Heather – Finalmente! – fece lei ritrovandoselo davanti muto come un pesce – Allora, sei riuscito a trovarla? – e visto che lui non rispondeva cominciò a tartassarlo di parole – Ma lo sai che sei davvero un tipo incredibile, mi hai lasciato qui da sola per tutto il giorno, quando poi, finalmente, ti decidi a tornare non ti degni nemmeno di rispondere alle mie domande –

– Heather ti prego piantala, non fare finta di essere la vittima della situazione –

– Fare finta, ti ricordo mio caro che quella indifesa qui sono io, non tu o la dolce e innocente Eva –

– Perché lo dici con quel tono, che cosa ne vuoi sapere tu, nemmeno la conosci…-

– Invece ti sbagli mio caro, la conosco e come, lei è identica a tutte le altre donne. Quando hanno l’orgoglio ferito minacciano e uccidono, pur di ottenere l’oggetto del loro desiderio -.

Heather era talmente arrabbiata che non si rese conto di straparlare – La piccola Eva non fa eccezione alla regola, per questo quando ha visto il nostro bacio mi ha minacciato! – solo in quell’istante capì di aver parlato più del dovuto

– Tu lo sapevi e non mi hai detto niente – Lucas era davvero furibondo con quella pestifera ragazza – Hai parlato con lei prima che se ne andasse, non è vero? –.

Ora cominciava a collegare tutto, capiva anche il significato delle parole di Eva, quando diceva di considerarsi di troppo tra lui ed Heather.

– Più che parlare mi sono dovuta difendere, lei voleva uccidermi solo perché tu mi avevi baciato –

Lucas si avvicinò le prese il collo tra le mani e guardandola diritta negli occhi le chiese – Che cosa le hai detto… Dimmelo ora! –

– Io… io… le ho solo detto la verità che tu vuoi stare con me, ma per paura di ferirla non le dicevi la verità per questo doveva mettersi da parte e farti vivere la tua vita come meglio credi–. Heather non sentiva più il pavimento sotto i piedi e anche l’aria cominciava a non più raggiungere il suo cervello.

– Ti prego mi fai male… mettimi giù – lo sguardo di Lucas le faceva intendere di aver esagerato

– TI PREGO! LASCIAMI! – urlò alla fine.

Solo a quel punto il ragazzo la fece cadere per terra, poi avvicinandosi a lei le disse con tono minaccioso

– Non voglio più vederti! – dopodiché lasciò la grotta, mentre Heather malediceva Eva e la fortuna che aveva avuto di incontrare Lucas prima di lei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quindicesimo Capitolo – Ancora insieme

 

Eva era molto arrabbiata con se stessa, non capiva perché la vita metteva sul suo cammino uomini orribili che volevano solo sfruttarla.

L’unico che non le aveva mai mancato di rispetto era Lucas.

Mentre guardava la villa distruggersi lentamente tra le fiamme, cominciava a pensare di non essere destinata ad avere un uomo accanto.

Doveva assolutamente seguire il suo piano, ricongiungersi con suo fratello.

Era però costretta ad aspettare l’indomani, visto che oramai stava per giungere l’alba e non avrebbe fatto in tempo a mettersi in viaggio.

La soluzione giusta era ritornare alla locanda, almeno lì poteva ripararsi durante il giorno.

Lucas intanto era furioso con Eva, come poteva dare retta alle parole di Heather e fidarsi così tanto di uno sconosciuto, mettendo in dubbio la sua onestà.

Il suo primo istinto era sempre quello di giustificarla, purtroppo era ancora troppo ingenua, perché mancava di esperienza.

Per questo cercava di andarci piano anche vista la sua poca consapevolezza della vita, non aveva nessun criterio di giudizio per capire e valutare la lealtà e la bontà delle persone.

Nonostante si sentisse ferito nell’orgoglio era deciso a trovare la ragazza e cercare di farle cambiare idea, sul finto duca e sul suo presunto amore per Heather.

Ovviamente non si sarebbe fatto problemi a succhiargli fino all’ultima goccia di sangue.

L’unico punto di riferimento che aveva era la locanda, era intenzionato ad aspettare il ritorno di Eva per tutto il tempo necessario.

– Ehi straniero! – disse Cherì vedendolo ritornare

– Senti sai se la mia amica è rientrata? – le domandò notando il buon umore della donna

– Non ancora però se vuoi puoi aspettarla… – le disse lei sventolandogli la chiave sotto il naso

– Ok –

– Ti accompagno io… – fece lei subito ritirandola

– Come vuoi – in realtà Lucas era molto stupito, la donna si comportava in modo diverso dall’ultima volta che si erano visti.

Doveva ammettere di essere talmente fuori di testa a causa della rabbia che provava nei confronti di Eva, da non essere lucido abbastanza per approfondire il perché di tale cambiamento.

Poi era stordito dal forte odore di fumo che lo infastidiva, era quasi sicuro che nel villaggio ci fosse un incendio perché ne sentiva distintamente l’odore.

– Ti siamo grati per quello che hai fatto per noi– esordì la donna richiudendosi la porta dietro le spalle.

Lucas si voltò verso di lei e la osservava stupito dal tono che usava.

Riconosceva molto bene quel particolare timbro di voce e quell’atteggiamento da gatta.

Non l’aveva mai guardata con occhi interessati al suo aspetto.

– Io credo che la tua amica ti debba un enorme favore – gli disse Cherì girandogli intorno e accarezzandogli le spalle

– Io…-

– Sshh! – disse lei poggiandole il dito indice sulla bocca – Prima voglio ringraziarti come si deve -.

Il ragazzo quasi senza rendersene conto si ritrovò coinvolto in un bacio travolgente, mentre Cherì gli toglieva la camicia e prendendogli la mano gliela appoggiò delicatamente sul suo prosperoso seno.

Lucas si stava eccitato per quella situazione, apprezzando il seno della donna ben sodo e tornito e assaporò fino in fondo quel bacio che gli aveva offuscato i sensi.

Non capiva di cosa effettivamente la donna lo stesse ringraziando ma decise comunque di non interromperla.

Intanto Eva rientrata senza essere vista notò la porta della sua camera socchiusa, la spostò leggermente e si ritrovò davanti uno spettacolo inatteso.

Lucas a torso nudo avvinghiato alla locandiera, non riusciva a credere ai suoi occhi anche se era ancora stordita dalla droga che le aveva dato Dylan, percepiva che quello a cui stava assistendo era reale.

Ancora una volta Lucas era in atteggiamenti intimi ed inequivocabili con una donna, questa volta con una molto più grande di lui.

Non riusciva a smettere di osservare i loro corpi, come si muovevano e si toccavano persi nell’istinto di possedersi, poteva avvertire la voglia dei due esplodere dentro di sé.

Stava fremendo aveva strane sensazioni e guardare Lucas baciare con passione un’altra donna la faceva arrabbiare in modo incontrollabile.

Scrutava le mani di lui avide del corpo di lei, come i baci che pretendeva e dava.

Perché li stava guardando invece di scappare via da quel posto, lontano da Lucas e da tutte le donne che sembrava non riuscissero a resistere al suo fascino.

– Aspetta! – fece Lucas staccandosi con molto sforzo da Cherì che stava andando oltre – Che cosa stai facendo? –

– Andiamo… non vorrai che te lo spieghi – rispose lei mentre cercava di aprirgli i pantaloni

– Io sono qui per la mia amica – le disse lui costringendola a smettere

– Lo so! È solo che ti volevo ringraziare prima del suo ritorno –

– Ringraziarmi per cosa? – chiese lui ancora più confuso

– Per Less! – Cherì si rese conto del fatto che il ragazzo non sapeva nulla di quello che era successo alla villa – Non mi dire che non sei stato tu? –

– No! Decisamente non sono stato io visto perché non ho idea di che cosa stai parlando – Lucas si stava innervosendo perché forse Eva era coinvolta in quello che era successo a quel tale e magari aveva bisogno di lui.

– Devo andare! – disse mentre si rimetteva la camicia

– A trovare la tua amica? –

– Sì! Io devo sapere se sta bene – Lucas era talmente agitato da non rendersi conto che Eva era entrata nella stanza

– Non c’è bisogno che mi vieni a cercare– gli disse mentre guardava con sguardo fisso Cherì lasciare la stanza

– Eva io…- Lucas aveva cominciato a giustificarsi di nuovo quando si rese conto che la ragazza stava immobile a fissarlo

– Io non riesco a piangere – cominciò col dire la ragazza notando il suo sguardo stupefatto – Questa sera volevo piangere ma… non ci sono riuscita ed è terribile, non poter sfogare quello che hai dentro di te… in nessun modo-.

Eva si avvicinò a lui e lo guardò diritto negli occhi e poi gli disse – L’ho ucciso! Lui non era come credevo, tu lo avevi capito io invece no –.

Lucas avrebbe tanto voluto abbracciarla ma non lo fece – Ti và di raccontarmi cosa è successo? –

– Mi ha invitato a cena, una volta lì mi ha fatto bere del vino, a proposito lo sai che possiamo bere alcolici – fece lei cambiando tono di voce – Ma che sciocca è ovvio che lo sai! Comunque! Dopo qualche minuto ho cominciato a sentirmi male e lui con molta tranquillità mi spiega di avermi dato un veleno potente e che presto sarei caduta in un sonno profondo -.

Eva si fermò un attimo per riprendere fiato, stupita come quello che gli stesse raccontando sembrava una storia capitata ad un’altra ragazza.

– Mi ha messa su un divano e spogliata… dopodiché si è sistemato sopra di me, sorpreso che il veleno non mi avesse ancora stesa. Allora pensa bene di dirmi punto per punto cosa ne farà di me. Mi avrebbe venduto come ha fatto con tutte le altre ragazze, però prima si sarebbe divertito -.

Eva stava male anche solo nel raccontare quello che aveva passato, il distacco provato poco prima era come svanito facendola ritornare alla realtà.

– In quel momento avrei tanto voluto piangere, ma non ci sono riuscita – disse continuando il suo racconto con gli occhi bassi

– Finalmente ho ricominciato a sentire il mio corpo e allora… l’ho fatto… ed è stato… liberatorio e mi ha fatto sentire potente, più della prima volta – concluse rialzando lo sguardo, senza sentirsi minimamente colpevole per quello che era successo.

– Eva è colpa mia! – fece lui

– No invece è colpa mia! Ho sottovalutato quello che siamo, lo sai che quel veleno per me è stato solo un gran mal di testa durato pochi minuti-.

La ragazza si mise seduta sul letto prima di riprendere il suo racconto.

– Mi sono sentita così in colpa per non averti dato ascolto, per essermi fidata di uno sconosciuto, credimi volevo solo parlare con te, chiederti perdono per le parole che ti ho detto, perché so di averti ferito, hanno ferito anche mentre le pronunciavo. Ho deciso di ritornare alla locanda per chiarirmi le idee e assisto ad una scena…-

– Eva io…-

– Non mi interrompere, per favore! La visione di te con quella donna mentre siete occupati… hai capito, avrei voluto piangere di nuovo, però non ci sono riuscita, in compenso ho sentito un dolore proprio qui! – la ragazza si portò la mano sul cuore per indicargli il punto preciso.

– Eva io non sapevo dov’eri e nemmeno cosa Heather ti avesse detto – Lucas si mise accanto a lei seduto sul letto sperando di farla smettere, capiva il dolore che stava provando e voleva non averglielo mai procurato, perché in fin dei conti era tutta colpa sua.

Se lui non avesse ceduto alle avance di Heather tutti gli avvenimenti di quella giornata non sarebbero successi.

– Vuoi parlare della bella e indifesa Heather, parliamone! Vederti baciare lei credevo fosse la cosa più dolorosa che mi sarebbe mai capitata, naturalmente mi sbagliavo, dopo stasera ho capito di dovermi aspettare di tutto se c’è una donna nei dintorni -.

La ragazza si alzò e si mise a camminare per la stanza, sorpresa che Lucas non tentasse nemmeno di giustificare il suo comportamento.

– Se ti può consolare ho capito che non è completamente colpa tua! Io… io… non riuscivo a smettere di guardarvi- a quel punto lo sguardo di Lucas si riempì di stupore.

Percepiva chiaramente timidezza mista a vergogna da parte di Eva mentre pronunciava quelle parole.

– Ti sto dicendo queste cose perché non voglio più mentirti o nascondermi! Sembrava che tutti i miei sensi fossero impazziti, come se non riuscissi a controllarli, per questo ho capito quanto è difficile per te resistere alla provocazioni –

– Ti sei chiesta perché resisto e non cedo completamente ai miei impulsi? – Lucas la costrinse a guardarlo – Lo hai capito perché sono ritornato indietro stasera? – i suoi occhi azzurri cercavano lo sguardo di Eva che era sfuggente – Rispondi! Io ho bisogno che tu parli con me, sono d’accordo non voglio più sotterfugi o mezze parole, io… ho bisogno di te! -.

Finalmente i loro occhi si guardavano con sincerità e le loro anime, benché fossero mancanti dal loro corpo, sembravano sfiorarsi.

– Io ti ho salvata perché dalla prima volta che ho posato lo sguardo su di te, ho capito di non poterne più fare a meno, non voglio gratitudine, voglio il tuo amore! –

– Sei sicuro che non si tratta solo del forte senso di protezione che hai nei miei confronti, forse quello che provi per me non è amore ma…-

– NO! IO TI AMO! – Lucas l’aveva urlato, voleva farla smettere di parlare – Non è senso di protezione è amore! La domanda è cosa provi tu realmente per me? –

– Io non ho mai provato per nessuno quello che provo per te –

– Finalmente abbiamo parlato e ci siamo detti quello che proviamo l’uno per l’altra, perché non andiamo avanti insieme- Lucas le prese il viso tra le mani e la guardava convinto della sua scelta adesso non voleva più perderla, soprattutto, non avrebbe permesso più a nessuno di separarlo da lei.

– OH LUCAS! – esclamò Eva abbracciandolo mentre lui le accarezzava i lunghi capelli, poi le scostò il viso e finalmente le diede un bacio.

Ad Eva sembrava di volare sentiva i suoi istinti al massimo le pareva quasi di esplodere.

Rispondere al bacio era stata la cosa più naturale del mondo, non provava paura ma solo piacere.

I loro corpi sembravano elettrici tutti e due percepivano le emozioni dell’altro e quella vicinanza tra loro sembrava emanasse energia

– Eva io ti voglio più di ogni altra cosa! – le disse Lucas tenendola stretta a sé e continuando a baciare le sue labbra carnose

– Anche io ti desidero, così ardentemente da stare male -.

Lucas non osava chiedere di più, ma Eva, pur se preoccupata di non fare le mosse giuste, le aprì la camicia e cominciò a baciargli il torso, lui buttò indietro la testa in preda al piacere gli sembrava di vivere un sogno, da cui però non voleva svegliarsi.

Sentire le labbra della sua amata farsi strada lungo il suo corpo gli faceva perdere il controllo che poco prima era riuscito a mantenere.

Impaziente le prese il viso e ricominciò a baciarla e piano scese alle spalle lasciate nude dalla camicia poi cingendola dai fianchi, l’attirò più vicino a sé e partendo dal collo raggiunse l’incavo dei due piccoli e sodi seni.

Sentiva la sua voglia crescere ormai non sarebbe più stato in grado di tornare indietro, avrebbe amato Eva con un amore puro e bello, come non gli era mai capitato di fare nella sua lunga vita.

Eva si senti sfilare la gonna, poi fu il turno della camicia rimanendo così con la sottile sottoveste bianca che faceva intravedere ogni singola parte del suo corpo.

Lucas era talmente eccitato da afferrarla per la nuca e attirarla a sé, ma questa volta con foga, la voleva e la desiderava da così tanto tempo da non riuscire ad aspettare nemmeno un attimo ad accarezzarla.

Eva si ritrovò distesa sul letto con Lucas sopra di lei sentiva quanto lui la desiderasse e mentre la baciava, i loro corpi finalmente liberi da ogni indumento si erano uniti, facendole provare una sensazione di estasi mai conosciuta prima.

La ragazza le accarezzava la schiena nuda compiacendosi di quanto fosse forte e bello.

Lucas ritornò a baciare le labbra di Eva dandole dei piccoli morsi e mentre i lunghi capelli di lei le incorniciavano il viso, i due amanti sentivano i movimenti dei loro corpi compiersi all’unisono, fino a raggiungere il piacere assoluto.

Eva lo guardava mentre continuava a baciarle i seni stupendosi della naturalità di tutti quei gesti che aveva appena compiuto, finalmente conosceva il significato della parola amore.

Era sicura di provarlo per quel ragazzo che aveva sfidato tutto e tutti pur di stare con lei, pronto ad offrirle l’amore incondizionatamente senza chiederle niente in cambio, se non lo stesso amore che lui offriva.

– IO TI AMO! – gli disse guardando i suoi magnifici occhi azzurri brillare di passione

– Dopo cento anni ho ritrovato la voglia di vivere – parlava continuando ad accarezzare il corpo nudo di lei, felice di avere la possibilità di dimostrarle tutto l’amore che poteva offrirle.

Erano lì ad amarsi stando ben stretti sul letto, poco coperti dal lenzuolo e dalla piccola finestra della stanza videro spuntare il sole di un nuovo giorno che però con i suoi raggi minacciava di carbonizzare i loro corpi.

Quando finalmente la sera fece capolino i ragazzi erano ormai sopraffatti dall’istinto di nutrirsi.

– Non voglio lasciare questa stanza – disse Eva abbracciandolo mentre lui cercava di rimettersi i vestiti

– Anche per me è difficile staccarmi da te e rivestirmi ma dobbiamo farlo! – la baciava mentre lo diceva, sembrava una tortura dover ricoprire i loro corpi e uscire da quella stanza

– Va bene! Contro voglia ma lo faccio– asserì lei alla fine poco convinta

– Brava! –

– Dovremmo trovare del danaro per pagare la locandiera e poi potremo finalmente raggiungere il mio villaggio –

– Non ti preoccupare questi che ho dovrebbero bastare– Lucas tolse della monete dalle tasche dei pantaloni e le fece vedere ad Eva che ne rimase stupita

– Ma dove…-

– Non chiedere! – rispose Lucas dandole un bacio, dopo aver indossato i vestiti, la prese per mano e uscirono dalla stanza

– Lo sai ti preferisco con abiti maschili –

– Lo so, per questo li ho indossati di nuovo – la ragazza gli sorrise e scese le scale anticipandolo di un passo

– Allora siete vivi! – fece Cherì vedendoli scendere – Io volevo scusarmi per il mio comportamento, non sapevo di voi due… altrimenti-

– Tranquilla è tutto apposto, nessuna resiste al mio fascino– disse con tono scherzoso Lucas

– Ma vedi di piantarla! – gli disse Eva lanciandogli un’occhiata di sfida

– Ho idea che la tua carriera di seduttore è arrivata al capolinea – ribatté Cherì mettendosi a ridere – Adesso cosa volete fare? –

– Raggiungiamo mio fratello – le rispose Eva guardando Lucas

– Voglio solo chiederti una cosa– fece la donna avvicinandosi a lei – Sei stata tu ad incendiare la villa del nostro amico… il duca Less? –

– Gli ho solo dato quello che si meritava– le rispose Eva sotto voce

– A nome di chi ha perso una persona cara, per colpa di quell’animale ti voglio ringraziare e… la stanza la offre la casa. Fate buon viaggio e ritornate a trovarci perché qui… sarete sempre i ben venuti- concluse la donna abbracciando calorosamente Eva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sedicesimo Capitolo – Ritorno a casa

 

Raggiunsero il bosco in meno di un secondo, cacciarono insieme e si nutrirono, il tutto come fossero una coppia di normali fidanzati che passa del tempo insieme.

– Non vedo l’ora di farti conoscere mio fratello – le disse Eva mentre si ripuliva le labbra rosse del sangue, di quel povero cervo capitato sulla loro strada

– Aspetta! Ti aiuto io – fece Lucas cominciando a baciarla e assaporando il sapore del sangue mischiato alla saliva

– Sono davvero così sporca? –

– Già sei molto… molto… sporca – ricominciarono a baciarsi e ad amarsi anche se il luogo e la situazione sembravano un po’ macabri, nessuno dei due sembrava però preoccuparsi del fatto di avere il corpo dell’animale morto accanto.

Si erano rimessi in forze nutrendosi, ora dovevano solo riprendere il cammino e raggiungere il villaggio di Eva.

Nelle immediate vicinanze i due cominciarono a camminare a passo normale, per paura di incontrare qualcuno.

La ragazza sapeva benissimo che nonostante fosse notte fonda, gli ubriaconi che lasciavano la taverna si appartavano per quelle strade solitarie.

Eva conosceva quel posto come le sue tasche, infatti, gli era toccato andare molte volte a riprendere Ralph, il suo patrigno che quasi sempre, si addormentava per terra.

– Parlami di tuo fratello – gli disse Lucas mentre camminavano tenendosi per mano

– Nico è ancora un ragazzino ma è davvero in gamba, nonostante l’età ha imparato a cavarsela da solo –

– Ed è rimasto da solo con il tuo patrigno quando ti hanno portato via? –

– In realtà gli ho detto di nascondersi da Agnes, lei si è sempre presa cura di noi –

–  Io sono un po’ preoccupato nell’informare tuo fratello su chi siamo realmente –

–  Lui per noi non rappresenta un problema, anzi penso che dopo aver superato lo shock sarà in grado di aiutarci-

– Lo spero! –

– Che c’è? – gli chiese Eva fermandosi di colpo – Non vorrai che menta a Nico? –

– Forse sarebbe meglio… solo per qualche tempo –

– E che gli diremo quando la sera dovremo uscire per procurarci gli animali per nutrirci e quando mi chiederà di andare a fare la spesa? Credimi Lucas lui non ci creerà nessun tipo di problema –

– Ho solo paura che riesca a mantenere il nostro segreto –.

Lucas non voleva insinuare dei debbi nella testa della ragazza, ma dovevano considerare ogni tipo di problema.

– Tu vuoi che io abbandoni Nico! – disse lei con tono seccato

– Sai che non ti chiederei mai una cosa simile. Voglio solo che ti renda conto che forse non sarà facile come sembra. Insomma… non sappiamo nemmeno se Nico accetterà la tua nuova condizione –

– Capisco ed è giusta ognuna delle tue paure, ma io non lascerò mai più da solo mio fratello. Poi per quanto riguarda i problemi che di sicuro incontreremo, credo che ci convenga risolverli nel momento in cui si presenteranno -.

Lucas l’abbracciò forte sperando di trasmetterle tutto il suo appoggio – Sono convinto che mi piacerà vivere insieme a te e Nico – le disse in fine prima di baciarla.

Continuarono a camminare per le strade buie del villaggio, agli occhi di Eva era tutto famigliare perché riconosceva ogni singolo angolo ed era ansiosa di riabbracciare suo fratello.

– Sembra deserta – disse Lucas una volta raggiunta la sua vecchia casa

– Forse Ralph è alla taverna ad ubriacarsi e Nico è andato da Agnes –

– Dove abita la tua amica –

– Due case più in giù –

– Andiamo, vediamo se riusciamo ad entrare senza essere visti, giusto per renderci conto se tuo fratello è al sicuro -.

Dopo aver raggiunto la casa, Eva attraversò una vecchia finestra semichiusa, nel più assoluto silenzio.

Si avvicinò al letto di Agnes e vide che la donna stava dormendo beatamente, poi mentre ritornava sui suoi passi fece cadere uno sgabello che era proprio vicino al letto dietro le sue spalle.

La donna spaventata dal rumore improvviso urlò, saltando in mezzo al letto – Chi è? – fece con tono deciso – Qui non c’è niente da rubare? – disse ancora alzandosi in piedi e accostandosi al muro per coprirsi le spalle.

– Agnes sono io Eva! – disse la ragazza avvicinandosi piano

– Eva… Sei proprio tu? – chiese la donna accendendo una candela semi consumata, poi portandola vicino al viso della ragazza lo illuminò rivelandone la presenza.

– Eva tesoro mio, come stai? – le due donne si abbracciarono calorosamente – Come hai fatto a ritornare, tuo padre mi ha detto di averti venduta ad un ricco signore, per andare a lavorare a casa sua –

– Invece sono qui! – le rispose lei appoggiando la candela sullo sgabello che poco prima era caduto, poi mettendosi seduta sul letto accanto ad Agnes le chiese con voce preoccupata – Ho bisogno di sapere dov’è mio fratello –

– Non lo so, Ralph lo ha preso qualche giorno dopo che tu sei andata via e da allora non ho più sue notizie –

– Come… – Eva era confusa e terrorizzata da quello che poteva essere capitato al piccolo Nico – Possibile che nessuno in paese possa darmi sue notizie –

– No piccola mia, per un po’ tutto il paese ha cercato di farglielo dire, ma niente lui non ne ha parlato con nessuno. Io non sapevo come fare per rintracciarti e avvisarti, ma ora che sei qui tutto andrà a posto -.

Agnes l’abbracciò forte, sicura che la ragazzina strappata alla sua famiglia qualche tempo fa aveva lasciato il posto ad una donna sicura di sé.

– Grazie! – disse Eva mentre si alzava – Per tutto! Ti… devo chiedere ancora un favore –

– Tutto quello che vuoi bambina mia –

– Non dire a nessuno che mi hai vista, voglio vedere se riesco a prendere Nico e andare via senza dare nell’occhio –

– Come vuoi – le rispose Agnes abbracciandola ancora una volta

– Ora rimettiti a dormire –

– Prometti di farmi sapere quando ritrovi Nico –

– Certo! – Eva le diede un bacio caloroso, consapevole che quella donna così gentile era riuscita ad entrarle nel cuore come una madre.

Ritornata da Lucas che l’aspettava dietro la casa lo abbracciò   – Ralph ha preso mio fratello e nessuno sa dove l’o ha portato –

– Nemmeno la tua amica ne ha idea? –

– No! –.

Eva appoggiò il capo sulla spalla di Lucas – Come faremo a trovarlo? – gli chiese poi guardandolo con sguardo supplichevole

– Tranquilla… conosci un posto dove possiamo ripararci – le disse lui accarezzandole i capelli

– Sì! – rispose lei e senza aggiungere altro lo guidò dietro gli alberi che c’erano appena fuori il villaggio.

Eva era talmente agitata e spaventata per la sorte che poteva essere capitata a suo fratello da non riuscire a darsi pace, andava su e giù come una matta.

– Per favore calmati – le disse Lucas incapace di vederla in quelle condizioni.

Conosceva bene il dolore che la sua amata stava provando in quel momento.

Purtroppo aveva la sensazione che non sarebbe stato facile ritrovarlo.

Ovviamente non disse nulla ad Eva già molto preoccupata

– Se gli ha fatto del male, lo uccido così lentamente da fargli pentire di essere nato –.

Sapeva di cosa era capace quell’animale del suo patrigno, ma se solo si era azzardato a toccare suo figlio, sarebbe stata ben felice di succhiargli fino all’ultima goccia del sangue che attraversava quel corpo schifoso.

Inconsapevolmente e senza riuscire a controllare la rabbia che stava attraversando il suo corpo, i canini aguzzi spuntarono fuori e Eva ringhio come un lupo pronto ad addentare la sua preda.

– Ascoltami! – Lucas la prese per le spalle e la costrinse a ritornare in sé – Devi mantenere la mente lucida, pensa a Nico, perché questo è il momento in cui ha più bisogno di te –

– Hai ragione, domani all’imbrunire voglio andare a cercare il mio patrigno e farmi dire cosa ne ha fatto del suo unico figlio –

– Brava! Ora però dobbiamo aspettare, purtroppo non possiamo fare altro -.

I due si appoggiarono alla roccia della grotta che Eva aveva scelto come riparo.

La sera seguente all’imbrunire Lucas uscì per cercare di cacciare.

Eva si era addormentata e non voleva svegliarla.

Quando fece ritorno alla grotta la ragazza non c’era più, a quel punto si spaventò, fu il panico per lui che non sapeva cosa pensare, non era da lei comportarsi in quel modo e se qualcuno l’avesse trovata e costretta ad andar via.

– Ciao! – gli disse lei arrivandogli alle spalle – Hai cacciato senza di me –

– Sì… volevo farti una sorpresa – il ragazzo si sentì uno sciocco per la paura che aveva provato, il fatto di volerla proteggere unito al terrore di perderla, lo rendevano molto irrequieto e insicuro.

Era consapevole di dover imparare a tenere a freno le sue emozioni o sarebbero diventati un problema difficile da risolvere.

– Ti senti bene? – gli chiese lei percependo sensazioni contrastanti nei suoi confronti.

Lucas sorrise nervosamente e senza rispondere alla sua domanda le diede uno dei conigli che aveva catturato.

Dopo aver nutrito il loro corpo i due lasciarono la grotta. Mentre percorrevano la strada che li riportava al villaggio Lucas le domandò – Dove troviamo il tuo patrigno? –

– A quest’ora sarà già ad ubriacarsi seduto alla locanda –

– Quindi iniziamo da lì –

– Sì ma…-

– Che c’è? –

– Preferisco andarci da sola… – fece lei fermandosi

– No! – rispose secco Lucas riprendendo il cammino

– Non fare così e ascoltami – Eva lo afferrò per il braccio e lo costrinse a guardarla – Non possiamo rischiare in due, io entro e parlo con lui e tu mi aspetti nascosto, se c’è qualche problema intervieni, ma tu non devi uscire allo scoperto almeno per il momento -.

