Nel sangue della parola

[scritta a Capodanno 2013, a 26 mesi
dalla morte di Alda Merini]
nel sangue della parola il canto
tuo del tuo amore
per la vita
segregata incompresa crocifissa

nel sangue della parola
l’azzurro
canto della “follia” che sale
dalle sbarre di carne dei manicomi

nel sangue della parola il grido
dell’innocenza violata e dei
diseredati che tu amavi
tanto

I cieli del jazz

capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori

poi il mattino li raccoglie
spugne
e l’anima della musica che attraversa
muri di separazione

Distrofia

di pomeriggio o mattina
camminate sempre più brevi

finisce che
lo guardi dalla finestra il mondo

lo spettro della luce
ti richiama lacerti d’infanzia

porti occhiali scuri
il sole un distrofico lo acceca

12.3.25