Dicembre 2017: Mango – COME L’ACQUA (1992)

Come l'acqua

 

Data di pubblicazione: 12 giugno 1992
Registrato a: Fonoprint (Bologna), Excalibur Studio, Cave Digital (Milano)
Produttore: Armando Mango & Mogol
Formazione: Mango (voce, cori), Celso Valli (tastiere, sintetizzatori), Pino Palladino (basso), Lele Melotti (batteria), Graziano Accinni (chitarra), Paolo Costa (basso), Ian Kewley (tastiere), Beppe Gemelli (batteria), Mauro Paoluzzi (chitarra), Rocco Petruzzi (tastiere), Manu Katché (batteria), Dominic Miller (chitarra), Richard Galliano (fisarmonica), Paolo Bighignoli (oboe), Paolo Grazia (fagotto), Silvia Valente, Giorgio Vanni (cori)

 

Lato A

 

                        Mediterraneo
                        Una vita da scordare
                        Come l’acqua
                        Uocchie ‘e stu munno
                        Passeggera unica
 

Lato B

 

                        Grandi sogni
                        Mondi sommersi
                        Le onde s’infrangono
                        Intime distanze
                        Il condor

 

Una delle voci più belle del Mediterraneo
(Pino Daniele)

 

La sera del 7 dicembre 2014 Mango è in concerto a Policoro, in provincia di Matera. Ѐ nella sua terra, la Basilicata. Proprio mentre sta eseguendo Oro, uno dei suoi più grandi successi, accusa un malore. Si ferma, chiede scusa al pubblico, e si accascia. Poche ore dopo viene diffusa la notizia della sua morte.
Sono del parere che nella morte si rivela l’animo di un uomo e il valore stesso della sua vita. E nella sua morte Mango ha confermato di essere stato uno di quegli uomini rari, dotato di tatto e gentilezza, oltre che artista mai sopra le righe, estremamente rispettoso del suo pubblico, e particolarmente incline alla comunicazione semplice, senza particolari fronzoli. Ma persone così rischiano di essere trattate con particolare leggerezza da parte di critica e pubblico con la puzza sotto al naso. E spesso Mango è stato trattato da una critica spesso cinica e severa come un artista di serie B. Forse anche perché tra le sue peculiarità vi era anche questo paradosso: troppo mainstream per il pubblico colto, e troppo colto per il pubblico vasto. Ma al di là delle etichette, Mango è stato uno di quegli artisti che in punta di piedi ha saputo portare il suo importante contributo alla canzone italiana, come autore, come compositore, come interprete.
Mango è stato l’artefice di un pop colto, contaminato con le sue fascinazioni esotiche, teso ad una poetica talvolta impressionista, ma di certo non banale. Il suo romanticismo (perlomeno fino ad un certo periodo) non sconfina nella melassa del banale pop da classifica, e le sue riflessioni virano su un’introspezione particolarmente sentita, senza per forza doversi atteggiare da letterati prestati alla musica pop. E dal punto di vista sonoro, Mango ha potuto arricchire la canzone italiana di tutta una serie di approcci sonori che vanno dal folk tradizionale alla vera e propria musica etnica, guardando spesso con curiosità ad altre radici culturali. La sua musica è stata appunto definita “mediterranea”, nel senso che in essa confluiscono diverse tradizioni sonore, tutte affascinanti.
Mango esordisce nella metà degli anni ’70 con l’album La mia ragazza è un gran caldo, ancora ancorato a certe radici del pop-rock progressivo. Ma tanto basta per attirare l’attenzione di Patty Pravo, che in alcuni suoi dischi reinterpreterà a modo suo alcune canzoni del cantautore lucano. Nel 1984 incontrerà Mogol, col quale inizierà una lunga e fruttuosa collaborazione. E i frutti cominceranno ben presto a vedersi dal successo ottenuto dall’album Odissea, che contiene due dei suoi pezzi più famosi: la già citata Oro e la sanremese Lei verrà. E nel 1987, dalla collaborazione con Lucio Dalla, nasce la hit Bella d’estate. Tutti simboli di un pop che sa parlare al grande pubblico, ma sa conservare la sua poetica e la sua propensione all’esplorazione in territori sonori inediti, seguendo lo stimolo proveniente da Peter Gabriel, uno dei suoi punti di costante riferimento.