Lucas era stupito del fatto che quella bellissima ragazza che amava più della sua stessa vita, aveva voglia di proteggerlo – Io potrei esserti d’aiuto con il tuo patrigno –

– Non ti preoccupare, lo conosco molto bene so come prenderlo, ma ho bisogno di sapere che tu sei al sicuro – Eva lo baciò come a sigillare le parole appena pronunciate

– Va bene, per questa volta faremo a modo tuo, ma… se mi rendo conto che sei in pericolo, intervengo –.

Si abbracciarono ancora, sapevano di rischiare a farsi vedere nel villaggio ma nessuno dei due aveva intenzione di tirarsi indietro, anzi erano più che mai decisi a scoprire che cosa era successo a Nico.

Dopo essersi separati Eva andò diritta alla taverna e sbirciando all’interno attraverso una finestra, vide che il suo patrigno era seduto al bancone, impegnato a bere un bicchiere dopo l’altro.

Era ancora presto e la taverna, non era piena di uomini in cerca di svago quindi decise di entrare, sperando che Ralph non fosse già ubriaco quindi incapace di rispondere alle sue domande.

La ragazza entrò nella stanza sotto gli sguardi smarriti dei due seduti a un tavolo e quelli del padrone che stava pulendo dei bicchieri.

– Che c’è? – fece Ralph – Hai visto un fantasma – finì col dire scoppiando a ridere

– Credo proprio di sì! – rispose l’uomo facendoli cenno di voltarsi

– TU… – Ralph si strofinò gli occhi un paio di volte incredulo a quello che stava vedendo

– Che c’è, non ti è piaciuta la sorpresa – gli disse la ragazza sedendogli accanto, stranamente non aveva paura di lui si sentiva sicura di sé e determinata anche ad ucciderlo, se non gli avrebbe detto che fine aveva fatto fare a Nico.

– Io… sono… sorpreso – non riusciva a smettere di guardarla, davanti a lui non c’era più la bambina spaventata e sottomessa che aveva venduto poco tempo fa, ma dalla luce dei suoi occhi capiva che aveva davanti era una donna, assetata di vendetta per quello che lui gli aveva fatto.

Ralph era rimasto senza parole e come lui anche i presenti, stranamente aveva paura di Eva.

– Allora… paparino, mi farebbe tanto piacere riunire la nostra bella famigliola, come sta Nico? – mentre parlava prese il bicchiere che il barista aveva in mano e lo riempì con il liquido giallo della bottiglia che il suo patrigno aveva di fronte, dopo di che lo buttò giù tutto d’un fiato

– Nico… è… a casa, dove vuoi che sia – rispose l’uomo quasi balbettando

– Bene, allora andiamo – Eva si alzò e aspettò che l’uomo compisse il suo stesso gesto, intanto dentro il suo corpo sentiva il calore provocato dall’alcool che aveva appena ingerito

– Certo! – disse lui anticipandola di un passo, doveva solo portarla a casa, una volta li l’avrebbe fatta prigioniera così poteva rivenderla.

Ralph già assaporava il fatto di poter rivendere la sua figliastra che era diventata davvero molto bella, pensava persino di ricavarci più della volta precedente.

Aprì la porta molto lentamente perché doveva prendere tempo – Scusa il disordine – le disse facendole strada – Da quando te ne sei andata non c’è nessuno che mette a posto le cose –

– Che bella faccia tosta, da come lo dici sembra che sia stata una mia libera scelta – la ragazza entrò e si voltò subito a guardarlo, non voleva voltargli le spalle più del dovuto perché, ovviamente, non si fidava di lui

– Mi sono espresso male, ma il senso comunque lo hai capito –

– Come no, allora… che ne hai fatto di Nico? – disse Eva senza perdere altro tempo, voleva solo avere l’informazione che gli serviva e andarsene al più presto da quel posto pieno zeppo di brutti ricordi.

– Ti giuro che l’ho lasciato qui quando sono andato via – Ralph cercò di assumere uno sguardo da innocente ma lei non si fece commuovere

– Non dire buie – gli si avvicinò di un passo e lo guardò diritto negli occhi e anche se era buio pesto, lei, poteva vederlo distintamente – Rispondi alla mia domanda e vado via senza farti niente – il suo tono di voce era freddo, persino i suoi gesti facevano trasparire decisione

–  Mi stai minacciando? –

– Pensa quello che ti pare – ribatté lei voltandosi per un attimo, Ralph a quel punto afferrò la bottiglia vuota che c’era sul tavolo e si scagliò contro di lei.

Eva, naturalmente aveva percepito tutto, aspettò l’attimo giusto, dopodiché, afferrò il polso dell’uomo stringendolo talmente forte da costringerlo a buttare la bottiglia che aveva in mano, poi con molta forza lo sbatté al muro.

Ralph era confuso e stupito dai gesti della ragazza che aveva reagito in quel modo veloce.

– Lo sai che hai messo su pancia, inoltre sei ancora più brutto e puzzolente di quanto ricordassi. Non ho mai capito cosa ci trovasse mia madre in te –

– Magari la facevo GODERE! – rispose lui mettendosi a ridere

– Smettila maiale – gli disse Eva sbattendolo per terra – Dimmi che cosa hai fatto a Nico? –

– Non te lo dico perché voglio vederti soffrire –

– La cosa è reciproca – rispose Eva cominciando a sbatterlo di qua e di là.

Finalmente si sentiva potente ed era felice di potersi vendicare per tutto il male che quell’uomo aveva procurato alle persone a cui più voleva bene.

– Allora ti sei deciso a dirmi dov’è Nico? – gli disse guardandolo sanguinante – Se me lo dici ti porto da Agnes per farti curare, altrimenti riprendo a fare quello che stavo facendo – si stava raccogliendo le maniche della camicia che erano venute giù a causa dei colpi sferrati quando, l’uomo urlò – BASTA! –.

– Come vuoi, dimmi solo dov’è Nico? – gli domandò ancora una volta lei

– L’ho venduto ad una compagnia di girovaghi – rispose lui sperando che la smettesse di picchiarlo

– Una compagnia di spettacoli? –

– Sì! –

– Dimmi il nome –

– Non lo so… –

– Ah-ah… Così non và, vuol dire che continuo –

– Nooo… ti prego, non lo so come si chiamano, so solo che sono due persone, un uomo e una donna –.

Ralph stava piangendo e la supplicava di non picchiarlo ancora – Per favore vai a chiamare Agnese –

– Ma certo – disse Eva prima di buttarsi su di lui e addentarlo, così da potergli succhiare fino all’ultima goccia di vita che aveva dentro.

Lucas aveva assistito alla scena rimanendone in disparte, era rimasto al di fuori osservando ogni cosa dalla piccola finestra.

La sua intenzione era quella di intervenire nel momento in cui si fosse reso conto che lei fosse in pericolo, si sentì invece orgoglioso di quanto la ragazza, spaventata e debole, fosse diventata forte e capace di difendersi da sola.

Quando alla fine si decise ad entrare all’interno della casa, fu per farla smettere di accanirsi sul corpo ormai senza vita del patrigno

– Dobbiamo nascondere il cadavere – le disse poi guardandola negli occhi, dopodiché con un gesto fulmineo se lo caricò sulle spalle e molto velocemente lo portò nel bosco.

Mentre Lucas scavava la fossa ben profonda, Eva se ne stava in silenzio seduta con le spalle appoggiate ad un albero – Secondo te sono un mostro? – gli chiese poi guardandolo

– Sei solo una vittima che finalmente, ha ottenuto vendetta – rispose lui – Quello che hai fatto questa notte, è stato… giusto perché non potevi lasciar vivere un animale simile –

– Secondo te mi ha mi ha detto la verità, riguardo a Nico –

– Era troppo spaventato per mentire, di sicuro lo avresti percepito –

– Forse hai ragione, il problema adesso è capire come trovare la compagnia –

– Vedrai che riusciremo a raggiungerli, ricorda che possiamo essere più veloci della luce -.

Eva lo guardava darsi da fare a nascondere il corpo dell’uomo che lei aveva ucciso, sempre più felice di averlo accanto, ora dovevano solo ritrovare Nico per poter vivere come una vera famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Diciassettesimo Capitolo – Alla ricerca di Nico

 

Lasciarono il villaggio per andare alla ricerca delle compagnie di girovaghi, sperando di trovare al più presto quella dove c’era il piccolo Nico.

Attraversarono tre villaggi e tutti rispondevano allo stesso modo, l’unica compagnia passata era già andata via.

– Non riusciremo mai a raggiungerli – disse Eva presa dallo sconforto

– Non dire così –

– Lucas sono preoccupata e se non riuscissimo più a trovarlo –

– Vedrai che non sarà così – il ragazzo l’abbracciò, cercando di farle venire un po’ di fiducia anche se in fondo, neanche lui nutriva molte speranze di ritrovare il ragazzo.

Erano giunti al villaggio successivo, dove finalmente si riaccese una speranza – Si è stato molto divertente vedere lo spettacolo – disse loro un ragazzino che aveva più o meno l’età di Nico

– Sai per caso se con loro c’era un ragazzino biondo con i capelli lunghi, alto all’incirca quanto te? – le domandò garbatamente Eva

– Sembra Nico! – fece subito lui associando la descrizione al suo amico

– Tu lo hai visto è ancora con loro? – le chiese ancora la ragazza, questa volta con molta più foga

– Tu sei Eva – disse lui sorridendo

– Sì! –

– Nico sta bene, io e lui siamo diventati amici, mi anche fatto assistere allo spettacolo senza pagare, per di più molte volte mi ha nascosto dalla furia di mio padre –

– Come sta? Lo trattano bene? –

– Sì, ci siamo divisi il suo pranzo per i due giorni che è stato qui, sai mio padre non è molto bravo a cucinare! – disse il ragazzino abbassando gli occhi come a sentirsi colpevole per le mancanze del padre – Se vuoi ti posso accompagnare da lui, io so dov’è! -.

Eva non credeva alle sue orecchie dopo tanto cercare era riuscita a sapere dove si trovava suo fratello – Te ne sarei immensamente grata – disse Eva mostrandogli le poche monete che erano rimaste a Lucas

– Non mi devi dare niente… Nico mi ha salvato senza chiedere niente in cambio ed io ricambierò il favore con molto piacere -.

I ragazzi si guardarono negli occhi stupiti dalla generosità di quel ragazzino che avrebbe potuto approfittarsi di loro.

– Nico mi ha detto che la figlia del conte Mersin è molto malata e per il suo compleanno a chiesto di vedere lo spettacolo dei girovaghi, quindi suo padre li ha invitati al castello proprio qui vicino, seguitemi -.

Camminarono nella foresta fino a quando non apparve loro un castello circondato da guardie e da dove provenivano suoni e urla di gioia.

– Grazie per avermi aiutato a trovare mio fratello – disse Eva abbassandosi e dando al ragazzino un tenero bacio sulla guancia

– Ascoltami piccolo – gli disse Lucas porgendogli le monete d’oro – Voglio che li prendi e che tu li nasconda bene così tuo padre non potrà portarteli via. Comprati da mangiare e abbi cura di te –

– Vi ho già detto che non voglio i vostri soldi –

– Ma questo è regalo prendili e usali bene – gli disse Lucas provando tenerezza nei suoi confronti

– Grazie… adesso ho capito come mai Nico è tanto buono e generoso – dopo di che ritornò al villaggio tenendo ben stretto quel piccolo tesoro che gli era stato concesso.

I ragazzi perlustrarono il terreno adiacente al castello per cercare il modo di entrare senza essere visti dalle guardie.

– Non sarà facile entrare – constatò Eva

– L’unica soluzione è scavalcare il muro – asserì Lucas conscio di non aver proposto una cosa facile da fare soprattutto per Eva che non lo aveva mai fatto

– Forse non ti rendi conto di quanto è alto, poi ci sono le guardie appostate sopra il cornicione come pensi di nasconderti da loro –

– Con la velocità. Senti lo so che non è facile, ma ormai siamo arrivati fin qui e dobbiamo tentare, una volta dentro potremmo mescolarsi con la gente che festeggia -.

Lucas la prese per mano e la portò nel punto che secondo lui era il più adatto al loro scopo – Vado prima io tu guardami e poi ripeti i miei gesti, mi raccomando cerca di rimanere attaccata all’angolo del castello è abbastanza buio da coprirti completamente –

– Se non dovessi farcela? –

– Non ci pensare, guarda me –.

Lucas la baciò per darle coraggio, poi prese la rincorsa e salì sul muro come fossero semplici scale, arrivato in cima fece cenno ad Eva di ripetere l’operazione.

– Spero solo di non rompermi l’osso del collo, già che scema sono immortale… va bene proviamoci –.

Si raccolse i lunghi capelli in una coda, prese la rincorsa e cominciò a salire il muro del castello senza sforzo – E’ stato facile – disse una volta raggiunto Lucas.

Si mischiarono tra la gente che rideva assistendo allo spettacolo, interpretato da un uomo panciuto con una parrucca dai lunghi capelli bianchi, insieme ad una donna molto formosa ma ben vestita.

I ragazzi si avviarono dietro il carrozzone che fungeva da palco, compagnia della felicità, questo era il nome che c’era scritto su un lato della carrozza.

– Eva! – disse Nico stupito ritrovandosela davanti – Ma come hai fatto a trovarmi? – le urlò il ragazzo mentre correva ad abbracciarla, lasciando cadere tutte le cianfrusaglie che aveva in mano

– Come stai? – gli chiese la ragazza mentre Lucas controllava che non arrivasse nessuno

– Bene! Tu mi sembri diversa – disse non sapendo come definirla

– Sei cresciuto molto anche tu, da quando ci siamo separati – Eva non riusciva a smetter di guardarlo era così grande più di quanto lo ricordasse – Ho intenzione di portarti con me – gli disse la ragazza abbracciandolo

– Ho pregato ogni notte perché questo potesse accadere – le rispose lui accarezzandole i lunghi capelli, gli era mancato l’affetto che Eva era capace di dargli

– Dopo lo spettacolo mentre tutti dormono noi ce ne andiamo –

– lui chi è? – le chiese Nico sottovoce non sapendo di essere ascoltato dal ragazzo che abbozzò un sorriso

– Si chiama Lucas ed è merito suo se sono qui a parlare con te – spiegò velocemente Eva, rimandando ad un’altra volta i dettagli più sgradevoli.

– Allora… cerca di rimanere defilato quando tutto sarà finito e presto andremo via –

– Va bene! – fece lui sorridendole.

Lo spettacolo stava durando più del dovuto e i ragazzi cominciavano a preoccuparsi di non riuscire a scappare in tempo prima dell’arrivo del sole.

Quando tutto finì Nico si defilò come le aveva detto Eva, ma il suo padrone notando il suo strano atteggiamento lo seguì curioso di vedere quello che combinava il ragazzo.

– Adesso possiamo andare –

– No, purtroppo presto sarà giorno! –

– Già e tutti dormiranno fino al tardo pomeriggio, così noi possiamo scappare senza che nessuno se ne renda conto – chiarì Nico impaziente di lasciare quella vita e potersi ricongiungere con sua sorella

– Avrei voluto avere più tempo per spiegarti…-

– Spiegarmi? – ripeté il ragazzino guardandola perplesso

– Ascolta! – disse Lucas intromettendosi nel discorso – C’è un posto buio dove possiamo nasconderci fino a sera –

– Ma perché? – chiese ancora più curioso e spaventato lui

– Nico ascoltami bene! Io e Lucas non possiamo essere toccati dai raggi del sole perché altrimenti rischiamo di morire –.

Eva lo disse cercando di essere meno brusca possibile, aveva dovuto farlo per convincerlo

– Ormai è giorno – fece Lucas preoccupato

– Ti prego Nico fidati di me, non c’è un posto buio e coperto dove possiamo rifugiarci –

– Sei diventata una creatura della notte! – disse il ragazzo con le lacrime agli occhi – Immortale e forte, ma che non può vivere alla luce del sole –

– Come sai queste cose – domandò Eva stupita da quelle frasi

– L’ho sentito dire al padrone ne parlava con il conte, dicendogli di cercarne una, così da poter salvare la povera contessina malata, io… non credevo esistessero davvero –

– Il conte! –

– Eva il sole… – disse Lucas riportandola alla realtà

– Vieni, io dormo nei sotterranei, li è sempre buio sarete al sicuro –.

I due lo seguirono, quando sparirono per le scale il padrone di Nico si affacciò con un sorriso beffardo stampato sulle labbra, sicuro di avere trovato la carta vincente per poter diventare ricco.

Senza perdere tempo raggiunse subito il conte che era seduto al capezzale della figlia malata, nessun dottore era riuscito a capire che cosa avesse e come poterla salvare.

La povera madre era morta straziata dal dolore, nel vedere quella figlia sempre debole incapace di fare la vita normale di tutti gli altri bambini.

– Conte Mersin, mi dispiace disturbarvi, ma è una cosa urgente – gli disse l’uomo fermo sulla soglia della stanza mentre un signore alto, con lunghi capelli neri stava tenendo la mano della sua bellissima Sarah

– Che c’è? – gli disse poi avvicinandosi

– Forse c’è la speranza di poter salvare la vostra bambina –.

Appena pronunciate quelle parole l’uomo si sentì afferrare dal colletto e sbattere alla porta.

La fama del conte Mersin era nota in tutta l’Inghilterra era un ottimo combattente perfido e sanguinario, solo con la sua adorata figlia si comportava teneramente.

– Come osate voi, dire queste bestemmie in casa mia! Ricordate che è grazie a lei se voi siete qui servito e riverito –

– Lo so signore… per questo voglio dirvi quello che ho scoperto, per ricambiare la vostra generosità –

– Vi ascolto – gli fu detto una volta usciti dalla stanza della bambina distesa sul letto

– Vi ricordate quando abbiamo parlato delle creature della notte… –

– Non vorrete riprendere questa idea assurda –

– Signore ho la prova che esistono, vi dirò anche che si trovano qui… nel vostro castello -.

L’uomo si voltò a guardare quel viscido pancione che si approfittava della sua ospitalità, solo perché il suo spettacolo allietava la sua dolce Sarah.

– Dovete credermi vi posso giurare che sono qui! –

– Non oserete prendervi gioco di me – lo ammonì il conte – Se è vero quello che dite li voglio incontrare –

– Non credo sia una buona idea, loro sono molto forti e potrebbero distruggerci senza alcuno sforzo –

– Voi cosa proponete –

– Una di queste creature è la sorella del ragazzino che sta con la mia compagnia, se noi lo prendiamo in ostaggio, loro non ci faranno del male e saranno molto più docili e propensi ad ubbidire – il piano fatto dall’uomo gli sembrava facile

– Allora portatemi il ragazzino! – gli urlò stufo di ritrovarsi davanti quel viscido profittatore.

Il padrone della compagnia raggiunse la moglie e dopo averle raccontato ogni cosa si precipitarono nei sotterranei – Nico! – urlarono mantenendosi ben distati da lui – Devi venire con noi la contessina vuole uno spettacolo tutto per lei – gli dissero cercando di restare lontani, consci che le creature della notte erano insieme al ragazzo e non volevano rischiare di incontrarli, senza avere il piccolo come garanzia.

– Aspettatemi qui! – disse il ragazzo rivolgendosi alla sorella e a Lucas – Ritorno prima possibile –.

Dopo averli lasciati raggiunse il conte nel salone principale scortato dai suoi padroni.

– Eccolo! – disse l’uomo spingendo il ragazzo verso il conte

– Come ti chiami? – gli domandò

– Nico – rispose lui sostenendo lo sguardo crudele del conte

– Bene Nico ho bisogno di un grosso favore, se farai quello che ti chiedo ti lascerò libero e ricco -.

Il ragazzino lo guardava perplesso, cosa poteva volere un uomo tanto potente come il conte Mersin, da un ragazzino insignificante come lui.

– Voglio che tu mi porti tua sorella – disse alla fine l’uomo senza giri di parole

– Signore non so di che cosa state parlando – rispose Nico senza dimostrarsi intimidito, aveva appena ritrovato Eva non avrebbe permesso a nessuno di farle del male

– Non ho voglia di perdere tempo con te, portatelo nei sotterranei – ordinò poi ai suoi uomini che sollevarono il ragazzino da terra senza nessun problema anche se lui cercava di dimenarsi

– Mio signore, vorrei essere ricompensato per i servizi che vi ho reso – disse il viaggiatore spaventato a morte per quello che avrebbero potuto fargli le creature della notte

– Ma certo! – disse il conte avvicinandosi ad uno dei suoi uomini e dopo avergli preso la spada la infilzò diritta nella pancia del viscido che voleva fuggire per paura – il resto tenetelo – gli disse poi lasciandolo per terra morente – Portate questa donna in cucina e mettetela a lavorare con le altre – disse prima di scendere nei sotterranei seguito dalle guardie.

– C’è nessuno! – urlò il conte attirando l’attenzione di Eva e Lucas – Qui con me c’è il piccolo Nico, nessuno gli farà del male se venite fuori – intimò l’uomo senza usare convenevoli o giri di parole

– Lucas cosa facciamo! – gli chiese spaventata per quello che sarebbe potuto capitare a Nico

– Usciamo e vediamo cosa vuole da noi -.

I ragazzi uscirono allo scoperto rivelandosi al conte che fino a quell’istante era restio a fidarsi delle parole di quell’imbroglione, però adesso cominciava a ricredersi

– Cosa volete da un ragazzino indifeso? – gli chiese Lucas cercando di mantenere la calma

– Voglio voi! –

– Non abbiamo niente che possiate volere – ribatté Lucas cercando di capire come uscire da quella situazione

– Vi voglio raccontare una storia, si mormora di alcune creature della notte, immortali e forti, voi ne conoscete qualcuno? –

– Queste sono solo storie che raccontano ai ragazzini per spaventarli –

– Allora non vi spiace se io e la ragazza andiamo a fare una passeggiata al di fuori delle mura mentre voi rimanete in compagnia delle mie guardie –

– NOO! – urlò Nico spaventato per la sorte di sua sorella

– Come immaginavo – fece il conte, portateli di sopra nella stanza della contessina e dite alla servitù di chiudere tutte le tende – dopo aver impartito gli ordini ai suoi soldati aspettò che gli altri salissero per poi seguirli.

Appena entrati nella stanza la piccola Sarah aprì gli occhi a fatica – Padre che succede? Chi sono queste persone? –

– Piccola mia sono qui per farti guarire – le disse l’uomo avvicinandosi a lei e bacandole la mano calda, segno che gli era ritornata la febbre.

Eva e Lucas si scambiarono uno sguardo compassionevole nei confronti di quella ragazza sofferente in un enorme letto.

– Voglio che la facciate guarire! – urlò l’uomo rivolgendosi ai due ragazzi – Se non lo fate lui morirà – disse indicando Nico mentre uno dei soldati del conte gli puntava la spada alla gola.

– Signor conte ma è un bambina – fece Lucas

– Sarah ha solo dieci anni per questo dovete aiutarmi a salvarla, lei… è ancora innocente e non merita di soffrire – disse l’uomo usando un tono più dolce

– Non credo di poterla aiutare, la costringerei a rimanere una bambina per sempre – chiarì Lucas cercando di convincerlo che per lei sarebbe stato un inferno

– Almeno sarebbe viva e io non la perderei come ho perso sua madre –

– Padre! – disse Sarah chiamandolo con un filo di voce

– Piccola mia non ti sforzare, vedrai che questi ragazzi ti aiuteranno –

– Ditemi di cosa avete bisogno – gli disse rivolgendosi a Lucas con tono autoritario

– Non so nemmeno se è possibile, non ho mai fatto niente del genere – disse il ragazzo rivolgendosi ad Eva

– State solo perdendo tempo, datevi da fare o taglio la gola al ragazzino e saranno due i bambini che moriranno oggi -.

Eva si guardava intorno cercando di capire cosa fare, capiva la sofferenza del conte ma, Lucas aveva ragione, non poteva condannare la bambina a vivere in eterno avendo per sempre dieci anni.

Aveva pensato di attaccare il conte alle spalle, ma era troppo dispiaciuta per la piccola e non voleva farla assistere alla morte del padre.

– Padre… non c’è più niente da fare per me! – gli disse la ragazzina con un filo di voce – Non voglio che tu faccia del male a quel povero ragazzino lui non ha colpa –

– Sarah ti prego! –

– Ho parlato con la mamma e mi ha detto che presto sarà tutto finito e io non soffrirò più –

– NOOO! – l’urlo disperato del conte rimbombò nella stanza, era straziante assistere al dolore dell’uomo – Uccidete il ragazzino! – ordinò poi all’improvviso alla guardia che lo aveva in custodia.

A quel punto Lucas gli comparve alle spalle prima che la spada potesse sfiorare la pelle di Nico, cominciò a succhiargli il sangue dalle vene facendolo cadere per terra inerme.

Eva raggiunse suo fratello e lo abbracciò cercando di coprirgli gli occhi non voleva che vedesse cosa fossero in realtà lei e Lucas.

Il conte ormai rassegnato e disperato si accostò alla figlia tenendole la mano aspettando che lei si addormentasse per sempre.

I ragazzi approfittando del momento di debolezza dell’uomo, fuggirono e nonostante il sole fosse alto, decisero di tentare e lasciare il castello.

– Possiamo usare il carrozzone del padrone – propose Nico

– Aspettate qui, chiudete il portone quando esco, vado a prenderlo –

– Stai attento! – disse Eva scossa da quello che era appena successo.

Ìl ragazzino uscì e dopo aver legato due cavalli al carrozzone lo guidò il più vicino possibile al portone dove c’era sua sorella.

– Tieni copriti bene con questa – le disse Lucas porgendole una tovaglia presa su un tavolo, poi le disse – Corri più veloce che puoi! –

Eva spaventata cominciò a correre coperta per bene dalla tovaglia, una volta all’interno al riparo dal sole si scoprì, preoccupata per Lucas che ci metteva troppo a raggiungerla.

– Lucas! Lucas! – urlava ma lui non usciva dalla stanza.

Ad un tratto Nico mosse la carrozza – Aspetta Lucas non c’è! – gli disse spaventata per la sorte del suo amato

– Ma… dobbiamo andare, prima dell’arrivo delle guardie del conte –.

Stava per muoversi quando dal portone uscì una tenda incendiata.

– Vai! – urlò a Nico quando Lucas fu al sicuro all’interno della carrozza.

Il ragazzo partì di corsa mentre lei cercava di spegnere i vestiti di Lucas che andavano a fuoco

– Tutto bene? – chiese il ragazzo mentre si avvicinavano al cancello principale

– Sì! – rispose Eva abbracciando Lucas che aveva il corpo ricoperto di bruciature

– Sto bene – le disse lui guardandola negli occhi – Presto andranno via – fece riferendosi alle ferite che aveva sul tutto il corpo.

Dopo pochi metri Nico si fermò per farsi aprire il cancello dalle guardie

– I tuoi padroni dove sono? – gli chiese uno di loro

– Sono dentro stanno riposando – rispose lui fingendo di abbassare la voce, per fortuna non si erano resi conto di quello che era successo dentro il castello

– Mi spiace che ve ne andiate, ci divertivamo a vedere i vostri spettacoli – disse l’uomo sorridendo – Aprite il cancello! – fece alla fine salutando il ragazzino affettuosamente.

– Finalmente – disse poi guidando la carrozza con molta maestria

– Come sta Lucas? – chiese senza spostare la tenda preoccupato di far entrare il sole

– Bene… – gli rispose il ragazzo con tono titubante – Grazie a te – concluse poi guardandolo da un piccolo spazio che c’era nella tenda

– Ne sono felice, adesso si che siamo una famiglia – disse poi felice di aver ritrovato sua sorella e un nuovo fratello.

FINE

Over The Life Quindicesima Puntata

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Romanzo

 

Di Caterina Costa

 

Quindicesima Puntata – Ancora insieme

 

Eva era molto arrabbiata con se stessa, non capiva perché la vita metteva sul suo cammino uomini orribili che volevano solo sfruttarla.

L’unico che non le aveva mai mancato di rispetto era Lucas.

Mentre guardava la villa distruggersi lentamente tra le fiamme, cominciava a pensare di non essere destinata ad avere un uomo accanto.

Doveva assolutamente seguire il suo piano, ricongiungersi con suo fratello.

Era però costretta ad aspettare l’indomani, visto che oramai stava per giungere l’alba e non avrebbe fatto in tempo a mettersi in viaggio.

La soluzione giusta era ritornare alla locanda, almeno lì poteva ripararsi durante il giorno.

Lucas intanto era furioso con Eva, come poteva dare retta alle parole di Heather e fidarsi così tanto di uno sconosciuto, mettendo in dubbio la sua onestà.

Il suo primo istinto era sempre quello di giustificarla, purtroppo era ancora troppo ingenua, perché mancava di esperienza.

