Agosto 2018: T.Rex – ELECTRIC WARRIOR (1971)

T. Rex - Electric warrior

 

Data di pubblicazione: 24 settembre 1971
Registrato a: Trident Studios, Advision Studios (Londra), Wally Heider Studios (Los Angeles), Media Sound Studios (New York)
Produttore: Tony Visconti
Formazione: Marc Bolan (voce, chitarre), Steve Currie (basso), Mickey Finn (congas), Bill Legend (batteria)

 

Lato A

 

                        Mambo sun
                        Cosmic dancer
                        Jeepster
                        Monolith
                        Lean woman blues
                       

Lato B

 

                        Bang a gong (Get it on)
                        Planet queen
                        Girl
                        The motivator
                        Life’s a gas
                        Rip off

 

Molte persone non conoscono la musica, ma comprano i dischi.
Molte persone che invece conoscono la musica non possono permettersi di comprare i dischi
(Marc Bolan)

 

Chi l’ha detto che il rock’n’roll debba assumere quell’aspetto serioso che spesso gli si attribuisce? Chi lo dice che deve essere solo idealista o rivoluzionario? O chi stabilisce la rivoluzione del rock debba avere solo ed esclusivamente alcuni connotati ben stabiliti? Ecco, il glam rock che fece il suo ingresso nel mondo agli inizi degli anni ’70 sosteneva che il rock è spesso immagine. A dire il vero questo aspetto era stato in qualche modo già ben rappresentato dal rock degli anni ’60, dove teatralità, immagine ed edonismo spesso andavano a braccetto, ma il “glamour”, l’apparenza, il look curato, colorato, vistoso, pacchiano, caratterizzò qualcosa che andava ben oltre il semplice apparire, e influenzò lo stesso stile di fare musica.
Nato dalle ceneri del glitter rock, il glam si propose come efficace antidoto contro l’eccessiva seriosità di certi stereotipi del rock, e Marc Bolan, ex modello e promettente chitarrista, con i suoi lustrini, scialli piumati, cappelli a cilindro e altre cose introdusse un modello che fece parecchia scuola nella sua epoca, da David Bowie agli ancora più pacchiani Queen, dai Kiss ad Iggy Pop, e via dicendo…
Figlio di un camionista, Marc Bolan si fece le ossa in giovanissima età a pane e Chuck Berry, affascinato dalla corrente mod, all’epoca tradita sia dai Beatles che dagli Who. Dopo una prima esperienza come modello e musicista presso la proto-punk band John’s Children, nel 1967 il Nostro formerà i Tyrannosaurus Res, nome ben presto accorciato con T. Rex, con testi neo romantic e combinazione vincente tra sonorità acustiche, assortimenti ritmici, e secche lineature elettriche filo garage. Dopo un omonimo primo album nel 1970, arriva ben presto l’album della consacrazione definitiva: Electric warrior. Entrambi si avvalevano della collaborazione in cabina di regia del maestro Tony Visconti, che ben presto diventerà braccio destro di David Bowie. Quest’album è caratterizzato da un’anima ancora più elettrica, da melodie efficaci e intrecci stilistici audaci e coraggiosi. Riassumono bene la sua anima i due singoli Jeepster e Get it on, brillanti nella loro presa rapida e nella contaminazione che lascerà adepti nel corso del tempo, da Joan Jett al già citato Bowie. Due inni anni ’70 che hanno saputo volare alto attraverso le varie epoche, e che ancora sanno far sculettare con passione smodata e divertimento. Ma l’album si concede omaggi ben congegnati per il garage anni ’60 nell’iniziale Mambo sun, con un canto sussurrato, suadente, e che nel tempo farà scuola in stili decisamente differenti ma altrettanto passionali (si ascolti Elliott Smith). L’avvolgente Cosmic dancer, rivestita di archi delicatissimi e solenni, allaccia invece rapporti con i Beatles, soprattutto con John Lennon, fluttuando nelle divagazioni oniriche trasognata e trasognante. Bellissima! Monolith invece amoreggia con la soul music, con tanto di accenti funky. Il primo lato si chiude sul blues d’annata di Lean woman blues.
Di Get it on che apre il secondo lato abbiamo già parlato, e quindi ci dirigiamo verso la corale Planet queen, densa di accorato calore. L’acustica Girl invece gronda sensualità da ogni poro. The motivator si fa forte del gioco secco delle chitarre e di una ritmica serrata. Abbiamo ancora spazio per la ballata dolcissima di Life’s a gas e la chiusura psichedelica a proto-punk di Rip off a suggellare una pietra miliare, seminale e bellissima come poche cose al mondo.
Marc Bolan proseguirà poi la sua carriera con un altrettanto eccellente The slider, e poi via via problemi personali e disguidi artistici lo porteranno ad una approccio un po’ più confuso, tanto da licenziare Tony Visconti, dopo il tonfo artistico di Zinc Alloy and the hidden riders of tomorrow, senza mai rinverdire i fasti di Electric warrior, fino alla sua morte prematura avvenuta in un triste 16 settembre 1977 a causa di un incidente stradale. Lui amava le automobili, le citava spesso nelle sue canzoni, come metafora di vita, come presagio, come pericolo. È pure curioso il fatto che non avesse mai preso la patente, e che temeva di perdere la vita proprio in un incidente stradale. Quando si dice che alle volte il destino è proprio bastardo!
Una stella che si è spenta presto per via di un destino beffardo… Ma tutto questo non ha tolto che quel bagliore continui ancora a brillare, e che brillerà per sempre!

 

Incontrai Marc Bolan mentre dipingevamo le pareti dell’ufficio del nostro manager. Lui mi portò a fare shopping nelle pattumiere. All’epoca Carnaby Street – il distretto della moda – attraversava un periodo di incredibile ricchezza. Così, piuttosto che rimettere i bottoni alle camicie o sostituire le zip ai pantaloni, alla fine della giornata, gettavano tutto nella spazzatura. Così Marc ed io passavamo la sera tardi e mettevamo insieme i nostri guardaroba
(David Bowie)

 

Agosto 2018: T.Rex – ELECTRIC WARRIOR (1971)ultima modifica: 2018-08-09T12:50:05+02:00da pierrovox

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