Dicembre 2017: Led Zeppelin – LED ZEPPELIN (1969)

led

 

Data di pubblicazione: 12 gennaio 1969
Registrato a: Olympic Studios (Londra)
Produttore: Jimmy Page

Fomazione: Robert Plant (voce, armonica), Jimmy Page (chitarre, pedal steel guitar, cori), John Bonham (batteria, timpani, percussioni), John Paul Jones (basso, organo, cori)

 

 

Lato A
                        Good times bad times
                        Babe I’m gonna leave you
                        You shook me
                        Dazed and confused
Lato B
                        Your time is gonna come
                        Black mountain side
                        Communication beackdown
                        I can’t quit you baby
                        How many more times

 

 

Il suono che sentivo uscire da quelle casse, mentre cantavo, era di gran lunga meglio di qualsiasi figa d’Inghilterra. Era così sessuale, osceno, aveva così tanto potere… Era devastante!
(Robert Plant)

La band più pesante di tutti i tempi
(da una recensione su Rolling Stone Magazine)

 

 

C’è chi li considera tra le band più innovative e dirompenti di tutti i tempi. C’è chi li considera tra le band più ruffiane, furbe e opportuniste di tutti i tempi. C’è chi tutti sommato pensa che la loro grandezza non ha portato nulla di nuovo… E quando i pareri diventano così discordanti una cosa è palesemente chiara: l’oggetto di cui si sta parlando è indiscutibilmente grande! E i Led Zeppelin, senza discussione alcuna, sono stati una delle band più importanti di tutta la scena del rock in senso assoluto! Considerati tra i pionieri dell’hard-rock, che troverà la sua evoluzione nella prima parte degli anni ’70, assieme al lavoro dei Deep Purple, dei Black Sabbath, degli Who, ecc… l’importanza dei Led Zeppelin va ben oltre, ossia nella commistione di varie tendenze stilistiche che univano il blues al rockabilly, il folk al rock, la psichedelia all’hard rock. Ma sarà soprattutto quella personalità così imponente che produrrà un sono di un impatto devastante, che non solo eccitava l’ascoltatore nel suo sinistro carico ormonale, ma lo tramortiva come in preda ad un bombardamento atomico! E quella voce tanto bella quanto luciferina…
La loro storia prende l’avvio nella radice degli anni ’60. Un giovanotto molto promettente, tale Jimmy Page, dopo aver intrapreso un’attività artistica da solista, da talentuoso turnista, approderà agli Yardbirds, importante gruppo blues e rock inglese, a fianco di Jeff Beck. Quest’ultimo nel 1966 lascerà il gruppo mettendolo praticamente nelle mani di Page, che vorrà rilanciarlo attraverso l’inclusione di gente come Keith Moon e John Entwistle, che già suonavano negli Who. Un progetto che non andrà in porto, seppur i tre presero parte alle registrazioni di Beck’s bolero, assieme a John Paul Jones.
Intanto gli Yardbirds, lacerato da liti interne, si avvia ad un inesorabile declino, fino a quando sia Keith Relf, voce del gruppo, e Jim McCarty, batterista, non abbandoneranno il gruppo. E così Page e Peter Grant, il manager degli Yardbirds, si trovarono nella situazione di dover far fronte a nuovi problemi, se rilanciare la band o farla affondare definitivamente… Nella ricerca di un nuovo cantante Jimmy Page si imbatte in un cantante di Birmingham, tale Robert Plant, cresciuto a pane, blues ed Elvis. Plant gli presenta un giovane batterista suo amico, tale John Henry Bonham. E già che c’era includerà anche John Paul Jones, musicista eclettico già all’opera con Donovan e i Rolling Stones… Prende forma una nuova band quindi, che prontamente Jimmy Page ribattezzerà in Led Zeppelin (nome suggerito da Keith Moon, che vedeva nella “nuova band” qualcosa di talmente grande che poteva volare alto proprio come uno Zeppelin), che unirà le parole “Led” (variante di Lead per evitare ambiguità di pronuncia) e Zeppelin, il famoso dirigibile. Lo stesso Jimmy Page sosterrà che il nome “aveva a che fare con l’espressione popolare Go over a lead ballon (un cattivo scherzo sale come un palloncino di piombo)”.
Nelle prime settimane del 1969 i Led Zeppelin irrompono nella storia con un esordio destinato a trascinare tutto in un vortice elettrico di notevole impatto. Dice tutto la storica copertina rappresentante lo zeppelin LZ 129 Hindenburg in fiamme: un suono heavy destinanto ad infiammare, a irrompere con notevole violenza e massiccia sostanza data dall’hard rock! Sarà questo l’album che, più di ogni altro venuto dopo, rappresenterà i Led Zeppelin in modo univoco: blues e hard, dolcezza e violenza, ed energia malsana e trascinatrice. Inconfondibile il suono della chitarra piena di effetti di Jimmy Page, grande sperimentatore, e forse uno dei chitarristi più influenti di tutti i tempi, assieme a Jimi Hendrix. Delicata e imponente nello stesso tempo la voce di Robert Plant, con i suoi falsetti grintosi e inimitabili. Degno marchio di fabbrica anche il martellante suono pesante della batteria di John Bonham, e importante il contributo accademico di John Paul Jones.
Il primo disco dei Led Zeppelin si apre con la deflagrazione sonora devastante di Good times bad times, e prosegue con una strepitosa interpretazione di Babe I’m gonna leave you, vecchio traditional inglese, con un Plant in grandissimo spolvero verso empirei soul meravigliosi. Segue una cover di You shook me di Willie Dixon (e registrato nel 1962 da Muddy Waters) indicando la pesante anima blues del gruppo. Chiude il primo lato Dazed and confused, presa da alcuni appunti dagli Yardbirds, una sorta di improvvisazione psichedelica, il brano parte dai canonici tre accordi in matrice blues, e si libera in una furia hard, con Plant che urla come un ossesso, un assolo al fulmicotone che Page tirerà fuori dall’anima della sua chitarra, Bonham che picchia come un pazzo. Difficile non restarne storditi!
Il lato B si apre con l’organo da chiesa suonato da John Paul Jones per la solenne e malinconica Your time is gonna come, e procede con Black mountain side, che anticipa la furia proto-punk di Commnication breakdown, verso un secondo pezzo di Willie Dixon, I can’t quit you baby, rivisto in scaletta, e chiude con How many more times, con la sua primitiva veemenza.
Il primo disco dei Led Zeppelin aprirà una corrente che in molti chiameranno appunto hard rock, ma nello stesso tempo apre una carriera in salita su “scale per il paradiso”, che nello stesso tempo affondano le loro radici nei bassifondi dell’inferno. E nonostante alcune pennellate fosche sulla carriera dei Led Zepplin (le accuse di satanismo, le pratiche di magia nera di Jimmy Page, la misteriosa morte del figlio di Robert Plant, la morte dello stesso John Bonham) porteranno nel tempo anche gli stessi protagonisti a vivere con distacco quanto da loro creato, è innegabile che i Led Zeppelin hanno rappresentato qualcosa di veramente irripetibile in tutta la storia! Non aveva senso la moderazione o il decoro, perché l’avventura di una musica che devasta la mente e l’anima aveva una potenza catartica che solo pochi possono veramente permettersi di dare forma e anima! Ramble on!

Due cose che furono i Led Zeppelin: una sacrilega messa blues, un culto segreto con alcuni milioni di iniziati
(Stephen Davis)

Dicembre 2017: Led Zeppelin – LED ZEPPELIN (1969)ultima modifica: 2017-12-04T08:59:45+01:00da pierrovox

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