Per questo cercava di andarci piano anche vista la sua poca consapevolezza della vita, non aveva nessun criterio di giudizio per capire e valutare la lealtà e la bontà delle persone.

Nonostante si sentisse ferito nell’orgoglio era deciso a trovare la ragazza e cercare di farle cambiare idea, sul finto duca e sul suo presunto amore per Heather.

Ovviamente non si sarebbe fatto problemi a succhiargli fino all’ultima goccia di sangue.

L’unico punto di riferimento che aveva era la locanda, era intenzionato ad aspettare il ritorno di Eva per tutto il tempo necessario.

– Ehi straniero! – disse Cherì vedendolo ritornare

– Senti sai se la mia amica è rientrata? – le domandò notando il buon umore della donna

– Non ancora però se vuoi puoi aspettarla… – le disse lei sventolandogli la chiave sotto il naso

– Ok dammi! –

– Ti accompagno io… – fece lei subito ritirandola

– Come vuoi – in realtà Lucas era molto stupito, la donna si comportava in modo diverso dall’ultima volta che si erano visti.

Doveva ammettere di essere talmente fuori di testa a causa della rabbia che provava nei confronti di Eva, da non essere lucido abbastanza per approfondire il perché di tale cambiamento.

Poi era stordito dal forte odore di fumo che lo infastidiva, era quasi sicuro che nel villaggio ci fosse un incendio perché ne sentiva distintamente l’odore.

– Ti siamo grati per quello che hai fatto per noi– esordì la donna richiudendosi la porta dietro le spalle.

Lucas si voltò verso di lei e la osservava stupito dal tono che usava.

Riconosceva molto bene quel particolare timbro di voce e quell’atteggiamento da gatta.

Non l’aveva mai guardata con occhi interessati al suo aspetto.

– Io credo che la tua amica ti debba un enorme favore! – gli disse Cherì girandogli intorno e accarezzandogli le spalle

– Io…-

– Sshh! – disse lei poggiandole il dito indice sulla bocca – Prima voglio ringraziarti come si deve -.

Il ragazzo quasi senza rendersene conto si ritrovò coinvolto in un bacio travolgente, mentre Cherì gli toglieva la camicia e prendendogli la mano gliela appoggiò delicatamente sul suo prosperoso seno.

Lucas si stava eccitato per quella situazione, apprezzando il seno della donna ben sodo e tornito e assaporò fino in fondo quel bacio che gli aveva offuscato i sensi.

Non capiva di cosa effettivamente la donna lo stesse ringraziando ma decise comunque di non interromperla.

Intanto Eva rientrata senza essere vista notò la porta della sua camera socchiusa, la spostò leggermente e si ritrovò davanti uno spettacolo inatteso.

Lucas a torso nudo avvinghiato alla locandiera, non riusciva a credere ai suoi occhi anche se era ancora stordita dalla droga che le aveva dato Dylan, percepiva che quello a cui stava assistendo era reale.

Ancora una volta Lucas era in atteggiamenti intimi ed inequivocabili con una donna, questa volta con una molto più grande di lui.

Non riusciva a smettere di osservare i loro corpi, come si muovevano e si toccavano persi nell’istinto di possedersi, poteva avvertire la voglia dei due esplodere dentro di sé.

Stava fremendo aveva strane sensazioni e guardare Lucas baciare con passione un’altra donna la faceva arrabbiare in modo incontrollabile.

Scrutava le mani di lui avide del corpo di lei, come i baci che pretendeva e dava.

Perché li stava guardando invece di scappare via da quel posto, lontano da Lucas e da tutte le donne che sembrava non riuscissero a resistere al suo fascino.

– Aspetta! – fece Lucas staccandosi con molto sforzo da Cherì che stava andando oltre – Che cosa stai facendo? –

– Andiamo… non vorrai che te lo spieghi – rispose lei mentre cercava di aprirgli i pantaloni

– Io…sono qui per la mia amica – le disse lui costringendola a smettere

– Lo so! È solo che ti volevo ringraziare prima del suo ritorno –

– Ringraziarmi per cosa? – chiese lui ancora più confuso

– Per Less! – Cherì si rese conto del fatto che il ragazzo non sapeva nulla di quello che era successo alla villa – Non mi dire che non sei stato tu? –

– No! Decisamente non sono stato io visto che non ho idea di che cosa stai parlando – Lucas si stava innervosendo perché forse Eva era coinvolta in quello che era successo a quel tale e magari aveva bisogno di lui.

– Devo andare! – disse mentre si rimetteva la camicia

– A trovare la tua amica? –

– Sì! Io devo sapere se sta bene – Lucas era talmente agitato da non rendersi conto che Eva era entrata nella stanza

– Non c’è bisogno che mi vieni a cercare– gli disse mentre guardava con sguardo fisso Cherì lasciare la stanza

– Eva io…- Lucas aveva cominciato a giustificarsi di nuovo quando si rese conto che la ragazza stava immobile a fissarlo

– Io non riesco a piangere – cominciò col dire la ragazza notando il suo sguardo stupefatto – Questa sera volevo piangere ma… non ci sono riuscita ed è terribile, non poter sfogare quello che hai dentro di te… in nessun modo-.

Eva si avvicinò a lui e lo guardò diritto negli occhi e poi gli disse – L’ho ucciso! Lui non era come credevo, tu… lo avevi capito mentre io no –.

Lucas avrebbe tanto voluto abbracciarla ma non lo fece – Ti và di raccontarmi cosa è successo? –

– Mi ha invitato a cena, una volta lì mi ha fatto bere del vino, a proposito lo sai che possiamo bere alcolici – fece lei cambiando tono di voce – Ma che sciocca è ovvio che lo sai! Comunque! Dopo qualche minuto ho cominciato a sentirmi male e lui con molta tranquillità mi spiega di avermi dato un veleno potente e che presto sarei caduta in un sonno profondo -.

Eva si fermò un attimo per riprendere fiato, stupita come quello che gli stesse raccontando sembrasse una storia capitata ad un’altra ragazza – Mi ha messa su un divano e spogliata… dopodiché si è sistemato sopra di me, sorpreso che il veleno non mi avesse ancora stesa. Allora pensa bene di dirmi punto per punto cosa ne farà di me. Mi avrebbe venduto come ha fatto con tutte le altre ragazze, però prima si sarebbe… divertito! -.

Eva stava male anche solo nel raccontare quello che aveva passato, il distacco provato poco prima era come svanito facendola ritornare alla realtà.

– In quel momento avrei tanto voluto piangere, ma non ci sono riuscita – disse continuando il suo racconto con gli occhi bassi

– Finalmente ho ricominciato a sentire il mio corpo e allora… l’ho fatto… ed è stato… liberatorio e mi ha fatto sentire potente, più della prima volta – concluse rialzando lo sguardo, senza sentirsi minimamente colpevole per quello che era successo.

– Eva è colpa mia! – fece lui

– No invece è colpa mia! Ho sottovalutato quello che siamo, lo sai che quel veleno per me è stato solo un gran mal di testa durato pochi minuti-.

La ragazza si mise seduta sul letto prima di riprendere il suo racconto.

– Mi sono sentita così in colpa per non averti dato ascolto, per essermi fidata di uno sconosciuto, credimi volevo solo parlare con te, chiederti perdono per le parole che ti ho detto, perché so di averti ferito, hanno ferito anche mentre le pronunciavo. Ho deciso di ritornare alla locanda per chiarirmi le idee e assisto ad una scena…-

– Eva io…-

– Non mi interrompere, per favore! La visione di te con quella donna mentre siete occupati… hai capito, ecco! Lì avrei voluto piangere di nuovo, però non ci sono riuscita, in compenso ho sentito un dolore proprio qui! – la ragazza si portò la mano sul cuore per indicargli il punto preciso

– Eva io non sapevo dov’eri nemmeno cosa Heather ti avesse detto! – Lucas si mise accanto a lei seduto sul letto sperando di farla smettere, capiva il dolore che stava provando e voleva non averglielo mai procurato, perché in fin dei conti era tutta colpa sua, se lui non avesse ceduto alle avance di Heather tutti gli avvenimenti di quella giornata non sarebbero successi.

– Vuoi parlare della bella e indifesa Heather, parliamone! Vederti baciare lei credevo fosse la cosa più dolorosa che mi sarebbe mai capitata, naturalmente mi sbagliavo, dopo stasera ho capito di dovermi aspettare di tutto se c’è una donna nei paragi -.

La ragazza si alzò e si mise a camminare per la stanza, sorpresa che Lucas non tentasse nemmeno di giustificare il suo comportamento.

– Se ti può consolare ho capito che non è completamente colpa tua! Io… io… non riuscivo a smettere di guardarvi- a quel punto lo sguardo di Lucas si riempì di stupore.

Percepiva chiaramente timidezza mista a vergogna da parte di Eva mentre pronunciava quelle parole

– Ti sto dicendo queste cose perché non voglio più mentirti o nascondermi! Mi sembrava che tutti i miei sensi fossero impazziti, come se non riuscissi a controllarli, per questo ho capito quanto è difficile per te resistere alla provocazioni –

– Ti sei chiesta perché resisto e non cedo completamente ai miei impulsi? – Lucas la costrinse a guardarlo – Lo hai capito perché sono ritornato indietro stasera? – i suoi occhi azzurri cercavano lo sguardo di Eva che era sfuggente – Rispondi! Io ho bisogno che tu parli con me, sono d’accordo non voglio più sotterfugi o mezze parole, io… ho bisogno di te! -.

Finalmente i loro occhi si guardavano con sincerità e le loro anime, benché fossero mancanti dal loro corpo, sembravano sfiorarsi – Io ti ho salvata perché dalla prima volta che ho posato lo sguardo su di te, ho capito di non poterne più fare a meno, non voglio gratitudine, voglio il tuo amore! –

– Sei sicuro che non si tratta solo del forte senso di protezione che hai nei miei confronti, forse quello che provi per me non è amore ma…-

– NO! IO TI AMO! – Lucas l’aveva urlato, voleva farla smettere di parlare – Non è senso di protezione è amore! La domanda è cosa provi tu realmente per me? –

– Io non ho mai provato per nessuno quello che provo per te! –

– Finalmente abbiamo parlato e ci siamo detti quello che proviamo l’uno per l’altra, perché non andiamo avanti insieme- Lucas le prese il viso tra le mani e la guardava convinto della sua scelta adesso non voleva più perderla, soprattutto, non avrebbe permesso più a nessuno di separarlo da lei.

– OH LUCAS! – esclamò Eva abbracciandolo mentre lui le accarezzava i lunghi capelli, poi le scostò il viso e finalmente le diede un bacio.

Ad Eva sembrava di volare sentiva i suoi istinti al massimo le pareva quasi di esplodere, rispondere al bacio era stata la cosa più naturale del mondo, non provava paura ma solo piacere.

I loro corpi sembravano elettrici tutti e due percepivano le emozioni dell’altro e quella vicinanza tra loro sembrava emanasse energia

– Eva io ti voglio più di ogni altra cosa! – le disse Lucas tenendola stretta a sé e continuando a baciare le sue labbra carnose

– Anche io ti desidero, così ardentemente da stare male -.

Lucas non osava chiedere di più, ma Eva, pur se preoccupata di non fare le mosse giuste, le aprì la camicia e cominciò a baciargli il torso, lui buttò indietro la testa in preda al piacere gli sembrava di vivere un sogno, da cui però non voleva svegliarsi.

Sentire le labbra della sua amata farsi strada lungo il suo corpo gli faceva perdere il controllo, un controllo che poco prima era riuscito a mantenere.

Impaziente le prese il viso e ricominciò a baciarla e piano scese alle spalle lasciate nude dalla camicia poi cingendola dai fianchi, l’attirò più vicino a sé e partendo dal collo raggiunse l’incavo dei due piccoli e sodi seni.

Sentiva la sua voglia crescere ormai non sarebbe più stato in grado di tornare indietro, avrebbe amato Eva con un amore puro e bello, come non gli era mai capitato di fare nella sua lunga vita.

Eva si senti sfilare la gonna, poi fu il turno della camicia rimanendo così con la sottile sottoveste bianca che faceva intravedere ogni singola parte del suo corpo.

Lucas era talmente eccitato da afferrarla per la nuca e attirarla a sé, ma questa volta con foga, la voleva e la desiderava da così tanto tempo da non riuscire ad aspettare nemmeno un attimo ad accarezzarla.

Eva si ritrovò distesa sul letto con Lucas sopra di lei sentiva quanto lui la desiderasse e mentre la baciava, i loro corpi finalmente liberi da ogni indumento si erano uniti, facendole provare una sensazione di estasi mai conosciuta prima.

La ragazza le accarezzava la schiena nuda compiacendosi di quanto fosse forte e bello.

Lucas ritornò a baciare le labbra di Eva dandole dei piccoli morsi e mentre i lunghi capelli di lei le incorniciavano il viso, i due amanti sentivano i movimenti dei loro corpi compiersi all’unisono, fino a raggiungere il piacere assoluto.

Eva lo guardava mentre continuava a baciarle i seni stupendosi della naturalità di tutti quei gesti che aveva appena compiuto, finalmente conosceva il significato della parola amore.

Era sicura di provarlo per quel ragazzo che aveva sfidato tutto e tutti pur di stare con lei, pronto ad offrirle l’amore incondizionatamente senza chiederle niente in cambio, se non lo stesso amore che lui offriva.

– IO TI AMO! – gli disse guardando i suoi magnifici occhi azzurri brillare di passione

– Dopo cento anni ho ritrovato la voglia di vivere! – parlava continuando ad accarezzare il corpo nudo di lei felice di avere la possibilità di dimostrarle tutto l’amore che poteva offrirle.

Erano lì ad amarsi stando ben stretti sul letto, poco coperti dal lenzuolo e dalla piccola finestra della stanza videro spuntare il sole di un nuovo giorno che però con i suoi raggi minacciava di carbonizzare i loro corpi.

Quando finalmente la sera fece capolino i ragazzi erano ormai sopraffatti dall’istinto di nutrirsi

– Non voglio lasciare questa stanza – disse Eva abbracciandolo mentre lui cercava di rimettersi i vestiti

– Anche per me è difficile staccarmi da te e rivestirmi ma dobbiamo farlo! – la baciava mentre lo diceva, sembrava una tortura dover ricoprire i loro corpi e uscire da quella stanza ma dovevano farlo

– Va bene! Contro voglia ma lo faccio– asserì lei alla fine poco convinta

– Brava! –

– Dovremmo trovare del danaro per pagare la locandiera e poi potremo finalmente raggiungere il mio villaggio –

– Non ti preoccupare questi che ho dovrebbero bastare– Lucas tolse della monete dalle tasche dei pantaloni e le fece vedere ad Eva che ne rimase stupita

– Ma dove…-

– Non chiedere! – rispose Lucas dandole un bacio, dopo aver indossato i vestiti, la prese per mano e uscirono dalla stanza

– Lo sai ti preferisco con abiti maschili –

– Lo so, per questo li ho indossati di nuovo – la ragazza gli sorrise e scese le scale anticipandolo di un passo

– Allora siete vivi! – fece Cherì vedendoli scendere – Io volevo scusarmi per il mio comportamento, non sapevo di voi due… altrimenti-

– Tranquilla è tutto apposto, nessuna resiste al mio fascino– disse con tono scherzoso Lucas

– Ma vedi di piantarla! – gli disse Eva lanciandogli un’occhiata di sfida

– Ho idea che la tua carriera di seduttore è arrivata al capolinea – ribatté Cherì mettendosi a ridere – Adesso cosa volete fare? –

– Raggiungiamo mio fratello – le rispose Eva guardando Lucas

– Voglio solo chiederti una cosa– fece la donna avvicinandosi a lei – Sei stata tu ad incendiare la villa del nostro amico… il duca Less? –

– Gli ho solo dato quello che si meritava– le rispose Eva sotto voce

– A nome di chi ha perso una persona cara, per colpa di quell’animale ti voglio ringraziare e… la stanza la offre la casa. Fate buon viaggio e ritornate a trovarci perché qui… sarete sempre i ben venuti- concluse la donna abbracciando calorosamente Eva.

Imprevisti D’Amore Quinta Puntata

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Romanzo 

Di Caterina Costa 

Quinta Puntata

 

La giornata di Monica si prospettava infuocata, in ufficio tutti stavano in silenzio perché sembrava di vivere in un incubo ad occhi aperti.

Roberta urlava a chiunque e per ogni minima richiesta, infatti, quando chiamava qualcuno nel suo ufficio, quello cominciava a sudare per la paura di doverla affrontare.

Intanto Altea si stava recando nella redazione di Fascinant, preoccupata di dover incontrare Roberta, perché era consapevole del fatto che il suo futuro dipendesse da lei.

Sicuramente le voci della storia tra lei e Fabio le erano giunte all’orecchio e quindi conoscendola, non si sarebbe fatta sfuggire l’occasione di punire tutti e due.

Mentre percorreva la strada senza fretta, telefonò a Serena per avvisarla che si sarebbero incontrati a casa, dopo il suo cruciale incontro di lavoro.

Camminava persa nei suoi pensieri per le affollate strade di Milano quando le squillò il telefono “Pronto Fabio!”

“Sai adesso che siamo fidanzati dovresti chiamarmi, amore… cucciolino…” fece lui con tono scherzoso

“Ma tu sei fuori! Io sto andando al patibolo con il rischio di veder rotolare giù la mia testa e tu… mi chiami per dirmi queste sciocchezze”

“OK ti chiedo scusa è solo che… sono molto preoccupato per te! Sai che facciamo vengo anch’io all’incontro con Roberta e se ti dice che il servizio non va bene… vediamo… potrei strozzarla!”

“Fabio piantala! Facciamo così ti chiamo appena finisco, tu cerca di non preoccuparti per me, in fondo… non sono l’unica a rischiare in questo momento”.

Altea pronunciò quella frase con un tono colpevole, sapeva benissimo quanto poteva costare ad entrambi non essere più nel giro giusto.

“Tranquilla nonostante tutto Roberta non può negare l’evidenza e tu… sei davvero brava e hai fatto un ottimo lavoro”

“Speriamo!” ribatté lei abbozzando un sorriso “Ora ti devo lasciare sono davanti al palazzo, ti chiamo dopo”

“Aspetta!” fece Fabio impedendole di interrompere la comunicazione

“Dimmi!”

“Ti amo e ti garantisco che non mi pento di aver scelto te” Il ragazzo pronunciò quelle parole con il cuore cercando di infonderle fiducia

“Anche io ti amo” rispose Altea sorridendo, perché anche se rischiava molto non poteva evitare di sentirsi felice.

Serena intanto era entrata all’interno dell’appartamento e dopo aver fatto una doccia veloce, poi si mise seduta sul divano.

Non riusciva a smettere di pensare ad Andrea e Alessio, doveva decidere come continuare a vivere la sua vita.

Da quando Paolo, il suo ex, l’aveva lasciata era come caduta in un vortice che la faceva girare senza nessuna meta o destinazione, era però giunto il momento di riprendere in mano la sua vita.

Senza aspettare oltre prese il telefono e chiamò Andrea che ovviamente, rispose al primo squillo.

“Pronto Serena!”

“Ciao… io volevo scusarmi” disse lei con voce tremolante

“Stai bene? Mi sono davvero preoccupato quando non ho avuto più tue notizie” fece l’uomo cercando di sembrare naturale anche se in realtà non lo era, quella ragazzina le era mancata come l’aria e doveva assolutamente trovare il modo di conquistarla

“Sì! Andrea dobbiamo parlare, quando ci possiamo incontrare” gli chiese Serena

“Purtroppo io sono fuori Milano, però rientro per la festa della rivista, se vuoi ci incontriamo lì?”

“Va bene a domani” fece lei prima di chiudere.

Seduta su una delle sedie della redazione di Fascinant, Altea era impaziente di incontrare Roberta.

Era anche leggermente turbata perché non riusciva a parlare con Monica che sembrava essere scomparsa.

Fino a quel momento non si era preoccupata più di tanto, perché credeva d’incontrarla in redazione, ma adesso cominciava ad essere leggermente perplessa dato che stranamente, lei non rispondeva alle sue chiamate.

Quando alla fine entrò nell’ufficio di Roberta il suo cuore batteva all’impazzata, si era preparata mentalmente ad essere rifiutata, quindi non doveva fare altro che ascoltare le cattiverie che lei le avrebbe urlato e accettarle.

“Signorina Domenzi!” fece la donna vedendola entrare “Si accomodi”

“Buon giorno!” disse Altea con molta educazione, rendendosi conto che Monica, molto probabilmente, non le rispondeva al telefono perché era nell’ufficio del suo capo

“Allora ho appena finito di parlare con i responsabili del marchio e ovviamente dopo aver visionato il suo lavoro, le posso dire che è molto convincente e ben eseguito”.

Sentendo quelle parole Altea rimase in silenzio, perché non riusciva a credere alle sue orecchie, ovviamente era felicissima, di essere stata capace con il suo lavoro a colpire nel segno.

“Ne sono contenta” rispose guardando la donna negli occhi, notando quanto fosse bella

“Bene ovviamente verrà retribuita, in più il marchio vuole affidarle il catalogo della prossima estate, quindi… congratulazioni!” le disse alzandosi dalla sua scrivania e avvicinandosi quel tanto che bastava a stringerle la mano

“Grazie!” balbettò la ragazza ancora incredula

“Ancora una cosa” fece Roberta mentre la ragazza stava per uscire dalla stanza “Non si illuda di aver trovato l’amore della sua vita, perché mi spiace deluderla ma lei… è solo una delle tante”.

Altea non rimase sorpresa nell’ascoltare quella frase, anzi era quasi sollevata di cavarsela solo con quella battuta, era invece sorpresa per lo sguardo assente di Monica che sembrava essere indifferente a tutto quello che stava succedendo.

La ragazza lasciò la stanza e dopo aver ritirato il suo compenso e firmato l’impegno per il lavoro successivo, uscì dall’ufficio con lo sguardo soddisfatto e fiera di se stessa.

“Altea!” sentire il suo nome pronunciato da quella voce proveniente dalla sue spalle, era come essere riportata alla realtà.

La ragazza si voltò molto lentamente, il suo visò s’illuminò quando davanti le comparve Riccardo.

Si perse nei suoi magnifici occhi azzurri e ad un tratto sentì un tonfo al cuore. Era bello come sempre e anche se adesso stava con Fabio, rivedere Riccardo le faceva un certo effetto.

“Tu… che cosa ci fai qui?” la sua domanda era lecita perché dopo il loro ultimo incontro era convinta di non avere più possibilità di stare insieme a lui

“E’ stata Monica a dirmi che ti avrei trovato qui” rispose osservandola sotto i raggi del sole di quella bellissima giornata “Possiamo parlare… per favore”

“Non credo sia la cosa giusta da fare”

“Perché? Ti sei già pentita delle parole che mi hai detto…” Riccardo non riusciva a crederci, aveva messo da parte il suo orgoglio e si era presentato davanti a lei, privo di ogni maschera, solo per prendersi un altro pugno allo stomaco.

Si stava per allontanare dalla donna che lo stava umiliando per l’ennesima volta quando “Aspetta!” fece Altea prendendogli la mano “Sono così felice di rivederti”.

“Altea io non ti capisco, sono ritornato da te… e adesso tu mi respingi”

“Riccardo io ti ho amato e ti amerò sempre, ma dal nostro ultimo incontro ho capito che non ho il diritto di stare ancora con te e provocarti dolore ancora una volta”

“Sei stata veloce, ti sei consolata con qualcun altro” la rabbia che traspariva da quella frase era proprio quello che gli serviva per rompere quel legame una volta per tutte

“Mi spiace!” fece lei voltandogli le spalle e allontanandosi sotto lo sguardo attonito dell’uomo

“No!” urlò lui costringendola a fermarsi “Sono stanco di te e della tua confusione”.

Altea non riuscì a voltarsi per guardarlo negli occhi, perché si sentiva una vera stronza per come si stava comportando.

“Ti comunico che io non sono confuso e so quello che voglio e ti assicuro che io e te ritorneremo insieme!” Riccardo si avvicinò a lei e la costrinse a guardarlo negli occhi “Non m’interessa se stai con qualcuno io e te ritorneremo ad essere la coppia che eravamo un tempo. Da quando ti ho rivisto ho capito che non è giusto rinunciare all’amore della mia vita, per orgoglio”.

Dopo aver detto quella frase si allontanò stupito di vedere i suoi occhi grandi e nocciola, lucidi per via delle lacrime.

Non era stato con nessuna in modo serio, dopo aver chiuso con lei e adesso era deciso a riprendersela per poi ferirla e farle soffrire le pene dell’inferno.

Desiderava farle provare quello che aveva passato lui, perché era stanco di essere trattato come un giocattolo.

Intanto Serena dopo aver saputo la bella notizia da Monica, si era recata all’università.

Percorreva gli enormi corridoi affollati di giovani menti che come lei volevano acquisire ogni tipo di sapere, cercando di fare una veloce lista delle sue priorità.

Il suo obiettivo primario, ovviamente, era quello di diventare una scrittrice e doveva mettercela tutta senza nessuna distrazione.

Cercava di ragionare in modo lucido, sempre più convinta di dover seguire la sua strada e non perdersi dietro a dei sentimenti abbastanza confusi.

Mise piede nell’aula e dopo essersi seduta in uno dei pochi posti vuoti, aprì il suo computer, doveva e voleva esaudire il desiderio che inseguiva sin da bambina.

Intanto Fabio apriva la porta del suo appartamento mentre era impegnato a rispondere al telefono.

“Si va bene!” fece mettendo piede all’interno “Ci vado, mandami l’indirizzo via sms, ciao e grazie”.

Posò le chiavi sul piccolo tavolino che c’era al centro della stanza, poi riprese il telefono e compose il numero di Altea.

Era preoccupato per la situazione che lui aveva contribuito a creare, avrebbe tanto voluto accompagnarla ed evitare così qualsiasi ritorsione da parte di Roberta.

Intanto il telefono risultava libero ma lei non rispondeva, si passò nervosamente una mano tra i capelli, aveva una strana sensazione che lo rendeva nervoso, preoccupato del fatto che Monica potesse averle raccontato di loro.

Stava per ricomporre il numero quando ad un tratto bussarono alla porta, lui aprì distrattamente e si ritrovò le braccia di Altea intorno al collo.

“Ciao…” fece la ragazza baciandolo “Mi cercavi?”

“Allora” rispose Fabio attirandola a sé e chiudendo la porta alle sue spalle.

Altea prese dalla tasca posteriore dei suoi jeans attillati l’assegno e lo mostrò a Fabio come prova della sua vittoria, nonostante Roberta.

“Bravissima! Sapevo che saresti riuscita a farti valere” le disse abbracciandola calorosamente, felice di non essere stato la causa della fine della sua carriera, prima ancora di essere iniziata

“Tutto qui… amoruccio” ribatté lei con un tono scherzoso

“Amoruccio?”

“Non volevi un nomignolo”

“Si ma pensavo a qualcosa di più sexy” fece lui mentre le toglieva il giubbotto di pelle nera

“Ah…” fece semplicemente Altea godendosi i suoi baci sul collo, quando le sue labbra sfioravano quel particolare punto perdeva il controllo “Tu che proponi”

“Perché… non ci mettiamo nudi sul letto, vedrai che qualcosa ci verrà in mente”

“Concordo” rispose lei togliendosi velocemente scarpe e pantaloni e saltandogli addosso

“Io devo incontrare il mio agente tra un’ora, pensavo di fare una doccia” le disse mentre la teneva ben stretta, sentendo le sue lunghissime gambe aggrapparsi saldamente ai suoi fianchi “Che ne dici di farmi compagnia”

“Ottima idea!” rispose Altea sorridendo maliziosamente mentre lui la portava in bagno.

Una volta sotto il getto d’acqua calda, cominciarono a baciarsi e ad insaponare l’uno il corpo dell’altro.

Fabio la sfiorava con le mani insaponate, massaggiandole le spalle.

I movimenti successivi furono leggermente più veloci, ma pieni di passione, il tocco delle mani e lo sfiorare dei loro corpi provocò a tutti e due attimi indescrivibili.

“Mi piace stare con te” le disse una volta fuori dalla doccia il ragazzo mentre le sfiorava i capelli con l’asciugamano

“Anche a me piace stare con te” rispose lei sigillando quella frase con un bacio.

Altea si stava rivestendo nella stanza da letto mentre Fabio era in cucina intento a preparare il caffè, coperto solo da una asciugamano striminzita avvolta intorno ai fianchi.

Ad un tratto bussarono alla porta e lui felice come non mai andò ad aprire “Tu che ci fai qui?” fece stupito e a bassa voce, ritrovandosi dai fronte Monica.

