Novembre 2017: Nick Cave & The Bad Seeds – THE GOOD SON (1990)

The good son

 

Data di pubblicazione: 17 aprile 1990

Registrato a: San Paolo, Berlino

Produttore: Flood & The Bad Seeds

Formazione: Nick Cave (voce, piano, organo, armonica), Mick Harvey (basso, chitarra acustica, vibrafono, percussioni, cori), Blixa Bargeld (chitarra, cori), Kid Congo Powers (chitarra), Thomas Wydler (batteria, percussioni)

Tracklist

Foi na cruz

The good son

Sorrow’s child

The weeping song

The ship song

The hammer song

Lament

The witness song

Lucy

Non bisogna aver paura di cantare il dolore,

altro ingrediente inevitabile della vita

(Nick Cave)

Il suo sguardo tetro, austero e profondo, scavato e ancora più annerito dalla sua chioma oscura, già rivela quelle tematiche che saranno la cifra sostanziale delle sue canzoni: l’amore passionale e tormentato, il dolore, il tormento, la disperazione e l’orrore per la morte. E nello stesso tempo anche una certa ansia per ottenere la tanto agognata redenzione. Tutto questo fa di Nick Cave un vero e proprio poeta maledetto, che brancola nell’ambiguità, tra la tensione all’amore e il desiderio di morte, lucidità e follia. Ricorda lui stesso: Sono sempre stato attratto dalle forze distruttive. A Melbourne, un fiume divide la città: da una parte l’università, i quartieri residenziali; dall’altra la zona dei drogati e delle prostitute. Io frequentavo la seconda”. E di certo la sua musica è pervasa da un senso di apocalisse imminente, grondanti maledizioni ataviche e tragedie universali. E solo la fede, che anche nei momenti più bui, può essere l’ancora di salvezza, in questo stato di tragedia imminente.

Nick Cave nasce a Melbourne, in Australia, nel 1957, figlio di un insegnante e di una bibliotecaria. Gli viene impartita un’educazione anglicana, e mostrava già un certo interesse per la musica unendosi al coro della cattedrale di Wangaratta, per le funzioni religiose. A vent’anni incontra Mick Harvey, uno dei personaggi più importanti nel suo percorso artistico (sodalizio però interrotto nel 2008, con la sua fuoriuscita dai Bad Seeds), e con lui fonda la sua prima band, Concrete Vulture, influenzato dalla furia punk che imperversava per le radio e le strade. Non meno arriveranno però i primi guai con la giustizia: nel 1978 finì in prigione in seguito ad un furto, e in quello stesso periodo morì suo padre in un incidente stradale. Tutto questo non fece che alimentare i suoi fantasmi e le sue dipendenze, compresa quella micidiale con l’eroina, di cui sarà a lungo dipendente.

La sua band cominciò ad avere delle evoluzioni, cambiando nome prima in Boys Next Door, e poi definitivamente in Birthday Party. Così si trasferirono in Europa, dove grazie a spettacoli densi di esibizioni animalesche, esuberanti, ottennero una certa fama nel giro dell’ambiente musicale. A Londra conobbero Lydia Lunch, con la quale collaborarono per un ep. Ma quello che è più importante è l’eredità lasciata dai quattro album registrati dai Birthday Party, pregni di una furia assassina, una religiosità blasfema, e un alto tasso tossico e alcolico. Nel 1983 decisero di chiudere definitivamente i battenti.

Ed è dalle ceneri dei Birthday Party che nascono i Bad Seeds. Non tutti i componenti lasciarono la baracca, e alcuni restarono con Nick Cave, che da qui in poi poté cominciare ad esprimere la sua vena artistica accentuando la propria personalità, senza che questa rimanesse ingabbiata all’interno delle logiche di una band. Le sue ambizioni da leader vennero soddisfatte, e i risultati divennero ancora più esaltanti. Il primo passo fu From her to eternity, inquietante susseguirsi di incubi febbricitanti e orge punk, tra omaggi a Leonard Cohen ed Elvis Presley, e la desolazione e l’infelicità che covando nell’animo umano si fa ancora più cattiva. Cattivi semi quindi germogliano… E da qui in poi è un susseguirsi di album ispiratissimi e tutti degni di essere citati a modello di rappresentanza per l’opera di un genio delle tenebre. Le sue opere sono dense anche delle atmosfere delle città che lo ispirano, tra Londra, New York e Berlino, ma curiosamente il Brasile apre per Nick Cave degli spiragli di luce del tutto inaspettati, e sorprendenti. Da qualche anno Nick Cave è innamorato di una stilista brasiliano, tale Viviane Carniero. Per un po’ di tempo si trasferisce a San Paolo con lei, e qui ha la possibilità di scrivere e incidere del nuovo materiale. Lo stato di serenità (apparente) che vive Nick Cave lo portano ad abbandonare le descrizioni dello squallore e della miseria umana dei dischi precedenti, per concentrarsi su argomenti più pacificati. Come una sorta di figliol prodigo, Nick Cave riappacifica sé stesso e giunge a quell’armonia che era una cosa insolita per lui.

