La ricerca sulla vibrazione all’interno di materiali extra-pittorici.
Nel ritardo vi è quell’esitazione che genera e rigenera il tempo, la dilatazione determinata dal ritardo svela la condizione d’impermanenza che è causa e origine di tempo e distanza.

Nel continuo succedersi dei ritardi avviene il respiro, manifesto delle forze della natura legame indissolubile tra forma e fluire del tempo. Carlo Rea
 Infinito ritardo è il titolo della mostra di Carlo Rea, creata e allestita nell’ambito del 54° Festival delle Nazioni dedicato alla Norvegia. L’esposizione del pittore, scultore e musicista, curata da Bruno Corà, si è inaugurata  mercoledì 4 agosto 2021  e fino al 21 settembre, nei locali di Palazzo del Podestà della bella Città di Castello.

L’evento espositivo, il primo di una serie numerosissima di eventi collaterali del  Festival, si pone al confine tra le arti visive e la musica, e in questo la ricerca di Rea che  scaturisce proprio da un brano musicale di sua composizione.

Carlo Rea vive e lavora nelle Marche. Laureato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, dove ha studiato violino, viola e composizione, descrive il suo processo creativo come una ricerca sulla vibrazione, il suono, il respiro all’interno di materiali extra-pittorici che conservano un valore plastico intrinseco, come legno, tela, gessi, terracotta e ceramica.

In mostra, oltre all’ormai celebre Partitura visuale, l’opera realizzata da Rea per rappresentare la cinquantaquattresima edizione del Festival delle Nazioni dedicata alla Norvegia, si potrà ammirare un paradigma di opere emblematiche della poetica dell’artista, una poetica che si lega concettualmente alla mousikè greca, l’apparato di arti ‘mortali’ (Musica, Danza, Poesia, Teatro) in quanto espresse tramite una durata: non a caso, la riflessione sul tempo è fondamentale per l’arte di Rea, che indaga sulla dimensione fisica dell’opera in un periodo scandito, sul suo divenire impercettibile al di là della condizione spaziale.

Le prime esperienze come musicista e il suo incontro con la scena culturale e artistica dell’astrazione a Roma, nei primi anni ’80, sono stati decisivi per la realizzazione dei suoi primi lavori, durante questo periodo disegna appunto le sue Partiture visuali, in cui il linguaggio della notazione musicale diventa forma visiva.

A Parigi, dove si trasferisce realizza la sua prima personale nel 92  alla Galerie Berthet Aittouares.

Alla fine degli anni ’90, fonda  fondato e gestisce le  prime due edizioni del Crossover Festival a Civitella del Tronto (2001 e 2002), dove la cultura della medicina incontrale diverse discipline artistiche.

Dopo questa esperienza Rea, spinto dall’incontro con l’artista italiano Enrico Castellani, torna alle arti visive. Importante è stato anche l’incontro con Jannis Kounellis e con i maggiori artisti viventi di quegli anni e con il critico Bruno Corà con il quale sarà legato da profonda amicizia.

Nel tempo il lavoro di Rea assume un aspetto sempre più etereo: i suoi lavori successivi fatti con gessi, garza e altri materiali sono trasformati in forme in movimento, dove il tema fondamentale della sua poetica è lo scorrere del tempo espresso attraverso il movimento nello spazio.

Di questo periodo sono rilevanti le Superfici Impermanenti dove la fluttuazione suggerisce la costante instabilità delle cose che ci circondano, facendo riflettere lo spettatore anche sull’impermanenza dell’essere…

mentre permane la straordinaria  sintonia tra gli esseri;
Carlo Rea è stato con Artisti in transito per l’appello alla riapertura delle Scuderie Aldobrandini di Frascati con Operdomus  la foto dell’opera di Rea scelta  per l’appello Scuderie è la stessa del comunicato stampa del Festival Farsi del verde .

 

 

Infinito ritardo. Carlo Rea. 54° Festival delle Nazioniultima modifica: 2021-08-05T10:05:57+02:00da Dizzly