“Volevo solo chiariti come la penso sul tuo comportamento!” urlò la ragazza entrando all’interno dell’appartamento con prepotenza

“Monica Aspetta…” fece lui in preda al panico, cercando di farla calmare

“Aspetta un corno, io ho già aspettato abbastanza, non ho detto nulla di noi mentre tu facevi i tuoi porci comodi con Roberta e con me, tutto per raggiungere il tuo vero scopo…”

“Basta!” fece Fabio preoccupato della presenza di Altea nell’altra stanza

“Non ho ancora finito, fidarmi di te è stata la casa più stupida che abbia mai fatto in vita mia! Ti ho promesso di non dire niente di noi, non per proteggere te, ma per proteggere Altea che ne morirebbe”

“Tranquilla…”

“Altea? Io… non sapevo…”

“Mi pare ovvio che non eri a conoscenza della mia presenza” il tono della ragazza era freddo e il suo sguardo sembrava glaciale “Qualcuno dei due mi può chiarire la situazione”

“Altea fammi spiegare…”

“Ti prego illuminami… ti sei fatto una delle mie migliori amiche, senza scrupolo” mentre pronunciava quelle parole che sembravano coltelli lanciati al volo, raccoglieva le sue cose

“No, no… aspetta” disse Fabio afferrandola e attirandola a sé “Ti prego non lo fare” la guardava diritta negli occhi e le accarezzava i capelli, sperando di riuscire a trattenerla, dopo tutto quello che aveva fatto per riuscire ad averla di nuovo, non poteva perderla, non in quel modo.

“Fabio lasciami!” gli disse con tono duro la ragazza “Mi fai schifo, anzi mi fate schifo!” nonostante la forte presa del ragazzo riuscì a divincolarsi e a liberarsi e prima di uscire dalla stanza, dove non riusciva più a sopportare la presenza di quei due traditori disse rivolgendosi a Fabio “Volevi un nomignolo, ne ho uno adatto a te… Stronzo!” dopo di ché uscì sbattendo la porta.

Camminava per le strade di Milano, ripensando a quanto era stata stupida a fidarsi di Fabio e di aver creduto che il suo amore fosse sincero.

Guidava a fatica dato che aveva gli occhi pieni di lacrime, il solo pensiero di quei due insieme a letto, la faceva star male.

Decise di andare in albergo non avrebbe più messo piede nell’appartamento, doveva e voleva dimenticare tutto partendo da quell’istante.

Ovviamente non voleva rimanere insieme ad una persona capace di prenderti in giro, fingendo di essere tua amica.

Serena intanto era incredula e arrabbiata, ascoltava le parole che uscivano dalla bocca di Monica trattenendosi a fatica dal prenderla a schiaffi.

La ragazza con le lacrime agli occhi le stava raccontando ogni cosa, consapevole del castello di bugie dolorose per tutte le persone coinvolte.

Non riusciva a capacitarsi per quello che era accaduto, provava rabbia nei confronti di Monica, ma guardandola completamente affranta per quella situazione assurda, mise da parte i suoi sentimenti e ascoltò il suo racconto fino alla fine.

Aveva provato a telefonare ad Altea, purtroppo però non aveva ricevuto nessuna risposta.

“Avete notizie?” fece Fabio irrompendo nell’appartamento come una furia

“No!” gli rispose Serena con gli occhi rossi dalla rabbia.

Aveva davanti l’imbecille che aveva combinato tutto quel casino e doveva tenere a freno la sua giustificata voglia di prenderlo a calci nel suo bel sederino.

“L’ho cercata ovunque” fece lui andando avanti e indietro indifferente allo sguardo accusatorio di Serena

“Sentite io non riesco ad aspettare qui senza fare niente, vado a fare un giro… appena ho novità vi avviso”.

La ragazza non vedeva l’ora di uscire dall’appartamento era davvero una storia assurda.

Il loro rapporto era sempre stato cristallino, adesso per colpa di un ragazzo era andato tutto al diavolo.

Over The Life Quattordicesima Puntata

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Romanzo

Di Caterina Costa

 

Quattordicesima Puntata – La giusta fine

 

– Ciao! – disse la locandiera vedendo Lucas

– Ciao?! – rispose lui perplesso di ritrovarsela dietro le spalle

– Come mai mi hai seguito? –

– Ricordi il tizio di cui ti ho parlato stamattina alla locanda –

– Sì! certo, perché me lo chiedi? –

– Credo di averlo visto con la tua amica, quella che stai cercando. Quando te ne sei andato dalla locanda, Less è sceso con una ragazza che corrisponde alla descrizione che mi hai fatto. Ti giuro che non sapevo di lei, perché non gli ho dato io la stanza-

– Grazie per l’informazione – il ragazzo era davvero riconoscente alla sconosciuta, non tutti avrebbero fatto come lei

– Se quella è davvero la tua amica, potrebbe essere nei guai, non voglio sentirmi complice di un farabutto come Less –

– Sai dove sono andati? – le domandò Lucas arrabbiato

– No, ma so dove faranno ritorno! –

– Hai ragione– i due s’incamminarono verso la locanda per aspettare il rientro del duca Less con Eva.

– Senti per il momento ho solo questo poco danaro con me, ma posso…-

– Non ti ho aiutato per avere soldi in cambio, devi solo dare a quel l’animale la lezione che merita –

– Puoi giurarci, se solo si azzarda a metterle le mani addosso io…-

– Non voglio sapere altro…- fece la donna fermando Lucas che stava parlando con un tono di voce talmente alterato, da farsi sentire da tutti i clienti della locanda – Vieni di sopra ti farò entrare con la mia chiave – le disse poi precedendolo sulle scale

– Non conosco nemmeno il tuo nome –

– Tutti mi chiamano Cherì – rispose lei lasciandolo solo.

Eva rideva come una matta, Dylan era così divertente, aveva potuto approfittare del tempo nuvoloso e poter così passeggiare con lui.

Per fortuna gli enormi nuvoloni, le concedevano una pausa dalla paura per i raggi del sole.

– Grazie per la bellissima giornata– gli disse davanti alla locanda

– Ho ancora una sorpresa per te! –

– Che cosa? –

– Vorrei che tu accettassi il mio invito a cena –

– Non è necessario hai già fatto tanto per me! – Eva era completamente affascinata da quel bellissimo ragazzo

– Ti prego… – disse lui inginocchiandosi ai suoi piedi

– Ma che fai alzati! –

– Allora dimmi di sì – il ragazzo si rialzò e le prese le mani tra le sue a quel contatto rimase stupito perché erano gelide

– Va bene! – rispose lei lusingata da tanta corte

– Fantastico, preparati manderò la carrozza a prenderti – le disse stampandole un bacio sulle labbra.

Eva rimase di stucco non capiva come mai, ma sentì un tonfo al cuore e una strana agitazione.

Quando lui scomparve dalla sua vista risalì nella stanza e ancora colpita da quel gesto, non si rese conto della presenza di Lucas.

– Finalmente sei rientrata! – le disse il ragazzo rivelando la sua presenza

– Lucas… ma… tu che ci fai qui? Come sei riuscito a trovarmi? –

– Per puro caso, dove sei stata? E con chi? Poi chi ti ha dato quel vestito? –

– Non ho nessuna intenzione di rispondere alle tue domande, in particolar modo se me li poni con quel tono! – la ragazza si voltò dandogli le spalle, chiedendosi il motivo della sua presenza

– ok… va bene, ricominciamo. Perché sei andata via senza dirmi niente? –

– Non volevo essere di troppo! – mentre parlava Eva rivedeva nella sua mente il bacio appassionato tra lui ed Heather

– Ma perché? –

– Hai anche il coraggio di chiedermi il perché, ho visto quello che è successo tra voi due al fiume… – gli disse con tono alterato affrontandolo di petto avvicinandosi a lui e guardandolo negli occhi.

Non gli stava chiedendo spiegazioni, se lui voleva rimanere con Heather nessun problema, ma anche lei aveva il diritto di vivere la sua vita senza darne conto a nessuno.

– Eva! – le disse Lucas afferrandola per le braccia – Non è successo niente tra me e lei, devi credermi-

– Non è vero! – urlò lei staccandosi bruscamente – Comunque… – fece poi passandosi le mani tra i lunghi capelli – Non sono affari miei, anzi io sono contenta della tua scelta, se pensi sia Heather la ragazza giusta per te… non c’è problema, quello che non capisco è perché sei qui? –

– Come fai a non capire, io sono qui per te! –

– Non ti preoccupare me la cavo bene anche da sola – la ragazza aveva mentito dicendo quella frase sapeva benissimo che si era salvata da morte sicura solo a causa delle cattive condizioni del tempo

– Frequentando tipi poco raccomandabili! – le sbatté in faccia il ragazzo

– Tu… che ne sai? – Eva era strabiliata come faceva a sapere di Dylan

– L’uomo che hai visto oggi non è chi dice di essere –

– Non ci credo, vuoi screditare quel ragazzo senza conoscerlo, solo perché ha passato un po’ di tempo con me? – Eva stava per voltargli la spalle ma lui la costrinse a guardarlo

– Lui ti ha detto di essere nobile ma non è vero! –

– Ti rendi conto di quello che dici, solo perché è un duca deve essere per forza cattivo. Perché non ritorni da Heather, scommetto che si sentirà sola senza di te! –

– Eva ascoltami, quel ragazzo vuole solo approfittarsi di te, come ha fatto con molte altre ragazze, se non mi credi perché non lo chiedi a Cherì, la padrona della locanda –

– Figurati, hai mai conosciuto una locandiera parlare bene di un nobile –

– Ma lui non lo è! – insisteva col dirle Lucas sperando di farle ritrovare il senno

– Adesso basta! Voglio che tu te ne vada via –

– Eva! –

– Dico sul serio, da questo momento in poi le nostre strade si dividono. Corri da Heather e non pensare a me, chiederò a Dylan di aiutarmi con il mio patrigno –

– Non lo farà mai! In particolar modo quando gli rivelerai chi sei in realtà, hai pensato a questo? –

– Non vorrei essere scortese, ma non credo siano affari tuoi, dimmi perché ti sei arrabbiato quando hai saputo di Dylan – parlava duramente con lui, perché non voleva più essere un peso per nessuno – Lo so che sei convinto di dovermi proteggere, però io… non voglio più stare insieme a te-

– Perché no! Dimmi il vero motivo e io ti lascio stare. Già che ci sei dimmi come mai sei scappata dopo avermi visto baciare Heather –.

Lucas la teneva così forte da farle sentire le sue unghie arrivare fino alla pelle – Tu non vuoi ammettere di essere innamorata di me! -.

Eva era confusa, non riusciva a smettere di guardarlo, forse lui aveva ragione era innamorata, ma come gli aveva spiegato Heather, niente dura in eterno.

– Non è vero io non sono innamorata di te e neanche tu lo sei di me, altrimenti non sarebbe successo niente con Heather. Il nostro è solo reciproco rispetto. Io ti sono grata per avermi salvato la vita e tu sei convinto di dovermi difendere da tutto e da tutti, ma questo credimi non è amore-

– Tu non sai quello che dici e non sai quanto mi ferisce sentirti parlare in questo modo. Vuoi rimanere da sola, per me va bene, vuoi rivedere il tuo nobile, fa pure non sarò io ad impedirti di fare quello che vuoi, ma se io esco da questa stanza senza di te, non ci vedremo più! -.

Il suo sguardo era duro e pieno di rabbia, era consapevole di averlo ferito dicendo quelle parole, ma non voleva rischiare di essere compatita, non da lui.

Forse quello che provava per Lucas era amore, ma di sicuro non era ricambiata.

Non voleva rischiare di soffrire ancora e il bacio tra lui ed Heather, era stato più doloroso di un pugno nello stomaco.

Eva si avvicinò alla porta sotto lo sguardo di Lucas la aprì e gli disse – Addio! -.

Lucas era così infuriato che sparì come un fulmine, stupito da quel modo di fare e ferito da quelle parole.

Se Eva voleva essere libera, non glielo avrebbe impedito, era comunque convinto che appena conosciuta la verità, sul conto del duca Less, sarebbe ritornata da lui.

Forse Eva aveva ragione, doveva sbagliare per poter imparare dai suoi errori questo l’avrebbe fortificata e resa indipendente.

Così quando sarebbe ritornata da lui, lo avrebbe fatto consapevole dei sentimenti che prova nei suoi confronti.

Solo in quel caso avrebbero potuto amarsi a pieno e senza paura.

La cosa più dura era rimanere in l’attesa, conscio però di avere l’eternità intera dalla sua parte.

Eva ci mise qualche minuto a riprendersi, dopo aver chiuso la porta alle sue spalle, perché si sentiva mancare l’aria.

Era terrorizza dal fatto che Lucas avrebbe potuto mettere in atto la sua minaccia, lei, però, sentiva di doverlo fare.

Doveva raggiungere suo fratello e tirarlo fuori dalle grinfie del suo patrigno, questo sarebbe diventato il motivo che l’avrebbe aiutarla ad andare avanti, poi avrebbe deciso sul da farsi.

Voleva però prima di lasciare il villaggio passare una bella serata in compagnia dell’amabile duca Less, ovviamente quello che aveva detto a Lucas era una bugia, non aveva nessuna intenzione di trascinare Dylan nell’eterno vivere in cui era condannata lei.

Lo aveva detto solo per farlo andare via arrabbiato più di quanto non fosse già, il legame che si era creato tra di loro era veramente forte e questo un po’ le faceva paura.

Aspettò davanti la locanda l’arrivo della carrozza, sentendosi addosso gli occhi della donna di cui le aveva parlato Lucas.

Poteva capire che nessuno delle persone presenti in quel posto apprezzavano i nobili, ma Dylan le era parso così gentile e a modo da farle dubitare di tutte le dicerie che aveva sentito, era intenzionata, comunque, a passare una bella serata con lui, per ringraziarlo e salutarlo.

Arrivata la carrozza notò che il cocchiere non era un uomo tanto elegante, come si era aspettata di vedere – Lei è la signorina Eva? – le chiese vedendola in attesa sulla soglia – Mi manda il duca Less –

– Sì, sono io – rispose, salendo dietro e fissando l’uomo incuriosita.

La carrozza aveva la cappotta abbassata forse Dylan la teneva così per le sue passeggiate romantiche durante la sere stellate.

Ne era contenta perché dopo la giornata buia, quel cielo stellato faceva presagire la splendida giornata di domani.

Eva sapeva bene di non poter fare nuovamente, le stesse cose vissute durante quel giorno piovoso e cupo.

Raggiunta la villa la vide a malapena, era poco illuminata e il giardino non sembrava ben curato, forse il duca non era poi così danaroso, da potersi permettere il personale adeguato al suo rango.

Dylan l’aspettava sul porticciolo d’entrata, lei appena lo vide si mise a sorridere ripensando a tutta la fatica che il povero ragazzo aveva fatto per apparire abbiente davanti a lei.

– Mia cara non vedevo l’ora di rivederti! – le disse avvicinandosi alla carrozza e aiutandola a scendere – Ti sembrerà sciocco da parte mia ma… sentivo già la tua mancanza – i loro sguardi s’incrociarono mentre lui si chinò per baciarle delicatamente la mano – Vieni… accomodati– le disse poi prendendola sottobraccio.

Appena mise piede nella villa sentì un brivido attraversarle la schiena, aveva come la sensazione di essere in trappola anche se non riusciva a capirne il motivo.

La ragazza attribuì il suo nervosismo al fatto di trovarsi per la prima volta in vita sua, veramente da sola con un ragazzo, infatti, oltre a Lucas, non aveva mai avuto occasione di stare in compagnia di uomini.

– Hai fame? – le disse mentre spostava la sedia per farla accomodare davanti ad una tavola imbandita a dovere.

Eva ne rimase affascinata, non aveva mai visto così tanta frutta, vino e pane messi insieme, era molto dispiaciuta di non poter assaggiare niente.

– Un po’…- rispose sedendosi sulla sedia e aspettando che Dylan si mettesse di fronte a lei

– Per prima cosa dobbiamo fare un brindisi a noi due! – disse quelle parole mentre riempiva i calici di vino rosso

– Veramente io… non sono abituata a bere –

– Almeno assaggiane un sorso, giusto per brindare con me– disse Dylan insistente

– Va bene! –.

Eva lo assaggiò giusto per vedere se riusciva a mandarlo giù, in fondo era liquido rosso come il sangue delle povere bestie di cui lei e Lucas si nutrivano.

Con suo stupore le piacque quel sapore, lo trovava dolce e sentiva una sensazione di calore mentre le scendeva in corpo.

– Bene mia cara sono molto felice di averti qui questa sera, spero anche che questa cena sia la prima di una lunga serie – Dylan si appoggiò alla sedia e cominciò a guardarla – Devo dire che sei davvero bella! –

– Grazie! – rispose Eva sentendo uno strano dolore alla testa

– Ho idea che con te dovrò aumentare il prezzo– disse poi poggiando il bicchiere sul tavolo e andandole alle spalle.

Eva era confusa vedeva tutto offuscato e le sembrava di sentirsi girare la testa.

– Non mi sento tanto bene…– disse cercando di alzarsi dalla sedia, ma Dylan glielo impedì, si rese conto di non avere abbastanza forza per muoversi era come paralizzata

– Che… cosa… mi hai fatto? – gli chiese confusa.

Dylan la prese in braccio e la mise distesa sul divanetto che c’era nella stanza, poi lentamente cominciò a levarle i vestiti.

Eva era come inerme non riusciva a muovere nemmeno un muscolo inoltre vedeva tutto sfuocato.

In quel momento ripensò a Lucas e alle sue parole, era stata davvero stupida a fidarsi del primo incontrato per la strada, solo perché era stato gentile con lei.

Sentiva dentro di sé la voglia di urlare e di piangere, era sicura di essere spacciata, dispiaciuta soprattutto per tutti gli sforzi di Lucas per darle una vita diversa, che lei, aveva bruciato in quell’istante.

– Ricordi la sera del nostro incontro – Dylan inizio a parlare con lei incurante del suo stato – Credevo di aver avuto la classica serata storta, dopo aver perso fino all’ultima moneta d’oro, sono stato pestato a sangue perché ho tentato di barare, alla fine però ho visto te. Una ragazzina dalla bellezza straordinaria tutta sola nella notte, era troppo bello una manna caduta dal cielo. Lo sai come mi procuro da vivere io! Vendendo le ragazzine come te al migliore offerente. Prima però le assaggio-.

Eva non sentiva le mani di Dylan sul suo corpo anche se lo vedeva mentre la stava toccando, cercò con tutte le sue forza di muoversi, ma non ci riuscì.

– A questo punto tutte le altre erano già svenute, tu invece… non hai ancora perso i sensi, meglio, così potrai vedere quello che ne faccio di questo fantastico corpo. Devo dire che un po’ sono dispiaciuto di doverti vendere, ma… ho bisogno di soldi e tu amore mio… ne vali tanti-.

Dylan cominciò a baciarle il corpo ormai completamente nudo, ad un tratto si alzò ma solo per qualche secondo, giusto il tempo di levarsi la giacca, per poi ritornare sopra di lei.

Questa volta però Eva notò una differenza, riusciva a sentire ogni minimo toccò, forse l’effetto del veleno su di lei stava già svanendo, persino la testa aveva smesso di farle male e stava ricominciando a vedere normalmente.

Senza che lui se ne rendesse conto mosse piano le dita delle mani, quando fu sicura che il corpo rispondeva di nuovo ai suoi comandi, aspettò il momento giusto in modo da sorprenderlo e attaccarlo.

Dylan le stava baciando i seni era completamente steso su di lei, Eva poteva persino percepire quanto il ragazzo fosse eccitato, aspettò che lui fosse completamente vulnerabile per stringerlo forte tra le braccia e girandosi di colpo lo fece cadere per terra.

Il ragazzo senza rendersene conto si ritrovò imprigionato sotto di Eva che lo bloccava tenendolo tra le gambe.

– Ma come…- Dylan era talmente stupito, per quello che la ragazza aveva fatto, da non riuscire a terminare la frase

– Lo hai detto anche tu, io non sono come le altre– disse Eva facendo apparire i canini aguzzi e addentandolo al collo, succhiandogli tutto il sangue che aveva nelle vene.

Quando finalmente Dylan completamente inerme per terra non dava più segni di vita, lei si alzò e ricoprì il suo corpo nudo.

Mentre si rivestiva, guardava il ragazzo steso a terra immobile sentendosi una vera stupida, per essersi cacciata in quel guaio.

Doveva distruggere ogni prova dell’accaduto, guardandosi intorno capì che l’unica soluzione era bruciare ogni cosa.

Con la fievole fiamma delle candele cominciò dalle tende, per poi passare al corpo del ragazzo che aveva avvolto nell’enorme tappeto su cui l’aveva ucciso.

Appena vide che le fiamme erano alte, aspettò giusto il tempo di assicurarsi di aver distrutto tutto a dovere, alla fine scomparve nella notte.

Lucas intanto era ritornato da Heather – Finalmente! – fece lei ritrovandoselo davanti muto come un pesce – Allora, sei riuscito a trovarla? – e visto che lui non rispondeva cominciò a tartassarlo di parole – Ma lo sai che sei davvero un tipo incredibile, mi hai lasciato qui da sola per tutto il giorno, quando poi, finalmente, ti decidi a tornare non ti degni nemmeno di rispondere alle mie domande! –

– Heather ti prego piantala, non fare finta di essere la vittima della situazione –

– Fare finta, ti ricordo mio caro che quella indifesa qui sono io, non tu o la dolce e innocente Eva –

– Perché lo dici con quel tono, che cosa ne vuoi sapere tu, nemmeno la conosci…-

– Invece ti sbagli mio caro, la conosco e come, lei è identica a tutte le altre donne. Quando hanno l’orgoglio ferito minacciano e uccidono, pur di ottenere l’oggetto del loro desiderio -.

Heather era talmente arrabbiata che non si rese conto di straparlare – La piccola Eva non fa eccezione alla regola, per questo quando ha visto il nostro bacio mi ha minacciato! – solo in quell’istante capì di aver parlato più del dovuto

– Tu lo sapevi e non mi hai detto niente! – Lucas era davvero furibondo con quella pestifera ragazza – Hai parlato con lei prima che se ne andasse, non è vero? – ora cominciava a collegare tutto, capiva anche il significato delle parole di Eva quando diceva di considerarsi di troppo tra lui ed Heather

– Più che parlare mi sono dovuta difendere, lei… lei voleva uccidermi solo perché tu mi avevi baciato! –

Lucas si avvicinò le prese il collo tra le mani e guardandola diritta negli occhi le chiese – Che cosa le hai detto… Dimmelo ora! –

– Io… io… le ho solo detto la verità che tu vuoi stare con me, ma per paura di ferirla non le dicevi la verità per questo doveva mettersi da parte e farti vivere la tua vita come meglio credi–. Heather non sentiva più il pavimento sotto i piedi e anche l’aria cominciava a non più raggiungere il suo cervello.

– Ti prego mi fai male… mettimi giù – lo sguardo di Lucas le faceva intendere di aver esagerato

– TI PREGO! LASCIAMI! – urlò alla fine.

Solo a quel punto il ragazzo la fece cadere per terra, poi avvicinandosi a lei le disse con tono minaccioso

– Non voglio più vederti! – dopodiché lasciò la grotta, mentre Heather malediceva Eva e la fortuna che aveva avuto di incontrare Lucas prima di lei.

La Ribelle Seconda Puntata Romanzo Di Caterina Costa

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Romanzo

Di Caterina Costa

Seconda Puntata

 

Per la prima volta in vita sua Sarah era molto eccitata all’idea di partecipare ad una festa, solitamente andava controvoglia alle prove del vestito, ovviamente nuovo e fatto su misura dalla sarta di fiducia della madre.

Con molto disinteresse si preoccupava della pettinatura da fare, sempre alla moda, che la costringeva a raccogliere i suoi magnifici capelli in modi talmente assurdi da sembrare finti.

Nonostante andasse fatto tutto in modo veloce, visto il poco preavviso, la preparazione a quell’evento la rendeva persino nervosa, perché non voleva essere meno bella di ogni ragazza di età da marito, dell’alta società che avrebbe puntato al giovane e bellissimo rampollo dei Lodane.

– Dovrò essere fenomenale! – disse guardandosi allo specchio mentre aspettava che Loren l’aiutasse ad indossare il vestito dopo essere stato ultimato.

La ragazza la osservava con molta curiosità nello sguardo, non l’aveva mai vista così interessata al suo aspetto fisico.

– Sarete bellissima… come al solito- le disse sorridendo

– Non lo so! Io mi vedo come un maschiaccio, indossare questi vestiti così pomposi mi fa sentire fuori luogo-.

Doveva ammettere che non riusciva a vedersi bella e fine come le altre ragazze, soprattutto perché ogni volta che partecipava ad una festa si ritirava in un angolo ad osservare il loro comportamento che a differenza sua, erano capaci di attirare l’attenzione su di loro.

Lei era anche in difficoltà, perché il fatto di comportarsi come un’oca non era nel suo modo di essere, non riusciva a ridere a delle stupide battute o fingersi interessata a discorsi inutili e noiosi.

Il fatto di aver compiuto 17 anni, significava che poteva ricevere delle proposte di matrimonio che ovviamente avrebbe rifiutato.

Ma riuscire ad attirare l’attenzione di Timothy Lodane, era diventata la sua priorità.

– Signorina…- fece Loren riportandola alla realtà – Le garantisco che la vostra bellezza non passa inosservata, soprattutto quando indossate abiti così eleganti- poi mettendosi dietro di lei e guardando la sua figura riflessa nello specchio le disse – Quando entrate in una stanza piena di persone voi riuscite ad attirare l’attenzione di tutti, affascinando soprattutto gli uomini presenti, impazienti di avere da parte vostra un piccolo segno per potersi così buttare ai vostri piedi-.

Le parole pronunciate da Loren le diedero una nuova visione di se stessa.

– Non ci credo! – esclamò la madre entrando nella stanza – Sei a dir poco splendida…-

– Sei sicura, non è troppo esagerato- ribatté Sarah

– Tesoro mio, dammi retta la sera della festa sarai molto apprezzata, in particolar modo dai giovanotti dell’alta società che saranno presenti e ansiosi di poterti corteggiare

– Mamma! –

– Loren aiutala a togliersi il vestito deve rimanere perfetto così com’è-

– Subito! – fece la ragazza cominciando a darsi da fare

– Ti volevo mettere al corrente del fatto che a questo ballo parteciperà anche Ally-

– Davvero! Ma pensi sia saggio- il tono preoccupato di Sarah faceva capire quanto fosse in ansia per la salute della sorella.

Ogni volta che Ally si trovava in una situazione particolare o troppo forte emozionalmente, stava male a causa di uno dei suoi attacchi.

– Naturalmente rimarrà solo per qualche ora, sempre se non comincia ad avere problemi-

– Ally ne sarà entusiasta-

– Sì! Ho dovuto darle un infuso per farla stare tranquilla, ora sta riposando più tardi proverà il suo abito, voglio che tu sia presente, riesci a calmarla come nessuno-

– Va bene! – rispose Sarah per niente tranquilla.

Vivian stava percorrendo il lungo corridoio prima di raggiungere l’enorme salone e ripensava alla decisione che aveva preso, ovviamente contro il parere del dottore, ma era convinta di fare la cosa giusta.

Il suo desiderio era quello di far passare una serata bella alla sua bambina, voleva farle vivere l’esperienza di essere al centro dell’attenzione, circondata da ragazzi che fanno a gara per fare colpo su di lei.

Era consapevole che la bellezza delle sue figlie era davvero notevole, persino Sarah che faceva di tutto per passare inosservata, aveva già attirato l’attenzione di molti giovani e appetibili rampolli delle più importanti famiglie.

Lei e il marito però avevano preferito prendere tempo, per cercare di far abituare Sarah all’idea di essere nell’età giusta a riceve delle proposte di matrimonio.

Questo ballo era l’occasione adatta per le sue figlie di essere ammirate anche perché gli ospiti presenti erano di una cerchia molto più ampia, dato che avrebbero preso parte all’evento, nobili francesi e inglesi, molto vicini alla corona, proprio come da generazioni lo era la famiglia Fowen.

Sarah, intanto stava per incontrare Daniel, ogni tanto i due facevano delle chiacchierate, in realtà era lei a costringerlo ma solo perché così poteva permettere a Loren di poterselo coccolare per tutto il tempo.

– Buon giorno! – esordì con un tono stranamente felice

– Come mai non sbruffi come al solito- rispose Daniel accennando un piccolo saluto anche a Loren che la seguiva ad ogni passo

– Io non sbruffo… non è un atteggiamento adatto ad una signorina del mio rango-

– Ora ti riconosco- fece il fratello sorridendo.

I due cominciarono a camminare per il giardino che circondava la loro villa e mentre Loren apriva l’ombrellino parasole da passare a Sarah, senza volerlo sfiorò la mano del ragazzo che incontrò i magnifici occhi di lei.

– Chiedo scusa…- disse mortificata

– Di cosa? – ribatté lui sorridendo – Allora sorellina… hai sentito la novità? –

– Ti riferisci alla presenza di Ally al ballo dei Lodane – fece mentre sistemava l’ombrellino cercando di non dare fastidio al ragazzo che le passeggiava accanto

– Io sinceramente non lo so se è una buona idea-

– Secondo me invece la farà sentire come una ragazza normale, in attesa di un bel giovane che la inviti a ballare…-

– Adesso basta! Chi sei e cosa hai fatto a Sarah…- le disse in tono scherzoso

– Per favore…-

– Comunque per quanto mi riguarda può essere molto pericoloso soprattutto se viene colta da uno dei suoi attacchi-

– Daniel, ti prego di non esprimere le tue considerazioni davanti a lei, non vorrai metterle più ansia del dovuto-

– No… figurati, allora… come mai sei così eccitata per questo ballo, solitamente sei molto più… contrariata-

– E’ solo la tua impressione, io sono sempre la stessa, adesso se non ti spiace ho bisogno di andare a riposare-

– Sarah…-

– Che c’è… tu perché non continui a passeggiare, scommetto che Loren ti farà volentieri compagnia-.

