Settembre 2019: Bonnie “Prince” Billy – I SEE A DARKNESS (1999)

1999 - I see a darkness

Data di pubblicazione: 19 gennaio 1999
Registrato a: Louisville
Produttore: Will Oldham
Formazione: Bonnie “Prince” Billy (voce, chitarra, banjo, percussioni), Bob Arellano (chitarre), Colin Gagon (tastiere, organo), Paul Oldham (chitarre), Peter Townsend (batteria)

 

Tracklist

 

                        A minor place
                        Nomadic revery (All around)
                        I see a darkness
                        Another day full of dread
                        Death to everyone
                        Knockturne
                        Madeleine-Mary
                        Song for to new breed
                        Today I was an evil one
                        Black
                        Raining in darling

 

 

Trovo più gratificante essere complice
con l’essenzialità che con l’eccesso
(Will Oldham)

 

Will Oldham: un uomo, tanti volti. Un’intera carriera vissuta sotto le mentite spoglie di diversi pseudonimi, ognuno dei quali ha saputo ben rappresentare il musicista americano. La sua corposa discografia si è distinta sotto i nomignoli di Palace, Palace Song, Palace Music, Palace Brothers, Bonnie Billy e Bonnie “Prince” Billy. E nonostante la frammentarietà delle sue pubblicazioni, la molteplicità degli impegni, e le diverse maschere indossate, Will Oldham ha saputo distinguersi più precisamente all’interno del panorama indie americano su un tessuto sonoro vivo e vibrante, una particolare attitudine per la scrittura e la rielaborazione degli stilemi del folk e del country, affinando una ricerca sonora che spazia tra le delicate intuizioni melodiche e la musica tradizionale. Le sue ballate folk, a volte notturne e struggenti, altre volte ornate di abbellimenti orchestrali e incisivi, hanno avuto da sempre una particolare atmosfera cinematica, tanto che Paolo Sorrentino ha voluto utilizzare la splendida Lay and love per il suo film This must be the place. Ma nello stesso tempo la musica di Bonnie “Prince” Billy è pervasa di una latente tensione drammatica, che conferisce ai brani un’intensità ancora più struggente.
È comunque con lo pseudonimo Bonnie “Prince” Billy che Oldham ha saputo scrivere le sue pagine migliori, e nel vasto mare della sua discografia, sentiamo che è I see a darkness la sua opera più matura e completa, nonché la prima ad essere pubblicata con questo pseudonimo. Il disco apriva ad Oldham una strada nuova ed emozionante nel suo lungo percorso d’artista, fatta di un’intesa rivisitazione dei classici stilemi della musica popolare americana, ma aggiornata secondo le esigenze poetiche dei nostri giorni.
I see a darkness è un’opera decadente e bellissima, dove si avverte la sottile tensione tra la fragilità umana e il suo desiderio di ottenere un senso, anche quando si brancola nelle tenebre più fitte. E viene aperte dalla tenue melodia di A minor place, delicata come lo scroscio dell’acqua di torrente e densa di un’atmosfera notturna. Segue la dolce nenia di Nomadic revery (all around), tremendamente bella nella sospensione tra una melodia dolceamara e una fitta rete corale di voci che si sovrappongono, lasciando solo dolore e ferite che ancora bruciano. Un pezzo che sa così dolcemente far male! E a questa fa eco la dolente cadenza della title-track, talmente bella che Johnny Cash ne proporrà una sua personale rivisitazione, coadiuvato dal suo autore, in American III: Solitary man. Senza dubbio uno dei pezzi più belli mai partoriti dalla penna di Will Oldham. Another day full of dred invece si premura di portare le atmosfere del disco dalle parti di Nick Cave,  mentre Death to everyone si accosta maggiormente all’indie rock americano più convenzionale. Knockturne sa regalare momenti di intensa delicatezza, la “biblica” Madelaine-Mary si avvicina invece più ad un epico roots rock, Song for the new dreed si bagna di suoni vagamente psichedelici, richiamando un tantino i Mazzy Star. Per Today I was an evil one ci si avvia nuovamente lungo le strade battute da Nick Cave o di David Eugene Edwards, Black invece sa essere semplicemente bellissima nella sua esiziale essenzialità fatta di voce e chitarra acustica, e si chiude con la tensione emotiva di Raining in darling.
I see a darkness è un album che attraversa le strade del bene e del male, e non si preoccupa tanto di dare risposte, quanto di far assaporare l’aria del cammino, della strada. Ed in questo Bonnie “Prince” Billy saprà regalare sempre intense emozioni anche in diverse prove successive, senza mai smarrire quella particolare attitudine che ha saputo contraddistinguerlo nel moderno panorama del cantautorato americano.

 

Oldham sembra voler dialogare col proprio lato oscuro piuttosto che stanarlo e sfidarlo
(Antonio Vivaldi)

 

Settembre 2019: Bonnie “Prince” Billy – I SEE A DARKNESS (1999)ultima modifica: 2019-09-26T13:20:25+02:00da pierrovox

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.