In questa sede, per poterlo rappresentare, ci si orienta su quello che viene considerata come l’ultima sua vera opera di spessore, prima che Mango si rintanasse in un modesto pop mainstream senza nerbo, che comunque ha avuto i suoi fasti commerciali, soprattutto col brano La rondine. Il disco è Come l’acqua, che in un certo senso chiude il cerchio a tutta quella serie di esplorazioni alla musica etnica. Come l’acqua è un album onesto, in cui Mango torna alle sue origini, sulle sponde della sua terra, e racconta di impressioni, suggestioni, tra riflessioni ardite, preghiere e poesie.
L’album si apre con la ballata folk Mediterraneo, che si imbastisce tra venature elleniche e descrizioni poetiche della sua terra, indicando luoghi, panorami, suggestioni che questa può evocare. Segue la desolata preghiera alla sua amante di Una vita da scordare, una sorta di tetra Bella d’estate, tanto nelle trame sonore quanto nel testo. La title-track è un’esotica canzone d’amore che riflette sulla fragilità dei rapporti umani. Giunge poi l’intensa e jazzata Uocchie ‘e stu munno, interamente cantata in dialetto, che ospita alla batteria Manu Katché. Mango si dimostra in questa canzone un interprete sublime, dimostrando una padronanza di stile impressionante, e l’arrangiamento non disdegna di unire elementi jazz a quelli della tradizione folk mediterranea, soprattutto nella lunga coda strumentale a conclusione del pezzo. Il lato A viene chiuso dal pop leggero di Passeggera unica, piuttosto passabile e orecchiabile.
Il secondo lato viene aperto dagli imperiosi archi di Grandi sogni, che si incunea in una desolata riflessione sul senso della vita e rivolge una preghiera straziante a Dio stesso. Il pezzo eccede forse in un climax un tantino artificioso, tanto che potrebbe tranquillamente far parte del vasto repertorio rassicurante sanremese. Ma immediatamente segue il brioso pop-rock di Mondi sommersi, e non è così difficile intravedervi i legami con il Peter Gabriel di Sladgehammer, che, come detto, è uno dei punti di riferimento dell’artista lucano. Le onde si infrangono si apre con una tappeto sonoro sintetico ed elettrico, anch’esso particolarmente legato allo stile di Peter Gabriel. Intime distanze invece volge lo sguardo ai Genesis di Phil Collins (uno con quale Mango divide il particolare timbro vocale), tanto che se fosse stata scritta dal gruppo inglese non avrebbe sfigurato in We can’t dance, anche per via del suono delle chitarre, molto vicino a quello di Mike Rutherford. Il disco si chiude con l’estatica Il condor, con degli interventi di chitarre jazz che ricordano lo stile di Pino Daniele.
Come l’acqua non è certo un capolavoro, e forse Mango non ne ha mai confezionato uno, ma non si può negargli un’espressività artistica degna di nota, che nel panorama pop italiano ha un posto tutto d’onore. Assieme ad altri album come i già citati Sirtaki, Adesso e Odissea, rappresenta al meglio ciò che Mango ha saputo offrire nella sua proposta artistica, indicando quali erano i suoi punti di riferimento musicali, e quali erano gli orizzonti che voleva esplorare. Dopo questo disco Mango prosegue con una serie di album che perdono spessore, nonostante le collaborazioni con Pasquale Panella (in questo non si può non notare una certa affinità con Lucio Battisti), e in alcuni si cade in una triste autocitazione senza nerbo e poesia. Ma ciò non toglie che lui fosse un vero signore, che è morto da artista sul suo palco, davanti al suo pubblico, al quale ha chiesto addirittura scusa se non ha potuto concludere una canzone. Uomini così sono rari!

 

Mango era un artista generoso. Aveva una gentilezza d’animo e una sensibilità eccezionale
(Mogol)

Dicembre 2017: Mango – COME L’ACQUA (1992)ultima modifica: 2017-12-28T08:19:43+01:00da pierrovox

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