Dopo aver detto quella frase molto velocemente si allontanò lasciando i due ragazzi da soli.

– Come stai? – chiese Daniel guardando la splendida ragazza che aveva di fronte.

Gli occhi grandi e nocciola di lei esprimevano gioia per quei brevi momenti che Sarah regalava loro.

In realtà le sembrava di fare qualcosa di male, perché anche passeggiare con lui poteva essere causa di problemi per il suo lavoro nella villa, se qualcuno dei signori veniva a conoscenza di quegli incontri, sarebbero stati capaci cacciarla.

– Bene, sono molto occupata con le signorine, ma sono felice di poterle servire-

– Scommetto che non ti fanno mai annoiare, soprattutto Sarah- Daniel si avvicinò alla ragazza fermandosi a meno di un centimetro, nonostante gli abiti poco eleganti, la sua figura molto bella non riusciva ed essere nascosta.

– Signore…-

– Niente signore, quando siamo da soli…- fece lui avvicinandosi alle sue labbra e dandogli un tenero bacio – Solo Daniel, ti prego pronuncia il mio nome-.

Il ragazzo continuava a baciarla delicatamente, sapeva benissimo di doversi contenere, per questo cercava in ogni modo di non perdere il controllo.

Il suo comportamento avrebbe potuto darle l’impressione sbagliata, ma quando aveva quel corpo così vicino, doveva combattere con tutte le sue forze per non superare i limiti che si era imposto.

Loren si godeva quei baci finché le era possibile, sapeva di non avere nessuna possibilità di vivere quell’amore alla luce del sole, ma amava così tanto Daniel.

Sarebbe bastata sola una parola e lei sarebbe stata sua per sempre anche se alla fine, il suo amato sarebbe diventato il marito di un’altra.

– Daniel – fece alla fine guardandolo negli occhi.

Il giorno dopo ad ogni ora che passava si avvicinava sempre di più il momento di prendere parte alla festa e Sarah, sentiva su di sé l’ansia di partecipare all’evento.

Finalmente avrebbe potuto rivedere Timothy, voleva essere al massimo della forma, per questo si era decisa a farsi fare una di quelle acconciature alla moda anche se odiava quando qualcuno le maltrattava i capelli.

Inoltre per rendere felice la madre, accettò di mettere un lieve strato di colore, sul suo viso.

Quando si specchio dopo tutto il lavoro fatto su di lei, quasi non riusciva a riconoscersi.

– Siete bellissima! – fece Loren guardandola

– Spero solo che tutta questa fatica non si riveli un totale fallimento-

– Vi ha davvero colpito il signorino Timothy- fece la ragazza sorridendo, stuzzicando la sua padroncina che fino a quell’istante non era mai stata contenta di farsi torturare, solo per apparire più bella di quanto già non fosse.

Nella sfarzosa villa dei Lodane, intanto, il lusso già ampiamente ostentato era ancora più accecante e tutto era pronto per accogliere la creme della creme dell’alta società.

Timothy si stava specchiando dopo aver indossato l’ultimo dei suoi abiti, ovviamente fatti su misura, quando il padre lo convocò nel suo studio.

– Papà! – fece una volta all’interno della stanza mentre l’uomo si avvicinava a lui porgendole un bicchiere di cognac

– Sei pronto… questa per te è una serata importante-

– Abbastanza, devo dire che sono molto curioso di partecipare ad un nuovo evento mondano organizzato dalla mamma-

– Già, lei è davvero brava in queste cose- fece il padre.

Patrick Lodane, aveva delle idee ben precise riguardo il suo unico figlio che in quanto tale, sarebbe diventato l’erede di tutta la loro fortuna.

Fin da ragazzo, infatti, era stato indirizzato nella sua educazione ad avere le capacità e la cultura necessaria a prendere un giorno, le redini di tutti possedimenti accumulati in generazioni dagli uomini Lodane.

Grazie al loro intuito e alla tenacia, erano riusciti ad affrontare anche periodi molto sfortunati, riuscendo a superarli e a ricostruire ogni cosa.

Quando era arrivato il momento di prendere moglie lui, come tutti gli uomini della sua famiglia, non aveva potuto scegliere, perché l’unico metro di misura era trovare una signorina dell’alta società, di sangue nobile e con una dote che avrebbe ampliato ancora di più le ricchezze della famiglia Lodane, seconda solo alle famiglie reali.

Quando suo padre gli aveva dato la lista con i nomi delle ragazze dell’età giusta, non conosceva nessuna delle fortunate.

Come succedeva in quei casi, si organizzava un ballo in grande stile, così il rampollo aveva la possibilità di osservare e scegliere la persona con cui condividere il resto della sua vita e assicurare una dinastia alla famiglia.

Dopo una serata passata a bere con i suoi amici, ovviamente tutti ragazzi adatti al suo rango e con cui aveva una profonda amicizia, Patrick non aveva per nulla dato importanza alle candidate che non avevano niente di particolare, perlomeno non tanto da attrarre la sua attenzione.

Quindi quando il padre cominciò ad essere oppressivo, prese la lista e dopo aver chiuso gli occhi puntò il dito che ricadde sul terzo nome, Laurel Finnate.

Naturalmente a Patrick la ragazza era indifferente, ma non rappresentava un problema perché avrebbe potuto trovare l’amore da un’altra parte.

Doveva solo riuscire ad avere un figlio il prima possibile, così da ignorarla per il resto della sua vita.

– Papà…- fece il ragazzo, richiamando il suo sguardo che sembrava perso nel vuoto – Conosco il motivo di questa chiamata, non c’è alcun bisogno di dire altro-

– Come vuoi, ho saputo da tua madre che sei stato felice dell’invito rivolto ai nostri vicini, i Fowen-

– Devo ammettere che sono curioso di conoscerli meglio-

– Bene perché le loro figlie sono le più belle che abbia mai visto e la loro dote è davvero notevole, per non parlare del loro lignaggio-

– Papà…-

– Che c’è? –

– Capisco che tu tenga a tutte queste cose ma io preferisco scegliere quella che sarà la donna della mia vita, basandomi su altre caratteristiche- Timothy posò il bicchiere e guardando l’uomo che aveva davanti diritto negli occhi, gli disse con tono pacato

– Non ho nessuna intenzione di passare il resto della mia vita senza amare la donna che sceglierò come moglie, perché quando avrò dei figli voglio che vedano quanto siamo felici e come è bello far parte di una famiglia unita, dove regna amore-.

Dopo aver pronunciato quella frase lasciò il padre da solo nello studio, sorpreso dalla calma e consapevolezza con il quale il suo adorato figlio gli aveva sbattuto in faccia la cruda realtà.

– Tesoro! – fece la madre con un sorriso pieno di orgoglio – Sei stupendo –

– Mai quanto te…- ogni volta che la guardava il suo cuore si riempiva di gioia – Sarai la più bella di tutta la festa- le disse dandole un tenero bacio sulla guancia

– Non essere sciocco… scommetto che tutte le ragazzine che saranno presenti, offuscheranno facilmente questa ormai… vecchia signora-.

Timothy abbracciò calorosamente la bellissima donna che gli aveva dato la vita e che molto amorosamente lo aveva cresciuto, cercando in tutti i modi di non fargli capire quanto in realtà fosse infelice.

Mai considerata da un marito che le rivolgeva la parola solo quando partecipavano ad eventi mondani oppure, se serviva esibire la bella statuina durante una delle noiose riunioni d’affari, dove era costretta a partecipare in quanto moglie del socio più importante.

Timothy si era reso conto della situazione in cui i suoi genitori erano costretti a vivere, sin da piccolo, quello che lo consolava era il fatto di non essere l’unico, perché anche nelle famiglie dei suoi amici si respirava la stessa aria.

Per questo motivo aveva giurato a se stesso, di non ripetere la storia un’ennesima volta, avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per riuscire a sposare la ragazza di cui si sarebbe innamorato.

Per fortuna la prescelta aveva tutto quello che interessava a suo padre, quindi doveva concentrarsi solo sul modo adeguato per conquistare il suo cuore, invece di sprecare energie in stupide lotte.

Il dubbio che lei non fosse della sua stessa idea, lo rendeva leggermente nervoso anche perché, da quando l’aveva incontrata non faceva che pensarla.

– Sarah Fowen, non vedo l’ora di poterti parlare ancora una volta e di stringerti a me per quello che sarà, il primo di tanti balli che faremo insieme-.

Pensò nella sua testa mentre salutava la madre con un sorriso stampato sulle labbra.

Il ragazzo si avviò verso la sua stanza, perché voleva finire di prepararsi ed assolutamente perfetto, per quella che sarebbe stata una delle serate più belle della sua vita.

La Doppia Anima Racconto Di Caterina Costa

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Racconto 

Di Caterina Costa

 

 

– Mi scusi! – disse Debby avvicinandosi all’auto che stava per partire

– Signore! – fece ancora mentre bussava al finestrino in modo da attirare la sua attenzione

– Sì! – rispose James – abbassando il vetro e ritrovandosi davanti una splendida ragazza bionda con gli occhi azzurri

– Buon giorno, io mi chiamo Debby Panie, ho sentito che va a Sheffilld – la ragazza non si perse in giri di parole e guardandolo diritto negli occhi continuò – Purtroppo la mia auto è rotta e per pura coincidenza anch’io mi sto dirigendo a Sheffilld, quindi… mi chiedevo se per favore, può darmi un passaggio? –

– Va bene! – rispose James, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso e mentre Debby si dirigeva all’auto per prendere la sua roba, per tutto il tempo lui la guardò dallo specchietto retrovisore.

Solitamente non dava passaggi a nessuno, ma adesso una forza misteriosa lo spingeva a fidarsi di quella bellissima ragazza.

– Grazie! – fece Debby dopo essersi seduta e aver posato lo zaino sul sedile posteriore

– Di niente, andiamo anche nello stesso posto, nessun problema- rispose lui sorridendo –A proposito io mi chiamo James Stellon – fece poi porgendole la mano, dopodiché accese il motore dell’auto e partì.

Mentre lasciavano la stazione di servizio, Debby osservava la sua auto parcheggiata, dallo specchietto laterale, poi quando finalmente la strada occupò tutta la visuale, le sue attenzioni furono per il ragazzo che gentilmente le aveva dato un passaggio.

Era molto carino – Allora! – cominciò attirando il suo sguardo – Come mai stai andando a Sheffilld? –

– A trovare mia sorella e tu? –

– Mia madre-

– Tu ha vissuto lì? – domandò James, sorpreso da quella risposta, aveva passato gran parte della sua vita in quella città e non l’aveva mai vista

– No! Mia madre si è trasferita lì da un anno e io non la vedo da un po’, quindi…- i loro occhi si incrociarono ancora una volta creando un attimo d’imbarazzo tra loro.

Debby, pur essendo una bella ragazza, non era abituata a quelle situazioni, nei suoi venticinque anni di vita non aveva fatto altro che pensare a combattere e nascondersi.

Sin da piccola la sua esistenza era stata influenzata dai poteri che tutte le donne della sua famiglia possedevano, infatti, le streghe Panie erano le più potenti ma anche le più ricercate, la loro conoscenza per i riti magici era smisurata, per questo sin da piccola, lei e sua madre non facevano che nascondersi.

– Che fai nella vita Debby? – domandò James distraendola dai suoi pensieri, mentre guardava distrattamente il paesaggio

– Io purtroppo ho perso da poco il lavoro, tu? –

– Io sono uno scrittore-

– Davvero! Interessante e cosa scrivi? – domandò Debby cercando di associare il nome del ragazzo a qualche libro visto di sfuggita, dato che non aveva mai il tempo di leggere

– Beh! In realtà ancora non sono riuscito a pubblicare niente di rilevante, mi mantengo correggendo bozze per una casa editrice-

– E’ sempre un modo per iniziare- la ragazza lo osservava colpita dalla sua bellezza, capelli castani perfettamente in ordine, viso pulito e occhi verdi, aveva la classica aria del bravo ragazzo

– Già! – fece lui.

Il resto del viaggio lo passarono in silenzio e quando finalmente entrarono in città, si resero conto che qualcosa non andava.

– Non è strano che non ci sia nessuno- domandò lei

– Abbastanza…- rispose James mentre fermava l’auto e prendeva il cellulare

– Chi chiami? – gli chiese ancora lei

– Mia sorella Heather, sono più di due giorni che non riesco a contattarla-

– Quindi anche tu sei venuto qui per questo-

– Perché dici cosi? – James a quel punto smise di telefonare e con aria stupita si voltò a guardarla

– Beh! Anche mia madre risulta irraggiungibile e a quanto pare non sono gli unici-  disse mentre apriva lo sportello e scendeva dall’auto.

James la seguì, i due bussarono alle porte, ma non ricevettero nessuna risposta, era come se la città fosse stata abbandonata.

Si guardarono intorno, stupiti per la totale desolazione in cui sembravano essere capitati.

– Ok! Passiamo al piano b- fece Debby mettendosi al centro della strada

– Ma che vuoi fare? – le domandò lui guardandola meravigliato

– Ora ti faccio vedere- rispose lei chiudendo gli occhi e abbassando la testa.

Nella sua mente cominciarono a scorrere delle immagini, vedeva sua madre insieme ad un gruppo di persone rinchiusi in una stanza, nascosta nelle vicinanze di un enorme palazzo con finestre scure.

Quando le immagini finirono riaprì gli occhi e si ritrovò James di fronte a lei intento a chiamarla

– Stai bene? – le domandò preoccupato notando che i suoi occhi erano diventati completamente bianchi, era come se le magnifiche pupille color cielo, fossero sparite lasciando lo spazio vuoto

– Sì! Tu sei del posto? –

– Sì… perché? –

– So dov’è mia madre! – gli disse Debby – Si trova rinchiusa in una stanza, con altre persone e fuori c’è un enorme palazzo con delle finestre scure-

– Forse ho capito è l’ospedale nuovo, ma…tu come fai a saperlo? – James lo domandò mentre lei era intenta a salire in auto

– Semplice io sono una strega- gli disse la ragazza – Ti vuoi muovere, voglio capire cosa sta succedendo- urlò poi ansiosa di raggiungere il posto che aveva visto nella sua mente.

James ancora spaesato dal comportamento di quella sconosciuta, salì in macchina e partì per raggiungere il posto da lei descritto.

Appena arrivati, posteggiarono la macchina e si spinsero fino al palazzo della visione – Ok… Stai in guardia- gli disse Debby

– Aspetta non vorrai rifare lo stesso giochetto di prima-

– E’ l’unico modo per sapere dove sono-

– Chi? –

– Mia madre e gli altri, senti capisco che per te è difficile credere alle mie parole, ma fidati so quello che faccio-

– Io non posso… è più forte di me, sono tutte sciocchezze non esistono le streghe, poi tu come fai a sapere che questo è il posto dove si trova tua madre-

– James! Ora non c’è tempo, per favore… stai in guardia-

– DA COSA? – urlò lui guardandosi intorno

– Da noi- fece una voce alle loro spalle.

A quel punto i due si voltarono e videro quattro ragazzi

– Sentite forse c’è un sbaglio noi…- cominciò col dire James, mentre si avvicinava a loro

– Non credo! – disse uno di loro saltando in aria come una pallina

– Ma che diavolo…- fece James guardando in su, aspettando di vederlo ricadere per terra

– Lo sapevo- velocemente Debby, aprì lo sportello dell’auto e prese lo zaino dal sedile posteriore e tirò fuori una pistola pronta a sparare.

Intanto James si voltò a guardare cosa stesse combinando, quando di colpo gli arrivò addosso il ragazzo che poco prima era sparito.

Debby senza perdere tempo prese la mira e sparò e James si ritrovò sommerso da mucchietti di polvere

– Ma che cosa sono…- dal suo tono si capiva che era davvero spaventato

– Vampiri! – rispose Debby occupata a combattere con uno di loro, mentre i due rimasti si avvicinavano a lui che indietreggiava terrorizzato.

Debby tirava pugni a destra e a sinistra, poi ad un tratto si ritrovò sovrastata dal suo avversario e subito si rese conto che si stava trasformando, gli occhi che diventano rossi e i canini allungati pronti a mordere, ne erano un chiaro segno.

L’alito insopportabile del vampiro, le faceva capire che lei era solo un ulteriore spuntino e mentre pensava a come non soccombere, ad un tratto l’avversario si dissolse in polvere.

– Stai bene? – le domandò il ragazzo che le stava fermo davanti

– Andy! – borbottò sorpresa di ritrovarselo lì

– Debby aiuto! – disse James richiamando la sua attenzione, mentre cercava di non farsi sbranare da uno dei vampiri che lo aveva afferrato ed aveva già i canini belli pronti.

La ragazza senza battere ciglio puntò la pistola e sparò, colpendo il vampiro, il quale si trasformò in cenere – Il quarto dov’è? – domandò poi guardandosi intorno

– L’ ho sistemato io- le rispose Andy avvicinandosi

– Bene! – Debby non voleva fargli capire che la sua presenza l’aveva turbata più dell’attacco dei vampiri – Come mai sei qui?- domandò raccogliendo lo zaino e sistemandoselo sulle spalle

– Mi ha contattato tua madre-

– Ciao io sono James – fece il ragazzo avvicinandosi e guardandolo, provando invidia per lui, indossava un semplice paio di jeans e una maglietta, ma erano comunque sufficienti a far vedere i suoi muscoli pompati, era anche infastidito dalla reazione di Debby perché si capiva benissimo che i due si conoscevano

– Ciao- gli rispose Andy ricambiando il suo sguardo, come se gli avesse letto nel pensiero

– Vieni Tua madre ti sta aspettando! –  stava per condurli nel nascondiglio, quando si fermò di colpo

– Che c’è? – domandò lei tirando nuovamente fuori la pistola, Andy gli fece segno di stare in silenzio, poi senza che i due avessero il tempo di accorgersi dei suoi movimenti, sparì per ricomparire alle spalle di James, con il cuore di un vampiro in mano.

Il ragazzo guardava esterrefatto, quel groviglio di sangue colare tra le sue dita e dovette usare tutta la forza di volontà di cui era capace, per non vomitare davanti a Debby e passare per debole

– Ma allora tu…- fece guardandolo

– Tranquillo lui è uno di quelli buoni- gli disse la ragazza passandogli accanto e dandogli una pacca sulla spalla.

Andy li condusse nei locali sotterranei di quello che solo fino a qualche giorno prima era un normale ospedale.

– Debby! – le disse la madre vedendola comparire

– Mamma come stai? –

– Bene, ora- le due si abbracciarono sotto gli occhi di James e Andy

– Che succede? – domandò poi la ragazza, dopo aver raggiunto il resto delle persone, nascoste insieme alla madre

– Qualcuno ha rapito tutti i bambini della città! – cominciò a spiegare un uomo

– Noi ci siamo nascosti, perché non abbiamo fatto in tempo a scappare dai sotterranei che portano fuori dalla città. Per fortuna però altri sono riusciti a farlo, prima che la setta facesse esplodere l’uscita del tunnel – l’uomo disse tutto velocemente e con la voce tremante

– La setta? Voi non avete idea di cosa sono…-

– James! – fece Lorna bloccando il suo racconto

– Come fa a saper il mio nome? – le disse guardandola fissa negli occhi, rivedendo lo stesso azzurro di Debby – Ah! – fece ricordando il fatto che anche lei fosse una strega.

Il ragazzo non disse altro, si limitò solo ad ascoltare.

– Lorna devi metterla al corrente! – fece Andy rivolgendosi alla donna, poi con un cenno gli suggerì di allontanarsi dalle persone che erano insieme a lei, già pesantemente provate

– E’ tornato- disse appena furono abbastanza distanti dagli altri

– Chi è tornato? – domandò James, rimasto in silenzio fino a quel momento, cercando di capire di che cosa stessero parlando

– Uno dei vampiri più antichi, Bruce Lare! – rispose Andy guardandolo.

Sembrava tutto un incubo ogni parola rimbombava nella sua testa, priva di ogni significato

– Sentite io… io voglio solo ritrovare mia sorella- disse poi

– Tua sorella? – domandò Lorna

– Heather Stellon! – rispose James

– La maestra, purtroppo l’hanno presa con i bambini- gli disse la donna dispiaciuta di dovergli comunicare quella notizia

– Mamma sapete dove tengono i bambini- le domandò Debby

– Non sono riuscita a scoprirlo, speravo che una volta arrivata tu avremmo potuto ritrovarli insieme- le chiarì lei prendendole le mani

– Ok! – la rassicurò Debby

– Sai che dovrai…- s’intromise Andy

– Lo so! – rispose lei visibilmente seccata da quella presenza – Mamma dobbiamo trovare un posto dove stare tranquille-

– Vieni- la madre guidò la figlia e i due ragazzi in una stanza molto isolata rispetto a dove si era sistemato il gruppo di superstiti.

Una volta entrati James si guardò intorno, mentre Lorna prendendo per mano Debby cominciò a pronunciare delle parole incomprensibili per tutti gli altri componenti della stanza.

Le due continuavano a dire quelle starne parole, quando la ragazza ad tratto smise di parlare e una volta riaperti gli occhi, James si rese conto che il colore era cambiato completamente.

Da azzurri erano diventati neri, diversi da quelli bianchi visti poco prima, quando la ragazza aveva compiuto il rito magico, per ritrovare la madre.

– Eccomi! – fece poi cambiando l’intonazione della voce, sembrava quasi fosse un’altra persona

– Nina, ci devi aiutare- le disse Lorna

– Ma che succede? – domandò a voce bassa James avvicinandosi ad Andy che non sembrava sorpreso più di tanto dall’accaduto

– Ciao- le disse la ragazza rivolgendosi a lui – Tu chi sei? –

– Nina per favore! – la richiamò la madre – Non possiamo perdere altro tempo, concentrati insieme a me-

– Va bene…- fece lei – Volevo solo fare un po’ di conversazione, dimmi cosa vi serve –

– Dobbiamo rintracciare i bambini rapiti da Bruce- spiegò Lorna cercando di portare lo sguardo della ragazza su di lei

– Quel tizio non si vuole arrendere- rispose Nina concentrandosi sulla richiesta fatta dalla madre.

James era letteralmente strabiliato dalle cose che aveva visto succedere in quelle ultime ore, ma scoprire che Debby era una strega con la doppia personalità, batteva anche il fatto di essere venuto a conoscenza dell’esistenza dei vampiri.

La ragazza cominciò a vedere nella sua mente immagini di bambini rinchiusi in un sotterraneo e con accanto a loro dei corpi senza vita completamente dissanguati.

Una ragazza dai capelli lunghi e ricci li teneva tutti accanto a sé, ma l’odore del sangue sparso ovunque sotto gli occhi dei bambini, li terrorizzava facendoli piangere.

Quando Nina riaprì gli occhi, sua madre cadde per terra completamente sconvolta per quello che aveva visto, mentre lei senza battere ciglio si avvicinò a James e gli domandò – Tu come ti chiami? –

– Nina! – le urlò Andy preoccupato per Lorna

– Che c’è! Ho fatto quello che mi avete chiesto, le ho mostrato dove sono i bambini, ora lasciate che mi presenti al nostro nuovo amico-

– James il mio nome è James! – rispose subito lui terrorizzato dai suoi occhi – Tu sei… Nina giusto? –

– Sì! E sono felice che finalmente quella… gatta morta di Debby, guardi qualcun altro oltre il vampiro con la crisi esistenziale- la ragazza gli girò intorno e lo squadrò dalla testa ai piedi.

James non si mosse di un millimetro, sentiva che potesse essere pericoloso farla indispettire più di quanto già non fosse

– Niente male…- esclamò alla fine poi avvicinandosi ad Andy che stava aiutando Lorna a rialzarsi gli disse – Sono molto, molto dispiaciuta di averti rivisto- poi chiuse gli occhi e li riaprì nuovamente cambiati.

– Mamma! – esclamò Debby avvicinandosi a lei e scostando bruscamente Andy – Stai bene-

– Sì! Ho visto dove sono i bambini e dovrete andare a prenderli- le chiarì Lorna, poi avvicinandosi a James gli disse – Tua sorella Heather è viva è insieme a loro-

– Grazie a Dio! – il ragazzo ritornò a guardare Debby che sentendosi i suoi occhi addosso, provò imbarazzo.

Quando sua madre tornò dagli altri superstiti, Debby iniziò a fare il punto della situazione in cui erano finiti – Andy io ho l’impressione che nessuno dei cittadini sia riuscito a fuggire-

– Come fai a dirlo? – i loro occhi finalmente sembravano riappacificati persino il tono usato per rivolgersi a lui, sembrava tranquillo

– Il fatto che dopo due giorni, nessun telegiornale abbia dato la notizia, inoltre, come mai non ci sono militari fuori dalla città, pronti ad assaltare i pericolosi membri della “setta” –

– Ho capito… adesso cosa vuoi fare? –

– Vorrei andare a vedere se c’è una possibile via di fuga e portare tutti lontano da questo posto- il tono sicuro e deciso usto dalla ragazza era inquietante

– Debby lo sai che Bruce è te che vuole- Andy gli sfiorò il viso con la mano

– Lo so! – rispose lei mentre lasciava la stanza.

Tutta quella giornata era stata terrificante l’unica buona notizia era stata sapere che sua sorella era viva anche se era stata una strega a dirlo.

Camminava su e giù per il corridoio quando Debby lo raggiunse con un piatto di pasta

– James è meglio se mangi qualcosa! – le disse porgendoglielo

– Grazie! – fece lui mettendosi seduto su un enorme tubo accanto a Debby – Mi spieghi cosa vuole questo Bruce da te? –

– Io e mia madre siamo le uniche streghe, abbastanza potenti da riuscire a riportare in vita un morto- gli spiegava mentre lo osservava mangiare

– E lui chi vuole far rivivere? –

– Sua moglie Pamela, morta quindici anni fa! –

– Anche lei è una… vampira? –

– No… altrimenti la magia non avrebbe nessun effetto! – Debby sorrise facendo illuminare il suo viso – Tu che pensi di tutto quello che hai visto oggi e… di me? –

– Vuoi dire del fatto che sei… la più bella e enigmatica strega mai conosciuta in vita mia- James sorrise mentre pronunciava quelle parole, era davvero molto bella quando si comportava normalmente – Che c’è tra te e Andy? –

– Niente! Lui è un vampiro a cui mia nonna ha salvato la vita- Debby rispondeva alle sue domande con molta tranquillità, felice di farlo.

Per la prima volta in quindici anni, raccontava ogni dettaglio della sua vita ad un estraneo.

– Come mai non ha paura del sole? –

– Chi lo ha detto? Oggi è uscito, come gli altri che hai avuto modo di conoscere, perché il sole era abbastanza coperto-

– E adesso dov’è? –

– Mettiamola così sta cenando! – il viso di Debby diventò teso ripensando a quel ragazzo bellissimo preoccupato per lei – E’ stato lui quindici anni fa a salvarmi, quando Bruce ha tentato per la prima volta di mettere in atto il rito necessario a far rivivere la moglie-

– Un eroe! –

– Già! poi quando Nina è comparsa, lui… mi ha insegnato a dominarla-

– La tua dolce metà è comparsa in quella circostanza? – James voleva sapere ogni cosa, era curioso di conoscere ogni dettaglio.

Da quando la sua ragazza lo aveva lasciato, cinque anni fa, l’unica donna che frequentava era sua sorella, perché non voleva più soffrire per colpa dell’amore.

Adesso la vita di quella sconosciuta seduta accanto a lui gli dimostrava che tutti, in un modo o nell’altro soffrivano per qualcosa.

Lui sentiva dentro di sé la voglia di aiutarla e magari frequentarla, lontano da ogni vampiro.

– Nina è il contrario di me- fece lei interrompendo i suoi pensieri – La mamma pensa che io sia molto più potente di ogni strega, mai appartenuta alla nostra famiglia e che Nina sia il mezzo per suddividere in modo equilibrato le mie capacità-

– Quindi avete libri con formule magiche da proteggere- James lo disse scherzando cercando di smorzare quel momento che stava diventando serio

– No… ogni strega della nostra famiglia, tramanda mentalmente la sua conoscenza, in pratica è tutto qui! – rispose lei toccandosi la testa.

Le piaceva parlare con lui, inoltre lo trovava molto affascinante, James era diverso da Andy, fisico muscoloso e modo di fare da cattivo ragazzo, lui al contrario era gentile e tranquillo, all’apparenza, nonostante questo, il suo modo di fare la incuriosiva.

