Aprile 2020: Slowdive – JUST FOR A DAY (1991)

Just for a day

 

Data di pubblicazione: 2 settembre 1991
Registrato a: Courtyard Studios (Abingdon)
Produttore: Chris Hufford
Formazione: Neil Halstead (voce, chitarra), Rachel Goswell (voce, chitarra), Christian Savill (chitarra), Nick Chaplin (basso), Simon Scott (batteria)
 

Tracklist

 

                        Spanish air
                        Celia’s dream
                        Catch the breeze
                        Ballad of Sister Sue
                        Erik’s song
                        Waves
                        Brighter
                        The sadman
                        Primal
 

Sogni pop al rallentatore
(Ondarock)

 

Ci sono dischi che sono nati per stravolgere l’essenza stessa del rock, oltre alle sue regole. Se il rock nel tempo è stato qualcosa che ha sovvertito le regole, alzato l’asticella dell’energia, e provocato una rivoluzione culturale senza tempo, lo shoegaze invece ne ha rappresentato la sua dimensione più eterea e distaccata, dimostrando che il rock è anche qualcosa fatto per la distensione e l’introspezione. Just for a day degli Slowdive è appunto una vera e propria pietra miliare in tal senso, perché completa e affina il discorso intrapreso dai My Bloody Valentine e dai Cocteau Twins attraverso una manciata di canzoni sognanti e distese, sposando un sound che sapesse sposare tanto gli intrecci chitarristici dei My Bloody Valentine quanto il rock rallentato e sognante di certa new wave di scuola Siouxsie (da cui prendono il nome) o Jesus & Mary Chain.
Just for a day, che seguiva una manciata di ep, rappresentò appunto un anello importante nella formazione e nell’evoluzione dello shoegaze di inizio anni ’90, e assieme a Loveless dei My Bloody Valentine è una pietra miliare del genere. L’album si apre con i bisbigli ipnotici di Spanish air, che attraversa nei suoi oltre sei minuti, uno stato di trance sonora assolutamente stupefacente, mentre la segue Celia’s dream, con una chitarra che ricorda Robert Smith e delle melodie sospese che rimandano a Kevin Shields. Catch the breeze invece incalza attraverso un ritmo irregolare, seguendo una melodia tristemente dolceamara, elevando una sorta di climax sonoro attraverso muri sintetici che emulano lo spumeggiare delle onde e un romanticismo decisamente toccante. Senza dubbio uno dei momenti più intensi dell’intero disco. Ballad of Sister Sue riporta le atmosfere del disco verso una più tradizionale forma canzone, dove però non si fa a meno della cupezza, nonostante i ritmi di valzer che la incalzano e delle melodie che ricordano un tantino gli Stone Roses.
Il disco raggiunge il suo apice impressionista e avanguardista attraverso l’astrattismo cromatico di Erik’s song, con gli echi di accordi chitarristici pianistici in lontananza. Semplicemente stupendo. Waves riporta le atmosfere verso le sponde più pop dei Cure, tra Disintegration e Kiss me kiss me kiss me, senza però il decadentismo di quei dischi, ma con un atteggiamento trasognante. Stesso sogno che attraversa le trame sonore di Brighter, e che invece si manifesta nelle sonorità liquide di The sadman, dove si intona una stralunata filastrocca, in un delirio di echi, che tanto fanno pensare al pop celtico dei Clannad, ma che qui diventa ancora più astratto. Chiude Primal, col suo ritmo pacato, che via via però si sviluppa in una serie di echi caotici e riverberi assordati.
Just for a day è un disco semplicemente bellissimo, dove l’astrattismo sonoro non era altro che l’evoluzione colta e distaccata di un genere che dalla psichedelia aveva attraversato la new wave, ed ora si affacciava agli anni ’90, lasciando qualcosa di eterno.
Gli Slowdive proseguiranno col successivo, e altrettanto bellissimo, Souvlaki, che si avvaleva della presenza di Brian Eno (che restò impressionato dalle trame sonore di Just for a day), e l’ancora più sperimentale Pygmalion. Ma il mancato successo di quest’ultimo portò la Creation ad interrompere il rapporto contrattuale con loro, e la band si sciolse. Neil Halstead e Rachel Goswell poi in seguito daranno vita ai Mojave 3, proseguendo la loro carriera in ben altre graditissime sorprese, anche se nel 2014, esattamente come i My Bloody Valentine, gli Slowdive si riformano per una serie di concerti, e hanno annunciato un nuovo album, forse quel I saw the sun, rimasto nei cassetti nel 1996. E tutti quanti noi siamo pronti dunque a questo nuovo viaggio sonoro…

 

Questi ragazzi sono semplicemente geniali!
(Brian Eno)

 

Aprile 2020: Slowdive – JUST FOR A DAY (1991)ultima modifica: 2020-04-09T08:47:25+02:00da pierrovox

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