Giugno 2018: Johnny Marr – THE MESSANGER (2013)

The messenger

 

Data di pubblicazione: 25 febbraio 2013
Registrato a: Manchester, Berlino
Produttore: Johnny Marr & James Doviak
Formazione: Johnny Marr (voce, chitarre, batteria, basso, tastiere, sintetizzatori), Max James (basso), Jack Mitchell (batteria), James Doviak (tastiere), Sonny Marr (cori), Nike Marr (chitarra)

 

Tracklist

 

                        The right thing right
                        I want the heartbeat
                        European me
                        Upstarts
                        Lockdown
                        The messanger
                        Generate! Generate!
                        Say demesne
                        Sun and moon
                        The crack up
                        New town velocity
                        Word starts attack

 

 

Le chitarre sono state l’ossessione
della mia vita
(Johnny Marr)

 

Dopo lo scioglimento degli Smiths tutti abbiamo ammirato la folgorante carriera da solista di Morrissey, e nel frattempo ci siamo chiesti che fine avesse fatto quello straordinario e fantasioso chitarrista, che tanto corpo aveva dato al sound della band madre. In realtà Johnny Marr non è rimasto con le mani in mano, ma a differenza del suo amico/nemico di sempre, lui in un primo momento ha scelto la strada del sessionman di prestigio, offrendo i suoi servigi a gente come Talking Heads, Bryan Ferry, Oasis, Beck, Pet Shop Boys, Billy Bragg, ecc… e ha anche lavorato in cabina di regia per altri artisti.
Nel 2000 comunque il buon vecchio Marr pensò di mettere su un gruppo suo, reclutando diversa gente in giro, tra cui anche Zak Stakery, figlio di Ringo Starr. Lavorarono duro per un po’, e il frutto di quelle sessioni giunse nel 2003, con l’album Boomslang, che alla prova dei fatti si rivelò un buon esercizio di stile e nulla di più.
Nel tempo quindi Marr preferì darsi ad altre attività, tra sessioni e produzioni varie, ma nel 2013, in contemporanea con il ritorno sulle scene dei My Bloody Valentine, assenti da ben oltre vent’anni, dei Suede, assenti da oltre dieci anni, di David Bowie, anch’essi assente dalle scene da dieci anni, giunge come un fulmine a ciel sereno The messenger, il vero e proprio esordio da solista del geniale ex chitarrista degli Smiths. E il primo messaggio che se ne ricava è che se Morrissey ha speso una carriera per mantenere alto il suo nome di grande artista, Marr non gli è da meno, come compositore, autore ed interprete. Perché The messanger è un album di pura bellezza, costruito quasi del tutto esclusivamente sulle chitarre e su un sound squisitamente british, echeggiando gli Stone Roses del periodo aureo di Madchester, i Kinks e tutto lo splendore che veniva dagli stessi Smiths negli anni ’80.
Si parte con la carica esplosiva di The right thing right, dove si viene colpiti dal bellissimo suono delle chitarre, sia ritmiche che atmosferiche, ed avvolti da una melodia irresistibile. Pare di ritrovarsi nuovamente ai tempi di Madchester, quando il rock faceva ballare e non c’era differenza tra la musica da club e la psichedelia. O pare di ritrovarsi nuovamente ai tempi degli Smiths, e in un modo o nell’altro ti aspetti che entri in gioco Morrissey. Parte poi l’elettrizzante richiamo alla new wave di I want to heartbeat, echeggiante i Joy Division meno crepuscolari. European me invece è un autentico inno alla bellezza, così ariosa e solare con le sue spettacolari aperture melodiche da poter respirare nei suoi solchi il profumo di Londra, mentre Upstarts dimostra che Marr negli ultimi tempi è stato particolarmente a ciò che succedeva intorno, tanto che il pezzo pare uscire direttamente dal repertorio dei Franz Ferdinand. Lockdown è puro pop british, tanto nel suono delle chitarre, scintillanti e suadenti, quanto nella coralità beatlesiana delle melodia. E poi giunge la bellissima title-track, infarcita anch’essa di elementi Madchester fin dentro il midollo.
Generate! Generate! rispolvera antiche attitudini smithsiane, in un irresistibile ritmo fatto di melodie e riff granitici. Say demesne dal canto suo giunge con suo fascino tetro, quasi spettrale, cogliendo lo spirito del Bowie berlinese o al limite di Bono periodo Achtung baby. Sun and moon invece ribadisce il legame d’origine col punk di strada degli anni ’70, mentre The crack up quello col rock neopsichedelico di fine anni ’80, tra gli Happy Mondays e i primi Primal Scream. Mentre New town velocity è il vero e proprio classico del disco: parte acustica, e cresce man mano con tocchi scintillanti della chitarra elettrica, con una melodia che fa pensare vagamente ad How soon is now. Semplicemente bellissima! Il disco si chiude con le chitarre funky alla Franz Ferdinand di World start attack.
Molti non se l’aspettavano, qualcuno addirittura lo liquidò con fare spocchioso, ma The messanger fu più di un gradito ritorno: fu il disco che riaffermava che gli anni ’80 non sono mai morti, e che un po’ tutti siamo figli di quei suoni, di quelle melodie, di quelle canzoni. E Johnny Marr ne era uno dei protagonisti indiscussi!

 

Johnny Marr ha avuto una lunga, distinta, volutamente diversificata carriera post-Smiths, ma è solo da quando è diventato solista che ha avuto un suo particolare rapporto col pubblico. I due album pubblicati a suo nome hanno esercitato una rinascita
(Barry Nicolson)

 

Giugno 2018: Johnny Marr – THE MESSANGER (2013)ultima modifica: 2018-06-21T14:48:21+02:00da pierrovox

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