Dopo aver finito di mangiare quello che Debby gli aveva portato, andò a cercare un posto dove potersi riposare – Scusa, perché rapire i bambini? – le domandò lui

– Per il loro sangue ancora puro, ne ha bisogno per fare il rito, dissangua i bambini per dare a Pamela la loro linfa vitale-

– E’ davvero pazzesco! –

– Ma dai… tu sei uno scrittore, per te dovrebbe essere facile crederci-

– Già! – fece lui sorridendo – Io voglio venire con te e aiutarti- le disse avvicinandosi di nuovo e guardandola diritta negli occhi, poi ribadì – Voglio venire con te! –

– Ok! – rispose semplicemente Debby.

La ragazza lo osservava mentre si avvicinava a sua madre e ripensando a quello che gli aveva raccontato, rivide le immagini nella sua testa.

Aveva solo dieci anni quando Pamela, moglie di Bruce, morì prima che lui, avesse il tempo di trasformarla in un vampiro.

Bruce è uno dei più antichi vampiri esistenti, quindi conosceva bene il potere delle streghe Panie.

A l’uomo sembrava non importare nulla, dei sacrifici da compiere per poter portare a termine il rito, l’unica cosa che voleva, era riportare in vita la moglie, per poi trasformarla in vampiro e darle così la vita eterna.

Quando sua madre Lorna venne catturata, Debby fu presa come ostaggio, da utilizzare nel caso in cui lei non eseguisse il rito esatto.

In quell’occasione Andy entrò nella sua vita comparendo dal nulla.

Lorna stava disperatamente tentando di mettere in atto l’incantesimo, mentre a dieci piccoli bambini era stata aperta la giugulare.

Per raccogliere il loro sangue, furono appesi a testa in giù sopra una fossa dove era sistemato, ormai privo di vita, il corpo della povera Pamela.

Durante il rito però, Lorna si rese conto di non essere abbastanza potente per compierlo da sola e preoccupata per l’incolumità della figlia, tenuta prigioniera da Bruce, rievocò sua madre Trish.

Lo spirito della donna partecipò al rito, mentre le due iniziarono a pronunciare le parole necessarie, arrivò Andy, richiamato da Trish.

Il ragazzo cominciò a combattere con i suoi simili, raggiungendo Bruce, il suo compito era quello di liberare la nipote della potente strega che lo aveva chiamato.

Intanto però il rito andava avanti e dopo qualche minuto il corpo privo di vita della donna si alzò miracolosamente nel vuoto, lasciando stupefatti tutti i presenti, mentre i dieci bambini appesi sopra l’enorme fossa, ormai privi di vita, cominciarono a rinsecchirsi come se la loro pelle fosse invecchiata di colpo.

A quel punto Andy capì che il rito stava per compiersi, purtroppo però la forza di Bruce era superiore alla sua, non era facile per lui riuscire liberare Debby e permettere alle donne di fermarsi.

Di soppianto saltò addosso a Bruce e mentre i due combattevano la bambina terrorizzata per quello che le stava succedendo intorno, fece un passo indietro e cadde nella fossa, dove pochi minuti prima c’era Pamela, immersa nel sangue di quei poveri bambini.

– NOOO! – urlò Andy che non ebbe il tempo di salvarla, lasciò Bruce libero e cominciò a pensare ad un modo per tirare la bambina fuori dalla fossa.

Purtroppo non ne ebbe il tempo perché, Debby priva di sensi iniziò a fluttuare per aria, attirando verso di sé tutte le forze che stavano riportando in vita Pamela.

A quel punto un fulmine si abbatté su di lei facendola ricadere per terra insieme al corpo della donna.

Quando accadde, Lorna perse i sensi, mentre Trish resasi conto di quello che era successo alla nipote, si avvicinò alla bambina.

Bruce accostandosi a loro riprese il corpo della sua amata, perfettamente intatto e prima di sparire disse ad Andy con tono minaccioso – Ci rivedremo… e vedrai che la prossima volta non fallirò-.

La voglia di Andy di seguirlo fu bloccata da Trish che gli ricordò il debito contratto nei suoi confronti – Io ho salvato la tua vita e quella di tua sorella, hai promesso di vegliare su di me e i miei famigliari, ora ti chiedo di Farlo! – quell’ultima parola la urlò in faccia al giovane vampiro, facendolo indietreggiare

– Che devo fare? – le domandò senza ritrarsi dal suo dovere

– Io sono solo un fantasma, non posso fare niente per lei, devi far riprendere Lorna e anche il prima possibile- gli ordinò la lei guardandosi intorno.

Purtroppo era costretta ad usare il sangue dei poveri ragazzini morti, per far rivivere sua nipote

– Lorna! Ti prego svegliati- Andy la chiamava senza però avere nessuna risposta, inoltre il battito del suo cuore era molto debole e lui sapeva che quello non era un buon segno.

Di colpo la donna si risvegliò, quando vide inginocchiato accanto a lei Andy con gli occhi rossi e i denti appuntiti, pensò fosse uno dei vampiri di Bruce, spaventata cominciò a pronunciare delle parole magiche per difendersi

– Aspetta… Ti prego…- le disse lui guardandola – Mi ha chiamato Trish, sono qui per suo volere-

– Ma che cosa…- fece lei stordita

– Si tratta di tua figlia- le disse Andy

– Debby! – urlò la donna – Dov’è? –

– Vieni- Andy l’accompagnò dalla bambina ancora priva di sensi

– O MIO DIO! – urlò lei tra le lacrime – Mamma che devo fare? –

– Lorna dobbiamo continuare il rito, Debby ha assorbito tutta la nostra energia, quindi possiamo riportarla in vita-

– Come, usando il sangue di queste povere creature…- Lorna li guardava e piangeva pensando alle torture che erano stati costretti a subire

– Lorna ascoltami, non c’è molto tempo, devi concentrarti-

– Mamma ma non sappiamo come potrebbe ritornare, non sarebbe più lei-

– Allora sarà compito di Andy porre fine alle sue sofferenze- fece Trish guardandolo

– Che cosa! – ribatté il ragazzo

– Promettimi che se lei dovesse ritornare non come Debby ma come un mostro, tu la ucciderai! – Trish parlava con un tono di voce che faceva raggelare persino lui, un vampiro e quindi privo di sangue nelle vene.

Andy fece solo un timido cenno con il capo, conosceva bene il potere di quella strega e avercela contro non era una cosa che augurava a nessuno.

Le donne ripresero il rito interrotto e ancora una volta dopo qualche secondo Debby, si sollevò da terra.

Mentre era sospesa nell’aria tutto il sangue della fossa cominciò a girare come il mare colpito da un tornado, Andy osservava in silenzio, fino a quando il sangue sparì e la ragazzina ricadde delicatamente per terra.

Lorna terrorizzata si avvicinò alla figlia e accarezzandole i capelli biondi la chiamò – Debby! – tentando di farle aprire gli occhi dal sonno profondo in cui era caduta – Bambina mia, svegliati ti prego! -.

Quando finalmente si alzò e aprì gli occhi, per un attimo il colore delle sue pupille era diventato scuro

– Debby? – fece Lorna mentre Andy osservava tutta la scena, pronto a fare quello che aveva promesso alla potente strega Trish

– Mamma! – disse poi la bambina quando il colore dei suoi occhi ritornò azzurro – Mamma che cosa è successo? –

– Niente, non ti preoccupare ora chiudi gli occhi, presto saremo fuori di qui- Lorna con un cenno fece segno a Andy di prenderla in braccio e portarla via

– Mamma…- disse poi rivolgendosi al fantasma di Trish

– Lo so! Stai molto attenta, io devo andare, le mie forze si stanno affievolendo, Addio! – non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che già era scomparsa.

Debby non ricordava tutto quello che era successo, ma lo aveva visto molte volte nella mente di Andy.

Infatti, da quel giorno era rimasto vicino a lei e a sua madre, pronto ad aiutarli in ogni modo possibile.

– Tutto questo ti ha fatto ripensare a quello che hai vissuto, quindici anni fa! – le disse il ragazzo giungendole alle spalle

– Sì! – la ragazza lo guardava e dal colore rosso degli occhi, intuiva che aveva appena finito di nutrirsi

– Dobbiamo assolutamente far finire questa storia- gli disse preoccupata

– Sono d’accordo! – rispose lui avvicinandosi e guardandola negli occhi

– Come ti senti? – le chiese mentre le accarezzava il viso, si era innamorato di quella ragazzina che conosceva da quindici anni a cui aveva insegnato come dominare, Nina, la sua personalità alternativa

– Bene! – rispose lei togliendoli la mano – Tra qualche ora andiamo a controllare i tunnel sotterranei-

– Che pensi di fare dopo? – Andy era seccato dal comportamento di Debby nei suoi confronti, ma non le dava torto, in fondo l’aveva lasciata senza dirle nulla

– Lo decideremo quando capiremo com’è realmente la situazione- rispose prima di voltarsi e andare a sistemarsi accanto alla madre.

Non sopportava il fatto di averlo vicino, ma purtroppo era l’unico in grado di aiutarla a risolvere, una volta per tutte, quella terribile circostanza.

Quando aveva compiuto diciotto anni aveva dichiarato ad Andy il suo amore e per la prima volta in vita sua si era resa vulnerabile.

Il loro primo bacio era stato talmente travolgente e pieno di passione da farla sentire capace di volare.

Scoprire che anche Andy l’amava e ricambiava i suoi sentimenti le sembrava un sogno, la loro storia durata due anni sembrava interminabile.

Si completavano a vicenda, persino la presenza di Nina ormai era diventata marginale.

Però, quando Debby cominciò a porsi il problema del tempo che passava le cose cominciarono a complicarsi.

– Andy! – gli disse in uno dei loro momenti più intimi – Voglio che tu mi trasformi! –

– CHE COSA? – urlò lui mentre si scostava e la guardava negli occhi, leggendovi la paura di lei, di perdere tutto quello che insieme avevano creato – Tu… tu non puoi dirlo sul serio- si alzò e si rimise i pantaloni, sotto lo sguardo attonito della ragazza coperta dal solo lenzuolo.

Andy a torso nudo iniziò ad andare su e giù per la stanza come un animale in gabbia.

Sapeva che presto il problema si sarebbe posto, ma trasformare la donna che amava in un vampiro, non era la soluzione a cui aveva pensato.

– Perché? – gli domandò lei stupita da quella reazione, chissà per quale motivo nella sua testa si era convinta che Andy avrebbe accettato, pur di stare con lei

– Perché? Tu non ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo-

– Ti sbagli! Ne sono consapevole, ma io… voglio… rimanere con te, per sempre e questa è l’unica soluzione-

– No! – rispose lui affrontando il suo sguardo – No! Non farò mai una cosa simile, mi dispiace- a quel punto si rivestì e senza dire altro ad una velocità impercettibile agli occhi di Debby sparì, per sempre.

La ragazza aveva sofferto per quel suo comportamento, il fatto era che lui si era arreso rinunciando a lei e alla loro vita insieme.

Si voltò a guardare sua madre crollata dalla stanchezza e cercando di non pensare più alle cose tristi della sua vita passata, tentò di riposare, dato che l’aspettava un compito molto difficile da portare a termine, salvare tutte quelle persone.

Quando riaprì gli occhi si ritrovò davanti il viso di Andy – Debby è ora! – le disse mentre lei si alzava

– Buon girono! – fece James porgendole una tazza di caffè fumante

– Allora siamo pronti per la nostra passeggiata- il tono del ragazzo non era molto serio – Tu Andy hai fatto… cola… zio… ne! – gli chiese poi guardandolo negli occhi

– Sai cosa, ora che ci penso potrei fare uno spuntino con te…- rispose lui guardandolo con gli occhi rossi

– Calma! – li ammonì Debby – Non è il momento di scherzare, James Vieni- gli disse prendendolo per mano – Prendi questa! – la ragazza gli porse una pistola, poi gli mostrò il caricatore spiegandogli il funzionamento – Quello dentro è pieno, questi sono proiettili modificati con argento, per uccidere i vampiri-

– Io… non… ho mai- tartagliò lui

– Non importa vedrai che impari- le disse Debby dandogli una pacca sulla spalla cercando di rassicurarlo.

Poi dopo aver preso lo zaino salutò la madre e seguita dai ragazzi prese la via che portava ai tunnel sotterranei.

Camminarono per mezz’ora nel buio più totale – Siete sicuri che è la strada giusta? – domandò James perplesso dal fatto che per tutto il tempo non avevano visto nessuno sbocco

– Sì!  Alla fine dovrebbe esserci un uscita che porta fuori dalla città-

– Ok! – fece lui poco convinto dalla risposta che aveva ricevuto.

Stavano camminando quando ad un tratto sentirono qualcosa che si muoveva alle loro spalle

– Abbiamo compagnia! – disse Andy rivolgendosi ai due dietro di lui

–  James fai attenzione- Debby aprì lo zaino e tirò fuori dei pezzi di ferro che con velocità e precisione assemblò, facendoli diventare un fucile pronto a sparare.

Il ragazzo non vedeva nulla perché il tunnel era buio, comunque tolse la sicura alla pistola come le aveva spiegato lei poco prima e si preparò stando allerta.

Ad un tratto qualcosa cadde addosso a Debby che fu scaraventata per terra, la ragazza si difendeva in modo professionale e senza perdere il controllo, si vedeva che sapeva il fatto suo, poi mentre il suo avversario era sopra di lei pronto a morderla, ne approfittò e con il fucile gli sparò un colpo allo stomaco, riducendolo in polvere.

– James tutto ok! – gli domandò voltandosi verso di lui

– Sì! Credo…- stava per dire altro quando un vampiro, questa volta attaccò lui che cercava di scansare i colpi, ma la velocità con cui il suo avversario si muoveva non gli rendeva facile il compito.

Ad un tratto Andy gli si mise davanti e con un gesto fulmineo, staccò il cuore dal petto del vampiro che stava attaccando James.

– Grazie! – fece lui guardandolo mentre si ripuliva le mani

– Di niente siamo una squadra- rispose lui

– Secondo me siamo vicini- disse Debby interrompendo lo scambio di sguardi tra i due

– Lo sentite questo odore? – domandò Andy

– No! – risposero i due all’unisono

– Forse avevi ragione- disse rivolgendosi a Debby – Nessuno è riuscito a fuggire per chiamare aiuto- l’odore che lui riusciva percepire prima degli altri era inconfondibile, sangue.

Cominciarono a correre e più si avvicinavano a quella che sarebbe dovuta essere l’uscita e più sentivano l’odore di cadaveri.

– Che puzza! – esclamò James sentendo il ronzio delle mosche

– Andy forse è meglio se lui…-

–  Scordatelo! – fece James prima che lei potesse finire la frase, poi passando davanti a loro si diresse verso la fine del tunnel.

Quando arrivò si ritrovò davanti uno spettacolo orripilante, il suo stomaco cominciava a ribellarsi all’odore nauseabondo che quell’ammasso di cadaveri provocava.

Gli occhi di James cominciarono a riempirsi di lacrime, c’erano corpi di uomini, donne, bambini e anziani completamente dissanguati.

La pozza di sangue era talmente grande da sembrare un piccolo lago – OH MIO DIO! – esclamò prima di vomitare.

– James! – urlò Debby arrivando sul posto – Andiamo! – gli disse aiutandolo a rialzarsi

– Come possono aver fatto questo? – domandò guardando Andy – Siete dei mostri! – urlò poi rivolgendosi a lui e puntandogli la pistola e prima che Debby potesse fermarlo sparò un colpo.

– James che fai? – gli disse togliendogli la pistola – Lui non c’entra! –

– Lo so! – rispose il ragazzo indicando il mucchietto di polvere dietro le spalle di Andy

– Grazie! – gli disse lui che l’aveva sentito arrivare, ma troppo tardi, perché distratto da James

– Adesso siamo pari- gli disse con lo sguardo di sfida – Andiamo via di qui- fece poi incamminandosi

– Aspetta! – lo fermò Debby – Dobbiamo catturarne uno vivo-

– Che cosa? – disse perplesso il ragazzo

– Ha ragione deve portare un messaggio al suo capo- concluse Andy consapevole che era l’unico modo per far finire quest’incubo

– E come facciamo a prenderlo? – domandò James ancora scettico sulla loro idea

– Semplice! – disse Debby tirando fuori dallo zaino un coltello – Dando loro quello che bramano, sangue…-

– Che vuoi fare? – gli disse James fermandole la mano prima che lei potesse tagliarsi

– Non ti permetterò di farlo- fece Andy levandole il coltello

– Se avete un’altra idea…- fece la ragazza con un tono autoritario

– Lo faccio io! – disse James – Ha ragione voi sentite l’odore del sangue fresco, quindi… lo faccio io…-

– Non capisci che è pericoloso, attireresti tutti quelli che sono dentro il tunnel, potremmo non bastare noi a difenderti- gli chiarì Andy guardandolo diritto negli occhi

– Ti conviene nasconderti- gli disse lui, facendo penetrare la lama del coltello dentro la pelle provocandone la fuoriuscita di sangue che sgocciolare per terra.

Andy alla vista del sangue sentì l’istinto di buttarcisi sopra, ma prima di cedere, si allontanò lasciando da soli Debby e James.

– Uno ci serve vivo! – ribadì lei mettendosi alle spalle di James che stava seminando il sangue per tutta la stanza

– Ok! Stai attenta! –

– Come sempre- rispose lei ricambiando il suo sorriso.

Non passò nemmeno un minuto che il ragazzo fu attaccato da due vampiri che con gli occhi rossi e i denti aguzzi, erano pronti a succhiare tutto il suo sangue.

Debby gli tolse di dosso quello che lo aveva preso alle spalle, uccidendolo velocemente, James intanto cercava in tutti i modi di difendersi senza usare la pistola.

Ad un tratto un altro vampiro prese Debby alle spalle che cominciò a lottare con lui, intanto Andy non sentendo più la presenza di altri andò da James che stava per essere sopraffatto e bloccò il suo avversario, togliendoglielo dal braccio ferito.

– Stai bene? – gli domandò Debby avvicinandosi a lui dopo aver polverizzato il vampiro che la stava attaccando

– Sì! – rispose mentre con l’aiuto della ragazza si alzò in piedi

– Voglio che porti un messaggio al tuo capo! – disse Debby rivolgendosi al vampiro che Andy stava tenendo fermo

– Chi ti dice che lo farò? – rispose lui ritornando con le sembianza di un normale essere umano

– Nessuno! – la ragazza lo colpì nelle costate con un paletto di legno, poi si avvicinò e guardandolo negli occhi cominciò a pronunciare una formula magica.

Quando il vampiro cadde in un profondo sonno lei gli disse – Tu porterai questo messaggio a Bruce! Ci vedremo nella parte nord del bosco questa sera, lui porterà i bambini che tiene prigionieri e la loro maestra e io e mia madre faremo ritornare in vita Pamela! Hai capito! –

– Sì! – rispose lui

– Vai! – Gli ordinò, guardandolo dileguarsi.

I tre si guardarono e mentre Andy ancora annebbiato dall’odore del sangue disse – Ritornate indietro a medicare quella ferita- dopodiché sparì.

Debby cominciò a percorrere il tunnel al contrario e molto velocemente raggiunsero l’uscita, visto che era giorno e fuori c’era il sole, i due, indisturbati salirono in superficie ed entrarono nell’enorme ospedale completamente deserto.

Arrivati nella medicheria James si mise seduto su un lettino, mentre Debby prese tutto l’occorrente per medicarlo – Cosa intendi fare stasera? – domandò lui

– Devo far finta di compiere il rito-

– E se il vampiro se ne accorge? –

– Non si accorgerà di niente, ecco così dovrebbe andar bene- disse dopo aver fasciato il polso

– Io non voglio che ti succeda niente- fece James afferrandola per un braccio mentre lei si stava allontanando

– Devi stare tranquillo so quello che faccio! – Debby gli diede un bacio stampo sulle lebbra, era molto legata a quel ragazzo appena conosciuto che nonostante tutte le cose di cui era venuto a conoscenza nelle ultime ore, si preoccupava per la sua incolumità.

James le prese il viso tra le mani e la baciò appassionatamente, assaporando ogni singolo gesto compiuto dall’intreccio delle loro lingue, come fosse l’ultimo.

Era consapevole che il suo rivale era difficile da battere, ma Debby lo coinvolgeva in modo totale e voleva almeno tentare di conquistarla.

Rispondere a quel bacio per Debby era come ritornare a vivere e l’emozioni provate in quell’istante, ne erano la prova.

– Se usciamo vivi da questa storia, voglio conoscerti meglio! – disse lui guardando i suoi magnifici occhi azzurri

– Quando tutto questo finirà, io e te andremo fuori a cena- gli disse lei con tono sicuro

– Dobbiamo far scappare tutte le persone nascoste nei sotterranei, prima di stasera- fece poi ritornando alla realtà

– E come? L’uscita del tunnel è chiusa-

– Dobbiamo riaprirla, la facciamo esplodere- disse Debby

– E per stasera che intendi fare? –

– Bruciare tutto il bosco circostante! –

– Ma non possiamo distruggere ogni cosa- ribatté lui perplesso

– Se è necessario sì! – confermò Debby dispiaciuta per quello che sarebbe stata costretta a fare, ma era l’unico modo per fermare la follia di Bruce.

I ragazzi ritornarono nei sotterranei e subito furono circondati dalle persone ansiose di avere novità.

– Purtroppo… nessuno… delle persone fuggite, è riuscito a farcela! – disse Debby mentre tutti iniziarono a piangere

– Quindi siamo destinati a morire anche noi! – domandò il sindaco avvicinandosi a loro e parlando quasi sottovoce

– Non proprio! C’è la possibilità di farvi uscire ma…-

– Ma…- la riprese l’uomo

– Ma abbiamo bisogno di esplosivo- disse Debby – Dobbiamo riaprire la fine del tunnel sotterraneo, in modo da farvi uscire e andare così a cercare aiuto-

– Forse possiamo prendere l’esplosivo, utilizzato per far crollare i vecchi palazzi, dovevamo farlo stamattina era già tutto sistemato, venite- l’uomo li guidò verso il gruppo che ancora sotto shock stava piangendo i loro amici morti – Luc! – fece chiamando uno di loro – Dobbiamo prendere l’esplosivo per aprire il tunnel- gli spiegò velocemente

– Ok! Vi faccio vedere come arrivarci-.

Mentre Debby e James ascoltavano con attenzione le spiegazioni dell’uomo arrivò Andy che cominciò a parlottare con Lorna.

– Debby dobbiamo parlare- le disse poi facendola allontanare

– Che c’è? – domandò la ragazza intenta a preparare lo zaino con le armi

– Ho visto che Bruce ha mandato un numeroso gruppo di vampiri a proteggere la fine del tunnel-

– Ha capito quello che vogliamo fare, dobbiamo andare avanti noi e far saltare ogni cosa-

– So come arrivare all’esplosivo senza uscire fuori- disse James raggiungendoli – Dall’ospedale, questa è una città antica e i sotterranei dell’edificio sono rimasti quelli di una volta, comunicanti tra le strade, quindi basta percorrerli fino a raggiungere il punto dove c’è l’esplosivo-

– Ok! Andiamo- ordinò la ragazza – Mamma preparatevi e cominciate a percorrere il tunnel, noi arriveremo dai sotterranei dell’ospedale – poi avvicinandosi al sindaco disse – Dovete aspettare l’esplosione, solo allora iniziate a correre più velocemente possibile, noi vi terremo la strada libera-

– Io non vado con loro! – esordì Lorna

– Mamma tu sei l’unica che può guidarli, senza di te non hanno scampo- Debby lo disse con tono dolce, tentando di essere più convincente possibile

– So cosa vuoi fare e senza di me non potrai riuscirci! – le disse accarezzandole i capelli

– Dimentichi loro! – le rispose indicando i due ragazzi poco più in là – E poi ho l’arma segreta, Nina-

– Sai che rischi di non tornare più, se usi ancora tutto quel potere- gli occhi della donna si riempirono di lacrime, preoccupata per la sorte della figlia

– Mamma fidati ritornerò sempre da te! – l’abbracciò e senza perdere altro tempo insieme ai ragazzi si diresse verso l’ospedale.

La strada che Luc gli aveva segnato era molto dettagliata, poi James sembrava conoscere quei posti come le sue tasche, quindi per loro fu facile raggiungere il punto dove era ben depositato l’esplosivo.

– Dobbiamo salire ed entrare nel deposito- fece Debby

– Andy tu non puoi farlo, quindi ci vado io- propose James

– Certo come no! L’esperto in esplosivi si offre volontario- ribatté il ragazzo

– Sai che c’è, perché non vai tu! Voglio proprio gustarmela la scena di te che diventi un mucchietto di cenere-

– Fatto! – disse Debby rientrando con lo zaino pieno di panetti di esplosivo – Questo è il detonatore giusto? –

– Ma come hai…-

– Andiamo non perdiamo tempo- disse poi iniziando a correre mentre i due si guardarono stupefatti.

Percorsero tutto il tunnel di corsa fino a raggiungere il punto in cui si congiungeva con l’ospedale – Sono qui! – fece Andy fermandosi, non ebbe nemmeno il tempo di avvisarli che già si ritrovarono circondati da un gruppo di vampiri.

Cominciarono a lottare e quando tutti furono annientati ricominciarono la loro corsa, dovevano sbrigarsi e riaprire l’uscita del tunnel, altrimenti tutti i cittadini sopravvissuti sarebbero stati annientati.

Mentre correvano James notò che il colore degli occhi di Kate era mutato – Nina! – disse fermandosi

– Ciao… Ti sono mancata? – gli domandò la ragazza bloccandosi accanto a lui

– Ma da quanto tempo sei… qui? – James era impressionato con la velocità in cui la ragazza riuscisse a cambiare personalità

– Ragazzi! – li richiamò Andy – Andiamo non c’è tempo- i due ripresero a correre e molto velocemente raggiunsero l’uscita del tunnel

– Andy non è strano che non ci siano altri vampiri? – chiese James guardandosi intorno, mentre il ragazzo era intento a prendere tutto l’occorrente necessario a riaprire l’uscita, dallo zaino di Nina

– A quanto vedo qui c’è stata una festa- la ragazza lo disse mentre si guardava intorno, per niente sconvolta dalla scena che aveva davanti gli occhi

– Fatto! – disse Andy spostandosi – Dobbiamo solo farlo partire- ma mentre lo stava dicendo gli sbucò alle spalle un vampiro che gli fece cadere la piccola scatola nera dalle mani.

Ormai per loro combattere era diventato una routine, ad un tratto però James fu attaccato contemporaneamente da tre vampiri, lo avevano immobilizzato e quello che lo teneva ben fermo alle spalle lo morse sul collo.

Il ragazzo sentiva i denti penetrare, senza alcuna fatica, nella sua carne e dopo qualche secondo arrivò il dolore.

A quel punto il sangue che circolava nella sue vene veniva risucchiato, come la bibita da una cannuccia.

Cominciava a sentire le forze che lo abbandonavano e gli occhi automaticamente si chiusero fino a farlo rimanere privo di sensi.

Nina si accorse di quello che stava succedendo e senza perdere tempo, iniziò a pronunciare delle parole incomprensibili ad alta voce, poi i suoi occhi diventarono completamente bianchi e i tre vampiri che avevano sopraffatto James cominciarono ad urlare tenendosi la testa.

Quello che aveva morso il ragazzo, fu il primo ad esplodere, seguito dagli altri due, tutti i vampiri presenti avevano assistito alla scena e vedendo la fine toccata ai loro compagni scapparono alla velocità della luce.

– James! – lo chiamò Nina inginocchiandosi accanto a lui

– Io…- il ragazzo portò le dita della mano destra, dove poco prima il vampiro lo aveva morso e con suo enorme stupore non trovò nessuna ferita, era come se non fosse mai accaduto – Ma come hai fatto? – le domandò sorpreso di non trovare nemmeno una goccia di sangue

– Tranquillo l’ho rimesso al suo posto- rispose lei sorridendogli – Vieni dobbiamo allontanarci, Andy sta per fare i fuochi d’artificio-.

Il ragazzo la seguì senza dire nulla, ma non riusciva a smettere di guardarla, chiedendosi il perché si era data tanto da fare per salvarlo, dato che nemmeno lo conosceva.

Fu Andy ad interrompere i suoi pensieri arrivandogli alle spalle – Potente la ragazza! – gli disse scherzosamente.

Poi prendendo la scatola nera, necessaria a provocare l’esplosione, l’accese e senza tentennamenti spinse il pulsante, provocando un rumore assordante, seguito da una enorme nuvola di fumo.

James d’istinto chiuse gli occhi, ma quando li riaprì si ritrovò sotto una pioggia di pezzi di corpi che volavano ovunque, dilaniati dall’esplosione e schizzi di sangue dappertutto.

Quello spettacolo lo trovarono ad aspettarli anche i cittadini che sentendo il rumore dell’esplosione si avvicinarono all’uscita.

– Coprite gli occhi ai bambini! – urlò James passando in mezzo a loro

– Uscite di corsa e cercate di non guardare- continuava a suggerire preoccupandosi.

Quelli che purtroppo, avevano avuto la sfortuna di vedere quella scena da film horror, cominciarono a correre urlando, poi quando furono tutti fuori Lorna si avvicinò a Nina e le disse

– Ti prego stai attenta! –

– Questo è un messaggio per me o per Debby? –

– Per tutte e due- le rispose la donna guardandola diritta negli occhi diventati neri, dopodiché uscì senza voltarsi indietro.

