Maggio 2018: The Police – OUTLANDOS D’AMOUR (1978)

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Data di pubblicazione: 2 novembre 1978
Registrato a: Surrey Sound Studios (Londra)
Produttore: The Police & Nigel Gray
Formazione: Sting (voce, basso, armonica), Andy Summers (chitarra, piano, cori, spoken), Stewart Copeland (batteria, percussioni, cori), Joe Sinclair (piano)

 

Lato A

 

                        Next to you
                        So lonely
                        Roxanne
                        Hole in my life
                        Peanuts

 

Lato B

 

                        Can’t stand losing you
                        Truth hits everybody
                        Born in the 50’s
                        Be my girl (Sally)
                        Masoko tanga

 

 

Sognare fa bene!
A furia di farlo, a volte i sogni si avverano
(Sting)

 

Mentre tra le strade inglese imperversava la furia iconoclasta del punk, e ci si addentrava nelle atmosfere plumbee e funeree della new wave, c’era una band che pur senza rinunciare a quelle asprezze, a quell’atteggiamento ruvido e scontroso, nello stesso tempo preferiva una visione delle cose più accessibile, un incontro tra le varie culture, e coniava quello che col tempo si sarebbe chiamato “reggae bianco”, “reggae-wave”, e che tanto aveva affascinato persino i Clash, tanto da farne una cifra importante di alcuni suoi più grandi capolavori. Questo perché la rivoluzione non la si fa solo la violenza verbale, col “sogno trascinatore” evocato dalla musica. Ed era questo che appunto Sting intendeva, ed è questo che i Police hanno portato nella musica leggera britannica di fine anni ’70, sfornando una serie di canzoni immediate, inni celeberrimi e cantati da tante persone, e nello stesso tempo senza mai sfociare nella banalità.
Difficilmente classificabili (in effetti non sono rock, non sono pop, non sono punk), i Police rappresentano un fenomeno unico del cuore della cultura pop anglosassone in senso assoluto. Artisti che amano “passeggiare sulla luna” e addentrarsi dentro il muro del suono. In effetti i tre componenti della band provengono da una formazione musicale variegata e interessante: Sting (vero nome Gordon Matthew Sumner) ricava la sua formazione dal jazz, Andy Summers dal progressive, con all’attivo l’esperienza nei Gong, e Stewart Copeland dalla musica etnica. Questi tre ragazzi quindi metteranno insieme un coacervo di culture e stili così diversi facendoli armonizzare nel modo più scoppiettante e deflagrante possibile. Con loro agli inizi c’era anche il chitarrista Henry Padovani, che però ben presto abbandonerà la band per dedicarsi ad altri progetti.
Ambiziosi e smaliziati decidono di autoprodursi e autofinanziarsi il loro meraviglioso disco d’esordio (qui preferito al maggiormente celebrato Regatta de blanc che lo seguì di un anno, più che altro perché è qui che vengono gettate le sementi del reggae bianco più divenuto manifesto nel disco successivo): Outlandos d’amour, un album seminale, echeggiante la furia punk che si respirava nell’aria, ma nello stesso tempo imperniato di quello spirito eclettico che lo ha reso unico e speciale.
L’album si apre con la furia assassina di Next to you, forse il loro pezzo più punk nelle sonorità e nell’attitudine, sostenuta da un ritmo martellante, da chitarre secche e melodie a presa rapidissima. Segue la nenia reggae di So lonely, che fa respirare a Londra l’aria della Giamaica, di Bob Marley e di tutta quella cultura così lontana, ma anche così tremendamente affascinante, che tanto stava invadendo il cuore del Vecchio Continente e non solo. Roxanne, singolo senza tempo, è la tragica storia di una immaginaria prostituta, ma in realtà l’ispirazione fu tratta dalla commedia teatrale di Cyrano de Bergerac. I riff secchi e la ritmica tango le conferiscono un’aura del tutto speciale. Uno dei pezzi quindi più famosi ed emblematici del modo di fare musica da parte dei Police. Hole in my life nasconde tra le sue pieghe vagamente funky un’oscura anima jazz. Chiude il primo lato l’assalto hard di Peanuts.
Il secondo lato si apre con un altro classico dell’arte di Sting e soci: Can’t stand losing you, anche questa costruita su una base decisamente reggae, senza rinunciare alla forza che proveniva dal punk metropolitano.  Ed il punk invece riveste Truth hits everybody. Born in the 50’s, autobiografica e rappresentativa, potrebbe invece apparire tranquillamente in uno dei dischi dei Clash, London calling o Sandinista! Be my girl (Sally) invece vede un interessante esperimento di spoken rock da parte di Andy Summers. Chiude l’etnica, con vaghe influenze afro, Masoko tanga, suggellando un piccolo capolavoro di arte popolare, di contaminazione e di varie influenze. I Police dicevano appunto la loro, con le loro facce da bravi ragazzi di parrocchia, ma con l’anima di rivoluzionari innamorati. Non c’era bisogno di sbraitare per unire i popoli e sognare le proprie utopie, proprio perché la magia della musica può abbattere muri più duri di quelli di Gerico.
Ad Outlandos d’amour seguirà un altro grande capolavoro, manifesto del genere, Regatta de blanc, dove le intuizioni venivano ancora di più maturate in un’arte ancora più messa a fuoco. Il resto della carriera proseguirà più o meno sulla stessa lunghezza d’onda, nonostante qualche incertezza affiorata in Zenyatta Mondatta. Il bellissimo Synchronicity, forte di un singolo efficace e brillante come Every breath you take, chiuderà il percorso artistico dei Police, salvo poi riaprirlo nel 2007 per una serie di concerti dei quali quello del 7 agosto 2008 al Madison Square Garden di New York sarà l’ultimo e definitivo.
I componenti della band proseguiranno delle carriere solistiche spesso vivendo di rendita sulla fortuna della band madre, da Sting che vanterà album vendutissimi ma un tantino ruffiani, sospesi tra pop di maniera e qualche interesse per la musica antica, Stewart Copeland che si dedicherà alle varie culture musicali mediterranee, vantando collaborazioni di spicco persino con artisti italiani quali gli Almamegretta e Max gazzé (c’era anche la possiblità che entrasse a far parte di una improponibile reunion dei Doors, sedendosi dietro ai tamburi al posto di John Densmore per un nuovo album, ma per fortuna sua e nostra questa cosa non è mai andata in porto, se non per sporadiche occasioni live nelle quali comunque il nostro non c’era), ed Andy Summers seguirà un percorso pop rock più classico, vantando collaborazioni con Robert Fripp e Debbie Harry.
Quello che resta è un’eredità che ancora non si consuma, che ancora affascina, e che attrae generazioni di persone nel grande tempio della musica popolare. It’s alright for you!

 

Outlandos d’amour è troppo nervoso e fragile nello stesso tempo
(Tom Carson)

Maggio 2018: The Police – OUTLANDOS D’AMOUR (1978)ultima modifica: 2018-05-10T13:03:24+02:00da pierrovox

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