Il risultato, poi terminato e messo a punto a Berlino (perché un tocco di sana inquietudine non poteva di certo mancare) è The good son, uno dei suoi capolavori più grandi, anche se particolarmente sottovalutato ai tempi della pubblicazione. L’album si avvale di uno stile più classicheggiante, cantautorale, corale e quasi sinfonico, con una cura dei particolari che lo rendono così felicemente fuori dal tempo e dalla sua usura.

Apre una cantilenante e trasognata Foi na cruz, serena e corale, con tanto di tappeto sonoro d’organo chiesastico. Un incedere lento e solenne, che la consegnano agli annali delle ballate più belle mai scritte da Nick Cave, grondante “saudade” e malinconia. Segue una title-track schizofrenica, che appena si apre pare provenire dai canti dei neri d’America nei loro campi di cotone, ma poi si incattivisce, proseguendo su quest’alternanza tra serenità e inquietudine, sublimando il suo desiderio di redenzione e i suoi sensi di colpa. Sorrow’s child è un’altra perla di inaudita bellezza, una ballata densa ed emozionante come una preghiera funerea, come profumo d’incenso che sale lento verso il Regno di Dio, ed invade di bellezza tutto quello che incontra. Si veste di bossanova e ritmo latino The weeping song, duetto tra Nick Cave e Blixa Bargeld, che impersonano padre e figlio che osservano la lenta ed inesorabile decadenza dell’umanità. Curioso e bellissimo il videoclip che li ritrae vestiti da preti su una barca. The ship song invece è una bellissima e delicatissima ballata dal sapore quasi fiabesco. Un’aura di purezza si coglie tra le pieghe di un brano bellissimo. The hammer song si colora di toni western, esotici, quasi apocalittici, riagganciandosi con i passato. Lament invece si concede ancora un tono delicato e suadente, quasi francese. The witness song si alterna in momenti di furia e rallentamenti comunque inquietanti, manifestando l’animo trasformista del suo deus ex machina. Chiudono le atmosfere notturne di Lucy, un’altra ballata sinfonica, romantica e passionale.

Nick Cave aveva già avuto modo di poter manifestare la propria particolare attitudine da chansonnier emozionante, colto e carismatico. The good son sarà il suo capolavoro per eccellenza, dove la disperazione fa un po’ di spazio alla luce, dove la quiete vince sulla tempesta, e i risultati sono da empireo vero!

The good son è un capolavoro senza tempo di un’artista che non ha mai smesso di emozionare. E la sua carriera infatti proseguirà senza mai cadere nella retorica e nella banalità, attraverso album irrinunciabili, ballate bellissime, tra le quali vale la pena menzionare in questa sede il concept Murder ballads, che ospitava tra le altre cose la discepola e amante PJ Harvey, e addirittura la popstar Kylie Minogue, e The boatman’s call, altro capolavoro senza tempo, fino a Push the sky away e Skeleton tree (quest’ultimo sortito dalla terribile perdita del figlio), che purtroppo non han più visto Mick Harvey tra le fila dei Bad Seeds. Da menzionare anche le svariate collaborazioni per colonne sonore, e il progetto Grinderman, che lo riagganciava al suo periodo Birthday Party. In tutte queste trasformazioni vi è sempre un’anima inquieta, un lupo mannaro, un predicatore viandante, un assassino, un redentore…

Dio benedica Nick Cave per avermi mostrato cosa sia l’onestà. L’ho visto suonare davanti a diecimila sedie vuote con tutta la passione e la furia che un uomo può mettere in un pugno di canzoni. Come puoi salire su quello stesso palco quando le diecimila sedie sono occupate e non dare il massimo?

(Billy Corgan)

Novembre 2017: Nick Cave & The Bad Seeds – THE GOOD SON (1990)ultima modifica: 2017-11-09T09:23:50+01:00da pierrovox

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.