– Cosa facciamo ora? – domandò Nina una volta ritornata nei tunnel sotto l’ospedale

– Dobbiamo uccidere Bruce- le rispose Andy

– Ma come? Debby aveva intenzione di bruciare ogni vampiro presente nella foresta- disse James preoccupato del fatto che la ragazza era ancora assente

– Bene! Allora è quello che faremo- Nina lo disse con tono deciso – Andy tu e James dovrete riuscire a prendere i bambini mentre io penserò a dare fuoco a tutto- fece poi guardando le facce dei due ragazzi perplessi

– Ma come li liberiamo i bambini? – domandò ancora James

– Ci penserò io- disse ancora Nina

– Bruce lo lasci a me! – fece Andy

– Come vuoi! – fu la risposta di Nina – Lo sai che usare tutto il potere di cui sono capace, potrebbe essere pericoloso anche per voi- disse poi la ragazza con tono serio

– Che vuol dire? – le chiese James

– Vuol dire che una volta liberati i bambini devi scomparire il più in fretta possibile, perché potrei non essere in grado di controllarmi-

– Allora troviamo un altro modo- propose il ragazzo preoccupato per le conseguenze

– Non c’è tempo questo è l’unico modo- gli disse Andy abbassando lo sguardo

– Non vorrai permetterle di farlo? – domandò James stupito dal suo comportamento

– Non capisci che per uscire da qui e salvare quei bambini compresa tua sorella, questo è l’unico modo! – con quella risposta Andy chiuse il discorso e voltandogli le spalle lo lasciò impietrito e impaurito per quello che avrebbero dovuto fare appena sarebbe arrivato il buio.

Stavano finendo di preparare le loro cose quando sentirono un rumore provenire dal tunnel

– Cosa è stato? – domandò James

– Stanno facendo esplodere i sotterranei- Disse Andy – dobbiamo andar via di qui- urlò mentre aspettava che Nina e James salissero per primi in superficie.

Per fortuna era pomeriggio inoltrato e il sole cominciava a tramontare, Andy però era costretto a passare nelle parti più riparate dai raggi del sole, mentre Nina e James si dirigevano verso il bosco.

– Dov’è Andy? – le domandò il ragazzo quando furono nascosti tra gli alberi

– Vedrai che arriva- Gli rispose Nina con tono pacato

– E se fosse stato catturato o peggio, se il sole l’avesse polverizzato- James sembrava spaventato per l’assenza del vampiro, l’unico capace di tenere testa a Bruce e a Nina

– Tranquillo! – disse una voce proveniente dagli alberi – Sono ancora tra di voi- fece poi comparendo davanti a loro.

Senza perdere altro tempo, cominciarono a camminare verso la parte nord del bosco dove Bruce li stava aspettando.

– Dove sono? – urlava l’uomo in faccia ai suoi fedeli- Se avete ucciso la strega ve ne pentirete- disse ancora andando su e giù.

Bruce uno dei più antichi e pericolosi vampiri esistenti, esteticamente sembrava un uomo tranquillo, capelli corti, occhi verdi e un fisico perfetto, per uno della sua età ad incontrarlo per la strada magari ti volteresti a guardarlo.

In realtà è un vampiro folle, disperato per la perdita della donna che ha amato, tanto da non volersi rassegnare.

Solitamente, i vampiri, hanno i loro impulsi portati all’eccesso, quindi anche quello di attrazione o amore per un’altra persone è all’estremo.

Mentre lui aspettava, i suoi fedeli seguaci avevano sistemato tutti i bambini appesi agli alberi e la sorella di James, Heather, era trattenuta accanto al corpo di Pamela.

Stranamente era ben conservato, lo stesso di quindici anni prima come fosse stato congelato, Nina era stupita di ritrovarlo in perfette condizioni, si era immaginata di dover far rivivere una mummia.

Fece un giro intorno a Bruce, dove tutto era pronto per il rito e trovò un punto da utilizzare come fuga.

– STREGA! – urlò l’uomo spazientito

– Eccomi- fece lei uscendo dall’oscurità – Ho saputo che mi cercavi-

– Non fare dello spirito, comincia con il rito, altrimenti uccido tutti gli abitanti della città- la minacciò Bruce guardandola da lontano

– Io non credo tu possa farlo, li ho fatti fuggire prima di venire qui- ribatté Nina sicura di quello che stava dicendo

– Davvero! – tuonò Bruce – Allora questi chi sono? – a quel punto un gruppo di vampiri spinse di fronte a lei i cittadini che poco prima aveva aiutato a fuggire

– Andy ma come hanno fatto? – domandò James mentre osservava tutto di nascosto

– Non lo so, ma questo non cambia il piano- rispose lui con tono deciso

– Ma come faremo a liberarli tutti? –

– Dobbiamo riuscirci- lo azzittì Andy ritornando a guardare quello che succedeva, tra Nina e Bruce.

La ragazza guardava tutte quelle persone terrorizzate per la situazione in cui erano capitati i bambini appesi a testa in giù pronti ad essere sacrificati.

A lei non importava di dare a quel matto quello che voleva, ma sapeva di non poterlo fare, altrimenti, Debby le avrebbe impedito di riemergere, quindi si preparò a portare a termine il piano che avevano studiato prima.

– Come hai fatto a mantenere il suo corpo così bene? – gli domandò curiosa mentre si avvicinava alla donna

– In realtà non lo so! E’ rimasto così da quindici anni- rispose Bruce cercando di non perderla di vista – Allora cominciamo-

– Come vuoi- rispose Nina – Prima però fai liberare quei bambini o moriranno-

– Che cosa? – disse Bruce – Sono privi di sensi, pronti ad essere sacrificati-

– Non servono! – rispose la ragazza avvicinandosi al corpo di Pamela

– Non ti credo…-

– Peggio per te! O liberi i bambini o lei… diventerà cenere- gli disse Nina rivolgendo il suo sguardo verso Pamela

– Aspetta! – la fermò Bruce – Portateli a terra- ordinò poi aspettando che il suo ordine fosse eseguito – Contenta- disse alla fine

– Per adesso! – rispose Nina cominciando a concentrarsi per il rito.

Intanto, i due ragazzi si erano avvicinati il più possibile cominciando ad uccidere, uno ad uno i vampiri vicino ai bambini privi di sensi.

Il tutto mentre Nina, sotto gli occhi di Bruce, cominciò a pronunciare le parole necessarie a compiere il rito, dopo qualche minuto il suo corpo e quello di Pamela si alzarono rimanendo sospesi nel vuoto.

Bruce era talmente intento ad osservare il suo operato da non rendersi conto della sparizione dei bambini.

Non passò invece inosservato a gli occhi dei cittadini prigionieri e degli altri vampiri che notando James gli andarono contro.

A quel punto Andy corse in suo aiuto e Bruce, percependo i loro movimenti, capì quello che stava succedendo – Fermateli! – ordinò ai suoi seguaci che erano sotto al suo comando, mentre lui rimaneva ad osservare l’operato di Nina.

Lorna non staccò gli occhi dalla figlia, sospesa per aria che volteggiava insieme al corpo di Pamela, vedeva aumentare sempre di più la velocità, fino a quando non si formò intorno a loro, una specie di tornado che le ricoprì completamente.

Mentre tutti erano intenti ad osservare Nina, cominciarono a divampare le fiamme a quel punto Andy capì che era il momenti di far scappare tutti.

Dopo aver liberato i cittadini e la sorella di James disse loro – Aiutatelo con i bambini, Lorna portali fuori da questo inferno! –

– No! Io rimango qui, nessuna delle due ha mai usato tutto questo potere, non sappiamo cosa può succedere-

– Lorna! – le urlò Andy prendendola per le spalle – Devi andare via di qui- le intimò mentre la sorella di James si avvicinava a lei e la trascinava

– Heather- le disse il fratello abbracciandola – Per fortuna sei viva- poi prendendo Lorna che piangeva guardando la figlia, le disse – Andiamo non c’è tempo-.

Andy intanto si avvicinò a Bruce che sentendolo arrivare alle sue spalle si voltò – Ancora tu! – gli disse riconoscendolo

– Gia! Come vedi sono un tipo tosto- rispose lui

– Questa volta però non riuscirai a fermarmi-

– Lo vedremo…- fece Andy saltandogli addosso.

I due cominciarono a lottare ad ogni colpo Andy volava come una pallina, la forza di Bruce era cento volte superiore alla sua, ma lui non si arrendeva.

Intanto Nina sentiva le forza affievolirsi, così prima di perderle completamente ridusse in polvere il corpo di Pamela, poi ricadde priva di sensi con una potenza ed una forza tale da provocare una fossa enorme nel terreno.

A quel punto Bruce lasciò Andy e si voltò per vedere cosa era successo, il ragazzo, approfittando di quel momento di distrazione, gli conficcò un pugno nel petto e lo ritirò fuori con il cuore del vampiro tra le mani.

Finalmente sconfitto Bruce cadde all’indietro e Andy con un paletto infuocato lo bruciò riducendolo in cenere.

Preoccupato andò a vedere dove era Nina e raggiunta la fossa in cui era caduta, si rese conto della reale profondità.

Senza pensarci si buttò dentro preoccupato per sorte della ragazza.

Quando raggiunse il fondo, vide finalmente il corpo inerme e privo di sensi della ragazza.

– Nina! – le disse guardandola completamente inerme – Ti prego apri gli occhi…- fece prendendole la testa e accarezzandole i lunghi capelli biondi.

Purtroppo il cuore della ragazza era debole e lui era davvero terrorizzato all’idea di perderla.

In quell’istante gli ritornò in mente il giorno in cui era scappato, quando Debby gli aveva chiesto di trasformarla.

La guardava con la disperazione negli occhi e finalmente, adesso comprendeva la follia di Bruce.

Sapeva bene che rischiava di perdere l’amore della sua vita, nonostante ciò non avrebbe mai ceduto alla tentazione di trasformarla in un vampiro, più tosto si sarebbe ucciso, per non dover vivere in mondo dove lei non ci sarebbe stata.

Mentre stava pensando a come comportarsi lei aprì gli occhi – Ehi! – gli disse ricambiando il suo sguardo

– Debby…- fece lui notando l’azzurro delle sue pupille

– Sì! – rispose lei abbracciandolo – Sono io- gli disse ancora guardandolo negli occhi.

Andy la baciò con passione, era felice di rivederla viva e quel bacio era come una liberazione.

– Ti amo Andy! – gli disse lei, ricambiando il suo bacio con lo stesso ardore

– Lo so! – le rispose il ragazzo – Sei pronta? – le domandò poi continuando a guardare i suoi occhi

– Sì! – fece Debby alzandosi in piedi.

Andy allora, le si mise davanti e abbracciandola forte con un salto la portò fuori dalla fossa.

Il contatto tra i loro corpi sprigionava energia e sentire le braccia di lui cingerle la vita, le riportò alla mente i momenti di passione che Andy era stato capace di regalarle.

Usciti fuori dalla fossa trovarono ad attenderli James e Lorna che appena li videro corsero ad abbracciarli – Debby come stai? – le disse il ragazzo

– Bene è tutto a posto! Mamma voglio andare via da questo posto- fece poi rivolgendosi alla donna che l’abbracciava calorosamente.

Passò una settimana e tutti i network più importanti, raccontavano dell’orribile fatto accaduto nella cittadina di Sheffilld.

Sequestrata da una setta che aveva ucciso persone innocenti, tra cui molti bambini, per uno rito di cui nessuno ne capisce bene il motivo.

– Ciao! – disse Debby arrivando alle spalle di James che l’aspettava seduto al tavolo del ristorante

– Finalmente…- il ragazzo era nervoso, quello era il suo primo appuntamento dopo tanto tempo e non voleva sbagliare niente

– Scusa per il ritardo, ma ho passato l’ultima mezz’ora a cercare di convincere mia madre a lasciare quel posto-

– Scommetto che ha detto no! –

– Tu come fai a saperlo? –

– E’ stata la stessa risposta di mia sorella-

– A proposito come sta? –

– Bene, allora… cosa hai fatto questa settimana senza di me-

– In realtà niente mi sono riposata e… tu? –

– Io mi sono licenziato! – fece di colpo lui

– Davvero-

– Sì! Ho deciso che la vita è troppo breve ed io voglio cercare di realizzare il mio sogno e scrivere un Best Seller-

– Che bello! Sono felice per te- Debby gli sfiorò la mano sentendo il calore della sua pelle, mai provato quando toccava Andy

– E di Andy…hai notizie? – era grato al vampiro per aver salvato la sua vita e quella di tutti gli altri innocenti, ma era comunque geloso del rapporto che c’era tra lui e Debby

– No! Ma vedrai che compare, se serve-.

Il loro appuntamento trascorse molto velocemente e i due passarono tutto il tempo a parlare di cose stupide e banali, come fanno di solito le persone normali.

 

 

 

Over The Life Tredicesima Puntata

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Romanzo

Di Caterina Costa

 

Tredicesima Puntata – Niente è come sembra

 

Eva raggiunse il villaggio successivo in un secondo, avrebbe tanto voluto proseguire il suo cammino e distanziare Lucas, costretto da Heather a tenere un passo normale, ma non lo fece.

Appena arrivata notò un uomo disteso per terra privo di conoscenza, si avvicinò a lui per controllare se era ancora vivo e se poteva aiutarlo.

Più che un uomo sembrava un ragazzo, aveva all’incirca l’età di Lucas e ad una prima occhiata si accorse che aveva una ferita alla testa e che forse stato colpito alle spalle.

Dalla qualità degli abiti che indossava si capiva che era benestante forse un nobile, aggredito e derubato.

Eva gli alzò la testa e mettendogli un orecchio sul petto cercò di sentire se il suo cuore batteva ancora.

A quel punto il ragazzo si svegliò e la spinse lontana da sé credendo che lei volesse derubarlo.

– Signore, si sente bene? – gli domandò mantenendosi a distanza – Ha bisogno di un dottore, se mi dice dove trovarlo l’accompagno -.

Il ragazzo si toccò la testa nel punto doveva aveva la ferita

– Qualcuno mi ha colpito alle spalle –

– Sì! Ha bisogno d’aiuto– fece Eva

– Grazie! – rispose lui appoggiandosi alla ragazza – Le chiedo scusa per prima, credevo fosse uno… lasciamo stare –

– Uno di quelli che l’’ha derubata – suggerì Eva mentre lo aiutava ad alzarsi

– Già! – la guardava sconcertato, non gli era mai capitato di vedere una donna indossare abiti maschili, tanto più una di straordinaria bellezza come lo era la sconosciuta che lo stava aiutato.

– Mi perdoni… il colpo in testa mi ha fatto dimenticare le buone maniere, io sono il duca Dylan Less con chi ho il piacere di parlare? –

– Io mi chiamo Eva Lontaire – rispose lei sorridendo per i suoi modi garbati del ragazzo

– Signorina Lontaire sono onorato di fare la sua conoscenza –

– Vuole che l’accompagni dal dottore? –

– No! Basterà la mia domestica a curare la ferita, per quanto riguarda il mio orgoglio quello sarà difficile da risanare -.

Nonostante il mal di testa fosse insopportabile, Dylan rimase colpito dall’atteggiamento della ragazza, non gli capitava spesso di incontrarne una bella come Eva andare in giro da sola a quell’ora di notte.

– Lei non é di queste parti? – le chiese lui incuriosito e affascinato

– In effetti sono appena arrivata –

– Non mi dica che sono io la prima persona del paese con cui parla? –

– Temo proprio di sì! – Eva sorrise doveva essere davvero umiliante per uno come lui essere soccorso da una ragazzina dopo essere stato rapinato

– Ora posso anche sprofondare dalla vergogna – ribatté lui abbassando il capo, non capiva come mai quello scricciolo così esile non aveva paura.

Eva lo guardava rialzarsi e dovette resistere alla tentazione di aiutarlo, si era resa conto che dalla ferita fuoriusciva del sangue, non voleva rischiare più di tanto avvicinandosi troppo.

– Mi permetta di offrirle ospitalità – disse lui avvicinandosi notando il suo sguardo fuggente – Che c’è non si fida di me? – le chiese Dylan stupito da quel suo repentino cambiamento

– No è solo che non sopporto la vista del sangue! – rispose lei voltandogli le spalle.

Dylan era ancora stordito dalla botta ricevuta e non si era reso conto di avere i vestiti sporchi di sangue colato dalla ferita.

– Strano… una ragazza che va in giro da sola fino all’alba, ha paura di qualche goccia di sangue? – la stuzzicò lui cercando di convincerla ad accettare la sua proposta

– Io comunque adesso devo andare, ci incontriamo in giro magari… – Eva stava per sparire nella notte quando Dylan l’afferrò per un braccio

– Ma non ha detto di essere appena arrivata? –

– Sì! Ma…-

– Allora mi permetta di aiutarla, venga a stare da me almeno fino a domattina-

– Non saprei– Eva era molto dubbiosa non conosceva quel ragazzo anche se il suo bell’aspetto la spingeva a fidarsi di lui, aveva però paura di non riuscire a nascondersi per il giorno seguente, decise quindi di scappare – Guardi c’è qualcuno, possiamo chiedere aiuto! –

– Dove? – Dylan si voltò solo il tempo necessario ad accorgersi che dietro di lui non c’era nessuno, ma quell’attimo diede l’occasione ad Eva di sparire nella notte.

Lucas, nel frattempo, camminava a passo normale rallentato da Heather che sembrava lo facesse di proposito di fermarsi ogni secondo con la scusa del mal di piedi.

– Tra poco si alzerà il sole – le disse mentre lei si era seduta e teneva un piede tra le mani cercando di massaggiarlo

– Io sono troppo stanca, ho fame non riuscirei a fare un altro passo, ti prego fermiamoci da qualche parte e ripartiamo domani sera –

– Non se ne parla Eva ha già molto vantaggio rispetto a noi dobbiamo continuare. Rimettiti le scarpe – il tono autoritario usato dal Lucas nella seconda parte della frase le fece raggelare il sangue

– Ma io…- Heather tentò di iniziare a parlare, ma lui guardandola le ribadì

– Rimettiti le scarpe! – il tono questa volta non ammetteva nessun tipo di replica, Heather a quel punto obbedì

– Vieni! – fece poi Lucas porgendole la mano, lei con obbedienza eseguì, appena fu in piedi Lucas se la caricò sulle spalle e le disse – Tieniti ben stretta e chiudi gli occhi –.

Heather fece quello che le era stato ordinato e appena chiuse gli occhi Lucas cominciò a correre.

Lei poteva sentire l’aria fresca che le sbatteva in viso, si abbracciò il più possibile al ragazzo tanto da percepire quanto fosse gelido il suo corpo, era come aggrapparsi ad un pezzo di ghiaccio, Heather si chiese come mai.

Dopo nemmeno pochi minuti di corsa Lucas rallentò ed entrò alle porte del villaggio camminando normalmente a quel punto Heather riaprì gli occhi e vide che avevano già raggiunto la loro destinazione.

– Non capisco come mai non ci ho pensato prima! – si disse tra sé Lucas rammaricato di aver perso tutto quel tempo dando così più vantaggio ad Eva.

– Ma come hai fatto? – chiese Heather ancora più curiosa di saperne di più sulle capacità del ragazzo

– Un’altra volta te lo spiego, ora devo trovare Eva – stava per riprendere la velocità dopo aver sistemato la ragazza quando lei gli disse

– Aspetta! – non sapeva come, ma era riuscita a bloccarlo prima che lui si volatilizzasse nel buio

– Tra qualche ora sarà di nuovo giorno, se non ricordo male, non potete essere sfiorati dai raggi del sole –

– Lo so bene, per questo non posso perdere tempo, se lei non è qui io devo saperlo ora, così domani possiamo riprendere il cammino –

– Ma cosa pensi di fare, girare tutte le case del villaggio e chiedere di lei, se poi, come è molto probabile, si stesse nascondendo dalla luce del sole, tu come farai a trovarla? -.

Lucas rimase fermo, non si mosse di un passo, forse Heather aveva ragione, se Eva era stata lì solo di passaggio probabilmente nessuno l’aveva notata, per scoprirlo però doveva parlare con le persone.

– Va bene, vieni conosco un posto dove ci possiamo riposare – disse alla fine sconfitto.

Eva si era rifugiata dietro un cumulo di case dove ce n’era una abbandonata, non sapeva se fosse abbastanza sicura ma non aveva il tempo di trovare un altro posto, non conosceva quei dintorni quindi non le sembrava il caso di andare in cerca di un rifugio più sicuro.

Mentre si era distesa su uno dei pagliericci di sicuro usato come letto dalla famiglia che l’aveva preceduta, cercò d’ immaginare cosa stessero facendo Lucas e Heather in quell’istante, dato che erano rimasti da soli avevano avuto di sicuro il tempo di sfogare la loro passione reciproca.

Rivedeva nella sua testa quel bacio appassionato tra i due, si sentiva morire immaginando i loro corpi che si sfiorano.

Ad un tratto si sovrappose il volto di Dylan, più precisamente del duca Less, molto diverso da Lucas, molto più educato e signorile, anche fisicamente i due erano l’opposto.

Dylan era biondo con occhi nocciola e con dei lineamenti più marcati, per alcuni versi molto meno gentili di quelli di Lucas.

Eva si ritrovò persa nei suoi pensieri ad elencare le caratteristiche dell’uno e dell’altro finché il sonno non prese il sopravvento.

Dall’altro lato del villaggio ricoperto dagli alberi Lucas invece non riusciva a darsi pace al pensiero di Eva sola per la prima volta dopo la trasformazione.

Si preoccupava perché, aveva paura che lei non fosse abbastanza pronta a procurarsi il riparo più adeguato a proteggersi dalla luce del sole.

Si voltò verso Heather crollata per la stanchezza non riuscendo a perdonarsi di essersi lasciato trasportare dal suo istinto, forse per quel breve momento di cedimento aveva perso Eva per l’eternità.

Il giorno seguente fu splendido per Lucas perché il cielo era completamente scoperto e i raggi del sole non riuscivano ad oltrepassare le nuvole, lui era così felice da non stare più nella pelle, aveva tutto il tempo di controllare se Eva si trovava ancora al villaggio o aveva proseguito il suo cammino, poteva recuperare così gran parte del suo svantaggio.

– Lucas dove vai? – gli domandò Heather ancora insonnolita

– Vado a cercare Eva-

– Ma è ancora giorno– la ragazza si stupiva del fatto che lui rischiasse di uscire a quell’ora del giorno, nonostante fosse pericoloso

– Lo so! Ma è tutto coperto presto pioverà e secondo me durerà per tutto il giorno – Lucas non le disse altro, si affrettò solo ad uscire dal rifugio ansioso di cominciare a girovagare per il villaggio.

A quell’ora il villaggio era popolato dai mercanti e dalla servitù dei nobili, indaffarati a fare la spesa per i loro padroni, per non parlare dei ragazzini che gironzolavano per le strade del mercato rubando la frutta sui banchi dei venditori.

Lucas adorava rivivere quei momenti e quando poteva approfittarne non si lasciava mai sfuggire l’occasione di frequentare quelle persone normali che gli ricordavano tanto quando c’era ancora suo fratello Mark e insieme vivevano a pieno la loro vita spensierata.

Decise però di darsi da fare a cercare Eva, evitando così di perdersi nei suoi ricordi dolorosi.

Cominciò a camminare tra le bancarelle dei mercanti, se aveva fortuna forse lei sarebbe uscita allo scoperto, approfittando del tempo buio.

Eva aprì gli occhi sentendo l’odore della pioggia, non ebbe nemmeno il tempo di spostarsi che dopo qualche secondo l’acqua cominciò a caderle addosso, il tetto era così decrepito da risultare inutile, per fortuna quella giornata era cupa e piovosa, altrimenti non avrebbe avuto nessuna possibilità di salvarsi dalla luce del sole.

Rimase comunque immobile, le piaceva la sensazione che le dava l’acqua quando toccava il suo corpo.

Capì che grazie al tempo cupo poteva uscire e girare liberamente per le vie del villaggio cercando di mescolarsi tra le persone normali anche solo per un unico giorno.

Aveva appena cominciato a percorrere la strada del mercato piena di gente e di bancarelle che si sentì chiamare da dietro le spalle, aveva subito riconosciuto la voce, era quella del duca Less.

– Signorina Lontaire! Signorina Lontaire! – urlava il ragazzo cercando di attirare la sua attenzione

– Duca Less, non credevo che lei frequentasse il villaggio a quest’ora! – gli disse lei perplessa ritrovandoselo davanti

– A dire il vero la stavo cercando, immaginavo non avesse un posto dove stare e volevo offrirle il mio aiuto! – Dylan la guardava completamente fradicia trovandola ancora più bella di quanto la ricordasse

– Non doveva disturbarsi – fece lei percependo distintamente i suoi pensieri

– Non è vero, la prego di accettare il mio aiuto – disse con insistenza il ragazzo fermo davanti a lei sotto la pioggia battente – Capisco quanto sia sconveniente accettare l’invito che le ho fatto di ospitarla a casa mia. Se permette mi vorrei scusare per essere stato così sfacciato, per questo per sdebitarmi voglio offrirle una stanza alla taverna-.

Eva lo guardava stupita, colpita dal suo modo di fare e dalla sua bellezza.

Decise di accettare l’offerta del duca che rischiava di prendersi una polmonite solo perché lei non accettava il suo aiuto – Va bene… Ma solo per un giorno– disse lei con tono deciso perdendosi negli occhi di Dylan

– Come vuole! – rispose lui felice di averla convinta, sperando di aver guadagnato del tempo da passare insieme.

Il duca da vero gentiluomo fece strada e dopo averla accompagnata in stanza, la lasciò promettendole che sarebbe ritornato il più presto possibile.

Lucas aveva vagato in mezzo alla gente fino a quando non era arrivata la pioggia poi per riparasi decise di entrare in una taverna e chiedere se avevano visto Eva.

– Ti porto da bere? – le disse subito una donna dai lunghi capelli neri, appena Lucas si avvicinò al bancone

– Sì grazie! – rispose lui osservandola

– Tu non sei di queste parti, vero? – disse lei mettendogli davanti un bicchiere e riempiendolo con del liquido giallo

– No! Sono solo di passaggio a dire la verità sto cercando una mia amica– Lucas sapeva bene che se voleva informazioni doveva chiedere alle persone giuste e i barristi facevano parte di quella categoria

– E…come si chiama la tua amica? – la donna, in realtà, sembrava distratta dalle faccende comunque gli diede ascolto

– Eva… magra con capelli lunghi e neri – disse lui guardandosi in giro.

A quella descrizione la donna si fermò appoggiando le mani sul bancone – Non mi pare di aver visto nessuno che somigli alla tua amica da queste parti! – rispose llei riprendendo le sue faccende

– Grazie lo stesso… –

– Ehi… Tu! – urlò poi di colpo rivolgendosi all’uomo appena entrato nella taverna – Mi ha detto mio marito che hai preso una stanza, a cosa ti serve? –

– Non ti preoccupare non la occuperò per molto tempo! – rispose l’uomo con tono sgarbato

– Lo immaginavo, qui comunque si paga in anticipo –

– Tieni! – le disse l’uomo buttando sul bancone un cumulo di monete che risuonarono toccando il legno – Questi dovrebbero bastare a pagare per questa bettola! –

– Non voglio più vederti qui, adesso vattene– le rispose la donna senza paura

– Come madame desidera! – rispose l’uomo scomparendo per le scale

– Un tipo simpatico – disse Lucas notando quanto fosse ingannevole l’apparenza

– Già! Ha l’aria di un ragazzo tanto a modo, infatti, dall’aspetto non diresti che è un farabutto –

– A dire la verità, in vita mia ho incontrato persone nobili come lui, con la sua stessa gentilezza -.

La donna scoppiò a ridere – Nobili! – fece poi – Ti sbagli caro, quello non è per niente un nobile –

– Ma dai vestiti e dall’aspetto curato sembra uno di loro, per quale motivo si finge chi non è? –

– Per abbindolare le ragazze ingenue, gli fa credere di essere ricco e innamorato di loro, dopodiché le rinchiude nella villa e le vende al migliore offerente –

– Un protettore con una villa? –

– E’ riuscito ad abbindolare una ricca duchessa che lo ha sposato, dopo qualche mese la donna è sparita nel nulla e lui si è impossessato di ogni cosa – la locandiera conosceva bene quel ragazzo dall’ingannevole aspetto, gli aveva visto rovinare molte giovani ragazze facendole cadere nella sua rete, perdendo così la loro libertà.

– Bel tipo! – fece Lucas dispiaciuto per le poverette che cadevano nella sua trappola

– Lo puoi dire forte il duca Less e un diavolo travestito da gentiluomo -.

Eva intanto si era tolta i vestiti fradici e si era coperta con il lenzuolo, si stava passando le mani tra i lunghi capelli cercando di farli asciugare quando la porta si spalancò.

– Oh che visione! – fece subito Dylan – Vi chiedo scusa, per la fretta di farvi avere dei vestiti asciutti, io… non ho bussato prima di entrare! –

– Me ne sono accorata – in realtà Eva aveva sentito il rumore dei passi e si era sistemata in modo da essere coperta

– Spero vogliate perdonare la mia brusca intrusione – le disse il ragazzo abbassando lo sguardo e porgendole i vestiti

– Posso chiedervi come li avete avuti? –

– Li ho presi al mercato, spero solo di aver indovinato la giusta taglia – chiarì il ragazzo che le aveva voltato le spalle per permetterle di vestirsi

– Devo dire che avete occhio! Ora potete voltarvi -.

Il ragazzo si voltò lentamente e alla fine fu compiaciuto di aver saputo scegliere

– Siete… davvero bella! –

– Grazie duca! – rispose sorridendo Eva accennando un inchino

– Ha smesso di piovere che ne dite di andare a mangiare qualcosa? – propose Dylan prendendola sotto braccio, Eva era talmente colpita dal suo modo di fare che non rispose, si limitò solo a seguirlo anche se sapeva bene di non poter mangiare nulla di quello che lui gli avrebbe offerto.

Lasciarono la taverna sotto gli occhi sbalorditi dei presenti, passeggiarono per tutto il villaggio ed Eva si sentiva così bene che per un attimo aveva dimenticato Lucas ed Heather.

Pensava solo a godersi quella giornata in compagnia di un vero gentiluomo, in mezzo a persone normali e per bene.

Dylan la portava ovunque fiero di mostrarla a tutti, come se ci tenesse a far sapere di essere in compagnia della ragazza più bella di tutto il villaggio.

Imprevisti D’Amore Quarta Puntata

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Romanzo

Di Caterina Costa

Quarta Puntata

 

Monica era da sola nell’appartamento e mentre sorseggiava il vino non poteva fare a meno di pensare a Fabio che non le aveva telefonato.

Il fatto di sapere Altea era a pochi passi da lui, la rendeva terribilmente gelosa, per questo aveva mandato Serena con loro.

All’inizio della loro storia, aveva l’impressione di essere un ripiego o peggio ancora di essere il mezzo, usato da Fabio, solo per poter arrivare alla sua amica.

Poi però con il tempo si era convinta del fatto che quel magnifico ragazzo, ci tenesse davvero a lei.

Le cose cambiarono, completamente prospettiva quando aveva scoperto che il suo attuale fidanzato aveva una relazione con il suo capo.

A quel punto per Fabio fu molto più difficile convincerla di essere innamorato di le e anche se la sua intenzione di lasciarlo era la cosa più giusta da fare, purtroppo non ne fu capace.

Aveva anche tentato di frequentare altri ragazzi, ma nessuno reggeva il paragone con lui e questo, le aveva fatto capire di essersi perdutamente innamorata.

Stava sorseggiando il vino quando ad un tratto bussarono alla porta, Monica si alzò e la aprì “Lei?” fece stupita di ritrovarsi davanti Andrea Rametti, l’imprenditore che alla festa organizzata dalla sua redazione si stava intrattenendo, in modo poco ortodosso, con Serena

“Buona sera io sono…” fece lui riconoscendo la terza inquilina dell’appartamento, era così informato perché aveva fatto prendere informazioni su ognuna di loro

“Io so chi è lei!” gli disse Monica interrompendo la frase con un tono brusco “Quello che non capisco è cosa vuole?”

“Ho bisogno di parlare con Serena”

“Come?” fece ancora più stupita lei, intuendo che i due avevano ripreso e forse terminato il loro incontro, interrotto in malo modo da Altea

“Ascolti signorina Stelli, io e Serena abbiamo parlato dopo quella sera e… abbiamo chiarito ogni cosa… eravamo rimasti d’accordo di incontrarci a cena. Questo però succedeva due giorni fa, adesso lei è sparita e non mi risponde al telefono, sa dirmi dov’è? Se sta bene?”.

Monica lo guardava a bocca aperta, il grande imprenditore era lì davanti a lei a piagnucolare perché non riusciva a rintracciare una delle sue tante amanti, con il quale ammazzare il tempo.

“Tanto per cominciare… se Serena non le risponde al telefono e non si fa vedere ad un appuntamento, avrà di sicuro degli ottimi motivi per farlo. Comunque stia tranquillo, conoscendo la mia amica sono sicura che… prima o poi sarà lei a contattarla e a spiegarle il perché del suo comportamento!”

“Quindi non è qui?” le chiese l’uomo guardandola diritta negli occhi

“Cos’è… vuole entrare e fare una perquisizione” ribatté Monica

“No! assolutamente e… solo che mi ero preoccupato” rispose l’uomo consapevole di aver fatto una figuraccia

“Facciamo così quando Serena rientra le dico che lei la cerca”

“Ok! Grazie… ma… quando rientra più o meno…”

“Buona notte signor Rametti!” fece Monica congedandolo bruscamente e richiudendo la porta alle sue spalle.

Nuovamente da sola prese il cellulare e telefonò all’amica “Pronto Monica!” disse subito la ragazza

“Ciao… volevo solo sapere quello che stai combinando?” le domandò senza giri di parole

“Io… non… capisco”

“E’ appena stato qui un certo signor Rametti, pensa era convinto che tu gli avessi dato buca ad un appuntamento… non è folle?” la ragazza aspettava che l’amica le desse una risposta invece, ottenne solo il silenzio “Serena!”

“Ascoltami! Io non ho nessuna intenzione di giustificarmi per le mie azioni, quando rientro mi metto in contatto con lui e risolverò ogni cosa” le rispose cercando di non farle capire il forte imbarazzo che provava al solo pensiero di quello che era successo tra lei ed Andrea

“Come vuoi! In fondo sei abbastanza grande per scegliere di vivere la tua vita come meglio credi. Cambiando argomento, lì come procede?” Monica cercava di apparire poco interessata e di chiedere notizie così tanto per parlare

“Questa mattina ci sono state le prime scintille!”

“In… che senso?”

“Nel senso che Altea e Fabio, come era prevedibile si sono come posso dire… stuzzicati a vicenda, si penso sia il termine giusto”

“E… come è andata a finire?”

“Che tutte le persone dello staff non sapevano che cosa fare” le disse Serena senza scendere in particolari

“O capito! Spero che le cose domani vadano meglio” fece Monica con poca convinzione

“Lo spero! E se… Andr… il signor Rametti si ripresenta digli che lo chiamo al più presto”

“Va bene!”.

Quando chiuse il telefono, Monica, cominciò a chiedersi per quale motivo Fabio non l’avesse chiamata, in testa le frullavano le parole di Serena e aveva una gran voglia di chiamare Altea e chiederle maggiori dettagli ma, aveva paura di strafare e non poteva permetterselo.

Il mattino seguente Serena venne svegliata da qualcuno che bussava con molta insistenza alla porta “Arrivo!” disse con gli occhi chiusi “Ma chi è?”

“Buon giorno!” le disse un ragazzo molto bello, mentre spingeva il carrello stracolmo di roba da mangiare

“Aspetti! Io… non ho ordinato nulla!” tentava di dirgli mentre lui le porgeva la ricevuta da firmare

“Ma sulla ricevuta c’è scritto questo numero di stanza” le rispose guardandola con un sorriso malizioso, pensando dentro di sé quanto fosse bella quella ragazza

“Non so cosa dirle…” rispose lei sentendosi in imbarazzo sotto i suoi insistenti sguardi

“Mi scusi non volevo svegliarla”

“Non importa e solo che non l’ho ordinata io”

“Ok!” rispose il ragazzo mentre si avvicinava alla porta con il carrello “Posso farle una domanda?”

“Certo!”

“Lei è una delle modelle?”

“Perché me lo chiede?”

“Così…”

“No! sono l’assistente della fotografa”

“Ecco la mia colazione…” fece Altea entrando nella stanza e prendendo un cornetto dal carrello “Ho una fame… dove firmo?”

“Qui!” le disse il ragazzo mentre le porgeva la ricevuta

“Grazie e questo è per te!” terminò la frase prendendo dei soldi dalla borsa e porgendoglieli

“Grazie! E… se vi serve qualcosa io sono Alessio” disse poi guardandole incantato

“Ma dove sei stata?” le chiese Serena, una volta sole, sedendosi accanto

“Ho passato la notte più bella della mia vita” rispose Altea mentre sorseggiava il caffè

“Che cosa?”

“Ho trovato quello che mi mancava, finalmente ho la possibilità di lasciarmi andare senza preoccuparmi delle conseguenze”

“Ma di cosa stai parlando? Con chi eri stanotte?”

“Con Fabio!” rispose la ragazza felice come non mai “E’ stato… fantastico!”

“Ma come non eri sicura di odiarlo e di amare Riccardo” Serena cercava di ragionare ad alta voce, sperando di farla ritornare con i piedi per terra

“Lo so! Sembro matta ma… ti assicuro che lo amo… così appassionatamente da chiedermi se è tutto vero”

“Sei sicura di quello che dici, ti ricordo che si tratta di Fabio” Serena era esterrefatta, non riconosceva l’Atea di sempre, sperava solo di non vederla soffrire.

Una volta sul set le cose tra Altea e Fabio sembravano appianate, c’era un tale feeling tra loro da lasciare gli addetti a bocca aperta, non sembravano le stesse persone del giorno prima.

Tutti, si erano resi conto che i due, non facevano che scambiarsi occhiate maliziose.

“Che diavolo c’è nell’aria!” sbottò seduta da sola al tavolo del ristorante

“Si sente bene?” disse una voce alle sue spalle

“Tu sei…”

“Alessio!”

“Ciao… ti sembrerò pazza ma vorrei farti una domanda”

“Dimmi!”

“Sai se qui di solito sparano qualche tipo di allucinogeno nell’aria?”

“Questa è Rimini, qui ovunque l’aria esprime passione e sensualità” rispose lui sedendosi di fronte “Ti senti in vena di fare cose folli?”

“Non è per me è la mia amica, dice di essere pazzamente innamorata di uno che qualche ora prima odiava” si fermò stupita di se stessa “Adesso racconto la nostra vita ad uno sconosciuto”

“Aspetta non sono uno sconosciuto, il mio nome lo sai, ora se mi dici il tuo risolviamo ogni problema”

“Serena!”

“Bene Serena, non ti preoccupare per la tua amica, Rimini fa questo effetto a tutti, anzi…se… vuoi possiamo vederci stasera, così ti faccio fare un giro per la città più folle del mondo!”

“Non lo so” la ragazza voleva evitare di mettersi nei guai, quindi per non rischiare rifiutò

“Ok!” fece lui deluso mentre si alzava

“Mi dispiace… è solo che per me è un periodo strano e preferisco rilassarmi, da sola” cercava di giustificarsi in modo garbato

“Va bene! Cosa ti porto per pranzo?” le chiese lui cercando di non mostrarsi deluso.

Quella mattinata per Monica era davvero difficile da far passare, era arrabbiata con Fabio perché non le aveva telefonato, in più Roberta la direttrice, sembrava fosse più posseduta del solito.

“Ma che cosa le è successo?” chiese alle altre ragazze della redazione, mentre faceva una meritata pausa caffè

“Non sai nulla!” le rispose una di loro “Ero convinta che a quest’ora il gossip stesse galoppando a più non posso”

“Perché?” fece Monica cercando di passare per quella poco interessata alla vita privata del suo capo

“Ieri sera ha ricevuto la telefonata di Fabio, l’ha lasciata… per telefono, quando le ha detto che non si sarebbero incontrati nemmeno per parlarne, lei è diventata una furia”

“E tu come fai a saperlo” domandò ancora Monica che a stento riuscì a trattenersi dal mostrare uno dei suoi sorrisi più belli

“Ero lì! Mi aveva detto che dovevamo finire del lavoro urgente, ma poi, ovviamente, mi ha congedata”.

Monica non riusciva a crederci, l’aveva fatto, perché non le aveva telefonato per dirle una cosa così importante.

Improvvisamente un pensiero l’assalì, Altea, doveva assolutamente sapere quello che stava succedendo.

“Ragazzi siete fantastici!” urlò Altea scattando una foto di gruppo con tutti e sei i modelli e anche se a lei non piaceva granché, ci teneva ad accontentare i responsabili del marchio che la volevano assolutamente.

Una volta finita rimandò tutti in camerino e chiamò Serena per darle le disposizioni per i prossimi scatti, mentre lei, si recava nella tenda per far preparare i ragazzi.

“Ciao!” fece Alessio comparendole davanti

“Ciao, ma… che ci fai qui?” domandò Serena stupita di ritrovarselo sulla spiaggia

“Ero curioso di vedere come si lavora su un set fotografico, sai le modelle in costume, a proposito… quando arrivano, per ora ho visto solo ragazzi”.

Serena scoppiò a ridere, sotto gli occhi azzurri del ragazzo che non capiva cosa avesse detto di così buffo “Purtroppo dovrai attendere un bel po’!”

“Perché…”

“E’ un servizio sui costumi da bagno… per uomo” gli chiarì Serena “Mi spiace che tu abbia fatto tanta strada per niente”

“Che figura…”

“Tranquillo… mi sa che oggi sei in buona compagnia, per quanto riguarda le figuracce” gli disse mentre prendeva uno dei tre piedi usati per appoggiare le macchine fotografiche

“Posso restare con te?” gli domandò il ragazzo alla fine

“Perché vuoi restare? Le modelle non ci sono”

“Posso sempre restare ad aiutare te” fece lui prendendo l’altro tre piedi e seguendola

“Ok, andiamo” Serena sorrise incuriosita.

Finalmente, Fabio si ritrovò da solo nel camerino, molto velocemente prese il cellulare e compose il numero di Monica.

Doveva assolutamente parlarle, di sicuro la notizia si era già sparsa e non voleva che Altea le parlasse prima di lui, non era intenzionato a farle ancora del male.

“Fabio… ma che diavolo…” fece Monica a bassa voce allontanandosi dalla sala stracolma di gente

“Monica ascolta non ho molto tempo, appena rientro a Milano io e te dobbiamo parlare, ti devo molte spiegazioni” cominciò il ragazzo, stupito del fatto che Monica era completamente allo scuro di quello che era successo tra lui e Altea

“Hai lasciato Roberta e… ora lasci me!” gli disse subito lei “Sei riuscito a convincere Altea a rimettersi con te?” Monica era in attesa di una sua risposta, ma quando non ne arrivò nessuna concluse “Ok! Vi auguro di riuscire a far funzionare le cose, se hai chiamato perché hai paura, puoi stare tranquillo, la storia tra me e te resterà sepolta, addio!”.

Richiuse bruscamente il telefono, arrabbiata con se stessa, per un attimo aveva sperato che Fabio avesse lasciato Roberta perché aveva capito di non poter fare a meno di lei.

Invece a quanto pare, la loro storia, per lui non era poi tanto importante e i suoi sospetti, purtroppo si erano rivelati fondati, era stata usata e poi buttata via, come un oggetto senza valore.

Fabio, si diede del vigliacco per non essere riuscito a parlarle come avrebbe dovuto, era consapevole del male che le stava facendo, ma tutto quello che aveva fatto, era stato per raggiungere il suo scopo, riprendersi Altea.

“Fabio!” lo chiamò la ragazza “Sei pronto!”

“Sì eccomi” fece uscendo dal camerino con indosso un costume blu e una maglietta in microfibra, così aderente da far risaltare i suoi muscoli perfetti

“Oh mamma!” esclamò Altea che dovette trattenersi per non saltargli addosso

“Dalla tua faccia, deduco che mi sta bene” le disse lui guardandola negli occhi facendole uno dei suoi sorrisi maliziosi.

Altea rispose al sorriso, poi si avvicinò a lui e fingendo di toccargli i capelli gli rispose “Sei fantastico!”

“Grazie!” rispose lui

“Bene andiamo dobbiamo terminare il lavoro prima che la luce svanisca del tutto” urlò e mentre tutti uscivano dalla tenda prese la mano di Fabio e la baciò, molto dolcemente.

Lui rimase stupito da quel gesto, molte volte aveva immaginato come fosse stare con Altea senza nessuna intromissione, adesso era consapevole che nemmeno uno dei suoi sogni più bello si era mai avvicinato alla realtà.

Quei giorni volarono e nonostante Serena, fosse sempre occupata con il servizio fotografico, i suoi incontri con Alessio diventavano sempre meno casuali.

Ogni momento libero che aveva lo passava insieme a lui, che molto spesso era di turno in albergo, quindi lo seguiva cercando di non dargli troppo fastidio.

“Domani sera è la vostra ultima notte qui!” fece il ragazzo mentre le serviva la cena

“Già!” sbottò Serena guardando il piatto che aveva davanti

“Poi ritornerete alla solita vita di tutti i giorni, ti… posso… fare una domanda?”

“Certo!” finalmente lei alzò i suoi occhi fino ad incrociare quelli di Alessio che dopo essersi guardato intorno stando ben attento a non essere visto si mise seduto accanto a lei

“Tu… hai… insomma stai con qualcuno?” fece alla fine il ragazzo nervosamente

“No!” rispose lei notando il sorriso sul suo viso, poi però le ritornò in mente Andrea e sentendosi in colpa nei confronti dell’uomo disse “Non… esattamente”

“Che vuol dire? O stai con qualcuno o non ci stai?” la incalzò Alessio stupito da quella frase, durante i loro incontri si era fatto un’idea del tipo di persona che aveva davanti, ora quella risposta lo aveva mandato completamente fuori strada

“Ascoltami! Voglio uscire con te, insomma un vero appuntamento, perché non mi dici quando possiamo farlo” Serena cercava di cambiare argomento, non aveva proprio nessuna voglia di raccontargli la storia della sua vita, senza nemmeno aver avuto un vero appuntamento con lui

“Ok! Facciamo in questo modo io stacco per le undici, posso passare a prenderti e portarti a fare un giro Che ne pensi?” le chiese il ragazzo

“Ok! A dopo, ora vai, non voglio che tu ti metta nei guai per colpa mia”

“A dopo” fece Alessio mentre riprendeva il suo lavoro.

Per Monica quella settimana era stata un vero incubo a lavoro, Roberta, rendeva a tutti la vita impossibile, inoltre la storia con Fabio l’aveva tenuta nascosta a tutti persino alle sue amiche, quindi non aveva una spalla su cui piangere e sfogarsi, era costretta a tenersi tutto dentro.

Oltretutto doveva ascoltare Serena, ma soprattutto Altea che le raccontavano ogni cosa, chiedendole dei consigli, questo la faceva sentire ancora di più in colpa.

Non riuscendo più a sopportare la sua solitudine, decise di uscire, voleva a tutti i costi dimenticare ogni cosa e cancellare, quella schifosa settimana dalla sua mente.

“Altea che cosa vuoi mangiare per cena?” le chiese Fabio, mentre la ragazza era in bagno intenta a fare una doccia veloce

“Non lo so! Io non conosco Rimini, usciamo e poi decidiamo” gli rispose lei coperta dall’accappatoio e stampandogli un bacio sulle labbra

“Che buon odore…” fece lui attirandola a sé

“Fabio…”

“Ti ho già detto quanto mi fa impazzire averti tra le braccia… tutta bagnata…” il ragazzo le tolse l’accappatoio e cominciò a baciarle le spalle ancora umide

“Sei stato tu… a chiedermi… di uscire…” gli disse la ragazza, mentre inarcava il collo in modo che lui potesse baciarlo

“Io… voglio… portarti a cena, quindi da questo istante non ti sfioro più, però se vuoi un consiglio, ti conviene sbrigarti, non so quanto riesco a resistere”.

Altea gli sorrise e subito dopo corse in bagno a vestirsi, Fabio, era talmente incredulo per la sua felicità che quando lei era tra le sue braccia, non voleva lasciarla andare.

Serena intanto si era preparata per incontrare Alessio, scese nell’atrio dell’albergo e aspettò il suo arrivo “Ciao!” fece il ragazzo quando la vide

“Ciao a te!” rispose lei

“Sei pronta?”

“Andiamo”.

I due uscirono dall’atrio sotto gli occhi curiosi di tutti quelli che lavoravano lì, “Allora!” cominciò il ragazzo camminando accanto a lei “Riguardo la domanda che ti ho fatto poco prima…”

“Perché ti interessa saperlo? In fin dei conti domani è il mio ultimo giorno qui, dopodiché, con molta probabilità, io e te, non ci incontreremo più, quindi perché ti interessa tanto conoscere la mia vita sentimentale?”

“Io ero convinto che tra noi ci fosse di più della semplice conoscenza e… sinceramente tu mi piaci molto e non sapere quanto mi posso spingere, per me è come una tortura” le disse lui fermandosi di colpo “Perché non mi rispondi e la facciamo finita”

“E se fossi impegnata, non pensi che questo rovinerebbe il nostro ultimo giorno”

“Ma se tu non lo fossi, potrebbe essere fantastico!”

“Quindi tutto questo giro di parole, solo per potermi portare a letto!” fece lei con tono accusatorio

“Per me non è così, se avessi voluto portarti a letto, non avrei fatto tutte queste domande”

“Saresti andato al sodo, chi ti dice che ci saresti riuscito?”

“Aspetta un attimo, questa conversazione sta prendendo una strana piega, io ho fatto la domanda e tu sei quella che non ha risposto, quindi perché vuoi rigirare le cose?”

“Perché io non ho come scopo andare a letto con ogni sconosciuto che incontro!” l’ammonì Serena

“Che cosa? Io non voglio questo” rispose Alessio stupito

“Allora cosa vuoi?”

“Conoscerti meglio e sapere se c’è la possibilità che tra me e te possa nascere qualcosa di più, di una semplice amicizia” Alessio la guardava diritta negli occhi, preoccupato che lei avesse frainteso le sue intenzioni

“Questo scommetto che lo dici ad ogni ragazza dell’albergo” ribatté duramente Serena

“No! Perché fai così”

“Basta voglio ritornare in albergo, sono molto stanca”

“Serena!” fece lui afferrandola per un braccio “Aspetta hai fraiteso…”

“Buona notte Alessio!”.

Ritornò di corsa nella sua stanza, perché non voleva farsi vedere con le lacrime agli occhi, le dispiaceva comportarsi come una ragazzina incapace di affrontare le conseguenze dei suoi errori.

In fin dei conti non aveva nessun tipo di legame con Andrea, ma il solo fatto di dover raccontare a qualcuno, il modo in cui si era comportata con lui, la faceva vergognare.

Finalmente era arrivato il giorno della partenza e tutti erano intenti a salutare e sistemare le proprie cose.

Serena, dopo il litigio, non aveva più parlato con Alessio, perché lo aveva evitato per tutto il resto della sua permanenza, non poteva comunque lasciarlo senza dargli una spiegazione, quindi gli scrisse una lettera e la lasciò alla portineria.

“Altea ho una sorpresa per te” le disse Fabio sbucandole alla spalle, mentre la ragazza stava parlando con i responsabili della ditta di costumi

“Ma che cosa fai? E se lo dicono in giro?”

“Non me ne frega nulla” rispose lui prendendole il viso tra le mani e baciandola davanti a tutti “Vieni!” fece trascinandola fuori dall’atrio dell’albergo “Ta… ta…”

“Fabio ma è una macchina?”

“L’ho presa in affitto così possiamo fare il viaggio di ritorno, da soli” rispose lui mentre l’abbracciava

“Mi piace!” rispose Altea baciandolo

“Pendi la tua roba, si parte”.

Dopo aver salutato tutti, i due salirono sulla machina sportiva che avevano a loro disposizione e partirono.

Fabio ci aveva pensato tutta la notte, ora che lei era tra le sue braccia doveva ammettere che ne valeva la pena.

“Lo sai che mi piace molto stare con te” fece Altea guardandolo negli occhi

“Anche a me piace stare con te” rispose lui stringendola a sé “Vorrei che questi giorni non finissero mai”

“Perché? Io invece non vedo l’ora di passarne altri ancora più belli. Tu hai… paura?”

“No… che dici? Poi di cosa dovrei aver paura?”

“Del fatto che hai lasciato Roberta, una donna molto influente nel campo della moda e per questo potresti pagarne le conseguenze”

“No aspetta! Non ho nessuna intenzione di rovinare il nostro viaggio pensando a tutto questo, voglio che tu sappia che posso anche smettere questo lavoro adesso, l’unica cosa che voglio è stare con te”

“Io ti amo!” fece Altea guardando i suoi splendidi occhi azzurri

“Non sai quanto ho aspettato questo momento”

“Come facevi a sapere che ero innamorata di te… non riuscirò mai a capirlo” disse lei “Tu non hai perso la speranza che un giorno io e te potessimo stare insieme anche dopo il mio orribile comportamento nei tuoi confronti”

“E’ qualcosa che non si può spiegare, ma… io sapevo che tu eri solo confusa e per fortuna avevo ragione, non hai idea di quanto ero geloso di Riccardo”

“Che cosa? Perché?”

“E me lo chiedi? Lui ti aveva senza nessuna regola e io invece, dovevo prendere quei pochi momenti in cui potevamo stare insieme, senza pretendere altro”

“Ma perché non me lo hai detto prima?”

“Perché tu ti eri convinta di amare lui ed io non sono riuscito, in nessun modo, a farti aprire gli occhi, per questo, quando io e lui abbiamo litigato non gli ho detto di noi due, perché sapevo che ti avrei perso”

“Già! io era convinta di essere innamorata di lui, per questo gli ho detto di noi due, ma le cose poi si sono rivelate molto diverse. Lo sai che il giorno in cui siamo partiti per il servizio, io sono andata a parlargli e a supplicarlo di perdonarmi” ad un tratto la macchina che viaggiava a forte velocità si fermò sul ciglio della strada

“Fabio… io ti dico questo perché non voglio bugie tra di noi, mi capisci…”

“Ma se lui ti avrebbe perdonato…”

“Ma per fortuna… non lo ha fatto” gli disse Altea mettendosi sopra di lui

“Adesso… ho paura” disse Fabio “Io ti amo e non ti voglio perdere”

“Fabio guardami… non succederà! Perché… ho capito…che ti amo… più di ogni… altra cosa al mondo!” e per suggellare quella frase lo baciò con passione.

Lui rispondeva a quel bacio, accarezzando ogni parte del suo corpo, sapeva di camminare su un campo minato e doveva, assolutamente, risolvere quella questione.

Altea cominciò a muovere i fianchi in modo provocatorio, mentre era seduta sopra di lui.

Continuarono a baciarsi senza preoccuparsi del fatto che qualcuno li potesse vedere, erano talmente coinvolti da quella situazione, da non riuscire più a fermarsi.

“Non voglio ritornare a Milano” fece lui mentre le toglieva il giubbotto e la baciava “Rimaniamo qui!”

“Questa mi sembra un’ottima idea…” rispose lei alzando la cappotta dell’auto e cominciando a togliergli i vestiti

“Io ti voglio…” le disse Fabio “Ora… e sempre!” terminò mentre si dava da fare per togliere i pantaloni di lei.

Quello di sicuro non era il posto più adatto per fare del sesso ma, una volta partiti la loro voglia di stare insieme, era diventata indomabile.

Altea era sicura di se stessa, consapevole di non riuscire a vivere senza quel bellissimo ragazzo.

“Ti amo!” fece lei mentre continuava a baciarlo sentendo accelerare il battito dei loro cuori.

Rimasero abbracciati senza parlare, consapevoli di dover continuare il viaggio che li avrebbe riportati alla realtà.

Altea sapeva benissimo che i loro momenti di tenerezza non sarebbero finiti una volta ritornati a Milano, era solo preoccupata per il lavoro di Fabio, anche se era convita che insieme avrebbero trovato una soluzione.

Monica si risvegliò con un atroce mal di testa, aveva bevuto talmente tanto da non ricordare granché, l’unica cosa che sapeva era di doversi preparare per andare a lavoro e sopportare, un’altra infernale giornata, sotto gli ordini di Roberta.

“Riccardo!” fece stupita aprendo la porta “Ciao…”

“Non ho nessun bisogno di convenevoli, voglio solo parlare con Altea”

“Dovrebbe ritornare oggi pomeriggio, fino alle sei è a casa dopo ha un appuntamento, vuoi…”

“No! Grazie!” rispose lui voltandole le spalle e andando via, lasciando la ragazza incredula sulla porta di casa.

Da quando, lui e Altea, si erano parlati non aveva smesso di pensarla un solo attimo, doveva assolutamente chiarire le cose con lei, non aveva però nessuna intenzione di instaurare un rapporto con le sue inquiline che le avevano coperto il gioco, quando lei lo aveva tradito con il bello è dannato.

Quando Altea gli aveva confessato il suo tradimento, aveva perso la ragione, gli era sembrato d’impazzire, la cosa fu ancora più dura quando aveva scoperto che lo aveva tradito con un modello.

A quel punto la sua rabbia era diventata furia, purtroppo, quando lui e Fabio si erano picchiati non era a conoscenza della loro relazione, ma aveva intuito quanto il belloccio, tenesse alla sua ragazza, gli era bastato osservare i suoi sguardi.

Adesso aveva deciso di riprendersi l’unica persona che avesse mai amato, ma aveva delle condizioni da porle, perché questa volta, non voleva farsela portare via da nessuno.